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Lirica erotica

scopare è facile II

By 5 Ottobre 2006Dicembre 16th, 2019No Comments

Allora, dopo qualche racconto saremo tutti d’accordo che scopare non &egrave affatto facile bensì impresa ardua, riservata solo ai più solidi tra noi.
Nella precedente lezione abbiamo parlato delle lunghezza, della durata, del ritmo e del polipo.
Chi non l’ha letto si faccia passare gli appunti dai compagni.
Oggi parliamo di:
1. Il pompino.
Sembra facile farsi fare un pompino, mentre sembra più difficile farlo.
Probabilmente &egrave così, ma io non posso dirlo.
Gli amici gay resteranno delusi dall’apprendere che non ho mai svolto la parte attiva.
Per il futuro non posso dire, nella vita non si sa mai, ma allo stato attuale &egrave così.
Viceversa sono stato oggetto di quella passiva.
Quindi sono un esperto (si fa per dire) solo di pompini subiti e non di effettuati.
E qui viene il bello (per chi?).
Non sono un grande cultore della cosa. (ma a noi che ce ne frega, direte)
E’ vero che farselo succhiare &egrave senz’altro eccitante. Però più me lo succhiano – più la cosa &egrave eccitante – più mi viene voglia di scopare.
Cio&egrave, per me, il pompino sortisce pienamente il suo effetto, quando ho voglia di interromperlo.
Ma le signore ci rimangono male quando levi quella testa ballonzolante. Non ti piace?, non ti piaccio? Non sono brava?
Ma no, &egrave che sei troppo brava e provocante.
Però il pompino, fine a sé stesso ha anche dei pregi e dei vantaggi.
Intanto &egrave molto comodo.
Non ti devi spogliare.
Non ti devi muovere.
Fa tutto lei.
Ma in effetti checch&egrave ne dicano le donne, &egrave proprio a loro che piace.
Perché piace alle signore?.
Dovrebbero rispondere loro, io ho delle idee.
In primo luogo piace perché non si devono spogliare, ed in alcuni casi preferiscono.
Pigrizia, cellulite (vera o supposta), mutandoni di lana, assorbenti, segni di frustate etc.
Inoltre per alcune &egrave un modo di dare meno confidenza.
Sei venuto sino a qua, non posso mandarti via così, un pompino non si nega a nessuno.
Non danno tutto. Il pompino &egrave rapido e veloce.
‘sai mi ha chiesto di fargli un pompino!’ ‘e tu che hai fatto?’ ‘beh che dovevo fare?’ ‘come che dovevi fare? Gli dovevi rispondere indignata’ ‘l’ho fatto’ ‘bene , brava, e poi?’ ‘e poi, niente, glie l’ho fatto, ma non mi &egrave neanche piaciuto tanto’.
Se la vostra donna, presa da un momento di follia, vi dicesse a quanti ha fatto un pompino rimarreste stupiti (vedere il film ‘Clerks’ in proposito). Mediamente il rapporto tra pompini e scopate &egrave di 4/1, ma forse io sottostimo (anche a me non dicono tutto, ovviamente).
Ma ora &egrave inutile soffermarsi su quanto riguarda le signore, torniamo al nostro ruolo.
a) che faccia fare quando te lo succhia?
Come deve essere l’espressione del viso quando lei &egrave all’opera?.
Sembra una stronzata ma &egrave rilevante.
E’fondamentale assumere una faccia beata.
Beata ma, attenti, attizzata.
Uno magari se lo godrebbe di più, che so, con gli occhi chiusi, fermo immobile (e magari immaginare che sia la maestra/o delle elementari a fargli il pompino).
Ma no.
Deve comunicare la sua grande gioia, e gratitudine, e folle eccitazione.
Lei ti guarda. Lei in quel momento si eccita vedendo l’effetto su di te della sua opera.
Si può allora cadere nel rischio contrario.
Esagerare.
Lei ti dà una leccatina. Tu urli di piacere.
Calma, esagerato.
Comunque non &egrave facile. Ad esempio ho sempre odiato il ghigno che fanno gli attori dei film porno (perché ghignano così?, mi sembrano i cattivi dei film western).
La difficoltà nasce da quello che &egrave forse l’elemento più eccitante, e più straniante del pompino: la distanza.
Mentre la scopata &egrave fusione, e ci si perde, il pompino trae molto della sua forza proprio dalla distanza che si crea. Quindi se nel pompino c’&egrave del voyeurismo (si scrive cosi?)e dell’esibizionismo, la faccia che fa lo spompinato rischia di assomigliare alla faccia di Bombolo e Lino Banfi mentre spiano la dottoressa del distretto militare dal buco della serratura.
Episodio, per me, molto divertente.
Una sera, a cena al ristorante, parlo con un’amica di questa storia delle facce durante il pompino (nel quadro di un discorso sull’attualità del pensiero di Kant).
Lei mi ascolta. Non commenta particolarmente, né le sembra una cosa particolarmente spiritosa, ma ridacchia.
Nel corso della medesima serata andiamo a casa sua, l’atmosfera si scalda e finiamo a letto insieme.
Dopo un intervallo, lei inizia a scendere sul mio petto, ed arriva laggiù.
Me lo prende in bocca ed inizia a guardarmi fisso negli occhi.
Io vedo uno sguardo di lei particolarmente strano.
Non mi ricordo del discorso fatto a tavola, ed agisco normalmente (vedi sopra: eccitata, beata, grata etc.).
Vedo però che lei insiste a guardarmi in modo strano, e mi ricordo la storia della faccia. Risate, interruzione del pompino, scopata (a quel punto’).
Scherzo maschile, mentre lei succhia: ‘ehi non avevo notato che avevi spostato quel quadro’ oppure ‘cazzo, inizia la partita, posso mettere la tv senza volume?’ (il morso &egrave garantito).
Scherzo femminile, quando lui sta per venire:’ oh cazzo avevo il caff&egrave sul fuoco'(e scappa).
Io nella vita presto o tardi qualche scherzo così, giuro, lo voglio fare.

