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Mio marito Victor ed io avevamo davvero bisogno di una vacanza ed allora che c’è di meglio di un volo per Cuba, spiagge sabbiose, giornate di sole e piscina?
Victor dell’idea ne è stato entusiasta fin da subito.
Tutto è andato come desiderato e siamo arrivati sull’isola caraibica.
Il giorno seguente all’arrivo Victor non è sceso a far colazione per un forte mal di pancia che lo ha costretto a rimanere a letto. Mi ha detto di uscire e godermi la vacanza con i nostri amici Susanna e Daniele, amici conosciuti l’anno prima con cui c’era grande affiatamento, invece di restare bloccati nelle proprie stanze d’albergo con lui che stava male.
Per non allontanarmi, con Susanna e Daniele ho passato la maggior parte della giornata in piscina ed andavo in camera ogni tanto controllando regolarmente Victor per vedere come stava andando e se aveva bisogno di qualcosa.
Dopo cena, sono andata a controllarlo e gli ho detto che ci eravamo persi una festa in spiaggia, lui ha insistito perché anche io andassi con i nostri amici che si erano già avviati.
In spiaggia c’erano appena cinquanta persone alcune delle quali le conoscevamo avendole viste nel resort e che avevano un aspetto amichevole e mi avevano salutato sia a pranzo che a cena nonché scambiato qualche parola sul bordo piscina.
Un gruppo di donne stava ballando con alcuni uomini locali seguendo la musica cubana emessa da un paio di altoparlanti poggiati su degli alberi.
Quando la coppia di amici ha detto di essere stanca, si sono avviati per tornare nella loro camera. Io ho detto che sarei rimasta lì poiché ero più tranquilla che Victor stesse meglio e quindi sarei tornata da lui solo più tardi. Dopo averli salutati, ho continuato a ballare in mezzo alla folla che si era infoltita più di prima.
Non erano passati molti minuti ed ecco che a me si presenta un enorme ragazzo cubano nero con un bel sorriso chiedendomi di ballare con lui. In quel momento la musica permetteva di fare un tipo di ballo veloce e lui mi ha guidato per insegnarmi a ballare la salsa.
Al termine ero sudata e stanca. A lui ho chiesto di invitarmi a bere una piña colada che è un long drink somigliante ad un cocktail dolce, dissetante ed anche molto gustoso aromatico a base di rum bianco, succo d’ananas e latte di cocco,
Dopo alcuni balli ero pronta per un’altra piña colada, ne sentivo veramente bisogno ed avevo visto che dava grande energia ed allegria. Il mio compagno di ballo cubano mi ha seguito.
Il nome di quel giovane era Manuel. Nel ballare non ci avevo fatto caso ma al bar l’ho visto finalmente bene, era davvero grande di corporatura, aveva un bel petto, braccia muscolose enormi ed il suo magnifico sorriso era la cosa più notevole che avesse.
Mentre la notte andava avanti, lui si è avvicinato progressivamente finché non mi ha stretto forte mentre ballavamo. Le sue mani forti e callose mi tenevano saldamente mentre ballavamo e lui seguendo la musica me le metteva in diverse parti del corpo.
All’improvviso la musica è cambiata e il ritmo è rallentato. Manuel non mi ha lasciato e mi ha tirato rapidamente tenendomi forte stretta a lui prima che potessi pensarci, o che qualcuno potesse chiedermi un ballo, ed abbiamo ondeggiato lentamente al ritmo della musica.
La sua mano era ben poggiata sulla mia schiena e mi ha tirato vicino a lui facendomi sentire la sua pancia di maschio. Prima che capissi qualcosa di ciò che era successo così rapidamente, l’altra mano è scivolata sulla parte posteriore del mio collo per tenermi più stretta e le sue labbra si sono avvicinate per baciarlo dapprima delicatamente, poi più appassionatamente.
