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Le dimensioni contano !

Avevo sempre sentito dire dalle mie compagne di scuola che le dimensioni non erano importanti, che quello che contava era il sentimento e che se si era innamorati non c’era nessun problema con il sesso.
Questi discorsi a lungo andare mi avevano convinto. Sono un bel ragazzo, simpatico e spigliato, molte ragazze mi venivano dietro e con più di qualcuna ci eravamo intrattenuti in lunghissime pomiciate al parco comprensive di carezze sempre più spinte. Più d’una mi aveva sussurrato che voleva fare l’amore con me, ma giunti al dunque avevo sempre trovato una scusa od un’altra per mollarle senza combinare nulla.
Come avrete già capito il mio problema era una dato da una grande insicurezza: le mie dimensioni. Intendiamoci, non è che sono un minidotato: 16 centimetri ci sono tutti e sotto la doccia dopo la palestra ho visto più di un ragazzo messo molto peggio di me. Il problema è che ho sempre visto un gran numero di porno su Internet e, segandomi come un forsennato, non ho mai potuto fare a meno di notare quanto grossi fossero i pali degli attori maschili. Urla di godimento come quelle che si sentono nei film, lo so anche io, sono più che altro finzione e questo non dovrebbe crearmi degli scompensi, ma ho sempre visto con particolare piacere anche i filmati amatoriali dove pur non riscontrando le stesse urla forsennate, in ogni caso mi sono reso conto che certe ragazze venivano come pazze soprattutto quando prendevano uccelloni ben più grandi del mio.
Per farla breve, i troppi video e le troppe seghe avevano fatto di me un timido ed un insicuro.
Poi, però, arrivò Sara. Lei era diversa da tutte le altre. Bionda, magra, non tanto alta, ma con un culetto da far resuscitare i morti e due tettine a punta dure come il marmo. Ero cotto: non potevo fare a meno di pensare a lei. Con un pò di fortuna riuscii ad uscire con lei e dopo un paio di appuntamenti ci baciavamo come pazzi seduti all’ultima fila del cinema. Aveva il potere di farmelo rizzare solo guardandomi ed ogni sera, tornato a casa, mi sfinivo di seghe pensando a come sarebbe stato bello perdere la verginità con lei. Restava il mio “piccolo” problema, ma ascoltando i discorsi che la mia ragazza faceva con le amiche mi ero convinto del fatto che anche per lei le dimensioni non contassero nulla. Ci amavamo alla follia ed era solo questione di tempo. Ormai uscendo mi permetteva di toccarla dappertutto e più di una volta era venuta strofinandosi avanti e indietro a cavalcioni della mia gamba. Ormai voleva a tutti i costi che lo facessimo ed anzi si preoccupava di non piacermi abbastanza. Io invece l’adoravo e passavo la notte a fantasticare su di lei pensando a come sarebbe stato bello entrare dentro di lei e venire con lei facendo finalmente l’amore.
Tutto accadde in una fredda sera di febbraio. Uscimmo come al solito con gli amici, ma ad una certa ora Sara mi disse che voleva tornare a casa. La misi in macchina pronto a riaccompagnarla, ma appena girato l’angolo, lei mi chiese di fermarmi.
“Voglio che lo facciamo !” mi disse.
“Ma Sara, lo sai, è tardi, domani c’è scuola, sono stanco e non ho tanta voglia e poi non ho i preservativi” cercai di farfugliare mentre un’erezione prepotente faceva di tutto per smentirmi.
“Piantala ! Lo so che lo vuoi anche tu…e quanto ai preservativi che t’importa ? Basta che stiamo attenti”.
Così dicendo Sara si era alzata completamente la maglietta rivelando il reggiseno a balconcino che le avevo regalato tempo prima e si era avventata sulla mia patta saggiando con una mano la mia erezione.
Per poco non venni a quel contatto. Era la prima volta che me lo impugnava e, per fortuna, non sembrava lamentarsi delle dimensioni.
Era infoiata come una matta ed anche io persi il lume della ragione. Parcheggiai la macchina in un viottolo dietro lo stadio ed iniziai a baciarla. Le accarezzavo i seni dopo averle tolto il reggiseno, mentre lei faceva di tutto per mettersi sopra di me.
Passammo sui sedili di dietro. Le tolsi tutti i vestiti e mi spogliai anche io lasciandomi però addosso gli slip. Il cazzo mi pulsava dalle mutande e l’erezione si notava di certo. Sara mi salì sopra e come sempre prese a strofinare la sua passerina sulla mia gamba sinistra standole a cavalcioni. Piu’ lei si muoveva più ci baciavamo e io le torturavo i capezzoli con le mani. Sentivo la mia gamba tutta bagnata. Si stava sciogliendo. “Se continuo così vengo” mi disse. Io per tutta risposta iniziai a muovere la gamba in controritmo con lei. Ancora pochi secondi ed iniziò a venire….”Siiii, siii…odddiooo…godooo”: stringeva la mia gamba fra le sue continuando a fare su e giù. Pensavo mi andasse a fuoco. Dopo un pò si lasciò cadere addosso a me “adesso voglio che mi scopi ! ” mi disse guardandomi negli occhi con una faccia da porca che non avrei più dimenticato.
