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Io studente e lei donna matura – di 1948

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Avevo diciassette anni, non avevo mai fatto sesso prima, ma passavo molto tempo a masturbarmi nella mia stanza con la porta chiusa. Quell’anno ho trascorso gran parte del tempo a casa di un amico e non a scuola.

Per ovvie ragioni non nominerò lui e tantomeno sua madre.

Quasi ogni giorno andavo a casa sua per ascoltare musica e guardare film e giocare.

Era diventato mio amico facilmente essendo abituato a farsene; lui con la madre si trasferivano di città andando dove lei trovava lavoro. Non ho mai visto il padre del mio amico e lui non me ne ha mai parlato. Sua madre aveva circa quarant’anni, era single, quindi trasferirsi per loro due era molto semplice e di conseguenza non avevano molti amici.

Lui a scuola era un nuovo studente e mi è sembrato bello fare amicizia con lui che nei primi giorni sembrava spaesato. Come studente non era certamente un modello, frequentava poco ed io lo raggiungevo a casa sua soprattutto per giocare.

La casa era a poche decine di metri dalla mia e passavo lì davanti per andare a scuola.

Una mattina mi sono fermato davanti alla porta ed ho suonato per farlo scendere e poter arrivare in tempo alla prima ora di lezione. Ero in anticipo e mamma e figlio stavano ancora facendo colazione.

Sento la voce giovanile della donna “Entra! Noi stiamo finendo di fare colazione. Siediti con noi per una fetta di ciambella!”

A quell’invito non ho saputo resistere, sono entrato in casa loro e mi sono seduto al tavolo della cucina.

La colazione non era ancora sul tavolo e mentre la donna parlava rivolgendosi sia a me che a suo foglio, ogni volta che si chinava per poggiare un piatto o una tazza sul tavolo la sua camicia cadeva in avanti e sembrava che lo facesse apposta a mostrare le sue tette nude che sembravano appese al petto.

Per me erano le prime tette che vedevo e non riuscivo a distogliere lo sguardo ma lei imperterrita continuava nei suoi movimenti che sembravano studiati per eccitarmi.

Quelle mammelle mi sembravano grandi e sicuramente stavano in una mano di un adulto e non nella mia che era ancora quella di ragazzino. Le dimensioni mi hanno colpito immediatamente e mi hanno eccitato i suoi grandi capezzoli scuri la cui punta sembrava una grossa gomma di matita del tipo che usano gli studenti americani.

Man mano che lei si muoveva io mi incantavo a guardare sempre più eccitato e mi rendevo conto di quanto fossero diverse dalle tette delle compagne di scuola, avevano l’attaccatura più bassa di quelle che avrebbero potuto avere quelle di una qualsiasi ragazza della mia età.

Ho pensato che la donna potesse aver avuto già avuto più di un figlio per come pendevano le tette, inoltre il pendere le faceva sembrare più grandi di quanto non fossero in realtà.

In ogni caso quella mattina le mie rapide e sfuggevoli occhiate nonché la mia immaginazione mi stavano arrapando ed il cazzo già si era risvegliato; avrei voluto fermarla, aprirle la camicetta, abbassare la gonna e fare sesso con lei davanti al figlio.

Quando la donna ha notato ciò che stavo guardavo ha afferrato il colletto della camicia lo ha chiuso e, prima che il mio amico potesse capire cosa stesse succedendo, ha lasciato la cucina in evidente imbarazzo. Al rientro la camicetta era chiusa e sotto si intravvedeva il reggiseno.

Da quella mattina la guardavo come un sex symbol. Nella mia fantasia è nata la voglia di scoparla e per poterlo fare ho escogitato un piano molto semplice consistente nel far uscire di casa il mio amico in anticipo di venti minuti dandogli appuntamento davanti ad una cartolibreria vicino alla scuola.

L’attuazione di questa idea è avvenuta pochi giorni dopo.

Ero certo che il mio amico era fuori casa ma fingevo di non saperlo e speravo che la donna mi invitasse ad aspettare come ogni mattina.

Tutto si svolto come previsto.

Mi ha fatto entrare in casa ed ha fatto finta che il figlio fosse in camera.

Si è dimostrata educata e gentile, ma c’era anche un po’ di tensione tra noi.

Nella finta attesa già mi immaginavo i suoi lunghi capezzoli quando, guardandomi appoggiata al piano della cucina, mi ha sorpreso a fissare il suo corpo.

Lei ha capito subito ed ha colto l’occasione per ciò che sarebbe successo e rivolgendomi la parola e parlando non più delle cose di ogni giorno ma di noi due ha detto che non potevamo farlo. Dal tono della sua voce era combattuta tra il rinunciare a fare sesso con me oppure abbandonarsi alla lussuria, trascinarmi sul suo grande letto e scopare.

Fino a quel momento non l’avevo mai fatto e per me era un salto notevole, un fatto che significava una maturità sessuale facendomi sentire un maschio come tanti altri ma essere sicuro di poterlo fare bene con altre ragazze.

