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Un marito autoritario

Premo il pulsante di accensione della mia BMW ed avvio il motore.
Accelero lentamente lasciandomi alle spalle, almeno per una serata, la mia vita abituale e mio marito Stefano.
Guido nel traffico della sera e finalmente esco dalla città per prendere la strada che porta fino al mare, ora finalmente inizio a rilassarmi per godermi una serata in libertà: questa sera sono stata invitata, da una delle mie migliori amiche, a festeggiare il suo quarantesimo compleanno in un locale sulla spiaggia. In realtà lei avrebbe invitato anche Stefano ma lui, come ogni sera, lavorerà fino a tardi.
La strada &egrave finalmente libera ed io, che adoro guidare e amo le auto potenti, inizio a divertirmi superando un po’ il limite di velocità. Se Stefano fosse al mio fianco mi redarguirebbe subito e mi ordinerebbe di rallentare ed io, come sempre, obbedirei senza discutere.
Provo quasi piacere nell’infrangere una piccola regola, ora che l’uomo, che non ne ha mai infranta una, non mi può controllare. Poi penso al rischio di prendere una multa e rallento subito.

Niente da fare, nemmeno quando sono sola riesco a non obbedire a mio marito. Chiamato ‘uomo di acciaio’ dagli amici e l’Ingegnere da tutti gli altri. Uno tra gli uomini più potenti della città, stimato, temuto e rispettato da tutti, da suoi dipendenti come dai politici locali. Una vita interamente dedicata al lavoro come la mia &egrave stata totalmente dedicata a lui.
Da quando l’ho conosciuto ha sempre fatto qualsiasi scelta al mio posto: volevo diventare un’architetto ma lui decise che dovevo studiare legge, volevo poi provare ad entrare in magistratura ma lui decise che dovevo fare l’avvocato, volevo lavorare in uno studio ma lui decise che dovevo lavorare in casa per lui e solo per lui. Nessuno, eccetto lui, sa che, nonostante tutto, sono brava nel mio lavoro e che gli riesco a fornire ogni giorno pareri legali su qualsiasi atto che lui debba sottoscrivere, dimostrando sempre maggiore professionalità del suo intero studio legale. Parere che, tra l’altro, non sempre segue ma questa in fondo &egrave il suo carattere e la sua forza.

Anche la nostra vita sociale &egrave frutto delle sue decisioni: lui ha deciso quando e come sposarci, lui ha scelto i nostri amici, lui ha scelto dove vivere, ha scelto di non avere i figli che tanto desideravo, le vacanze in barca e la domenica a messa.
Io invece soggiogata dalla sua forte personalità ho sempre accettato qualsiasi sua decisione trasformandomi in suo grazioso orpello, un ornamento alla sua vita perfetta ed impeccabile.

Decido di impostare il navigatore che mi conduce esattamente di fronte al locale: sorrido pensando che prendo ordini anche dal navigatore dell’auto!
Parcheggio e finalmente entro nel locale: si tratta di una specie di disco bar tutto sommato abbastanza carino e conosco molti degli invitati.
Sorrido e parlo un po’ con tutti e provo anche a ballare anche se, in fondo, mi sento un po’ a disagio. La vita monacale, che mi fa condurre mio marito, mi rende un pesce fuor d’acqua in questo ambiente. Non bevo alcolici, non fumo più da anni e non sono nemmeno molto interessata agli uomini. Anche se… Il sesso mi manca davvero tanto, con mio marito non facciamo più l’amore da anni e certi giorni sento di averne davvero bisogno. Lui dice che non ha tempo, energie e voglia per pensare a queste cose anche se io, sebbene non ci sia mai stata l’occasione per avere qualche dubbio sulla sua moralità, ogni tanto, penso che abbia un’amante.

La musica assordante e il caldo mi diventano sempre più insopportabili e decido di uscire qualche minuto fuori a guardare il mare. A breve inizierà la stagione estive e il locale tornerà, almeno di giorno, uno stabilimento balneare affollato e chiassoso. Ora però &egrave notte e le cabine vuote, anche per la paura che provo camminando da sola al buio, fanno un po’ di impressione.
Mi fermo all’ultima cabina prima della sabbia e resto ferma, per qualche istante, a guardare le onde che si infrangono sulla battigia.

‘Vole fuma’?’
Una voce alle mie spalle mi distoglie dai miei pensieri ed appare un ragazzetto alle mie spalle. Mi sorride e mi porge un pacchetto di sigarette ‘di fronte ar mare na bella sigaretta ce sta tutta’. Sono da sola al buio con uno sconosciuto e capisco che dovrei correre per rientrare nel locale, dovrei essere terrorizzata dalla sua presenza e invece il suo sorriso e forse la sua giovane età, chissà perché, mi rassicurano. Rispondo con gentilezza ‘Molto gentile, grazie. Però ho smesso di fumare da tanti anni’ ‘vabb&egrave pure io ho smesso de fa ‘n sacco de cose, però ogni tanto ‘a faccio ‘n eccezzione…’.
Questa volta sono io a sorridere. Il ragazzo &egrave evidentemente molto più giovane di me e il suo lessico da borgata lascia intuire l’appartenenza ad una fascia sociale non proprio elevatissima. Questo mi porta stupidamente ad un ingiustificato senso di superiorità ‘Forse sbaglia, magari tra qualche anno scoprirà che gli impegni presi si rispettano sempre, senza fare eccezioni’ ‘Po esse’. Secondo me però se uno sta sempre a penza’ all’artri ‘nse gode gnente e campa male. Tutti c’hanno bisogno de quarche piccola eccezzione. Pure ‘na bella donna come lei’
Quanto ha ragione! Un coattello di periferia mi permette di mettere a fuoco il disagio che provavo nel locale: da tempo sono diventata insofferente della mia incapacità nel prendermi una qualsiasi libertà che possa offuscare l’immagine perfetta che mio marito ha creato per me, l’immagine che devo dare a tutti per mostrarmi degna di essere sua moglie.
‘Daje Signo’, pijate sta sigaretta che tanto qui ‘nte vede nessuno. Chi lo vie’ a sape’ che hai fumato?’ Ecco la frase magica che, sommata al bisogno di libertà che provavo ad inizio serata, mi mette in testa strani pensieri per tanto tempo sopiti… Mi rimbomba nella testa ‘non ti vede nessuno’; quante rinunce per paura di essere vista da qualcuno, penso ‘non ti vede nessuno’; quanti piaceri mi sono negata per compiacere mio marito, penso ‘non ti vede nessuno’; come ho annullato la mia personalità per essere, agli occhi di tutti, perfetta per lui , penso ‘non ti vede nessuno’.

‘Hai ragione, puoi darmi la sigaretta?’ Il ragazzo sembra contento, mi porge la sigaretta e mi fa accendere. La prima boccata di fumo mi dà immediatamente un senso di benessere. &egrave la prima volta che disobbedisco a mio marito ed &egrave veramente piacevole. So bene che una sigaretta non &egrave un gran che come trasgressione ma ha lo stesso effetto di un tappo di champagne: una volta saltato, il vino non può fare altro che uscire dalla bottiglia ed &egrave difficile poi richiuderla. Mi sento padrona di me stessa e ho voglia di regalarmi qualche altro piccolo piacere.

Assorta nei miei pensieri, finisco la sigaretta senza accorgermi che Il ragazzo si &egrave messo dietro di me. Mi inizia ad accarezzare le spalle e lo lascio fare, penso ‘non ti vede nessuno’, poi mi accarezza i fianchi, penso ‘non ti vede nessuno’. Scende lentamente con la mano fino all’orlo della gonna. Ora &egrave troppo, sono una signora… penso ‘non ti vede nessuno’. Decido di lasciarlo fare qualche minuto, giusto qualche altra carezza e poi andrò via senza che nessuno immagini cosa abbia fatto, penso ‘non ti vede nessuno’.
La sua mano scivola sotto la gonna e risale tra le mie cosce, penso ‘non ti vede nessuno’. Penso che appena sale troppo scappo via, giuro a me stessa che non mi lascerò toccare le mutandine! Adesso vado… Appena sfiora le mutandine vado… Continua ad accarezzarmi e infila la mano tra le mie cosce… penso ‘non ti vede nessuno’. Aspetto che mi tocchi le mutandine per andarmene e staccarmi da lui che invece infila anche l’altra mano tra le mie cosce, penso ‘non ti vede nessuno’
Mi tira a se e sento chiaramente sotto i suoi pantaloni il suo pene eccitato che preme tra le mie natiche, penso ‘non ti vede nessuno’.
Sentirsi dire che ‘sei bella’ fa piacere ma sentirlo non con le parole ma provocando un’erezione &egrave ancora più gratificante. Sono anni che non ho un rapporto e non ho mai sfiorato un uomo che non sia mio marito, penso ‘non ti vede nessuno’.

Penso che in fondo non sto facendo nulla di male, in fondo non voglio mica fare sesso con lui, solo qualche piacevole carezza. Dopo tanti anni di sacrificio lo merito qualche istante di piacere.
Ora mi sta toccando le mutandine ma non vado via… Ancora un minuto… massimo due…
Le sue mani iniziano a frugarmi nelle mutandine per accarezzarmi il clitoride ‘non ti vede nessuno’. Che bello ‘dai, adesso devo andare… Ti prego’ lo dico però senza crederci davvero e mugolando per l’eccitazione ed il piacere che sto provando.
Mi stringe forte a se masturbandomi la figa e strofinando l’uccello turgido nei pantaloni contro la mia gonna ‘sei bella signo’, sei bellissima. Te meriteresti proprio de gode’ un po’ e me sa che ce n’hai pure bisogno… Solo un po’, tanto nun ce vede nessuno’
Ancora quella frase ‘non ti vede nessuno’ e lo lascio fare mentre mi toglie le mutandine lasciandole sfilare a terra e mi solleva la gonna, penso ‘non ti vede nessuno’. &egrave bravo, mi masturba il clitoride e mi infila un dito nella vagina, penso ‘non ti vede nessuno’
Mi bacia sul collo e, senza smettere di masturbarmi con una mano, con l’altra sfiora tutto il mio corpo che trema di piacere, mi accarezza il seno sussurrando ‘Te piace, ve? Quanto dev’esse bello fatte gode’ tutti i giorni… Se tu fossi a donna mia te lo farei ogni momento’ ‘si, mi piace ora però devo andare…’ ‘Se vai da uno che te fa gode’ de più va pure. Sennò fatte tocca n’antro po’ e poi vai. To meriti’. Nel frattempo si sbottona i jeans e sento subito qualcosa di caldo e duro scivolarmi tra le gambe. Non faccio in tempo a rendermi conto di cosa stia succedendo che mi ha già penetrata e la punta del suo cazzo &egrave dentro di me.

