Già ne avevamo avvertito gli olezzi, liberati nell’etere tranquillo dai ligustri di maggio. Ed eccola, poi, accanto a noi, insieme al canto delle cicale melanconiche, che non sapevano di vivere una stagione sola.
Del castello diroccato poco o nulla più restava.
Avevano dipinto le case del paese a colori vivaci, forse, per non farlo sembrare troppo triste. Tutto inutile, però, perché continuava ad innalzarsi dal mare come un fantasma, perduto tra le nebbie del mattino.
Oh, amica mia, dov’eri allora?
Invano, invano ti andavo cercando lungo i sentieri profumati di primavera, invano chiedevo di te alle sabbie fredde, per poi accorgermi che tu non c’eri più.
E’ già arrivato l’inverno.
Con le sue nevi fredde ricopre la spiaggia, baciata dal gelo, dove giacciono addormentate le fate dell’immenso, forse, per sempre.
Fu lui, lui, a trasformarti in stilla di ghiaccio, fatta per sciogliersi un giorno al sole e regalare così la vita ai suoi germogli, per sempre!



Un altro grande racconto, complimenti! Le sensazioni e le emozioni ne riesci a trasmettere sono veramente particolari ed intense. Ci…
Ti ringrazio per le belle parole e mi fa piacere che i racconti ti siano piaciuti. Si, ti confermo che…
Non so se è la fine, ma in caso mi mancheranno queste due sorelle meravigliose e le loro avventure. Grazie…
A quando una bella doppietta per le due amiche con i due cuck a godersi la scena delle mogli riempite…
Bello finalmente vedere qualcuno che inserisce una nera nel proprio racconto!