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Quando apro la porta, il respiro si ferma in mezzo al petto.
Non ho mai visto un bagno tanto lussuoso e nemmeno tanto sfavillante, ma ormai non dovrei sorprendermi più di tanto di quello che accade il giovedì.
Indosso un accappatoio di spugna color avorio, i capelli sciolti ricadono sulle spalle.
Appena entrata un aroma di vaniglia e sapone mi riempie le narici, non &egrave stucchevole ma fragrante, come un dolce appena sfornato. Una grande vasca da bagno in ghisa smaltata, con i piedini a forma di zampa, troneggia al centro del bagno. Il pavimento ha grandi piastrelle di marmo, fredde sotto i piedi nudi, una sensazione contrastante, acuta, con il calore che invece mi avvolge.
La vasca &egrave piena di acqua fumante e uno strato spesso di schiuma galleggia invitante sulla superficie. Sollevo gli occhi e noto un lampadario in cristallo che pende dal soffitto, spandendo una luce scintillante.
Lungo una delle pareti corre un’ampia finestra senza tende che si affaccia sul giardino della villa, in quel momento immerso dall’oscurità notturna, mentre sulla parete opposta una lunga mensola intagliata di marmo ospita due lavandini incassati con i rubinetti in stile antico e un enorme specchio incorniciato.
Due armadiature ad angolo di legno bianco con asciugamani e prodotti cosmetici completano il quadro, mentre sul fondo un paravento di stoffa chiara a motivi ornamentali cinesi divide lo spazio in due, oltre posso immaginare che ci siano i servizi igienici e intravedo una grande doccia con cabina in cristallo.
Accanto alla vasca un piccolo comodino circolare con una mensola sottostante sostiene alcune boccette, una spugna e alcuni asciugamani.
Cosa vuole che faccia?
Per la prima volta mi sento libera di muovermi come vorrei, ci sono solo io in questo enorme bagno, con un’invitante vasca piena di acqua profumata.
Prendo un respiro, non so perché questa situazione mi fa tremare più dei giovedì passati, ben più espliciti. L’intimità di un bagno &egrave qualcosa di così peculiare, di così intimo, che l’idea di condividerlo con lui quasi mi spaventa.
Tuttavia slaccio il nodo dell’accappatoio e lo faccio scivolare lentamente a terra.
Sono consapevolmente nuda.
Vedo il mio riflesso, dal pube fino alla testa, nell’enorme specchio del lavandino. La luce &egrave fredda e quasi temo che senza la protezione della penombra lui possa trovarmi troppo nuda, esposta, cruda.
Il freddo delle mattonelle mi ha inturgidito i capezzoli, che ora spuntano autorevoli e decisi dalla pelle bianchissima. Due piccoli obelischi rosati, indomiti.
Mi guardo, raddrizzando la schiena, consapevole che ha già esplorato ogni angolo del mio corpo, eppure riesce lo stesso a intimidirmi. La linea morbida del fianco, il seno pesante, il biancore candido della mia pelle così in contrasto con quei capezzoli rosati e maliziosi, &egrave questo corpo che vuole. Sono io.
Non resisto alla tentazione, porto un dito tra le grandi labbra, sfiorando il clitoride e lo ritraggo umido.
Quanto vorrei che fosse qui ora, che mi guardasse riflessa nello specchio, quanto vorrei vedere la sua figura imponente, virile alle mie spalle, quei suoi occhi imperturbabili che mi spiano e che premono contro le mie resistenze per dargli tutto.
Vedo il mio petto che si alza e si abbassa più velocemente, le guance imporporate per l’eccitazione.
Mi avvio verso la vasca, sollevo una gamba e la infilo lentamente nell’acqua. E’ calda, ma non &egrave un calore eccessivo, scioglie immediatamente ogni tensione. Mi tengo in equilibrio sul bordo ed entro anche con l’altra. Piccole volute di vapore e schiuma si sollevano attorno ai polpacci.
Il mio riflesso mi segue fedele, mentre scendo piano piano nell’acqua finché le mie natiche non hanno raggiunto il fondo. Raccolgo i capelli e li faccio scivolare oltre la sponda, per non bagnarli, mentre mi sistemo con calma, lasciando che il bagnoschiuma mi avvolga in una profumata nube alla vaniglia.