b) Alla fine. Che fare durante il pompino?. Mi sembra che ci sia poco da fare e da suggerire. L’unica cosa che si può fare, se ne hai voglia, &egrave prendere la testa di lei con le due mani.
Molti , penso, non lo fanno perché hanno paura che lei si senta troppo ‘usata’.
Che dire?
Può essere vero con alcune, ed un errore con altre.
Fa parte del più generale discorso sulla ‘forza’ erotica del sesso.
La mia esperienza?. Dipende da voi. Se siete capaci di esprimere la forza del desiderio senza volgarità.
Un giorno, seriamente, vorrei scrivere qualcosa su quello che , in qualche modo impedisce che un rapporto in cui ci si vuole bene diventi esplosivo dal punto di vista sessuale.
non sempre, si intende, ma spesso quando si &egrave più giovani.
Con il tempo si impara a condividere anche il proprio lato “oscuro”.
Ma poi perch&egrave oscuro…?
Ad ogni modo &egrave come ragione e fede.
Con la ragione arrivi solo fino ad un certo punto, se vuoi andare oltre ci vuole la fede.
E lo stesso avviene nel sesso.
In realtà , amandosi si raggiungono vette altissime, di piacere e di coinvolgimento.
Ma non sono le stesse che raggiungi quando il rapporto &egrave invece “violento”.
E la violenza non può essere (anzi non deve essere) fisica.
E’ l'(apparente) abuso del corpo dell’altro che eccita entrambi. E questo abuso cozza (o sembra cozzare) con l’amore tra i due. D’altro canto &egrave logico. dove c’&egrave amore non può esserci abuso. semmai finzione di un abuso , ma non &egrave lo stesso.

Quello che posso dire &egrave che comunque, secondo me, vale la pena di muoversi passo passo verso un sesso più forte, in cui i desideri dei due non rimangano inespressi. Alla peggio vi dirà, ‘non lo fare più’.

Torniamo al pompino. Si parte da una leggera pressione sulla testa, carezzando i capelli, fino ad arrivare a prendere (non sempre, solo nei momenti clou) la testa di lei, e muoverla voi, come per ‘scopare la bocca’. Sconsigliato: acchiapparla per le orecchie. Sconsigliatissimo, appoggiare il bicchiere di birra sulla sua testa.
Mi raccomando pochi secondi, perché &egrave lei, la signorina, la regina del pompino. E’ lei che vi vuole fare impazzire, e non si sa perché, &egrave sempre convinta di essere la più brava al mondo.
A proposito, chiariamo: non vi azzardate mai a dire loro che non sono brave.
Le critiche devono essere sempre ammantate di una serie di complimenti.
Ad esempio: ‘ma, cara, perché quei cazzo di denti non li tieni più coperti, che ogni volta che mi fai un pompino mi scrosti l’uccello?’
Quello che a me piace &egrave essere leccato. Come dice il vecchio Zio Buck, molte donne pensano solo ad ingoiare il tutto e lavorano solo sulla cappella. L’asta viene trascurata totalmente.
Ebbene, per quanto mi riguarda, &egrave un errore.
Le signorine, tanto pretenziose quando lecchi loro la figa (spingi qui, metti là), dovrebbero variare le operazioni che svolgono. Secondo me si vergognano di leccare a piena lingua , partendo dal basso (dalle palle) fino ad arrivare alla cappella. Una della parti più sensibili (ma devo ammettere di non essermi confrontato con i colleghi in merito), &egrave proprio il ‘filetto’ . Che non &egrave quello da fare al pepe verde, ma la parte posteriore della cappella stessa. La punta della lingua in quella parte mi fa impazzire (e qui sento partire uno STICAZZI! generale)

