Leggi qui tutti i racconti erotici di: Vecchi Racconti

Non posso evitare di raccontarvi il seguito di quei magici giorni in gita scolastica che vi ho raccontato la prima volta: proprio allora, a 17 anni, ho capito appieno quanto ami il sesso e quanto sia profondamente porca, un desiderio di godere così intenso che ancora adesso, a 21 anni, non riesco a fare distinzioni tra uomini o donne quando il desiderio mi infiamma il corpo. Come vi avevo detto eravamo in gita a Firenze e quella notte abbiamo goduto l’una tra le braccia dell’altra in maniera fantastica, andando avanti per lungo tempo finché non siamo crollate sfinite, fradice dei nostri umori, spettinate, tutte sudate. Dovevamo essere un bello spettacolo!
Comunque la mattina dopo siamo riuscite a svegliarci. Ci siamo a malincuore separate dalla nostre carezze che stavano per ricominciare e ci siamo vestite: io mi sono messa una tuta da ginnastica nera molto aderente che speravo mettesse in mostra il mio fisico atletico e poiché pensavo che il segno trasparisse attraverso la sottile stoffa non ho indossato le mutandine. Simona invece, oltre a una canottiera fluorescente, si è infilata una mini così piccola che quasi si intuivano le punte delle mutandine spuntare tra le sue cosce…ma aveva un culetto così bello e sodo che era una meraviglia guardarlo e io non lo avevo solo guardato la notte precedente!
Gli Uffizi sono una meta obbligata per chiunque sosti nel capoluogo toscano e noi non li evitammo. Simona era ben consapevole del suo fascino, della naturale, quasi felina sessualità che esprimeva: in coda all’entrata si godeva gli apprezzamenti che un paio di nostri compagni stavano sussurrando sul suo conto. Accortasene, si avvicinò a uno di loro e cominciò a strusciarsi il sederino sull’uccello del ragazzo, per lei è un gioco eccitare fino all’esplosione i ragazzi, mi sorride maliziosa e si stacca senza che nessuno si sia accorto di niente, ma io guardo il bimbetto tra le gambe: i suoi pantaloni sembrano scoppiare da quanto ce l’ha duro! Iniziamo la visita ma i nostri pensieri sono tutti volti alla notte di piacere che ci aspetta, io mi bagno al solo pensiero, ho paura che si veda, attraverso la tuta, che sono eccitatissima. Dico a Simona: “Non ce la faccio a resistere!” “Anch’io ti voglio…sto impazzendo!” “Aspetta, andiamo nel guardaroba…”
Riusciamo a infilarci di soppiatto nel locale deserto e gettiamo un paio di giacche per terra. Con la lingua cerco le sue labbra, le sue mani mi percorrono tutta, aprono la cerniera della tuta, mi danno un brivido fortissimo. Le nostre lingue si sfiorano ripetutamente, bagnate come le nostre fighe. Non resisto e le scosto un lembo della canottiera denudandole un seno e continuando a baciarla le tocco il capezzolo che si inturgidisce in un attimo…adesso le prendo il capezzolo tra le labbra mordicchiandolo e titillandolo con la lingua. Mi afferra la mano e la guida tra le sue gambe, che ha aperto al massimo e le spinge sulle sue mutandine che sento ormai fradice.
“Ah Elena, ti prego, mh, fammi godere, si, masturbami, fammi un ditalino, presto!”
Le sollevo le mutandine e infilo un primo dito inquisitore, che l’istinto guida verso un clitoride durissimo……
“ELENA!!! SIMONA!!! Cosa state facendo??”
Quasi svengo dallo spavento! Ci alziamo di scatto tentando di ricomporci alla meglio: mi chiudo la tuta mentre Simona si rimette le mutandine, dimenticandosi un seno fuori dalla canottiera.
“Ehm……niente professoressa…”
Mi trema la voce, non so se per l’imbarazzo, la paura o l’eccitamento bruscamente interrotto “E voi lo chiamate niente?”
Simona si accorge della sua parziale nudità e si rassetta la canottiera.
“Vi sembra il caso di appartavi per……vi stavamo cercando…”
Da fuori risuona la voce del prof. di matematica che la chiama. “Le ho trovate, arriviamo! Adesso dobbiamo andare ma con voi non ho ancora finito!”
Imbarazzatissime torniamo in albergo, mangiamo con gli occhi bassi, pensando che quella stronza ci ha rovinato la gita e può dirlo ai nostri genitori! Cosa direbbe la mia famiglia che mi crede una studentessa modello, la prima della classe? È tardi ormai e ognuno si ritira nella propria camera col rispettivo compagno.
“Aspettate voi due!” ci ferma la professoressa “Dobbiamo fare un certo discorsino noi, vero?”
Ci guardiamo negli occhi, impaurite ma anche speranzose che tutto si risolva in una ramanzina. “Venite in camera mia”
Arriviamo in camera sua. “Sedetevi sul letto. ”
La prof. era molto giovane, appena uscita dall’università, al suo primo incarico. I capelli neri a caschetto, portava degli occhiali con la montatura spessa nera di plastica, un aria da intellettualina che però non riusciva a nascondere la sua vera natura, quale da lì a poco si sarebbe scatenata. “Ecco prof, lei deve aver equivocato, non facevamo niente di male…” “No, non penso proprio di aver equivocato” dice sedendosi anche lei sul letto “Ma non avete certo fatto nulla di male. Vi ho sentite ieri notte…”
Una vampata di rossore mi imporpora le guance “Non c’è niente di cui vergognarsi Elena!” esclama mettendomi una mano sulla gamba “Scommetto che avete goduto come delle troie?” “Beh, sì…” sussurra Simona.