Vorrei urlare ‘basta, vattene non sono una puttana da strada’ ed invece l’unico suono che esce dalla mia bocca &egrave un ‘Siiiiiii’
Sento di essere completamente bagnata e il suo pisello scivola facilmente dentro di me. La mia testa mi continua a dire di fuggire subito mentre il mio corpo, contro la mia volontà, inarca la schiena e apre le cosce per offrire la mia intimità al ragazzo.
Sono confusa e non riesco a rendermi conto di cosa stia facendo, come se guardassi un film, come se non fossi io in piedi vicino le cabine sulla spiaggia a lasciarmi scopare da uno sconosciuto dietro di me. Il piacere che provo invece &egrave reale facendomi riscoprire meravigliose sensazioni che credevo di aver dimenticato.
Ripenso che tutto sommato’non ti vede nessuno’ e mi abbandono completamente al piacere che il ragazzo mi regala accarezzandomi il clitoride e il seno con le mani e scopandomi la figa con il cazzo. Entra ed esce dolcemente dal mio corpo, ripetendo ‘quanto sei bella’ ogni volta che me lo infila dentro. Non mi ero mai sentita così donna, così desiderata, così femminile ed attraente: tutto grazie a uno sconosciuto di notte su una spiaggia.
Adesso vuole farmi impazzire di piacere e mi afferra forte per i fianchi per sbattermi. Mi scopa sempre più forte assestandomi sul sedere violenti colpi di bacino che mi fanno quasi saltare sui miei tacchi e urlare per la lussuria. Adesso sono io che infilo le mani tra le cosce per masturbarmi il clitoride ed abbandonarmi ad un lungo ed insperato orgasmo.
Anche il ragazzo sta godendo e sento, dentro di me, le contrazioni del cazzo che schizza il suo piacere, mi sta venendo dentro. Mi sembra quasi di svenire e mi lascio completamente andare mentre lui mi scarica dentro fino all’ultima goccia di sperma.
‘Sei na donna meravigliosa, te magnerei de baci’

Non riesco più a pensare a nulla, tremo per il piacere che provo e gli lascio fare quello che vuole: esce dal mio corpo e mi fa girare su me stessa. Mi guarda negli occhi ‘bella, che bella che sei…’ Poi prende il mio viso tra le mani e mi bacia sulle labbra. Lo abbraccio senza curarmi del fatto che ho la gonna ancora sollevata o dello sperma che cola lentamente tra le mie gambe. Ricambio i sui baci ringraziandolo.
Non so cosa fare, dovrei andare ma lui mi abbraccia di nuovo da dietro e mi mette tra le labbra un’altra sigaretta accesa ‘fumamose n’artra sigaretta e guardamo er mare insieme’. Mi stringe forte da dietro mettendomi il pisello, ancora bagnato dei miei umori e del suo seme, tra le natiche nude..
Mi piace, mi piace davvero e passerei altre due ore tra le sue braccia forti, stretta e protetta dal suo corpo di giovane uomo.

Finita la sigaretta mi spinge con la schiena contro una cabina ”sta vorta te vojo guarda’ ‘n faccia, vojo vede’ quanto sei bella quanno godi’, mi apre le gambe e poi mi passa il cazzo, di nuovo in erezione, sulla figa: vuole ricominciare subito a scoparmi. Non credevo nemmeno che fosse possibile farlo due volte di seguito, mio marito nemmeno da ragazzo mi scopava due volte. Nemmeno in una settimana!
Questa volta lo accetto subito senza alcuna preoccupazione, ormai il mio peccato l’ho commesso, tanto vale goderne il più possibile. Senza mai smettere di baciarmi ed accarezzarmi il viso, mi spinge le spalle contro il muro della cabina. Poi mi solleva una gamba e mi fa poggiare il piede su una panca facendomi, in questo modo, spalancare le gambe e lasciandomi in bilico su un piede.
Temo di rovinare a terra a causa dei tacchi alti ma lui mi sostiene: prima con le sue braccia forti stringendomi sulla vita, poi con il petto muscoloso che mi schiaccia il seno e mi spinge contro il muro, poi con le gambe e il bacino che si insinua tra le mie gambe ed infine, finalmente, impalandomi con il suo cazzo duro come il marmo.

Mi entra subito tutto dentro fino sollecitarmi il clitoride, non più con la mano ma con il pube. Lo spinge forte dentro, quasi a schiacciarmi l’utero, e poi lo fa uscire, quasi tutto, lentamente, molto lentamente. Mi lascia appena il tempo di desiderarlo ancora, per poi sbattermelo di nuovo dentro, con un colpo di bacino che mi fa mugolare come una gattina. Nel silenzio della notte si sente solo il rumore delle onde, lo schiocco dei suoi colpi tra le mie cosce e i miei mugolii appena attenuati dalle sue labbra incollate alle mie.
Non credo di aver mai provato tanto piacere in tutta la mia vita: sto godendo! Mi fanno godere le sue carezze sul viso, mi fanno godere i suoi baci appassionati, mi fa godere sentirmi schiacciata contro il muro, mi fa godere strusciare i capezzoli sui suoi pettorali muscolosi, mi fanno godere le sue gambe tra le mie, mi fa godere sentirlo sbattere sul mio clitoride, mi fa godere il suo cazzo che mi scopa sempre più forte, mi fa godere la forza e il ritmo sempre crescente con cui il ragazzo mi sta facendo sua. I miei mugolii sono diventati un rantolo di puro piacere, sento salire il piacere che, dalla figa, si irradia come un onda il tutto il corpo. Lo stringo forte a me, affondo con forza le unghie delle mani nelle sue natiche, quasi a voler fondere il suo corpo al mio. Sento l’orgasmo salire lentamente ma inesorabilmente, sempre più forte, sempre più intenso. Mi muovo freneticamente su e giù per farmi penetrare sempre più forte e per strofinarmi su tutto il suo corpo fino a lasciar esplodere tutto il mio piacere stringendo le dita delle mani e rattrappendo quelle dei piedi per i brividi incontrollati. Il ragazzo &egrave meraviglioso e accompagna il mio orgasmo sbattendomi sempre più forte fino a esplodere anche lui subito dopo me.
Mi lascio schizzare di nuovo il suo piacere tutto dentro ma questa volta ne sono felice. Continuo a stringerlo forte a me e a baciarlo sulle labbra ‘Grazie… Grazie… Bellissimo… Grazie…’.

Ho il respiro corto, sono in affanno e non riesco a riprendere il respiro regolare. Cerco di recuperare il mio normale stato stringendomi ancora a lui ‘Quanto sei bella, te scoperei tutti i giorni. Sei sempre bella ma quanno godi sei ‘na favola’

Riesco a staccarmi da lui con un’ultima carezza e, all’improvviso, torno in me e mi rendo conto di cosa ho appena combinato ‘che famo? Voi fuma’ ancora?’ ‘No, ti prego… Devo andare… Devo tornare dentro… Mi staranno cercando… Dio mio come sono ridotta…’
La gonnellina, arrotolata sulla vita, &egrave completamente sgualcita, la mia vagina &egrave piena di sperma che cola lungo le gambe, non trovo più le mutandine, credo di essere sporca sulle spalle e non oso immaginare come sia ridotto il trucco sul viso.
Mi assale il panico e cerco di ricompormi nel più breve tempo possibile. Trovo le mie mutandine in terra sporche di sabbia, cerco di pulirle e le indosso bagnandole di sperma. Poi mi sistemo la gonna mente il ragazzo mi aiuta a sbattere via la polvere del muro dalla mia schiena.
Raccolgo la borsetta da terra e cerco di correre via da lui e dal mio ‘peccato’.
‘Aspe’ n’attimo’ ‘Scusami devo scappare’ ‘Te volevo dì ch’&egrave stato bello e che me chiamo Fabbio, tu?’ ‘Grazie Fabio, sei davvero carino’ ‘Non me dici come te chiami prima de scappa’ via?’ ‘Valeria, mi chiamo Valeria’ ‘Vale’ te prego, solo un secondo e poi scappi. Damme ‘na penna’
Mentre frugò nella borsa per cercarla e dargliela, lui strappa un pezzo del pacchetto di sigarette, ci scrive il suo numero di telefono e me lo porge ‘te prego famme felice e fatte ‘n po’ felice pure te. Chiamame’

Lo metto nella borsa senza guardare e corro verso l’ingresso del locale. Entro e, cercando di non farmi notare, raggiungo la toilette dove tento di ricompormi. Cancello ogni traccia dal mio corpo e mi rifaccio velocemente anche il trucco. Spero che Fabio non mi abbia seguita e che io possa dimenticare in fretta quello che &egrave successo. Si &egrave trattato di un errore, l’unico della mia vita che non si ripeterà mai più. Mentre esco dalla toilette recupero finalmente la mia lucidità e mi prende un colpo al cuore. Mi &egrave venuto dentro! Potrebbe avermi messo incinta!
Dio mio, come ho potuto farlo senza pensare, come &egrave stato possibile perdere la mia forte razionalità e freddezza? Cosa potrei mai dire a Stefano? Come potrei nasconderlo? Sarebbe la fine della mia vita! Poi penso anche che potrei aver preso qualche malattia, si trattava di un coatto di periferia, chissà che faceva da solo sulla spiaggia, chissà chi era, chissà quante donne avrà scopato senza alcuna protezione…
Sono paralizzata dalla paura per le possibili conseguenze del mio errore. Non sono in grado di restare in mezzo alla gente e vado subito dalla mia amica scusandomi e fingendo un malore che mi costringe a tornare a casa. Lei mi guarda in faccia e non fa alcuna fatica a credermi e si offre di farmi accompagnare dal marito. Insisto un po’ per lasciarmi andare e per farle godere la sua festa e finalmente esco dal locale.

Prima di riprendere la macchina mi accerto che non ci sia Fabio nei paraggi, non voglio che legga la targa e che possa in qualche modo risalire a chi sono. Metto in moto e scappo via.
Appena mi allontano dal locale scoppio a piangere e continuo a farlo, piena di angoscia, fino alla porta di casa. Non faccio altro che pensare alle possibili conseguenze del mio errore; tra tante, la morte per qualche malattia mi sembra la più accettabile. Ho troppa paura di mio marito per riuscire ad immaginare una vita accettabile se scoprisse il mio tradimento…
Entro in casa e scopro con sollievo che non &egrave tornato. Mi spoglio subito e getto tutti i miei vestiti nella lavanderia eccetto le mutandine. Quelle le metto in una bustina e le nascondo nella borsetta per gettarle domani direttamente in un cassonetto, poi faccio una bella doccia calda sperando di lavare ogni traccia e il mio peccato. Prima di mettermi a letto, recupero il biglietto con il numero di Fabio e lo strappo in mille pezzettini che poi getto nella spazzatura. Ovviamente differenziata come vuole mio marito. Quando Stefano rientra in casa mi trova nel letto dove fingo di dormire per non mostrargli l’angoscia sul mio viso. Passo la notte continuando a pensare a tutti i possibili scenari che potrebbero svelare il mio tradimento restando sveglia fino alla mattina.
La sveglia di mio marito &egrave un piccolo sollievo. Racconto subito a Stefano di essermi sentita male durante la festa e che non mi sento ancora molto bene. Non &egrave nemmeno una bugia perché l’angoscia che provo mi provoca una forte nausea fino a farmi vomitare..
Questo aumenta ulteriormente le mie paure, penso alle nausee della gravidanza e a tutte le malattie sessualmente trasmissibili che possono portare al vomito: praticamente quasi tutte!

