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– Olga, guardi il suo terrazzino? Per te quello è diventato una fissazione.
– Rica, quando lo vedo mi vengono i capezzoli duri .
– Ma neppure lo conosci, neppure lui ti conosce.
– Troverò il modo di conoscerlo. Sai, quando l’ho visto scopare….avevano la finestra della veranda aperta. Ho preso il binocolo a infrarossi di mio marito….un palo, il suo è così. E poi quella donna che si torceva sotto i suoi colpi. Ho visto la sua reazione quando l’ha penetrata, credo l’abbia inculata. E poi non smetteva mai, per mezz’ora, a chiavarla di forza.
– Ma non puoi spiare nella intimità delle altre persone. E’ una brutta cosa.
– Si, hai ragione, ma non sono pentita. Vorrei farmelo.
– Ma sei impazzita? Abitate difronte, a venti metri di distanza, nello stesso palazzo. Succederebbe uno scandalo. E poi….tuo marito?
– Già, la solita scopatina settimanale di venti minuti e poi devo andare in bagno a farmi da sola.
– Olga non fare sciocchezze.
– Troverò il modo di conoscerlo. Te l’ho detto, voglio farmi fare da lui, come quella donna.

Il palazzo aveva due ali, la A e la B, i loro terrazzini erano uno di fronte all’altro al quarto ed ultimo piano. Rica era la sua amica del cuore, abitavano porta a porta; era sposata ma anche lei soffriva per un marito che non le dava piacere e che passava le serate a giocare, diceva. Olga era alta, longilinea, un corpo bello con grande seno e cosce un po’ grosse, finta bionda, capelli lunghissimi. Il viso non era bellissimo, aveva la mascella un po’pronunciata, ma piaceva molto agli uomini. Rica era una brunetta, piccola di statura ma molto ben proporzionata. Aveva occhi neri molto belli ed il viso era bello, quasi da ragazza.

Accadde una mattina, vicino agli ascensori. Lui aveva tre borse della spesa, le aveva poggiate per terra e cercava con ansia la monetina per l’ascensore. Olga ebbe un lampo. Prese una monetina si avvicinò a lui e gliela porse.
– Grazie, signora. Mi ha salvato.
– Lo credo. E’ capitato anche a me di non avere monetina, e salire fino al quarto piano a piedi è una vera faticaccia. Lei non mi conosce, ma io la vedo sempre, i nostri terrazzini sono l’uno di fronte all’altro. Mi chiamo Olga.
– Piacere di conoscerla, signora. Mi chiamo Gianni..…..da non credere, salvato da una donna così affascinante. Come posso ricambiarla?
– Ci saluteremo dai terrazzini, allora.

– Rica, ha detto “affascinante”, gli piaccio. E vedessi come mi guardava i seni !
– Beh, tu ce li hai grossi e belli e qualsiasi uomo te li avrebbe guardati se ti vesti con un maglioncino così attillato che li spinge fuori.
-Glieli faccio vedere…..
– Olga! Ma che vuoi fare? Metterti a seno nudo sul terrazzo?
– No, Rica. Una video chiamata. Mi è arrivata la ricevuta della compagnia telefonica, non ho ancora aperto la busta. La metto nella sua casella, come fosse un errore del postino, i nostri cognomi hanno la stessa iniziale. E aspetto. Nella ricevuta c’è anche il mio numero di telefonino.
– Pensi che lui capisca?

– Signora Olga, deve scusarmi. Non mi sono accorto che la lettera era indirizzata a lei finché non l’ho aperta. Ho preso da lì il suo numero di telefono.
– Non importa, è solo una ricevuta; però lei deve farsi perdonare. Non mi chiami “signora”, io sono Olga e possiamo darci del tu, se lei vuole.
– Non sei solo bella, sei anche gentile. Mi piace vederti sul terrazzino.
– E che cosa ti piace vedere di me?
– Beh, se mi perdoni la franchezza…..
– Avanti, dillo.
– Hai dei seni bellissimi ed un corpo che emoziona a vederlo.
– A vederlo vestito? …mmm…..perché non lo dici che vorresti vedermi nuda?
– Si, lo vorrei davvero, se fosse possibile.