“Anch’io, sentendo i vostri gemiti mi sono eccitata tantissimo, tanto che non ho potuto fare a meno di toccarmi…”
Siamo sbalordite! “Professoressa, anche lei si masturba?” “Certo, perché voi no?” “Beh, a volte…anzi a dire la verità spesso, mi piace” rispondo “A volte anche due ditalini al giorno” dice Simona.
“Mi vuoi far credere che usi solo le mani?” “Perché, lei come lo fa?” intervenni io curiosa “Uso un vibratore di plastica che si può anche indossare alla cintura” “E ce l’ha qui?” “Sì…” e si gira verso il comodino.
Facendolo mette in risalto il suo culo stupendo che attraverso la minigonna a tubino sembra scoppiare, si piega tanto che si vede il reggicalze, ancora di più e si intuiscono le mutandine. Non mi trattengo e mi tocco tra le gambe furtiva, mi sento già bagnata, intanto Simona, furtiva senza togliersi la gonna si abbassa le mutandine, gettandole da qualche parte. La professoressa sembra metterci troppo come se volesse darci il tempo per guardarla bene. Finalmente si gira di nuovo e in mano ha un pezzo di plastica rosa lungo 20 cm a forma di fallo stupendamente eretto.
“Mh…è magnifico!” esclama Simona, seduta davanti alla prof con le gambe scompostamente larghe. Sono sicura che le si poteva vedere il sesso. All’improvviso si piega e afferra il fallo che la professoressa teneva in grembo, lo circonda con tutte e due le mani e lo lecca lussuriosa. La sua lingua percorre tutta la lunghezza dell’asta: “Basta o mi farai venire!” dice ridendo la prof. “Ma è proprio quello che voglio fare……ma che fai Elena?”
Mi ero eccitata troppo e non sapevo resistere: lo so che ho fatto la figura della porca ma è che lo sono! Mi ero infilata tre dita in bocca e dopo averle ben bagnate, ho infilato la mano sotto i pantaloni della tuta. Le passavo tra le gambe, stuzzicandomi il clitoride e infilandole tutte dentro…un ditalino splendido! “Ehi ma non devi fare tutto da sola!” esclama la prof avvicinandosi. Mi bacia, la sua lingua si fa strada tra le mie labbra toccando la mia. Contemporaneamente mi afferra la mano libera e la porta tra le sue gambe: comincio a muoverla come ormai so ben fare, muovendola dolcemente in quei dolci anfratti di piacere. “Ma sei bravissima! Un’allieva modello…mmhhh” sussurra mentre mi abbassa lo zip della tuta e abbassatomi il reggiseno comincia a strizzarmi i capezzoli. Poi ci avvicina la lingua cominciando a leccarli, in men che non si dica sono turgidi, durissimi. Simona non aveva perso tempo e piegatasi su di me mi aveva tolto la mano dalla figa mettendo la sua, le dita entravano veloci dentro il mio bagnatissimo anfratto agili e mobili più di un cazzo di un uomo, ci stavamo masturbando a vicenda, una sensazione stravolgente.
“Ahh! Non capisco più niente……come sono troia!”
A questo punto la prof. mi sfila i pantaloni della tuta mentre intanto mi apre il culetto e divaricando le chiappe comincia a leccarmelo tutto.
“Mh…sì professoressa! Aspetti prof! Prima di interrogarci ci deve spiegare la lezione…” dice Simona “Mhhh…d’accordo, intanto fatemi vedere i vostri compiti a casa!”
Eseguiamo: Simona mi monta addosso sfregando la sua fica sulla mia mentre le nostre labbra non smettono di toccarsi. Allora la professoressa: “Mhhh, brave, ecco come ho fatto io: mi sono distesa sul letto ho allargato le gambe al massimo alzandomi bene la gonna, poi ho passato il cazzone sulla stoffa delle mutandine, in modo che sfregasse il clitoride”
Muoveva su e giù il fallo di plastica eccitandosi incredibilmente (e noi con lei) e agitava le gambe inquiete. “E poi?” le domando mentre Simona continuava a leccarmi la fica “E poi non ce l’ho fatta più, ho abbassato le mutandine, intanto avevo aperto la camicetta e sfogavo la lingua su un capezzolo e l’ho infilato dentro, prima solo la punta, lo vedi è molto grande” “Siii…mmhh” “e lo faccio ruotare tutto intorno, poi ecco che lo affondo dentro, lo ingoio tutto!”
“Wow!”
“Si…è bellissimo…mi fa godere…ahh” “Aspetti prof., non possiamo lasciarla sola!” Ci gettiamo sulla nostra professoressa preferita, leccandole avidamente la fighetta. Mentre lei continuava a muovere l’incredibile uccello su e giù noi le succhiamo il clitoride e l’accarezziamo. Ogni tanto ci interrompiamo per intrecciare le nostre lingue.
“Mi scusi prof. ” le faccio “la posso sodomizzare?” “Ma certo, anzi fallo subito!” Ecco che tre dita affondano dietro con estrema facilità, mentre la puttanona inarca la schiena. “Siete bravissime…fatemi godere ora!”
Con una mossa a sorpresa la mia compagna sfila il vibratore dalle mani e dalla fica della donna e lo infila dietro al posto delle mie dita. Acceleriamo il ritmo delle nostre lingue davanti “Ahhh vengo! AAHH!!!!!!..VVVEEEENGOOOOO!” quasi lo grida mentre ci sbrodola tutta. Avide lecchiamo i suoi succhi sorridendoci: la notte è ancora lunga!

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Autore Pubblicato il: 14 Maggio 2022Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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