Vado in farmacia per comprare un test di gravidanza che eseguo subito con esito negativo. So bene però che, dopo poche ore, il test non &egrave attendibile. Prenoto quindi, in due laboratori diversi ed entrambi lontani da casa, il test di gravidanza e le analisi del sangue per tutte le malattie trasmissibili sessualmente. Attendo con ansia un’altra settimana fino al giorno del test e degli esami continuando a non mangiare e, con ancora più paura, la lettura degli esiti.
Tutto negativo! Finalmente riesco a sciogliere il nodo che ho allo stomaco e far cessare angoscia e nausea. Dovrò ripetere gli esami del sangue tra un mese ma ho buone possibilità di essermela cavata: nessuno immagina nulla e la nostra città &egrave abbastanza grande per non incontrare mai più Fabio che, inoltre, non credo che frequenti il mio ambiente e nemmeno il mio elegante ed esclusivo quartiere.

La mia vita torna lentamente alla normalità.
Essere l’avvocato di un solo cliente, per quanto esigente, &egrave un vantaggio. Lavoro in casa e ho molto tempo libero che uso prendendomi cura di me stessa. Ogni giorno trovo qualche ora per l’estetista o la palestra. Oppure per un po’ di relax in una SPA o per fare shopping.
Sembra essere tornato tutto come prima. O quasi.
Sento sempre più prepotente il bisogno di provare piacere, di sentirmi libera, di essere desiderata da un uomo. Non voglio ripetere un’esperienza come quella sulla spiaggia, sono stata troppo male per la paura di essere scoperta e provo ancora un forte senso di colpa verso Stefano. Sono però consapevole di quanto mi sia piaciuto stare tra le braccia di Fabio e ora so bene che, per quanto non lo voglia, ne sento il bisogno. Tanto. Sono soddisfatta anche di aver gettato via il suo numero di telefono, meglio non avere nessuna tentazione. Mi continuo a ripetere che, per continuare la mia vita, devo dimenticare tutto. Lo farò, devo farlo anche se &egrave tanto difficile…

Questa mattina sono di buon umore e mi fermo come d’abitudine al bar sotto casa per prendermi una spremuta di arancia. Mentre aspetto il mio turno al banco, ho un colpo al cuore che mi fa trasalire in modo vistoso: al mio fianco c’&egrave Fabio!
Non capisco come sia possibile, proprio sotto casa mia… Cerco di mostrarmi indifferente e di non conoscerlo appena mi saluta ‘Ciao Vale’ come stai?’ ‘Guardi che si sbaglia, non ci conosciamo. Non so che lei sia…’. Fabio mi mostra il suo bellissimo sorriso e sussurra sottovoce ‘Seee. Lo sai, ce lo sai chi so’ io’
Lo guardò supplicandolo con gli occhi e rispondo anch’io sottovoce ‘Fabio ti prego, sono sposata. Ti prego qui mi conoscono tutti’. Fabio mi guarda sorridendo e risponde ad alta voce ‘Valeria, che piacere rivederla dopo tanti anni. Sono Fabio, ricorda? Mia madre sarebbe felice di vederla di nuovo’.
Mi stupisco per come abbia capito subito come difendere la mia reputazione e soprattutto per la frase pronunciata in perfetto italiano senza la solita inflessione dialettale.
‘Ma certo, Fabio. Come stai?’ ‘Bene, grazie possiamo fare colazione insieme? Vedo che laggiù ci sono molti tavoli liberi’. Sto al suo gioco e lo seguo verso un tavolino un po’ appartato.

‘Fabio, come mi hai trovata? Anzi no. Non voglio saperlo voglio solo che… Voglio dirti… Dimenticami… Sono sposata… Ti prego…’ ‘Tranquilla Vale’, nun te vojo mette in difficortà’ ‘Allora, ti prego, dimentica di avermi mai incontrata’ ‘come se fa a dimentica’ quanto &egrave stato bello scopa’ con te? Posso pure anna’ via ma non me posso dimentica’ quanto sei bella’.
‘Smettila ti prego! E toglimi una curiosità: prima hai parlato in perfetto italiano mentre ora parli come un…’ ‘Come ‘n borgataro? Dillo pure, mica me offendo. Io vengo da na borgata e parlo così, perché questo so’. Poi quanno studio parlo pure bene ma solo quanno c’ho n’esame, nella vita de tutti i giorni non vojo sembra diverso da quello che so’. Vojo esse libbero de esse me stesso’
Gli avrò sentito dire 20 frasi in tutto ma ognuna, per quanto sgrammatica, fotografa sempre alla perfezione quello che io provo e quello di cui sento di avere bisogno. Vorrei anch’io sentirmi libera di essere me stessa anche se poi, dopo tanti anni all’ombra di Stefano, non so nemmeno io chi sia veramente e cosa voglia davvero. Mi lascio sfuggire ‘T’invidio…’ Mi pento subito e restò in silenzio imbarazzata mentre Fabio mi accarezza la mano. La sposto subito e provo a cambiare argomento ‘Cosa studi di bello?’ ‘Architettura, tra du mesi do a tesi e finisco a magistrale’. Non mi aspettavo che facesse l’università e che l’avesse anche quasi finita anzi, a dirla tutta, non mi aspettavo nemmeno di essere così classista e me ne vergogno un po’. ‘Davvero? Allora tra poco sarai un architetto, avrei tanto voluto esserlo anche io…’ ‘E perché nun lo sei diventata?’ ‘Mio marito mi convinse a fare l’avvocato…’ ‘Non me sembra na cosa normale: tu marito t’ha scerto la facoltà? E tu j’hai dato pure retta?’ ‘Preferisco non parlare di mio marito’ ‘Come voi. De che vorresti parla’ invece?’ ‘Dimmi cosa vuoi da me?’ ‘Vojo fa l’amore con te e te vojo fa gode’ tutti i giorni’ ‘Smettila ti prego, sei un ragazzino. Avrai dieci anni meno di me’ ‘Non credo, c’ho 24 anni e tu ne dimostri 20′. Scoppio a ridere e penso che in fondo sono un po’ meno di 10 e che comunque c’&egrave meno differenza di età tra me e lui di quanta non ce ne sia con mio marito che ha 12 anni più di me.
‘Grazie, sei carino ma non ho ovviamente 20 anni. Penso però che potresti trovare più attraenti ragazze più giovani di me, non trovi?’ ‘No, non credo. Io na donna più bella de te non l’ho mai vista. Manco ar cinema. Credeme te invece, che pe n’omo…’ ‘Un uomo?’ Scoppiamo a ridere entrambi ‘Vabb&egrave, n’omo, ‘n ragazzo, un maschio inzomma. Non c’&egrave niente de più bello de fa felice ‘na donna facendo sesso’ ‘Come sai che mi faresti felice? Dopo quella notte sono stata malissimo: non avevo mai tradito mio marito e non lo farò mai più’ ‘Per me sei libera de non fallo più, però me devi crede: quella notte, dopo che sei venuta, sembravi n’artra donna. Guardate ora come sei tesa, bella come er sole ma tirata, nervosa e preoccupata de tutto. Quella notte invece, mentre godevi eri rilassata, appagate e felice. Tu dimme quello che te pare, io però t’ho vista prima e dopo. Ecco che vojo da te’. Non voglio più ascoltare le sue parole ‘Devo andare via, scusami’ ‘Vabb&egrave tanto lo sapremo tutti e due che te ne vai solo perché sai che c’ho raggione. Tanto lo so’ che c’hai tanto bisogno de uno come me ma che c’hai troppa paura’ ‘Ti prego, lasciami andare’ ‘Sei libbera, co me sei libbera de fa quello che te pare. Io me vengo a pija’ er caff&egrave qui tutte e vorte che posso. Se te va: parlamo come adesso, se non te va: te guardo e aspetto se cambi idea’

Non gli rispondo e esco dal bar. Per scrupolo controllo che non mi stia seguendo ma so che non c’&egrave n’&egrave bisogno: &egrave un bravo ragazzo e, nonostante tutta la paura che provavo prima di rivederlo, ora mi sento più tranquilla. Credo di potermi fidare anche rivedendolo di nuovo al bar.

Passo però la giornata a ripetermi che devo assolutamente cambiare bar e per un po’ devo fare colazione in casa. La mattina successiva invece mi vesto un po’ più carina del solito con una gonna sopra il ginocchio e una camicetta aperta fino quasi al seno, mi trucco con maggiore cura e indosso un paio di scarpe con un bel tacco di 10 cm. Scendo in strada ripetendomi che spero di non incontrarlo ma sto mentendo a me stessa: mi tradisce il sorriso sincero con cui lo saluto appena lo vedo di fronte al bar. Facciamo di nuovo colazione insieme conversando per diversi minuti fino a quando Fabio mi inizia a coprirmi di complimenti per la mia bellezza e mi costringe ad andare via.
Le mattine successive si ripetono sempre con lo stesso copione con pochissime eccezioni, in un caso sono stata io che per dimostrare, soprattutto a me stessa, uno scarso interesse nei suoi confronti ho finto di avere un impegno senza parlarci un attimo. In un’altra occasione invece &egrave stato Fabio a non presentarsi nel bar lasciandomi di pessimo umore per tutta la giornata.
Nei giorni successivi invece iniziamo a darci appuntamento per la colazione e il tempo, che ci dedichiamo, diventa sempre più lungo. Parliamo di tutto e ci confrontiamo su tutto con due soli tabù: io non parlo del mio rapporto con Stefano e lui non mi dice come mi ha trovata.
Per il resto &egrave aperto e sincero, mi racconta la sua vita, la famiglia e degli amici con cui condivide l’appartamento dove studia.

