Skip to main content
Racconti di DominazioneRacconti Gay

Viaggio all’inferno – 05

By 4 Gennaio 2013Dicembre 16th, 2019No Comments

Quella luce così forte non gli permetteva di continuare a dormire. Ma del resto Francis non ne aveva il tempo, né tantomeno il diritto. Si portò una mano al viso per attenuare la luminosità ed aprì lentamente gli occhi. Deserto, sabbia, polvere, qualche arbusto. Era questo il panorama che lo accoglieva la mattina da quando i suoi padroni gli avevano spiegato che non era giusto che lui dormisse insieme a loro nella casa che avevano affittato per le vacanze, quello era un posto per esseri umani, e lui semplicemente non lo era. Dovevano essere le sette o forse le otto e il sole già picchiava. Erano passati tre giorni dalla sera in cui Chris e Jesse gli avevano impartito una bella lezioncina su quale fosse il suo posto, non soltanto all’interno del loro gruppo ma nella vita. Uno schiavo. Da usare, da umiliare, con cui divertirsi ma niente di più. Nessun tipo di diritto umano, solo doveri. Obbedire senza mai ribattere, questo aveva fatto da allora. Aveva pianto tanto. Tantissimo. A volte anche in presenza dei suoi padroni scatenando le loro risate. Poi aveva smesso di farlo e aveva cominciato a riflettere su una frase che il biondo Mark gli aveva detto:
‘Perché piangi checca del cazzo? Devi sorridere! La felicità di uno schiavo consiste solo nel rendere felici i suoi padroni a qualunque costo, non lo sai?’
Sarà davvero questa la mia vita d’ora in avanti? Se l’era chiesto un milione di volte e dal profondo della sua coscienza temeva di conoscere la risposta. Detestava fare tutte quelle cose orribili ma… se erano loro a fargliele fare…. beh, era tutto un altro discorso. Andava bene. Gli piaceva stare in loro compagnia, gli piaceva essere umiliato da loro, gli piaceva tutto, perché in un certo senso, era parte del gruppo. E soprattutto era perdutamente innamorato di Chris. Valeva la pena sopportare tutto quello che gli facevano solo per vedere un sorriso stampato sul suo volto divino.
Si tirò su a sedere alzando la faccia dalla polvere. La catena che aveva legata al collo tintinnò e lui si affrettò a zittirla. Guai se li avesse svegliati così presto, l’avrebbero ucciso. L’avevano legato ad un palo con un lucchetto di cui tenevano la chiave e gli avevano dato abbastanza catena da potersi muovere liberamente per la casa ma niente di più. Era stata un’idea di Alex e si era rivelata divertentissima (per loro) perché oltre ad assicurarsi che non scappasse mentre dormivano si erano procurati un bel guinzaglio con cui poterlo strattonare e tirare. Il collo gli faceva male. Si passò una mano sull’irritazione che aveva ma la catena era così stretta che per poco non lo strangolava.
Si guardò addosso. L’unica cosa che indossava erano dei boxer luridi di polvere e giallastri che una volta erano stati candidi di bucato. Gli avevano urinato addosso la sera prima, come sempre. Era il loro divertimento preferito, il loro ‘bacio della buonanotte’. Puzzava come una latrina, dappertutto, si faceva schifo da solo. Doveva darsi una pulita. I quattro liceali appena diplomati che lo possedevano gli avevano concesso di lavarsi la mattina, non per il suo benessere ovviamente ma perché, maleodorante, non lo volevano al loro cospetto.
‘Coraggio!’ si disse alzandosi e dirigendosi verso il retro della piccola casa sperduta nel niente. C’erano due secchi di plastica pieni d’acqua e un pezzetto di sapone tanto vecchio da sembrare un fossile. E uno straccio buttato nella polvere, per asciugarsi.
Si rese un po’ meno rivoltante, in modo da poter entrare in casa rigorosamente a quattro zampe e cominciare così le sue faccende. Avanzava lentamente per non far tintinnare la catena e si diresse verso la loro camera. Ciò che vide lo rincuorò e gli ricordò il motivo per cui si sottometteva a tutto questo. La perfezione di quattro corpi seminudi cullati dalla beatitudine di chi non sembra avere un problema al mondo. SI concedette una decina di secondi per godersi il momento più bello della sua giornata. Poi si guardò intorno. I loro vestiti erano sparsi per terra ovunque, la stanza era nel caos più completo, come ogni mattina. Si fece da una parte e tentò di rassettare muovendosi come un gatto. Poi radunò tutte le loro scarpe da ginnastica per la sua routine quotidiana. Socchiuse la porta e andò in cucina. Depositò a terra le otto scarpe polverose, poi si alzò e prese un bicchiere d’acqua. Lo poggiò a terra e si accucciò di nuovo. Prese una delle scarpe di Chris, cominciava sempre dalle sue, un paio di Nike talmente logore che avevano le scritte tutte sbiadite. Aprì la scarpa e ci affondò il naso dentro riempiendosi i polmoni di un odore forte, maschio, rivoltante. Rimase così per venti secondi, erano gli ordini. Gli era stato detto che era ancora in allenamento e che non potevano permettergli di scordarsi i loro odori. Poi riemerse da quell’abisso mefitico, tirò fuori la lingua e cominciò a lavare la scarpa leccando tutto lo sporco e la polvere accumulatisi andando in giro in un luogo come quello. Ogni due leccate, gli avevano detto, doveva ingoiare per pulirsi la lingua. Poi, ogni dieci massimo doveva bere un sorso d’acqua per sciacquarsi. Francis gli era grato per questo regalo perché era l’unico momento in cui poteva bere qualcosa di diverso dal loro piscio. Eh già, perché i quattro ragazzi avevano smesso completamente di usare il bagno per i loro bisogni liquidi. Ogni goccia di pioggia dorata che producevano andava bevuta. Ogni goccia. Gli avevano piazzato un piccolo secchio di plastica fuori dalla porta di casa dove si scaricavano e, al mattino, doveva farglielo trovare sempre vuoto e fuori dalla loro camera da letto, pronto all’uso. Francis non era riuscito a finirlo la sera prima e se n’era lasciato un po’, ma l’avrebbe bevuto dopo aver pulito loro le scarpe, non voleva sporcarle.
Lavò con cura la punta, poi il lato, rimanendo sempre accucciato come un cane. Dopo un paio di minuti esaminò il suo lavoro. Sorrise. Metteva impegno in tutto quello che faceva, l’aveva sempre fatto. Bevve un sorso d’acqua che buttò giù con grande sollievo, poi capovolse la scarpa e con la lingua bella pulita cominciò a leccare la suola.

