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SAFE WORD

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– Fede, per favore, possiamo evitare di parlarne?
– No che non possiamo, mi vuoi dire che hai combinato?
– Niente.
– No, non &egrave niente. Uno non si ritrova dall’altra parte della città, senza soldi e senza la possibilità di tornare a casa per niente.
– E invece può succedere.
– Fra, ascolta, siamo amici da tanto tempo. Con me puoi parlare. Sei stato rapinato? Se sei stato rapinato dobbiamo andare dalla polizia e sporgere denuncia.
– Tranquilla, non serve.
– Mi hai fatto venire fin qui in macchina per venirti a prendere. Avevo da fare sai? Dovevo andare in palestra, sono due giorni che non mi alleno. E invece sono qui a farti da tassista. Mi hai fatto preoccupare, che cosa credi?
– Fede, per favore.
– No, per favore niente. Parla.
– E va bene, però promettimi che non mi giudicherai.
– L’ho mai fatto?
– No, non credo. Ma non te ne ho mai dato motivo finora.
– E adesso invece me ne stai per dare uno?
– Può darsi.
Resta in silenzio guardando la strada. Federica mi vuole bene, in una maniera a dir poco genuina. Siamo amici dai tempi delle scuole medie, e il nostro rapporto, seppur con dei naturali alti e bassi, non &egrave mai davvero andato in crisi, superando indenne i tempi del liceo e dell’università. Non ho dubbi quindi sul fatto che la sua non sia semplice curiosità, ma reale preoccupazione.
– Dimmi, ti ricordi di quando, qualche volta, ti ho detto che trovo sensuali i piedi delle donne?
– Sì, certo che lo ricordo, e quindi?
– E quindi diciamo che potrei aver minimizzato un po’ la cosa.
– In che senso?
– Nel senso che non &egrave che trovo i piedi sensuali in certe situazioni, ma che proprio sono ossessionato.
– Mi stai dicendo che sei un feticista?
– Diciamo di sì.
– Sei un feticista, ok. Sono di mente aperta, lo sai, e non ci vedo nulla di male. Ma questo che cos’ha a che fare con la situazione di oggi?
Allora le racconto tutto. Le racconto di come mi sono messo su internet su siti di incontri, di come ho trovato un annuncio di una padrona che mi avrebbe fatto leccare i piedi per un centinaio di euro, e di come avevo preso un appuntamento proprio per oggi. Poi le ho raccontato anche di come, una volta aperta la porta, mi sono reso conto che la donna che avevo davanti non corrispondeva per niente a quella che avevo intravisto nelle foto ricevute per email, di come mi sono sentito a disagio e quindi di come ho cambiato idea decidendo di rinunciare a quell’opportunità.
– E allora perché hai avuto bisogno di chiamarmi e farti venire a prendere?
– Perché la padrona non era in casa da sola, c’era anche una sua amica. Questa ha sentito tutto, e si &egrave messa tra me e la porta. Eravamo due contro uno, e mi hanno preso tutto quello che avevo in tasca: i soldi, e le chiavi della macchina. Il telefono hanno avuto la bontà di lasciarmelo, probabilmente non conoscono nessuno che possa rivenderlo, non lo so. O più semplicemente gli ho fatto pena. Comunque sia, &egrave così che sono andate le cose.
– Ma allora lo vedi che dobbiamo andare a fare la denuncia alla polizia? Ti hanno rubato la macchina, e i sicuramente avranno anche i tuoi documenti.
– No, non sono andato fino a lì in macchina. Ho parcheggiato vicino alla metro e sono andato con i mezzi. I documenti sono nel portafoglio, che ho lasciato in macchina. Hanno preso i soldi che le dovevo, più una decina di euro che avevo per tornare indietro. Adesso, per favore, possiamo chiudere il discorso? Andiamo a casa mia a prendere il doppione delle chiavi, e poi a recuperare la mia macchina.
– Fra, sei proprio una testa di cazzo comunque.
Non me la sento di risponderle, non saprei nemmeno come farlo.
Una volta arrivati a casa mia, le offro qualcosa di fresco da bere. Almeno mi sembra di sdebitarmi, anche solo in parte, del favore che mi sta facendo.
– Niente per me, solo dell’acqua.
