Leggi qui tutti i racconti erotici di: Drew

Mi chiamo Daniele ho 25 anni e questa è la storia di ciò che accadde 7 anni fa quando avevo appena finito il quarto anno delle scuole superiori. All’epoca avevo 18 anni ed ero ancora un ragazzo un po’ insicuro e con pochissima esperienza con le ragazze, ancora non conoscevo bene me stesso e i vari aspetti della mia sessualità, ma ciò che avvenne in quei pochi giorni cambiò per sempre me stesso e il mio modo di rapportarmi al sesso femminile.
Estate 2007, ricordo che era un Lunedì mattina quando tutto cominciò con un annuncio dei miei:
– Ci prendiamo una vacanza, e viene anche tuo fratello! Faresti bene a trovare qualcuno che ti ospita da martedì e domenica della prossima settimana, non ci piace l’idea che tu rimanga da solo a casa e staremmo molto più tranquilli se passi un po’ di giorni da qualche tuo amico! ‘
I miei erano sempre stato molto apprensivi, forse troppo, ma questa volta alla loro apprensione risposi con allegria, contento di sapere che la mia famiglia era lontana e che avrei trascorso quasi una settimana a casa di qualche mio amico.
Mi misi subito alla ricerca di qualcuno che potesse ospitarmi per quelle cinque notti: Si fece avanti un mio amico, e la mia migliore amica. Si chiamava Paola, la conoscevo fin dai tempi delle medie e di quest’ultima rimasi segretamente innamorato per un bel pò di tempo, sbavando, oltre che sul suo corpo perfetto, sui suoi meravigliosi piedini. Ovviamente, accettai senza indugi di passare quelle cinque notti a casa sua, scelta determinata anche dal fatto che anche i suoi erano in vacanza e sarebbero tornati due settimane dopo, particolare che chiaramente i miei non conoscevano.
Attesi con ansia che arrivasse il martedì seguente, il giorno nel quale la mia vacanza avrebbe avuto inizio, ricordo che passai tutte le notti a immaginare come sarebbe stata la mia permanenza a casa di Paola, tutte le occasioni che avrei avuto per farle capire che mi piaceva, tutte le cose fantastiche che avremmo potuto fare. Finalmente arrivò martedì, fatta la mia valigia presi il pullman e mi diressi a casa sua.
Giunsi a casa sua relativamente presto, lei era lì nell’atrio del suo palazzo che mi aspettava, subito mi salutò calorosamente abbracciandomi forte e subito dopo mi fece salire in casa. Erano quasi due mesi che non ci vedevamo (dopo la chiusura della scuola) e fui subito estasiato dalla sua bellezza: Paola era una ragazza di 18 anni, alta 1.67, bionda, occhi azzurri, fisico a dir poco perfetto e splendidi piedini taglia 37. Era una ragazza normale, amava vestirsi bene, con marche di ogni tipo, alle estremità adorava indossare calzature di ogni tipo: All-stars, ballerine, sandaletti e ovviamente tacchi. Quel giorno però, nonostante il caldo estivo, si presentò in tuta. Mentre prendevamo l’ascensore per salire su casa cominciammo a parlare normalmente, come avevamo fatto già tante altre volte:
– Allora Tesoro.. come va? ‘ dissi io.
– Bene, meno male che sei arrivato, i miei sono partiti ieri e mi sentivo già sola! ‘
– Eccomi allora!! ‘ Intanto l’ascensore era arrivato al piano e lei già stava aprendo la porta di casa – Mi faresti vedere dove dormo, che metto via la mia roba? –
Mi portò nella mia camera, sistemai in fretta e furia le mie cose e tornammo in salone, come di consuetudine mi mostrò la casa ed io di rimando le feci i complimenti per gli arredi, anche se in realtà avevo occhi solo per lei. Passammo la giornata a casa, ricordo che parlammo del più e del meno, scherzammo, un pasto veloce a pranzo; a metà pomeriggio uscimmo un po’ per il suo quartiere, sempre insieme ci fermammo ad una gelateria e ci gustammo un refrigerante gelato artigianale passeggiando lungo le vie del parco. Tornammo a casa che era già tardi, e di lì a poco cenammo, una volta sparecchiato ci stendemmo sul divano a vedere un film. Finito di guardare la televisione, dopo esserci augurati la buonanotte ognuno andò nella sua stanza a dormire. Fin qui tutto normale.
Il mattino seguente venne lei a svegliarmi con un bacio sulla guancia:
– Buongiorno piccoletto (ogni giorno avevo un appellativo diverso), vuoi la colazione? ‘
– Si grazie.. Hai del latte e biscotti? ‘
– Si certo.. vieni! –
Durante la colazione decidemmo i programmi della giornata: bisognava innanzitutto fare la spesa, dopo di che io avevo intenzione di passare il pomeriggio a casa, senza fare niente e, anche lei sembrò d’accordo. Così dopo aver pranzato ci stendemmo nuovamente sul divano a coccolarci, mentre guardavamo senza particolare interesse la televisione. Guardando un film, si vide una scena che attirò la nostra attenzione, nella quale la protagonista faceva un massaggio con i piedi ad una rivale. Alla vista di questa scena, Paola volle subito provare su di me:
– Tesoro dai sdraiati per terra che ti massaggio con i piedi! ‘ disse lei.
– Sicura? ‘ le risposi.
– Si Si dai.. ‘ fece Paola.
Non ci pensai due volte, l’idea di farmi in qualche modo calpestare da lei mi eccitava parecchio; Così mi sdraiai per terra di fianco al divano, dove era seduta. Paola liberò i suoi piedini dalle infradito e li posò su di me, cominciando a fare una specie di ingenuo massaggio, inconsapevole del fatto che la situazione mi stava eccitando non poco. Lei, d’altro canto, era palesemente divertita da ciò che stava accadendo, e non badava più al film, ma non mi resi conto che la sua attenzione si era spostata sul mio cellulare. All’improvviso il massaggio si interruppe bruscamente, lei scansò i piedini dal mio corpo, la guardai aveva il mio telefonino fra le mani e sul volto un’espressione mista di sorpresa e stupore:
– COSAAAA??!?! ‘ esclamò lei.
– Che c’è amò? ‘ chiesi.
– Che cazzo è questa cartella che hai rinominato XXX??? –
Ebbi un sussulto, ero semplicemente fregato!!! Sputtanato per il resto della vita! come un pirla non avevo messo la password sulla cartella nella quale erano presenti video e foto foot-fetish. Ero ancora sdraiato a terra ma mi girai a pancia in su per poterla vedere meglio, cercai d’istinto di rimediare in un pessimo modo:
– Ma dai, ti pare??..Io scarico le immagini per dei miei amici’ –
– Ah veramente? ‘ rispose lei scettica.
– Si te lo assicuro.. Stefano e Ale! ‘ provai ad arrampicarmi sugli specchi citando nomi inventati al momento.
– Ok ti credo ma dovrò fare una prova..- disse lei maliziosa.
Capì a cosa si stava riferendo, e senza aspettare mi piazzò un piede in faccia, quei piedini nudi che fino a poco prima stavano massaggiando il mio corpo emanavano un aroma celestiale, sebbene un po’ sudati, il loro odore mi entrò nei polmoni’ cercai di resistere ma niente:
– Cos’è quella protuberanza in mezzo alle tue gambe??? ‘ disse con un sorriso compiaciuto.
– N-niente.. – Risposi in qualche modo.
– Ah niente allora..? – E con l’altro piede andò a tastare proprio li – Come mai è così duro? Forse ti eccita avere un piedino come il mio in faccia?? ‘
– ‘ –
– Non rispondi? ‘ fece lei sempre più incalzante, mentre io sprofondavo sempre più nella mia vergogna.
– Parlerò io per te allora: La scoperta che ho appena fatto si rivelerà interessante in questi giorni lo sai? ‘
– ..c-capisco.. ‘ dissi io senza capire proprio un bel niente – Ti prego non dirlo a nessuno amò… ‘Supplicai.
Per tutta risposta mi tirò un calcio violentissimo in pieno stomaco, non me l’aspettavo.
– Punto numero uno- mi disse – Innanzi tutto ti avviso che se seguirai queste regole non dirò niente a nessuno se no sarai sputtanato per l’intera vita! –
Detto questo mi guardo sempre più divertita e, sempre più padrona della situazione elencò le fatidiche regole:
– Tu avrai il dovere di chiamarmi: Padrona, Signora, Padroncina, Principessa o Regina’preferisco padrona comunque.. Punto due: tu sarai solo uno stupido oggetto e servirai allo scopo di procurarmi piacere e soddisfare ogni mio desiderio.. Punto tre i tuoi soprannomi non saranno più amò, tesoro ecc.. ma bensì: verme, larva, cane, puttana e ovviamente schiavo e leccapiedini!!! CAPITO? –
Feci l’errore di non rispondere prontamente ed ecco arrivare un altro calcio nello stomaco, così forte che quasi mi fece perdere il respiro.