L’acqua mi accarezza il corpo come un morbido tessuto impalpabile, il calore fa pizzicare la pelle e mi rende molto recettiva e allo stesso tempo rilassata. Chiudo gli occhi e mi crogiolo che vapore, in quella culla di marmo e opulenza.
Ripenso ai nostri incontri precedenti, alle sue mani su di me, alla sua bocca che mi esplora, mi assaggia, mi solletica e inconsciamente serro le cosce e comincio a sfregarle impercettibilmente l’una contro l’altra. Rivedo i suoi occhi scuri, che mi scavano l’anima, che mi desiderano. Sento la sua pelle sulle labbra, la consistenza del suo membro nella mia bocca.
La lingua saetta fuori dalla mia bocca, quasi a voler leccare l’aria. Vorrei averlo qui davanti a me, vorrei poter accarezzare quella colonna marmorea con la lingua, assaporare l’aroma del bagnoschiuma su di lui, riempirmi di lui.
Le mie mani arrivano sui seni, li stringono. Le punte rosa guizzano fuori dall’acqua.
MI allungo e prendo la spugna, verso un po’ di olio profumato da una delle boccette e la sfrego tra le mani per insaponarla. Comincio a sfregarmi le braccia e farla passare delicatamente sul collo e il petto, immergendomi per togliere la schiuma. La faccio scivolare sui capezzoli inturgiditi e gemo. L’eccitazione &egrave incontenibile. Sento la consistenza ruvida che mi gratta leggermente indurendoli ancora di più, con l’altra mano li pizzico piano, una scarica elettrica si diffonde dal centro del mio corpo fino al cervello, immediata.
Spingo la spugna più giù verso il pube.
La schiaccio sul clitoride e comincio a massaggiarlo con piccoli movimenti circolari, leggeri quasi impercettibili. Il piacere si diffonde lentamente, monta un po’ per volta, mentre contraggo tutti i miei muscoli per concentrare l’attenzione sul mio piccolo bottoncino.
Apro le gambe quanto me lo consentono le pareti della vasca.
La mia mano affonda sul monte di venere, e inarco la schiena quasi a voler spingere verso l’esterno tutto il mio desiderio. Percepisco la consistenza della spugna che mi tortura il clitoride, le grandi labbra, che le accarezza morbidamente prima di concentrarsi nuovamente al centro. Sento dei piccoli spasmi interni, un’agonia lenta che mi implora di arrivare all’orgasmo, di darmi sollievo. Inarco ancora di più la schiena mentre il movimento della mia mano diventa ormai frenetico, accecante.
Vorrei che mi guardasse che fosse qui, vorrei godere per lui.
L’orgasmo esplode nel momento in cui lo immagino di fronte a me. Crollo come svenuta nella vasca, il fiato corto. E apro gli occhi.
Lui &egrave lì.
Non so quando sia entrato, ero talmente immersa nel mio desiderio di lui, nella mia lussuria, da non averlo sentito.
Il respiro mi si ferma di colpo, mentre il sangue mi affluisce tutto al viso. MI guarda in silenzio. E’ nudo e vedo il suo bellissimo membro rigido svettare solenne verso l’alto. Quella reazione mi dice tutto, mi ha visto, mi vuole.
Si avvicina alla vasca e con una delicatezza sicura, mi prende la spugna.
‘Alzati’ poche sillabe e io mi alzo.
Sono più alta di lui in questo momento, in piedi nella vasca. Sento l’acqua scorrere lungo il mio corpo, la schiuma scivolare via, l’orgasmo appena avuto che pulsa tra le labbra bollenti. Lo desidero da impazzire.
Inumidisce la spugna e la fa scorrere lentamente sui miei fianchi lungo le cosce, sulla pancia, mi sfiora appena e sento la pelle tendersi, incresparsi, quasi dolorosamente.
‘Appoggia un piede sul bordo’ mormora, i suoi occhi non ammettono repliche. Obbedisco.
Il mio sesso &egrave esposto, aperto per lui. Bollente per lui.
La spugna scivola dal ginocchio verso l’alto, sento quasi le contrazioni uterine aumentare, diventare dolorose, mentre si avvicina. Sono sensibilissima ora e questa eccitazione mi uccide.
