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Imma

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Gli avvenimenti, per essere compresi del tutto, devono essere considerati attentamente, approfondendo non solo la particolarità dei protagonisti, ma anche il tempo, il luogo, l’ambiente.

Lui, Dario, diciotto anni appena compiuti, alla vigilia della maturità.

Lei, Imma, ventidue anni, una bambina di un anno, il marito, Salvatore, in Belgio, minatore, unitamente al suocero, Domenico.

Il luogo: un piccolo capoluogo nel centro della penisola, comunicazioni non ottime.

Ambiente prevalentemente agricolo, conservatore, esaltante le pubbliche virtù, e ipocritamente tacente i vizi privati.

Imma, era domestica (allora si chiamava ‘serva’) in casa di Dario, il cui padre ricopriva una autorevole carica pubblica.

La mamma di Dario, bellissima donna, colta, elegante e signorile senza alcuna ostentazione, socievole e garbata con tutti, si dedicava alle cure della casa e sosteneva alcune organizzazioni filantrope.

Tutto scorreva in perfetto ordine.

Imma era sollecita, attenta, premurosa, e sempre allegra. Arrivava la mattina, abbastanza presto, prima della colazione, e si tratteneva fino al tardo pomeriggio, dopo aver tutto rassettato e apparecchiato per la cena. Non abitava distante, in una parallela, con la vecchia madre, Anna, anche lei sola, col marito in Belgio. La piccola Mariuccia, figlia di Imma, stava con nonna.

Imma era una veramente una bella ragazza, pienotta, con rotondità che palesavano compattezza, freschezza e floridezza delle forme di giovane e vivace femmina, certamente tormentata dalla lontananza del marito, e non solo per ragioni affettive.

Dario, in piena età di inquietudini e turbamenti, di dolorose eccitazioni sessuali, la contemplava attentamente mentre lei accudiva alle faccende di casa, chinandosi, muovendosi, e in tal modo era tutto un sussulto di seno, un rivelarsi di fianchi e glutei. Insomma, un tormento’ e lui, Dario, non se la sentiva proprio di andare a sfogarsi con le ben disposte ospiti dell’unica casa di tolleranza della città. Lo avrebbero visto tutti, e questo non era opportuno che accadesse.

Di trovare sollievo con qualcuna delle proprie coetanee, neanche a pensarci. Pomiciate, strette e strusciate quante ne volevi, e anche qualche inesperto lavoretto ‘manuale’, ma per il resto! Dovevano arrivare vergini al matrimonio!!!

Imma sapeva dell’attenzione di Dario, e ogni tanto scuoteva la testa, senza farsi vedere, pensando che ‘lu signorino’ aveva tanta grazia di dio’ e lei, poverina, tanto bisogno! Ma guarda che destino, dovevano tutti e due penare con tutto quello che era a loro portata di mano!!! Sì, ma non c’era niente da fare, nessuna possibilità.

La femminilità di Imma, però, non le suggeriva di darsi per vinta. La donna ne sa una più del diavolo. E il suo cervello, semplice ma profondamente astuto, l’aiutò.

Quel sabato mattina Dario terminò gli esami orali. Era giustamente sicuro di aver superato più che brillantemente la prova. Tornò a casa.

La mamma lo abbracciò, commossa e felice. Il padre si congratulò con lui.

Imma trovò il sistema per sorridergli, con un’aria trionfante, come se fosse lei l’eroina del momento. Si attardò nel rassettare il salotto dove lui, in poltrona, stava sfogliando una rivista. Fece finta di interessarsi a delle fotografie, e a voce bassa gli sussurrò nell’orecchio.

‘Tengo ‘na sorpresa per voi’ domani sono di riposo’ venitevela a prendere a casa mia, quando uscite con la famiglia dalla messa delle 10.30, dalla cattedrale’. Vi aspetto”

Dario la seguì con lo sguardo. Incuriosito. Non era mai stato a casa di Imma, sapeva a malapena dov’era. Era incuriosito. Una sorpresa? Per lui? Mah! Alzò le spalle.

Comunque, l’indomani mattina, dopo la messa, disse che andava a fare una passeggiata e con aria disinvolta s’avviò versa la casa della donna. Un grosso portone. Lei glielo aveva detto: primo piano, c’é una sola porta. Non dovette nemmeno bussare, evidentemente Imma lo aveva visto dalla finestra. Aprì, lo salutò con un sorriso luminoso. Era accuratamente pettinata, un volto gioioso. Indossava una specie di vestaglia, nera, abbottonata davanti. Dario la guardò, ricambiando il sorriso.