c) l’ingoio
C’&egrave poco da dire, &egrave bello e piacevole. Suggerisco dopo di baciarle. Io lo faccio, mosso da un senso di colpa, come a dire: tesoro ti sei sorbita quella schifezza, ma io ti voglio più ancora bene per questo.

2) Nel culo.
Quante cose da dire e da fare, quanto poco tempo. Sta diventando un’ enciclopedia. Non so neanche sa a qualcuno interessino questi sproloqui.
Nella pratica della sodomia io ho incontrato tre tipi di donne.
– Quelle che letteralmente scopano con il culo, serene, senza dolore.
– Quelle che apprezzano proprio il dolore
– Quelle a cui non piace.
Partiamo dalle ultime.
Mi &egrave capitato quanto segue.
‘allora tesoro sei pronta, lo vuoi?’
‘Siii, dai, fammelo, fammelo!’
Pochi secondi più tardi.
‘AHIA, TOGLILO TOGLILO MI FAI MALE !’
Segue fuga in bagno e permanenza oltre i venti minuti.
Esce. E pronuncia una solenne dichiarazione: ‘mai più'(magari poi, anni dopo, con altri’ma vai a sapere).

Quelle che provano dolore. Ma lo fanno lo stesso.
Con loro il mio rapporto &egrave ambivalente.
Nel senso che indubbiamente riconosco che può anche essere eccitante la cosa. Eccita loro, e quindi eccita me.
Io , di mio, ormai l’ho detto fin troppo, non mi eccito nel provocare dolore (neanche nella vita, neanche in altri tipi di rapporti).
E’ un mio limite?
E’ cosi!.
Ma a voi non vi frega una beneamata fava. Voi vorreste trarre qualche indicazione pratica.
Allora.
In questi casi, l’ano &egrave stretto. Il retto non &egrave scorrevole.
E’ proprio un culo. E’ diverso dalla figa (che fine e acuto osservatore!)
Il tessuto del retto aderisce completamente alle pareti del cazzo.
E il cazzo entra a scatti. Tu spingi, dopo un po’ senti uno scatto, ed entra di un paio di centimetri.
Lei fa: ‘ahio’, oppure ‘ah’ , oppure ‘uh”(vabb&egrave basta).
Ti dice spesso. ‘Fermo, fermo!’.
In questi casi le fai male anche se ti limiti a muoverti nello spazio già conquistato.
Altra cosa. Non &egrave che uno gira sempre con la vasellina. Anzi , volete sapere la verità?. Io personalmente non l’ho mai comprata.
E’ chiaro che, con una signorina così, la responsabilità della preparazione ed umidificazione &egrave maggiore.
Signori!
Prendetevi le vostre responsabilità a testa alta:
dovete leccarle il buco del culo. Ora ve l’ho detto.
Inoltre saliva, molta, e spingerla dentro con il dito.
Nonostante tutto questo lei avrà solo un minore dolore.
Quindi il piacere di lei &egrave tutto psicologico.
E anche il vostro.
Insomma con loro dovete molto porre l’accento sull’evento che si sta compiendo.
Ditele: sai che cosa sto per fare?
Pretendete che lei ve lo chieda.
Ricordate cosa state facendo , più volte, durante l’evento.
E’ probabile che lei venga in effetti con il clitoride, non per effetto della sola stimolazione anale (cazzo, mi paio una rivista femminile).
Quindi, forse, dovete anche toccare il simpatico grilletto.
Buona fortuna, non &egrave semplicissimo (ma neanche troppo difficile).
Terza categoria.
La categoria sognata dai maschietti.
Il culo morbido e scorrevole. Una umidificata, e vai.
In questi casi l’operazione &egrave semplice e tutto fila liscio.

In entrambi i casi potete sperimentare l’inserzione di oggetti e/o organi, e/o parti del corpo, in contemporanea, nella figa.
La scoperta più interessante &egrave che i due pertugi sono divisi in effetti da una sottile membrana.
Quindi il pertugio anteriore, scoprirete, &egrave molto ristretto dall’occupazione pisellesca del pertugio posteriore.