– S-si, mia P-padrona’- dissi con un fil di voce.
– Bene vedo che hai capito.. oggi è? Mercoledì! Avremo molto tempo per stare insieme schiavetto mio! Sei contento?-
– S-si..- risposi, cercando di non commettere altri errori, ma mio malgrado, sbagliai ancora: terzo calcio nello stomaco! Mi stava distruggendo.
– Devo dire SI PADRONA!! O farai presto una brutta fine! ‘ Quella che era la mia migliore amica si fece improvvisamente minacciosa.
– SI PADRONA- dissi io a gran voce, cercando di salvarmi da ulteriori punizioni.
– Bene.. Hai 5 minuti per spogliarti: rimani in boxer.. fra poco ti addestrerò come un cagnolino.. ‘ così disse e la vidi allontanarsi ridendo di gusto.
Senza aspettare mi misi subito in boxer, spaventato e al tempo stesso eccitato da tutta quella paradossale situazione, calcolando che era solo mercoledì’
Ero pronto, rimasi a tremare da solo in soggiorno, scrutando un luogo che conoscevo abbastanza bene, ma che avrei conosciuto ancora meglio a breve, Paola tornò dopo 5 minuti esatti, mi aspettavo di trovarla diversamente, invece indossava scarpe da ginnastica e tuta. Non so perché ma ebbi la sensazione che la cosa non promettesse bene. Si avvicinò con un paio di manette, mi legò alla gamba del divano, appena ebbe finito mi infilò due sudici calzini in bocca, che chissà da quanto erano in quelle condizioni, e completò il tutto assicurandoli con 2 o 3 giri di nastro isolante.
– Schiavo mi ero scordata.. fra poco devo andare a fare uno stage estivo di Hip-Hop.. contento? ‘
– Mmh.. mmmhh ‘ erano gli unici versi che riuscivo ad emettere.
– Sai cosa vuol dire? ‘ continuò lei sprezzante.
– Mmh mhh..- feci ancora io tentando di rispondere a quella che stava diventando la mia dea.
– Ahah.. vero non puoi rispondere! Un’ora e 45 minuti di sudate.. il divertimento comincerà dopo mangiato..ahh già! ‘
Ormai non mi sforzavo neanche più di rispondere, mi limitavo ad osservarla, sconfitto, umiliato, mi limitavo ad annuire a quella che fino a poco prima era la mia migliore amica e che ora se ne stava torreggiante davanti a me, così superba, così divinamente padrona.
– Mi stavo ancora dimenticando ‘ disse riprendendo fiato – mi dovrai preparare la cena! –
Detto questo mi slegò..
– Sappi che appena torno, verso le otto di sera, dovrà essere tutto apparecchiato e pronto.. vedi di non deludermi.. se non mi piacerà qualcosa passerai le pene dell’inferno! –
Annuì con la testa. Finito il discorso fece per allontanarsi ma si girò subito e mi tirò un calcio nei testicoli.. che mi fece crollare a terra. Il dolore fisico che andava ad aggiungersi a quello psicologico era devastante, mentre mi rotolavo in terra, stringendo fra le mani i miei gioielli, così brutalmente maltrattati, la vidi con la cosa dell’occhio andarsene chiudendo la porta dietro di sé. Non so perché non tentai la fuga, forse perché abitava all’ultimo piano, forse perché volevo che questa storia proseguisse, non lo so.
Alle 19.15 mi misi in cucina, dovevo preparare qualcosa di speciale, ma aprendo il frigo notai che non c’era un gran che, pure la dispensa era semivuota. Infine non trovai altro che della pasta, un sugo pronto e della carne che potevo fare con della semplice insalata. Nonostante tutto preparai velocemente il pasto, condendo e ornando i piatti il meglio possibile, per compiacere la mia dea. Ebbi appena il tempo di finire i preparativi che porta si aprì:
– Schiavetto vieni subito qui e salutami decentemente!! ‘ esordì Paola.
Senza farmelo ripetere mi precipitai in ginocchio da lei, che mi tolse il nastro e le calzini (che ormai facevano parte della mia bocca) e subito le baciai le scarpe, visibilmente sporche.
– Buonasera padrona, è andato tutto bene?- (ero un po’ più sciolto dopo lo shock iniziale)
– Si grazie schiavo.. dopo ci divertiremo, sono sudatissima! –
Paola, la mia dea, si diresse in cucina, io la feci sedere al tavolo e le portai il primo. Io dovevo stare sdraiato sotto il tavolo con le sue scarpe in faccia mentre mangiava, le suole erano sporchissime, le mie povere narici erano invase dall’odore pungente della gomma misto a quello di terriccio e sudiciume. Erano delle scarpe da ginnastica bianca, cioè per meglio dire, originariamente bianche, ora il colore era un misto tra un giallastro sporco e il marroncino pallido. Nonostante il disgusto, essere il suo zerbino umano mi eccitava da morire, e per rendere meglio chiara la mia posizione ogni tanto mi concedevo qualche leccatina alla suole di quelle divine scarpe. Intanto mi fece i complimenti e dopo la carne fu sazia. Si alzò:
– Bene! So che hai aspettato a lungo questo momento.. e devo ammettere anche io non vedo l’ora di divertirmi! –
Senza rispondere, la seguì fin dentro la sua stanza, dove la mia migliore amica si distese immediatamente sul letto..
– Ora da bravo.. le mie scarpine le hai già assaporate abbastanza durante la cena.. sfilamele e passamene entrambe.. ‘
– Si padrona! ‘ eseguì prontamente l’ordine.
– Come sei umile, lo schiavo perfetto.. ‘ disse ridendo.
Prese in mano le scarpe e me le stampò in faccia facendomele annusare profondamente. Erano momenti interminabili; l’odore sembrava non finire mai, era divino.
– Bene ad annusare le scarpe te la cavi.. Annusa i miei calzini! Ti piacciono? Sono rosa’ –
– Si padrona sono bellissimi! – e annusai profondamente per 5 o 6 minuti quegli splendidi calzini rosa che la mia migliore amica indossava ai piedi. Avevano una velatura di sporco lungo la pianta, la cosa anziché farmi schifo mi eccitava ancor più, il mio cazzo stava scoppiando nei boxer, annusai, annusai finchè lei non mi fermò.
– Bene bene.. mi stai proprio rilassando.. a questo punto c’è la parte migliore, no?! ‘
– Si padrona –
Si sfilò i calzini e alla mia vista apparvero due incantevoli piedini, ancora sudati: sulla caviglia destra aveva una cavigliera, le unghie al naturale, solo con un po’ di sporco fra le dita. Stavo per andare a baciarli, ma un calcio mi fermò:
– Cosa fai??Ti pare che puoi baciare così i miei piedi?! Con la tua sudicia bocca?! E senza ammirarli ed elogiare la loro bellezza??? ‘
– No padrona, hai ragione..- risposi io in tono sommesso.
– Innanzitutto vai a lavarti la bocca.. poi quando torni ne riparliamo! ‘ sentenziò lei.
– Si subito! –
Come potete immaginarvi corsi a lavarmi i denti e tornai in men che non si dica.
– Già fatto?! Bene! Ora puoi partire con i complimenti’ se riuscirai a convincermi potrai lavarmeli con la tua linguetta! Sennò verrai punito! Devi capire che è un onore diventare il mio ‘personal leccapiedini’ e non tutti ne sono degni! ‘ disse Paola esplodendo in una sonora risata.
Obbedendo alla mia dea, cominciai col dire che erano perfetti, i più belli che avessi mai visto, che avevano un odore divino e supplicai di poterglieli leccare.
– Ahahahah.. questa è bella!! mi stai supplicando, in ginocchio, di leccarmi i piedi?! ‘ rise ancora – Mi hai convinto.. vedremo se sei all’altezza di questo compito! ‘
– Si padrona! ‘
– Comincia! Ma alle 22.30 ti devi fermare che su Sky c’è un programma che voglio vedere, quindi dovremo spostarci in salotto’ –
– Si padrona. –
Lei si coricò completamente, si mise le cuffie dell’ mp3 e iniziò ad ascoltare musica. Io intanto iniziai a prendermi cura dei suoi piedini: cominciai a baciare la pianta in ogni sua parte, rivolgendo particolare attenzione alle dita per poi passare a baciare il collo, era superbo. Dopo 10 minuti di servile adorazione estrassi la lingua e cominciai a leccare accuratamente ogni millimetro della pianta, infilando poi la lingua fra le dita per togliere lo sporco, era tutto bellissimo, sentivo l’odore, il suo sapore in bocca, intanto lei era visibilmente rilassata; non riuscivo a capire se quello che stavo vivendo era un sogno o solo l’inizio di un incubo, ma non mi interessava capirlo, tutto ciò mi piaceva troppo. L’operazione si fermò come prestabilito alle 22.30.