Ero quasi paralizzata tra le sue braccia e stranamente non ho rifiutato quei suoi gesti perché mi piacevano molto inoltre la sensazione delle sue labbra ha sparato una scarica elettrica direttamente alla mia figa. Il contatto con il suo petto duro e muscoloso ha fatto indurire i capezzoli che sfregavano sul tessuto leggero del mio vestito mentre lui ha teneva la sua coscia tra le mie gambe costringendomi a cavalcare la sua gamba. Nel ballare mi teneva così bene che la sua gamba sfregava sempre tra le mie. La mano che mi teneva sul collo è andata tra i miei capelli ed ho allontanato dal mio collo il suo viso permettendomi di fissarlo negli occhi chiedendomi cosa stessi facendo. Tutto ciò che mi circondava e soprattutto la mia mente mi diceva di sbrigarmi ma non riuscivo a smettere di godermi Manuel durante quel ballo con cui mi stava stregando.
Non so quando ma sicuramente non molto dopo, le sue labbra hanno incontrato le mie e mi sono ritrovata a baciarlo. Immediatamente la sua lingua si è fatta strada nella mia bocca e la mano che era sulla mia schiena è scivolata verso il basso per prendere a coppa il mio culo.
Manuel mi ha preso per mano e siamo andati di nuovo al bar per un altro drink. Sapevo cosa stava cercando di fare, così ho ordinato un’altra piña colada e ho mandato giù un bel sorso.
Lui mi ha preso di nuovo la mano e mi ha portato in una veranda solitamente usata per prendere il sole.
Mi sono piegata all’indietro e lui ha immediatamente iniziato a baciarmi sul collo solo che questa volta una sua mano me la sono trovata sulla pancia e si stava facendo strada verso le tette.
Non so cosa mi sia preso, mi sono voltata e l’ho baciato e ciò gli ha dato il permesso di mettere subito la sua mano sulle tette stringendomi i capezzoli, cosa che a me piaceva.
Non potevo restare lì passiva, ero troppo eccitata per stare ferma ed allora ho guidato lentamente la mia mano verso il suo inguine aspettandomi di trovarlo eccitato. Era proprio così; era molto evidente che lo avessi arrapato abbastanza.
Con le dita di quella mano, mentre lui mi spremeva le tette e strizzava i capezzoli, ho stretto il suo cazzo da sopra i pantaloncini che indossava e lui ha abbassato la spallina del mio vestito esponendo le mie tette su cui rapidamente si posata la sua bocca ed immediatamente ne ha succhiato una aspirandola in profondità nella sua bocca facendo sì che i miei capezzoli si indurissero ancora di più.
Ero così chiaramente arrapata ed avrei fatto chissà cosa con lui in quel momento.
Gli ho slacciato la cintura e lui si ha subito abbassato i pantaloncini facendo saltar fuori il suo cazzo.
Era un enorme cazzo nero di circa venti centimetri con una testa molto grossa, proprio come nelle leggende che si raccontano parlando di negri.
Lentamente ho cominciato ad accarezzargli l’asta facendo con la mano un su e giù che ha gradito molto, io non volevo altro che vederlo esplodere e non mi interessava dove lasciasse il suo sperma anche se era mio desiderio averlo in bocca oppure nella figa anche se avrei corso qualche rischio di restare incinta.
Delicatamente ha fatto una leggera pressione sul mio collo tentando di avvicinare le mie labbra al suo cazzo gonfio. Sapevo esattamente cosa volesse solo che non ero sicura di dovergli succhiare il cazzo o no.
Ho pensato per un attimo a Victor a cui sarebbe piaciuto sapere che avevo fatto una sega a un ragazzo, ma non ero sicura che avrebbe apprezzato il sapere che ero io ad averlo fatto.
La sua mano si è calata sulla parte posteriore della mia testa e le sue dita hanno intrecciato i miei capelli biondi e ricci mentre accarezzavo quella meraviglia di cazzo a pochi centimetri dalla mia bocca. I suoi fianchi si sono piegati per avvicinare il cazzo alla mia bocca ed alla fine ho baciato delicatamente la cappella gonfia ed ho lasciato che la punta della mia lingua scorresse nel solco sottostante.