Finalmente passai all’azione. La girai a pancia in su, mi abbassai lo slip e senza che avesse modo di vedermi il cazzo mi sdraiai sopra di lei. Lei alzò le gambe sui poggiatesta dei sedili e mi disse ” Dai, ti prego, aprimi, non ne posso più”. Anche io non ne potevo più: puntai con la mano il cazzo rigido come l’acciaio all’apertura della sua passerina e spinsi. In meno di un secondo ero dentro di lei. Era bollente e bagnata. Provai a dare due colpi forti e mi accorsi che stavo già per venire. “Mhhhhhh bravo Alessio…..finalmente ! Dai fammelo sentire tutto…entraaa..scopami”. Sapevo che non avrei potuto controllarmi abbastanza, ma feci di tutto. La scopai più lentamente che potevo entrando piu’ che potevo. Ogni secondo le chiedevo “ti piace ?” e “non ti sto facendo male vero ?”, ma lei si limitava a baciarmi ed a chiedermi di fare piu’ forte, di entrare più dentro.
Le provai tutte per non sborrare subito: pensieri tristi, cambi di ritmo, cambi di posizione, giunsi persino a stringermi la base del cazzo con una mano, ma non riuscivo a trattenermi. “Amore, non ce la faccio piu’, devo venire” le dissi. “No ti prego, non ancora, fai venire anche me. Ti amo, sei la mia vita. Dammelo ancora…fai piu’ forte vieni piu’ a fondo…”Mi sentivo sciogliere dentro, accellerai un pò, ma come immaginavo questo mi portò verso il baratro. “Non ce la faccio piu’ !” urlai e feci appena in tempo a tirarlo fuori che iniziai a sborrare come un matto. Uno dopo l’altro sei schizzi pazzeschi bagnarono Sara sul petto, sulle tette, fino alla bocca. Ne avev schizzata un litro e pensavo di morire. Sara accolse la sborrata con un’aria delusa, ma mi disse “Tranquillo amore, andrà meglio la prossima volta. Ti amo”. Mentre mi diceva questo, però, vidi che si stava toccando il clitoride con una mano. “Che fai ?” le chiesi. “Scusa ho bisogno di venire, tu se vuoi guardami”. La scena era arrapantissima: si masturbava ferocemente alternando due dita dentro la sua fica aperta a due giri con le punte delle dita sul clitoride. Solo a vederla mi era tornato duro e le chiesi se voleva che ci riprovassi, ma lei mi disse che preferiva venire così. Io allora iniziai a segarmi guardandola masturbarsi ed alla fine venimmo quasi insieme.
Stanchi e sudati ci abbracciammo stesi sul sedile della macchina per riprenderci un pò. Fu in quel momento che il finestrino anteriore sinistro andò in frantumi. Gli sportelli della macchina vennero aperti ed in un baleno noi fummo estratti con la forza da due uomini col volto coperto.
“Bene, bene, cosa abbiamo qui ?” disse uno di loro.
“Sembrerebbe una bella coppia di sporcaccioni” rispose l’altro.
Io e Sara ci guardavamo terrorizzati. Entrambi nudi tremavamo per il freddo e lo spavento.
“Pensavamo di farci qualche euro questa sera, ma credo che cambieremo programma” disse quello che aveva parlato per primo.
“in effetti questa puttanella me lo ha fatto intostare per bene. E poi guarda quel frocetto: con quel cazzettino scommetto che non è nemmeno capace a farla venire”.
Nella mia mente rivedevo molti servizi che avevo visto al telegiornale. Sapevo già come sarebbe andata a finire. Tentati di reagire per difendere Sara che stava inginocchiata per terra piangendo, ma riuscii solo a rimedieare tante botte.
“Adesso hai rotto ragazzino. Se vuoi tornare a casa vivo stai li buono e lasciaci fare. Vedrai che la tua ragazza ci ringrazierà dopo”.
Detto questo il primo prese Sara come fosse una bambola di pezza e la tirò su. “Guarda che fica che è questa…adesso vedrai che ti facciamo un bel regalo”.