– Andiamo muoviti! ‘ mi ordinò lei.
La mia bellissima dea si alzò e andò a sedersi sulla poltrona in salotto, mentre io fui fatto sdraiare a pancia in su sotto di essa, l’unica parte che usciva era logicamente la testa.
– Ecco adesso ti torturerò un pochino.. –
Si divertì per un oretta buona a infilare ed estrarre i suoi piedi dalla mia bocca, a sputarci dentro, a giocare con i calzini rosa di prima, ancora sporchi e sudaticci e, a massaggiarmi la lingua con l’alluce. Ogni tanto qualche calcio in faccia e via, come mi aveva annunciato qualche ora prima, mi stava usando esattamente come se fossi solo un suo patetico giocattolino. Finalmente per me era arrivata l’ora di andare a letto, senza aspettarmi andò nella sua camera e si stravaccò sul letto:
– Voglio 30 minuti di massaggio ai piedi, alle spalle e alla schiena prima di addormentarmi capito? ‘
– Si agli ordini! ‘
– Domani voglio la colazione alle 10.30!! Ah già.. Sai dove dormirai vero? ‘
– No.. non lo so.. ‘ risposi io preoccupato.
– Ecco lo vedi che sei un incapace?!?!.. Logicamente nella scarpiera, qui di fronte al letto; starai comodo, ne sono sicura, e poi l’odore è buonissimo’ – disse lei in tono sarcastico.
– Si ne sono sicuro! ‘
– Buonanotte schiavo. ‘
– Notte padrona. –
Effettuai il massaggio come mi era stato ordinato dalla bellissima Paola, ci misi molto impegno, nonostante la stanchezza per le numerose prove che ero stato costretto ad affrontare durante la giornata. Terminato il mio lavoro e dopo essermi accertato che la padroncina si fosse addormentata, aprì la scarpiera. Fu difficile trovare posto per dormire in mezzo a tutte le meravigliose calzature della mia dea, all’interno vi erano all’incirca: 2 paia di all-stars,3 paia di ballerine, diverse paia di infradito, un paio di vans, due stivaletti e numerose altre scarpe e sandali con il tacco. Mi infilai con difficoltà all’interno di essa, facendo attenzione a non rovinare nulla, e richiusi l’anta. Poco dopo, però, venne riaperta da Paola, che a quanto pare aveva il sonno assai leggero:
– Dimenticavo.. ‘ disse con la voce assonnata.
E mi infilò ancora una volta quei calzini rosa di prima in bocca.
– Se domani mattina non li avrai in bocca passerai brutti guai! –
A stento riuscì ad addormentarmi, l’odore misto di cuoio e plastica di tutte quelle scarpe, il caldo, la mancanza di aria fresca rendevano quella maledetta scarpiera tutt’altro che un luogo comodo dove coricarsi, ma come contraddire il volere di Paola?! Nel tempo rubato al sonno ebbi modo di pensare: pensai a quanto fosse paradossale tutto ciò che mi stava succedendo, pensai a come fosse possibile che la mia migliore amica nel giro di poche ore si fosse trasformata nella mia perfida e sadica padrona, tutto ciò non aveva senso! Pensai che forse si trattava solo di un sogno, sì un sogno, o un incubo, non saprei bene come definirlo, pensai che se mi fossi addormentato tutto quello che avevo creduto di provare sulla mia pelle si sarebbe trasformato in una delle mie tante fantasie; pensai di aver ragione, e che se mi avessi chiuso gli occhi mi sarei ritrovato, l’indomani, tranquillo e beato nel mio letto. Pensai che tutta quella follia sarebbe apparsa solo come il frutto della mia perversa immaginazione da adolescente, così con questi pensieri per la testa e l’odore penetrante delle scarpe di Paola, mi addormentai.
Quando mi svegliai, sentivo che dolore un po’ ovunque, era ancora buio, non riuscivo a distinguere bene gli odori, dove mi trovavo? Mi resi conto di essere circondato da scarpe da donna e di avere qualcosa di ruvido che mi ostruiva la bocca, feci un balzo in avanti preso dalla paura, e con un tonfo sordo mi ritrovai col sedere per terra, circondato dall’oscurità e ancora da scarpe, d’istinto sputai dalla bocca quello strano oggetto e cominciai a fare dei lunghi respiri profondi per tranquillizzarmi. Mi calmai, recuperai la memoria, e ricordai tutto: ero a casa di Paola. Lei mi aveva reso suo schiavo, mi aveva umiliato, deriso, usato, maltrattato e infine costretto a dormire nella sua scarpiera. Nel frattempo che la mia testa rimetteva in ordine i tasselli di questo puzzle, i miei occhi si abituarono all’assenza di luce: riconobbi l’oggetto che avevo in bocca, i famigerati calzini rosa della mia amica, ormai fradici della mia saliva, le sue scarpe e infine lei, che dormiva beata, col suo solito sorrisetto beffardo stampato sul volto. Per un attimo ebbi l’istinto di vendicarmi, orrendi pensieri mi attraversarono la mente, ma qualcosa li spinse via: l’amore che provavo per la mia perfida aguzzina era tale da farmi accettare anche quella situazione. Così, facendo molta attenzione a non svegliare la mia padrona, sistemai le scarpine che erano cadute con me, rimettendole al loro posto, chiusi la portiera, raccolsi i calzini da terra e me li rinfilai in bocca e, trasgredendo ad uno solo dei comandi imposti dalla mia migliore amica, mi rannicchiai a terra, ai piedi del letto dove lei dormiva, tentando di riposare almeno per qualche ora, consapevole che ciò che mi aspettava sarebbe stato assai peggio di ciò che avevo provato finora.
Mi svegliai verso le 8.30, ancora stordito dal sonno e dai dolori, per la posizione assai scomoda in cui ero stato costretto a dormire. Mi tolsi i calzini di Paola dalla bocca ed andai in cucina a prepararle la colazione. Quando ebbi finito di prepararla tornai in camera sua e la svegliai leccandole molto delicatamente le piante dei piedi. Fu un tremendo errore: appena si destò, rendendosi conto di quello stavo facendo, mi allontanò con un calcetto e mi urlò contro:
– Cosa fai??? ‘
– Scusi padrona. ‘ replicai io senza capire il motivo della sua ira.
– Ti ho forse detto di leccarmi i piedi?? Devi avere il mio permesso! E poi ti avevo ordinato di tenere i calzini in bocca! ‘ urlò lei.
– E’ vero’ scusi padrona sono un idiota..- dissi io in tono sommesso, comprendendo il mio errore.
– Sì sì scusi’ adesso dammi la colazione! Poi penserò a punirti.. ‘
– Posso chiedere una cosa? ‘ feci io.
– Sentiamo.. ‘
– Ecco padrona ‘ balbettai – è da ieri che non mangio e mi chiedevo se’ –
– Certooo.. ‘ mi interruppe lei – vuoi mangiare.. a pranzo verrai accontentato contento? ‘
– Si grazie mille! ‘ la ringraziai rassicurato.
– Ora vai a preparare l’acqua della vasca, che voglio farmi un bel bagno!’ ordinò lei mentre si gustava il pasto che le avevo preparato.
– Si subito! –
Preparai con cura il bagno, controllai la temperatura dell’acqua, versai anche del bicarbonato, che fa bene alla pelle. Tutto era pronto, Paola si presentò con indosso solo il suo accappatoio, subito si tolse anche quello, mostrandosi completamente nuda davanti ai me, aveva un corpo stupendo: bei seni tondi e sodi, capezzoli regolari e leggermente turgidi, la fighetta liscia e completamente depilata; fu come se la vedessi solo ora per la prima volta, l’emozione salì alle stelle. Lei, noncurante di ciò che la sua immagine stava scatenando dentro di me, dopo aver controllato che la temperatura dell’acqua fosse di suo gradimento, con la leggiadria di una principessa, si immerse completamente, lasciandosi sfuggire un sospiro di piacere.
– Bèh cosa aspetti? Sei forse in pausa?.. Lavami.. Non ti vergognerai mica? Sei il mio schiavo.. Su muoviti!! ‘ esordì lei, destandomi dai sogni che mi stavo facendo ad occhi aperti.
– Si’ subito’ – risposi io un po’ frastornato.
