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Diario di un marchettaro

Conobbi Franco in chat con il nickname “pago pompinaro”, io ero appena entrato in un periodo strano della mia vita in cui avevo voglie porcelle di continuo e quel nickname mi attirò come un dolcetto al cioccolato attirerebbe un bambino goloso.
Mi consideravo “etero” allora, anche se qualche pompino avevo cominciato a farlo, giusto un paio sempre con incontri fatti online: incontri tranquilli, in entrambi i casi ci si era messi sul divano a guardare un porno e io avevo provato l’inebriante emozione di succhiare ispirandomi alle movenze delle troie che vedevo sul video in quel momento. Insomma, avevo appena scoperto che mi piaceva il cazzo. Avevo 27 anni.
Ma torniamo a Franco. Ci mettemmo a chattare e lui mi propose di andare nel suo ufficio a fargli un pompino; cercava un marchettaro giovane, gli piacevano i marchettari perché gli piaceva mettersi in ruolo dominante.
“Quanto chiedi?” Fece lui.
“Per un pompino 20′.”
“Troppi, per 20 voglio anche il culo.”
Non risposi per quasi un minuto. Poi improvvisamente qualcosa in me scattò. Scrissi: “Ok, per 20 faccio bocca e culo.”
Mentre andavo all’appuntamento ero eccitato e preoccupato. Avevo provato a farmi qualche ditalino, ma non l’avevo mai preso veramente in culo. Eppure, eppure… non facevo che ripensare al porno che stavo guardando mentre ero in chat con “pago pompinaro” in cui due splendide biondine giocavano con vibratori nel culo, sollazzandoselo a vicenda con dildi di tante forme e colori. Lo so che farà male, pensavo, ma dicono tutti che poi si gode. E volevo imparare a godere, anche col culo.
Arrivato all’appuntamento incontrai l’uomo che in chat si faceva chiamare “pago pompino”: sulla sessantina, basso, magro e atletico, capelli grigi rasati corti, due occhi neri uno sguardo furbino. Si presentò come Franco. “Piacere, Andy” risposi.
Non parlammo molto, non si parla mai molto in questo genere di incontri, io gli piacevo e lui mi interessava, anzi, siccome era una marchetta lui non doveva necessariamente piacermi, pensai. Accettai di andare nel suo ufficio per la “prestazione”.
Arrivammo ad una vetrina sulla strada, senza insegna ne nome sul campanello, oscurata completamente da una veneziana. Franco aprì la porta: l’ufficio era una stanza non tanto grande con due scrivanie e tantissimi DVD alle pareti (un’antichità, pensai), sul fondo una porta.
“Cosa fate qui?”
Franco sorrise chiudendo la porta ed accendendo la luce. “Fino a qualche anno fa producevo video porno, ora gestisco siti porno.”
Mi avvicinai ad una libreria piena di DVD, erano tutti porno con titoli palesemente gay.
“Vieni adesso.” Mi disse aprendo la porta sul retro.
C’era un piccolo corridoio con una porta a sinistra “qua c’&egrave il bagno se ti serve” ed una sul fondo che Franco aprì. Entrammo in una seconda stanza con una scrivania ed un divano ed un’altra porta, era chiaramente il suo ufficio.
“Lo facciamo qui?” Dissi indicando il divano.
“No.” Disse lui. “Ma spogliati e lascia lì i vestiti, voglio vedere per cosa pago.”
Io mi spogliai completamente, in modo lento ma senza esitazione. Mi girai verso di lui completamente nudo. Franco mi infilò l’indice in bocca e disse: “Succhialo.” Io succhiai roteando la lingua sul suo dito.
“E ora girati.” Mi prese per le spalle e mi girò, spingendomi poi la testa giù verso il divano. Io alzai le mani e mi appoggiai allo schienale, porgendo il culo. Sentii il dito infilarsi piano nell’ano. “Ma sei vergine?”
“Sì.” Dissi io.
“Cazzo, mi piacciono i culi aperti non le verginelle da svezzare.”
“Ti faccio un pompino extra se vuoi…” Non so come mi uscì questa frase, forse perché mi sono sentito umiliato dal suo commento, forse perché temevo che saltasse la marchetta.
“L’importante &egrave che tu sia una brava troia.” Tolse il dito dal culo ed aprì la seconda porta. “Andiamo qui, si sta più comodi.”
Entrai nudo nella stanza in penombra. Era una stanza abbastanza grande, la prima cosa che saltava all’occhio era una parete attrezzata con strumenti sado maso sul fondo, con una carta da parati a disegno di mattoni palesemente finta. Tutte le altre pareti erano coperte da tende nere e nella stanza si trovavano sparsi in modo quasi confusionale un lettino basso senza sponde, una poltrona, un tavolo di legno pesante e nella zona sado maso una sorta di cavallina imbottita ed una gogna. In un angolo notai due telecamere, luci e cavalletti.
“Qui &egrave dove giravo e dove ogni tanto giro ancora.” Mi disse, quasi con una punta di orgoglio.
“Solo film gay?” Chiesi io.
“Sì, a me piacciono solo gli uomini, non posso neanche pensare di lavorare con delle donne. Ma ora basta parlare, se vuoi fare la troia datti da fare.” E dicendo questo si sbottonò i pantaloni, se li tirò giù insieme alle mutande e si sedette in poltrona a gambe aperte.
Io capii subito che era arrivato il momento di guadagnarmi i 20 e mi inginocchiai ai suoi piedi, presi in mano il cazzo giù un po’ duro e cominciai a leccarlo ad occhi chiusi.
“Apri gli occhi, troia, e guardami mentre spompini.”
Io aprii gli occhi e piegai la testa di lato, così da poterlo guardare negli occhi mentre affondavo il suo cazzo nella mia bocca. Feci un po’ di avanti e indietro in quella posizione, poi estrassi il cazzo e sollevandolo mi dedicai a leccare la base, all’attaccamento delle palle, mentre l’asta bagnata della mia saliva era appoggiata sulla mia faccia.
Era un cazzo non troppo grande, ma bello. Circonciso, lungo sui 17 e con una cappella stretta quasi non sporgente dal resto del cazzo, che proseguiva dritto dritto con un diametro di 3 o 4 centimetri. Sembrava fatto apposta per penetrare.
Lo ripresi in mano e segandolo tornai a leccare la cappella.
“Si vede che sei un novellino.”
“Perché?”
“Le troie scafate succhiano senza le mani.” E dicendo questo mi prese per i capelli e mi staccò dal cazzo. Si alzò. “Romani lì in ginocchio, troia.”
Andrò alla parete sado maso e tornò con due polsiere di cuoio con fibbia ed una anellametallica ciascuna. Si mise dietro di me e mi ordinò di mettere le mani dietro la schiena. In un attimo mi chiuse i polsi con le cinghie di cuoio, che fissò una all’altra con un moschettone.
Tornò in poltrona ed ordinò: “Ricomincia a spompinare, da bravo.”
Io mi piegai sul cazzo e lo presi tutto in bocca finché potei. Tossii togliendolo e riprovai. Non ero bravo nel deep throat all’epoca, avevo ancora tanto da imparare!
Franco mi prese per i capelli e cominciò a farmi fare su e giù con la testa, come se si stesse segnando con la mia bocca. Piano piano riuscii ad ingoiargli il cazzo sempre più in fondo senza che mi desse fastidio, stavo salivando copiosamente. Franco mi sollevò la testa, io gli guardai il cazzo che puntava dritto e duro verso la mia faccia, grondante della mia saliva, ero eccitatissimo, mi sentivo una vera troia.
“Adesso ti devi guadagnare i 20 euro fino in fondo.” Disse alzandosi ed alzandomi. Mi portò al letto. “Mettiti a pecora, che ti inculo.”
“Toglimi le manette.”
“No, quelle le tieni. Mettiti in ginocchio e appoggia la faccia al letto.”
Così feci, con le gambe un po’ aperte. Franco andò a prendere del lubrificante e me lo spalmò sul buchetto, cominciando ad infilare un dito e muovendomelo con gesti circolari lenti e piacevolissimi. Poi sentii un attimo di dolore: mi aveva infilato un secondo dito. Me ne stavo lì con la faccia sul letto in cui avevano girato tanti film porno legato ed inerme, con il culo alla mercé di uno sconosciuto che lo stava dilatando con le dita in modo veramente esperto. Io cominciai a mugolare fra il piacere e momenti di dolore quando Franco agitava le dita.
Poi le sfilò e me le diede da succhiare. Io succhiai avidamente come prima avevo succhiato il suo cazzo. Le rinfilò nel buco, poi le sfilò e rinfilò altre volte, aggiungendo ad un certo punto dell’altro lubrificante. Era un misto di piacere e momenti di dolore quando le dita entravano nell’ano tutt’altro che abituato a questo servizietto.
Dopo poco tornò a mettersi davanti a me e mi ordinò di succhiargli il cazzo per renderlo duro. Aprii la bocca ed in quella scomodissima posizione mi dedicai al pompino: il cazzo era già bello duro, non c’era bisogno di pomparlo a lungo. Franco prese un preservativo e se lo mise sulla punta, che avvicinò alla mia bocca. Io appoggiai le labbra sul preservativo e lui mi infilò il cazzo lentamente nella mia bocca, mentre lo aiutavo con le labbra a srotolare il preservativo.
Senza dire nulla andò dietro di me, in ginocchio sul letto, e mi appoggiò la punta del cazzo sul buco. Sentii altro lubrificante colare. Poi cominciò a spingere.
La punta sembrò entrare facilmente, era una sensazione gradevole sentire il mio buchetto che si stava aprendo, pensai che in fondo tutto questo parlare di dolore forse era eccessivo quando improvvisamente… una fitta dolorosa ed intensa, come una improvvisa bruciatura mi colpì, partendo dal buco del culo, e mi invase il corpo.
“No, basta!” Supplicai sommessamente.
“Zitta, troia, hai un buchetto stretto stretto come quello di una verginella, &egrave normale che ti faccia male.”
“Toglilo, ti prego.”
“Ho detto di stare zitta, troia!” Mi assestò una violenta sculacciata, io reagii contraendo l’ano già in difficoltà e mi concentrai sulla strana sensazione data dal cazzo piantato dentro, che mi riempiva e rendeva ogni tentativo di stringere l’ano vano.
“Adesso lo tengo dentro un po’ fino a quando non ti abitui.” E così fece, muovendosi pianissimo. Il dolore rimase, ma si affievolì e si mescolò alla sensazione godevolissima di sentirsi posseduto. Cazzo, mi resi conto che mi avevano appena sverginato l’ano e che in fondo mi stava piacendo!
“Ora comincia tu, troia, muoviti, vediamo se sai usare il culo.”
Io cominciai a fare un movimento lento avanti e indietro, sentendo il cazzo scorrere nel buchetto. Cominciai a muovermi più deciso, affondando anche ogni tanto. In breve anche lui cominciò a muoversi assecondando dapprima i miei movimenti e poi andando contro tempo, intensificando l’inculata.
“Ti piace eh? Mugoli come una puttanella in calore.”
Mi resi conto che stavo emettendo dei suoni di piacere sommesso e non me ne vergognai. “Sì… sì sono una puttanella che gode col cazzo in culo…”
Franco mi prese per i fianchi e mi tirò violentemente a se: mi sentii sfondare il retto e gridai di dolore. “Cazzo, per essere una troia ti lamenti troppo.”
“Non lo farò più…” sussurrai.
“Brava, zitta e godi.”
Mi inculò veramente bene, ci sapeva fare. In pochi minuti cominciai ad abituarmi al dolore, non venni ma provai per la prima volta nella vita la gioia di essere posseduto, sodomizzato per il piacere di un padrone al quale obbedire perché in fondo in fondo godevo anche io a fare la troia, godevo veramente.
Non so dopo quanto tempo, Franco decise che voleva venire. Sfilò il cazzo dal culo ed io provai una strana sensazione di fresco, di sollievo, subito interrotta da una strattonata ai capelli. Mi tirò già dal letto e mi fece sbattere per terra, in ginocchio, mi feci anche male. Ma non ebbi il tempo di lamentarmi che mi trovai il suo cazzo davanti. Franco si sfilò il preservativo e disse: “Le brave troie finiscono sempre di bocca le loro marchette.”
E così feci, lavorando di lingua e labbra per brevissimo tempo: dopo pochissimo Franco sfilò il cazzo dalla bocca e si cominciò a segare tenendomi la testa con l’altra mano.
Mi vennero in mente tutti i finali dei film porno davanti ai quali mi masturbo di solito ed imitai quelle troiette aprendo la bocca e tirando fuori la lingua al massimo. Franco mi sborrò in faccia e sulla lingua, poi me lo passò di nuovo in bocca. Il suo sperma aveva un sapore salato e dolce allo stesso tempo, fastidioso in gola, ma non mi ritrassi, gli diedi una lunga leccata e succhiata.
Franco se lo fece succhiare ancora un po’, poi mi venne dietro ed aprì il moschettone liberandomi le mani.
“Quelle appoggiale sul letto e vai in bagno a lavarti.”
Andrai prima a raccogliere i miei vestiti poi in bagno a lavarmi la faccia, sciacquarmi la bocca e farmi un bidet, massaggiandomi un po’ il buco del culo dolorante.
Quando uscii, già vestito, mi trovai Franco davanti con 20 euro in mano. “Prendili, te li sei guadagnati.”
Ci salutammo ed uscendo mi rigirai indietro a guardare quella vetrina. Chi potrebbe immaginare cosa succede dietro certi vetri offuscati in città… e come potevo io immaginare che questa sarebbe stata solo la prima delle marchette che avrei fatto proprio lì, in una spirale di depravazione e godimento sempre più intensi?
Ma di questo avremo modo di parlare nelle prossime pagine… Ci vollero due o tre giorni prima che passasse il bruciore al culo. Potete immaginare quanto fu scomodo tornare a casa, ebbi non delle difficoltà vere e proprie ma un discreto fastidio a sedermi in macchina, ogni buca era un piacevole pizzico di dolore che mi ricordava di essere un rottoinculo.
Quando però il buchetto smise di mandare messaggi di dolore o fastidio il voglino che aveva covato per qualche giorno si fece risentire. Avevo nel frattempo letto online diversi articoli e consigli sul sesso anale e decisi quindi di attrezzarmi.
Per prima cosa mi procurai un buon lubrificante, poi andai al sexy shop che si trova solo a due isolati da casa mia. C’ero già stato altre volte, ma sempre per acquistare scherzi o regaletti con cui giocare con la mia lei del momento, non avevo mai comprato nulla per me.
“Posso aiutarti?” Notai la commessa: era una mora minuta, vestita con dei jeans neri attillati che le valorizzavano il culo, una maglietta nera aderente che poco nascondeva il seno piccolo ed evidentemente senza reggiseno, anfibi neri, lunghi capelli neri liscissimi ed un bellissimo piercing al naso con una pietruzza rosso rubino. Il viso non era propriamente bello, o meglio, era una ragazza di una bellezza particolare, gli occhi marron chiaro quasi brillavano in mezzo al suo look totalmente nero e sorrideva in modo veramente amichevole, ispirava fiducia.
“No grazie, faccio un giro.” Risposi, imbarazzato.
“Io sono qua.” E tornò al banco della cassa.
Io andai verso la zona vibratori ed identificai subito la vetrinetta dei giochi anali. Guardavo i vari oggetti e mi persi subito fra l’ampia offerta: dildi lisci, falli realistici, plug, palline, dilatatori gonfiabili. Soprattutto non tutti gli articoli avevano il prezzo. Mi decisi quindi a chiamare la commessa.
“Dimmi, cosa stavi cercando esattamente?” Fece lei con voce dolce ed un sorriso da principessa disneyana.
“Qualcosa per principianti…”
“E’ per te?”
Lungo silenzio di imbarazzo. “Sì, ma non ho molta esperienza.”
“Allora guarda,” disse lei aprendo la vetrinetta e prendendo un piccolo fallo liscio, “questo per cominciare &egrave l’ideale.”
Lo presi in mano: era bianco e completamente liscio affusolato, con un diametro di un paio di centimetri. Pensai al cazzo di Franco. “Beh, non ho molta esperienza, ma fino a qui ci arrivo.” Risposi sorridendo.
Lei lo riprese. “Ok, allora proviamo con un oggettino che secondo me fa al caso tuo.”
Mi porse un dildo rosa carne, con una finta sagomatura a fallo, ma con una forma a cono con cappella piccola (poco più di un centimetro) che si allargava fino ad una base da circa 4 centimetri. Sul fondo la rotella per l’accensione e regolazione della vibraziore.
“Questo &egrave l’ideale per allenare l’ano.” Fece lei porgendomelo e guardandomi negli occhi. “Io ho cominciato proprio con uno di questi.”
Ero imbarazzatissimo, non sapevo se scappare o innamorarmi di lei. Optai per fidarmi e comprare il dildo “da allenamento”.
Andammo alla cassa, pagai e lei mi allungò il sacchetto nero. “Grazie” le dissi sorridendo.
“Grazie a te e buona fortuna. Spero che tu di diverta e che torni presto a trovarci.”
“Lo spero anch’io, così torno a trovarti.” Lei non sembrò cogliere il messaggio, ma me ne andai comunque felice.