Inumidisce ancora la spugna e mi accarezza le grandi labbra, in modo così delicato, così gentile, che gemo solo con quel tocco. Non c’&egrave niente della frenesia che ho usato prima, il calore dell’acqua mi deterge dolcemente, dà quasi sollievo al mio desiderio.
Si china e vedo la sua lingua cominciare una lenta esplorazione, tra le grandi labbra, verso l’ano, piano sul clitoride.
‘Oddio’ non riesco a trattenermi, sono in estasi. Le ginocchia tremano.
E’ così delicato, così fermo. Le sue mani mi afferrano per i glutei, spingono il bacino verso la sua bocca. Sento la sua bocca aprirsi sulla mia intimità esplorarla in ogni angolo con la lingua, per poi concentrarsi sul mio clitoride, duro, esposto, sensibile. Sento le labbra chiudersi su di lui, in un morso lievissimo, che mi manda fino in cielo. Poi comincia a succhiare dapprima piano, accarezzandolo con la lingua, poi sempre più forte.
Urlo per il piacere, mentre schiaccio il mio corpo contro di lui, sento le sue dita conficcarsi nella mia carne, stringermi con forza, con possesso. La sua lingua mi accarezza e arriva fino all’ano, comincia a leccarlo e con la punta rigida, a penetrarlo, mentre sento una mano che titilla il clitoride e infila prima un dito e poi un secondo, muovendosi su e giù dentro di me.
Sono oltre ogni consapevolezza, sono fuori di me.
Lo guardo, e lui mi guarda.
Mentre la sua mano continua a esplorarmi, a scavarmi dentro ‘Godi per me’ mormora.
Mi sciolgo, spingo la sua bocca sul mio clitoride e lui riprende veloce.
Mi frantumo nel piacere, con un lungo liberatorio urlo. Sento la sua lingua che raccoglie ogni goccia del mio orgasmo. Mi bacia delicatamente l’interno delle cosce, la pancia, la lingua accarezza l’ombelico, sento le sue labbra dolci e possessive su di me, mentre le contrazioni dell’orgasmo si acquietano lentamente.
‘Sei deliziosa’ sussurra.
Lo voglio, voglio dargli piacere.
Afferro il suo membro durissimo e umido e lo tiro delicatamente nella vasca. Lui mi segue, docile ma non domato. Lo faccio sedere nell’acqua ormai tiepida. Mi accuccio fra le sue gambe e comincio a detergerlo delicatamente con le mani insaponate. Mi piace esplorare il suo corpo, sentirlo sotto di me. Chiude gli occhi e appoggia la testa all’indietro. Accarezzo il suo petto, gli massaggio le spalle, faccio scorrere l’acqua sul suo busto, sulle braccia. Sento i muscoli delle gambe vibrare sotto il mio tocco.
E poi eccolo, il suo sesso trionfante. Lo insapono, lo massaggio delicatamente, sfiorando il glande con la punta delle dita. E’ teso e quasi completamente scoperto. Sono ipnotizzata. La mano si muove sempre più velocemente, vedo la sua bocca schiudersi e gemere piano.
Adoro vederlo godere tra le mie mani, mi chino e comincio a leccare la punta, facendo dei lunghi passaggi sull’asta, poi tenendolo con la mano dalla base lo ingoio quasi interamente, e comincio a muovervi su e giù su di lui. Sento il suo sguardo su di me.
‘Brava’ mormora.
L’altra mano accarezza il suo scroto e lo stringe dolcemente. La sua mano mi porta più giù, lungo il suo membro, così la mia presa diventa più forte e il mio tocco più insistente.
Quasi mi pare di vedermi dall’alto, mentre il suo sesso turgido affonda sempre più in profondità nella mia bocca, per poi scoprirsi sempre più bagnato della mia saliva. Voglio il suo seme, voglio che goda per me.
Mi impegno ancora più a fondo, la mia lingua lo lecca tutto, stringo delicatamente tra le labbra i suoi testicoli, lui si inarca e si spinge ancora di più contro di me.
L’acqua sciaborda attorno al suo corpo, lucido, irresistibile. Mi aiuto con la mano e comincio a masturbarlo, sento che sta per venire, sento le contrazioni del suo sesso.