Federica &egrave fissata con l’alimentazione sana, e non riesco mai a farle mangiare qualche schifezze o bere qualcosa di alcolico o zuccherato. Il lato positivo &egrave che questo, combinato con gli intensi e numerosi allenamenti a cui si sottopone, si traduce in un fisico che, non esagero, &egrave quasi perfetto. Gambe toniche, pancia piatta, fondoschiena che sembra essere formato da due palloncini belli alti. Il seno non &egrave certo piccolo, ma nemmeno enorme. Il giusto. Il viso &egrave bello, semplice, da ragazza acqua e sapone. Occhi scuri, capelli castani che arrivano più o meno alle spalle. Nonostante tutto ciò, non ha mai avuto tante storie. Ha un carattere abbastanza difficile, e si fida molto poco del genere maschile. Penso sia femminista, ma non ne abbiamo mai parlato in maniera esplicita.
– Fra, ma che ti ha detto la testa? Andare a rispondere ad annunci di questo tipo per cosa? Per leccare dei piedi?
– Fede, questa fantasia ce l’ho da tanti anni. Volevo sapere com’&egrave. Volevo rendere reale questa fantasia.
– Ma perché non l’hai fatto con le ragazze con cui sei stato? Voglio dire, un po’ di storie le hai avute. Potevi proporlo ad alcune di loro.
– No, non me la sono mai sentita.
– Perché?
– Perché avevo paura di rovinare tutto. Ci sono molti pregiudizi su questo genere di fantasie. Avevo paura di venire bollato come un pervertito. Mi sentivo in imbarazzo al solo pensiero di confessare una cosa del genere. A dire il vero, in questo momento mi sento in imbarazzo anche con te.
– No tranquillo, non c’&egrave bisogno di sentirti in imbarazzo con me.
– Grazie per le belle parole, ma mi sento in imbarazzo lo stesso.
– Potevi parlarmene prima di questa tua fantasia, avrei potuto aiutarti.
– Aiutarmi come?
– Avrei potuto farti massaggiare i miei piedi. Anche farteli leccare magari.
– No, non stai dicendo sul serio.
– Perché? Sì invece. Io ci guadagnerei un po’ di relax, e tu potresti realizzare questa fantasia.
Mentre dice questo, inizia a sciogliere i lacci delle all star che porta ai piedi, si sfila i calzini, appoggia i piedi sul divano e li avvicina alle mie gambe, arrivando a sfiorarmele.
– Su, che aspetti.
Prendo in mano uno dei suoi piedi, e inizio a massaggiarlo. I piedi di Federica non stonano col resto del corpo, sono bellissimi anche loro. Molto curati, si vede che fa spesso la pedicure, e ha le unghie smaltate color rosso fuoco.
Mi dedico al massaggio facendo delle leggere pressioni e dei movimenti circolari alla pianta del piede. In realtà non ho la minima idea di come si faccia, sto improvvisando. Lei chiude gli occhi, sembra rilassarsi, quindi continuo.
Dopo circa venti minuti, non so quasi più come massaggiarli. D’istinto mi viene da avvicinarmi un piede alla bocca, ma appena mi rendo conto di quello che sto facendo, vengo invaso dall’imbarazzo e mi blocco.
– Su, non avere paura. Va avanti, fai quello che stavi per fare.
– Sei sicura?
– Ma certo! Goditela.
Avvicino nuovamente un piede alla bocca, e questa volta vado fino in fondo. Inizio a leccare il collo del piede, molto lentamente, ancora frenato dall’imbarazzo, ma anche deciso a voler rendere questo momento piacevole per entrambi. Lecco la pianta del piede, e vedo che Federica ritrae il piede di colpo.
– Scusami, solletico.
– Scusa tu, sono passato troppo leggero forse.
– Sì, anche secondo me. Riprova appoggiando la lingua con un po’ più di decisione.
– Ok.
Faccio come mi dice, appoggio la lingua sul tallone e con decisione la porto su fino ad arrivare alle dita. Stavolta non ritrae il piede, anzi. Sembra piacerle. La vedo chiudere gli occhi, e anche mordersi il labbro inferiore mentre con la lingua inizio a passare tra le dita. Inizio a succhiarle, una dopo l’altra.