La sera mi preparai per bene: asciugamano sul divano, la mia bottiglietta di lubrificante, scottex, un bel porno in televisione ed il mio nuovo giocattolo. Provai ad accenderlo e saggiai la vibrazione in mano. Lo leccai pensando al cazzo di Franco. Poi mi spogliai e mi misi sul divano, a masturbarmi guardando una delle classiche ninfomani biondine dei film anali americani. Le mie preferite.
Quando ero bello eccitato presi il lubrificante, mi bagnai due dita e feci come fece Franco: prima una nel buchetto e poi la seconda. Provai dolore, quasi come quello che provai la prima volta. Ma allora? Continuerà sempre a fare male? Quanto ero ingenuo…
Con due dita ancora in culo presi con l’altra mano il dildo e lo leccai come se fosse un cazzo, gli sputai sopra e poi lo avvicinai al mio buchetto.
Lo appoggiai all’ano e spinsi. Sentii l’ano sforzarsi: non bastava la saliva. Presi la bottiglietta e bagnai per bene il dildo, poi lo riappoggiai al buco e piano piano lasciai entrare la punta. Subito accesi la vibrazione e la sensazione fu piacevolissima.
Sullo schermo la puttanella, in ginocchio e vestita da contadinella, si stava prodigando a succhiare due enormi cazzoni. La guardai affondare un immenso cazzo in gola, ma come farà?
Spinsi un po’ di più e il buco tornò a farmi male, ritrassi il dildo senza farlo uscire. Era fantastico, una forma perfetta, con diametro così variabile potevo regolare l’apertura dello sfintere spingendolo dentro e fuori.
Mentre la bionda era passata a cavalcare uno dei due maschioni mentre succhiava il secondo, io ero arrivato quasi in fondo al dildo a forza di spingerlo dentro e fuori. Lo tenevo orgogliosamente dentro godendomi la vibrazione e con la mano libera ricominciai a segarmi.
La biondina si mise in ginocchio sul divano a succhiare il cazzo che prima aveva cavalcato ed il secondo le si mise dietro. Senza troppi complimenti glie lo infilò in culo e lei lo prese come se fosse la cosa più naturale del mondo. Mentre la troietta si faceva inculare sempre più selvaggiamente io cominciai a cercarmi la prostata con la punta del dildo.
Oh, la sublime sensazione di un dildo vibrante nel culo che si aggira curioso nelle mie viscere, oh l’immenso piacere quando ad un certo punto sentii spingermi dall’interno dall’invisibile forza del godimento e mentre l’orgasmo mi mandava in tilt il cervello sborrai, schizzando fin sulla televisione, fin sulla faccia della troia che ora si stava esibendo in una doppia penetrazione.
Mi sfilai il dildo dal culo, andai carponi alla televisione e leccai la mia stessa sborra dallo schermo.
Troppo dite? Si vede che non avete mai provato un buon massaggio prostatico…

Nelle sere seguenti uscii poche volte, diciamo che un giorno ogni due lo passai a casa segandomi e giocando col mio dildo.
Una sera, quasi un mese dopo, presi anche il portatile e mentre mi dilatavo il culetto tornai in chat. Chiacchierai con qualche cazzone, senza troppa convinzione. Mi stava venendo voglia di provare di nuovo con un cazzo vero, ma nessuno mi ispirava.
Poi comparve in chat il nick “pago pompinaro”. Lo chiamai immediatamente.
“Ciao sono Andy, ti ricordi di me?”
“La puttanella dal culo stretto, certo.”
“Beh, non &egrave più così stretto… l’ho allenato!”
“Brava, e vuoi sempre 20 euro?”
“Certo.”
“Vieni qui allora, ho voglia di fottere una troia. Ma fotterla forte questa volta.”
Non ci pensai su due volte, mi vestii e mi avviai verso la mia seconda marchetta. Quando arrivai allo studio di Franco era tardi, in strada non c’era nessuno. La vetrina era illuminata, mi avvicinai e suonai il campanello. Poco dopo la porta si aprì e Franco mi accolse.
‘Benvenuto.’
‘Grazie dell’invito.’ Entrai ed aspettai che Franco chiudesse la porta ed andammo sul retro, fin nella sala riprese.
‘Spogliati.’ Mi disse lui secco.
Io mi spogliai completamente nudo appoggiando i vestiti su una sedia. ‘Ti faccio un pompino?’
Franco si avvicinò e mi guardò con aria paternalistica.
‘Se devi fare la troia allora ci sono alcune regole che devi imparare. La prima &egrave che una troia chiede sempre i soldi prima della prestazione.’
‘Ah grazie” momento di silenzio. ‘Sono 20 euro allora.’ Allungai la mano e Franco prese dal portafogli la banconota blu e me la diede in mano.

Mi girai per metterla nella tasca dei pantaloni e mentre ero piegato sentii una violenta sculacciata, la mano rimase sul culo ed un dito si infilò repentino nel buco, ancora aperto dalla sessione di dildo che stavo facendo a casa.
‘Ah, ti sei allenato per bene”
‘Sì, ho comprato un dildo.’ Mi girai sorridendo.
‘Allora saggiamo subito la morbidezza del tuo culo.’ Andò in zona attrezzatura sadomaso ed estrasse un insieme di cinghie e catene che legò con un grosso moschettone ad una catena che pendeva da un gancio nel soffitto.
‘Vieni e spompinami mentre preparo.’ Disse slacciandosi i pantaloni.
Io gli andai vicino, mi inginocchiai, gli abbassai pantaloni e mutande e glie lo presi in bocca senza dire nulla.
Era già duro e sapeva tremendamente di piscio, evidentemente non si era lavato. L’odore ed il sapore aspro non mi piacquero all’inizio, ma a spompinare ci si abitua subito, gli feci un bel lavoro di lingua sputando, leccando e succhiando rumorosamente.
‘Basta troia, alzati che ti preparo.’
Mi alzai e guardai l’imbracatura che aveva preparato: una sorta di sedia/amaca in pelle con quattro catene attaccate ad una catena centrale.
‘Mettiti a sedere e poi sdraiati sulla schiena.’
Obbedii con un po’ di fatica.
‘Alza le gambe ed appoggiale alle catene.’
Lo feci e Franco prese due cinghie come quelle che usò la prima volta ai polsi, ma questa volta le legò alle caviglie e con due moschettoni le fissò alle catene in alto. Ero sulla schiena, con le gambe aperte ed il culo sporgente, mi tenevo alle altre due catene e facevo fatica a tenere su la testa.
Franco venne di fianco a me col cazzo ad altezza bocca. ‘Succhia un altro po’, troia.’ Io obbedii, poi Franco andò al bancone e prese una gagball, non ne avevo mai viste dal vivo, solo nei film porno.
‘Ora te la metto così se ti fa male mentre ti inculo non disturbi i vicini, &egrave tardi.’ Disse sogghignando e legandomi la cinghia con la palla in bocca.
Poi si mise fra le mie gambe, le accarezzò, le prese, provò a darmi una spinta ed io oscillai. Mi fermò e mi appoggiò la cappella sul buco. In un colpo secco fu dentro ed io gridai per il dolore, ma uscì solo una mugolio sommesso da dietro la gagball.
‘E’ bello aperto, ma ti serve ancora del lubrificante.’
Uscì dal mio culo, andò a prendere la bottiglietta e mi spalmò del lubrificante sul buco con una, due e poi tre dita anche dentro. Io mugolavo.
Sentii il cazzo tornare a premere sull’ano e poi con un colpo di reni si fece strada nel retto. Io mugolai di nuovo, un misto di dolore e piacere il tutto soffocato dalla pallina che avevo cominciato a mordere.
‘Sì, &egrave più aperto della prima volta.’
Cominciò un lento avanti e indietro.
‘Sei ancora lontano dall’essere una figa anale, ma ci arriveremo.’
I movimenti si fecero ritmati e sempre più rapidi, sentivo il cazzo scivolare avanti e indietro stretto dai muscoli dell’ano, che ancora tentavano disperatamente di chiudersi. Il mio mugolio si intensificò.
‘Ti piace eh troia? Sei una lurida vacca da monta, lo sai?’
Il ritmo era ormai serrato, mi dava dei violenti colpi di reni affondando il cazzo in profondità nel retto, sospingendomi con ogni colpo in avanti e poi tenendomi per le catene mi ritirarava indietro per una nuova stantuffata.
‘Mmmmm’ mmmm” mugolavo e non sapevo neanche cosa volessi dire, se basta, se ancora, se gridare per il dolore o per il piacere. Anzi, quale dolore? Il piacere era sicuramente più forte ora.
‘Vacca, ti faccio un culo così.’
Dondolavo sempre più forte sotto i colpi di Franco, il quale dopo un po’ fermò il movimento ed uscì dal culo. Sentii il fresco dell’aria che dava sollievo all’ano martoriato dall’inculata. Poi Franco sputò sul buco e ci rinfilò il cazzo, che entrò senza alcuno sforzo.
‘Ecco, ora sei bello aperto.’ Lo sfilò e lo rinfilò. ‘Questo &egrave il culo di una troia.’ Lo sfilò e lo rinfilò. ‘Senti quanto &egrave morbido?’ Lo sfilò e lo rinfilò. ‘E’ come una figa, ma meglio di una figa.’ Lo sfilò e lo rinfilò. ‘Sai le donne, a parte il fatto che non mi piacciono, non sanno come si fa veramente godere un uomo.’ Lo sfilò e lo rinfilò. ‘Ma i passivi troia sono molto meglio: sanno come si fa godere.’ Lo sfilò e lo rinfilò, una, due, tre volte. ‘Eccoti pronto.’
Sganciò le caviglie e mi disse di scendere. Col culo dolorante e quella strana sensazione di fresco scesi dall’altalena e mi misi in piedi, con un dito saggiai il buco che era caldo e morbidissimo.
Franco si sdraiò sul lettino a cazzo in alto. ‘Ora vieni a farmi una pompa col culo.’
Mi avvicinai e feci per slacciarmi la cinghia della gagball.
‘Ho detto col culo, troia!’ Urlò lui. ‘Tieni quella cazzo di pallina in bocca e siediti sul cazzo.’
Io obbedii, mi misi sopra di lui con i piedi ai lati del suo inguine, impugnai il cazzo e lo puntai sul buco del culo. Scesi piano, facendolo entrare dolcemente. Era così facile!
‘Bravo ora muoviti su e giù’.
Obbedii.
‘Avanti e indietro.’
Obbedii.
‘Ora ruota le anche, fammi sentire tutto il tuo retto.’
Obbedii.
‘Stringi l’ano se ti riesce troia.’
Obbedii.
‘Bravo, su e giù, stringi e molla.’
Stavo facendo un pompino col culo! Era Franco ora che mugolava di piacere mentre io alternavo il su e giù a lente roteate con l’addome, sentendo la punta del suo cazzo che mi allargava da dentro il retto.
‘Segati, ma ricordati la seconda lezione da troia: una troia non viene mai.’
Obbedii, mi segai con la mano mentre gli facevo una sega con l’ano.
Ad un certo punto Franco mi diede una botta che mi fece cadere per terra, sbattei un ginocchio ed un gomito. Mi fu addosso, mi prese per i capelli, tolse il preservativo e segandosi mi spruzzò copiosamente sul volto.
Slacciò la cinghia e mi tolse la gagball, poi col cazzo ancora duro raccolse lo sperma che mi colava su una guancia e me lo diede in bocca. Leccai e pulii il cazzo. Poi lui me lo passò anche sull’altra guancia sborrata e me lo ridiede da pulire.
‘Brava, una prestazione da vera professionista.’
Fu bellissimo sentirselo dire.
‘Grazie, sono molto orgoglioso, mi piace fare la puttana.’
‘Hai solo me come cliente?’
‘Sì.’
‘Allora non sei una vera puttana.’
‘Trovamene altri’.
‘Vedrò cosa posso fare” Io sorrisi e lo guardai negli occhi, ero ancora inginocchiato col suo cazzo davanti. ‘Cazzo ridi, troia? Guarda che &egrave un lavoro!’
‘E lo farò bene.’
‘Ne sono convinto’ Vuoi un terzo consiglio?’
‘Dimmi.’
‘Ho dovuto lavorare parecchio di cazzo, ma il buco si &egrave aperto bene. I clienti però di solito non vogliono fare fatica.’ Si allontanò ed andò a riprendere i suoi vestiti. ‘Dovresti indossare un bel plug per almeno un’ora prima di ogni incontro: rende il culo morbido e pronto all’uso.’
‘Si signore.’
Franco guardò l’orologio. ‘E’ tardi, vestiti e vattene troia.’
Io mi vestii rapidamente e senza dir nulla lui mi accompagnò alla porta e mi sbatté letteralmente fuori.

La strada era buia, poco lontano un uomo stava passeggiando con un cane, per il resto non c’era anima viva. Andai alla macchina e mi sedetti. Il gomito aveva preso una botta e mi faceva male, così come il culo.
Accesi la luce e mi guardai sullo specchietto, avevo della sborra sulla fronte e su una guancia. Presi un fazzoletto di carta, poi mi fermai. Passai invece col dito, la raccolsi e me la misi in bocca, la succhiai, mi leccai per bene il dito e finii di pulirmi col dito insalivato.
Ero una vera troia. Domani, pensai, dovrò comprare un plug. L’indomani tornando a casa dal lavoro mi fermai al sexy shop.
‘Ciao.’ Mi salutò la commessa moretta.
Io mi guardai attorno, c’era un altro cliente che guardava della lingerie sexy, mi vergognai un po’. ‘Vado a dare un’occhiata.’ Risposi.
‘Fai pure, chiamami se ti serve aiuto.’
Andai in zona falli ed aspettai che l’altro cliente uscisse, sbirciando nel frattempo la moretta. Era sempre vestita di nero, ma questa volta aveva dei fuseaux aderenti con degli strappi sulle cosce ed un giubbottino leggero di pelle sopra una maglietta scollata. I capelli erano raccolti in due codine ai lati del viso, era veramente sexy.
‘Posso chiederti un consiglio?’ Le dissi appena l’altro uscì dalla porta.
‘Certo,’ lei si avvicinò, ‘come &egrave andata con il dildo?’
Si ricordava! ‘Beh’ bene grazie.’
‘Ne ero sicura!’ Disse battendo le mani. ‘E adesso cosa vuoi provare?’
‘Beh, mi hanno consigliato un plug”
‘Ma certo!’ Si chinò ed estrasse due plug dalla vetrina, uno piccolo e nero a punta e l’altro color carne con una forma più tozza ed un diametro alla base che mi sembrò eccessivo. Li soppesò con le mani, se li avvicinò al volto sorridente e mi guardò negli occhi: ‘Quale misura preferisci?’
‘Beh, uno &egrave un po’ piccolo, l’altro forse troppo grande”
‘Ma sono solo 5 centimetri di diametro.’ Disse rigirandolo fra le mani come se fosse un pupazzetto giocattolo.
‘Eh, ma devo starci comodo’ tenerlo un’oretta o due”
‘Oooook, ho capito!’ Si chinò e prese un terzo oggetto. ‘3,5 cm diametro alla base, 2 cm quando &egrave inserito: facile da inserire, comodissimo ed in un’oretta ti apre il culo per giocarci bene bene dopo.’ Mi fece l’occhiolino.
Uscii dal sexy shop inebriato. Arrivato a casa non aspettai di cenare, mi dedicai subito alla serata porno, ne misi su uno e cominciai prima col dildo e quando il culo era aperto misi il plug su una sedia, lo bagnai per bene col lubrificante e piano piano mi ci sedetti sopra. Sentii solo uno strappo alla fine, ma il plug entrò senza problemi. Aspettai qualche secondo e mi alzai in piedi. Il plug stava fisso e ad ogni passo mi massaggiava il retto. Subito feci una follia: mi rimisi mutande e jeans con il plug, uscii di casa ed andai all’angolo a comprare le sigarette.
Niente male, niente male pensai tornando a casa’

Una settimana dopo mi arrivò un SMS di Franco: ‘Cliente giovedì sera, alle 19 da me. Ricorda le istruzioni. Confermi?’ ‘Si’.