Non mi sarei mai aspettato una richiesta simile, ma ovviamente obbedii. Presi in mano bagnoschiuma e spugnetta e cominciai a coccolarla, partendo dalle spalle e giù lungo la schiena, poi le gambe e i piedi sui quali mi soffermai abbastanza a lungo, poi risalii cominciando a strofinarle delicatamente la fighetta depilata, facendo sempre molta attenzione a non fare troppo forte. Paola gradì molto, nonostante il mio imbarazzo, normale per un ragazzo di 18 anni che per la prima volta vede la ragazza dei suoi sogni, nonché migliore amica, nuda davanti a se.
Il bagno durò a lungo, ma sempre troppo poco per i miei gusti. Quando decise di averne avuto abbastanza si alzò e si infilò l’accappatoio, che io le porsi, con cui si asciugò, andando tranquillamente a rivestirsi in camera sua come se niente fosse. Dopo aver dato una sistemata al bagno notai che si era fatta ora di pranzo e mi resi improvvisamente conto di avere fame, molta fame, così mi diressi in cucina e la trovai là che si stava dando da fare ai fornelli. Era splendida, aveva scelto una camicetta bianca, quasi trasparente, di quelle leggere, che portava mezza sbottonata sul davanti lasciando intravedere i suoi seni, degli shorts di jeans, che a malapena le coprivano il sedere e, ai piedi un paio di converse bianche, molto usurate, che le davano un tocco vintage.
Preparò il pranzo per lei e sorprendentemente anche per me, tuttavia il mio pasto consisteva in un insieme di avanzi dei giorni prima, ammucchiati su un piattino e serviti quasi freddi, il tutto fu infine calpestato da lei, o meglio dalla suola delle sue sporchissime All-stars e servito in una ciotolina. Come un cane mi abbassai e cominciai a mangiare quello schifo, che apprezzavo solamente perché era stato fatto da lei’
– Com’è? ‘ mi chiese la mia amica, senza nascondere la sua ironia.
– Buono padrona.. grazie! ‘ risposi io mentre mi ingozzavo, un po’ perché stavo morendo di fame, un po’ perché volevo soddisfare ogni desiderio della mia dea.
Dopo il pranzo Paola si mise a fare i compiti, io sotto di lei le facevo da poggiapiedi umano e, di tanto in tanto, accennavo un massaggio e davo qualche leccatina, ormai pienamente consapevole della mia condizione di sudditanza nei suoi confronti. Forse annoiata dai libri cominciò a stuzzicarmi:
– Ti piacciono proprio è..! ‘ disse lei.
– Si, sono divini! ‘ risposi sorridendo.
– Lo so, lo so.. ma adesso basta! Asciugali e mettimi le scarpe! ‘ ordinò lei.
– Subito! ‘ scattai io, rimettendole prima i calzini e poi le scarpe con servile delicatezza.
– Oggi frugando nella tua valigia ho trovato il tuo bellissimo portafoglio..! ‘ fece lei. Io rimasi molto sorpreso, la mia migliore amica, nonché mia dea, non mi lasciò il tempo di dire niente.
– Visto che sei pieno di soldi ho deciso che adesso andremo a fare shopping, così la tua padrona si potrà divertire a spendere un po’ dei tuoi soldini guadagnati con fatica..ahah! ‘
– Sì, giusto’- risposi io, sconfitto.
– Ma toglimi una curiosità, come hai fatto a guadagnare tutti quei soldi? Quanto sono? 300 euro? ‘ mi chiese lei.
– S-si.. ‘ balbettai – ho lavorato 3 settimane in un centro estivo’ –
– Ok.. e ora rispondi.. io quanto ci metterò a spenderli tutti? ‘ mi domandò guardandomi divertita e assuefatta dal suo potere.
– Non lo so.. poco. ‘
– Esatto! Pensa.. ho uno schiavo che fa tutto ciò che gli ordino.. e mi lascia i soldi per comprare quello che voglio! ti farò una sorpresa domani.. te lo meriti! ‘
– Grazie mia padrona..- dissi io incuriosito ma fortemente preoccupato.
– Lo so sono troppo buona.. adesso vestiti.. che andiamo a fare compere! –
Mi vestii e presto uscimmo di casa diretti verso Milano. Prendemmo il pullman e durante il viaggio (senza farsi vedere dagli altri passeggeri) si sfilò entrambe le scarpe, ancora le converse bianche di prima, che avevo già avuto l’onore di assaporare subito dopo pranzo, per pulirle dai resti di cibo che erano rimasti sotto le suole. Dopo essersi tolta anche i calzini, un paio di fantasmini bianchi un po’ sporchi e sudaticci, con discrezione me li mise in bocca:
– D’ora in avanti sarai muto ok? ‘
Feci cenno di sì con la testa e lei soddisfatta si rinfilò le all-stars senza calze.
Arrivati in centro cominciò a entrare e uscire da ogni negozio presente. Per tre ore si divertì a spendere i miei soldi, comprò nell’ordine: un paio di sandaletti estivi, una cavigliera, smalti per unghie di ogni genere, qualche t-shirts, calzini di ogni colore, un bellissimo paio di scarpe coi tacchi e vari oggettini di bigiotteria. Dopo aver prosciugato in brevissimo tempo i miei sudati risparmi, con la promessa che avrei avuto l’onore di assaporare tutte le scarpe e i calzini dopo che li avesse indossati, Paola felice e contenta ed io, carico come un mulo e con la parola negata dai suoi calzini che mi riempivano la bocca, riprendemmo la strada di casa.
Rientrammo che erano già le 19.00, appena entrati lei si stese sul divano.
– Sei stato bravo! Ed io sono stata brava a spendere bene!!! ora muoviti, togliti i miei divini calzini dalla tua sudicia bocca e portale a lavare! ‘ ordinò Paola.
– Sì padrona e grazie! ‘ risposi io, dopo aver riconquistato il diritto di parlare.
– Ah.. non ti ho ancora avvisato: stasera ho intenzione di andare in discoteca con delle mie amiche, perciò tu mi dovrai preparare! ‘
– Sì come desideri. ‘
– Bene.. però è tutto il pomeriggio che cammino senza calze.. chissà come sono ridotti i miei piedini.. sai cosa devi fare vero?! Ahahahah –
Lo sapevo benissimo e senza esitazioni le sfilai le scarpe, subito ne uscì un fortissimo odore, che mi costrinse a respirare a pieni polmoni. Mettendo da parte le converse, cominciai accuratamente a leccare ogni parte delle sue estremità, assaporando il sudore annidato in mezzo alle dita e rimuovendo la sporcizia sotto le piante, mentre Paola messaggiava con le amiche e ogni tanto mi filmava con il cellulare, senza che io potessi far niente per impedirglielo.
L’operazione durò una ventina di minuti.
– Ok adesso alzati! –
Obbedii.
– Sei un bravo leccapiedi.. adesso proverò anche a usarti come deodorante’ – disse lei sempre più divertita e curiosa di mettermi alla prova, costringendomi a svolgere compiti sempre più umilianti.
– S-Si..- balbettai io.
– Ho sudato oggi.. Tira fuori la lingua e fai il bravo cagnolino!! Ahahahah –
All’istante cominciai a leccarle le ascelle, era una sensazione orribile, ma eseguii senza obiezioni, ormai ero completamente schiavo del potere che esercitava su di me, ormai mi aveva in pugno!
– Bene basta così.. sei un bravo deodorante.. vedrò in seguito se mi sarai utile anche come cesso!!! Adesso vammi a preparare la vasca da bagno! –
Come in un deja-vu andai a preparare la vasca da bagno, lei arrivò già completamente nuda e si immerse; io come da consuetudine mi misi a lavarla, ma fui immediatamente interrotto.
– Fermati subito verme idiota! ‘ mi urlò contro.
– Si scusa..- dissi io con la coda fra le gambe.
– Voglio essere lavata diversamente stasera! –
Con una mano mi afferrò per i capelli e con l’altra prese bagnoschiuma’
– Apri la bocca coglione! ‘
Quando aprii la bocca me la riempii di un miscuglio di sapone liquido, la sensazione fu tra le più sgradevoli che abbia mai provato in vita mia, il sapore era amarissimo e disgustoso ma sopportai e afferrando quale fosse il mio compito mi affrettai a portarlo a termine, facendo scivolare la mia lingua, come una spugna, su tutto il suo corpo. Ogni tanto mi ricaricava, cioè mi riempiva nuovamente la bocca di sapone, ed io, resistendo, sempre più stremato, mi impegnavo per soddisfare il volere della mia dea. Dopo che mi ebbe usato come spugnetta umana su tutto il suo corpo decise di voler provare anche là dove nascondeva ciò che di più prezioso aveva:
– Ecco ora muoviti.. mi raccomando voglio una particolare attenzione alle parti intime.. –
Iniziai il minuzioso lavoro, non riuscivo neanche a sentire il sapore del suo frutto proibito con tutto il sapone che avevo in bocca, ma lei invece riusciva a percepire benissimo il caldo tocco della mia lingua sulle sue grandi labbra e, godendo del piacere che umilmente le offrivo, mi incoraggiò a continuare.