Manuel ha afferrato il suo cazzo con fermezza con una mano ed ha iniziato a passarlo sulle mie labbra e sulla mia lingua, io ho tirato fuori la lingua ed ho leccato di nuovo la cappella, poi ho aperto la bocca ed ho lasciato che il suo cazzo si facesse lentamente strada in profondità cercando di arrivare fino alla mia gola.
Poiché ero piegata in avanti per succhiare lentamente il suo cazzo, lui ha potuto lasciare i miei capelli per spostarla sulla mia schiena e finire sul mio sedere sollevando il vestito esponendo le mie natiche ed il perizoma a stringa verde acido che indossavo il cui triangolino anteriore era visibilmente macchiato. Infatti era inzuppato e non ci è voluto molto che le sue dita ci scivolassero sopra.
Il suo scopo era arrivare alla figa ed io non aspettavo altro ma volevo che lui la desiderasse e che non ci arrivasse facilmente, però alla fine è riuscito a farci scivolare le sue dita così come volevo.
La mia figa bagnatissima facilmente si è mangiata le dita e lui le ha utilizzate per scoparmi.
Sentendo il suo cazzo tendersi nella mia bocca ho intuito che stesse per venire anche perché le sue dita hanno iniziato a muoversi nella mia figa più velocemente dentro e fuori. Senza alcun preavviso un getto caldo di sperma ha riempito la mia bocca e Manuel ha urlato qualcosa di incomprensibile in spagnolo.
Ho tenuto la bocca chiusa e ho lasciato che finisse di spruzzare tutto il suo seme per poi ingoiarlo tutto. Al termine mi sono voltata a guardarlo e lui ha visto che lo ingoiavo.
Ho visto Manuel sdraiato con un gran sorriso sul viso.
Finito il pompino senza aver fatto colare neanche una goccia di sborra dalla bocca, mi sono alzata, mi sono aggiustata i vestiti ed ho asciugato le labbra con il dorso della mano.
“Adios, Manuel!” ho detto per salutare il mio nuovo amante e poi mi sono girata per tornare al resort filando in camera da Victor.
Però fatti pochi metri ho sentito una voce familiare che mi ha gelato. Era Daniele, il marito della mia amica Susanna.
“Dov’è Susanna?” ho chiesto. Mi meravigliava il fatto che lui fosse solo.
“Adesso sta è in camera e sta riposando. Io non ero ancora assonnato ed ho deciso che una passeggiata potesse aiutarmi a trovare il sonno”
Mentre tornavamo indietro dalla spiaggia dove ancora si sentiva musica, c’è stato un attimo silenzio nella nostra conversazione che Daniele alla fine ha interrotto “Allora! Cosa direbbe il tuo simpatico marito di te che fai un pompino ad un cazzo nero sulla spiaggia?”
Per me è stata una vera doccia di acqua gelata. Ho sentito un nodo allo stomaco come mai prima d’ora pensando all’istante a quali conseguenze avrei avuto. Sul momento ho provato a negare che l’avessi fatto ma Daniele ha iniziato a raccontarmi in dettaglio gli eventi che aveva visto ed era più chiaro che mi aveva visto fare un pompino a Manuel.
“Devo solo tornare in camera, mi sento molto stanca!”
“Ne parlerai a tuo marito?” mi ha chiesto.
Ho scossi la testa e son riuscita a dire “Certo che no!”
Inaspettatamente lui mi ha detto “Mi darai lo stesso che ha avuto lui, o lo dirò a Victor?”
Mi ha assicurato che era molto serio sia nelle due opzioni che aveva offerto sia dirlo a mio marito che nel volere un pompino.