In quei momenti ho replicato alle sue parole e l’ho praticamente supplicata dicendole in tanti modi che non potevo smettere di pensare a lei e che volevo che mi insegnasse a scopare.

A ripensarci penso che la sua solitudine, intesa come mancanza di un compagno/a abbia contribuito alla sua indecisione ed anche al sentirsi piuttosto eccitata godendo delle mie attenzioni anche se pensava fosse un errore fare sesso con me che ero studente ed amico del figlio.

Al tempo lei aveva quarant’anni ed insieme al figlio eravamo all’ultimo anno di liceo ma sia io che il mio amico suo figlio eravamo molto ingenui, apparentemente perché nella realtà entrambe ci piacevano le ragazze ed i loro attributi sessuali esposti soprattutto nei mesi di maggio e giugno.

Quella mattina mi sono avvicinato a lei mentre parlavo e lei è indietreggiata lentamente finché non è si è sentita bloccata dal piano della cucina.

Mi aspettavo un rifiuto all’ultimo momento ed invece non mi ha impedito di baciarla, di metterle le mani sulle sue tette sopra la sua camicia. Quella mia azione combinata le ha fatto fare un profondo respiro e poi una serie di respiri a bocca aperta da cui, con la mia esigua esperienza, ho capito che si era eccitata e che si aspettava un giorno o l’altro, in qualsiasi momento, un mio assalto.

Ero atterrito da una sua eventuale domanda sulle mie esperienze fatte e non avrei saputo cosa dire non avendone fatte proprio per niente, ma lei non mi ha chiesto proprio niente.

Le ho detto di baciarmi, di farmi un pompino e di toccarsi un po’.

Ha continuato solo a baciarmi e per le altre due richieste sono rimasto deluso.

Senza parlare, ma respirando velocemente, la sua mano si è spostata sul rigonfiamento dei miei pantaloni per sentire quanto grosso me lo avesse fatto diventare, ha proseguito andando ad armeggiare con la fibbia ed alla fine me lo ha tirato fuori.

Ero orgoglioso del mio cazzo svettante davanti a lei che lo guardava come estasiata.

Poi proprio lì in mezzo alla cucina, si è inginocchiata e me lo ha preso delicatamente le labbra.

È stata una sensazione fantastica, di meglio non avrei saputo sognare.

Era il primo pompino che una donna mi faceva ed è durato poco più di cinque minuti.

Non l’ho avvisata che stavo venendo; l’orgasmo mi ha portato a sborrare direttamente e completamente in bocca.

Per me era troppo, ero in paradiso, stavo realizzando un mio desiderio nel migliore dei modi con la migliore delle donne.

Lei sapeva come lavorarmi ed il pensiero, che la madre del mio migliore amico fosse in ginocchio con il mio cazzo duro in bocca, era travolgente.

Non si è lamentata del fatto che preso da una forza incontrollabile le avessi bloccato la bocca per scoparla nei momenti degli spruzzi della sborra e neanche di quanta le avessi dato.

Non mi sono reso conto di quanto abbia sborrato ma l’ho sentita deglutire due volte per ingoiarla.

Appena passate le meravigliose sensazioni dell’orgasmo mi sono guardato in basso ed ho visto che le sue labbra avvolgevano ancora il glande e la sua lingua giocava muovendosi intorno.

Quando lo ha estratto dalla bocca si era ammosciato ma avevo ancora voglia. La donna mi ha baciato sulla parte anteriore del glande e mi ha detto che non le sarei dovuto venire in bocca ma da un’altra parte.

Si è sollevata, mi ha baciato in bocca, forse per farmi sentire il sapore della mia sborra, ma al momento l’inesperienza non mi ha fatto godere quel piacere, mi ha preso per mano e mi ha condotto nel corridoio fino alla sua camera da letto. Dopo il pompino in cucina mi sono reso conto che mi fidavo di lei e l’ho seguita come un cagnolino.

Quella camera l’avevo vista ma mai avrei immaginato che quel letto sarebbe stato il mio campo di battaglie con la madre del mio amico. Ora ero felice di esserci e poter provare a fare sesso proprio con lei.

In altri giorni passando per andare nella camera del mio amico mi era capitato di fermarmi sulla soglia di quella porta ma mi ero sempre fermato in quel punto senza entrarci.

Era una camera modesta, sapevo che non avevano molti soldi, ma quelli che lei guadagnava erano puliti.

Il letto era ordinato e non grande ed era appoggiato al muro sotto la finestra.

Appena la donna è entrata si è girata ed ha chiuso la porta dietro di noi prima di sfilarsi la maglietta facendola passare dalla testa chiedendomi se mi fosse piaciuto quello che avevo visto qualche giorno prima.

Lo stare con lei soli in quella camera nell’intimità della casa mi ha fatto ingrossare il cazzo ed ho guardato in basso per vedere l’effetto che stava lei stava facendo su di me.