Quando si accorse che era tardi uscì in fretta e furia dalla vasca si asciugò, si diresse senza esitazioni verso la scarpiera, da cui tirò fuori le scarpe col tacco più sexy che possedeva, sapevo quale sarebbe stato il mio prossimo compito.
– Ti va bene.. ‘ disse lei. – sono solo 5 paia.. muoviti schiavo! Lucidale tutte a dovere, suole comprese, ovviamente con la lingua, che dopo devo decidere quali mettermi..-
Stremato dalla fatica, cominciai a leccare, senza più riuscire a percepire i sapori, mentre Paola si preparava per la serata. Quando tornò notai che aveva scelto un vestitino nero, molto aderente, così da mettere in risalto tutte le sue curve, con una stratosferica scollatura a ‘v’. Era talmente corto che riusciva a stento a coprirle il sedere, pensai che fosse davvero stupenda, e che tutti i ragazzi nel locale si sarebbero girati a guardarla non appena fosse entrata.
– Quante te ne mancano? ‘ mi chiese.
– Solo un paio padrona..-
– Cosa? ‘ urlò lei, fulminandomi con i suoi splendidi occhi azzurri. – Ti vuoi muovere merda che non sei altro?! Forse ti manca la saliva? APRI LA BOCCA! ‘ ordinò in tono perentorio.
La graziosissima Paola mi sputò in bocca almeno 4 o 5 volte, con saliva in abbondanza ripresi immediatamente e conclusi la fase di lucidatura.
– Bravo cagnolino.. adesso le scelgo.. intanto torna in bagno e preparami manicure e pedicure! ‘
– Si vado.. –
Non tardò ad arrivare anche lei e, deciso il colore dello smalto, cominciai a lavorare su mani e piedi, facendo un ottimo lavoro. Appena lo smalto si fu asciugato, tornò alla scarpiera e si infilò le scarpe che aveva scelto: un paio di tacchi alti, 12 cm, di colore grigio; infine si truccò, si pettinò, si mise un paio di orecchini molto eleganti. Guardai l’orologio: erano già quasi le 22.00, le sue amiche sarebbero passate a prenderla a momenti, ma prima di andare non mancò di infliggermi l’ultima umiliazione di quella pesantissima giornata da servo:
– Schiavo io vado! Fra poco passano a prendermi..- esordì.
– Capito padrona! ‘ recitai prontamente.
– Ma durante la mia assenza vediamo cosa puoi fare’- si fermò alzando gli occhi al cielo con fare pensieroso – ah sì, giusto! Vieni.. sono stata una scema a non pensarci prima! –
Stranamente mi portò nella camera in cui avrei dovuto alloggiare, dove avevo sistemato, all’inizio di quella che doveva essere una semplice ‘vacanza’, le mie cose. Frugò un po’ tra le valigie ed estrasse il mio spazzolino, non capivo.
– Ho sempre sognato di farlo fare a qualcuno ‘ disse lei mostrandomi spavalda l’oggetto che stringeva in mano – questo è il tuo spazzolino, con questo e un po’ di sapone dovrai pulire tutta la casa! ‘
Cosa?! Non c’era fine alla crudeltà di quella ragazza, non sapevo se avessi avuto la forza per fare anche questo. Ormai mi ero più che rassegnato all’idea di essere diventato lo schiavetto della mia migliore amica, e la cosa, anche se avevo sempre sognato un rapporto del tutto diverso con lei, mi andava anche bene, ero pronto a servirla e a soddisfare i suoi capricci, ma ora stava mettendo a dura prova la mia resistenza fisica. La sua voce interruppe i miei pensieri:
– Ma la parte bella arriva adesso’ –
E prima che potessi dire o fare qualcosa per supplicarla di avere pietà di me, mi infilò lo spazzolino al contrario in bocca e me lo fissò con diversi giri di nastro adesivo, di modo da assicurarlo lì dove l’aveva messo. poi recuperò delle manette (di quelle che si trovano nei sexy-shop) e mi bloccò entrambe le mani dietro la schiena, costringendomi in ginocchio, prostrato ai suoi piedi. Prese del sapone per pavimenti e lo versò in un piattino, sistemando poi una ciotola piena d’acqua accanto ad esso.
– Limitati a pulire solo scale, pavimenti e cesso! Ahahah.. che sia un lavoro fatto bene, non voglio vedere tracce di sapone in giro.. e soprattutto CONTROLLERO’ CHE TU ABBIA VERAMENTE SVOLTO QUESTO IMPORTANTE COMPITO! ‘
Rimarcando queste ultime parole e terminando con una sonora risata, che, per la prima volta da quando ero a casa sua, mi fece rendere conto di quanto fossi patetico e di quanto fosse giusto che una divinità come lei mi usasse e mi umiliasse in tal modo, Paola girò i tacchi e se ne andò, sbattendo la porta dietro di se. Rimasi solo, in sottofondo il rumore dei passi della mia dea, ex migliore amica, che scendeva le scale, poi più nulla, solo il silenzio e il vuoto della mia penosa umiliazione.
Rimasi ancora un po’ immobile, assorto nei miei pensieri. Il silenzio regnava sovrano nella casa della mia migliore amica e, in un certo senso, fui felice di poter godere di un po’ di tranquillità. Tuttavia la mia situazione era tutt’altro che tranquilla: mi trovavo in ginocchio, con le mani legate, la bocca serrata col nastro adesivo, dalla quale spuntava uno spazzolino, al mio fianco due ciotoline contenenti rispettivamente acqua e un po’ di sapone. Ero tremendamente stanco e fisicamente provato dalle fatiche di quei primi giorni di vacanza, al servizio della mia migliore amica, ed ora, alle 22 passate, avrei dovuto pulire mezza casa, costretto a stare in quella misera posizione e servendomi solo del mio spazzolino, sì, quello che poi avrei dovuto usare per lavarmi i denti!
Non avevo alcuna voglia di svolgere il compito che la mia padroncina mi aveva assegnato. Cominciai a dimenarmi, cercando di togliermi le manette e, quantomeno, liberarmi da quella posizione, ma ogni tentativo fu inutile. Ben presto mi rassegnai ed iniziai a pulire. Farlo in quel modo fu davvero faticoso: dopo pochi minuti cominciarono a farmi male le ginocchia, mentre il sapone, addensandosi sul pavimento contribuiva a rendermi la vita ancor più difficile.
Il tempo passava assai lentamente: dopo un’ora e mezza ero appena a metà del lavoro, ma sentivo che le forze mi stavano abbandonando, impedendomi di proseguire, così, mi trascinai ai piedi del divano e, senza poter avere il tempo per starci troppo a pensare, caddi vittima del sonno.
Aprii gli occhi e molto lentamente ripresi conoscenza, mi guardai intorno: era buio pesto. Poi un rumore catturò la mia attenzione, sembrava una specie di cigolio, ma non riuscivo a capire da dove provenisse. Dopo un istante ecco di nuovo quel rumore, che sembrava ripetersi ad intervalli sempre più ristretti. Preso dalla curiosità provai ad alzarmi, ma non riuscii a mettermi in piedi, a causa delle manette, che mi tenevano le mani legate e della stanchezza che avevo accumulato sulle gambe, intanto quel rumore si stava facendo sempre più deciso e continuo. Raccolsi le poche forze, che avevo recuperato dormendo, e mi avviai strisciando, diretto verso il luogo d’origine di quel cigolio. Con un po’ di fatica raggiunsi la camera di Paola, la porta era socchiusa, la luce spenta, ma non c’erano dubbi: qualsiasi cosa stesse producendo quel rumore era in quella stanza. Facendo molta attenzione, mi sporsi quel tanto che bastava per osservare all’interno: due figure, avvolte dalle tenebre, si intravedevano sopra al letto della mia migliore amica. Cercai di sforzarmi per vedere meglio cosa stesse accadendo: da quel poco che sfuggiva all’oscurità capii che una delle due figure era Paola, l’altra non sapevo chi fosse, ma sicuramente, a giudicare dalla stazza e dalla voce, capii che si trattava di un ragazzo. Lei stava sopra di lui, muovendo sinuosamente il bacino, inarcando all’indietro la schiena, mentre si lasciava sfuggire, a tratti, dei gemiti di piacere; lui invece, sotto di lei, si sforzava, grugnendo, facendola andare su e giù come una bambola. Anche se non sapevo chi fosse quella figura misteriosa avvolta nella notte, capii chiaramente ciò che stavano facendo. Un mare di invidia mi salì dentro, facendomi sentire un povero sfigato, alla vista della mia migliore amica, ormai mia padrona, che veniva posseduta da quello che probabilmente si sarebbe rivelato uno qualunque, conosciuto chissà dove durante la serata. Tuttavia mentre l’invidia e la rabbia invadevano la mia anima, un senso di eccitazione cominciò a farsi strada, prendendo il controllo del mio corpo. Cercai di sporgermi ancora di più per vedere meglio e, nel farlo, non so come, riuscii finalmente a liberarmi dalle manette, che caddero a terra, facendo rumore. Per un attimo rimasi fermo, senza respirare, nella paura che, a causa di quel tintinnio i due amanti si fossero accorti della mia presenza, cosa che, fortunatamente non accadde. Istintivamente, mi massaggiai i polsi e mi strappai il nastro adesivo, liberando anche la mia bocca dalla sua prigione e respirando profondamente quel senso di libertà che avevo riconquistato.