‘Entrate’ entrate’ sono sola’ mamma e Mariuccia sono andate al paese, dalla sorella di mia madre”

Lo disse con un tono quasi trionfale. Si avviò verso il vecchio divano, gli fece cenno di sedere.

‘Accomodatevi’ togliete la giacca’ fate come a casa vostra”

Dario sedette, la fissò incuriosito, interessato.

‘E la sorpresa, Imma?’

Lei era in piedi, di fronte, e il viso era serio, con occhi umidi, come fossero supplicanti. Sapeva di essere di fronte a un momento decisivo’ ma aveva scelto, non poteva aspettare’

‘Eccola!’

Sbottonò del tutto la vestaglia, l’aprì, la fece cadere a terra. Restò nuda, completamente nuda, splendente nella sua naturalezza. Una carne bianchissima, forme statuarie, un seno prospero ma non massiccio, ben eretto, sodo, con scure areole dalle quali sporgevano prepotenti capezzoli ancora più scuri’ ventre quasi piatto, fianchi meravigliosi. Gambe nervose, lunghe, e un foltissimo cespuglio nerissimo che formava un grosso triangolo dal pube all’incontro delle cosce.

Dario rimase sbalordito, esterrefatto, e nel contempo fissava ammaliato quella visione, che aveva tante volte immaginato, ma che la realtà era infinitamente più affascinante che nella fantasia. Com’era bella Imma, e chi lo avrebbe mai detto’ ma.. ma.. perché stava facendo così?

Imma lo scrutava. Come avrebbe reagito ‘lu signorino’?

Lui si alzo, ammaliato ed eccitatissimo’

Le prese una mano, la alzò’ anche le ascelle, come il pube, non sapevano nemmeno il significato della parola depilazione. Le fece fare appena un mezzo giro’ che schiena’ che natiche’ C’era da impazzire!

‘Come sei bella, Imma’, bellissima, magica”

Imma gonfiò il petto, emise un profondissimo sospiro. Lo fissò con tenerezza.

‘Dichi?’

Gli aveva dato del ‘tu’, senza accorgersene. Lui le baciò la mano.

‘Me voi? Te piaccio?’

‘Ti voglio”

La sollevò tra braccia e la baciò sulla bocca. Le labbra si dischiusero, golose, e la lingua di Imma saettò in cerca smaniosa di quella del ragazzo.

‘Annamo’. Annamo’ non ne posso più”

Si fece deporre sul pavimento, lo prese per la mano e si avviò nella camera vicina, dove c’era un grande letto’ pronto!

Dario era confuso, insicuro. Imma lo guardò con occhi di fuoco.

Con voce roca, mentre cominciava a spogliarlo, rapidamente ma senza nervosismo, gli chiese: ‘L’hai fatto mai?’

Lui scosse la testa, in segno di diniego.

‘Che bello, come so’ fortunata, t’insegno tutto io’ sei proprio ‘na creatura!’

Dario, ormai, era completamente nudo, e il suo sesso svettava prepotente.

Imma lo afferrò nella sua mano.

‘Madonna comm’&egrave bello’ e quant’&egrave grosso’ lungo’ nun sembrava proprio dentro lu cauzune’ speriamo che ce trase!’

Sempre tenendolo per mano si avvicinò al letto, si sedette sulla sponda.

‘Non perdimmo tempo’ siente’ siente”

Portò la mano di lui tra le sue gambe, nel folto del bosco. Due grosse labbra carnose, la delicatezza delle piccole, un delicato e sensibilissimo clito’ le dita di Dario, esitanti, sfiorarono il tutto’ sentì qualcosa di viscoso’

Dario si chinò per baciarle un capezzolo, lo prese tra le labbra, lo lambì con la lingua, lo ciucciò timidamente.

Imma lo fece sistemare tra le sue gambe, ben dischiuse, prese il glande e lo attisò a sé.

‘Vieni’ trasi’ fa’ chiano’ sì comme ‘na trave”

Lui sentì il caldo umido del sesso di Imma’ fu spontaneo l’istinto di spingere.. era la prima volta, sì, ma la natura &egrave maestra’

Era stretta, ma scivolosa’ la spinta seguitò, irrefrenabile’ le gambe di Imma si serrarono sulla schiena di lui. Le era completamente sopra’ ancora una spinta e si accorse che non poteva andare oltre’

‘Madonna mia’. Madonna mia’ quist &egrave eccezionale’ sto già venendo”

Sobbalzava impetuosamente, lo stava mungendo violentemente, avidamente’ e lui che stantuffava, sempre più in fretta’

‘Oooooooh, Immacolata’ oooooooh’ eccomi’.’