La mia voglia di stare insieme a lui inizia a superare le mie paure e comincio a passarci sempre più tempo insieme facendomi accompagnarmi nelle mie commissioni.
Fino ad oggi non avevamo più parlato di sesso, non volevo considerarlo ed ero stata categorica: non tradirò mai più mio marito! Fino ad oggi.
Questa mattina non avendo lavoro da fare, decido di andare ad acquistare un vestito che mi occorrerà nel prossimo week end e chiedo a Fabio di accompagnarmi. Prendiamo la mia macchina e mi dirigo verso un grande centro commerciale fuori città e soprattutto molto lontano da dove vivo con mio marito. Mentre guido scherzo con Fabio sulla dedizione con cui si dedica a me ‘Secondo me hai un qualche secondo fine, non ci credo che io possa piacerti così tanto’ ‘E invece me piaci e c’ho un unico secondo fine: voglio fa’ l’amore co te!’. Ridiamo insieme e continuo a stuzzicarlo ‘Come potrei crederti? Io dico che ti piacciono tutte’ ‘No, me piaci solo te e tanto. Te lo potrei pure dimostra’ ma se lo facessi t’arrabbi e poi me lasci a piedi sulla statale’.
Ora Fabio non ride più e capisco che &egrave finito lo scherzo, mi faccio seria e accetto la sfida ‘Dai dimostramelo, adesso’ ‘Non t’arrabbi?’ ‘Penso che mi arrabbierò, decidi tu se vuoi provare’ Fabio mi accarezza la mano che tengo sul cambio, poi la solleva lentamente e la porta sulla sua coscia ‘Adesso me sa che t’arrabbi un po”. Prende la mia mano e la fa salire lentamente verso l’inguine fino a farmi sentire qualcosa di duro sotto i jeans. Ha il pisello in erezione! Me lo fa accarezzare dolcemente sopra i pantaloni e poi mi lascia la mano libera per farmi scegliere se riportarla sul cambio o accarezzarlo ancora. Continuo a guardare fissa la strada davanti a me e lo stringo un po’ accarezzandolo in tutta la sua lunghezza ‘Lo senti quanto me piaci? Me diventa così quando te vedo arriva’ la mattina e resto così fino a quando te vedo o te penso’.
Vorrei lasciarlo ma non ci riesco: ho troppa voglia di lui e so bene che presto, molto presto, tradirò un’altra volta mio marito. La testa continua a rifiutarlo ma la mia figa, che si bagna per una fugace carezza sui pantaloni, mi fa capire altro.
Lo lascio lentamente e resto in silenzio preoccupata dei miei pensieri, lui prova a farmi tornare il sorriso e ci riesce ‘Allora non sei arrabbiata, non devo fa’ l’autostop pe torna’ a casa’ ‘Per questa volta no, ma non sfidare di nuovo la sorte!’

Quando arriviamo nel centro commerciale, Fabio si rivela molto carino e paziente. Nei negozi più eleganti si preoccupa anche di parlare bene in italiano e mi riempie di complimenti e consigli.
Passo la mattina a provare abiti diversi, alcuni perché devo acquistarne almeno uno ed altri, i più audaci, solo per farmi ammirare da lui che ovviamente capisce il gioco e si diverte con me.
In un negozio trovo finalmente il vestito che cerco e poi, per giocare, provo anche un vestitino molto corto e scollato ma poco adeguato all’occasione in cui lo dovrei indossare. Esco comunque dal camerino per farmi ammirare da lui che resta senza parole ‘Cambiate subito prima che me sento male’ ‘Peccato, pensavo di comprarlo per uscire con te’ ‘Se vuoi lo tolgo, adesso…’ Non mi risponde ma mi spinge con delicatezza nel camerino e chiude la tenda ‘Si, lo voglio’

Sfilo il vestito e lo lascio scivolare ai miei piedi restando di fronte a lui in mutandine e reggiseno. Fabio resta fermo e lascia che sia io ad avvicinarmi a lui lentamente fino a sfiorarlo con il mio corpo. Metto le mani dietro la schiena per offrirmi a lui e resto immobile, a pochi millimetri da lui, aspettando che mi tocchi, che mi faccia sua.
Fabio sorride ma resta immobile, provo a istigarlo ‘E adesso, cosa vorresti?’. Mi risponde ‘Te’ ma non fa nulla, vuole che sia io a fare il primo passo ed io ormai lo desidero troppo per non farlo.
Porgo in avanti le labbra e le poso sulle sue, gli do un casto bacetto, poi un altro, un altro ancora e poi socchiudo le labbra per accogliere la sua lingua. Ci baciamo con passione mentre le sue mani finalmente mi afferrano per i fianchi e mi stringono forte a lui. Finalmente posso strofinare la figa sulla sua potente erezione bagnando le mie mutandine di umori ed eccitazione. Lo voglio, tanto.
Lascio che le sue mani prendano possesso di tutto il mio corpo palpandomi le cosce, il sedere e il seno. Senza smettere di baciarci mi scosto da lui solo per consentirgli di infilare le mani nelle mie mutandine e constatare che la mia eccitazione &egrave almeno pari alla sua.
Mentre mi infila un dito nella vagina per masturbarmi, gli slaccio i pantaloni e glielo prendo in mano per masturbarlo anch’io. Sembriamo due animali: entrambi in piedi dentro il camerino di un negozio a baciarci e masturbarci a vicenda; eppure non mi basta, punto il suo pene verso la mia fighetta e me lo infilo tra le cosce. &egrave bello sentirlo scivolare sulla figa, lo muovo su e giù come un pennello lungo tutto il mio spacco e poi appoggio la cappella contro il clitoride; lo masturbo con la mano lasciando che la punta sbatta contro il clitoride portandomi quasi all’orgasmo. Muovo anche il bacino per strofinarlo sempre più forte e provare ancora più piacere. Non avevo fatto mai nulla di simile, non immaginavo nemmeno che potesse essere così piacevole: sono guidata solo dall’istinto e dal bisogno di godere ‘Ti voglio tanto anche io. Ho bisogno di essere tua…’
Fabio non risponde ma sfila il cazzo dalla mia mano per stringerlo nella sua e puntarlo sulla mia vagina per penetrarmi. Non desidero altro, divarico un po’ le gambe e lo abbraccio forte baciandolo, ormai non desidero altro che sentirlo entrare tutto dentro di me e godere.

‘Signora tutto bene?’ La voce di una commessa fuori dal camerino, probabilmente incuriosita dai nostri mugolii, mi riporta alla realtà: mi sto per far scopare in un negozio coperta solo da una tenda!
Rispondo con la voce ansimante di piacere ‘Si signorina, tutto bene. Ho scelto il vestito!’ Ci stacchiamo con fatica e mi rivesto sorridendo per la situazione assurda e per me immaginabile, ho però troppo bisogno di lui. Ho capito che il mio bisogno di godere &egrave ormai superiore alla paura di mio marito, voglio farmi scopare da Fabio.
Mentre faccio la fila alla cassa per pagare il vestito, cerco sullo smartphone l’hotel più vicino scoprendo che c’&egrave un modesto motel adiacente al centro commerciale. Decido di non spostare la macchina e tenendo il mio ragazzo per mano, sfidando il mondo e le mie paure, mi dirigo verso la reception ‘Voglio essere tua. Adesso’.
Quando lascio il mio documento mi assale il terrore: il portiere registra il mio nome e quello di Fabio creando una prova del mio tradimento non ancora consumato. Ho paura di mio marito e soprattutto inizio ad avere paura di me stessa che non riesco più a gestire la minima cautela: passeggio mano nella mano con lui, mi lascio quasi scopare in un negozio, lascio tutte le mie generalità in un motel, sto perdendo la testa. Salgo la rampa di scale, che ci separa dalla nostra temporanea alcova, triste e pensierosa ed entro nella piccola e squallida camera del motel. Nonostante sia combattuta tra paure e voglie, mi tolgo la giacca e lascio che Fabio mi sfili la gonna e la maglietta. Sono di nuovo quasi nuda di fronte a lui ma non c’&egrave più l’eccitazione di prima, vorrei quasi andare via. Fabio &egrave davvero un ragazzo sensibile e intelligente ‘Hai un po’ paura vero?’ Annuisco con la testa ‘Stai tranquilla, se voi non famo nulla. Non sei obbligata a fa’ l’amore con me. Lasciati solo baciare’

Mi sdraio sul letto senza nemmeno togliere scarpe e calze autoreggenti e Fabio di mette su un fianco vicino a me. Sono ancora più tesa e spaventata e trovo conforto nel fatto che lui non si sia spogliato. Mi accarezza dolcemente il viso, poi con un dito mi sfiora gli occhi, il naso, le labbra e scende fino a sfiorarmi i capezzoli ancora nascosti nel reggiseno ‘Ti prego, fatti baciare. Sei troppo bella, non ti chiedo altro che poterti baciare un po”
Mi bacia le guance, poi le labbra e il collo, sfiora la mia pelle con le labbra scendendo lentamente fino al seno. Mi bacia le tette spostando anche il reggiseno per prendere tra le labbra i miei capezzoli e succhiarli un po’. Mi piace, lo lascio fare e poi, come per invitarlo a continuare, mi tolgo il reggiseno offrendogli le mammelle da baciare. E lui lo fa, con passione e dedizione, mi bacia, mi lecca, mi ciuccia il seno sciogliendo lentamente le mie paure. Poi riprende a scendere con le labbra: mi bacia la pancia, mi fa venire i brividi sfiorandomi i fianchi e poi mi bacia l’ombellico.
Scende ancora verso il monte di Venere e mi bacia le mutandine. Solo un sottile strato di pizzo rosa separa le sue labbra dalla mia figa e all’improvviso riesplode tutta la mia eccitazione ‘Si, ti prego baciami, baciami li…’ Mi sfila le mutandine e si mette tra le mie cosce spalancate per affondare il viso sotto la mia figa per leccarla.

Sento la sua lingua insinuarsi nella mia intimità per leccarmi tutta. Come un pennello, sale e scende incessantemente da sotto la vagina fino al monte di Venere regalandomi un piacere che mi era finora sconosciuto. Spalanco completamente le cosce e gli poso una mano sulla testa per invitarlo a continuare. Alterna profonde leccate e teneri bacetti e poi mi penetra con la lingua facendomi desiderare di essere scopata dal suo cazzo. Poi, continuando a baciare e leccare, risale piano piano dedicandosi alle grandi labbra fino ad arrivare al clitoride. Lo bacia e poi inizia a sfiorarlo con la punta della lingua facendomi letteralmente impazzire. Si accanisce sul clitoride per diversi minuti leccandolo sempre più velocemente; lo titilla con la lingua… con le labbra… con tutto il viso…
Sento l’orgasmo salire, mi aggrappo con le mani alle lenzuola e urlo tutto il mio piacere ‘Siiii… Continua… Ti prego… Ancora… Ti prego…’ Fabio capisce che &egrave il momento di portarmi all’orgasmo e mi prende il clitoride tra le labbra per ciucciarlo e leccarlo con la punta della lingua: questo &egrave troppo, davvero troppo per il mio corpo inesperto che inizia a tremare di brividi e piacere in un orgasmo violento e lunghissimo. Sono sorpresa da quello che provo, dal piacere che sento e che scuote il mio corpo contro la mia volontà: mi dimeno senza controllo con i pugni serrati ed emettendo una specie di rantolo inarticolato. Mi sento la femmina di un qualsiasi animale non dotato di intelletto, come se Fabio avesse cancellato, in pochi minuti, milioni di anni di evoluzione per riportarmi nella stessa condizione di una femmina di ominide del pleistocene scopata dal suo capo branco.