Poi da vero porco “Voglio che quella tua boccuccia calda mi succhi”
Ho corso con la mente per capire quale sarebbe stata la mia scelta ed anche che cosa sarebbe seguito.
Ho pensato che se lui avesse detto la verità a Victor sul pompino, avrei detto a Susan che suo marito mi aveva ricattato.
Le ho trovate due possibilità praticabili e credibili e che se gli avessi fatto il pompino tutto potuto rimanere allo status quo
“Allora? Cosa farai?” ha insistito Daniele nel chiedere ed un istante dopo sono riuscita a farfugliare una sola parola “Dove?” e lui sollevando il braccio con la mano mi ha indicato una piccola baracca e si è incamminato verso di essa. Una volta arrivati, si è voltato verso di me mentre le sue mani hanno fatto scendere delicatamente le spalline dalla mia spalla facendo sì che il mio vestito scivolasse a terra facendomi restare lì nell’aria fresca della notte con nient’altro che le mie mutandine mentre lui giocava con le mie tette, ma non solo. Infatti la sua mano non ha tardato a raggiungere la mia figa bagnata giocandoci da sopra il triangolino macchiato del perizoma.
Appena si è accorto che ero bagnata mi ha sussurrato all’orecchio “Questa è una bella figa bagnata, vero Anna?! Deve esserti piaciuto molto succhiare quel cazzo nero cubano!”
Non riuscivo parlare tra la vergogna di essere stata scoperta e la sensazione di costrizione creatami da Daniele con la sua richiesta.
Ma ormai avevo ceduto al ricatto e non potevo certo tornare indietro e rifiutarmi di fare sesso con lui che mi ha fatto mettere seduta su una sedia all’interno della piccola baracca con lui in piedi tra le mie gambe. Lentamente si è slacciato la cerniera dei pantaloncini e tirato fuori il suo cazzo duro.
Istintivamente le mie mani si sono allungate per afferrare il suo cazzo. Era un enorme pezzo mostruoso di circa venti centimetri non ancora completamente eretto. Nonostante fosse un uomo bianco alto si stava preparando un serio cazzo fuori del normale paragonabile a quello del cubano.
Nel vederlo alla luce debole della notte la mia paura si è trasformata in fascino, lo stringevo e tiravo a me e l’ho trovato gigante, ho poi lentamente aperto la bocca prendendo per intero la cappella e lui ha iniziato a far dondolare i fianchi spingendo il suo cazzo dentro e fuori dalla mia bocca.
Mentre il suo cazzo si è muoveva nella mia bocca, Daniele mi ha messo le mani nei capelli e ha cominciato a scoparmi la bocca come se mi chiavasse nella figa.
Ho avuto dei conati perché lui me lo ha sbattuto velocemente in fondo alla gola ed ho notato che il suo cazzo si irrigidiva ogni volta che avevo i conati ma ciò non ha fermato la sua scopata nella bocca ancora più velocemente man mano che aumentava la sua eccitazione.
“Hai intenzione di ingoiare la mia sborra?” l’ho sentito dire.
Ho scosso la testa no ed ha cominciato a fottermi la bocca più forte.
“Oh, sì che la ingoierai, piccola troia! Se no dirò a quel tuo marito che puttana sei!”
Sapevo che sarebbe esploso presto e ho iniziato a provare a prepararmi per ingoiare il suo prodotto. Le sue mani si sono strette sui miei capelli e mi colpiva in fondo alla gola ad ogni spinta.
“Preparati, puttana! Sto per esplodere!”
Non un secondo dopo, il primo spruzzo del suo seme è finito nella mia gola.
Spingendo il cazzo in profondità nella mia gola, mi ha tenuto saldamente mentre sparando spruzzi uno dopo l’altro giù per la gola che ho ingoiato fino all’ultima goccia mentre lui estraeva lentamente il cazzo dalla bocca.