Il fallo di Dario si sentì avvolto in qualcosa di ancor più caldo, e stretto furiosamente’ non ce la faceva più’ non ci pensò nemmeno che non avevano adottato alcuna precauzione, all’improvviso, spinse con maggio forza, e sentì che stava rovesciando in quel grembo palpitante un carico seminale straordinariamente copioso.

Imma aveva gli occhi chiusi, le labbra semiaperte, le labbra frementi.

‘Siiiiiiiiiiiiiiiii’. Siiiiiiiiiiiiiii’. Amore di Imma’. Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii’. Comme si bbono!’

Giacquero così, ansanti e sudati, e il fallo non accennava ad afflosciarsi.

Fu ancora Imma a prendere l’iniziativa.

‘T’é piaciuto?’

Dario annuì decisamente.

‘A me de più’ de più’ ‘na cosa che nun credevo’ che nun ho mai provato’ mai!’

Lo guardò con sguardo entusiasta, innamorato.

‘Aspetta che mo’ te faccio vede’ io’ resta dentro’. Aiutami”

Lo abbrancò stretto, con le gambe dietro il dorso di lui, e comincio a muoversi, lentamente, fin quando non fu sopra lui. I sessi erano sempre congiunti, e quella manovra aveva ancor più eccitato Dario.

Imma spinse il pube, lo voleva dentro il più possibile’ lo sentiva più vivo di prima’

‘Madonna, signurì’ comme si’ cricco, che bella pertica’ e quant’é grossa’ oooooh! Mo’ te ingroppo io’ te lo strappo, lo tengo co’ me pe’ sempre”

E cominciò, dapprima lentamente, una lunga, voluttuosa cavalcata, con le tette che Dario afferrò subito, ciucciandone i lunghi capezzoli, e l’espressione lasciva e appassionata nel volto, le nari frementi’

‘Si, bello de Maculata tua’ quanto si’ bbono’ mo’ posso pure morì’ così’ cosiiii’ cosiiiiii’ di piacere’ cosiiiiiii!’

E nell’orgasmo che la squassava lo munse voracemente, sentendosi percorsa come da una scarica elettrica quando il seme si sparse nuovamente in lesi, dovunque’ Si gettò su Dario, ansante, sudata, fremente, sfinita’

‘Signore, che fottuta’ che fottuta’ vale ‘na vita’.’

Imma era certa che lo aveva svuotato del tutto, lo aveva sfinito. Restò a lungo su lui, poi, lentamente, gli si mise a fianco.

Allungò la mano, lo carezzò, scese sul fallo’

‘Oddio’!’

Lo guardò, sorpresa e raggiante.

‘Ma tu si’ de ferro’ ancora?’

Dario le sorrise.

‘Sei bellissima, Imma, bellissima, non finirei mai”

‘Ma a me m’hai stesa, m’hai fatta fuori’ &egrave stato bellissimo’ bellissimo”

Andava lentamente riprendendo fiato. Si alzò lentamente, si mise seduta sul letto’

‘Aspetta, torno subito, devo andare’.’

Dario sentì lo scroscio dell’acqua, al di là della parete, silenzio, poi riapparve.

Imma salì sul letto, restò un momento a guardare lui, poggiata su ginocchia e gomiti, le tette appena pendule.

Lui le carezzò, titillò i capezzoli. Si sentiva ancora eccitato.

Gli venne in mente di mettersi dietro lei’ aveva letto’ sentito dire’ ‘alla pecorina’, gli inglesi dicevano ‘doggy’, come i cani.

