Sembravo un imbecille e forse lo ero,
per quanto ti avessi desiderata non mi sembrava ancora vero.
Tu per me eri la prima, non avevo mai pagato nessuna,
I soldi sul comodino, preservativi e lubrificante, ed io senza parola alcuna.
Bellissima, biondissima, piccola ma determinata.
Eri bella come la mattina di natale, come una poesia appena creata.
Un seno sodo che non aspettava altro d’esser toccato.
Un sedere rotondo, pieno, che voleva solo essere baciato.
Per te doveva essere un incontro normale,
chi poteva immaginare che ci dovevamo innamorare.
Non m’importava quanti prima di me fossero passati,
ringraziavo il destino per esserci incontrati.
“Mi chiedo che ci fa qui uno come te” mi dicesti,
Ma ancora primna di ricevere risposta la mano mi prendesti.
Fermamente le mutande mi spostasti,
il pene, tosto mi tastasti.
Nei tuoi occhi e nella lussuria mi persi,
non son più tornato indietro sui miei passi.
Sei stata la mia donna, il mio amore, la mia schiava
ho vissuto emozioni profonde come il mare di Giava.
Fino ad oggi dopo tanti anni ancora,
se ti penso il cazzo mi si irrigidisce tuttora.
Ed ogni tanto quando arriva la sera e sono solo,
me lo prendo in mano e ti dedico, del mio seme, l’ultimo volo.




Va bene ne sono lieta. Ti lascio la mia mail agavebet@libero.it ma ovviamente ti chiedo di avere pazienza. Lavoro, scrivo…
Cara Agave, sono contento del tuo commento, hai individuato diversi punti critici che dovrò prendere in considerazione. adesso ho in…
quando pubblichi i prossimi capitoli?
Affascinante. Mi piace la musica e il flashback come meccanismo narrativo.
Ciao, mi permetto di darti il “giudizio”, solo perché l'hai chiesto. Parto da quello che funziona: hai una buona capacità…