Ripresi poi ad osservare la scena: Paola continuava a sobbalzare, spinta dai colpi poderosi del suo amante, mentre i suoi mugolii di piacere divenivano sempre più intensi, al crescere della foga di lui. Sentii crescere dentro di me l’eccitazione, che spinse le mie mani a frugare nei boxer, alla ricerca del mio pene, già in erezione; iniziai a masturbarmi, dapprima lentamente, poi sempre con maggiore ferocia, come se volessi seguire il ritmo dei due. Intanto, all’interno della stanza la situazione si era capovolta: con un movimento rapido, quel ragazzo, aveva sollevato la mia amica, sfilandosela letteralmente via dal pene e gettandola, con una certa irruenza sul letto, poi, dopo essersi messo in piedi su un lato del talamo, la avvicinò a sé, afferrandola per le gambe, che le fece allargare in maniera spropositata, per poi andare a toccarla prepotentemente, facendola godere come una cagna.
– Ti piace, troia? ‘ disse lui con tono forte e deciso.
– Siiii cazzo mi stai facendo impazzire’ ‘ rispose Paola in preda al piacere che le veniva offerto.
– Senti quanto sei troia.. potrei infilarci tutta la mano e ancora non ti basterebbe’ –
– Sì cazzo! Sono una troia, e voglio che mi scopi’ lo voglio dentro!!! ‘ urlò la mia amica sempre più eccitata.
– Ah sì? ‘ fece lui, staccando la mano dalla sue fighetta e portandola verso la bocca di lei, che la accolse senza fare troppi complimenti ‘ allora devi chiedermelo come si deve’ forza succhiamelo, puttana! ‘
In un attimo Paola cambiò posizione e si avvinghiò a quel pene, che non riuscivo a vedere bene, ma che stava facendo impazzire di desiderio la ragazza che aveva passato gli ultimi giorni a dominarmi, umiliandomi in tutti i modi possibili, facendomi credere che fosse una vera dea e che ora si faceva trattare come la più misera delle puttane, come posseduta da un bisogno irrefrenabile di cazzo.
Vedere la mia padroncina, ridotta in quello stato, mentre avvolgeva con la bocca il pene di uno sconosciuto, mi fece impazzire di invidia e di eccitazione ancora di più. Non riuscivo a smettere di toccarmi, godendo di tutto ciò che vedevo, sudando come un maiale e trattenendomi con fatica per non farmi notare dalla coppia. Se a procurarmi quell’eccitazione era l’immagine della mia dea che veniva posseduta da un altro, ad intrigarmi di più, invece, era proprio quel ragazzo, così diverso da me: estremamente virile ed allo stesso tempo schifosamente volgare, ma la facilità con la quale sottometteva e rendeva sessualmente schiava la mia migliore amica, la decisione dei suoi gesti e la sicurezza sfrontata della sua voce mi lasciavano lì a bocca aperta, capace solo di masturbarmi godendo di ciò che lui stava facendo alla mia dea.
All’improvviso costrinse Paola a staccarsi dal suo pene, afferrandola violentemente per i capelli, lei urlò per il dolore, ma lui sembrò fregarsene e disse:
– Ti piace proprio il mio cazzo eh?! ‘
– Sì’ – rispose lei in tono sommesso ‘ ma per favore non tirarmi più i capelli’ –
Per tutta risposta la afferrò ancora, facendola scivolare dal letto e finire in ginocchio, col la faccia sotto le sue palle.
– Ah sì? Sennò che fai?! ‘ chiese lui, col tono beffardo di chi è consapevole di essere padrone della situazione.
– Ti.. ti prego, mi fai male’ – fece lei come se stesse per piangere.
– Cazzi tuoi! ‘ rispose lui aggressivamente ‘ Leccami le palle e chiedi scusa, cagna! ‘
– Sì scusami’ – accennò lei timidamente, in modo molto sottomesso.
Era incredibile! Paola, la mia migliore amica, la mia padrona, la ragazza per cui ho una cotta da anni, veniva trattata in quel modo davanti a me e il massimo che io riuscivo a fare era continuare a menarmi il pisellino, lottando solo contro me stesso per non venire e per riuscire a godermi fino in fondo quello spettacolo che mi si profilava davanti.
Nel frattempo lui si era stufato del lavoretto che la mia amica gli stava facendo e, insultandola ancora, la spinse sul letto, facendola stendere in posizione supina con le gambe spalancate, poi salì anche lui e, distesosi sopra di lei, la penetrò affondando un colpo forte e deciso, mentre le strizzava i capezzoli, facendola urlare di dolore e di piacere allo stesso tempo. Da lì in poi iniziò a penetrarla senza sosta, aumentando progressivamente il ritmo ed alternando colpi forti e decisi a serie di percussioni rapide e incisive, mentre la mia amica accusava passivamente, urlando e gemendo con passione, avvinghiata al suo amante. Lui continuava imperterrito a possederla e, sbuffando come un toro, aumentava sempre di più il ritmo e la forza dei suoi movimenti come avevo visto fare solo nei video porno, prima d’ora. Io assecondavo mentalmente i suoi gesti, annaspando e continuando a masturbarmi sempre con maggiore foga. Ero al culmine dell’eccitazione quando vidi Paola cedere al piacere, sfinita dai colpi forsennati di quel ragazzo, e abbandonarsi ad un orgasmo spaventoso, urlando come una pazza. A quel punto anche lui, allo stremo delle forze, estrasse il cazzo dalla sua vagina e, indirizzandolo verso di lei, venne, gemendo di piacere e inondando col suo sperma il corpo di Paola che ancora era in preda agli spasmi dovuti all’orgasmo. Alla vista di quella scena venni anch’io, avvolto dall’ombra e nel silenzio più totale, bagnandomi vergognosamente le mani e le mutande. Ed è così che mentre la mia eccitazione andava lentamente scemando, lo vidi stendersi sul letto a fianco alla mia amica, che tentava di raccogliere con le mani il seme di lui, per assaporarlo e, infine, dopo qualche effusione, li vidi addormentarsi insieme, stremati dall’intensità del piacere che avevano vissuto. E così, quasi contemporaneamente ai due amanti, confuso, sudato, sporco, umiliato ed eccitato, cedetti al sonno anch’io, sconfitto dalla fatica dei giorni passati e consumato da ciò a cui avevo appena assistito, senza neanche rendermi conto, di essermi appena addormentato davanti alla porta della stanza dove dormivano i due, inconsapevole di quello che mi avrebbe atteso al risveglio.
Un suono costante nella mia testa, una voce mi sussurra qualcosa, ma io non riesco a capire il senso di quelle parole confuse nel rumore di fondo. Apro gli occhi. Intorno a me non riesco a vedere niente; piano piano un’immagine si fa sempre più nitida, si avvicina nell’ombra. Sento salire un senso di ansia e oppressione; panico. Cerco di muovermi, di fuggire non so da cosa, ma qualcosa mi tiene bloccato a terra. Le immagini si fanno sempre più chiare, ora vedo due figure, avvinghiate insieme come viscidi serpenti, l’orrido. Mi guardo intorno sudando freddo, poi uno scricchiolio, un rumore agghiacciate, mi sento cadere, provo ad urlare a chiedere aiuto ma la voce mi rimane soffocata in gola, precipito. Brivido.
