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Fantastico, reale, bellissimo come sempre. Quando io ed Estrin uscivamo da casa non potevamo fare a meno di guardarlo, di osservarlo, di studiarne le pieghe. Ogni anno che passava era sempre più maestoso e possente. Situato nel mezzo di un bellissimo pineto, questo meravigliso albero anziano fu uno dei molteplici incontri tra me ed Estrin. Come già detto in precedenza Estrin aveva molta fantasia e il suo gioco era quello di risvegliare le mie passioni nel modo che momentaneamente le veniva in mente. Non so come mai da qualche giorno era sempre più affascinata da quell’albero, che chiamò Milly, non so ancora perchè. Uscimmo come sempre verso la prima sera, verso le sette. Passeggiammo nel pineto e ciò che notavo di nuovo è che lei, nel passeggiare, premeva la sua mano sul mio fianco, strano comportamento. Arrivati ad una panchina, di fronte Milly, ci sedemmo, io disteso e con il capo poggiato sulle gambe di Estrin, lei con le gambe accavallate quasi come a formare un piccolo spazio concavo per far sprofondare la mia testa. Mi guardava fissa e io immaginavo perchè mi avesse portato in quel parco, chissà cosa le dettava la fantasia. Rimanemmo a parlare fin quando la pineta non rimase completamente vuota. Non corravamo pericoli di rimanere chiusi dentro, poichè era una pineta senza cancelli di chiusura e senza guardiani. Lei mi invitò ad alzarmi, e ad andare sotto l’albero. Mi distesi a terra, avendo il busto poggiato sulla corteccia dell’albero, mentre lei mi si mise addosso. Iniziò a piovere e passammo molto tempo prima di spogliarci.Lei, essendo completamente nuda, mi cercava, mi voleva, mi desiderava. Sollevai Estrin di peso e la misi con la schiena sulla corteccia di Milly, passavo la mia lingua sulla sua carne, in ogni suo punto. La pioggia che ci bagnava accentuava l’odore sensuale di entrambi e ciò fece modo che entrambi ci desiderassimo di più. Salendo con la lingua dalle sue gambe fin sopra il suo ventre stuzzicavo tutto il suo corpo per prepararla alla penetrazione e per farla infuocare e accaldare.La sua carne aveva sapore di lei,miscelato con le fredde lacrime del cielo, che rendevano a loro volta, freddo anche il corpo di Estrin. La sua pelle del volto era anch’essa grondante della pioggia che scendeva dalle foglie di Milly. Io passavo le mie mani sul suo volto per asciugarlo dalle goccie e lei scuoteva la testa seguendo le mie mani, fin quando non aprì le sue palpebre per mostrarmi per l’ennesima volta la luce dei suoi bellissimi occhi lucidi color mare in tempesta. Io non ero completamente nudo, le gambe coperte dai pantaloni slacciati in vita e con la lampo tirata giù, mentre il dorso era completamente libero.La pioggia rendeva il tatto di Estrin piacevole, mentre lei disegnava con i polpastrelli la forma dei miei muscoli. Lasciava le dita su ogni solco delle mie contrazioni, mentre lei, con la sua testa, seguiva la mia, che si muoveva in modo irregolare.Senza togliermi i pantaloni la penetrai stendendola a terra e dando dei colpi decisi e forti, fin quando non rimase preda del suo orgasmo distesa per quel poco che bastò a terra, con il petto fieramente pronunciato e gonfiato dal suo respiro. Quest’ultimo era appesantito dall’affanno del rapporto. Notavo che mentre mi baciava, prima di rivestirsi, la sua bocca tremava per il freddo ma era felice. Dopo esserci rivestiti le prestai la mia giacca e la riaccompagnai verso casa.

Facemmo la doccia insieme, da perfetti fidanzati. Il sapone rendeva la pelle di Estrin molto soffice e vellutata e non riuscivo a fare a meno di toccarla. Mentre si insaponava stava ancora tremando, contratta su se stessa e passando le sue mani insaponate sul suo corpo, in modo tutt’altro che armonioso. Misi di impatto le mie braccia poco sopra il suo seno, andando a toccare la collana con la croce di platino che le scendeva sul seno. Girando le mie mani sulle sue spalle, le dissi:

-Cosa c’è Estrin!-

Baciandomi sulla guancia:

-Ho ancora freddo!-

Con le mani insaponate intanto le massaggiavo il seno, stringendo le mammelle quel poco che bastava per farle chiudere gli occhi. Trascinandola con me, mi poggiai sulle maioliche, continuando quello che stavo facendo. Lei mi carezzava le braccia. Appoggiava le sue labbra sui bicipidi e ne strappava un lunghissimo bacio. Io continuai, ma molto lentamente. Baciandomi tutto il braccio si girò di fronte a me, insaponandomi il petto e strofinando i palmi delle sue mani sulla mia pelle, fino ad arrivare alla mia testa. I polpastrelli mi accarezzavano i capelli, mentre io, stringendola vicino a me, mi accingevo a baciarla sulla bocca. Le mie mani, unte di sapone, sfioravano le sue spalle e il suo sedere, mentre anche lei ormai aveva portato le sue mani sul mio dorso. Restammo lì sotto il getto d’acqua fin quando non consumammo ancora una volta il nostro amore. Era l’alba e la luce di un sole radioso e pieno toccava le foglie di Milly e ne asciugava le gocce di pioggia del giorno prima, mentre io riposavo con Estrin tenendo il mio corpo vicino al suo per non farle sentire il freddo che sentì la notte prima e per non farla sentire sola, come del resto era mia abitudine. Avevo bisogno di lei, l’amavo e lei mi amava. Ormai sveglio, aspettavo che anche lei si svegliasse. Aprì i suoi dolcissimi occhi, lucidi per il sonno.

-Buongiorno Amore mio.-

-Buongiorno Estrin. I tuoi occhi mi parlano, mi dicono sempre quanto il tuo amore sia sempre profondo per me. Gli occhi lucidi della Dea non nascondono e non si vergognano di nessuno, per questo io cercherò di non farli mai piangere.-

Gli occhi di Estrin erano sempre lucidi e meravigliosi, ma dopo le mie parole rimasero lucidi, ma questa volta non per causa del sonno.

Autore Pubblicato il: 8 Febbraio 2004Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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