Giovedì mattina mi trovai in difficoltà. Uscivo dal lavoro alle 18:30, per essere alle 19 da Franco non avevo il tempo di tornare a casa. E poi dovevo tenere il plug almeno un’ora’ Lo infilai nella borsa da lavoro, avvolgendolo in un sacchetto nero.
Al lavoro verso le cinque presi la borsa ed andai in bagno con l’intenzione di infilarmi il plug. Cazzo! Avevo dimenticato il lubrificante.
Controllai che la porta fosse ben chiusa, poi cominciai a leccarmi le dita e massaggiarmi poi il culo. Succhiai e sputai sul plug, poi lo portai al buchetto. Niente, non voleva entrare, c’era troppa resistenza. Chiusi l’asse del water e appoggiai il plug sopra. Mi chinai e lo succhiai come per fargli un pompino mentre mi massaggiavo con due dita l’ano, poi mi ci sedetti sopra e finalmente entrò, con un po’ di dolore.
Mi rivestii e tornai alla scrivania. Guardavo i colleghi e mi sentivo tremendamente eccitato, se solo avessero saputo’
Alle 19 ero da Franco e suonai.
‘Vieni.’ Richiuse la porta dietro di me. ‘Ti presento una persona.’
Mi portò nel suo ufficio, su una delle sedie alla scrivania c’era un uomo sulla sessantina, calvo, robusto ma non grasso, altezza media.
‘Questo &egrave il tuo cliente.’ Fece Franco. ‘Si tratta di un mio amico e partner in affari e ci tengo a fare bella figura, dovrai dedicarti per bene al suo piacere.’ Poi si voltò verso l’amico. ‘Questa &egrave la troia di cui ti parlavo. Culo stretto, ma lo sa usare, fantastica di bocca, disinibita, se vuoi puoi anche legarla.’
L’uomo si alzò e venne a toccarmi il culo. ‘Vediamola nuda questa troia.’
‘Prima devi pagare la marchetta.’ Feci io.
I due scoppiarono in una risata. ‘Certo!’ Fece l’uomo. Prese dal portafogli due banconote da 50 e le porse a Franco. ‘Siamo a poso così?’
‘Certo,’ rispose Franco, ‘ora puoi sbattertela come vuoi. E tu spogliati troia.’
100 euro pensai? Wow. Io mi spogliai e rimasi in piedi, Franco venne dietro di me e con la mano mi prese la base del plug, muovendolo un po’ commentò: ‘Brava puttana, hai fatto come ti ho detto, così adesso ti si può inculare per bene.’
‘Prima una pompa però.’ Disse l’uomo slacciandosi i pantaloni ed estraendo il cazzo. Io mi inginocchiai, lo sollevai con una mano (era ancora moscio) e cominciai a leccare e succhiare la punta senza dir nulla.
In breve il cazzo divenne duro, era un poco più lungo di quello di Franco, ma ricurvo e con una cappella sporgente. Mi dedicai con la lingua a leccare bene la sporgenza della cappella mentre con una mano massaggiavo le palle con dolcezza.
‘E’ vero, ci sa fare di bocca.’
‘Eh lo so, compensa il culo poco esperto.’
‘Eh eh, caro Franco, immagino che in breve trasformerai questo culo poco esperto in una abile troia rottainculo.’
‘Contaci.’
Io ascoltavo mentre continuavo col pompino. Sentirli parlare del mio culo mi ispirò a lavorare meglio di bocca e provai ad affondare il cazzo in gola una o due volte, tossendo e sputandoci sopra. Mi staccai, un lungo filo di bava si estese fra la punta del cazzo ed il mio labbro inferiore. Bocca e cazzo grondavano di saliva.
‘Ora ti inculo, troia.’

Mi fece mettere in ginocchio sul divano, con la faccia sullo schienale ed il culo tenuto aperto dalle mie mani.
Sentii il plug muoversi e poi uscire, quella sensazione come di cagare uno stronzo durissimo che forse conoscete. Un po’ (poco) lubrificante e poi senza troppi preavvisi o complimenti mi infilzò il cazzo nelle viscere.
Rimasi in silenzio mentre il cliente si godeva il mio culo aperto, con lente stantuffate. Poi d’improvviso cominciò a incularmi con foga, io emisi un gemito. ‘Ah, mi fai male.’
Ricevetti di rimando una forte sculacciata.
‘Hai qualcosa per far tacere questa vacca?’ Chiese il cliente, evidentemente a Franco.
‘Vado a prendere una gagball, so che gli piace.’
‘No, pensavo più a qualcosa del tipo mettergli il tuo cazzo in gola.’
‘Ottima idea.’
Franco si sedette sul divano di fianco a me e mi disse slacciandosi i pantaloni e tirando fuori il cazzo: ‘Girati da questa parte troia, spompinami mentre il mio caro amico ti incula.’
Io a fatica mi girai, sentii poi l’altro che si riposizionò per incularmi meglio, ed ecco che mi ritrovai a pecora sul divano con un cazzo nel culo e l’altro in bocca.
‘Che palle però,’ esordì Franco, ‘ora mi tocca fare da tappo per questa bocca.’
Io ricevetti un’altra sonora sculacciata. ‘Hai sentito il mio amico?’ Mi gridò l’uomo che mi inculava. ‘Fagli una bella pompa visto che mi fa il piacere di dartelo in bocca.’
Staccai la bocca dal cazzo: ‘Sì, padrone.’ E ricominciai con foga a succhiare, andando su e giù con la lingua, leccando anche le palle, tornando sulla cappella. Nel frattempo mi godevo l’inculata, ci sapeva fare l’amico’

‘Sono stanco ora.’ Disse il cliente, sfilando il cazzo dal mio culo un po’ dolorante ma soddisfatto. ‘Ora voglio io un pompino.’
Mi prese per i capelli e mi strattonò via dal cazzo di Franco che stavo succhiando e mi girò, sbattendomi in bocca il cazzo con ancora il preservativo sporco del mio culo e del lubrificante. Io cominciai a leccarlo e succhiarlo senza esitazione.
Nel frattempo sentii che Franco si era dato da fare: avevo di nuovo un altro cazzo in culo che cominciò a stantuffare.
I due si scambiarono posizione fra bocca e culo almeno altre tre o quattro volte; io impazzivo di piacere, ero alla loro mercé totale.
Mi sentivo come le troiette da film porno e quando udii Franco (in quel momento nel mio culo) dire ‘Fra poco vengo’, immediatamente mi staccai dal cazzo per parlare per la prima volta da diverso tempo: ‘Vuole venirmi in bocca, padrone?’
I due si fecero una gran risata per la mia iniziativa e mi concessero di mettermi in ginocchio a spompinarli entrambi, alternando i due cazzi in bocca tenendoli sempre entrambi ben saldi con le mani. Il primo a spruzzarmi in bocca fu il cliente, che se lo fece pulire bene con la lingua, mentre stavo ancora leccando il glande sentii lo spruzzo di Franco che mi colpì prima su una guancia poi in un occhio. Mi girai per prendere le ultime gocce in bocca.

Questa volta finita la prestazione andai in bagno a pulirmi la faccia ed il buco del culo. Faceva male, sì, ma non tanto. Cominciava ad abituarsi all’inculata!
Quando uscii Franco mi allungò 20 euro: ‘Questa &egrave la tua parte, troia.’
Solo 20? Ah, certo’ la mia parte’ Capii immediatamente: Franco era il mio magnaccia e si prendeva l’80%. Era da qualche settimana che non sentivo più Franco e decisi di mandargli un SMS: “Non ci sono nuovi clienti per me?” Mi rispose: “No. Ma se vuoi giriamo un filmino questo weekend, ti pago per partecipare.” “Come attore?” “No abbiamo già gli attori, ma sul set serve aiuto ti divertirai e ti pago. Sabato alle 15.” “Ok ci sarò.”
Non capivo cosa avrei dovuto fare, ma per sicurezza come mi era stato insegnato, sabato all’ora di pranzo mi infilai il plug e lo tenni fino all’incontro, arrivai col plug ben fissato sotto i jeans aderenti.
C’era un gran casino, scatoloni ed attrezzature ovunque. L’ufficio di Franco era diventato uno spogliatoio collettivo in cui c’erano quattro palestrati già seminudi, Franco mi fece entrare nella sala delle riprese dove il set era pronto. Al centro la gogna con un ragazzino biondo e molto magro, avrà avuto al massimo 20 anni. In giro altre 2 o 3 persone fra cameramen e luci.
“Giriamo una gang bang sado maso.” Mi spiegò Franco. “Io sono il regista: farò fare un gran bel lavoretto al culo di quel bel ragazzino lì.”
“Bello. E il mio ruolo?”
“Te l’ho detto: darai una mano con le riprese.” Sorrise beffardo. “Avrai da fare non preoccuparti e presto.”
Mi indicò una sedia in cui sedermi, vidi che avevano ormai finito di sistemare le luci e le telecamere erano già in posizione inquadrando il ragazzo alla gogna.
“Noi siamo pronti.” Era uno dei palestrati, che si era affacciato alla porta nudo vestito solo con una cinghia a X di cuoio sul torace e sulle spalle.
“Cominciamo allora!” Gridò Franco. “Luci, posizione.”
Poi si girò verso di me: “Tu farai il flaffer, ok?”
“Cio&egrave?” Chiesi stupito. “Cosa fa un flaffer?”
“Vedi, quei tori devono entrare in scena a cazzo bello dritto e incularsi l’angioletto biondo. Quindi qualcuno prima di farli entrare deve farglielo rizzare per bene, ok?”
“Li spompino prima che entrino in scena?”
“Bravo! Impari in fretta.” Mi diede una pacca sulla spalla. “Unica regola: devi solo rizzarlo, non farlo venire, altrimenti mi incazzo.”
“Ok.” Pensai — e sentii il plug che avevo inutilmente nel culo. Beh, inutilmente… avrebbe reso la cosa più eccitante.
Mentre ero perso in quei pensieri mi si mise davanti il palestrato che era uscito. Gli guardai il cazzo non del tutto dritto ma già eccitato, era un bel cazzo.
“Dai, muoviti troia che dobbiamo cominciare a girare.” Mi ordinò Franco.
Io presi il cazzo in mano, ci sputai sopra e poi cominciai a pomparlo. Lo sentivo crescere rapidamente, era un gran bel cazzo, sì. Mi allontanai per leccarlo, ma lui mi prese la testa e mi rinfilò il cazzo in bocca, tornai quindi a pompare come prima. Improvvisamente si staccò e se ne andò: “Io sono pronto.”
“Azione.”
Non feci a tempo a vedere l’inculata che avevo di fronte il secondo palestrato, vestito da poliziotto con un manganello in mano, la patta aperta ed il cazzo già fuori. Mentre cominciavo a succhiare sentii il ragazzino gridare. Lo avevano evidentemente inculato. Il cazzo che avevo in bocca era diventato di dimensioni considerevoli. Il palestrato mi staccò dal suo cazzo già bello duro e porgendomi la punta del manganello sussurrò: “Fai un favore al tuo amichetto, sputaci per bene sopra.”
Lo feci. Mentre se ne andava arrivò subito il terzo. Era in pantaloni da equitazione senza niente sotto e indossava un gilet di cuoio con stella da sheriffo. Che cazzata di film, pensai, certo che però questo ha un cazzo notevole… Era bello, grande, con una cappella rossa di forma perfetta. Lo cominciai a leccare avidamente prima di mettermelo in bocca. Era troppo grande, bisognava tenere la mandibola spalancata. Tornai a leccare, più facile e in più mi godevo la vista di un cazzo così bello.
Se ne andò troppo presto, ma arrivò subito il quarto, anche lui con una dotazione analoga. Questa volta era vestito da meccanico, che fantasia. Leccai e succhiai il nuovo cazzo, la cosa mi stava piacendo terribilmente anche se facevo fatica a salivare abbastanza. Anche questo cazzo mi obbligò a sforzare la mandibola, ma se ne andò dritto come un missile.
Lo seguii con gli occhi e quando mi girai ecco pronto il quinto cazzo. Questa volta almeno era vestito normale. Gli sputai sopra e cominciai a spompinare; questo almeno era di dimensioni più normali. Mi staccai e cominciai a leccarlo per bene dalla base fino alla punta, poi mi concentrai sulla cappella. Smisi di segare perché lo sentivo già durissimo, mi aspettai che partisse anche lui, invece dopo un momento di esitazione sentii la mano prendermi per i capelli e riaffondarmi il cazzo in bocca. Ripresi il pompino, sospinto anche dalla mano.
Sentivo le grida del ragazzino, ormai solo gridolini di piacere misto a qualche sporadico grido di dolore. Continuavo a pompare e questo non si staccava. Provai ad allontanare la testa, ma mi teneva bloccato con la mano. Improvvisamente mi esplose in bocca, me la ritrova letteralmente inondata di sperma.
Ingoiai e tossendo dissi: “Cazzo, scusa, ti ho fatto venire.”
“Non importa troia, succhia ancora che torna duro.”
Io mi prodigai col doppio della foga, sforzandomi di farlo tornare duro al più presto per paura che Franco si incazzasse. Diedi il meglio di me, la mia lingua passò almeno dieci volte su ogni singolo centimetro di pelle di quel cazzo.
Era ormai duro quando sentii un colpo alla spalla. “Che cazzo fai?”
“Sì, lo so, l’ho già fatto venire ma adesso glie lo ho già fatto tornare duro, può venire ancora. Ok?”
Temetti si incazzasse, invece rispose: “Per me puoi spompinarlo fino a svuotargli le palle tutte le volte che vuoi: &egrave il tecnico delle luci.”
Mi sentii un cretino, preso per il culo. Feci per ritrarmi, ma Franco mi rispinse verso il cazzo: “No, no, finisci pure quello che hai cominciato. Tanto lui sul set non serve e a te piace bere sborra, quindi per me siete una coppia perfetta.”
Io ripresi il pompino. Che vi devo dire, mi piaceva. E lo portai a termine divinamente: presto ebbi una seconda dose di sperma, minore della precedente, che ingoiai senza fatica.
Stavano portando via tutto, quando mi alzai Franco mi allungò un 20 e mi disse: “Guarda che gli extra non te li pago.”
“Ok, diciamo che faccio pompini gratis oggi.” Dissi scherzoso.
“Pompini gratis?” Era uno dei due cameraman che si avvicinò. “Io lo voglio.” E cominciò a sbottonarsi.
“Tu spompina pure se vuoi, ma io non pago.” Disse Franco uscendo dalla stanza.
Io avevo il cazzo del cameraman di fronte. “Allora lo fai ‘sto pompino gratis?”
Io per tutta risposta lo sollevai e lo infilai in bocca. Gli altri cazzi erano tutti puliti, questo invece si vede che non aveva fatto la doccia quella mattina. Lo succhiai comunque a lungo e alla fine anche lui mi donò il suo seme direttamente in bocca. Estrassi l’asta dalla bocca ed ingoiai lo sperma, vidi che un’altra goccia stava uscendo dalla fessura e la leccai via.
Franco spense le luci della sala. “Fuori di qua, maiali, la festa &egrave finita.” Passarono pochi giorni, poi arrivò un nuovo SMS: “Hai un nuovo cliente. Esigente. Gli ho promesso una troia molto ubbidiente. Presentati in giacca e cravatta domani sera all’indirizzo…”
Dopo tutti quei pompini, non mi dispiaceva l’idea di prenderlo un po’ in culo da un cliente. Chiesi dettagli e Franco mi disse che si trattava di un suo amico a cui piacciono i giochi di ruolo e sottomissione, mi avrebbe mandato da solo all’appuntamento nell’ufficio del cliente.
Io mi presentai in giacca e cravatta, come richiesto, e con il plug già inserito sotto me mutande come era ormai mia consuetudine. Mi aprì un sessantenne in carne, faccia butterata, capelli tinti neri con riporto. Era veramente brutto. Ma una puttana professionista non guarda a queste cose, pensai entrando nel suo ufficio deserto.