Fabio mi lascia concludere il mio orgasmo dandomi qualche bacetto sulla figa e poi su sdraia al mio fianco sorridendomi e accarezzandomi. Vorrei ringraziarlo ma continuo ad ansimare e non riesco a regolarizzare di nuovo il respiro ‘grazie… grazie…’ poi scoppio a ridere per l’imbarazzo che provo e forse anche per la felicità.

Fabio continua a sorridere ‘lo vedi che c’avevo ragione?’ ‘Su cosa?’ ‘Sei bellissima quando godi, la natura t’ha fatta bella come er sole, ma quando godi sei meravigliosa, come se te illuminassi tutta’. Sorrido anch’io e cerco le sue labbra per baciarlo ancora. Lasciandomi guidare dall’istinto, provo a restituirgli il piacere che mi ha regalato: lo faccio sdraiare sul letto, mi inginocchio al suo fianco e baciandolo gli tolgo la camicia. Bacio il suo petto e poi la pancia scandendo sempre più giù. Sappiamo entrambi dove voglio arrivare: mentre bacio il suo corpo slaccio la cinta, sbottono i pantaloni e li abbasso fino alle ginocchia, poi li faccio seguire dai boxer scoprendo il suo cazzo eretto, potente e voglioso delle mie cure. Mi avvicino con le labbra e gli dò un bacetto sulla punta, poi un altro, poi altri mille lungo tutta la sua lunghezza. Strofino le labbra socchiuse lungo l’asta iniziando a inumidirla della mia saliva e poi lo lecco. Tutto.
Forse non sono brava come lui ma lo faccio con passione perché mi sta piacendo e perché faccio tutto con il cuore, lasciandomi andare e senza pensare a nulla che al nostro piacere.
Leccando risalgo verso il filetto e, dai suoi mugolii, scopro che gli piace. Lo lecco per qualche minuto e poi lecco tutta la bellissima cappella in rilevo e infine poso le labbra sulla punta.
Con un po’ di emozione le socchiudo appena e abbasso la testa lasciando che il cazzo mi entri lentamente in bocca. Lo faccio entrare lentamente leccandolo sul filetto fino a farmi scivolare la punta sul palato per prenderlo tutto in bocca fino a dove riesco e poi lo faccio di nuovo uscire lentamente. Mentre lo continuo a leccare, lo tengo stretto tra le labbra e muovo su e giù la testa per ciucciarlo. Fabio mi posa una mano sulla testa ‘Sei bravissima, tesoro’ e mi detta i tempi del pompino. Seguo docilmente il suo ritmo lasciando che il suo pisello entri ed esca dalla mia bocca dandogli piacere. Gli sto facendo un bocchino e non ne provo alcuna vergogna: &egrave bellissimo far godere un uomo che ti desidera tanto.

Mi sta piacendo molto avere il suo cazzo tra le labbra e voglio godermi al meglio questo momento. Sono un po’ impedita nei movimenti dalla mia posizione In ginocchio sul letto sto scomoda e non posso usare le mani per sostenermi, voglio farlo meglio. Mi separo con un ultimo bacio dal pisello che sto succhiando e scendo dal letto, poi spingo anche le sue gambe verso il bordo del letto e lo faccio sedere. Gli sfilo pantaloni e boxer e mi inginocchio sul pavimento tra le sue gambe. Fabio mi bacia sulle labbra ma non &egrave quello che voglio in questo momento: gli prendo il cazzo in mano e lo bacio ‘che bello!’.
Desidero adorare il suo bastone: baciandolo e leccandolo me lo passo su tutto il viso, dalla fronte agli occhi, dalle guance alla gola imbrattandomi la faccia con la mia stessa saliva che cola sul suo cazzo. Non mi basta ancora, lo masturbo anche con una mano mentre con l’altra gli accarezzo le palle piene della sua virilità e finalmente lo riprendo di nuovo tutto in bocca.
Con le labbra seguo la mano che si muove su e giù lungo l’asta facendolo entrare ed uscire dalla mia bocca. Cerco di farlo sempre più velocemente, voglio tanto sentirlo godere quanto mi ha fatto godere lui e mi dedico a ciucciarlo meglio che posso.

Continuo a succhiare, non aspetto altro che il suo orgasmo ‘Sei bravissima… Ti voglio… Adesso…’
Senza mai lasciargli il cazzo, mi alzo in piedi e mi metto a cavalcioni sulle sue gambe. Senza rendermi conto di cosa stia facendo, punto il suo cazzo tra le mie cosce e mi abbasso impalandomi. Lo faccio scivolare dentro di me fino a prenderlo tutto dentro, fino a strofinare il mio clitoride sul suo pube. Quello che provo &egrave un’emozione strana e inattesa, non &egrave solo piacere o eccitazione: ho una sensazione di benessere! Sentire il suo cazzo tutto dentro di me mi fa sentire bene, mi fa sentire al posto giusto, nel momento giusto, per fare la cosa giusta.
Godere e far godere per quello che sono: una femmina da troppo tempo repressa.
Fabio si solleva con il busto e, senza sfilarmelo dalla figa, si mette seduto facendomi sedere su di lui con le gambe incrociate intorno alla sua vita. Lo abbraccio subito forte stringendo la mia pancia alla sua, il mio seno sopra il suo petto e avvicino le mie labbra al suo viso.
Mentre lo sto per baciare di nuovo, rivedo il suo solito sorriso ‘Non immagini da quanto tempo sognavo ‘sto momento. Non poi immagina’ quante volte ho sognato di scoparti, di essere dentro di te…’ Non finisce la frase perché le mia labbra sono incollate alle sue e le nostre lingue sono già intrecciate. Un bacio lunghissimo, stretti forte uno all’altro, passiamo qualche minuto muovendo solo la bocca e il mio bacino per sentirlo nella figa e per godere con il clitoride, il più bel bacio della mia vita. Appena ci separiamo ho appena il tempo di sussurrare ‘Scopami’ che Fabio mi solleva di peso, mi sdraia sul letto e mi monta sopra. Apro completamente le cosce per accoglierlo e come per dirgli ‘Eccomi, sono tua, sono a tua disposizione per essere scopata. Mi apro completamente per offrirmi a te’ e subito il suo cazzo mi penetra di nuovo.
Riprendiamo a baciarci ma ora può sbattermi a suo piacimento. &egrave bellissimo sentirlo muoversi con foga tra le mie cosce per scoparmi con una dolce e piacevolissima violenza.
Mi sento la donna più fortunata del mondo per essere chiavata da un ragazzo forte, atletico e instancabile che mi usa come meglio non si possa sognare: la sua bocca mi bacia con tenerezza facendomi sentire una principessa, le sue mani mi accarezzano e mi palpano con vigore facendomi sentire una donna desiderata e il suo cazzo mi scopa con violenza facendomi sentire la sua puttana.

Il suo ritmo &egrave incessante e mi sbatte con il suo uccello che entra ed esce sempre più forte dentro di me. I potenti colpi di bacino, che mi assesta tra le cosce, scuotono tutto il mio corpo facendomi sobbalzare sul letto. Oltre che sulla figa, piena della sua virilità e sbattuta direttamente da cazzo e pube, sento i suoi forti colpi su tutto il corpo: li sento nella pancia, lungo la schiena, sul petto e soprattutto mi rintronano nella testa contribuendo a non farmi capire più nulla.
Ho il cervello completamente spento, provo solo tanto piacere e lascio che il mio corpo, docile e remissivo, venga sbattuto dalla sua furia. Sembro quasi inanimata e tutto quello che riesco a fare &egrave tenere le cosce ben aperte e gemere come una cagna in calore.

Fabio si alza per un istante, poi mi infila le braccia dietro le ginocchia e solleva il busto tenendosi sulle braccia puntate sul letto. In questo modo mi ritrovo completamente immobilizzata sotto il suo corpo forte, con il sedere sollevato, le cosce completamente spalancate e schiacciate quasi sul busto e le ginocchia all’altezza delle spalle.
Ora Fabio può scoparmi con la stessa foga di prima ma con ancora più forza e scaricandomi sopra tutto il suo peso. Io invece non posso fare altro che godere dell’essere chiavata in questo modo meraviglioso, completamente schiacciata e con tutto il mio corpo più in basso rispetto alla figa. Anche fisicamente il mio cervello e la mia figa si sono scambiati di posizione e di importanza, in questo preciso istante, la figa in alto &egrave la parte più importante del mio corpo e mi porta rapidamente ad un altro bellissimo orgasmo ‘Siii… Dio miooo… Siiiii… Ahhhhh… Siiiii…’.
Il mio orgasmo sembra non finire mai facendomi rantolare e annebbiare la vista, impiego diversi minuti a riprendere coscienza di me e anche ora continuo a provare piacere.
Non riesco a capire cosa mi faccia godere di più tra il suo cazzo che mi sta sfondando stantuffandomi come un pistone, il suo pube che mi martella il clitoride o le sue braccia che mi immobilizzano facendomi sentire una preda. Non lo so e non mi interessa,so solo che ora ho bisogno di far godere anche lui ‘Ti prego… Vieni… Voglio vederti godere…’ In un barlume di lucidità riesco ad aggiungere ‘Non schizzarmi dentro’.
Fabio ansima come un toro, mi stantuffa qualche altra decina di colpi e poi si solleva da me liberandomi dalla sua morsa. Si inginocchia tra le mie gambe e masturbandosi con la stessa foga con cui mi ha scopata, lascia partire un potente schizzo di sperma che mi colpisce sul mento e poi, con i successivi, mi innaffia tutto il corpo con il suo seme imbrattandomi il seno e la pancia. Mi lascio sborrare addosso sentendomi gratificata dallo sperma che, per la prima volta nella mia vita, percepisco come un premio e un dono.

Fabio si viene a sdraiare al mio fianco ma entrambi ansimiamo forte e non riusciamo a parlare. Lui mi accarezza dolcemente il viso ed io i capelli, sorridiamo e ci sentiamo felici.
Solo dopo qualche minuto riesco a riprendere un respiro quasi regolare, sento ancora il bisogno di abbracciarlo e stringerlo e decido di andare un istante in bagno per pulirmi.
Gli do un bacetto sulle labbra, un altro sul pisello finalmente a riposo e poi entro in bagno.
Prima di lavarmi mi fermo un attimo ad osservarmi allo specchio e mi trovo veramente bella. Forse Fabio ha ragione: sul mio corpo non &egrave percettibile alcun passaggio del tempo e le tante ore di palestra mi hanno regalato un fisico ancora snello ed armonioso; probabilmente ho bisogno solo di provare piacere e di sentirmi femmina per tornare a splendere. Guardo con piacere il mio corpo e con un po’ di eccitazione lo sperma che lo imbratta tutto, dal collo alla pancia.
Con un dito fermo un rivolo di seme che sta scendendo verso il pube e poi, con curiosità, lo porto alla bocca per assaggiarne il sapore. Non mi sembra disgustoso come credevo e provo ad assaggiarlo meglio prendendone un po’ di più.