Mi abbandono a questa esperienza, mi abbandoni talmente tanto che non rendo più conto del tempo che passa.
– Fra, mi dispiace interromperti. Ma forse &egrave ora di andare.
Quanto tempo sarà passato? Non lo so, ma era bellissimo. Ancora meglio di quanto io abbia mai fantasticato.
Spero solo che Federica non noti l’erezione che sta esplodendo nei mie pantaloni. Per fortuna ho i jeans, che almeno un po’ mi aiutano a mascherare la situazione.
– Va bene, sì. Andiamo.
Per tutto il tragitto in macchina restiamo in silenzio. C’&egrave dell’imbarazzo, soprattutto da parte mia in realtà. Lei la vedo a suo agio, si comporta come sempre. Semplicemente sta in silenzio, ma la sensazione &egrave che stia in silenzio non per imbarazzo, ma semplicemente perché sta pensando a cosa dire per farmi sentire a mio agio.
– Possiamo rifarlo, se vuoi.
– Scusa?
– Ho detto che se vuoi, qualche volta possiamo rifarlo. Vieni da me o vengo io da te, e mi adori i piedi mentre io mi rilasso. Ci guadagnano entrambi.
– Non sai nemmeno se mi &egrave piaciuto.
– Ma dai Fra, mi vuoi prendere in giro? Credi davvero che non abbia notato quanto ti &egrave venuto duro?
– Cos..
– Eh già. Ho visto tutto. Allora? Ti va di rifarlo? &egrave piaciuto anche a me, o non ti proporrei di bissare.
– No, sì. Va bene. Si può fare.
– Sei così tanto in imbarazzo? Dai, tranquillo. Oh, lì c’&egrave la tua macchina. Siamo arrivati.
– Grazie ancora per oggi Fede. Per tutto quanto.
– Ah ma figurati, &egrave sempre un piacere dare una mano ad un amico. In questo caso, anche un piede.
– Che battutona.
– Vero? Ciao Fra, e non ammazzarti troppo di seghe stasera ripensando ad oggi.
Questo non glielo posso certo promettere.

La cosa va ormai avanti da più di un mese. Non ci vediamo tutti i giorni, ci vediamo come al solito tre o quattro volte a settimana. Va tutto esattamente come prima: vado io da lei a bere qualcosa, viene lei da me a mangiare un boccone, facciamo quattro chiacchiere. L’unica differenza &egrave che mentre chiacchieriamo, io le massaggio e le lecco i piedi.
Io non posso fare a meno di vederla diversamente da come la vedevo prima. L’ho sempre trovata attraente, &egrave ovvio. Non sono mai stato cieco. Ma questa attrazione non si &egrave mai tradotta in una relazione per vari motivi: tanto per cominciare, ho sempre avuto la convinzione di non piacerle, che lei non fosse attratta da me, e di conseguenza non volevo rischiare di rovinare la nostra amicizia. Sì, il più classico dei cliché della friend zone. Però &egrave proprio così che sono andate le cose.
Ora però le cose sono diverse. Per qualcuno un massaggio ai piedi può essere solo un massaggio ai piedi, e leccare i piedi può essere vista come qualcosa che va poco oltre. Ma per me non &egrave affatto così. Per me &egrave come fare sesso, perché sto dando corpo alla mia fantasia erotica più intima &egrave importante.
Ma per lei cosa vuol dire tutto questo? &egrave solo qualcosa di meccanico? &egrave come fare insieme un qualche allenamento? Come giocare ad un videogame?
E poi, quanto lo sta facendo per me, e quanto perché realmente le piace? Sì, ha detto che si rilassa. Ma nella mia testa ho sempre immaginato che la donna che si fa leccare i piedi lo faccia perché prova una reale eccitazione sessuale, non semplicemente relax.
Io voglio che lo faccia perché ne trae reale piacere, non perché non le pesa e allora vuole farmi un favore.
– A che pensi, Fra?
– Niente, penso a tutto questo.
– Tutto questo cosa?
– Sai, leccarti i piedi. Riflettevo sul fatto se fosse giusto o meno continuare.
– Ah, ok. Ti sei stufato.
– Eh? Stufato? No, no. Non &egrave questo.