– Olga, no! Ci fai la figura della puttana.
– Dai, Rica , scatta. Ha volta ho sognato di essere una puttana, sai, quelle dei bordelli, dove scopano sette-otto volte al giorno.
– Così gli fai vedere tutto, anche i peli del pube.
– Se fosse vicino, vorrei che mi guardasse la fica. Scatta, dai.
– Sono già cinque. Quante glie ne vuoi mandare?
– Abbastanza per fargli venire voglia di masturbarsi per me.

Dal terrazzino lui le fece segno di andare da lui. Squillò il telefono.
-Cosa vuoi Gianni? Non ti basta? Sono stata di parola, mi sono fatta vedere. Ora vorresti anche scoparmi?
– Si, lo vorrei moltissimo. Mi hai fatto salire il sangue alla testa con le tue foto.
– Va bene, vorrei fartelo fare. Ma non voglio una scopatina veloce. Aspetta stasera, mio marito parte in pomeriggio, vengo verso le 10, quando non incontro nessuno mentre cambio ascensore. Ti avverto, io voglio molto, molto più di quello che tu pensi.

– Olga ma ci vai davvero?
– Si, Rica, te l‘ho detto voglio farmelo e farmi fare da lui. Ascolta: se vuoi puoi venire qui e ti presto il binocolo. Vorresti fartelo anche tu, vero?
– Questa storia mi ha fatto venire voglia di farlo. Hai ragione, quando un uomo non ti soddisfa, ce ne vuole un altro.
– Ti sei decisa, finalmente. Fatti chiavare e starai meglio con la tua depressione. Guardaci, e masturbati se ti viene voglia. E non dirmi che vorresti fartelo anche tu: lo so già.

Nel buio della notte Rica li vedeva nitidamente. Olga aveva lasciato per lei le tende aperte della veranda.
La vide inginocchiata e vide lui che la teneva per i fianchi. Poi vide il sobbalzo di Olga e pensò: l’avrà inculata. Lei non lo faceva da molto tempo, avrà sofferto. E vedeva l’amica agitarsi con il cazzo che la stava sbattendo dietro. La vide agitata, forse era passato alla fica, la stava chiavando in profondità. Poi lui si alzò, forse per andare a lavarsi e chiuse le tende.

– No mi ha fatto neppure respirare, Rica. Mi penetrava con quel palo duro senza fermarsi, mi ha fatto venire due volte.
– Ti ha…… inculata?
– Si: Rica, sapessi che emozione quando ho sentito l’ano che si allargava……non pensavo che potessi avere un orgasmo penetrata nel culo, ma lui sa come fare: ti pressa nel culo in modo da comprimere anche la vagina. Ci vuole molta durezza per questo, ma pressa anche il punto G. Gli ho detto che volevo che mi venisse dentro, nella fica. Quando è venuto pensavo che si sarebbe acquietato, mi stavo rilassando, ma gli è venuto duro di nuovo. A lui piace da dietro, in ginocchio: te lo spinge fino a fartelo sentire nella pancia. Che uomo !
– Ed ora cosa farai?
– Lui non è il tipo che si contenta della scopatina, è molto passionale, ci siamo baciati fino a consumarci. Ci mette moltissimo tempo a venire. Devo aspettare che mio marito sia fuori casa, c’è bisogno di molto tempo per farlo come vuole lui….ed anche a me piace molto come lo vuole fare lui. Mio marito con me ha finito: non mi faccio chiavare più da lui, mi verrebbe da piangere per la nostalgia. E’ bello, la sua carne sulla mia mi fa impazzire, quandolosento dentro di me….. Comincio a soffrire, torna mio marito e non posso andarci.

Olga aveva visto giusto. Il desiderio di farsi fare da quel bel ragazzo aveva preso anche Enrica. Suo marito oramai rientrava a casa raramente, preferiva andare a dormire da sua madre e lei era stanca di masturbarsi in solitudine. Ma non poteva fare uno sgarbo ad Olga, e poi non sapeva come fare.