‘Brava’ Fabio &egrave sulla porta del bagno e mi sta guardando mentre assaggio il suo seme. Divento subito rossa di vergogna e tento di farfugliare qualche scusa ‘No… Volevo solo… Il sapore… Ero curiosa…’ Fabio sorride come sempre ‘Non te devi vergogna’, non c’&egrave nulla de male, sei na femmina’ poi si avvicina e con due dita a cucchiaio raccoglie lo sperma dal mio corpo e lo porta alla mia bocca ‘Dai bevi, pe ‘na femmina &egrave naturale riceve dentro di se il seme del maschio’. Apro le labbra e lascio che mi faccia colare lo sperma in bocca, poi gli lecco le dita ed ingoio tutto. Fabio mi pulisce il corpo facendomi bere fino all’ultima goccia di sperma ‘L’uomo da e la donna riceve, &egrave la natura e non c’&egrave niente di sbagliato. L’uomo schizza il seme e la donna lo riceve nel suo corpo, l’uomo da il cazzo e la donna lo accoglie dentro di se’.
Ora che il mio corpo &egrave pulito, Fabio mi chiede di pulire anche lui; mi fa inginocchiare ai suoi piedi e mi offre il suo pisello da pulire con la lingua. Stupendo anche me stessa, accolgo il suo invito e lo lecco prima pulendolo e poi portandolo di nuovo in erezione.
‘Che brava che sei, asseconda la tua natura. Nella quotidianità non dovresti mai obbedi’ a nessuno, devi essere tu a decide che studia’, che lavoro fa’, come vestitte e pure se fare sesso, quando e con chi fallo. Sei bellissima e intelligente, devi sempre fa’ quello che voi. Solo quando fai sesso te devi sottomette al maschio, se te piace e secondo me a te piace tanto’

Mi spinge di nuovo sul letto facendomici salire a quattro zampe ‘Se fossi l’omo tuo te farei decide tutto a te, solo in questi momenti però farei il maschio che da per farti godere de esse la donna che prende’ Resta in piedi dietro di me, tra le mie gambe e mi afferra per i fianchi tirandomi verso di se ‘Ti piace esse’ trattata come ‘na cagnetta in calore, vero?’. Non faccio in tempo a rispondere che il suo cazzo sta già premendo sulla mia figa per penetrarmi di nuovo. Le sue mani mi stringono forte immobilizzandomi e tenendomi a quattro zampe. Apro le cosce per offrirgli la mia intimità e lui se la prende penetrandomi la vagina. Lo sento duro e potente mentre mi entra inesorabilmente dentro iniziando subito a stantuffarmi ‘Dai, dimmi che ti piace’ ‘Siiiiiiii’ ‘Lo so, una donna meravigliosa come te deve esse trattata come ‘na regina sempre e come ‘na cagna a letto. Dimmi che voi da me…’ Rispondo senza nemmeno pensare, lasciando che il piacere che provo prenda il sopravvento sulla mia razionalità ‘SCOPAMI… SCOPAMI PIù FORTE CHE PUOI… SCOPAMI TANTO… SEMPRE… NE HO BISOGNO…’
Fabio mi prende alla lettera e mi sbatte con violenza facendomi urlare di piacere.

Per farmi scopare meglio mi lascio cadere sulle braccia ritrovandomi con la faccia e il seno contro il materasso. Questo mi fa sentire ancora più piccola, remissiva e docile sotto il suo corpo che continua a fottermi senza pietà. Con le mani stringo forte le lenzuola e non riesco a fare altro che godere e mugolare continuamente ‘scopami’. &egrave davvero un ragazzo forte e infaticabile, continua a sbattermi il cazzo dentro, per un tempo che mi sembra infinito, senza un solo attimo di sosta. Ho tanto bisogno di godere e mi porto le mani sulla figa per masturbarmi e immediatamente arriva un altro orgasmo ‘Vengo… Siiii… Vengo… Vieni anche tu… Ti prego… Sborrami dentro… Voglio essere riempita… Ti prego…’ ‘Si troia, lo vuoi tutto in bocca?’ Fabio mi afferra per un braccio e mi fa voltare, non riesco nemmeno a rendermi conto che non &egrave più dentro di me che mi ritrovo di nuovo a quattro zampe sul letto con il suo cazzo a pochi centimetri dal mio viso. Con una mano mi afferra la testa e con l’altra si masturba facendomi sbattere la punta del cazzo su tutto il viso.
Non ero mai stata presa a pisellate da un uomo e non mi importa. Mi lascio bastonare perché tutto quello che desidero &egrave farlo godere, farlo godere del mio corpo.
‘Apri la boccuccia che vengo’ faccio appena in tempo ad aprire la bocca che vengo subito penetrata dal suo cazzo che mi schizza dentro tutt’a la sua virilità. Lunghi fiotti di sperma mi colpiscono il palato e mi riempiono la bocca.

Lo lascio godere fino in fondo succhiandolo anche un po’, poi mi stacco dal suo cazzo con un bacetto ed ingoio tutto il suo sperma. Il sapore non &egrave proprio delizioso ma mi piace, mi piace che il suo seme sia tutto dentro di me ‘Grazie… Hai ragione… Ne avevo tanto bisogno…’
Poi ci sdraiamo sul letto e restiamo a lungo abbracciati, in silenzio come due ragazzini innamorati scambiandoci baci e carezze. Vorrei restare così per sempre ma non &egrave possibile: &egrave già l’una, ho tanto lavoro da finire entro questa sera e non riesco ad immaginare come giustificare sei ore fuori casa solo per comprare un vestitino. Ci alziamo con un po’ di tristezza e, senza dire una sola parola, ci rivestiamo preparandoci ad uscire.

Lasciando la stanza, alla tristezza si somma anche l’angoscia e la paura di essere scoperta da qualcuno. Torno a pensare al mio inflessibile marito-padrone non riuscendo nemmeno ad immaginare le conseguenze del mio tradimento. Corro verso la macchina senza nemmeno scambiare una parola con Fabio e poi guido nervosamente per tornare prima possibile a casa.
Durante il lungo viaggio mi preparo un discorso duro e inflessibile per comunicare a Fabio che questa deve essere l’ultima volta che ci vediamo e che deve assolutamente dimenticarmi. Peccato che poi, arrivata al dunque, dimentichi discorso e propositi nel momento giusto: appena rientro in città, mi fermo vicino una stazione metro per farlo scendere e salutarlo per sempre. Lui sorride e mi accarezza la coscia cancellando ogni precedente convinzione, per farmi desiderare di essere ancora sua, per desiderare che quella mano risalga lentamente fino alle mutandine per darmi ancora piacere. Prima che scenda dalla macchina ci baciamo, ignorando la paura di essere visti, e ci scambiamo i cellulari decidendo solo di non vederci più nel bar sotto casa mia.

Tornata a casa mi metto a lavorare come una matta per presentare a mio marito una relazione su una questione abbastanza complessa e delicata. Non voglio trascurare alcun dettaglio, in parte perché lo devo alla mia professionalità e molto per non dover ammettere di aver passato troppo tempo fuori casa. Riesco a completare il mio lavoro dopo le 21, pochi minuti prima che rientri mio marito in casa. Lui la prende, la guarda velocemente e la ripone nella sua valigetta. Poi senza degnarmi di uno sguardo si accomoda a tavola senza quasi parlarmi ed inizia a cenare.
Fa così tutte le sere ma questa volta non lo sopporto, non lo sopporto più e iniziò a pensare che sì meriti il mio tradimento. Anzi, se non avessi tanta paura di lui, gli direi chiaramente merito molte più attenzioni e che il mondo &egrave pieno di uomini che potrebbero darmi tutto quello che lui mi nega.
Ovviamente non dico nulla e resto, come sempre, in ossequioso silenzio ad obbedire ciecamente ad ogni suo volere. Nei giorni successivi la voglia di sentirmi donna prende il sopravvento su ogni paura ed inizio a trovare sempre più occasioni per farmi scopare da Fabio.
Praticamente smetto di andare in palestra ma continuo a esserci iscritta e ad uscire di casa con la borsa sportiva, solo per avere una scusa per incontrarlo. Ma nemmeno questo &egrave sufficiente a soddisfare le mie voglie e, quasi ogni giorno, trovo nuove commissioni da fare, lontano da casa, per giustificare le ore che passo con lui.
Dopo qualche settimana decido anche di prendere la pillola anticoncezionale. Mi racconto che l’ho fatto per ridurre i rischi, per ridurre l’angoscia che provo, dopo ogni tradimento, per la paura di essere scoperta da Stefano. La verità invece &egrave un po’ diversa: morivo dalla voglia di farlo godere dentro di me, di lasciarmi riempire dal suo seme come una cagnolina che si lascia ingravidare dal suo maschio. Non dimenticherò mai il piacere che ho provato la prima volta che ho trattenuto Fabio dentro di me mentre esplodeva il suo piacere. Ricevere il suo seme direttamente nel mio corpo mi ha fatto sentire totalmente sua, la sua femmina; finalmente pronta a vivere pienamente la mia natura e la mia sessualità per troppi anni repressa da Stefano, il mio marito-padrone.

Nei primi tempi i miei incontri con Fabio avvenivano soprattutto in anonimi alberghi e motel e, in qualche caso, durante le mie commissioni, in auto o in alcove improvvisate all’interno di scantinati o androni dei palazzi. Poi ho accettato di incontrarlo nell’appartamento che divide con i suoi amici e compagni di studi dove, dopo i primi imbarazzi, ho smesso di temere la loro conoscenza. Sono due ragazzi sensibili e discreti che mi hanno accolto nella loro casa con generosità accettando di essere disturbati, durante le loro ore di studio, dalle mie urla di piacere.
Fabio insistette molto per convincermi che i suoi amici, Franco e Marco, non avrebbero mai svelato il mio tradimento a nessuno. Nonostante questo ero abbastanza diffidente anche perché mi sentivo osservata dai loro sguardi curiosi. Nei mesi successivi invece, passando ore ed ore a fare sesso nella cameretta di Fabio, persi ogni inibizione al punto di girare in casa, anche in loro presenza, in mutandine e reggiseno. Anche perché, in più di un’occasione, capitò di vederli rientrare in casa proprio mentre Fabio mi scopava nel salottino o nella cucina comune dell’appartamento e provare la loro assoluta discrezione nei miei confronti.

