Già ne avevamo avvertito gli olezzi, liberati nell’etere tranquillo dai ligustri di maggio. Ed eccola, poi, accanto a noi, insieme al canto delle cicale melanconiche, che non sapevano di vivere una stagione sola.
Del castello diroccato poco o nulla più restava.
Avevano dipinto le case del paese a colori vivaci, forse, per non farlo sembrare troppo triste. Tutto inutile, però, perché continuava ad innalzarsi dal mare come un fantasma, perduto tra le nebbie del mattino.
Oh, amica mia, dov’eri allora?
Invano, invano ti andavo cercando lungo i sentieri profumati di primavera, invano chiedevo di te alle sabbie fredde, per poi accorgermi che tu non c’eri più.
E’ già arrivato l’inverno.
Con le sue nevi fredde ricopre la spiaggia, baciata dal gelo, dove giacciono addormentate le fate dell’immenso, forse, per sempre.
Fu lui, lui, a trasformarti in stilla di ghiaccio, fatta per sciogliersi un giorno al sole e regalare così la vita ai suoi germogli, per sempre!



continua???? bello sto racconto
a nessuno andrebbe di fare dei disegni illustrativi di questa serie?
Ti ringrazio, Agavebet: sapere che ti è piaciuto lo considero un vanto 😄
Ti lascio un commento, visto che il tasto cuore è rotto. Mi è piaciuto perché il “cliché del corriere” viene…
Hai ragione, ma la storia è stata presentata così perché è stato soprattutto lui a confidarmi le loro esperienze, con…