– Allora cosa?
– Fede, noi siamo amici da tanto tempo.
– Sì, certo.
– L’hai capito che per me leccare i piedi &egrave come fare sesso? Ho il timore che stiamo facendo qualcosa di sbagliato.
– Ti dico la verità, ho pensato tanto anche io a questa situazione.
– E?
– E.. Vorrei prima di tutto capire alcune cose.
– Tipo cosa?
– Prima di dirtelo, prometti che sarai sincero?
– Ma certo!
– Ok. Allora prima di tutto volevo sapere, a te piace leccare i piedi semplicemente perché ti piacciono i piedi, o perché la vedi anche come una forma di sottomissione?
– Non mi aspettavo una domanda così.
– Sì, lo so. Però per favore, rispondi. &egrave importante, perché la differenza &egrave grossa.
– Sì, concordo. Comunque, premesso che tutto nasce dall’attrazione per i piedi, non ti sbagli affatto. Per me &egrave l’adorazione dei piedi &egrave eccitante in quanto forma di sottomissione.
– Ok. E questa voglia di sottomissione l’hai esplorata a fondo?
– Che vuol dire? Spiegati meglio.
– Nel senso, vuoi sottometterti solo leccando i piedi, ci sono altre cose che vorresti fare?
– Non lo so, non ho molta fantasia su questo. Ma se quello che intendi &egrave se vorrei essere uno schiavo, ecco penso che sì, vorrei provare.
– E in quel caso, quali sarebbero i tuoi limiti?
– Non lo so, te l’ho detto, non ho mai pensato ai dettagli. Nei dettagli pensavo solo all’adorazione dei piedi.
– Ma questo vuol dire che vorresti limitare tutto ad un gioco di ruolo in cui vieni trattato da schiavo tra una leccata di piedi e l’altra, o che vorresti esplorare?
– Vorrei esplorare.
– Ne sei sicuro?
– Sì, certo. Perché me lo chiedi?
– Vedi, ormai &egrave più di un mese che mi lecchi i piedi, e se all’inizio quello che provavo era solo relax, piano piano si &egrave evoluto.
– Evoluto come?
– Tu cosa sai del BDSM?
– Poca roba in realtà. So che si tratta di rapporti di dominazione e sottomissione, che a volte ci si lega, che di solito si concorda una specie di parola di sicurezza nel caso in cui le cose andassero troppo in là.
– Sì, una safe word.
– Quello che &egrave.
– Fra, quanto ti fidi di me?
– Abbastanza, perché?
– Ti andrebbe di portare, insieme, tutto questo su un altro livello?
– Nel senso che?
– Nel senso, vuoi smetterla di limitarti a leccarmi i piedi, e diventare a tutti gli effetti mio schiavo?
– Ah.
– Allora?
– Allora, penso di sì. Cosa vorresti fare?
– No, non voglio dirtelo prima. Se &egrave sì &egrave sì e tu ti affidi a me.
– Definisci ‘ti affidi a me’.
– Ti affidi a me, cio&egrave da questa sera tu resti a dormire qui, fino a data da destinarsi, e fai tutto quello che ti dico senza obiezioni.
– Ma non ho nemmeno il cambio.
– Ah, non serviranno tanti vestiti. E comunque possiamo fare un salto a casa tua domani a prendere qualcosa, quando torno a casa da lavoro. Tu mi aspetterai qui, tanto sei ancora disoccupato, no?
– Sì, purtroppo sì.
– Allora, ci stai?
– Sì, ci sto.
– Bene, stabiliamo una safe word.
– Cosa ne pensi di ‘pepe’?
– Sì, andare. Ma perché ‘pepe’?
– Sai, stiamo mettendo un po’ di pepe tra noi, no?
– Sì, ha senso! Promettimi però che farai il possibile per non usarla.
– Certo, certo che te lo prometto.
– Bene. Ora vieni con me.
Si alza in piedi, mi afferra la mano e mi trascina in camera da letto. Non sapere cosa aspettarmi, rende il tutto ancora più eccitante.
Apre un armadio e inizia a frugarci dentro.
– Sdraiati, mettiti a stella marina.
– Sì.
Si avvicina con in mano una sciarpa, che utilizza per bendarmi, rendendomi cieco.