“Sei veramente un bel ragazzo.” Disse lui estraendo dal portafogli 100′. “Questa &egrave la cifra concordata con il tuo magnaccia Franco, per questa cifra ha detto che posso averti per un’ora abbondante, bocca e culo a ripetizione.”
“Certo,” dissi io.
“Bene, allora giocheremo al ragazzino al suo primo colloquio di lavoro. Dovrai superare un esame orale ed un esame anale, dovrai fare tutto quello che ti chiedo e dovrai farlo da vera troia, cercando di soddisfarmi al meglio. Sarai un porco remissivo disposto a tutto per il posto di lavoro.”
“Certamente!” E cominciai a slacciare la cravatta.
“No!” Mi fermò lui. “Tienila, rimarrai vestito e farai solo quello che ti dico.”
“Si padrone.”
Si sedette alla scrivania e mi fece sedere di fronte.
“Allora, figliolo, sei qua per quel posto di lavoro?”
“Sì, sono disposto a tutto per quel lavoro.”
“Io sono un datore molto esigente.” Disse lui alzandosi, in modo quasi teatrale. Si vede che gli piaceva recitare. “La persona che cerco deve essere molto abile di bocca, lo sei puttana?”
“Certamente.”
“Questo lo vedremo subito.” Si aprì la patta. “Vieni qui in ginocchio e fammi vedere se hai abbastanza esperienza.”
Io mi inginocchiai di fronte a lui e mi prodigai come meglio sapevo fare. Lo sentivo sussurrare “brava puttana”, “si vede che ne hai succhiati”, “hai una lingua calda calda”, “credo che…”, “sono sicuro che..”, “ti piaccia tanto…” fremeva “ti piaccia succhiare…” fremeva “ti piaccia succhiare la sborra!” gridò inondandomi la bocca di sperma. Subito così? Già finito? Pensai.
“Bene.” Disse lui richiudendosi i pantaloni e tornando alla scrivania. “Hai superato l’esame orale, ma qualsiasi pompinaro lo supererebbe.” Aprì il cassetto e lo sentivo armeggiare. “Ora vediamo come te la cavi con il culo. Togliti pantaloni e mutande e mettiti a novanta sul tavolo.
Eseguii. Lui estrasse un paio di manette, che mi mise ai polsi dietro la schiena. Poi saggiò la tenuta del plug. “Bravo, vedo che sei una troia preparata.” Lo estrasse senza troppi complimenti facendomi anche male. Emisi un gridolino.
“No, no,” fece lui sconsolato. “Così non va, ci tocca usare questo.” E mi mise una gagball.
Andò nella stanza a fianco e tronò con una sportina del supermercato. Mi mise davanti agli occhi una carota non certo piccola, ma molto a punta, una zucchina considerevole, un cetriolo di dimensioni analoghe ed un quarto cetriolo grosso più di 3 dita.
“Guardali bene.” Li guardai. “Li hai memorizzati?” Mi slacciò lui la cravatta e la usò per bendarmi. Mentre faceva questo continuò: “L’esame consiste nel vedere se il tuo culo &egrave abbastanza sensibile da riconoscere l’oggetto che lo penetra. Adesso ti inculo con uno di questi, quando ti libererò la bocca dovrai dirmi che cosa &egrave.”
Annuii e rimasi in silenzio. Sentii raccogliere le verdure dal tavolo e sentii il cliente posizionarsi dietro di me. Dita e lubrificante (per fortuna) poi d’improvviso un dolore forte: mi aveva impalato troppo rapidamente con una delle verdure. Gridai sommessamente da dietro la gagball.
“Fai silenzio, troia.” Ricevetti una sonora sculacciata. La verdura cominciò a muoversi avanti e indietro, poi uscì. Sentii allentare la cinghia della gagball. Non avevo idea di cosa mi avesse infilato nel culo.
“La zucchina?” Dissi. In tutta risposta ricevetti la carota in bocca, sapeva del mio culo.
“Cominciamo male! Non sei bravo di culo come credevo.” Estrasse la carota dalla bocca e me la rinfilò in culo. “La senti? E’ solo una carota.” Me la sfilò e rinfilò più volte, poi me la rimise in bocca. “Tienila ferma con le labbra.” Eseguii. “Adesso proviamone un altro.”
Sentii l’ano riaprirsi sotto la pressione di un nuovo ortaggio. Entrò piano. Lo sentii farsi strada, andare avanti e indietro e sentii le pareti del buchetto stimolate da… ma sì: erano le rugosità del “cetriolo!” gridai facendo cadere la carota dalla bocca.
“Bravo!” Mi diede una pacca sulla testa, sentii l’ortaggio sfilarsi dal culo. “Hai vinto un bel cetriolo sporco di culo da leccare.” E io lo leccai avidamente, poi me lo rimise in culo. “Lo senti eh? Ti piace?” Cominciò a stantuffare.
“Oh sì…” mugolai… “&egrave proprio un bel cetriolo.”
“Brava troia, ora vediamo se indovini questo.” Sentii aggiungere della crema e mi preoccupai. Sentii un oggetto appoggiarsi all’ano e ne ebbi da subito la triste certezza: il cetriolone. “Zitto che vediamo se indovini anche questo.” Lo spinse dentro, il mio ano era già aperto, ma fece fatica a farlo passare, mi faceva male e mugolavo troppo forte, perché ricevetti quella che evidentemente era una cinghiata. “Ho detto zitta troia. Se vuoi il posto dimostrami di saper prendere un cetriolone in culo!”
“Sì, lo voglio…” sussurrai mentre l’ortaggio si faceva strada nel mio retto. Era troppo grosso e troppo doloroso per apprezzarne la rugosità della superfice, mi ritrovai a pensare. In breve però era dentro, mi riempiva tutto.
Il datore di lavoro mi lasciò il cetriolo dentro e mi fece aprire la bocca, dove infilò il suo cazzo per farselo succhiare. Il pompino diventò quasi subito una scopata di bocca, stavo a mandibola aperta ricevendo colpi su colpi in gola. Tossivo, sputavo quando usciva e lo riprendevo in bocca.
Ad un certo punto avevo dimenticato il cetriolone in culo, ma improvvisamente lo sentii scivolare fuori. Istintivamente strinsi le chiappe per trattenerlo, col risultato però di “cagarlo” ancora più velocemente.
La scopata in bocca terminò bruscamente.
“Chi ti ha detto di toglierti il cetriolo dal culo!?” Andò dietro di me e mi assestò una, due, tre, quattro, cinque, sei cinghiate alle chiappe. Poi sentii il cetriolo rientrare con dolore, piacevole dolore. Poi le cinghiate ripresero: sette, otto, nove, dieci, undici, dodici.
“Ah perdono, non lo farò più…” Sussurrai ad alta voce. Tredici, quattordici, quindici. “Prenderò in culo tutto quello che il padrone vorrà infilare.” Sedici, diciassette, diciotto, diciannove, venti. Finalmente finirono, non sapevo se mi facevano male di più le chiappe o il buco del culo.
“E guarda qua…” Disse togliendomi la cravatta dagli occhi. “Hai sbavato su tutta la scrivania.”
Si mise di fianco a me a segarsi, porgendomi la cappella da leccare mentre si masturbava con una mano, mentre con l’altra teneva ben saldo il cetriolone conficcato nel retto. Improvvisamente scostò la cappella dalla mia lingua e sborrò sul tavolo, sopra la mia bava. “Ora pulisci tutto con la lingua.”
Mi sforzai con difficoltà visto che ero ancora ammanettato di venire in avanti, ricevendo come aiuto una spinta col cetriolone, e leccai tutto. Quando ebbi finito mi sfilò la verdura dal buco e mi slegò le mani. “Rivestiti.”
Mentre mi rivestivo mi porse il mio plug. “Non dimenticarti questo, rimettitelo.” Lo rinfilai nel culo, entrò senza neanche farsi sentire. Una volta rivestito mi risedetti di fronte alla scrivania.
Lui si era rimesso dietro la scrivania, spaparanzato sulla sedia, si accese una sigaretta.
“Come sono andato?” Chiesi. “Il posto &egrave mio?”
“Le faremo sapere…”

Camminando giù per le scale dell’ufficio sentii che il plug tendeva ad uscire, il buco martoriato era bello aperto, i muscoli dell’ano non trattenevano il plug, dovevo continuamente riposizionarlo con la mano. Devo comprarne uno più grande, pensai… Il giorno dopo guardai nel portafogli: oltre alla banconota da 100 della marchetta del giorno prima avevo solo altro 10′. Decisi di andare comunque al sexy shop ed investirne un bel po’ in attrezzi. E poi, c’era forse un altro motivo: volevo rivedere la commessa.
Quando entrai la vidi raggiante: aveva le codine come l’altra volta, quello sguardo da cerbiatta ed il piercing al naso col brillantino rosso, una meraviglia.
“Ciao!” Mi disse lei sorridente. “Come va?”
“Bene, grazie. Tu?”
“Bene. Sei venuto qui per comprare un altro giochino?” Mi fece l’occhiolino.
Abbassai lo sguardo. “Eh, sì.”
“Andiamo.” Disse lei dirigendosi direttamente alla zona dei falli. “Cosa ti piacerebbe?”
“Sai, il plug che ho va benissimo, ma forse &egrave ora di prenderne uno più grande.”
“Che porcellino!” Disse lei sbattendo le mani. “Sono contenta!” Aprì una delle teche di vetro e su una mensola indicò i plug in ordine di dimensione, più altri di forme più fantasiose.
Presi in mano uno di quelli “classici” lisci a cono, più grande del precedente ma non ancora il più grande sulla mensola. Poi ne vidi uno di dimensione analoga, ma formato da 3 protuberanze sferiche di dimensione crescente. “E quello?” Lo indicai. “Come &egrave?”
“Oh bellissimo, ma credimi, ci vuole un po’ di allenamento prima di goderselo veramente. Tu sei allenato?”
“Beh, sì… mi sto lentamente allenando.”
“Perché non prendi qualcosa per… diciamo accelerare il tuo apprendimento?” Mi fece di nuovo l’occhiolino ed indicò un’altra mensola con tanti dildo realistici. “Fino a che misura pensi ti potrebbe piacere?”
Scelsi un bel dildo color carne, aveva un diametro un po’ più grande del cazzo di Franco ed era bello dritto con una cappella a punta. Lo presi in mano per guardarlo meglio.
“Se ti piace quello allora perché non passi a questo?” Mi porse un bel cazzo nero grande praticamente uguale, ma con un cavo che terminava in un telecomando. “Ti assicuro che se lo prendi vibrante ti piacerà un sacco di più.”
D’un tratto capii che di lei mi piaceva anche e soprattutto il suo modo di parlare con tranquillità di sesso e per di più proprio di quel tipo di sesso che piaceva a me in quel periodo della vita. Chiesi quanto venivano sia il plug che il dildo vibrante. 70 euro. Beh, ne avevo appena guadagnati 100… li comprai entrambi.

Subito fuori dal negozio mi arrivò un SMS di Franco. Secco: “Da me ora”. Misi in macchina i nuovi giocattoli e guidai al suo ufficio, ero già eccitato dall’idea di un’altra marchetta al volo…
“Come &egrave andata ieri?” Mi chiese subito.
“Bene, il cliente si &egrave divertito credo.”
“Sì, mi ha mandato un messaggio. E’ stato pienamente soddisfatto.” Rimase in silenzio. “Ora però dammi i soldi.”
“I soldi?”
“Sì, ti ha pagato 100, meno i tuoi 20 mi devi dare 80.”
Cazzo. Li avevo appena spesi. “Ma io…”
“Pensavi fossero tutti per te?” La sua faccia si fece seria.
“E’ che ne ho già spesi e…”
“Spesi?” Franco era evidentemente innervosito. “Apri il tuo cazzo di portafogli e dammi 80 euro!”
Aprii il portafogli: c’erano solo i miei 10 più il resto di 30 dell’acquisto al sexy shop. “Ne ho solo 40…”
Franco li prese. “Mi devi ancora 40 e me li devi dare adesso.”
“Ma non ce li ho…”
“Allora te li devi guadagnare.”
“Ti faccio una marchetta?”
“No. Ho detto che te li devi guadagnare. Togliti quella orrenda camicia e prendi una di quelle magliette la. Sceglila un po’ aderente. Andiamo a venderti.”

Pochi minuti dopo ero in macchina con lui, guidò fino al casello autostradale e lo passò, dopo qualche centinaio di metri svoltò in un parcheggio pieno di camion.
“Il modo più semplice di far marchette &egrave nel parcheggio dei camionisti.” Disse fermando la macchina in mezzo ai camion. “Ma con i camionisti si guadagna poco, pagano al massimo 30, quindi la tua parte scende a 10. Ti ricordo che mi devi 40.”
“Devo fare 4 marchette quindi?”
“Sei veramente un genio in matematica!” Sghignazzò Franco. “Sei promosso nella parte teorica, ma adesso veniamo alla pratica: vediamo come te la cavi come troia da strada.”
“Adesso?”
“No, il prossimo Natale. Ora smetti di far domande idiote ed ascoltami bene.” Mi allungò una scatola di preservativi ed un pacchetto di fazzoletti di carta. “Per 30 si succhia e lo si prende sempre e solo con preserva. Se vogliono sborrarti in bocca fa 50. La tua parte &egrave sempre 10 però.”
“Ok…”
“Ora esci e ti avvicini ai camion. Concordi prestazione e prezzo, prendi i soldi prima di entrare e me li dai. Ricorda: 4 marchette e poi andiamo.”
Scesi dalla macchina con preservativi e fazzoletti in tasca. Era una bella serata di inizio estate, si stava veramente bene. Mi incamminai verso il primo camion, guardai dentro e mi sembrò vuoto o forse l’autista stava dormendo sul retro della cabina. Mi guardai attorno, notai che oltre ai camion c’erano anche delle macchine, qualcuna arrivava, qualcuna andava. Mi avvicinai ad un altro camion un po’ più in la. Aveva la portiera aperta e l’autista stava guardando un film con un tablet con le gambe a penzoloni fuori.
“Ciao.” Dissi.
L’uomo appoggiò il tablet sul sedile a fianco e mi guardò. “Ciao, bellezza, cosa fai qui di bello?”
“Passeggio… e se capita…. lavoro.”
“Quanto prendi?”
“Per 30 faccio pompino e inculata tutto con preservativo, 50 succhio senza.”
“Vada per 30, sali.”
“Prima dammi i 30 che li porto alla macchina.”
“Che, hai il pappone? Ah ah ah.” Allungò i soldi. “Tieni e corri qui, ho voglia di scoparti il culo.”
Quando tornai salii i gradini, lui era già sul retro dove c’era una branda, una piccola porta (una toilette tipo quella dei camper?) ed un armadietto. L’ambiente era puzzolente, ecco perché teneva la portiera aperta, pensai.
Lui era seduto sulla branda, si era già calato i pantaloni e si stava masturbando. Presi il preservativo e senza dir nulla glie lo misi e cominciai a succhiare.
Eh sì, non c’&egrave paragone…. per quanto sporco, succhiare un cazzo vero era comunque meglio che quel saporaccio di lattice. Ciononostante ci misi il mio solito impegno ed in breve il cazzo era diventato bello duro.
“Togliti i pantaloni e le mutande, ti inculo.”
Io eseguii, poi mi ricordai che non avevo lubrificante. “Aspetta,” dissi, “devo bagnarmelo.” Sputai sulle dita e mi massaggiai l’ano, poi risputai e tentai di infilare un po’ di saliva nel buco inserendo le dita. Per fortuna avevo fatto tutto quell’allenamento ieri con le verdure! Sentii l’ano aprirsi mentre lo massaggiavo, qundi mi misi a pecora sulla branda.
In un attimo mi fu sopra, appoggiò il cazzo al mio buco del culo e dovette spingere un po’ per entrare. Una volta dentro però non offrii più resistenza, mi scopò per qualche minuto in modo ritmico, senza mai cambiare posizione, poi improvvisamente sentii qualche colpo dato con più forza, all’ultimo mi rimase conficcato bello in fondo. Con un gemito venne.
Io mi rivestii e ruppi il silenzio con un “ciao” sottovoce quando uscii, non so neanche se mi rispose. Andai verso il camion vicino, c’erano due uomini di fianco che parlavano, evidentemente l’autista del camion ed un altro autista.
“Ciao.” Dissi quando fui vicino.
“Ciao.” Disse uno, l’altro fumava, rimase zitto. “Sei un marchettaro?”
“Sì.”
“Cosa fai?”
“30 pompino e inculata con preservativo.”
I due confabularono. “Ci fai 50 tutti e due?”
“Insieme?”
“No, che ci hai preso per froci?” I due sghignazzarono. “Uno dopo l’altro.”
“Comunque non faccio sconti comitive.”
“Allora vattene, troia.”
Stavo per allontanarmi, ma pensai che prima avrei finito le quattro marchette prima tornavo a casa e qua stavo per perderne due… “Facciamo così,” dissi, “di norma faccio 30 tutto con preservativo e per 50 lo succhio senza. A voi faccio 60 con pompino scoperto a tutti e due, ok?”
“E sborrata in bocca?”
“Sì.”
I due confabularono, poi l’unico che aveva sempre parlato disse. “Ok, comincio io, saliamo.”
“Datemi i 60.”
I due tirarono fuori i soldi un po’ a testa e me li dettero. Li portai a Franco. “Questi sono di quei due la, me li faccio uno dopo l’altro.” Non dissi nulla dello “sconto” sborrata in bocca.
La cabina del primo era zozza come quella del precedente, il copione fu praticamente il medesimo, se non che succhiai dapprima senza e prima di venire si fermò e mi fece tornare a succhiare. Succhiai fino a quando la bocca non mi si riempì di quel caldo ed amaro liquidino che ci piace chiamare sborra. La sputai in uno dei fazzoletti di carta e scesi andando dal secondo.
“Quale &egrave il tuo camion?”
Lui indicò con la testa il camion a fianco e mi fece cenno di seguirlo. Non disse neanche una parola durante la marchetta. Quando venne ne fece poca però, evidentemente si era masturbato da poco. Comunque sputai anche quella.
Tornai da Franco. “Non ci sono più camion qui.”
Mi fece salire e ci spostammo un po’ più in la, dove c’erano altri camion. Si accostò al primo e parlò direttamente lui. “Ciao, vuoi fare un giro sul ragazzotto qua? E’ una gran troia, ti fa bocca e culo per 30. Con preserva.” Non sentii cosa rispose, ma vidi Franco allungare una mano e ritirarla con dei soldi.
Se li mise in tasca e poi mi ordinò di uscire: “Vai a far la tua marchetta e sbrigati, ho fretta.”
Io scesi e corsi nel camion. Questa volta era un ciccione veramente brutto. Si calò i pantaloni e mostrò un pene piuttosto piccolo. Beh, poco male.
Gli misi il preservativo e cominciai a succhiare. Ci volle qualche minuto prima che diventasse duro, quando lo sentii rigido mi alzai, calai i pantaloni e le mutande. “Adesso fammi il culo.” Lui mi venne dietro, si appoggiò con la sua grossa pancia e sentii il piccolo cazzo infilarsi senza alcun bisogno di lubrificante o spinte violente nel mio culo già bello aperto.
Mi stantuffava ansimando, io me ne stavo lì più preoccupato per i violenti colpi di pancia che mi destabilizzavano dalla pecorina più che dal cazzo che avevo in culo. Passavano i minuti.
“Allora?” Chiesi girandomi.
“Mi fai ammosciare così.” Borbottò lui, sfilandosi dal mio culo. “Finiscimi di bocca.”
Io mi girai e me lo ripresi in bocca. Succhiai a lungo prima di cominciare a sentirlo tremolare, poi con un gemito venne nel preservativo. Che strano, pensai, &egrave la prima volta che uno mi viene in bocca col preservativo.
Mi rivestii, salutai e scesi dal camion. La macchina di Franco non c’era. Mi guardai intorno, feci un giro e non la vidi in tutto il parcheggio. Notai però i camionisti che mi guardavano. I due che mi ero fatto prima stavano evidentemente ridendo indicandomi.
Quello stronzo mi aveva lasciato al parcheggio dell’autostrada… e non avevo un euro per chiamare un taxi.

