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La mia prima schiava, Antonella.

Sono seduto sulla poltrona godendomi lo spettacolo.
Al centro del suo salotto Antonella è in piedi, gambe allargate e mani dietro la testa come le ho ordinato. I tacchi altissimi slanciano la sua figura già di per sé molto sensuale, le gambe sono nude fino al ginocchio, più su un’aderentissima gonna grigia le fascia fianchi e vita. Sopra soltanto una camicetta bianca che a fatica contiene il suo seno e al collo due giri di perle. I capelli castano chiaro sono legati elegantemente.
E’ stato il primissimo ordine che le ho dato appena sono entrato in casa sua, il nostro primo incontro dopo una lunga chiacchierata via e-mail in cui mi ha chiesto di essere il suo padrone, dominarla, sottometterla, umiliarla, proprio come ha sempre sognato nelle sue fantasie e che finalmente ha deciso di mettere in pratica sfruttando i lunghi pomeriggi e le nottate da sola a casa.

Antonella è un famoso medico in città, a quarantuno anni è già apprezzata e rispettata da tutti e questo a lei ovviamente fa piacere. Eppure la persona decisa e talvolta autoritaria a lavoro e nell’alta società vuole essere sottomessa sessualmente ai miei voleri, un giovane studente universitario ventitreenne. Vuole che una volta tra le mura di casa qualcuno la sottometta, annullarsi, dipendere dal suo padrone come una cagnetta, vuole la mia soddisfazione, essere la mia ancella e la mia schiava.

L’ho conosciuta tramite un suo annuncio in un sito bdsm, subito è cominciato lo scambio di e-mail per vedere se i nostri desideri fossero compatibili e ora sono lì nel suo salotto ad ordinarle di mettersi in ginocchio, mani dietro la schiena.

Le dico che d’ora in poi quando sarà in casa dovrà sempre essere nuda, sempre. Che quando ci sono io le uniche posizioni in cui potrà stare sono in ginocchio o sulle quattro zampe, salvo che io non voglia diversamente. E che l’unica cosa che dovrà avere addosso saranno tacchi alti ed autoreggenti, come si addice ad una vera troia quale è lei.
Ogni mia frase è accompagnata da un suo ‘sì padrone’, ‘ come lei vuole, padrone’, ‘sono la sua troia padrone’.

Le ordino di spogliarsi. Lei rimanendo in ginocchio comincia a sbottonare la camicetta e la poggia a terra, dopo avermi chiesto il permesso di alzarsi sfila la gonna e la butta via prima di rimettersi in ginocchio.

Mi alzo dalla poltrona e mi avvicino a lei per scrutarla meglio. Noto che il suo respiro è affannato, sia per l’eccitazione della situazione sia perché teme il mio giudizio. Il suo fisico è impeccabile, nonostante il reggiseno si vede un seno ampio e ancora sodo, la culotte è riempita da un sedere da favola, se gambe sono belle e lunghe.

‘Mettiti a quattro zampe, cagna’
Esegue immediatamente.
‘non mi sembra di averti detto che doveva esserci della biancheria sotto quei vestiti. E poi cos’è questa roba? Una troietta come te deve vestire ben altro. Da oggi solo perizomi e autoreggenti, non avrai bisogno d’altro. E”
‘ma veramente io” prova a dire ma non riesce a finire la frase perché un forte schiaffo sul sedere la sbilancia in avanti e la manda con la faccia a terra.

‘chi ti ha detto che puoi interrompermi? Parla solo quando te lo dico io, capito?’
‘chiedo scusa padrone, ha ragione.’

Mentre si rimette sulle 4 zampe le strappo la biancheria di dosso. Ora è nuda, salvo che per le scarpe coi tacchi che le fasciano i piedi, e completamente esposta.
‘in ginocchio’ le dico mentre la ‘aiuto’ nel movimento tirandole i capelli.
‘cosa sei tu?’ le dico sempre tenendola per i capelli, senza esitare risponde ‘ la tua schiava, padrone, la tua zoccola, la tua cagna!’
‘Brava cagna, era quello che volevo sentire. Ora togli quella collana, ti darò qualcosa che ti si addice di più.’

Velocemente la toglie e la poggia accanto a lei. Io ho già tra le mani il collare che ho comprato per lei e glielo lego attorno al collo: uno strato di cuoio che aderisce perfettamente al suo collo, completamente liscio e nero salvo che per l’anello di metallo che servirà per il guinzaglio.
‘ti piace?’ le chiedo mentre le mie dita sono scese a stringerle forte un capezzolo.
Lei urla per la sorpresa e per quel misto di leggero dolore che si trasforma in piacere.
La colpisco su una guancia con l’altra mano. ‘devi rispondere, non ti ho detto di gemere come una cagna in calore’ e stringo ancora più forte il capezzolo.
Trattiene a stento un altro gemito mordendosi il labbro inferiore. Poi risponde ‘ grazie padrone, è bellissima, è perfetta!’

———–

Pochi minuti dopo sono nella sua camera da letto, sto cercando perizomi e autoreggenti tra la sua biancheria. Niente del genere, tutta roba carina sì, ma più comoda che eccitante. Che delusione!
Lei è in ginocchio ai miei piedi, sempre vestita solo dal suo collare e dai tacchi alti, si scusa e promette che rimedierà presto, prima del nostro prossimo incontro il pomeriggio successivo. Ma io ho un’idea migliore’
La faccio gattonare di nuovo fino al salotto tirandola per i capelli.

Mi siedo di nuovo sulla poltrona, lei è in ginocchio ai miei piedi, e le dico: ‘rimettiti la camicetta e la gonna, subito. Venendo qui ho notato che qui sotto c’è un negozio di intimo: vai subito a comprare tutto il necessario. Che sia all’altezza, tutta roba tra troia, come te, mi raccomando. Esci di casa come una cagna, a quattro zampe, potrai tornare a stare in piedi solo sul pianerottolo. Su sbrigati, sarò qui ad aspettarti!’

Mentre sta uscendo dal salotto a quattro zampe vedo qualcosa a terra che attira la mia attenzione e la prendo’
La faccio tornare indietro, le alzo gonna e le infilo la sua bella collana di perle nella figa, che noto essere piacevolmente colma dei suoi umori! Umori accompagnati dai suoi gemiti mentre tutta la collana, lentamente, le riempie la figa!
‘vai ora, e non muovere la collana da lì o guai a te!’

Rapidamente gattona via fino alla porta’

Continua presto.
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