Di colpo aprì gli occhi, cercai di guardare intorno ma le immagini arrivavano sfocate. Mi asciugai la fronte con la mano e ripresi fiato, cominciavo a calmarmi: era solo un incubo. Dopo alcuni istanti però la mia mente riprese a funzionare correttamente e i pensieri cominciarono a fluire. Ero a casa della mia migliore amica Paola, mi ero addormentato per terra, sentivo il mio corpo devastato dalla fatica, ma per quanto avevo dormito?! Poi ricordai quello che avevo visto la sera prima, ebbi un attimo di terrore al solo pensiero di essere scoperto da Paola e da quel ragazzo misterioso. Con un po’ di fatica riuscì ad alzarmi in piedi, mi affacciai per scrutare nella stanza dove vidi che i due stavano ancora dormendo. Tirai un sospiro di sollievo e mi diressi claudicante verso il bagno: mi sentivo tremendamente sporco, soprattutto nei miei boxer, ricordai di essermi venuto nelle mutande la sera prima e l’idea mi fece ribrezzo.
Mentre ero in bagno, cercando di darmi una sistemata, lavandomi a pezzi per non fare troppo rumore per non svegliare la mia amica e il suo amante, la mia mente ricostruiva i ricordi degli ultimi giorni. Ripensandoci tutto quello che mi stava succedendo era davvero folle: non avrei mai immaginato di vivere un’esperienza simile in vita mia e, soprattutto, non avrei mai immaginato che l’artefice delle mie disgrazie (o fortune) sarebbe stata proprio Paola, la mia (ex) migliore amica, il mio sogno proibito e ora la mia spietata padrona.
Mentre ero intento a scegliere i vestiti per il nuovo giorno, quel venerdì mattina di quella che sarebbe dovuta essere una semplice vacanza che sembrava ora non dover finire mai, fantasticai su cosa mi avrebbe aspettato in futuro. Non riuscivo a immaginare come sarebbe cambiato il rapporto tra me e Paola una volte che tutta questa follia sarebbe giunta al termine, in effetti non sapevo nemmeno se questa avventura avrebbe avuto mai fine. L’idea di essere suo schiavo a vita, per quanto spaventosa mi potesse sembrare, liberava dentro di me una scarica di adrenalina e di ormoni, tanto da farmi venire il cazzo duro al solo pensiero; questa cosa mi faceva vergognare.
Decisi di smetterla di fantasticare, guardai l’orologio appeso sulla parete della cucina: le 10.30. Pensai che di lì a poco i due si sarebbero svegliati e che Dio solo poteva sapere cosa quel nuovo giorno avrebbe avuto in serbo per me. Decisi ancora una volta di non pensarci e di affidarmi al caso, tanto ormai non avevo via di scampo, o forse sì: in fondo avrei potuto andarmene da quella casa e da quella situazione in quel preciso istante, anche se a casa mia non c’era nessuno, ero sicuro che qualche amico mi avrebbe ospitato per un paio di notti. Tuttavia, il pensiero di fuggire non mi sfiorò minimamente in quel momento e senza chiedermi il perché rimasi in quella casa, in quella cucina. Presi un pentolino, versai del latte, accesi il gas e misi a fare un buon caffè; preparai la colazione per tre.
Feci appena in tempo a finire di preparare la tavola che sentì dei passi.
– Buongiorno schiavo! ‘ disse Paola.
– Buongiorno padroncina’ dormito bene? ‘ risposi.
Rimasi in piedi fermo ad osservarla: anche appena sveglia, con i capelli biondi dolcemente arruffati, gli occhietti assonnati, totalmente struccata, un sorrisetto di soddisfazione e l’aria sconvolta per quello che sapevo essere successo la notte precedente mi sembrava bella come una dea.
– Vedo che hai preparato la colazione ‘ osservò lei interrompendo i miei pensieri ‘ bravo il mio piccolo schiavetto’ – uno sbadiglio mise fine al suo apprezzamento nei miei confronti.
– Oh scusa ‘ una terza voce si introdusse con prepotenza ‘ non riesco a trovare il bagno’ –
Una figura maschile si fece largo nella stanza, ora potevo finalmente vedere che aspetto aveva quel ragazzo che la sera prima si era stantuffato la mia Paola.
– Guarda è proprio là dietro! ‘ rispose prontamente lei con la voce un po’ impastata dal sonno.
– Ah schiavetto voglio presentarti un mio amico: Ivan! ‘
Ora sapevo anche il suo nome. Ivan non aveva per niente l’aria di un ragazzo della nostra età. Se ne stava là in piedi come un baccalà, con l’aria un po’ da tonto. Aveva capelli castani arruffati, occhi verdi, mento squadrato e un’ispida barbetta incolta coronava il suo viso da belloccio. Indossava solo un paio di mutande che nascondevano a stento il suo pacco che sembrava molto prominente. Era visibilmente più alto e più impostato di me, tipico di quelli che spendono molto tempo in palestra, ma sotto i pettorali spuntava un po’ di pancetta tipica di chi ama abusare di alcolici.
– Schiavetto? ‘ fece eco Ivan soffocando una risata.
– Sì ahahahaha ‘ rispose Paola ‘ e non solo’ è anche uno di quelli a cui piacciono i piedi’com’è che si dice’ FETICISTA! ‘ concluse la mia amica ridendo alle sue stesse parole.
– Ahahah non ci credo! ‘ la sfidò lui.
– Ah si? ‘ la accolse lei ‘ Sta a vedere allora’ – poi disse rivolgendosi a me ‘ Mettiti immediatamente in ginocchio e baciami i piedi schiavo di merda! ‘
Ebbi un attimo di esitazione. Era già abbastanza umiliante essere trattato come un cane dalla mia migliore amica ma farlo davanti ad un altro ragazzo, uno sconosciuto tra l’altro, mi imbarazzava da morire. Stavo quasi per rifiutare ma Paola con un occhiataccia minacciosa mi fece capire che era meglio stare al gioco, per il mio bene.
Così feci come mi era stato ordinato e baciai a testa bassa i suoi meravigliosi piedini nudi.
– Visto? ‘ fece lei tutta soddisfatta, rivolgendosi al suo uomo.
– Mmmm sono sicuro che puoi fare di meglio! ‘ la provocò lui ancora una volta.
Come se non stesse aspettando altro Paola mi ammollò un calcio in faccia e guardandomi in modo sadico disse:
– Su dimostra al mio amico quanto sei patetico’ giura fedeltà alla tua padrona schiavo! ‘
Ebbi un sussulto. Mi sentivo davvero umiliato come mai prima in vita mia. Lentamente abbassai lo sguardo e feci come aveva comandato:
– Sono il tuo patetico schiavo, Paola’ ti ringrazio per avermi concesso questo onore e tutto quello che desidero è di stare sotto i tuoi piedi! ‘
Ivan rise di gusto.
– Non va bene! ‘ urlò lei ‘ Devi darmi del lei, verme! ‘
– Mi scusi ‘ risposi io rammaricato ‘ sono il SUO patetico schiavo, La ringrazio per avermi concesso questo onore e tutto quello che desidero nella mia inutile vita è stare sotto i SUOI piedi!! ‘
Pronunciando quelle parole mi sentì come se avessi appena siglato un contratto di sottomissione con quella splendida ragazza e, eclissato dalle risate della coppia, sentivo l’imbarazzo crescere dentro di me, insieme all’eccitazione nei miei boxer.
– Bravo schiavo! ‘ riprese Paola ‘ Ora fa vedere come sei bravo e quanto ti piace leccarmi i piedi’ forza!! ‘
– Sì padrona ‘ bisbigliai io di rimando.
E mentre a testa bassa, assaporavo i dolci piedini della mia amica come un fedele cagnolino, Ivan si avvicinò a lei, avvinghiandola per la vita, e la baciò intensamente.
– Allora la mia cagnetta sa mostrare i denti ‘ le disse con un fil di voce staccando le labbra dalle sue.
Paola per tutta risposta si rifiondò in un bacio appassionato, soddisfatta di aver dimostrato a quel ragazzo così virile, come era brava a tenere per le palle il suo patetico cagnolino, che continuava a leccarle i piedi con la lingua, col cazzo in tiro, mentre lei si limonava il suo tipo.
Finita quella tremenda umiliazione, che allo stesso tempo mi aveva eccitato da morire, i due amanti andarono a farsi una bella doccia, insieme. Io rimasi ad aspettarli per un bel po’, accucciato in cucina. Quando si furono lavati e rivestiti mi raggiunsero là, dove consumarono la colazione che avevo preparato, parlottando tra di loro, mentre io facevo da spettatore e da poggiapiedi per la mia amichetta, senza avere il permesso di nutrirmi.