– Vedi Fra, quello che non sai &egrave che avevo intuito tutto. Era da un po’ che avevo intenzione di affrontare questo discorso. Non sapevo da dove cominciare, e per fortuna oggi hai iniziato tu.
– Quindi ci avevi già pens..
– Sta zitto, sto parlando io. Comunque sia, avevo già intuito tutto, ed ero praticamente certa che avresti accettato. L’altra cosa che non sai &egrave che sono già attrezzata.
Sento una corda passarmi sui polsi, e stringersi intorno ad essi. Mi lega mani e piedi alle estremità del letto. La sento scendere dal letto, e dai rumori che sento, capisco che si sta togliendo i vestiti.
Non l’ho mai vista nuda, e saperla nuda lì vicino a me, pur non potendola vedere, mi provoca un’erezione immediata.
Mi afferra i pantaloni e me li abbassa senza darmi alcun preavviso. Si mette sopra di me, e sento il suo fondoschiena sodo appoggiarsi sul mio viso. Avverto l’odore del suo sesso.
– Leccami.
Senza farmelo ripetere, tiro fuori la lingua e inizio a leccarla con delicatezza, ma con decisione. &egrave già bagnata.
Mentre la lecco, lei me lo prende in mano, e inizia a masturbarmi. Cambia spesso ritmo, alternando gesti rapidi ad altri più lenti. La sento sputare sul mio membro, lubrificandolo e rendendo la stimolazione ancora più irresistibile. Ma ogni volta che arrivo vicino al culmine, lei si ferma, aspetta qualche secondo, e poi ricomincia riportandomi nuovamente al limite. E non so nemmeno più a quante volte siamo arrivati.
All’improvviso, sento il suo respiro farsi più affannoso. Lascia andare definitivamente il mio membro, e inizia a sfregare con forza il suo sesso contro la mia bocca, con dei movimenti decisi, avanti e indietro, fino ad esplodere in un orgasmo intensissimo. Ricorderò i gemiti del suo piacere di stasera per tutta la vita.
– Però, sei bravo con quella lingua!
– Grazie..
– Aspettami qua.
Sento i suoi passi allontanarsi. &egrave andata in cucina, lo capisco perché avverto distintamente il rumore del freezer che si apre, e poi si richiude.
Quando arriva non dice una parola, avverto soltanto qualcosa di congelato appoggiarsi sul mio pene, costringendo con la forza l’erezione a svanire.
Ora sta di nuovo trafficando nel suo armadio. Tira fuori qualcosa, e poi torna nuovamente tra le mie gambe.
Sento qualcosa di plastica appoggiarsi intorno al mio pene. Anzi, per la precisione &egrave come se fosse un anello, penso di plastica, che si stringe intorno al mio membro e anche ai miei testicoli. Subito dopo, me lo prende in mano, e sembra cercare di inserire il pene come in un tubo di stretto, sembra dello stesso materiale dell’anello che si trova alla base.
– Che stai facendo?
Non dice niente, si limita a togliermi la sciarpa che aveva usato per bendarmi.
La luce &egrave accesa, e dopo tutto il tempo passato al buio, i miei occhi ci mettono un po’ ad abituarsi alla luminosità della stanza. La prima cosa che riesco a vedere, &egrave un pacco di piselli surgelati, colpevole di aver placato la mia erezione. Poi vedo lei, coi capelli scompigliati, le guance arrossate come se avesse appena fatto una corsa, e la pelle ancora un po’ lucida per la sudata. Indossa una maglietta di almeno due taglie più grande, e penso nient’altro.
Poi vedo il mio pene. Lo vedo, e quasi mi prende un colpo. Si trova rinchiuso in quella che ha tutta l’aria di essere una cintura di castità. Federica prende un lucchetto, lo inserisce in modo da bloccare tra loro il tubo in cui &egrave inserito il mio pene, all’anello che si trova alla base, rendendomi praticamente una specie di eunuco.
– C’&egrave solo una chiave, e l’ho legata ad una cavigliera che si trova al mio piede sinistro.
– Ah.
– Sei pronto a sentire il click del lucchetto che si chiude?
– No, non sono pronto.
– Pazienza.
*click*

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