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Usciamo dalla sauna esattamente come ci siamo entrati: abbracciati e barcollanti, spossati dal caldo e dal sesso, bagnati di sperma e sudore. Una bella doccia insieme è quello che ci vuole, penso armeggiando nell’armadietto in cerca di due teli da bagno. Faccio appena in tempo a trovarli, che mi sento afferrare per un braccio e trascinare fuori… oh, ma è impazzito? che gli è preso a questo?

Gli è preso che attraversa di corsa il prato e si tuffa in piscina… e io con lui. Faccio appena in tempo a mollare i teli sul bordo, poi lo schiaffo dell’acqua gelida mi fa mancare il respiro.

Riemergo con lui che mi abbraccia da dietro ridendo: “Come i finlandesi…” mi mormora all’orecchio… sì, è decisamente matto. Mi volto e mi annido tra le sue braccia in cerca di un po’ di calore, schiaccio i capezzoli irrigiditi dal freddo contro il suo torace, gli cerco la bocca. E potrebbe essere davvero un bel gioco, ma fa troppo freddo, così schizziamo fuori coprendoci alla meno peggio con i teli di cotone… poi via di corsa verso casa… verso un letto bello caldo…

Ci infiliamo sotto le coperte ridendo come pazzi. Usiamo le lenzuola per frizionarci reciprocamente ed eliminare ogni traccia di umidità. Mentre il calore torna pian piano a fluire nei nostri corpi, il pigolio insistente di un SMS in arrivo mi costringe ad una breve corsa in cucina, dove avevo lasciato il cellulare. So già di cosa si tratta: domani l’ingegnere torna e quel messaggio freddo e scarno serve solo a comunicarmi un numero di volo e un orario, tanto perché io sappia a che ore il padrone torna a casa e mi prepari ad accoglierlo.

“Novità?” chiede Leonardo mentre mi rituffo sotto le lenzuola e tra le sue braccia. No, nessuna novità: che mio marito sarebbe rientrato domani pomeriggio già lo sapevo, e già sapevo che fino a domattina mi sarei potuta godere il ragazzo Leonardo. “Uomo fortunato, il marito di una donna come te…” commenta con apparente distacco.

Mi vengono le lacrime agli occhi mentre sotto le mie dita sento che lentamente il suo sesso rinasce a nuova vita. E quasi senza accorgermene mi ritrovo a raccontargli delle sveltine “missionarie” del sabato sera, prima settimanali, poi mensili, e infine una volta ogni tanto. A confessargli che quelle sveltine e qualche giochino solitario erano, prima che lui facesse irruzione nella mia vita, il mio unico orizzonte sessuale.

Ma non se ne era accorto che quando l’avevo steso sotto di me nel letto, poco più di ventiquattro ore prima, nemmeno riuscivo a trovare la strada giusta per farlo entrare? Sì, se n’era accorto, … gli avevo fatto anche un po’ male… ma pensava che fosse solo per troppa foga… colpa dell’eccitazione selvaggia che ci aveva preso…

Ma non l’aveva capito che senza la guida delle sue mani sulla mia testa io non sarei stata nemmeno in grado di prendere nella mia bocca il suo sesso coperto di cheesecake? No, gli era parsa normale quell’incertezza, perché “…io non sono certo un mandingo, ma… insomma… 23 centimetri sono una bella misura… e poi alla fine lo sapevi fare così bene…”

E allora quella fortunata sono io, altro che l’ingegnere: quella fortunata è la professoressa Elisa, che si è ritrovata nel letto il ragazzo Leonardo: giovane, dolce, allegro, pieno di energie e per giunta anche ben dotato. E capace di trasformare ogni amplesso in una festa dei sensi, e allora tanto vale approfittarne, di questa fortuna, anche se ho dovuto aspettare quasi mezzo secolo perché mi capitasse.

E così mi arrampico sul suo corpo, con la sicurezza che lui stesso mi ha in poche ore insegnato faccio scivolare nella mia intimità pastosa quei 23 centimetri che, come dice lui, non saranno proprio da mandingo, ma… insomma… sono pur sempre una bella misura… e comincio a fargli l’amore con una lentezza quasi struggente.

Autore Pubblicato il: 11 Luglio 2022Categorie: Racconti Erotici Etero, Sensazioni, Tradimento0 Commenti

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