Finito di mangiare Ivan tolse il disturbo, non prima di aver lasciato il suo numero di telefono alla mia Paola, che parve molto compiaciuta nel riceverlo. Così scambiatosi i numeri e un paio di baci, il ragazzo si congedò e, accompagnando la chiusura della porta, la mia amica e padrona si voltò verso di me, scrutandomi con i suoi vispi occhietti azzurri. Quel venerdì mattina stava quasi per giungere al termine, ma quello sguardo mi fece realizzare che la mia avventura era tutt’altro che sul punto di avere fine.
Come Ivan lasciò l’appartamento lo sguardo della mia amica si mosse su di me che ero rimasto stravaccato per terra.
– Beh?! ‘ disse ‘ Cosa fai lì impalato come un deficiente? Muovi il culo e va’ a preparare il pranzo che ho fame! ‘
Senza esitazioni scattai in piedi e andai in cucina per ottemperare a quanto mi era stato appena ordinato. In casa c’era poco e niente, trovai qualche sugo pronto e cucinai un po’ di pasta senza troppe pretese, sperando che Paola se ne risentisse. Mentre io fui in cucina a preparare il pasto lei passò tutto il tempo sdraiata sul divano, con la televisione accesa che guardava distrattamente mentre si trastullava col suo cellulare, inviando messaggi a chissà chi.
Quando fu pronto portai a tavola il cibo, tutto in un unico piatto solo per lei, ormai avevo capito che avrei potuto nutrirmi soltanto quando ne avesse avuto voglia. Infatti la mia amica, visibilmente provata dalla serata trascorsa, mangiò senza curarsi di me e senza darmi particolari ordini, se non quello di tornare in cucina a lavare i piatti.
– Ehi schiavetto ‘ mi chiamò da una stanza all’altra ‘ quanto porti di piedi? ‘
– Cosa? ‘ feci io confuso ‘ Perché questa domanda? ‘
– Sta zitto e rispondi verme! La tua padrona ti ha fatto una domanda! ‘
– 42 ‘ risposi io un po’ sconcertato.
– Mmmm ‘ fece lei pensierosa ‘ sì si può fare! ‘ rise.
– Cosa padrona? ‘ chiesi io incuriosito.
– Non ti è dato saperlo! Finisci di lavare i piatti e poi vieni qua a leccarmi un po’ i piedi! ‘
– Sì padrona’ –
Feci come disse e appena ebbi terminato di lavare le stoviglie raggiunsi Paola che si era adagiata sul divano a guardare senza troppo interesse i programmi del pomeriggio. Io mi misi in ginocchio, per terra, e a testa bassa presi con le mani quei suoi graziosi piedini numero 37. Cominciai a toccarli, a massaggiarli ad osservarli, notai che erano visibilmente sporchi, in particolar modo le suole, visto che stava camminando scalza per casa da quando si era svegliata, ma sporchi o meno per me quelli erano i piedini della mia dea e io dovevo e volevo adorarli come solo uno schiavo inferiore può fare. La mia amica Paola gradì molto il massaggio che le stavo facendo e lo notai quando sprofondò sul sofà assumendo una posizione rilassata e socchiudendo gli occhi per gustarsi quel trattamento e riposarsi dopo quello che aveva fatto la notte scorsa. Io mi presi cura delle sue divine estremità finché non avvicinai le labbra e schioccai un sonoro bacio sulla suola. La mia amica e padrona emise un mugolio di piacere misto a relax, tutto ciò la faceva anche godere ed io lo sapevo. Baciai le suole delle sue estremità passando da una all’altra e percorrendole in lungo e in largo col tocco delle mie labbra, sentivo l’odore di sudore e sporcizia ma invece che frenarmi quell’aroma mi stava eccitando: tirai fuori la lingua e sferrai una bella leccata dal tallone fino alle dita. Lei ne fu compiaciuta, un mugolio ed un incitamento a continuare il mio lavoro da cane quale ero, ed io lo feci: venerai i suoi piedini a colpi di lingua, raccogliendo polvere, sudore e godendo per l’onore che mi veniva concesso dalla mia dea.
Purtroppo dopo una mezz’oretta Paola si destò da quello stato di semi incoscienza e mi disse di smettere. Inizialmente non capì, pensai di aver commesso qualche errore, invece lei mi spiegò che doveva uscire per andare a fare una commissione importante, ma che al suo ritorno avrebbe avuto un paio di sorpresine per me. Fui subito incuriosito dalle sue parole, ma come provai a carpire qualche indizio lei mi tappò la bocca con una sonora sberla portata con la pianta del piede.
– Sta zitto pirla! ‘ mi rimproverò lei ridacchiando ‘ Ora la tua padrona esce, mettiti a quattro zampe e baciami i piedi e di’ che ti mancherò! ‘
– Sì ‘ obbedì baciando i suoi piedini, ora semicelati da un paio di sandaletti bassi ‘ La prego torni presto’ mi mancherà tantissimo’ sono il suo schiavo! ‘
– Ahahahaha ‘ rise lei in risposta alla mia umiliazione ‘ Mi dai del lei?! Mi piace dovresti farlo più spesso! ‘
– Sì padroncina.. ‘ feci io scodinzolando come un cane.
– Ora devo andarmene’ ma mi è venuta un’altra idea’ spogliati! Lasciati solo le mutande! ‘ ordinò lei guardandomi sadicamente e mostrando un sorriso malizioso.
Io obbedii prontamente e rimasi in mutande davanti a lei, in quel momento fu impossibile non notare il rigonfiamento che a stento veniva contenuto da quell’unico indumento che mi era stato concesso di mantenere addosso.
– Uuuhh ‘ esclamò lei divertita ‘ siamo eccitati non è vero?! ‘
– Sì’ – ammisi io vergognandomi un po’ e abbassando lo sguardo.
– Sei proprio un piccolo cagnolino in calore che si eccita a leccare i piedi della sua padrona ahahahhaah ‘ mi canzonò lei ridacchiando di gusto.
– Sì è così’ – dissi io in preda alla vergogna ma ancora più arrapato dalle sue parole.
– Su dai’- fece lei ‘ fa’ sentire come abbai alla tua padroncina! ‘
– Wooof’ wooof’ – risposi con voce un po’ stridula.
– Ahahahah ‘ rise lei ‘ ma dai.. neanche ad abbaiare sei in grado.. sembri una femmina di barboncino, mi correggo: sei una cagnolina eccitata! ‘
Oltre che cane mi veniva dato anche della femminuccia allo stesso tempo: io ero una cagna, era davvero così?! Non so dirlo ma sentirmi appellare in quel modo mi piaceva e mi umiliava tanto che risposi alla mia amica abbaiando ancora nello stesso modo di prima.
– Aaaah ‘ sospirò lei ‘ non c’è dubbio sei una cagnetta! Magari più tardi se fai la brava ti permetto di scoparti la mia gamba così forse ti ricordi a cosa serve quel vermiciattolo che hai in mezzo alle gambe! ‘
– Sì ti prego’ – la supplicai in preda all’eccitazione.
– Dopo’ forse! ‘ sentenziò lei ‘ Ora devo andare ma prima, visto che sei una brava cagna, ti do un regalino! ‘
Così dicendo andò a gran velocità nell’altra stanza tornando con in mano un paio di mutandine e del nastro adesivo.
– Queste sono le mutandine che indossavo ieri quando ho conosciuto Ivan.. non puoi immaginare quanto mi sono bagnata, sono ancora umidicce’ ahahah annusa! ‘
Mi fiondai letteralmente di naso in quei pochi centimetri di stoffa ricamata e sniffai cercando di catturare tutto ciò che conteneva. Sentii l’odore del suo sesso, del suo piacere, della sua figa umida ed eccitata, l’odore di donna in calore, l’odore della mia migliore amica Paola, ora mia dea e padrona; la sensazione che quell’odore mi generò fu così forte che fui sul punto di venire senza neanche toccarmi. Lei si rese conto dell’estasi che mi stava offrendo e volle premiarmi, o punirmi, questo dipende dai punti di vista, ma per me fu un premio. Mi ordinò di aprire la bocca e me la riempì con le sue mutandine umidicce di piacere, poi sigillò con un paio di strati di nastro adesivo. La mia migliore amica mi disse che avrei dovuto assaporare il suo piacere finché non sarebbe tornata e che avrei dovuto farlo seminudo, a quattro zampe davanti alla porta d’ingresso, come un cagnolino fedele che attende con ansia il rientro della sua padrona.
Datomi quell’ordine se ne andò senza voltarsi ed io rimasi là, solo, umiliato, eccitato, con la bocca piena del suo piacere, aspettando con ansia il momento in cui la mia dea sarebbe rincasata, pronto a farle le feste come il più fedele dei cani e ad obbedire a tutto ciò che mi avrebbe ordinato.

Autore Pubblicato il: 12 Agosto 2014Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Erotici Etero0 Commenti

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