Dopo un primo momento di sconforto vidi però la mia situazione da un altro punto di vista: ero una puttana in un parcheggio di camionisti, per di più senza magnaccia, certo che ce li avevo i soldi!
Mi diressi al primo camion e guadagnai 30 euro facili facili.
Poi ne feci un secondo da 50, questa volta non solo volle la sborrata in bocca, ma dimostrò anche di avere un cazzo di discreto diametro, fu la marchetta più difficile della serata.
Col culo dolorante uscii dal camion e andai verso la strada a piedi. Appena fuori chiamo un taxi, pensai, oppure cammino fino al casello e chiedo un passaggio fino in città. Sentii una delle macchine accostarsi ed un vecchietto aprì il finestrino. “Ciao bellezza, cosa fai qui?”
“Torno a casa.”
“Vuoi un passaggio?”
“Mi porti in città?”
“Sì, se mi fai un pompino.”
“Ok.” Risposi, entrai e lo spompinai con la professionalità di una esperta troia da strada. Passò un po’ di tempo prima che Franco mi richiamasse, cominciavo a temere che non lo facesse e stavo accarezzando l’idea di cominciare a frequentare parcheggi per fare marchette ai camionisti.

“Ho in serbo per te qualcosa di meglio.” Rispose Franco quando glie lo dissi. “E’ arrivato il momento di fare un piccolo salto di qualità nelle marchette.”

“Cosa dovrei fare?”

“Organizzo una festa di compleanno e tu sei il regalo.” Spiegò. “Saremo in quattro amici e tu sarai la nostra troia servetta, dovrai essere ubbidiente e servizievole. Ovviamente ti scoperemo a turno ed in gruppo, ma ricordati che sei il regalo del festeggiato: la sua bambola, il suo giocattolo, sarà lui a decidere quando succhi e quando lo prendi in culo.”

“Una gangbang?” Chiesi a metà fra l’eccitato ed il preoccupato.

“Una sorta. Devi essere pronto a non dire mai di no a quattro uomini. Dopo averti visto così disinvolto con quei camionisti ho pensato che tu fossi ormai una vera troia. Non mi deludere.”

Quando arrivai all’appuntamento nel suo ufficio Franco mi stava aspettando dentro.

“Chiudi la porta.”

Obbedii.

“Hai il plug nel culo come ti ho suggerito?”

“Sì, anche se confesso che si sta muovendo e devo sempre re infilarlo.”

“Fammi vedere, abbassa i pantaloni e appoggiati alla scrivania.”

Obbedii.

Franco mi tolse il plug con un movimento rapido, uscì senza sforzare il culo. Sentii due dita nel buco. “Cominci ad avere il culo troppo largo per questo plug. Aspetta.” Andò nella stanza sul retro, quella con tutti gli attrezzi, e tornò con un plug a cono più largo del mio. “Succhialo così entra meglio.”

Succhiai.

Me lo strappò di bocca dopo un minuto e senza dire niente me lo appoggiò al culo e spinse piano. “Ecco, vediamo se questo ti sta meglio.”

Mugugnai per lo sforzo dell’ultimo tratto, sentivo l’ano allargarsi all’estremo e poi improvvisamente si restrinse: avevo il plug tutto dentro. Mi sentii più rilassato.

“Perfetto, rivestiti troia che dobbiamo andare.” E mi diede una sculacciata.

Durante il tragitto in macchina parlammo del più e del meno, come se non stessimo andando ad un’orgia. Franco guidò per una ventina di minuti fuori città, poi si infilò nel vialetto di una casa di campagna. Ero arrivato alla festa.

Entrammo dalla porta principale, sentivo della musica nel salotto, ma Franco mi portò subito in cucina. Estrasse dal portafogli una banconota da 100 euro e me la allungò. “Oggi serata speciale: 4 trombate farebbero 80, ma sono generoso, tieni i 100”.

“Grazie.” Dissi prendendoli e mettendoli in tasca.

“E adesso spogliati, troia, io vado a salutare i miei amici.”

Obbedii e mi misi completamente nudo mentre Franco sparì dalla porta. Sentii poco dopo schiamazzi, saluti, risate. Io me ne stavo nudo in attesa di Franco.

Quando rientrò mi fece subito secco: “Girati e fammi controllare il tuo culo.”

Mi girai e mi chinai in avanti, aprendo le chiappe con entrambe le mani e Franco prese delicatamente il plug, lo tirò leggermente verso l’esterno. “Tieni il culo stretto.” Strinsi la presa, tentando di non spingere fuori il plug. “Bene, bene…” Poi girandosi gridò “Confermo: un buco aperto ma non sfondo! Ci farà divertire!”

Estrasse dalla borsa che aveva con se un collare e me lo diede. Io lo indossai senza neanche chiedere nulla. Poi mi passò due polsiere e due cavigliere di cuoi con delle anelle metalliche, indossai anche quelle. In ultimo, una gagball, me la misi in bocca e Franco me la strinse e me la fissò dietro la nuca.

“A quattro zampe, cagna.”

Obbedii.

Franco riprese in mano la parte del plug che sporgeva dal mio culo e cominciò a tirare. “Dai, troia, caga questo plug.” Io rilassai il muscolo ed il plug uscì, sentii freddo al buco del culo. Franco estrasse dalla borsa un plug che terminava con una coda di cavallo, ci sputò sopra e poi me lo conficcò nell’ano, ancora aperto e pronto a riceverlo.

“Stai ferma così troia.” Disse andando al frigorifero, che sentii aprire e poi chiudere. Franco stava preparando qualcosa sul tavolo, io aspettavo immobile a quattro zampe per terra, nudo e conciato come un vero schiavo-cagna. Poi si piegò ed appoggiò sulla mia schiena un piatto con la torta, sentii l’accendino accendersi: c’era anche la candela!

Mi allacciò un guinzaglio all’anella del collare e disse: “Ora andiamo e ricordati: tu sei una puttana pagata per fare qualsiasi porcata ci venga in mente. Se non obbedisci verrai punito. Hai capito?”

Feci cenno di aver capito con la testa. “Bene,” riprese lui, “adesso andiamo e fai molta attenzione alla torta.” E mi tirò il guinzaglio verso la porta che dalla cucina portava al salotto, dove gli ospiti aspettavano la torta ed il regalo. Gattonai facendo attenzione a non far cadere la torta e seguendo Franco che mi portava al guinzaglio. Notai che era un salotto grande, con tre divani in cui erano seduti tre uomini attempati, in giacca e cravatta, al centro un tavolino basso con un cestello di ghiaccio da cui usciva una bottiglia e dei bicchieri.

“Eccovi la torta!” Esordì Franco. Seguì un applauso.

Io avanzai fino davanti al festeggiato e mi fermai quando sentii strattonare il guinzaglio, che mi fece tossire.

“Non sarà mica una di quelle troie che si lamenta, eh?” Era la voce del festeggiato.

“No, certo!” Fece Franco. Sentii poi un improvviso dolore alla chiappa destra, mi aveva scudisciato. “Vero che stai zitta ed apri bocca solo per chiedere di metterci un cazzo dentro?”

“Sì padrone.” Sussurrai.

“Sì padrone… cosa?”

Non capivo, sentivo gli altri sghignazzare, poi intuii: “Sì padrone, voglio un cazzo in bocca.”

“Eh, ma quanta fretta che ha questa troia. Prima ci mangiamo la torta.”

Me ne stetti fermo mentre sentivo che tagliavano la torta. Poi versarono del vino e fecero un brindisi. Io stavo immobile, seguendo gli ordini ed aspettando che la festa cominciasse anche per me. Non vedevo l’ora…

“Bene, e dopo la torta caro Claudio, dovresti stappare il tuo regalo!” Sentii che mi toglievano il vassoio dalla schiena, poi ricevetti una sonora sculacciata. “Gira il culo verso il mio amico e tieni aperte le tue chiappe merdose.”

Io mi girai, appoggiai la faccia a terra e con le mani divaricai le chiappe. Sentii scivolare il plug fuori dal culo, poi due o forse tre dita si infilarono dentro.

“Grazie ragazzi.” Sentii dire a Claudio. “E’ proprio un bel culo! Ma sa anche succhiare?”

“Hai sentito troia?!” Gridò Franco scudisciandomi la schiena. “Spompinalo subito!”

Io mi girai di scatto e mi trovai di fronte ad un cazzo moscio e veramente sporco e puzzolente. Senza esitare lo presi in mano e cominciai a leccarlo e succhiarlo.

“Mmmm.. che brava pompinara…” Sentii dire a Claudio. “Sapete? Non mi faccio bidet da almeno tre giorni aspettando questo momento!” Tutti risero sguaiatamente. “Si vede che le piace il sapore del cazzo a questa cagna.”

Andai avanti a spompinare mentre loro cominciarono a commentare il fatto che io fossi una cagna. Poi sentii Franco: “Diamole da bere, se lo merita anche lei.”

Mi appoggiò una ciotola a terra in cui versò un po’ di spumante.

“Smetti di succhiare troia, goditi un po’ di vino.”

Io mi staccai dal cazzo e de brava cagnolina mi misi col viso dentro la ciotola e cominciai a lappare. Sentii presto alcune dita infilarsi nel culo.

“Dai, Claudio, goditi il regalo che dopo tocca a noi.” “Sì, dai, fai il culo a questa cagna che poi ce la ripassiamo tutti.”

“Ok, ok, ragazzi.” Sentii Claudio appoggiarsi con le mani al mio culo e la cappella si posizionò sul buco, già aperto dalla lunga sessione di plug. In un attimo fu dentro e cominciò senza troppi complimenti a stantuffare.

Io alzai la testa dalla ciotola, non volevo che i colpi che ricevevo me la facessero rovesciare. “Ah, piano, più piano…” Sussurrai.

In cambio ricevetti un sonoro sberlone da Franco. “Cazzo, troia, ti avevo detto di aprrie bocca solo per chiedere di infilarci un cazzo, si vede che vuoi già spompinarci, eh?”

“Oh, sì, certo…” Dissi. Ed era vero, volevo spompinarli.

Claudio mi girò verso uno dei divani, senza neanche smettere di stantuffare. “Avanti ragazzi, fatevi spompinare a turno.” Il primo si sedette ed il suo cazzo mi fu servito subito. Poi il secondo. Poi il terzo. Poi ancora il primo. Si alzavano e risedevano mentre il mio culo veniva martoriato dall’incessante inculata di Claudio.

Non so quanto durò, so solo che ad un certo punto sentii le stantuffate rallentare, diventare colpi profondi, poi Claudio gemette di piacere.

“Ahhh, troia, ti sborro nel culo!”

Tutti applaudirono, poi Franco disse: “Ma non volevi fargliela bere?”

“Hai ragione… come si fa?”

“Vieni troia,” mi disse Franco, “tieni le chiappe strette e sdraiati sul divano, di schiena.” Obbedii. “Tirati su le gambe ora e porgimi il culo.” Obbedii.

Franco prese la bottiglia di spumante, appoggiò il collo al mio culo e con un colpo secco me la infilò nel buco. La alzò facendomi anche male e la svuotò dentro, ne era avanzato poco in fondo.

“Ora metteti a chinino sopra la tua ciotola e cagaci lo spumante, troia.”

Io mi misi a chinino, era una vera porcata quella che volevano farmi… Ma ero troppo eccitato e succube per dire qualcosa. Dopo che fui in posizione rilassai l’ano e presto sentii il liquido spisciolare dal mio buco del culo, il grosso entrò nella ciotola, ma in parte cadde anche fuori.

“Hai finito, troia?”

“Sì…” sussurrai e di colpo mi ritrovai un cazzo in bocca.

“He he, continua a dimenticare che aprire bocca vuol dire prendere un cazzo!” Risero tutti. “Bene troia, ora puoi goderti la tua ciotola.”

Mi prese per i capelli e mi gettò per terra, tronai a quattro zampe e cominciai a leccare dalla ciotola il clistere di vino e sborra.

Neanche a dirlo: in poco avevo un cazzo nel culo che stantuffava. Uscì presto, era Franco che prese la ciotola che stavo leccando (ce n’era ancora tanto, lappare come un cane mentre ti inculano non &egrave certo facile), me la sottrasse e ci si segò dentro, venne e me la ridiede.

Io ricominciai a lappare mentre il secondo amico cominciò a incularmi. Stessa scena, poi anche il terzo. Quando il terzo venne avevo ormai finito il vino, leccai quindi la sua sborra direttamente dalla ciotola.

Ero esausto, per terra, con la faccia sporca di vino ed il culo in fiamme. Pensavo fosse finita.

“Bravi ragazzi, mi avete trovato una gran bella troia.” Esordì ad un certo punto Claudio. “Ed ha un bel culo che sembra ancora vergine.”

Vergine? Pensai. Con tutti i cazzi che ho preso, non &egrave certo vergine.

“Esatto, caro amico mio, &egrave qui proprio per farsi sverginare da te!”.

Non capivo.

“Vieni, lurida cagna, vieni che ti facciamo per bene provare cosa vuol dire essere una rotta in culo.” Disse Franco riprendendo il guinzaglio e riportandomi in cucina, gli altri ci seguirono.

“Alzati ora.” Mi alzai. “Giù, a 90 sul tavolo.” Obbedii.

Franco prese due lacci di cuoio che legò alle anelle che avevo alle caviglie, poi mi scudisciò l’interno coscia, fu dolorosissimo. “Allarga bene le gambe, troia.” Le allargai e lui legò i lacci alle gambe del tavolo.

Poi mi misero la gagball e mi fecero sdraiare sul piano del tavolo. Altri due legacci vennero fissati alle mie polsiere ed i due amici si misero dall’altra parte del tavolo e torarono così, ero legato, imbavagliato e col culo aperto alla mercé di Claudio e Franco.

Sentii che mi ungevano per bene il culo, zitti zitti mentre i due amici sghignazzavano. Un dito, due dita, tre dita, quattro dita. Cominciai a lamentarmi, ma per tutta risposta ricevetti una scudisciata sulla schiena. Cercai di rilassarmi.

Le quattro dita stavano spingendo, era insopportabile, io cercavo di non opporre resistenza, ma sentivo un dolore sempre più forte al buco del culo. Ad un certo punto fu troppo e provai a divincolarmi. La mano uscì dal culo subito.

“E che cazzo, Franco!” Gridò Claudio. “Fai star ferma questa troia mentre la fisto!”

“Brutta vacca!” Intervenne Franco. “Stai buona, lurida rottainculo!” E giù di scudiscio. Una, due, tre, quattro, cinque volte. Io agitavo il culo in un stupido tentativo di evitare le scudisciate. “Ho detto ferma, troia!” Altre cinque scudisciate, molto più potenti delle precedenti. Cominciai a piangere.

“La troia piange…” disse sghignazzando uno dei due che mi teneva ferme le braccia. Sentii il suo dito sul viso che raccoglieva le lacrime. “Sta funzionando: dagliele ancora più forte.”