Olga ed il marito dovettero andare dalla made di lui, che viveva in paese, perché era malata. In gioco vi era la sua eredità ed Olga dovette andarci.
— Ascolta, Rica. Ti lascio le chiavi di casa, così puoi innaffiarmi le piante che altrimenti si seccherebbero. MI dispiace che rimani da sola, ma spero che la cosa si concluda al più presto. Per me è una pena, ma devo andarci.
Il mattino del giorno dopo Rica stava innaffiandole piante di Olga quando lo vide sul terrazzino; evidentemente quel giorno lavorava di pomeriggio. Olga lo aveva avvisato di doversi allontanare. Lui vide Rica e la salutò con la mano. Lei aveva copiato il numero di telefono dalla agenda di Olga, al nome G puntato. Si fece coraggio e fece quel numero.
– Ciao Gianni – disse – noi non ci conosciamo, ma io sono Enrica, l’amica di Olga. Mi hai vista sul terrazzino e volevo rassicurarti. Non temere, io so di voi, ma sono segreta e fidata.
– Ciao, Enrica. Sei gentile ad avvisarmi. Io mi sto preparando per il lavoro, finisco stasera, ma spero che almeno per una volta riusciamo ad incontrarci.
– Beh, ora hai anche il mio numero, chiamami quando sei libero.
– Domani, allora,. Stasera finisco tardi, ma domani sono libero.

Quella mattina Gianni si svegliò molto presto. Mise a posto delle cose e si accorse che stava aspettando di vedere Rica sul terrazzino. Ma cominciò a piovere. Allora lui la chiamò.
– Enrica, accidenti, sta piovendo e non posso vederti.
– Perché non puoi? Abbiamo la video chiamata. Vuoi vedermi ? Non sono ancora vestita, ho dormito qui da Olga.
– Fatti vedere come sei, non importa l’eleganza.
– Vuoi vedermi come Olga? Aspetta, almeno mi metto le mutandine, io dormo nuda.
-Che bello sarebbe vederti così.
Accese la video- chiamata, Enrica gli rispose e lui vide che aveva il seno nudo.
-Dai, Gianni. Non volevi vedermi?
– Bellissima, mi fai desiderare dipiù.
– E tu chiedimelo, può darsi che ti accontento.
Mise il telefono davanti allo specchio e Gianni la vide nuda.
– Volevi questo? – gli chiese con una punta di ironia
– Sei bellissima, Enrica, mi riempi di desiderio.
Lei spense la videochiamata e lasciò soltanto la voce.
– Scusami, Gianni, ma per una donna che viene trascurata c’è sempre il desiderio di farsi ammirare.
– Vieni da me e parliamone da vicino.
– Da vicino non ti potrei fermare, e forse neppure lo vorrei, ma non vorrei fare un torto ad Olga.
– Lei non c’è e non abbiamo nessuna ragione per dirglielo.
– E se poi ci volessimo ancora?
– Olga non è mia moglie, io sono un uomo libero. Vieni oggi?
– In pomeriggio vedo se posso. Ma tu fammi una promessa: non sarà solo una avventuretta, vero?

Rica ci andò verso le quattro di pomeriggio. Quando entrò. Lui la guardò dalla testa ai piedi.
– Accidenti, come sei bella da vicino. – Le carezzò il viso e la baciò sulla guancia.
– Tutto qui? – disse lei-
Allora la baciò in bocca, la strinse e la sollevò continuando a baciarla ed anche lei lo baciava dappertutto: nella bocca, sul viso, sul collo. Era affamata di amore e lui lo capiva.
La portò nella camera da letto che dava sulla veranda.
– Voglio vederti di nuovo, da vicino, stavolta.
– Spogliami tu, allora.
Capì quanto gli piaceva quel corpo da ragazza, coi seni piccoli e la pelle vellutata; gli dava uno strano desiderio di tenerezza e di possesso. La teneva davanti a sé, nuda e calda, e le mise il cazzo tra le cosce, sotto le fica.
– Gianni, come sei bello lì, mi fai morire di desiderio. Vieni.
Si mise inginocchio sul letto aspettando che lui la penetrasse. La sentiva ansimare, glielo spinse lentamente, voleva che sentisse tutta la sua grandezza.
– Ah, Gianni, come è bello, come ti sento dentro di me, forte e duro, e pieno di desiderio. Sbattimi, lo voglio io.
La chiavava lentamente, tre colpi forti ed una piccola pausa e la sentiva gemere di piacere. Continuò, sentiva che lei stava per venire, ma non cambiò il ritmo. La sentì gemere più forte, spingersi anche lei contro il cazzo, farselo penetrare tutto nel corpo e sentì le sue esclamazioni di piacere. Allora cominciò a chiavarla di forza, a sbatterla fino a toccarle il culo con la pancia, spingendolo tutto e tirandolo fuori per penetrarla di nuovo, ed ancora. Allora sentì l’orgasmo fortissimo di Enrica che affannava nel respiro e gemeva forte. E le venne nella fica, mentre lei si stringeva per dargli più piacere. Dovettero aspettare parecchi minuto per calmarsi. Enrica rimase in ginocchio e sentiva lo sperma colarle sulle cosce. Poi andò in bagno a lavarsi, mentre Gianni prendeva due lenzuoli puliti. Poi Enrica lo chiamò dal bagno.
– Vieni, amore, che ti lavo io. – gli lavò il cazzo sotto il lavandino, carezzandolo con la mano insaponata e sentì che le sue carezze cominciavano a provocare turgore al cazzo. Allora lo asciugò, lo baciò, poi ci pensò un attimo e glielo prese in bocca; sentiva riconoscenza per quel cazzo che le aveva dato piaceri così intensi.