Imma lo senti dietro di se, che le carezzava le natiche, entrava con la mano tra esse, la toccava, sentiva l’umido della vagina, il bocciolo del clito, era bello, e lo sarebbe stato di più se’ Non finì nemmeno il pensiero che percepì la forma inconfondibile del grosso glande che stava entrando in lei. Allargò di più le gambe, si spinse verso lui. Ecco, era entrato completamente, fin dove era possibile’ non solo’ ma con una mano le stava carezzando il clito e con l’altra titillando i capezzoli’ diavolo d’un Dario’ ma questo aveva imparato subito’

Il ‘dentro-fuori’ aveva preso un ritmo crescente, quelle mani erano deliziose’ incredibile, ma lei stava di nuovo raggiungendo un orgasmo che sembrava addirittura più irrefrenabile degli altri’ Pensò che se ne stava veramente facendo ‘na panzata di cao! Si agitò, si dimenò lascivamente, attendendo la nuova ondata del balsamo che l’avrebbe ristorata. E così fu, mentre Dario vibrava in lei, e le mani stringevano energicamente tette e clitoride.

Il tempo trascorreva, Dario doveva tornare a casa.

Imma lo aiutò a riordinarsi, rivestirsi, con gesti teneri, premurosi.

Lo accompagnò alla porta. D’impeto, gli prese il volto tra le mani e lo baciò focosamente, stringendosi a lui, così, nuda com’era.

‘Se t’&egrave piaciuto’ mi vuoi ancora?’

Lo interrogava anche con gli occhi, apprensiva.

Dario la strinse forte, la baciò, a sua volta.

‘Sei una dea, una divinità’ e chi lascia più’ ma’ come’ quando?’

Imma aveva gli occhi lucidi.

‘Quanno vu’ tu! Dove vu’ tu.’

Trovarono mille sotterfugi, appena alla periferia c’era la casa di Menico e Maria che erano andati dal fratello di lui, nel Minnesota. Riuscirono a farsene dare la chiave. Fu la loro alcova, ogni ritaglio di tempo possibile, e qualche volta anche per una intera notte. Erano divenuti maestri di scuse, pretesti, scappatoie.

Erano trascorsi pochi mesi, quando Imma disse che doveva assentarsi per qualche giorno, doveva andare da una zia, al paese.

Al paese ci andò, ma dalla comare, quella che faceva anche da mammana.

Le raccontò che da almeno due mesi non aveva più le sue regole. La donna la palpò accuratamente, a partire dal seno, poi l’addome.

Le confermò che era ‘prena’, ma le disse di non preoccuparsi che lei aveva certe erbe che l’avrebbero liberata rapidamente, in un paio di giorni poteva ritornare al lavoro, ma doveva aspettare almeno una settimana prima di riprendere i rapporti sessuali.

Insisté molto, la comare, per sapere chi era lui, e alla fine riuscì a saperlo.

Fece una espressiva smorfia di compiacimento, e le disse che era un peccato che il marito era tanto lontano, perché avrebbe potuto fargli credere che il figlio era suo e così avrebbe partorito ‘nu figlio de signore’!

Imma restò pensierosa, annuì, e certo rimuginava qualcosa.

‘Mo’, però, non posso’ mi devo proprio liberare’.’

Non fu facile convincere Dario che un certo disturbo le impediva di congiungersi con lui, ancora per qualche giorno, ed era meditabonda, come fare per non ricadere nello stesso pericolo? Rinunciarvi neppure per sogno, ricorrere al profilattico non ci pensava nemmeno, lei voleva sentire la carne viva di Dario, non una specie di tubo di gomma!

Alzò le spalle. Ma sì, accadesse pure quello che deve accadere, lei un ‘manico’ di quella specie non se lo lasciava sfuggire.

Le cose proseguirono come prima, meglio di prima. Ogni tre mesi doveva tornare al paese per’curarsi. Sarebbe durata così fino al ritorno del marito che, però, scriveva sempre più di rado.

Un giorno arrivò una lettera in cui Salvatore le diceva che, la lontananza’sai com’é’ insomma, io ho un’altra donna, dalla quale ho avuto una figlia, e mia madre &egrave venuta qui, da tempo, come certo saprai, a raggiungere mio padre. Concludeva col chiederle scusa.

Imma prese la lettera e corse da Dario, a fargliela leggere. Gli disse che era veramente contenta di esserselo tolto da torno, e che adesso era sicura che non sarebbe stata più male ogni tre mesi.

Dario restò confuso, non sapeva cosa rispondere.

Quella sera Imma fu più ardente e impetuosa che mai. Era insaziabile. Lo spompò completamente, fino all’ultima goccia.

Quando, finalmente, lo accompagnò alla porta, come sempre, lo abbracciò forte e gli sussurrò nell’orecchio.

‘Io, poi, me ne vado al paese, tu puoi venire quando vuoi, quando nascerà lo chiamerò come e te, e tornerò qui, per sempre.’

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