3) Venire o non venire.

Parliamo dell’orgasmo femminile.
Fiumi di inchiostro e sperma sono stati spesi su tale tema.
Io ora non ho certo la pretesa di dire la mia, su come si fa a fare venire una donna.
Resta per me uno dei misteri ineffabili dell’esistenza.
Ci sono volte che lo metti dentro e lei viene urlando dopo due secondi. Ci sono volte in cui lei non viene, e non ci sono cazzi che tengano(doppiosenso). Poi. Ci sono signorine che vengono sempre, anche molte volte. Altre che non vengono mai. Altre che qualche volta vengono altre no.
E mi sembra che, dicendo questo ho detto tutto, il contrario di tutto, e in sostanza potevo pure stare zitto.

Voglio invece attirarmi le ire femminili una volta per tutte, facendo appello al ‘male pride’ (in the name of love).
Come nella vita, nel sesso, conta fare il proprio dovere, con sentimento. Oltre non si può andare.
Quindi nessun accanimento terapeutico.
Viene?.
Bene, gioia infinita.
Non viene?.
Sarà per la prossima volta.
Sapete, non siamo più i maschi di un tempo, che facevano zum zum spruz.
Siamo una nuova categoria. Ci preoccupiamo del suo piacere, ascoltiamo, cerchiamo di migliorare , mettiamo in pratica i suoi suggerimenti.
Se con tutto questo, dopo un ora, lei ancora non &egrave venuta, signori: venite e vaffanculo!.
Voi avete otto vibratori in mano, un dito nel suo culo, lei &egrave ammanettata, vi siete travestiti da nazista, vi siete tatuati una sirena sul petto, vi siete tinti i peli del pube di verde, spalmati l’uccello di nutella, avete messo il bolero di Ravel, la state scopando su un letto ad acqua di provenienza cinese, con massaggio incorporato, e lei non viene?
Beh, facciamocene una ragione. Sarà per la prossima volta (forse i peli del pube dovevano essere blu).
Non &egrave l’unico metro per valutare un rapporto sessuale. Mille sensazioni, mille dettagli, che non vengono certo vanificati dall’esito finale. Insomma, sarebbe veramente assurdo che noi stessimo mezz’ora uno sull’altro per conseguire solo un risultato che, in fondo, tu puoi conseguire da sola in tre minuti.
Mentre scrivo queste righe, mi rendo conto di essere un porco maschilista. Avevo avuto qualche sospetto in passato, ora ne ho la conferma.
Però mi rivolgo anche a voi amici e colleghi di genere (maschile).
Un po’ di impegno ci vuole.
Perché poi quello che ho appena finito di dire non convince neanche me (che verme’!).
Certo, non ci si deve colpevolizzare troppo. Ma anche l’ignoranza e la trascuratezza sono imperdonabili.
Torniamo sul clitoride. Non posso credere a quello che alcune signorine mi dicono. Ad esempio che taluni tra voi trascurano completamente il clitoride. Quando sulle riviste dal parrucchiere leggete dei preliminari (ricordate?), si riferisce a quello.
Prendeteci confidenza. Non morde. Fatevi indicare dove si trova.
E voi femminucce, un po’ di pazienza e di impegno nell’aiutare i vostri uomini.
Ricordate che la fica resta sempre, finch&egrave non la si conosce dal vero, un oggetto misterioso.
Qui vi dovete sorbire il mio ricordo della mia prima esperienza di contatto con la topina.
Dunque.
Fase uno: contatto visivo.
Quando ero adolescente con gli amici andavamo da un vecchio barbiere, che conservava la sana tradizione di tenere delle riviste porno per i clienti.
Andavamo in cinque/sei. Così uno si tagliava i capelli e gli altri cinque potevano leggere, sempre con una certa discrezione, si intende.
Anche allora avevo un certo coraggio.
Il coraggio &egrave vincere la propria paura di fare figure di merda. Io avevo molta paura.
Quindi molto coraggio (quindi la mia vita &egrave una collezione di figure di merda).
Mi alzai ad un certo punto e chiesi: dov’ &egrave il bagno?
Il barbiere si girò, e mi lanciò un lungo sguardo, che voleva dire ‘vuoi farti le seghe nel mio bagno?’
Io tenni lo sguardo. Il coraggio molte volte &egrave dettato dalla paura di tornare indietro (ma allora il coraggio &egrave paura di qualcosa di peggiore?).
Per farla breve mi trovai nel bagno con questa rivista tra le mani.
