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Racconti Erotici Etero

*GLI AMANTI**

By 5 Settembre 2008Dicembre 16th, 2019No Comments

Che cosa c’&egrave di più intrigante di una casa vuota di fronte al mare in una grigia e tempestosa giornata di febbraio senza vele all’orizzonte o aquiloni in cielo?
Noi, amanti clandestini (che parola antica, eppure così eccitante perché la clandestinità &egrave da sempre legata al piacere proibito) entriamo in punta di piedi, pur sapendo che nessuno può sentirci, tranne forse gli scheletri negli armadi di famiglia.
E prima ancora di chiuderci la porta alle spalle o di alzare il termostato ci lasciamo cadere sul tappeto folto e peloso del soggiorno con ampia vista sul golfo in tempesta e iniziamo a baciarci furiosamente strappandoci letteralmente i vestiti di dosso, perché da troppo tempo non ci vediamo.
Desidero solo sentirti dentro di me, riconoscere la spinta potente della tua carne, i tuoi morsi sui seni a cui ti attacchi come un bimbo troppo goloso e che domani saranno dolenti e tatuati di lividi blu intorno ai capezzoli.
Un dolore prezioso, come quello che mi trafiggerà l’inguine, perché mi ricorderà te, e che mi farà sentire di fronte al mio uomo e alla tua donna davvero miserabile.
Ma solo per un attimo: come al solito sarà il desiderio a distrarmi, quel desiderio che mi porterà a contare i giorni mancanti al nostro prossimo appuntamento.

Ora però siamo insieme, ansimanti e tu mi prendi con una intensità a cui &egrave impossibile far fronte, scivolando dentro e fuori dal mio corpo come se stessimo volando nello spazio.
-Amore, amore, amore- gridi, spingendoti tutto dentro di me, per finire in un orgasmo folle, tumultuoso che ti agita convulsamente la pelvi e le cosce, mentre un’arteria pulsa impazzita vicino all’inguine.
Poi mi crolli sopra, mentre io sono già tra le stelle; nessuna droga potrebbe procurarmi simili sensazioni di fusione perfetta con l’universo. In un lampo penso:
-Ecco come sarà morire, sarà così, un ritorno all’infinito luminoso…-
e ne sono sicura, per questo i francesi chiamano l’orgasmo la piccola morte.
Ci guardiamo ridendo: siamo affamati.
Nudi, accaldati, illanguiditi ci gettiamo sul pane, tagliando spesse fette di salame, imboccandoci a vicenda, bocca nella bocca.
Pane, salame, formaggio, pesce, vino bianco, tutto sa di noi, ogni cosa &egrave salata, piccante, agrodolce, come il mare tra gli scogli.

Io e te siamo relitti portati a terra dalla marea, che si uniscono per far musica con i loro corpi, per sprigionare luce azzurrina, schiuma bianca, sapori aspri e golosi di vita.
Stupefatti dal nostro amore, dalla sua fisicità, che sembra così spirituale, dalla sua spiritualità , che appare così fisica, ci sentiamo improvvisamente consci di tutto quello che ci circonda.
Allora il golfo cantato da tanti Poeti ci delizia con i suoi grigi e i suoi azzurri, il sapore del cibo sembra essere stato creato per le nostre lingue mentre il vino bianco di Gavi pare sgorgato apposta per noi dai grappoli gonfi di sole.
Ora siamo vivi solo uno per l’altra, il resto del mondo respira fuori della porta.
Con i sensi pieni di noi e strafatti di sesso, vaghiamo per la casa, abbracciati, sorreggendoci l’uno l’altro, per guardare ridendo le fotografie di famiglia sparse in giro, la boccetta di Valium semivuota in bagno, gli eleganti contenitori di smalto dai poetici nomi – rosa mango, pesca vellutata, lilla velato- che ci fanno diventare infantili nel parlare, di un infantilismo intimo che &egrave importante quanto il sesso per gli amanti perché conferisce alle parole una perversa eccitante licenziosità.
Così ritorniamo ad amarci, questa volta mi fai inginocchiare e mi prendi da dietro, mentre con le mani afferi i seni rigonfi.
C’&egrave uno specchio di fronte a me: non riconosco quella donna scarmigliata, dall’espressione contorta, a quattro zampe sul pavimento, che aspetta solo di essere riempita.
L’infantilismo se ne &egrave andato, ora siamo due animali in calore: tu vuoi marchiarmi con il tuo seme, io voglio essere fecondata, maschio e femmina che inconsciamente combattono per la propagazione della specie e per il piacere.
Perché noi due sopra ogni cosa amiamo le sensazioni nuove, forti, siamo sfrenati nelle nostre voglie,c ‘&egrave sempre un limite da superare, ogni volta che ci incontriamo andiamo un poco più avanti in una ossessiva pagana ricerca, perduti nelle nostre infuocate fantasie.
Non ci sogniamo neppure di controllarci a vicenda.
I nostri abbracci minacciano di invadere la vita di tutti i giorni, la nostra clandestinità.
Ci incontriamo in questa casa vuota, abbandonata, perché il nostro sesso &egrave rumoroso, incontrollato:
il grido che sale rauco dalla gola prolunga l’orgasmo, raddoppia il piacere.
Amanti come noi non possono incontrarsi in un condominio, con le pareti di carta.
Mentre ti lasci andare sopra il mio corpo e io scivolo allungandomi sul pavimento penso a come farò a vivere senza di te, quando questa nostra storia finirà.
Perché non c’&egrave un futuro per noi.
E allora, mentre mi volto per poterti baciare come se fosse l’ultima volta, penso a quale sarà la mia vita domani nella tua assenza: un deserto esteso fino all’ultima sillaba del tempo.


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