L’aria della costa croata, ad agosto, era calda e densa di salsedine. All’interno del Black Velvet, un locale seminascosto in un vicolo cieco di una cittadina balneare non lontana da Fiume, l’atmosfera era un concentrato di luci neon viola, fumo di sigaretta e musica soft.
Riccardo e Giulia sedevano a un tavolino d’angolo, appartati. Riccardo era il classico ragazzo della Treviso bene: biondo, lineamenti regolari, camicia stirata di marca e mocassini. Nonostante lo status economico e l’apparenza curata, nei suoi occhi c’era sempre una leggera ansia, un’insecurità profonda legata alla sua intimità e alla paura costante di non essere “abbastanza” come uomo. Giulia, 24 anni, era il suo opposto: un fisico magro, asciutto e atletico, forgiato da anni di escursioni. Aveva il seno piccolo, quasi piatta, e i fianchi stretti di una ragazza della porta accanto. Il suo viso era acqua e sapone, privo di trucco, con grandi occhi castani e capelli castano chiaro legati nella solita coda pratica da ex scout e animatrice dell’ACR della parrocchia locale.
Sul palco circolare, una ballerina trans si muoveva con una sensualità magnetica, un gioco di veli che metteva in mostra un corpo statuario e ambiguo.
Riccardo fissava la scena con il respiro corto, stringendo il bicchiere. Giulia, accanto a lui, non distoglieva lo sguardo. La sua aria da brava ragazza era svanita; le labbra erano socchiuse, gli occhi lucidi per un’eccitazione segreta che non aveva mai provato prima.
Giulia si chinò verso l’orecchio del marito, il tono insolitamente caldo e provocante. “Riccardo… guarda come la se move. Non trovi che la sia fantastica? Guarda che gambe. Mi sta facendo un effetto strano…”
Riccardo deglutì a vuoto, diviso tra l’eccitazione e la vergogna per la propria inadeguatezza. “Giulia, per favore… andiamocene. È uno spettacolo di basso livello. Smettila di guardarla in quel modo.”
“Non mentire a te stesso, amore,” sussurrò Giulia, accarezzandogli la coscia sotto il tavolo con un’audacia improvvisa, sentendo la tensione di lui. “Vedo come la guardi. Ti eccita quanto me. Forse questo è proprio quello che ci serve per sbloccarci a letto. Immagina cosa potrebbe farci…”
La sua mano magra, mossa da un impulso segreto, cercò di provocarlo sotto il tavolo, ma Riccardo rimase immobile, lo sguardo perso e frustrato. L’orgoglio borghese ebbe il sopravvento. Non poteva accettare che sua moglie, la ragazza della parrocchia, stesse cambiando in quel modo sotto i suoi occhi.
“Adesso basta,” disse Riccardo, scattando in piedi e strattonandole il braccio con nervosismo. “Stiamo esagerando. Usciamo di qui, subito. Questo posto mi fa schifo.”
Giulia sospirò, lo sguardo ancora fisso sul palco, prima di alzarsi a malincuore. “Sei sempre il solito, Riccardo. Te ghè sempre paura di quello che te provi e te te blocchi.”
I due si diressero verso l’uscita, ma prima di varcare la porta, una figura massiccia sbarrò loro la strada. Era un uomo sulla quarantina, capelli rasati sui lati, una camicia nera aperta che mostrava una catena d’oro e un tatuaggio sul collo. Era Bledar, ma in tutta la provincia tutti lo chiamavano semplicemente “L’Albanese”.
“Dove andate così di fretta, sposini?” disse Bledar, la voce profonda con un forte accento dell’Est, masticando duramente le parole. “Spettacolo non è ancora finito. E al Black Velvet nessuno se ne va senza pagare supplemento speciale per tavolo privè.”
Riccardo, nervoso e umiliato per la situazione con la moglie, perse il controllo. Voleva dimostrare a Giulia di essere un vero uomo, forte e sicuro.
“Ma quale supplemento? Abbiamo già pagato il conto delle consumazioni al cameriere!” sbottò Riccardo, gonfiando il petto. “Spostati e lasciaci passare. Non ho intenzione di dare un solo euro in più a uno come te. Va’ al diavolo tu e questo posto schifoso!”
Giulia sgranò gli occhi, spaventata dal tono del marito. “Riccardo, ti prego, paga quello che vuole e andiamocene…”
Bledar non si scompose. Il suo sorriso si allargò, diventando ancora più freddo, mentre i suoi occhi si posarono su Giulia, squadrandola dalle gambe magre fino alla scollatura del vestito estivo. Un’occhiata di puro possesso e valutazione commerciale.
“Un veneto con bocca grande,” disse Bledar a bassa voce, avvicinandosi a Riccardo fino a fargli sentire il peso della sua stazza. “Tu non sa con chi parli, ragazzino. Tua bellissima mogliettina sa come stare al mondo, tu invece no. Va bene, andate pure. Ma io non dimentica mancanza di rispetto nel mio locale. Ci rivedremo molto presto.”
Riccardo spinse la porta di legno, trascinando Giulia fuori nel vicolo buio. “Andiamo via, Giulia. Questo è solo un pezzente che cerca di fare il bullo con i turisti.”
Il giorno dopo, la vacanza era finita e i due erano tornati nella loro villetta a schiera nella provincia di Treviso. Era il tardo pomeriggio quando il telefono di Riccardo vibrò sul tavolo della cucina. Il numero era sconosciuto, internazionale.
“Pronto?”
“Allora, sposino, passato mal di pancia del rientro?” La voce era inconfondibile. Era Bledar. A Riccardo si gelò il sangue nelle vene. “Come… come hai avuto questo numero privato? Cosa vuoi da noi?”
Bledar emise una risata roca. “Io trova tutto quello che voglio quando c’è di meglio mio interesse. Ma vera domanda è: hai visto quanto era calda tua Giulia l’altra sera? Ho bellissimo video in alta definizione di telecamera di sicurezza di locale. Si vede molto bene come guardava ballerina. E si vede ancora meglio sua mano sotto tavolo che cerca te, mentre tu… beh, diciamo che tu non era molto reattivo, vero Riccardo? Sembravi un pezzo di legno, un mona.”
“Tu… tu non osare pubblicare nulla…”
“Zitto e ascolta,” lo interruppe Bledar, il tono che divenne improvvisamente freddo e spietato. “Un video così interessante, con vostri nomi reali e vostra bella faccia da bravi ragazzi della Treviso bene. Sarebbe vero peccato se finisce sul web, accessible a tutti tuoi amici di parrocchia, a clienti di tuo padre, a tutta provincia. Tua dolce Giulia diventa ragazza più chiacchierata di Veneto in meno di un’ora. Sto arrivando in Italia. Voglio espandere miei affari e aprire nuovi locali nel Nord-Est, e vostra ditta di trasporti e vostra casa saranno mia base. Sto venendo a prendermi quello che mi spetta per affronto. Preparati, Riccardo, perché da oggi tua reputazione e tua bella mogliettina dipendono da me.”



Ciao Giulia, Pubblicherai anche i prossimi capitoli? La storia è interessante e mi piacerebbe vedere come si sviluppa.
Grazie mille!
Ottimo come sempre, egregio!
continua???? bello sto racconto
a nessuno andrebbe di fare dei disegni illustrativi di questa serie?