Potei allora osservare con calma le immagini, finch&egrave, girai una pagina e mi trovai di fronte una figa a tutta pagina.
Che schifo.
Mi apparve tutti ciccetti, avvallamenti, carnette.
Ma dove era il semplice buco che avevo immaginato?.
Dovete sapere , care signorine, che noi (o forse solo io?), immaginiamo la fica , quando siamo bimbini, come un buco al centro di un triangolo di peli. Tutte le volte che la vediamo (foto, nudismo su spiaggia, e varie circostanze) vediamo in effetti proprio quello, un semplice triangolo di peli neri.
Non sappiamo che in realtà la vera figa &egrave molto, molto più sotto.
Immagina la sorpresa quando capisci che i peli, in fondo, sono un elemento marginale.
E qui vengo al racconto della fase due.
Approccio tattile.
Poco dopo, conosco una ragazza straniera , in vacanza nell’UK. Una nordica. Molto bella. Molto bella e matura. Uno sguardo molto sveglio, e sensuale (non come le nordiche classiche , un po’ bietolone), un bel sorriso, un bel corpo.
Frequentavamo una specie di Disco ‘Pub , che aveva una parte tutta fatta di cuscini buttati per terra, molto buia.
Lei , pur essendo estate, aveva delle gonne a palloncino e dei collant, sempre velati scuri. Quando mi bacia la prima volta, il mio cuore ed il mio apparato ormonale ha un sobbalzo. Tutto in lei mi dice che &egrave parecchio più sveglia di me (non che ci voglia molto).
Parto sparato la prima sera che ci buttiamo nella ‘dark room’.
Scorro la mano sulla coscia velata (e già di quello sarei potuto venire: sono proprio io, io, tra poco le toccherò la figa, una vera figa, sotto la mia mano’etc etc..), risalgo tirando l’orlo della gonna, morbido (tipo raso). Arrivo all’elastico del collant. Ma in discoteca non posso sfilarglielo. Quindi insinuo la mano sotto, e trovo l’orlo delle mutandine.
Scendo a toccare il pelo.
Ecco, ora, nel raccontarlo, sono contento di ritrovare, nel fondo di me, una traccia della gioia che provai allora.
Il pelo della figa.
Avevo conseguito il mio risultato. Potevo quasi tornare a casa (beh , non proprio).
Qui inizia però il problema.
Che cosa dovevo toccare?. In cima, dove ero arrivato nell’esplorazione, si capiva che si apriva una spaccatura (Rick: si chiama figa, Ombra, si chiama figa’grazie al cazzo, oggi lo so’, ma dove eri allora?).
Lo sapevo anche allora, ma, nonostante la foto ‘in cui non ci avevo capito un cazzo- ero ancora ancorato all’idea del triangolo con un buco al centro
Ebbene, io il buco l’avevo trovato, quindi non restava che insinuare il dito dentro.
Avrete capito, spero, che mi trovavo in effetti in una zona praticamente inutile della figa (c’&egrave qualcosa di inutile nella figa? bestemmia), quella zona addirittura sopra il clitoride.
In compenso &egrave al confine con il clitoride stesso. Quindi nella mia incapacità cercavo di spingere il dito in un buco, che buco non era, ma stimolavo involontariamente il clitoride.
La cosa divertente &egrave che tutta questa manfrina non durò 5 minuti, ma tutte le sere di una intera settimana.
Ora io dico.. cazzo pure lei’.
Se una mi volesse fare una sega e mi ficcasse il dito nell’ombelico’.beh io qualcosa direi, ma non per critica, per aiutare l’altra (e me stesso).
Ma eravamo ragazzi’.
Da parte mia mi spingevo in esplorazione verso il basso, ma più sotto trovavo il clitoride, poi altri centimetri di pianura. Non potevo immaginare che il vero buco fosse molto più sotto’..e quindi stretto dal collant e dalle mutandine tornavo indietro (se Cristoforo Colombo avesse ragionato così’ ..).
Eppure vi dico, quella settimana &egrave volata. E tutto il giorno non pensavo che al momento di risalire, tomo tomo su quella gamba , e ficcare il mio dito in quel buco profondo ..mezzo centimetro. Ma quanto &egrave poco profonda’mi dicevo’c’&egrave qualcosa che non va’forse ha una malformazione, forse &egrave perché’.E’ VERGINE.
Conclusione:
femminucce, un po’ di pazienza e di impegno nell’aiutare i vostri uomini, e speriamo che siano più svegli del sottoscritto.

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