La sua mano mi sposta la testa poco prima.
‘Siediti sul bordo’ mi ordina.
Vuole venirmi dentro, così mi alzo e appoggio le natiche sul bordo gelido di ghisa. Sento il mio sesso contrarsi di desiderio, completamente bagnato, rosso.
Con un gesto fluido si porta tra le mie gambe, puntando dritto all’obiettivo. Il suo pene incontra una leggerissima resistenza, ma lo guido dentro di me dolcemente finché non siamo perfettamente incastrati l’uno nell’altra. Le sue mani vanno dietro la mia schiena, per sostenermi nel precario equilibrio, mentre il suo bacino comincia a spingersi dentro di me, profondo, intenso. Ci guardiamo negli occhi, vedo le sue labbra socchiuse, la lingua appuntita che fa capolino e non resisto mi sporgo per baciarlo.
Avvolgo le gambe attorno alle sue e aderisco completamente al suo pube, sento i suoi peli solleticarmi il clitoride. Lo bacio con una profondità sconosciuta, le nostre lingue si intrecciano e danzano, si scambiano i nostri umori, le nostre salive, mentre le mie mani lo tengo per il viso.
Lo bacio e gemo, soffoco il mio piacere sulla sua bocca, mentre i colpi diventano più profondi. Esce quasi interamente da me, per poi affondare lentamente, inesorabile, nell’intimità del mio essere. Il mio corpo si adegua al suo ritmo, accompagno il movimento con i fianchi, mi muovo con lui, contraggo i muscoli attorno al suo sesso quasi ad abbracciarlo tra le mie pareti bollenti, strette.
Vorrei mangiarlo, vorrei che rimanesse dentro di me per sempre. Amo la durezza del suo pene, la lentezza con cui lo ruota dentro di me, fino a toccarmi l’utero, fino ad annullarmi.
‘Spingi di più’ lo supplico.
Mette le mani sotto i miei glutei per sostenermi, e comincia ad andare più forte. Sento il rumore dei nostri sessi che premono l’uno contro l’altro, sento il suo pube schiacciarmi il monte di venere e premere dentro di me, fino in fondo, fino all’utero. Sento il suo membro entrare e uscire rapidamente, sempre più bagnato dei miei umori, che mi allarga sempre di più fino a trovare la strada sgombra, agevole.
Il mio seno si strofina contro i suoi pettorali, i capezzoli sono durissimi, si abbassa e comincia a leccarli e succhiarli con forza, mandandomi letteralmente in paradiso.
Lo mordo, lo graffio, vorrei mangiarlo, vorrei essere una cosa sola con lui.
‘Continua, ci sono, ci sono’ singhiozzo, e quasi non mi accorgo di quanto sono sensibile al suo tocco al suo corpo.
Sotto questo stimolo, rinnova la spinta fino a spingermi fino in fondo a me stessa. Vedo il nostro riflesso nello specchio del lavandino, i nostri corpi bagnati, incastrati. Incrocio i suoi occhi nel riflesso, vedo il membro turgido che entra ed esce da me, veloce, impietoso.
Lo abbranco con le gambe mentre la mia vulva lo comprime nelle contrazioni dell’orgasmo fino a farlo venire a sua volta. Sento il suo sesso che si contorce dentro di me riempiendomi del suo seme, mi sento straordinariamente piena di lui e quasi non lo vorrei lasciare.
Anche il suo orgasmo &egrave lungo e intenso, mi riversa tantissimo liquido e quando esce lentamente da me, mi sento bagnata, bollente, appagata.
Scivolo nell’acqua, ormai gelida e lui si siede di fronte a me. E’ madido di sudore, ansante, come me.
E’ stato intenso come sempre, ma più intimo, più pieno.
Ci guardiamo a lungo in silenzio, quasi temendo di rovinare il momento, poi lo vedo alzarsi, afferrare un asciugamano pulito e dirigersi con l’asciugamano avvolto attorno ai fianchi verso la porta.
‘A giovedì’ dice.
‘Sì’
Sento la porta aprirsi e chiudersi alle sue spalle.
Un’altra lunga settimana.

Autore Pubblicato il: 16 Ottobre 2014Categorie: Racconti Erotici Etero, Racconti sull'Autoerotismo0 Commenti

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