“Ottima idea!” E ricominciò la tortura dello scudiscio, non so quante me ne dettero. Quando smise sentivo il culo tutto in fiamme.

Non mi accorsi che le dita erano tornate al loro posto fino a quando non tornarono ad essere tutte e quattro. Sentivo spingere, ma il dolore all’ano si mescolava al bruciore sulle chiappe. Tutti gridavano e ridevano, ma io ero troppo concentrato sul male al culo per ascoltare.

“E’ dentro, finalmente &egrave dentro!” Sentii solo gridare, forse era Claudio.

Sì, avevo una mano interamente in culo. Il regalo era la mia verginità al fisting. Il mio primo fisting.

Dopo avermi slegato e tolto la gagball venni riportato in salotto e si alternarono tutti fra bocca e culo, io succhiavo ed accettavo senza neanche tenere il conto. Sentivo sborra schizzarmi in faccia ed in bocca, quando potevo la ingoiavo. Non so per quanto abusarono di me, ero completamente succube, l’unica cosa che notavo era che i cazzi entravano ed uscivano dal culo orrendamente dilatato senza alcuno sforzo.

Mi “risvegliai” solo quando Franco mi buttò sotto una doccia. “Lavati, sei sporco come una troia del porto dopo lo sbarco dei marines.”

Mi lavai e mi rivestii. Franco mi riportò a casa in silenzio, io facevo fatica a stare seduto in macchina, avevo il culo a strisce viola ed il buco dolorante.

A casa mi diedi della crema emolliente per far passare un po’ il dolore.

Estrassi i 100 euro che mi aveva dato Franco. Ne valeva la pena?

Certo! Il mese successivo alla “festa” fu per me tremendo. Già la notte stessa, per quanto stremato, non riuscii a dormire dal male al culo. Il giorno dopo fu anche peggio e così mi decisi: andai dal dottore.

La scena come potete immaginare fu a dir poco imbarazzante: come spiegehereste al vostro medico che avete preso una mano in culo? Lui fu però comprensivo, non mi aspettavo di trovare una persona così “moderna”; mi fece sì una ramanzina sul fare attenzione, ma poi mi diede diversi consigli sui rapporti anali. L’unico problema &egrave che per risolvere il mio problema non c’era che una soluzione: riposo ed astinenza. Per almeno un mese…

Mandai una mail a Franco spiegando che per un mese non avrei potuto prenderlo nel culo, lui mi rispose con un messaggio breve ma che mi inorgoglì:

“Mi spiace per te, ma alle volte capita dopo aver fatto la troia come hai fatto tu. Fai bene a riposare il buco del culo, te lo abbiamo martoriato per bene. Sei stato molto bravo, mi sei piaciuto proprio. Anche il mio amico mi ha scritto per complimentarmi di te, di quanto sei porco e servizievole. Lasciamo passare un mese, poi ti farò usare ancora, sei una gran troia e vai sfruttata.”

Ero orgoglioso sì, ma l’attesa mi era diventata insopportabile. Avevo voglia di sesso e dopo una settimana decisi che se non potevo fare la troia col culo avrei sfogato la libidine con dei pompini.

Tornai al parcheggio dei camionisti ed andai in giro a propormi per 10 euro a pompa. Ne spompinai un bel po’, non ricordo quanta sborra bevvi quella sera, ma non mi dette soddisfazione. Sentire quelle verghe dure in bocca era bello, ma non mi riempiva di gioia come sentire il buco che si apre. Provai anche a darci di gola, facendomi di fatto scopare la bocca più volte, ma non era la stessa cosa. Tornai a casa col portafogli pieno di banconote da 10 e con lo stomaco pieno di sperma, ma mi sentivo in un qualche modo ancora vuoto. Non tornai più nel parcheggio.

La seconda settimana cominciai a giocare piano con il vibratore più piccolo, il primo che avevo comprato, ma il culo era ancora dolorante e decisi di desistere. Riprovai la terza settimana e le cose andarono meglio: riuscivo a masturbarmi il culo piano piano, con tanta crema come aveva consigliato il dottore, e mi piacque, ma dovetti andarci piano. Cominciai a sodomizzarmi con regolarità ma prudenza.

La quarta settimana ero al supermercato e vidi una zucchina bellissima, sembrava proprio un cazzo ed era di poco più grande di quello di Franco. Non resistetti e la comprai. Tornato a casa mi misi sul divano, accesi un porno, unsi di crema la zucchina e me la infilai piano piano in culo. Che sensazione sublime! Mi stavo scopando con la zucchina quando finalmente provai quella meravigliosa sensazione di godimento ed umiliazione che tanto mi mancava. Scrissi subito un SMS a Franco: “Il mio culo &egrave guarito, posso tornare a battere per te.” La risposta arrivò il giorno dopo: “Da me ora”.

Andai nell’ufficio di Franco eccitato, appena dentro gli chiesi se aveva un cliente per me.

“Adesso controlliamo come stai.” Mi disse. “Spogliati e metti le mani sulla scrivania.”

Io eseguii e Franco mi diede da succhiare due dita, poi me le infilò piano in culo.

“Mmmm.” Feci io. “E’ guarito, non trovi?”

“Vediamo.” Mi prese per i capelli e mi strattonò a terra. Capii cosa voleva e gli slacciai i pantaloni, calai le sue mutande e glie lo presi in bocca. In pochi minuti di pompino era già duro. “Rimettiti alla scrivania, vediamo come te la cavi con l’inculata.”

Io mi misi in posizione. “Sono pronto.”

Senza troppi complimenti mi infilzò il culo, cominciò a fottermi prima piano, poi sempre più forte. Io cominciai a mugugnare “sì, dai, fottimi…” “Zitta troia!” Rimasi in silenzio a godermi il cazzo, cominciai a masturbarmi ma venni subito. Franco se ne accorse: “Brutta troia, chi ti ha detto di venire? Hai sporcato il pavimento!” Uscì dal culo mi prese per i capelli e mi schiaffeggiò con violenza. “Lecca tutto, pulisci con la lingua.”

Io mi misi a quattro zampe e pulii il pavimento dalla mia sborra. Una volta finito mi girai verso Franco che si stava masturbando e senza dire o chiedere nulla lo spompinai, fino a quando non spruzzò tutto il suo caldo nettare nella mia bocca.

“E brava la mia puttana! Adesso ti trovo io un cliente coi fiocchi!”

Ero tornato ad essere una troia completa! E Franco fu di parola: quello stesso weekend mi ‘prenotò’ per una festa. Quando arrivai sabato sera nel suo ufficio lo trovai vestito elegante, io invece ero in jeans e maglietta. Mi domandai se non fossi vestito troppo male, ma la prima frase che mi uscì fu: ‘Non mi metterete mica delle mani nel culo, vero?’
‘Ha ha no, no, su questo stai tranquillo.’ Rise lui, poi mi prese un capezzolo attraverso la maglietta e me lo strizzò forte. ‘Ma ci divertiremo con te, vedrai, ho capito di che pasta sei fatto e stasera ti divertirai anche tu…’
Arrivammo in un vecchio palazzo del centro, Franco suonò ad un campanello ‘sono io’ ed il portone si aprì. Salimmo al primo piano, un grandissimo portone si aprì e ci accolse il classico maggiordomo da film. ‘Benvenuti, il padrone vi aspetta.’
Entrammo e Franco disse: ‘Questo &egrave il valletto della serata, preparatelo a dovere.’
Il vecchio mi guardò con disprezzo. ‘Vieni ragazzo, ti vestirai di là.’ Lo seguii silenzioso.

Nella stanza a fianco c’era un grosso armadio. ‘Spogliati nudo ora. Direi che porti una 48” disse aprendo l’armadio ed estraendo una camicia ed una giacca di frac, che mi porse.
Io le presi. ‘E i pantaloni?’
‘Divertente’ rispose lui senza scomporsi, ‘mettiti intanto camicia e giacca.’
Me le misi e quando rialzai lo sguardo lui mi porse delle calze autoreggenti femminili e delle decolt&egrave rosse di vernice con un tacco vertiginoso. ‘Direi un 41.’ Disse porgendomi il tutto.
Io mi sedetti e mi infilai calze e scarpe. Una volta tornato in piedi mi sembrava di essere sui trampoli, non stavo dritto.
Lui si girò intorno a me e commentò: ‘Che disastro, non hai portamento.’ Appena lo disse sentii un rumore ed un dolore fortissimo ad una coscia.
‘Ahi!’ Gridai.
Il vecchio mi mise il frustino che aveva usato davanti alla bocca, ‘zitta troia’. Io mi zittii al volo.
Andò in un cassetto e tornò con cinque cinghie di cuoio, una me la mise al collo, due ai polsi e due alle caviglie. Avevano tutte una grossa anella di metallo.
‘Chinati ora, mani su quella cassettiera’.
Capii in che posizione dovevo mettermi, allargai le gambe e gli ofrii il culo.
Il vecchio si infilò un guanti in lattice, prese della crema e me la spalmò sul buco, poi cominciò a massaggiarmi. Una. Due. Tre dita nel culo. Temevo volesse fistarmi, ma si fermò. ‘Beh, almeno come ano te la cavi bene, sei bello dilatato, devi essere una brava troia almeno di culo’.
Estrasse un plug di medie dimensioni e me lo infilò senza troppi complimenti.
‘Cerca di farlo stare dentro, col culo largo che hai rischia di cadere ed i padroni si arrabbiano molto quando succede.’
Poi prese una catena con dei moschettoni, la fece passare attraverso l’anella del collare e poi legò il moschettone ad entrambe le anelle dei polsi, dopo evermi messo le mani dietro la schiena.
‘Vieni, andiamo dai padroni.’
Io cercai di stargli dietro mentre mi tirava per il collare, cercando di non inciampare sui trampoli.

Mi portò dritto in una stanza in cui c’era musica, un buffet imbandito ed una decina di uomini nudi, fra cui Franco che bevevano e parlavano amabilmente.
‘Signori, la vostra troia &egrave pronta!’ Annunciò il maggiordomo. Il primo ad avvicinarsi fu un panzone abbastanza in la con gli anni, insieme a Franco. ‘Allora dici che questa troia ha il culo bello largo ma non sfondo?’ Stava dicendo l’uomo. ‘Certo e succhia divinamente, una vera bocchinara amante della sborra.’
‘Vedremo, vedremo” l’uomo mi prese per il collare. ‘In ginocchio troia!’
Obbedii e mi trovai subito il suo cazzo (sporco e puzzolente) in bocca. Cominciai a succhiare dando del mio meglio, non si stava avvicinando nessun altro. Ad un certo punto venni preso per i capelli dall’amico di Franco che mi sollevò la testa: ‘Basta succhiare, ti sei divertita abbastanza. Ora comincia il gioco.’
Mi rimisi in piedi, in tempo per vedere il maggiordomo spingere in mezzo alla sala un inginocchiatoio, che aveva diverse anelle metalliche. ‘Lo spettacolo comincia, signori’
Il maggiordomo mi fece un cenno ed io mi avvicinai, sempre instabile sui tacchi e con le mani legate dietro la schiena. Il maggiordomo mi slegò le mani e mi ordinò di mettermi in ginocchio. Mi legò le caviglie alla base dell’inginocchiatoio, mi tolse la giacca e la camicia, mi legò le mani alla spalliera e poi legò il guinzaglio alla base dell’inginocchiatoio, di fatto non potevo alzarmi, ma avevo un po’ di movimento.
‘La schiava &egrave pronta, signori!’ Annunciò il maggiordomo, ‘che entri il mandingo!’ Avevo la testa voltata verso la parete a cui erano appoggiati i divani con gli uomini seduti, mi girai indietro (il collare mi lasciava un po’ di movimento) e vidi entrare un ragazzo di colore, spalle gigantesche, nudo a parte degli stivali di gomma neri, un gran cazzo ed un frustino in mano. Guardandolo meglio vidi che aveva un collare anche lui.

‘Ed ecco a voi Timmy, il nostro miglior mandingo.’ Il maggiordomo stava facendo da presentatore. ’26 anni, 26 centimetri e per evitare che anche il mandingo vi deluda, lo abbiamo preparato con una bella pillola di viagra” pausa’ ‘il culo della troia non ha scampo!’
Si sentì un tiepido applauso, io guardai gli uomini, qualcuno beveva, chiacchierava, qualcuno si masturbava. Improvvisamente sentii il plug sfilarsi dal culo e senza troppi preavvisi il mandingo mi infilò il suo grosso cazzo duro nel culo fino alle palle. ‘Ah, piano!’ gridai. Subito seguirono diverse fustigate sulla schiena e sulle chiappe.
‘Scusate la troia signori, &egrave indisciplinata e questo le varrà un bel po’ di scudisciate.’ Disse il maggiordomo avvicinandosi e carezzandomi la testa. ‘Sfila il cazzo da quel culo merdoso e sbattiglielo in bocca’ disse poi al mandingo, che obbedì.
Sentii il plug rientrare nel buco del culo mentre cominciai a succhiare quel grosso cazzo duro, era una meraviglia. ‘E ora signori, la troia verrà punita!’

Partì una prima sculacciata data con una qualche asse o paletta, non so cosa fosse, non potevo muovere la testa visto che avevo il palo che si stava insinuando fin giù nella gola.
‘E due!’ Il cazzo era ormai in gola.
‘E tre!’ Stavo piangendo ma non sapevo se per il male alle chiappe o per quel pezzo di carne che mi dilatava l’ugola.
‘E quattro! E cinque!’ Al cinque il cazzo cominciò a fare dentro e fuori.
‘Sei! Sette! Otto!’ Il cazzo uscì del tutto e sputai una notevole quantità di saliva.
‘Nove!’ Non avevo più il cazzo in bocca, strinsi i denti per non dire nulla.
‘E dieci!’ Concluse il maggiordomo. ‘Vediamo se il plug &egrave ancora al suo posto o se l’ho spinto tutto nel culo, che dite?’ Risatine. ‘No, &egrave ancora qua.’
Sfilò il plug dal culo, che subito si riempì del cazzo del mandingo. Il maggiordomo venne di fronte a me col plug ‘apri la bocca puttana!’ Obbedii e me lo infilò in bocca, avevo la mascella completamente aperta, il maggiordomo prese una cinghia e me la fissò da dietro alla nuca fin sulla bocca, fissando quindi il plug alla bocca.

Il nero cominciò a stantuffare nel culo a velocità sempre maggiore, sentivo che veniva ogni tanto aggiunto un po’ di liquido lubrificante. Sentivo le sculacciate sulle chiappe, già martoriate dalla punizione di prima, il dolore al culo si mescolava al dolore alle chiappe. Sentivo gli uomini insultarmi, qualcuno ogni tanto si avvicinava e mi sputava in faccia o mi schiaffeggiava.
Qualcuno sentivo che mi veniva di fianco e parlava col mandingo ‘fammi vedere quanto ce l’ha largo” il mandingo estraeva il cazzo e mi infilava due dita nel culo, dilatandolo. ‘Non abbastanza, inculala ancora questa maiala.’ E riprendeva.
Non so quanto durò, avevo il culo in fiamme, ad un certo punto oltre alle sculacciate qualcuno diede di nuovo il frustino al mandingo che cominciò a divertirsi liberamente con le mie chiappe, fustigandole mentre continuava a stantuffarmi nel culo. Piangevo e mugolavo, con il plug che mi riempiva del tutto la gola. E poi successe.
Fu forse un cambio nel ritmo dell’inculata, non saprei dire esattamente come successe. Mi stava inculando piano con affondi profondi, quando improvvisamente cominciò ad aumentare il ritmo, io sentii montare il piacere, che dall’anno passò alla base della colonna vertebrale e poi improvvisamente su fino in testa, dove esplose in un orgasmo come non ne avevo mai avuti. Il mio grido di piacere venne soffocato dal plug, ma cominciai a tremare vistosamente e sentii che ero venuto e che continuavo a spruzzare sborra dal cazzo moscio.
Il maggiordomo se ne accorse e bloccò l’inculata. ‘Signori!’ Fece platealmente. ‘La troia &egrave venuta!’
‘Franco, ci hai portato una vera vacca da monta!’ Sentii dire. ‘Adoro i frocetti che godono dal culo, sentire che ti stringono il cazzo con l’ano mentre vengono.’ ‘Eh, magari, questa troia ormai ha il culo spanato, non stringerebbe neanche la tua mano intera.’ ‘Proviamo!’

Venne organizzato un gioco, io ero sempre legato all’inginocchiatoio e gli uomini a turno si cimentarono nel provare a farmi venire, si facevano prima spompinare per bene e quando era duro passavano al culo. Saranno stati in cinque o sei, non ricordo bene anche perché si alternavano tutti fra il mio culo e la bocca, io venni due volte sole, ma tutti mi vennero nel culo, per poi darmi il cazzo da pulire mentre il seguente mi inculava.

