Leggi qui tutti i racconti erotici di: saro

Il sabato e il lunedì nella piazza della mia città c’è il mercato, sono anni che lo frequento e conosco un po’ tutti i venditori, di uno conosco solo il nome: Silvio.
Un tipo strano, avrà sessanta, sessantacinque anni, dall’aspetto rude, poco sorridente ma gentile, vende scarpe e di lui si dicono molte cose ma nessuno sa se siano vere.
Mistero uguale fascino. Vive in montagna e fa l’ambulante da anni, si dice di lui che sia un maniaco e che sia stato sorpreso con bambini e ragazzi, che la moglie è fuggita da lui con i figli perché li molestava. Ogni tanto vado da lui per comprare scarpe, d’estate mi piace salire sul suo furgone, dentro c’è uno specchio e una sedia dove le signore si provano le scarpe. Diversi anni fa, ero ragazzino, avevo una fissa per dei sandali alti che non riuscivo a trovare, passavo da lui ogni settimana e tutte le volte mi diceva di tornare la settimana successiva perché me li avrebbe portati.
Un giorno spazientito mi disse: Ma che ci devi fare? Prova questi altri modelli.- E mi fece passare dietro al banco accanto a lui per vederli meglio. Mentre mi allungavo sul banco per guardare Silvio parlava con altri clienti e si muoveva, passandomi dietro un paio di volte mi strusciò sul culo in modo sospetto. Feci finta di niente, sorridendo gli chiesi: Posso vedere queste?- Rispose di si con la testa e mi si rimpiazzò dietro, stavolta sentiì bene il duro della patta contro il mio culetto.
Feci un movimento leggero in avanti per staccarmi e lui ripassò subito spingendomi da dietro quel duro che aveva fra le gambe. Diventai rosso per la vergogna mista all’eccitazione, salutai e scappai via. Tutta la settimana a pensare: allora era vero! E’ un maniaco. Fantasticavo, sognavo di essere rapito, stuprato da lui e portato in ogni piazza a lavorare per poi soddisfare il suo cazzo nel furgone a fine di ogni giornata. Mi feci coraggio e tornai il sabato successivo. –Ciao Silvio! Posso venire di là per dare un’occhiata? Mi strizzo l’occhio e rispose: Vieni, vieni, ho anche quei sandali nel furgone da farti provare. Passai dietro e poco dopo ricominciò a passarmi dietro spingendomi sul culo. Stavolta però sculettai verso di lui per sentire ancora meglio la patta gonfia che il vecchio porco mi sbatteva contro eccitandomi come una troia. Avevo pantaloncini di jeans cortissimi e niente mutande… non volevo rischiare. Entrai nel furgone mi misi sulla sedia e aspettai che arrivasse. Eccomi!- Disse sorridendo e si mise in ginocchio davanti ai miei piedi, posò la scatola di scarpe e mi tolse le scarpe lasciandomi a piedi nudi, aprì la scatola e tirò fuori un paio di infradito nere, bellissime con le zeppe. Ma sono da donna!- Protestai subito e lui: Ma che donna! Sono unisex, poi oggi chi ci fa caso? Dai provale che ti stanno benissimo, hai dei piedi bellissimi.
Grazie Silvio!- Risposi sorpreso, e mi prese un piede in mano infilandomi il sandalo. Tremai al tocco della sua mano sul mio piede, mi infilò l’altro e mi disse: Alzati e camminaci un po’ sono il tuo numero. Camminavo sculettando un po’ e lui: Bellissimi! Allungò una mano e mi palpò per bene il culo. Mi rimisi seduto senza dire una parola e lui pazientemente mi sfilò i sandali e accarezzò e baciò i miei piedi aspettando la mia reazione. Dissi solo: Che bello…- Portò un piede sulla sua patta e l’altro verso la bocca, così mentre me ne baciava e leccava uno, con l’altro tastavo la sua patta gonfia. Silvio lasciò il piede, si alzò e si tolse i pantaloni, scese le mutande e finalmente vidi il suo cazzo leggendario, riprese i miei piedi e mi guidò nella masturbazione. Ero sconvolto! Masturbare un uomo in questo modo… sentirlo godere, sentire la sua lussuria e adorazione verso i miei piedi che di tanto in tanto leccava mi faceva sentire una regina!
Dopo qualche minuto mi fece alzare, mi slacciò i pantaloncini, me li sfilò, poi mi tolse la maglietta lasciandomi nudo. Un abbraccio dolcissimo e virile, poi un bacio, lungo, passionale. Mi infilò la sua lingua in bocca stringendomi a lui con forza fino a farmi svenire di piacere, con le mani mi palpava e strizzava le chiappe fino a farmi male. La sua lingua contro la mia, il suo sapore forte, la sua virilità, era un dolcissimo rude, non un maniaco, un’amante meraviglioso!