Se non fosse per la continua paura di essere scoperta da Stefano, che mi provoca continui crampi allo stomaco, questo sarebbe sicuramente il momento più bello della mia vita: coccolata, ammirata e vezzeggiata da un ragazzo forte e sensibile. Fabio mi ha insegnato a godere del mio corpo e del sesso in ogni sua espressione, compreso il sesso anale.
Un pomeriggio mentre mi scopava da dietro, sbattendomi il viso sul tavolo della cucina, iniziò a massaggiarmi il buchino con le dita e bagnandomi con la saliva. Non immaginavo cosa volesse volesse farmi e lo lasciai fare, poi rallentò il ritmo con cui mi stava scopando e mi infilò un dito dentro, nel sedere. Non provai alcun dolore e trovai piacevole quell’intrusione inattesa. Mi eccitava sentirmi riempire entrambi i buchi e lo lasciai fare ancora.
Fabio mi bagnò abbondantemente con la saliva e poi mi scopò il culetto con il dito per qualche minuto. Lo lasciai ancora fare e lo sentii trafficare di nuovo tra le mie natiche: mi stava infilando un secondo dito dentro. Questa volta il mio sfintere, ancora vergine, oppose un po’ di resistenza alla penetrazione facendomi provare un po’ di dolore. Fabio fu bravissimo e mi penetrò lentamente e facendo tante pause fino ad infilarmi le due dita tutte dentro. Riprese a scoparmi il culo infilando e ruotando le dita dentro di me per diversi minuti fino ad allargare per bene il mio buchino.
Quando sfilò le dita sapevo bene che, a breve, avrei perso la mia verginità anale e in fondo lo desideravo anche: mi faceva piacere che fosse proprio Fabio il primo uomo a rompermi il culo.
Sentii la sua cappella farsi strada tra le mie natiche ed iniziare a premere sulla mia rosellina ‘Si tesoro, fai piano ti prego. Tu sei il primo…’
Aprii un po’ le cosce ed inarcai la schiena per prepararmi ad accoglierlo nel mio corpo e per offrirgli la mia verginità. Fabio iniziò a spingere con forza e, facendomi provare una fitta di dolore, fece scivolare la punta del pisello nel mio culo. Effettivamente fa un po’ male ma meno di quanto avessi finora immaginato ‘Spingi, spingi anche tu. Spingi e apri il culo che te lo metto tutto dentro’ ‘Si… Si tesoro… Solo un attimo… Ti prego…’. Fabio non ascoltò le mie suppliche e iniziò a spingermelo subito dentro e, centimetro dopo centimetro, me lo infilò tutto nel culo fino a farmi sentire le sue palle tra le cosce e il suo pube premere sulle mie natiche ormai aperte.

Mi tenne per qualche istante così: immobile, a quattro zampe, con la sua mazza dentro di me e le sue mani a stringermi la vita. Poi, appena il mio corpo si &egrave abituato alla sua presenza, ha iniziato a pomparmi il pisello duro nel sedere facendomi finalmente provare cosa significa lasciarsi inculare.
Da un punto di vista fisico l’amplesso &egrave forse meno piacevole rispetto ad un rapporto tradizionale ma, da un punto di vista psicologico, &egrave molto più coinvolgente: mi fa sentire usata e sottomessa ai capricci del maschio, che può godere anche del piccolo dolore che provo nella penetrazione. Lo trovo talmente piacevole che, anche senza provare un orgasmo, quando Fabio ha iniziato a sbattermi il culo, con la consueta irruenza con cui mi scopa la figa, non sono riuscita a trattenermi dall’infilare le mani tra le cosce e masturbami fino a quando Fabio non mi &egrave venuto dentro allagandomi l’intestino con il suo seme.
Da quel giorno anche il sesso anale diventò una piacevole abitudine, uno dei tanti modi che uso per godere e farlo godere.

Oggi ho passato tutto il pomeriggio con un’amica subendo una sorta di terzo grado: ‘tesoro, cosa ti succede? Hai novità? Sei radiosa, sembri un’altra…’. &egrave con un vero sollievo che posso tornare a casa dove, per fortuna, non dovrei trovare nemmeno Stefano che sarà, anche questa sera, impegnato per lavoro.
Appena arrivo davanti al portone mi trovo Fabio ad attendermi ‘Che fai qui? Sei impazzito?’.
Questa volta non sorride come al solito e mi invita a seguirlo ‘Ti prego, fidati di me. Seguimi senza fare nessuna domanda’. Il suo tono serio e senza la solita inflessione dialettale mi preoccupa e mi incuriosisce, lo seguo in una traversa fino al portone di un palazzo adiacente al mio.
Entriamo nell’androne e prendiamo l’ascensore per salire all’ultimo piano dove Fabio prende un mazzo di chiavi per entrare in un appartamento. Forse ha trovato un posto più comodo dove scoparmi ma non capisco il suo aspetto stranamente teso e austero e come possa aver avuto le chiavi di un appartamento certamente carissimo.
Prima di entrare mi raccomanda di fare assoluto silenzio ‘Te prego, non fa’ rumore e non parlare. Adesso entro io e poi ti chiamo. Se non arrivo subito, vai via e poi te spiego tutto’.

Non riesco a trovare alcuna spiegazione razionale al suo fare così misterioso. Decido però di fidarmi e resto in silenzio ad attenderlo per pochi secondi. Fabio torma e mi da le ultime raccomandazioni prima di farmi entrare in casa ‘Voglio che vedi una cosa ma &egrave importante non fatte vede’ e senti’. Togli le scarpe con i tacchi per non fare rumore ed entra scalza. Mi raccomando, qualsiasi cosa tu possa vedere, non emettere una sola sillaba’
Entriamo in casa e, percorrendo il breve corridoio verso il salone, sento sospiri e mugolii. Fabio mi fa fermare, va avanti a sbirciare nella sala e poi torna a prendermi. Si mette dietro di me e poggia una mano sulla mia bocca per impedirmi di parlare ‘Ricorda nemmeno un sospiro!’ E poi lascia che sporga appena la testa per vedere cosa accade nella stanza.
Ci sono Franco e Marco, i suoi amici che stanno scopando una bionda. Franco &egrave seduto sul divano con il pisello in erezione ad attendere che Marco finisca di scopare la bionda messa a quattro zampe al centro del salone. Lei &egrave strana… Ha un fisico… Non capisco… Solleva appena la testa e dai riccioli biondi riesco a vederla in faccia… Non &egrave una donna! Anzi… &egrave Stefano! Mio marito Stefano!
La mano di Fabio sulla bocca mi impedisce di urlare e resto paralizzata a guardare il mio austero e impeccabile marito che si lascia inculare da Marco come la peggiore delle puttane. Indossa una parrucca bionda, gu’pi&egravere e mutandine rosa, calze bianche e sandali con tacco alto sempre rosa. Non riesco a capire se quello che vedo &egrave un’allucinazione o la realtà, mi sembra tutto così assurdo per essere vero. Marco lo incula brutalmente ‘dai cagna, godi che adesso ti riempio tutta’. Stefano inizia a mugolare in un ridicolo falsetto incitandolo a venire ‘Siii, dai… Più forte scopami più forte, scopa la tua puttana. Ti prego sborrami dentro, riempimi tutta, voglio essere la tua zoccola rotta nel culo…’

Fabio, senza mai togliermi la mano dalla bocca, mi trascina fuori casa continuando a pregarmi di fare silenzio. Appena fuori rimetto le scarpe e scoppio a piangere ‘Che succede? Dimmi che succede!’. ‘Ti prego non farti sentire, andiamo a casa tua e ti racconto tutto’
Appena qualche minuto fa sarei stata terrorizzata dall’idea di ricevere Fabio, il mio giovane amante, in casa, nella casa che divido con quello che credevo fosse il mio integerrimo marito. Ora invece lo trovo assolutamente normale e mi incammino verso il mio appartamento.
Faccio fatica a descrivere quello che provo: non vedo l’ora di capire il legame tra mio marito e questi ragazzi, sono ovviamente sconvolta da quello che ho appena visto ma provo anche un senso di sollievo, il sollievo da una specie di crampo allo stomaco che mi attanaglia da sempre, non tanto il mio recente tradimento quanto per non essermi mai sentita adeguata rispetto alla perfezione e integrità di mio marito.

Entriamo in casa in silenzio e ci accomodiamo in salone. Riprendo a piangere per la paura di quello che sto per sentire ‘Allora? Voglio sapere tutto’ ‘Si, &egrave giusto. Ho voluto che vedessi tuo marito proprio per non doverti nascondere più nulla’ ‘Cosa? Cosa c’entri tu con Stefano? Chi sei? Chi &egrave Stefano?’
‘Hai tutte le ragioni per essere sconvolta. Ora ti racconto quello che so partendo dall’ultima domanda: chi &egrave tuo marito. Stefano &egrave una checca che passa ogni minuto del suo tempo libero a agghindato come una puttana a farsi scopare’ ‘Dio mio…’ ‘L’hai visto, l’appartamento, dove siamo stati prima, &egrave il posto dove vive e lavora, dove si trasforma ogni giorno da Stefano a Stefy, dall’ingegnere austero alla troietta sottomessa’ ‘Cosa c’entri tu e i tuoi amici?’ ‘Io poco, i miei amici invece lo scopano da anni. Tuo marito non vuole correre il rischio di rovinarsi la reputazione e fa la cagna solo con loro’ ‘E loro perché…’ ‘Perché li paga, Stefano passa loro uno stipendio mensile e paga le spese del nostro appartamento. Iniziarono con rapporti occasionali cinque o sei anni fa e dopo un po’ diventarono suoi dipendenti. Padroni a letto ma dipendenti economicamente. Si stanno laureando con i suoi soldi’ ‘Si fida?’ ‘Si, perché li ricatta come ricatta me. Tuo marito non &egrave stupido, si offrì di comprarci i primi esami all’università. Eravamo dei ragazzini e ci sembrò un’offerta generosa e accettiamo di aprire i conti, a nostro nome, con cui poi lui pagò docenti e amministratori. Se qualcuno, tu compresa, dovesse scoprire che Stefano adora farsi sbattere dai maschi ci rovinerebbe’ ‘Anche tu…’ ‘No, mai. Non ho mai scopato tuo marito. Vivo solo nell’appartamento che paga ai miei amici e so tutto di lui. Mi ricatta solo per assicurarsi il mio silenzio ma non ho mai preso un centesimo. Mi pago gli studi facendo tanti lavoretti occasionali e ripetizioni agli studenti. Te lo giuro’
‘E io…’ ‘Ti vedevo spesso quando venivo a prendere i miei amici, ti trovavo bellissima, elegante e inconsapevole di cosa fosse il tuo matrimonio. Guardandoti mi innamorai di te, immaginavo che non avessi rapporti con quella troia di tuo marito e desideravo tanto poterti stringere per farti felice. Iniziai anche a seguirti ma tu, che eri davvero innocente e fedele al tuo matrimonio, non mi guardavi mai, fino a quella notte sulla spiaggia…’
Non riesco a pensare, in meno di mezz’ora &egrave crollato tutto il mio mondo ‘Valeria, io ti amo. Credimi, ti amo tanto’. Fabio mi guarda fisso temendo forse una mia reazione ma non ho la forza di reagire. Tra qualche ora mio marito rientrerà in casa ed io devo decidere in fretta come comportarmi. Fabio sembra leggermi nel pensiero ‘Fai quello che ti sembra giusto ma sappi che, se gli racconti quello che hai visto, rovini anche me ed i miei amici. Abbiamo commesso un errore da ragazzini, &egrave vero, ma non meritiamo di essere denunciati…’.