La serata finì, venni slegato e portato al guinzaglio insieme al mandingo in una stanza con bagno dove potevamo pulirci e rivestirci. Traballavo per via dei tacchi e del culo martoriato, il ragazzo di colore mi sostenne fino alla camera.
‘Spero di non averti fatto troppo male.’ Mi disse lui una volta soli.
‘No, figurati” risposi, ‘cio&egrave, sì, devo dire che mi hai massacrato il culo, ma” tentennavo’ ‘mi hai dato un orgasmo devastante”
‘He he, tu hai goduto almeno’ Guarda qua, ho il cazzo duro come il marmo e non sono neanche venuto.’
‘Ti devo un orgasmo,’ dissi io sedendomi sul letto di fronte a lui, ma avevo le chiappe devastate dalle frustate e preferii inginocchiarmi per terra, con ancora le calze e i tacchi a spillo. ‘Vuoi un bel pompino?’
Mi dedicai con calma e passione a quell’asta meravigliosa, la leccai dalle palle alla cappella, succhiai, mordicchiai, accarezzai, me la infilai lentamente e in gola, fino a quando mentre stavo leccando dolcemente la cappella non venne innondandomi la bocca di sborra, che bevvi con soddisfazione.
‘Tu sei gay?’ Mi chiese.
Io notai che dalla cappella gocciolava ancora un po’ di sperma, glie lo leccai e risposi: ‘No. Almeno non del tutto.’ Quando mi svegliai il giorno dopo avevo ancora i brividi per l’orgasmo anale ripetuto della sera prima, presi i miei plug e l’unico dildo che avevo e cominciai a masturbarmi l’ano, che si aprì al volo. Lubrificai e inserii più volte i plug, provai col dildo a massaggiarmi la prostata e, sebbene provasi indiscutibilmente piacere, ero ben lontano dal devastante orgasmo che avevo provato e che cercavo disperatamente di riprovare.
Ero ancora così, con il dildo nel culo, quando arrivò un messaggio di Franco, che mi invitava nel suo ufficio per parlare di ‘affari’.

‘Sei stato molto bravo ieri sera,’ esordì, ‘ed ho intenzione di allargare il giro di clienti, sei una troia molto pora e vale la pena sfruttarti di più.’ Mi sentii lusingato. ‘Dobbiamo farti un profilo online, da mettere nei siti di prostitute maschili e per questo ho chiamato un fotografo.’
Andammo nello studio dove di solito girava porno e mi fece spogliare, ero completamente nudo quando entrò il fotografo. Un uomo sulla quarantina, barba corta, un po’ in carne.
Cominciammo con un po’ di foto di nudo, poi passammo ai travestimenti: da operaio, maglietta e calzini sportivi, con calze e tacchi, legato alla gogna, col collare.
‘Ora facciamone qualcuna al culo, Franco, hai da dilatarlo?’
Franco arrivò con della crema e diversi dildo. Io mi misi in ginocchio sul divanetto, con la faccia sui cuscini ed aprii le chiappe con entrambe le mani. Franco cominciò a lavorarmi il culo mentre il fotografo cominciò a scattare. Lì in quella posizione col culo in lavorazione cominciarono a venirmi strane voglie e guardavo la patta del fotografo, effettivamente indurita.
Franco smise di lavorare il culo. ‘Apritelo tu con due dita ora, dai facci vedere quanto sei rottoinculo.’ Eseguii ed il fotografo scattò dei primi piani del mio ano dilatato.
‘Ora serve qualche foto del viso, magari con della sborra spruzzata sopra.’
Franco si prestò per un pompino, al termine del quel mi prese violentemente per i capelli, staccò la mia bocca dal cazzo, si segò e mi riempì di sperma la faccia. Il fotografo stava scattando.

‘Ecco, ne abbiamo abbastanza.’ Disse il fotografo.
‘E’ andata bene?’ Chiesi io.
‘Bene, bene, bravo, sei una gran troia, ti venderò a cani e porci con queste foto.’
‘Io devo essere ricompensato.’ Interruppe il fotografo. ‘Poi verso di me: vieni con me.’
Lo seguii ed entrò in bagno, chiuse la porta dietro di me e si sfilò i pantaloni, io mi inginocchiai di fronte al suo cazzo mezzo duro.
‘Ti faccio un pompino?’
‘Non con tanta fretta, vieni qua lurida puttana.’ Mi prese per i capelli e mi portò davanti al cesso, capii. Si mise di fronte a me, io stavo in ginocchio a bocca aperta con davanti il suo cazzo. ‘Mmmm ecco” il fotografo si rilassò e cominciò a pisciare, il getto mi colpì in un occhio ed io subito mi mossi per prenderlo invece in bocca. ‘Ecco, bevila tutta, troia.’ Io provai a ingoiare –non lo avevo mai fatto– ed il piscio era caldo e salato. Non pensai a nulla e feci del mio meglio per bere più che potevo, ma mi sporcai tutta la faccia ed il peto di piscio.
Il fotografo finì, poi mi appoggiò la punta del cazzo sulla lingua: ‘Ecco adesso mi puoi spompinare.’ Eseguii fino ad una spruzzata di sborra che volle farmi anche questa in faccia.
Si richiuse la patta dei pantaloni e uscendo mi disse: ‘Lavati, fai schifo.’
Io mi feci una doccia veloce.

Quando uscii il fotografo era già andato e Franco stava al computer. ‘Vieni a vedere.’ Mi avvicinai.
‘Ecco il tuo profilo” E girò lo schermo verso di me.
Come immagine principale aveva scelto una di quelle fatte sulla gogna, frontale ed avevo un espressione come di estasi, scorsi le foto erano tutte molto eccitanti. Il profilo recitava: ‘Boy schiavo bdsm e troia vogliosa. Bellissimo 23enne, insospettabile, ma in privato troia perversa ed ubbidiente. Culo aperto e voglioso, bocca esperta e golosa. Cane al guinzaglio, schiavo ansioso di ricevere le vostre punizioni. Sì a gruppi e feste private.’
Franco riprese il monitor. ‘Ora aspettiamo che chiamino i clienti.’

Tornai a casa ed andai su quel sito di bdsm, cercai e ritrovai il mio profilo nella sezione ‘uomini accompagnatoi’ e nella sezione ‘bdsm: schiavi’. Lo lessi altre due volte, poi cominciai a girare per il sito, guardando vari profili di tutti i tipi, cominciai ad eccitarmi. Ad un cert punto scorrendo la sezione ‘escort mistress’ mi fermai su un profilo.
‘Lady Valentina, mistress severa. Un diavoletto caduto sulla terra: una domina viziosa, dominatrice, fantasiosa. Non lasciarti ingannare dalla mia giovane età: ti possiederò, ti umilierò, di dilaterò e mi supplicherai come uno schiavo. Piedini adorabili, dildo, strap-on, travestimenti, giochi di ruolo, pissing. Ricevo in ambiente attrezzato solo schiavi convinti del proprio ruolo.’
Quel piercingo l’ho già visto’ e quel sorriso… anche il fisico’ scorrevo la galleria e guardavo le foto di lei vestita in latex o calze a rete o da poliziotta mentre bacia un manganello a forma di pene, ecco proprio in questa foto, coi capelli raccolti sotto il cappello da poliziotta vidi un tatuaggio sotto l’orecchio sinistro.

Andai al sexy shop, entrai e guardai la commessa che di solito mi consigli i dildo e plug, stava servendo un cliente, mi avvicinai facendo finta di niente, guardai delle scatole di dvd per non destare sospetto e potermi avvicinare di più. Non ce ne fu bisogno, l’uomo andò via e rimanemmo soli, lei si avvicinò a me e sorridendo mi chiese: ‘cosa posso fare per te?’
Aveva i capelli raccolti, guardai sul collo e vidi quella stessa fatina che decorava il collo di Lady Valentina.
Per togliermi d’imbarazzo feci un acquisto Comprai un bel fallo nero, molto grosso, con ventosa.
‘Buon divertimento.’ Mi fece lei sorridendomi.
‘Grazie, ci conto.’ Risposi sorridendole anche io.
Arrivato a casa quella sera sfruttai il fatto di avere ancora il culo aperto dalla sessione di dilatazione col fotografo e giocai subito col nuovo dildo nero.
Lo fissai a terra e mi ci sedetti sopra, muovendomi su e giù, stringendo l’ano prima quando mi penetrava e poi quando usciva. Pensavo a Lady Valentina. Poi cominciai a cavalcarlo con più foga, il ritmo mi prese e finalmente eccolo: un intenso piacere lungo la spina dorsale, un orgasmo esplosivo come quello che avevo provato alla festa.

Nei giorni seguenti l’annuncio dette i suoi frutti e cominciarono ad arrivare le chiamate. Facevo almeno due o tre marchette al giorno, il più delle volte si risolvevavo con poco più di un pompino, erano dei mezzi segaioli che appena me lo infilavano in culo venivano. Alle volte trovavo l’assatanato di frusta al quale bisognava mettere qualche paletto, e solo un paio di volte mi capitò di fare sex per bene. A fine settimana Franco mi diede la mia parte: 12 incontri per 20 euro ad incontro; tornai a casa con un piccolo gruzzoletto, era domenica nel primo pomeriggio. Presi il computer e tornai sul sito di bdsm a riguardarmi il profilo di Lady Valentina e questa volta feci il numero.

‘Ciao caro, cosa desideri?’
‘Lady Valentina?’
‘Sì’
‘Ho letto il tuo annuncio online e mi chiedevo’.’
‘Io per una cosa tranquilla parto da 200 e sono libera anche subito.’
Ci mettemmo d’accordo per un incontro ‘tranquillo’ di lì ad un’ora. Mi recai nella zona di provincia che mi aveva indicato, di fatto non lontano dal sexy shop, al numero indicato. Trovai il portone aperto e seguii le indicazioni fino alla porta dell’appartamento al quale bissai con decisione. La porta si aprì.

Lei era splendida: stivali lucidi con tacco a spillo alti fin quasi al ginocchio, calze a rete, guepierre di cuoio con borchie ed il seno scoperto, con due bei piercing ai capezzoli, quella che evidentemente era una parrucca bionda ed un rossetto viola violentissimo.
‘Ciao entra.’
Entrai.
‘Ma io ti conosco” Mi sorrise e mi fece l’occhiolino.
‘Eh, credo di sì”
‘Mmmm immaginavo di incontrarti prima o poi’ dimmi, cosa ti piacerebbe fare?’
Concordammo per sottomissione con frusta e strap on. Le consegnai 200 euro, quasi la totalità di quello che avevo guadagnato quella settimana.

In pochi minuti ero nudo per terra, lei mi frustava la schiena ed io leccavo i suoi stivali: la parte superiore, la suola, il tacco arrotolando la lingua. ‘Lecca i piedi della padrona, troia.’ E frustava. A seguire mi ammanettò e mi mise sul bordo del letto. ‘Vediamo quanto &egrave veramente dilatato il tuo ano.’ Guanto in lattice, crema e prima un dito, poi due, poi tre, poi quanttro. ‘Mmm tesoro ne hai fatta di strada eh?’
‘Sì, lo prendo in culo da tempo”
‘Fino a questo punto?’ Nel dirlo infilò l’intero pugno, che entrò senza sforzare troppo, aveva una mano piccolina, e cominciò a muoverla massaggiandomi la prostata, io cominciai a mugolare di piacere. Non so quanto andò avanti, speravo non finisse mai, ma ad un certo punto ritrasse la mano. Io ero ancora imbambolato quando mi trovai di fronte lei a gambe aperte senza mutande. ‘Ce la fai a leccare solo il buco del culo?’
‘Si padrona.’ E cominciai a leccare quello splendido buchino senza peli, poco dopo cominciò a cedere e pulsare, si vedeva che anche lei era tutt’altro che vergine. Sentivo gli odori della sua figa ma rimasi fedele alla sua richiesta.
‘Brava cagnetta in calore, ti meriti un premio.’
Si alzò e tornò con uno strapon in mano, una mutanda di cuoio con due piccoli dildi all’interno ed uno sempre piccolo all’esterno, la indossò &egrave mi mostrò il suo czzetto. ‘Non credere che sia tutto qui, so cosa ti piace.’ Smontò il pene piccolo e da un cassetto estrasse un cazzo di gomma largo come il suo pugno che montò sullo strap-on.
Prese una cetena che mi girò attorno al collo, si mise dietro di me e piano piano mi infilò con dolcezza lo strap-on nel culo. Poi cominciò a scoparmi piano, poi più forte fino a tirarmi con il collare improvvisato dalla catena.
Io gridavo dal piacere ma non ricevetti punizioni, anzi, a breve ricevetti un altro orgasmo anale esplosivo che mi lasciò senza forze.

‘Quello &egrave il bagno.’ Fece lei indicando una porta. Io andai a pulirmi e quando uscii la trovai con addosso una camicia sopra la ‘divisa’ a nascondere il suo bellissimo seno.
‘Ti sei divertito? Ti &egrave piaciuto?’
‘Molto, grazie.’ Dissi io, in imbarazzo.
Lei ruppe il ghiaccio offrendomi un caffé e per dieci minuti parlammo del più e del meno, mi sentivo completamente libero, confessai di fare il marchettaro e ci scambiammo aneddoti e consigli sui clienti, anche se erano di tipi molto diversi: io ero schiavo, lei domina.
Ad un certo punto squillò il suo telefono, lei rispose e prese accordi con un nuovo cliente. ‘Scusa, ma ora devi andare.’
‘Certo, grazie mille del caffé e del tuo tempo.’
‘E’ stato un piacere.’ Mi disse lei avvicinandosi a me sulla porta e dandomi un veloce bacio sulle labbra. ‘Spero di rivederti presto.’

Tornai a casa con delle strane sensazioni. Durante la colazione tornai a guardare il profilo di Lady Valentina, volevo tornare da lei. Ma sotto la descrizione campeggiava la scritta ‘200/ora’ ed in tasca avevo poche decine di euro. Chiamai Franco per sapere se aveva clienti. ‘Non rompere i coglioni, ti chiamo io se ci sono marchette da fare, lo sai come funziona.’
Misi quindi un messaggio ‘Giovane schiavo troia ”” su una bacheca gay e nel giro di un’ora avevo già un paio di appuntamenti presi.

Mi recai dal primo appuntamento, il cliente aveva a disposizione solo un garage e l’appuntamento era sotto casa sua. Quando arrivai trovai un uomo sulla cinquantina, un po’ in carne e rasato a zero. ‘Sei Michele?’ Chiesi.
Lui si voltò e sorridendo rispose. ‘Sì, e tu sei la zoccoletta del sito di incontri?’
‘Sì, sono la zoccola a domicilio’ Era simpatico.
Il garage non era troppo freddo ed era grande, oltre alla macchina c’era un bel po’ di spazio.
‘Allora zoccoletta, che ne dici di cominciare a succhiarmelo?’ Fece lui slacciandosi i pantaloni e tirando fuori il cazzo moscio.
‘Prima pagami.’
‘Avevamo detto 50 per bocca e culo a piacimento per un’ora?’
‘Sì,’ feci io allungando la mano e prendendo i soldi, ‘ecco ora sono la tua troia per un’ora.’
‘Allora usa la bocca per spompinare invece che parlare.’
Mi chinai e cominciai il pompino, il cazzo divenne duro in poco tempo. Mentre succhiavo mi massaggiavo anche il buco, per aprirlo. Non so cosa mi fosse preso, avevo voglia di renderlo in culo. Mi staccai dal cazzo per dirlo.
‘Non così presto, troia, prima succhia e poi se succhi bene ti do il cazzo nel culo.’
Io mi dedicai al pompino e dopo pochi minuti fu lui ad ordinarmi di togliermi i pantaloni e mettermi a novanta sul cofano della macchina.
Così feci e con le mani mi aprii le chiappe. Il cazzo di Michele ben bagnato dalla mia saliva entrò in un attimo e cominciai a provare piacere.
Rispondevo al ritmo mentre Michele stantuffava prima piano e poi sempre più veloce.
‘Sì così’ così” mi scoprii a mormorare.
‘Ti piace il cazzo in culo, eh troia?’
‘Oh sì, mi piace così, sì” Il piacere stava crescendo sempre di più, me lo godevo ma non potevo immaginare che all’improvviso’ un orgasmo! Mi era venuto un orgasmo e gridai di piacere mentre Michele parlava, ma non capivo cosa dicesse esattamente, ma ogni tanto diceva ‘troia’, ‘mignotta’, ‘puttana’.
Stremato mi lasciai andare sul cofano col cazzo che non smetteva di fottermi il culo.
‘Hai goduto eh troia? Adesso fai godere me, voglio spruzzarti su quella faccia da troia.’
Si sfilò dal mio culo e capii al volo cosa fare, mi misi in ginocchio e cominciai a segarlo a bocca aperta, in pochi secondi mi spruzzò tutto in faccia e in bocca. Nel frattempo mi resi conto che mi stavano tremando le gambe per l’orgasmo.
Mentre Michele mi rimise il cazzo in bocca e pretese di spompinarlo da moscio fin quando non tornava duro, io mi misi al lavoro e mentre spompinavo pensavo. Come mai un orgasmo così? Avevo avuto orgasmi solo con cazzi grandi e con il dildo di Valentina’ questo era un cazzo normale e non mi aveva neanche inculato a lungo. Mentre ero perso nei miei pensieri sul fatto che cominciasse a piacermi veramente il cazzo senza troppi complimenti Michele mi sborrò in bocca.
‘Cazzo sei una brava pompinara anche.’
‘Grazie.’
‘Allora finiamo l’ora con un altro pompino, voglio che mi svuoti fino all’ultima goccia.’
Spompinai del mio meglio, ma confesso che mi sentii deluso della prospettiva di finire a pompini senza un’altra inculata. Ma poco male.