Mi voltò e mi piegò verso la sedia, sentivo le sue mani che mi aprivano il culo e la sua lingua correre lungo il buco, poi soffocai un grido misto tra dolore e piacere: mi aveva sfondato il culo!
Un senso di calore mi riempiva l’intestino fino a farmi gemere, appoggiai le mani sulla sedia allungando la schiena in modo da poter spingere con il culo verso il mio uomo che affondava ritmicamente il suo cazzo dentro di me.
Grosso e caldo, questo ricordo del suo arnese, lo sentivo aprirmi in due ed ogni volta che muoveva sembrava portarmi via il buco. Poi con una mano mi afferrò il cazzo segandolo e piegandosi su di me cominciò a baciarmi il collo e ansimando mi diceva frasi tipo: Che bel culetto che hai Saro! Mi piace incularti, se mi fai pure un pompino ti regalo i sandali da troia che ti ho portato. Va bene?- Non potevo che accettare, chi ci pensava ai sandali? Mi sarei fatto scopare da Silvio anche gratis, ma vista la proposta dissi: Si. Però se mi trovi anche quelli chiari ti faccio un pompino con l’ingoio… Intanto spingi, spingi, ti prego, inculami, inculami, sono il tuo amore…!
I miei incitamenti lo eccitavano: Siii! Ti rompo il culo frocetto! Sei un piccolo frocetto… me lo devi ingoiare tutto, prima col culo poi con la bocca! Rincarai la dose mentre sempre più infoiato
aumentava il ritmo: Ah! Come mi monti Silvio! Dai inculami! Inculami! Mi piace essere sbattuto da uno che potrebbe essere mio padre! Ti piacerebbe che fossi tuo figlio? Pensa che bello, dormirei con te e potrei darti il culo ogni notte, ogni momento… Che bello!
Fece una specie di grugnito gridando: Ah! Siii che bello! Figlio prendi, prendi il cazzo di tuo padre!
E io ancora: Oh si! Sborra, sborra nel culo di tuo figlio!- Non ce la fece ed esplose riempiendomi il culo di sperma e facendomi godere come un matto. Era vera la storia delle molestie ai ragazzini e ai figli che si diceva… Poi mi strinse crollando a terra e dopo avermi baciato mi disse: Niente ingoio, niente sandali chiari.- E perché? Risposi – Il pompino te lo faccio lo stesso. –Saro, guarda che alla mia età ci vuole un po di tempo e fuori ho da lavorare. Non lo lasciai finire, era sdraiato a terra, scivolai verso il suo cazzo e cominciai a leccarlo, dalle palle fino alla cappella sporca ancora di sperma. Aveva un sapore forte, un po’ amaro per via della fantastica inculata ma la cosa mi eccitava ancora di più, leccai con passione fino a farlo tornare duro, massaggiando e baciando i coglioni pelosi poi lo ingoiai e iniziai a pompare. Me lo gustavo quel bel cazzo maturo ed esperto, ciucciavo con vero gusto e da vero frocio pompinaro. Non avevo fatto tanti bocchini in realtà, ma la passione e il gusto fanno la differenza, avere un cazzo in bocca è come avere l’anima di un uomo in mano. Era in mio completo potere, avevo il controllo assoluto del suo piacere e la ricompensa fù il caldo seme.
Silvio mi confidò di non aver mai sborrato così abbondantemente per due volte consecutive.
Mi soffocò riempiendomi la bocca, ingoiai tutta la sua splendida sborrata e mi alzai da terra.
Lui fece fatica riprendersi. -E come faccio a lavorare adesso?- Disse alzandosi, io mi ero infilato i sandali nuovi e indossato maglia e pantaloncini aprì la porta del furgone, fuori c’era una signora che fissandomi chiese: Silvio non c’è oggi?- Scesi dal furgone e mentre mi allontanavo sculettando risposi: Tra poco arriva signora, si sentiva poco bene e ho dovuto aiutarlo un po…
Silvio scese di corsa e mi gridò: Saro! Passa lunedì prossimo che ti porto i sandali chiari! Capito?
Mi voltai gli strizzai l’occhio e risposi: Lunedì prossimo alle nove sono lì, mica ci rinuncio!
E con la mano gli mandai un bacio attirando lo sguardo sospettoso e maligno dei miei concittadini.
Silvio sorrise e riprese a lavorare stavolta con la patta sgonfia… il mio culo e il mio pompino avevano svuotato le palle del tanto chiacchierato maniaco.

Autore Pubblicato il: 28 Luglio 2004Categorie: Racconti Gay0 Commenti

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