Credendo che avessimo finito, ho afferrato il mio vestito e stavo per metterlo, quando ha detto “No, non lo fare! Non abbiamo ancora finito” e mi ha spinto all’indietro sulla balaustra in legno della baracca iniziando a giocare con la mia figa. Le sue dita, per altro un po’ ruvide, mi hanno pizzicato il clitoride ed il fastidio era attenuato dalla mia umidità, nonostante ciò non si è curato di me trattandomi come una volgare troia e mia spinto dentro due delle sue lunghe dita. È iniziata così, con le dita, quella che sembrava essere una scopata che fin dai primi minuti sembrava essere lunga un’eternità prima che aggiungesse anche un terzo dito che però ha tentato di entrare nel mio stretto buco del culo che ho stretto più forte che potevo.
“Per favore! Non lì!” ho supplicato.
“Ci sto solo giocando. Non ci sto ficcando il cazzo dentro!”
Alla fine è riuscito a farlo entrare e mi sono ritrovata anche con un dito nel culo scopandomi in entrambi i buchi con le dita.
Mentre muoveva la mano con le dita nelle mie intimità, mi ha strizzato e succhiato le tette con le sue labbra.
Era molto violento per i miei gusti e mi sono detta che con lui non avrebbe funzionato affatto ma ero ben consapevole che non si sarebbe fermato finché non mi avesse fatto raggiungere l’orgasmo.
Durante gli scossoni dovuti alle penetrazioni ho pensato come uscire da quella situazione ed ho deciso di fingere un orgasmo trovandola come unica opzione per finire quel rapporto forzato più velocemente.
Ho iniziato a gemere ed ad agitare i fianchi fino a mordermi il labbro e fingere di venire per lui gridando “Oh cazzo, sììì! Sto venendo!”
Dan ha iniziato a sbattermi dentro le dita con più forza e l’ho pregato “Per favore! Dai, fermati. Non lo fare più!”
Che fossi venuta sembrava piacergli ed ha levato la mano e d anche le dita.
Mi sono stesa su una sdraio sotto le stelle con la mia figa che risentiva delle martellate ed il sapore del suo sperma in bocca.
Senza che me ne accorgessi, Daniele si è avvicinato a me ed ho sentito appoggiarsi di nuovo sulle mie labbra il suo cazzo di nuovo duro come una roccia.
“C’è un’altra sborrata qui per te, Anna!”
L’ho pregato “Basta per favore! Mi fa male la mascella”
“Devi svuotarmi o lo dico a tuo marito. Che problema hai? Dopotutto ho solo voglia di scoparti ”
Sono rimasta sdraiata ed anche scioccata mentre si lui avvicinava muovendosi tra le mie gambe.
Le mie proteste sono rimaste inascoltate e lui ha spinto la sua enorme testa del cazzo contro le labbra della mia figa.
In effetti mi sono detta che avere un cazzo così grosso sarebbe stata una bella esperienza ed avrei così saputo dire cosa vuol dire averne avuto uno di tal genere nella figa.
Affinché Daniele mi sentisse, ho ansimato rumorosamente e lui ha spinto il suo cazzo nella mia figa fradicia ma stavolta lo ha fatto delicatamente andando più in profondità delle dita.
Arrivato a metà della sua asta ha cominciato a scoparmi un po’ più velocemente grugnendo “Hai una figa dolce e stretta, Anna” e si è spinto dentro di me più a fondo ad ogni spinta continuando a parlarmi volgarmente di quanto fosse stretta la mia figa e di come avrebbe potuto abusarne.
Ciò che non avrei mai immaginato è accaduto proprio mentre lui mi trattava da puttana navigata o da ninfomane: ho sentito la mia figa diventare sempre più bagnata e godere tantissimo.
Il suo comportamento mi ha anche fatto capire che stava per venire e guardandolo, ho capito subito che stava per spruzzare sborra dentro di me.
Ho visto il suo sorriso diventare diabolico mentre il suo sperma mi riempiva la figa in quantità tale che non l’ha contenuta e mi è corsa giù a bagnare la fessura del culo.