Presero Sara e la sdraiarono a pancia in su sul cofano della macchina. Uno la teneva e l’altro iniziò ad accarezzarle tutto il corpo. Io non potevo muovermi, riuscivo solo a dire “bastardi lasciatela stare non fatele male”, ma intanto restavo li a guardare. Sara piangeva mentre loro l’accarezzavano in ogni parte del corpo. Si accanivano in particolare sui capezzoli, strofinandoli, leccandoli e mordendoli. Erano diventati durissimi ma probabilmente era normale visto il freddo. Poi le accarezzarono il resto del corpo. Sara si divincolava e loro decisero di spingerla in macchina sul sedile di dietro. “Tu entra davanti e guarda” mi dissero ” e se dici qualcosa ti ammazziamo”. Feci come avevano detto anche perchè mi stavo congelando. Il primo teneva Sara per le braccia mentre il secondo le immobilizzava le gambe e scese a leccarle la fica. Sentivo osceni rumori di risucchio mentre il maniaco implacabile leccava e succhiava la fica della mia ragazza. “mhhh che buuuuona.. sai di pesca sai tesoro ? vedrai che ora ti piacerà”. Sembrava non finire mai…Sara si lamentava ma aveva smesso di piangere. Ripeteva solo “No no no”, ma era sempre piu’ stanca. Quel porco continuava a succhiare e leccare…potevo vedere le grandi labbra aperte e tutto il basso ventre di Sara lucciante di saliva. Il trattamento continuava e Sara aveva smesso di parlare. Ora la sentivo respirare forte. Possibile che quel trattamento selvaggio alla fine stesse avendo la meglio. Nonostante fossi venuto due volte prima, anche il mio cazzo era diventato dinuovo duro. Per fortuna che lei non poteva vedermi. Sara non si divincolava più e quello che la leccava potè mollarle le gambe. Con una mano prese ad accarezzarle i seni, mentre con due dita dell’altra aveva preso a sditalinarla. La lingua intanto insisteva sul clitoride. Sempre piu’ forte, sempre piu’ veloce. Sara stava ansimando come un treno…si lamentava…all’improvviso urlo “noooooo maledettoooo”….e venne. La vedevo contorcersi mentre il maniaco continuava a succhiarle la fica. Venne come mai l’avevo vista fare….e io pure ero quasi sul punto di venire a mia volta nonostante non mi stessi toccando.
Appena l’orgasmo si fu placato, quello che l’aveva leccata disse “visto ? da questa pesca abbiamo fatto uscire tanto buon succo di frutta. Ora però dobbiamo riempirla dinuovo no ?”.
Detto questo si sollevo’ ed armeggiò con i suoi pantaloni. Dopo poco riuscì ad abbassarseli completamente e, tirate giù le mutande, vidi che aveva un cazzo enorme.Era in piena erezione e sembrava un bastone. Piegato all’insù e rigido come l’acciaio faceva veramente paura. Sara lo vide e cacciò un urlo. Io stesso non credevo ai mei occhi. “Adesso ti faccio vedere come si fa a far godere una donna” disse rivolto a me. Senza tanti complimenti alzò le gambe di Sara sopra le sue spalle e glielo ficcò dentro fino alle palle. Sarà urlò come impazzita. Il porco iniziò a muoversi dentro la mia ragazza. La stava scopando ! Entrava ed usciva molto lentamente – forse per farla abiturare – ed intanto mi diceva “Cazzo com’è stretta. Sei veramente una merda di frocetto. Ho scopato vergini che l’avevano più larga di lei. Come pensavi di farla venire con quel cazzetto ?”. Lui ed il suo complice ridevano come matti. Io mi sentivo umiliato, ma il cazzo non accennava ad ammosciarmisi. Mentre l’altro continuava a tenerle le braccia, il primo scopava Sara sempre più forte. Sara urlava, ma non di dolore, ne di paura. Stava godendo. Ogni volta che lui entrava dentro di lei diceva “Si…dio…siiii…sei enorme….mi spacchi.” Piu’ lui accellerava il ritmo piu’ lei ansimava. Era rossa come il fuoco ed urlava “sii..cosiiiii…scopami…..fammi venire”. La scopava sempre piu’ forte..la macchina saltellava impazzita. Sara era irriconoscibile. Continuava ad urlare oscenità ed alla fine ” vengoooo…..vengoooooooooo………ahhhhhhhhhhhhhh”. Ogni volta che lei stava smettendo di urlare lui accellerava il ritmo ed in pochi secondi la faceva venire dinuovo. Sembrava non dovesse finire mai. Poi dopo circa mezz’ora che la massacrava le disse “guardami negli occhi troia che ti vengo dentro”. Appena Sara aprì gli occhi lui iniziò a sborrarle dentro. Accompagnava ogni schizzo con una spinta piu’ forte urlando “Prendi” e “Ti riempio” e “Troia”. Sara venne dinuovo urlando ed in quel momento l’auto venne investita da un fascio di luce. Una volante della polizia in giro di controllo anti prostituzione aveva deciso di vedere chi scopava in quella macchina. Ci trovarono così: quello che ancora era dentro di Sara semisvenuta. L’altro che la reggeva ed io i ginocchio sul sedile davanti nudo e col cazzo dritto che guardavo.
Gli stupratori furono arrestati e, a quanto venni a sapere dai giornali, ripagati dagli altri detenuti con la stessa moneta.
Sara non volle piu’ vedermi. Pensavo ce l’avesse con me perchè non ero riuscito ad aiutarla. In realtà un giorno mi disse che semplicemente non sapeva piu’ che farsene di me. Aveva capito che l’amore non era tutto. Lì per lì non capii. Dopo qualche tempo la vidi in giro con un nuovo ragazzo. Era un tipo insignificante ai miei occhi alto magro e con la faccia da sfigato, ma non osavo chiederle nulla. Solo un giorno la trovai che scherzava con un gruppo di amiche ed indicando me le sentii dire fra le risate generali “Le dimensioni contano sapete ?”.
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E’ una storia di fantasia. Nessun riferimento a fatti o persone reali è voluto.

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