La seconda inculata arrivò al secondo appuntamento. Questa volta il cliente mi fece andare a casa sua. Era un ragazzo sulla trentina magro ed alto.
Fu lui ad allungarmi i 50 come prima cosa, li presi ‘grazie.’
‘Grazie a te, sei un bel ragazzo sono fortunato. Ho proprio voglia di divertirmi.’
Io mi tolsi la maglietta, i jeans e le mutande. ‘Eccomi, nudo come avevi chiesto.’
‘Bene” si avvicinò a me, si chinò, mi prese per il mento e mi parlò a pochi centimetri dal viso. ‘A te piacciono le coccole e i bacetti o sei più una troia da porno?’
‘Una troia.’ Dissi io.
‘Bene, troia, allora ti tratto per quella puttana che meriti di essere.’ Tirò fuori il cazzo dai pantaloni, già duretto, e mi schiaffeggiò due volte con l’asta barzotta, io aprii la bocca e lui me lo diede sulla lingua.
Lavoravo in silenzio, sentivo il rumore del mio risucchio del pompino. Il cazzo era un bel pezzo da 18 o 17 centimetri, di diametro magari non sufficiente per potersi dire dotato ma sicuramente sufficiente e soprattutto era duro come il marmo.
Fu un vero piacere prenderlo nel culo dopo. Il mio cliente mi fece mettere steso sulla schiena sul divano, io aprii le gambe e le tenni in alto con le mani, porgendo il buco del culo. Un po’ di lubrificante, due dita per verificare che io fossi aperto ed ebbene lo ero e poi mi ritrovai il cazzo nel culo.
Mi inculò così ed io cominciai subito a cercare in me quelle sensazioni di piacere che infatti non tardarono molto ad arrivare. Mi prese per cambiare posizione e mi mise a pecora, infilò di nuovo il cazzo ed io ricominciai a provare un profondo piacere, mi godetti la cavalcata, accompagnata da sonore sculacciate che facevano riverberare il piacere che provavo con l’ano. Mi trattenni però dal venire.
Ora si mise ui seduto e mi chiese di ‘fargli una sega col culo’, io obbedii e mi sedetti sul cazzo, facendolo scivolare piano dentro e quando lo ebbi tutto dentro cominciai ad andare su e giù, appoggiandomi con le mani alle ginocchia. Mi godetti anche io la sega fatta col mio culo, devo dire che speravo non smettesse mai.
Ma quando lui mi prese per mettermi in ginocchio e con la faccia per terra e cominciò a incularmi selvaggiamente, lì non resistetti più e scoppiai in un profondo orgasmo.
Insomma, non sto a dirvi come continuò la mia ora, ma tornai a casa pensando che mi ero divertito di più io del cliente.

Quando arrivai a casa accesi il computer e trovai ua mail di Franco. Aveva visto il mio annuncio sul sito gay in cui mi proponevo come marchettaro e con tono piuttosto perentorio mi ordinava di andare da lui il giorno dopo a mezzogiorno per parlare della faccenda. Non lo diceva esplicitamente, ma si capiva che era incazzato…
Suonai da Franco la mattina dopo, la porta si aprì e Franco senza dire una parola mi indicò il suo studio. Entrai, vidi una sedia al centro della stanza e mi ci sedetti. Franco si sedette sul divanetto e rimase in silenzio per un minuto buono, poi si accese una sigaretta.
Dopo qualche tiro finalmente parlò: ‘Spogliati e mettiti in ginocchio davanti a me.’
Io in silenzio lo feci, ero in grande soggezione, temevo fosse arrabbiato per la questione di essermi messo ‘in proprio’ come puttana.
‘Vedi caro Andy, tu hai fatto una cosa che non &egrave solo sbagliata, &egrave anche scortese nei miei confronti.’
‘Scusami, io”
‘Zitta troia, ricordati che sono il tuo padrone e parla solo quando te lo chiedo. Anzi, facciamo così” Si slacciò i pantaloni ed estrasse il cazzo. ‘Vieni qui e ficcatelo in bocca, più in fondo che puoi.’
Io cominciai a salivare, lo leccai un pò per bagnarlo e poi lo infilai fino in fondo, non era ancora in erezione totale ed entrò facilmente.
‘Ecco ora si ragiona. Qua funziona che io parlo e tu obbedisci.’ Mi prese la testa per i capelli e cominciò a segnarsi usando la mia bocca come masturbatore. ‘Vedi, tu eri solo un ingenuo frocetto che non sapeva neanche di esserlo quando mi hai incontrato, ed ora sei una puttana, una mignotta lurida cagna. Hai un culo ormai sfondato, mi sa tanto che quando lo prendi adesso godi anche, eh troia?’
Non potevo ribattere, avevo il cazzo che faceva su e giù per la mia ugola dovevo stare rilassatissimo.
‘Il fatto &egrave che si &egrave creato un rapporto: io sono il tuo padrone e tu la mia vacca da monta, la mia succhiacazzi a cui piace tanto farsi usare da chi dico io.’
‘E’ però anche vero che sei diventata veramente brava e forse meriti qualcosa. Facciamo così” Smise di tenermi per i capelli. ‘Vai sullo scaffale e prendi quel bel dildo a forma di cazzo nero.’
Mi lasciò andare, io mi alzai e tossendo andai a prendere il cazzo nero.
‘Appoggialo qua per terra, sieditici sopra e torna a farti scopare la bocca.’
Mi avvicinai e quando stavo per sputare la copiosa saliva che avevo in bocca sul dildo lui mi fermò: ‘Cazzo fai, se sei una vera troia fammi vedere che ti infili un dildo a secco nel culo.’
Io lo posizionai bene, per fortuna avevo la mano con cui mi ero pulito la bocca ancora un po’ insalivata e riuscii a bagnare almeno un poco il dildo. Entrò comunque con dolore e quando stava ancora risalendo lentamente e faticosamente per il retto Franco mi tirò per i capelli e mi mise il cazzo dritto in gola. Mi ritirai d’istinto ed il risultato fu di conficcarmi di colpo il dildo nel culo, mentre Franco mi tirò a se infilando il suo cazzo nella mia gola.
‘Ecco, così ti riconosco. Sei una brava troia e meriti veramente un apprezzamento dal tuo padrone. Ti lascio libera di scopare chi vuoi, ma una cosa deve essere chiarissima: io sono il tuo padrone magnaccia, quindi mi devi dare sempre la metà di qualsiasi cosa guadagni. Inoltre” e ricominciò a farmi andare su e giù, scopandomi la gola, ‘inoltre la seconda regola &egrave che io ed i miei clienti avremo sempre la precedenza. La terza &egrave che dal punti di vista sessuole tu non hai limiti con me, io ti faccio icular e ti faccio succhiare ed usare come mi pare e piace. E poi ne facciamo una quarta: la tua ambizione come troia del mio harem deve essere quella di migliorarti, di diventare sempre più volgare e porca. Deve per te essere chiaro che il nostro rapporto si basa su queste regole semplici, so che non sei una troia stupida, sei intelligente e quindi credo che tu abbia già capito come stanno le cose. Questo &egrave il contratto fra il padrone e la sua schiava, se ti va bene e lo suggeliamo così!’
Stavo pensando che era una proposta accettabile, quando improvvisamente cominciò a fottermi la bocca velocemente, poi mi sollevò la testa e mi lasciò succhiare la cappella, la sentivo tremare e non mancò molto che ricevetti una copiosa sborrata in bocca. La mano di Franco lasciò liberi i miei capelli.
‘Ora troia se sei d’accordo ingoia, se no vattene e non farti più vedere.’
Sfilai il cazzo dalla bocca, ingoiai e poi con metodo e precisione gli pulii il cazzo con la lingua, succhiando le ultime gocce direttamente dalla cappella.
Mi alzai deglutendo per bene la saliva e sborra che avevo ancora in bocca e feci per rivestirmi, quando Franco mi bloccò: ‘Non starti a rivestire, puttana. Sapevo che avresti accettato perché ti conosco, te lo vedo negli occhi: a te piace il cazzo e godi quando fai marchette. Magari non hai ancora scoperto quanto ti piaccia veramente, magari — e me lo auguro per te — devi ancora raggiungere altre vette di piacere nel farti usare per quella cagna che sei.’
Mi fermai e lo guardai, stavo nudo in mezzo alla stanza.
‘C’&egrave un cliente in arrivo e vuole giocare con una cagna. Vai di là, sul divanetto trovi tutto l’occorrente, vestiti e torna qui da me.’

Quando tornai avevo un collare con guinzaglio, una gagball già posizionata in bocca e un plug con coda di cavallo infilato nell’ano.
Franco si era seduto alla scrivania ed aveva acceso una sigaretta. ‘Gli ho mandato un messaggio, sarà qui fra 15 o 20 minuti.’ Si alzò e mi indicò la sedia: ‘Siediti qui per aspettarlo.’
Io mi sedetti, sentii il plug spingere nel retto. Franco prese una benda, mi bendò e non vidi più nulla. Mi prese le mani e mi ammanettò con le mani dietro la schiena. Poi sentii un pizzico doloroso prima al capezzolo destro, poi al sinistro: mi aveva messo due mollette belle strette, probabilmente legate da una catenella a cui appese subito un piccolo peso. Mi fece male, sopportai il dolore’ per un po’.
Infatti non sentii più nessun rumore per diversi minuti, il peso mi stava tirando i capezzoli ed il dolore si stava intensificando. Quando sentii suonare il campanello lo presi per una benedizione, presto Franco mi avrebbe tolto le mollette ai capezzoli forse. Forse.

Sentii la porta aprirsi e Franco confabulare con una voce estranea. Li sentii entrare nell’ufficio e cominciai a sentire meglio cosa stavano dicendo.
Era la voce di Franco: ‘…proprio come ti avevo promesso, una frocetta molto servizievole.’
‘Finalmente fammela vedere.’
‘Ecco, pronta ad essere educata, &egrave una cagna ubbidiente e secondo me &egrave in calore.’
I due erano ormai vicinissimi.
Sentii muoversi la catenella, il peso veniva tolto ed all’improvviso ci fu uno strattone. Bang. Le mollette schizzarono via dai miei capezzoli ed una fitta di dolore lancinante mi colpì all’improvviso. Avevo la gagball in bocca, non potevo gridare, il grido divenne una sorta di muggito e mi scese una lacrima.
‘Ma non &egrave una cagna, &egrave una vacca!’ Disse il cliente ridendo poi fragorosamente.
Sentii una mano strizzarmi prima un capezzolo e poi l’altro, rinnovando il dolore, facevo del mio meglio per stare fermo mentre mi torturava, ma non potevo evitare di contorcermi e ad un certo punto mentre mi stavano tirando il capezzolo sinistro con troppa violenza cercai di ritrarmi. La mano lasciò il capezzolo ma solo per darmi un sonoro ceffone, caddi addirittura a terra.
‘Cazzo fai, lurida troia? Ti tiri indietro?’ Sentii il guinzaglio sollevarsi e poi tirare, mi rimisi in ginocchio perché mi stringeva il collo.
‘Ora stai buona, facci divertire.’ Era Franco, che mi accarezzò la testa.
Mi rimisero le mollette ai capezzoli, poi mi slacciarono il morso con la gagball, ma solo per infilarci un cazzo moscio e puzzolente di piscio stantio. ‘Puliscilo, troia.’
Io mi dedicai ad un meticoloso lavoro di lingua, pulito il cazzo che nel frattempo era diventato di marmo mi rimisero la gagball.
‘Che dici, ce la inculiamo fino a rovinarle il buco del culo?’
‘La sfondo questa vacca, non potrà sedersi per giorni!’

Venni trascinata nella stanza di fianco, mi liberarono le mani ma solo per mettermi alla gogna che conoscevo. Ero sempre bendato, con la gagball e col plug nel culo.
Sentivo che muovevano oggetti e camminavano per la stanza, poi ci fu silenzio. E nel silenzio un rapido sibilo prima dello schiocco di un frustino che mi colpì la natica destra. D’istinto tentai di spostarmi, ma mi vennero assestati altri tre o quattro colpi di frusta alle natiche. ‘Stai ferma, vacca!’
Mentre uno mi frustava le natiche il secondo mi venne di fronte, tolse la gagball e mi infilò il cazzo in bocca. Riconobbi la nerchia di Franco, che cominciai a succhiare al ritmo delle frustate. Non so quanto durò, ma quando smise sentii le chiappe in fiamme, mentre si alleviava il dolore al culo cominciai ad apprezzare quello ai capezzoli.
Quasi sapessero cosa stavo provando sentii aggiungersi dei pesi ai capezzoli, non tanto, ma il dolore si intensificò notevolmente. Piangevo dentro la benda mentre il cazzo in gola mi impediva di dire alcunché.
Il cliente prese il plug e cominciò a tirare, io rilassai l’ano e questo si sfilò senza troppi problemi. Eh, ormai avevo preso tanti di quei plug nel mio allenato culetto!
Quando il cazzo entrò con violenza non fu però tanto il dolore all’ano, quanto ai capezzoli. Il cliente mi stava inculando con foga, facendo dondolare i pesi ai capezzoli sotto i colpi ben assestati della sua nerchia che mi spingeva nelle viscere. Il cazzo di Franco era sempre più in profondità nella gola, tanto che faticavo a respirare. Sentivo dei mugolii strozzati, ero io.
‘Senti come gode la troia.’ ‘Dai sfondale il culo più forte.’ ‘Cazzo, ce l’ha di burro &egrave un rottoinculo di merda.’

Dopo qualche minuto sentii il cazzo scivolare fuori dal culo. Anche Franco mi liberò la bocca, lasciandola libera affinché io pulissi il cazzo che mi aveva inculato fino al minuto prima. Quando il cazzo fu pulito la mia bocca venne di nuovo chiusa con la gagball.
Sentii i due umini andarmi alle spalle e cominciarono ad alternarsi nell’ano. Era ormai morbido come la figa di una prostituta e non intendo in quel momento, in generale, con tutti i cazzi che avevo preso nella vita il mio ano si apriva subito e senza sforze e sentire il retto dilatarsi per accogliere il maschio era per me un piacere.
Ad un certo punto sentii uno dei cazzi fermarsi e con un ruggito chi mi inculava venne, sentii distintamente lo spruzzo nel retto. Uscì piano e subito entrò il secondo, pochi colpi dati piano ed anche lui venne.
‘Stringi l’ano se ce la fai, cagna.’ Ci provai.

Mi slegarono dalla gogna e mi misero a sedere su una ciotola.
‘Ora caga la sborra che hai nel culo.’
Mi misi a spingere, la sborra uscì con quel po’ d’aria che avevo nel retto.
‘Pulisciti il culo con le dita e leccala.’ Così feci.
‘Ora, vieni qui cagna, a quattro zampe.’ Mi tolsero la benda. ‘Adesso bevi tutta la sborra nella ciotola, a quattro zampe, come la cagna che sei.’
Mi prodigai in grosse lappate per pulire la ciotola, poi la mostrai sorridendo.
‘Brava cagna.’ Fece Franco, togliendomi le morse dai capezzoli. Toglierle fu dolorosissimo e soffocai un grido.
Poi Franco mi tirò per un capezzolo, risvegliando il dolore: ‘Pulisci bene i cazzi dei padroi, cagna!’
Li presi entrambi con le mani e alternando una succhiata a un cazzo e una succhiata all’altro li pulii di quella poca sborra di cui erano sporchi.
‘Caro Franco,’ fece il cliente, ‘hai in scuderia una cagna degna di questo nome, complimenti.’

Si rivestirono, io rimasi in ginocchio, nudo, col sapore di sperma e culo in bocca. Quando il cliente se ne andò Franco tornò: ‘Allora, cosa sei?’
‘La tua troia?’
‘E poi?’
‘La tua lurida cagna in calore?’
Franco mi diede due carezze sulla testa e poi mi prese per il mento, io lo guardai, lui mi sputò in faccia: ‘Sì, sei la mia troia e cagna in calore. Vedrai, ti farò divertire e guadagnare un bel po’ nei prossimi giorni.’ Mi allungò 20 euro. ‘Vestiti e vattene, puttana.’

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