Ho immaginato che fosse arrapatissimo e che Susanna, la moglie, fosse da qualche giorno che non si faceva sborrare. Infatti non ha smesso di scoparmi. Dirò di più. Mi ha messo la sua grande mano sul collo e mi ha fissato “Il mio cazzo non ha ancora finito con te, cara Anna!” ed ha proseguito la scopata senza sosta mentre io cercavo di trattenere i mugolii e grida che avrei voluto fare per la grande goduria che provavo.
Dopo un tempo che mi è parso essere un’eternità, Daniele ha fatto un passo indietro tirando fuori il suo cazzo e mi ha ordinato “Apri di nuovo quella bocca per me, Anna!”
Sono caduta giù scavalcando la balaustra della baracca e sono finita in ginocchio sulla sabbia. Daniele ha portato il suo cazzo duro alle mie labbra, ed io felice di averlo davanti, ho aperto la bocca in cui lentamente ha spinto il suo cazzo coperto di sperma.
Il dolore alla mascella è tornato immediatamente a causa della grossezza ma a lui ciò non interessava.
“Brava puttana, rimettiti a quattro zampe” ha esclamato.
Mi sono alzata e lui mi ha spinto di nuovo verso la baracca dove mi sono messa in ginocchio ed il suo enorme cazzo è entrato di nuovo in me scopandomi forte mettendo il cazzo più a fondo fino a toccare sempre l’utero.
Ho anche sentito il suo pollice allargare lentamente il mio buco del culo iniziando a lavorarci dentro.
Ho avuto qualche fitta ma ho stretto i denti perché averlo dentro così rudemente mi piaceva.
Mentre mi scopava il culo con il pollice e il suo enorme cazzo letteralmente aggrediva la figa.
All’improvviso ha tirato fuori il pollice ed in un colpo ha spinto il cazzo in profondità nel mio buco del culo, facendomi urlare ad alta voce.
“Sei uno stronzo, bastardo! Non dovevi entrarmi in culo!!!” ho urlato con rabbia ma lui non ha avuto paura per ciò che gli ho detto e mi ha tenuto saldamente per la vita infilando il suo cazzo duro in profondità in quello che era il mio stretto buco del culo.
È stato così che mi ha scopato anche nel culo spingendosi in profondità e l’ha tenuto lì mentre ancora una volta esplodeva riempiendomi così tanto che potevo sentire la sua calda sborra dentro.
Poi finalmente ho sentito il suo cazzo iniziare ad ammorbidirsi prima che lo estraesse e sono crollata sulla veranda della baracca.
“Ecco qui!” mi ha detto. Era Daniele che mi porgeva il vestito.
Stanca e sfatta, mi sono seduta, ho afferrato il vestito ed ho avvertito qualcosa che colava fuori dal mio culo: era lo sperma che mi aveva scaricato dentro. La sensazione è stata strana perché ero felice di sentirlo colare e mi dava l’impressione che fossi diventata la sua schiava sessuale e che se avessi scopato con qualcun altro mi sarebbe piaciuto parecchio diventare troia per piacere.
“È stato un bel divertimento Anna, buona notte” congedandosi come se niente fosse accaduto e si è allontanato nell’oscurità lasciandomi lì stanca ed in preda ad un piacere da soddisfare.
Per i restanti tre giorni della nostra vacanza sono stata un disastro. Mi aspettavo di essere ricattata continuamente e di essere scopata e abusata, ma Daniele era fedele al nostro accordo.
Victor si è rimesso in salute ed ha invitato Susanna e Daniele a cena con noi qualche sera.
Lui mi fissava con un grande sorriso ogni volta che nessuno stesse guardando. Io gli ho sorriso facendogli capire che ero a sua disposizione per dargli ciò che voleva.

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Autore Pubblicato il: 18 Luglio 2022Categorie: Racconti Erotici Etero, Tradimento0 Commenti

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