Vedendola mezzo nuda ho pensato che forse sarebbe stato meglio se mi fossi levato i vestiti di dosso.

Ricordo di averle detto qualcosa del tipo “Sì, penso che tu sia davvero sexy, mi fai arrapare tanto”

Lei mi ha spinto sul letto e mi sono seduto sul bordo. La mia erezione era puntava verso l’alto mentre lei si è messa a cavalcioni porgendomi le sue tette a goccia poggiandole sul viso in modo che potessi succhiarle. Le sue protuberanze rosa si sono indurite nella mia bocca. Mi sono dedicato alla succhiata di tutte e due le tette mentre si posizionava in modo da potersi abbassare su di me ed impalarsi nella posizione di cow girl.

Immediatamente ho sentito la meravigliosa sensazione della sua figa calda e bagnata ed ha usato la forza delle sue cosce per cavalcarmi, sollevandosi e ricadendo, impalandosi sempre più a fondo.

All’inizio mi ha messo le mani sul petto incoraggiandomi a godere delle sue tette pendenti e dare loro una stretta in modo che le mie dita le spremessero.

Ero veramente in paradiso!

Mi sono chiesto quanti altri uomini fossero stati nella mia posizione a chiavare la madre del mio amico che si impalava.

Per tutto ciò che faceva e per quanto mi faceva godere mi sono chiesto se effettivamente avesse quarant’anni e con quanti uomini avesse scopato.

Le sue tette mi ammaliavano e le avevo a portata di mano anzi di più perché lei ogni volta che le stringevo mi dava una risposta, un sorriso, un lamento di apprezzamento o una parola di incoraggiamento.

“Pizzica i miei capezzoli” ha sussurrato durante la chiavata.

Ad ogni pizzico o morso dei suoi grandi capezzoli ho notato il suo sorriso ed anche una smorfia allo stesso tempo.

“Più forte” mi ha detto affinché tormentassi i suoi bellissimi capezzoli e io lo facevo felicemente stringendoli tra il pollice e l’indice.

Quelle mie azioni hanno avuto come conseguenza l’accelerazione del suo ritmo sul mio cazzo e l’ho sentita bagnarsi davvero fino a colare.

Non avevo mai avuto una donna con la figa liscia e bagnata sul mio cazzo prima di allora; in effetti ero verginello e quelle splendide sensazioni mi elettrizzavano.

Continuavo a spremere i suoi capezzoli duri ed a guardarla contorcersi in estasi chiedendole di più mentre lei mi scopava come un animale selvaggio.

Sentendo l’orgasmo in arrivo le ho detto “Ho intenzione di venire!”

Lei si è preparata in modo da ricevere la sborra ed ho proseguito “Non fermarti! Più forte, per favore! Fallo il più forte possibile!”

Per quel che ne sapevo all’epoca i capezzoli erano come dei bottoni, più forte li stringevi, più veloce sarebbe stata la scopata ed il movimento della donna.

Con le fidanzate successive ho scoperto che non era vero ma al momento ho fatto come mi chiedeva.

Bloccando i capezzoli, stringendoli con forza brutale, ho dato loro piccoli colpi di lingua, con i denti li ho tirati a me come se volessi staccarli dalla mammella.

Mentre guardavo per la prima volta un orgasmo femminile veramente profondo ho visto anche scuotere e vibrare il suo corpo per le ondate di piacere.

In quel momento sono entrato in lei ed è stata la cosa più arrapante che avessi mai fatto e non potevo più trattenermi. Mi sono irrigidito e ho lasciato esplodere il mio orgasmo sborrandole dentro mentre strattonavo i suoi capezzoli come se stessi mungendo una vacca. L’idea che il suo dolore facesse parte del suo piacere era per me difficile da capire non essendo ancora un uomo maturo.

Ci siamo ritrovati sul letto madidi di sudore nella sua cameretta con lei che letteralmente crollata su di me baciandomi appassionatamente molto riconoscente ed affettuosa.

Mi ha detto che ero un bono pazzesco, non lo dimenticherò mai.

La giornata è passata tra una scopata ed un pompino.

Guardando l’orologio mi sono accorto che erano passate le cinque della sera e suo figlio, il mio amico, sarebbe tornato a casa.

Lei mi ha detto che dovevo andare per non farci trovare a letto insieme.

Mi sono vestito mentre lei giaceva a letto e mi diceva di sentirsi le tette doloranti mi sorrideva e se le toccava spremendo i capezzoli.

Non sarei voluto andare ma lei mi ha pregato di uscire di casa ed andare via.

Le ho chiesto se potevamo farlo di nuovo, mi ha risposto che probabilmente non era una buona idea. Nonostante ciò, sono tornato altre volte quando il mio amico non era a casa e lei mi ha insegnato molto sul sesso.

Purtroppo a causa della mancanza di lavoro madre e figlio sono andati via e lei non l’ho mai più vista.

Recentemente ho contattato il mio amico su Facebook ed ho visto che abitano molto lontano dalla mia città.

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