Non sono in grado di prendere una qualsiasi decisione o di sostenere una conversazione ‘ti prego… vai… non voglio vedere nessuno…’.
Lo caccio fuori di casa e scoppio di nuovo a piangere. Poi mi riempio un bicchiere di cognac e mi siedo sul divano a bere senza pensare a nulla e lasciando che il tempo trascorra inutilmente.

Resto nel mio torpore fino a quando sento Stefano che rientra in casa. Non so che ore sono come non so ancora cosa voglia fare. Mi alzo, gli vado incontro e quando me lo trovo davanti, senza dire una sola parola, gli mollo un ceffone in pieno viso.
Stefano resta inebetito e ne approfitto per colpirlo ancora, una… due… tre… cento volte.
Lo schiaffeggio in faccia non entrambe le mani e usando tutta la mia forza; lui non reagisce e si lascia picchiare senza opporre alcuna resistenza e questo, facendomi capire che razza di troietta sottomessa sia l’uomo che mi ha fatto da padrone per tutta la vita, mi rende ancora più cattiva e determinata a fargli male. Gli cedono le gambe e si ritrova in ginocchio ai miei piedi ma nemmeno questo attutisce la mia furia: lo afferro per i capelli con la mano sinistra mentre con la destra continuo a prenderlo a ceffoni fino a quando la mano inizia a farmi troppo male per continuare.

Lo trascino, tirandolo per i capelli, fino al salone e lo lascio lì per correre verso la cucina.
Tra le stoviglie trovo una bella paletta in legno per continuare a picchiarlo tutta la notte e, in pochi istanti, gli torno di nuovo sopra mentre piagnucola a terra in posizione fetale.
Gli mollo due bei calcioni sulla pancia per farlo girare e, in un lampo di lucidità, mi rendo conto che non posso picchiarlo in faccia con la paletta: decido di sculacciarlo a sangue.
Gli slaccio cinta e gli abbasso i pantaloni scoprendo che indossa ancora le mutandine rosa e le calze bianche da puttana. Ammesso che sia possibile, la mia rabbia sale ancora di più ed inizio subito a sculacciarlo con la paletta. Mi rendo conto di quanto sono stata stupida a sottomettermi ad uno che tornava in casa indossando un perizoma rosa, ad un uomo che si lasciava sbattere da altri uomini sotto il mio naso da verginella stupida ed inconsapevole. Lo sculaccio e lo insulto ad ogni colpo ‘TROIETTA… CHECCA… FROCETTO… PUTTANELLA… da quanti maschi ti sei fatta montare? ZOCCOLA… quanti cazzi hai preso? FROCETTA… TROIA… a me non mi toccavi, invece tu quanti ne hai ciucciati? BRUTTA ZOCCOLA…’
Dopo qualche minuto le sue natiche lisce e depilate, che non avevo mai notato prima, sono coperte di strisce rosse sempre più evidenti ed io continuo a picchiare ancora… ancora… ancora…
Sono stanca ma non &egrave una buona ragione per fermarmi: lo prendo di nuovo per i capelli e lo trascino vicino la poltrona e lo faccio mettere a quattro zampe, per sedermi e continuare a picchiarlo più comodamente.
Oramai il suo culetto &egrave completamente rosso fuoco, dalla schiena alle cosce, ed inizia ad affiorare anche qualche segno viola. Stefano resta inerme a quattro zampe limitandosi a piagnucolare ed implorare la mia pietà senza rendersi conto che questo mi fa arrabbiare ancora di più.

Mi sento una stupida, vedere come &egrave stato facile sottomettere l’uomo che mi ha fatto da padrone per tutta la vita mi fa sentire una stupida e non riesco a fare altro che sfogare la mia rabbia picchiandolo. I suoi lamenti e le sue suppliche riescono solo a rendere più piacevole il mio lavoro: picchio il suo corpo per distruggere la sua immagine di uomo perfetto e inflessibile a cui ho affidato la mia vita.
Ormai piange senza ritegno soffrendo per i colpi incessanti che gli assesto sul sedere ‘ti supplico… basta… pietà… ti prego… non resisto più… ti supplico…’ senza però riuscire a commuovermi.
Mi fermo solo quando la paletta di legno si spezza in due. Solo in questo momento mi rendo conto di quanto l’ho picchiato ma ancora non mi basta. Mi alzo in piedi e continuo prendendolo a calci.
Facendolo girare mi rendo conto che il suo pisellino, quello schifoso pisellino che per tanti anni mi ha negato, &egrave eccitato; ha un’evidente erezione che le mutandine femminili, che indossa, non possono nascondere.

Provo un sentimento strano nei suoi confronti, a metà tra rabbia, tenerezza, vendetta e compassione. Dopo tanta angoscia e rabbia mi lascio andare ad una risata liberatoria ‘guarda, guarda… l’inflessibile ingegnere, l’uomo tutto di un pezzo, l’uomo che non ha tempo per scoparsi la mogliettina devota, si eccita quando viene picchiato. Guarda quel pisellino che non si &egrave mai eccitato per la mia patatina come si eccita per le mie sculacciate. Ti piace essere sottomesso, vero?’ Non risponde e gli mollo un calcio sul fianco ‘si… mi piace’ ‘ti piace fare la troietta, vero?’ ‘Si… Perdonami, sono una troia. Mi eccita sottomettermi e farmi scopare, perdonami’
Gli mollo un altro calcio ‘Non potevi dirmelo, brutta puttanella? Non potevi darmi una scelta? Non potevi consentirmi di avere una vita diversa?’ ‘Perdono… Ti prego… Perdonami…’ ‘Ho fatto di tutto per essere degna della tua falsa perfezione, brutta rotta in culo. Potevamo trovare un modo di vivere insieme. Troia schifosa, mi hai fatto vivere senza sesso mentre tu ti facevi chiavare da altri maschi’ Gli mollo altri due due calcioni e lo faccio sdraiare ‘Ora ti faccio vedere la mia patatina, la mia fighetta che hai rifiutato perché preferivi il cazzo facendomi credere di non meritare le tue attenzioni’.

Mentre la troietta farfuglia scuse e implora il mio perdono, mi sfilo la gonna, tolgo le mutandine e, senza troppi complimenti, mi siedo sul suo viso.
Il contatto con il suo viso mi da subito un inatteso piacere ed inizio a muovere il bacino strofinando tutta la mia figa sulla sua faccia. Anche se non l’avrei mai creduto possibile, mi sto eccitando da morire e mi muovo sempre più freneticamente schiacciandolo e soffocandolo sotto il mio piacere.
‘Lecca troietta, lecca. Leccami la figa come una cagnolina e dammi il piacere che non hai mai saputo darmi come marito. Dai cagna che vengo’.
Stefano fa tutto quello che può per leccarmi il clitoride e, nello stesso tempo, non soffocare sotto il mio peso ‘così cagnolina, leccamela tutta. Voglio godere, dai cagna lecca, lecca forte’.
Smetto di soffocarlo solo per muovermi più velocemente sul suo viso, per strusciare la mia fighetta aperta e incredibilmente eccitata su tutta la sua faccia. La sua lingua, evidentemente ben allenata imboccando cazzi, si muove bene e velocemente portandomi in fretta ad un violento e lunghissimo orgasmo. Tirandolo per i capelli gli tengo la bocca incollata al mio sesso tremando per i brividi forti che sto provando ‘Brava cagnolina, sei brava con la lingua, se lo avessi saputo prima…’ Stefano riprende a piagnucolare ‘ti prego… Perdonami… Non farò più la… Te la leccherò ogni sera…’

L’orgasmo mi ha restituito serenità e sicurezza in me stessa. Forse per la prima volta nella mia vita mi sento di essere padrona di me stessa e sento di avere tutte le potenzialità per affrontare al meglio qualsiasi scelta. Scelta che però non farò oggi. Vorrei dirgli che non so cosa farmene di un marito buono solo per leccarmi la figa, soprattutto pensando che ha imparato a leccare facendo pompini ad altri uomini. Ora vorrei solo andare a dormire e non &egrave questo il momento di decidere: ‘Zitta cagna, non ho voglia di parlare questa notte. Nei prossimi giorni deciderò cosa fare di te’.
Decido di andarmene lasciandolo a dormire a terra nel salone. Sto per andare in bagno quando decido che, per dormire meglio, prima devo distruggere definitivamente l’immagine perfetta del mio marito ex padrone.
Mi accuccio di nuovo sul suo viso e gli ordinò di spalancare la bocca. Appena obbedisce lascio cadere un forte getto di urina direttamente sul suo viso ‘bevi cagna, bevila tutta’.
Con un prepotente bisogno di liberarmi della sua figura, gli piscio in faccia, gli piscio nella bocca e gli faccio bere tutta la mia lunga pisciata. Stefano fa del suo meglio per raccogliere ed ingoiare ogni goccia ma parte dell’urina, dopo avergli innaffiato il viso, finisce sul pavimento.

Finisco con calma di pisciargli in faccia e poi mi alzo lentamente. Stefano mi osserva dal basso verso l’altro tra vergogna ed eccitazione mentre in terra &egrave rimasta una piccola pozzanghera di urina. ‘Schifosa troietta, non avevo detto di berla tutta?’ ‘Si… Perdonami… La prossima volta…’ ‘Non ho ancora deciso se ci sarà una prossima volta. Tirati su, mettiti in ginocchio e guarda cosa hai combinato sul pavimento’. Devo ammettere che mi sto divertendo ‘Allora? Cosa c’&egrave sul pavimento?’ ‘La tua pipì, una piccola parte del regalo che mi hai fatto ma che non sono riuscito a bere…’ Finalmente mi rendo conto di quanto sia sottomesso ‘Annusala, annusa la mia pipì’.
Appena Stefano avvicina il viso al pavimento, con un piede gli schiaccio il viso a terra immergendolo nell’urina ‘Leccala e bevila tutta, voglio che entro tre minuti il pavimento sia pulito’.

Lo lascio a leccare il pavimento del salone e me ne vado a dormire, per la prima volta nella mia vita, serena e fiduciosa del mio futuro.
Nei prossimi giorni dovrò decidere cosa fare con Fabio, con Stefano, con il mio matrimonio e con il lavoro. So però che qualsiasi cosa farò, la farò con la mia femminilità e con la certezza di essere pronta a qualsiasi sfida.

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