– Gianni, ti sarò sembrata una puttana a farmi vedere nuda, ma vorrei spiegarti.
– Enrica, tu non devi spiegarmi niente e non devi giustificare niente. A vederti nuda, ho avuto una emozione bellissima, e adesso mi hai fatto felice per l’amore che mi hai dato.
– Ascolta. Io sono sposata con un uomo che non è mio marito, ma solo un coinquilino rozzo e stupido, che mi lascia sempre sola e che è incapace di darmi piacere. Mi sentivo disperata, vedevo Olga felice e ti volevo. Posso restare con te fino a domattina, lui non rientra ed io voglio una notte d’amore con te, dormire abbracciata a te.
– Adesso metto una bottiglia nel frigo ed accendo il forno a micro onde. Abbiamo speso molte energia, giovanotta; adesso recuperiamo. Ma ne spenderei mille volte di più per averti, sei una donna che nell’amore diventa bellissima.
– Perché?
– Hai una fica bellissima ed hai un orgasmo che mi sconvolge e mi emozione. E’ bello davvero farti venire e sentirti mentre vieni.
– Hai deciso di farmi innamorare? Guarda che ci vuole pochissimo.

Continuarono a baciarsi anche durante la cena. Lei teneva addosso solo il magliocino e Gianni la penetrò con un dito e poi se lo mise in bocca.
– Cosa fai? – gli chiese Enrica
– Voglio il sapore della tua fica. Mi ha dato molto piacere.

Enrica stava distesa sul letto, aveva bevuto un po’ e Gianni le stava baciando il corpo: quel seno un po’ piccolo coi capezzoli scuri e durissimi lo eccitavano. Le baciò la pancia, il pube, le cosce. Enrica era in estasi, si sentiva amata ed ammirata come aveva sempre desiderato. Poi lui dolcemente le allargò i piedi, la baciò sulla fica . Lei ebbe un brivido e lui le sussurrò:
– Apriti tutta e dammela; voglio farti venire come fanno gli amanti.
– Si, amore. Mi farai morire di orgasmo: tu non immagini neppure quanto mi piace piacerti. Leccami, ti prego.
Gianni provava il desiderio di sentirla incantata dall’amore fisico. Le passò il dorso ruvido della lingua tra le piccole labbra facendola contrarre per il piacere. Poi arrivò fino al clito con la lingua, le strinse le labbra della fica per farlo emergere e glielo succhiò e mordicchiò sentendola ansimare e sciogliersi e mormorare: “Ancora, ancora…”; allora la penetro con indice e medio incrociati e muoveva la mano chiavandola con le dita mentre continuava a leccarle il clito. Lei si strizzava forte i capezzoli, allargava le cosce per offrirsi di più, gli andava incontro sollevando il bacino. Poi disse: “Non fermarti amore, continua ancora, sto per venire.”
Quell’orgasmo fu una vera esplosione; lei si dibatteva sotto la lingua e le dita ed emise un piccolo grido di piacere quando raggiunse il primo impulso dell’orgasmo. Gianni continuò ancora, voleva che lei consumasse tutto l’orgasmo, sapeva che quello della donna si spegneva lentamente.
– Come faccio a non amarti – gli disse – quando vorrei darti tutto perché tu mi dai tutto? Ah, amore, voglio che mi fai una cosa. Non l’ho mai fatta ma voglio che sia tu ad avere questa soddisfazione. Voglio che mi fai anche il culo e non importa se mi fai male.
Si mise in ginocchio, lui le fece abbassare la testa fino al materasso e cominciò a leccarle l’ano, a penetrarla col dito medio, a bagnarla con la sua saliva.
– Come è bello così, amore, è bellissimo, fammelo ancora.
Poi Gianni prese un tubetto dal comodino, era vasellina trasparente che lui usava per le mani, e la unse e si unse il cazzo.
– Voglio fartelo con dolcezza – le disse, e lei rispose:
– Rompimi, fammi tua completamente.
Cominciò a passarle il cazzo tra le natiche, passandole sull’ano. Lei aveva brividi di piacere per quelle carezza fatte col glande. Poi poggiò il glande duro sul suo ano e cominciò a spingere pianissimo. Sapeva di farle male, ma oramai la libidine lo aveva preso e voleva farglielo. Aumentò la pressione, sentiva qualche reazione di lei al crescere della pressione. Allora la afferrò per i fianchi e spinse con tutta la forza delle sue reni e con tutto il peso del suo corpo. La sentì gridare.
– Aiaa, amore, come fa male. Ahiaaaaaaaaa….fa male, brucia…….
Ma lui sapeva che non poteva fermarsi e cominciò a penetrarla, sempre più in fondo, sempre con maggiore forza finché non glielo fece entrare tutto nel culo. Allora si fermò, aspettò che lei si placasse un poco e cominciò a chiavarla di forza, con l’inconscio desiderio di sfondarla. Le venne nel culo, il culo vergine gli aveva dato troppa stimolazione -, ma era anche l’istintivo piacere di sverginare ad eccitarlo. La portò in bagno, la fece sedere sul bidet ed aprì l’acqua fredda; poi andò in cucina e prese dei cubetti di ghiaccio. Lei gli mostrò il sangue sul dito con il quale si era toccata l’ano.
– Pentita? – le chiese
– Te lo farei fare altre mille volte solo per sentire il tuo piacere quando vieni, come l’ho sentito mentre soffrivo.

Olga si assentò per circa due settimane; il marito di Enrica non rientrava, lei non sapeva nemmeno che fine avesse fatto. Ebbero quel tempo per incontrarsi ancora, di pomeriggio e di notte. Si consumavano a fottere senza risparmiarsi ogni volta che potevano
Al telefono Olga le chiese:
– Rica, dimmi la verità: te lo sei fatto?
– Olga, tu non c’eri, sono stata tentata e mi sono fatta fare da lui. Sei arrabbiata con me?
– Ma no, amore, ti capisco; però lo rivoglio.
– Olga, io lo amo.
– Allora dovremo dividercelo, troveremo un modo. Tuo marito?
– Lo hanno arrestato mentre faceva un pompino ad un ragazzo in macchina. Appena l’ho saputo, ho messo tutte le sue cose in due valige e le ho mandate alla suocera. L’avvocato dice che sarà giudicato con urgenza e con la sentenza potrò chiedere il divorzio immediato. Ora è tutto chiaro. Tuo marito?
– Beh, la morte della madre lo ha fatto ricco, finalmente, ed allora posso chiedergli il divorzio, adesso può pagare. Qui ho potuto farmi il garagista; non è molto ma sai, quando si comincia, allora non vuoi più fermarti, lo vuoi e basta. Sai che pensavo? Ora siamo due donne sole. Vieni ad abitare da me, fra di noi non c’è gelosia. Lui ci vuole tutte e due. Però io, se capita, lo faccio anche con qualcun altro, mi fa sentire troia e mi piace.
– Olga, m come faresti?
-La signora Carolina, sull’altra strada, la ricordi? Lei già una volta mi propose di incontrare un suo amico. I realtà lei trova donne a pagamento. TI telefona, vai, chiavi ed è tutto finito. Se ci vado, vieni con me?

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Autore Pubblicato il: 15 Ottobre 2021Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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