Un leggero e piacevole solletico sotto al piede interruppe il sogno di Alex. Sorrise ancor prima di aprire gli occhi e si stirò godendosi il servizio. Mise un braccio dietro la testa, tese i pettorali e l’addome scolpito, inarcò i lunghi piedi dalla carnagione chiara muovendo le dita e sbadigliò. Poi abbassò lo sguardo e vide gli occhi del frocetto fare capolino da dietro la pianta del suo piede sinistro.
‘Com’è?’ gli chiese col sorriso e la voce assonnata.
‘Meraviglioso padrone, è buonissimo’ fu la pronta risposta. Rise piano. Stette qualche altro minuto a guardarlo, mettendogli davanti alla bocca prima un piede, poi l’altro, infilandogli le dita in bocca, dandogli modi di lavarle bene, divertito da quanto quest’idiota fosse pronto a farsi umiliare ma al contempo felice del potere che questa situazione gli dava. Poi piegò le ginocchia allontanandoglieli dalla faccia e si grattò volgarmente in mezzo alle gambe:
‘Sveglia anche gli altri, muoviti! Dobbiamo andare in città!’

Dovettero fare a turno per pisciare dentro al secchio, non volevano rischiare di farsela addosso l’un l’altro. Glielo riempirono quasi per metà tra uno sbadiglio e l’altro. Chris si sedette di fronte a Jesse mentre Mark stava schiacciando il viso della checca.
‘Perché ti sto pestando la faccia schiavo?’ Francis strinse gli occhi per il dolore:
‘Per nessun motivo padrone, solo perché ne hai voglia padrone, grazie del tempo che mi dedichi padrone!’ lo disse tutto di un fiato e tutti scoppiarono a ridere.
‘Hahaha!!! Bravo, vedo che hai imparato dopo i calci di ieri mattina! Hahaha!!!’ continuò Mark allegro.
‘Si padrone, grazie per avermi punito padrone!’ contorcendo la bocca tento di baciargli il piede. Ancora risate.
‘Levati di mezzo!’ Mark tra le risate gli allontanò in malo modo la faccia e si sedette per fare colazione.
Era tutto buonissimo, come al solito, si era dato da fare per loro. Si riempivano la bocca scherzando tra di loro ignorandolo completamente, come facesse parte dell’arredamento. L’argomento di stamani era la musica:
‘Cazzo sono una band fortissima!’ diceva Jesse e gli altri concordavano ‘fanno un concerto a Los Angeles ad agosto, potremmo andarci, ho visto che i biglietti sono in vendita online… sono un po’ cari in effetti, però ne vale la pena.’
‘Dipende da quanto sono cari Jesse, io non ho un soldo, mi sa che mi tocca farmi il culo quest’estate e trovarmi un lavoretto, altrimenti a settembre sono al verde!’ intervenne Mark.
‘Sui 150 dollari mi pare…’ gli rispose Jesse mentre addentava un pezzo di toast.
‘Che?!?! Siamo matti?! Non se ne parla, io non ce li posso spendere ragazzi, mi spiace’
‘Tranquillo amico, non importa!’ si affrettarono a consolarlo solidali gli altri tre. Qualche secondo di silenzio poi a Chris venne un’idea. Ingoiò le uova che stava masticando mentre la soppesava nella mente. Potevano spingersi a tanto? Perché no? Si disse. Si voltò verso il cane:
‘Oy, schiavo! Se non sbaglio quella vacca sfondata di tua sorella mi ha detto che tu lavori già da due anni nella segreteria dell’università, è vero?’ si fecero tutti attenti e i primi sorrisi cominciarono ad affacciarsi sulle loro labbra avendo intuito cosa avesse in mente Chris.
‘Si padrone, è vero, da due anni’ gli rispose senza guardarlo negli occhi.
‘E quindi avrai dei soldi da parte, giusto?’ continuò tranquillo il ragazzo di sua sorella.
‘Si padrone, è giusto’
‘Bene! E allora che problema c’è?’ continuò Jesse battendo le mani e sfregandosele come ad aver trovato la soluzione di un problema ‘Pagherai TU i nostri biglietti per il concerto…’ gli dette uno schiaffeto con la pianta del piede e proseguì ‘e credo proprio che pagherai per un sacco di altre cose! Hahahaha!!!’ le solite risate.
‘Giusto!’ gli fece eco Mark. Ma si poteva fare di meglio pensò Chris:
‘Quanti soldi ci sono sul conto?’ continuò imperturbabile.
‘Ho circa novemila dollari padrone!’ gli rispose sconsolato il giovane universitario.
‘Sbagliato!’ lo corresse il liceale sorridendogli comodamente svaccato sulla sedia che occupava ‘Tu non hai un cazzo, schiavo! Quei soldi da ora sono nostri! Chiaro?!’
‘Grande!’ esclamò Mark, mentre i ragazzi si davano il cinque.
‘Bravo cesso, hai fatto bene a lavorare per noi negli ultimi due anni, sei stato previdente! Hahahaha!!!!’ gli disse Alex lanciandogli un pezzo di toast mordicchiato che Francis si chinò per mangiare grato del regalo. Chris continuava a fissarlo spietato:
‘Facciamo così: appena torniamo a casa andiamo tutti in banca e tu svuoti il conto così ci dividiamo i NOSTRI soldi! Per il momento useremo la tua carta per pagare il resto della vacanza, che ne dici?’ glielo disse con un bellissimo sorriso glaciale che gli mandò un brivido per tutta la colonna vertebrale.
‘Si padrone, ne sarò felice padrone!’ proseguì senza ormai più volontà.
‘Bene!’ gli disse piano. Ancora quegli occhi marroni che sembravano arrivargli fin dentro l’anima. Jesse gli disse:
‘Beh, è più che giusto che tu ne sia felice, cazzo! Del resto tu ci appartieni, quindi tutto quello che hai adesso è nostro!’ gli dette un’altra pedata sul viso e continuò a deriderlo ‘Che cazzo ci fa un cesso come te con i soldi! Hahaha!!!’ Dopo qualche altro insulto i suoi padroni tornarono ad ignorarlo.
‘Allora è deciso ragazzi andiamo tutti a Los Angeles a vedere…’ ripresero il loro discorso mentre Francis respirava con affanno. Dentro di se sentiva il bisogno di dire loro qualcosa anche se una voce nella sua testa gli gridava NO, NO, NO, NON FARLO!!!! Ma doveva farlo, doveva farlo, erano i suoi padroni, era giusto che sapessero, era un loro diritto!! Chiuse gli occhi e si abbandonò all’oblio.
‘Padroni!’ interruppe i quattro adolescenti con la voce un po’ più alta del normale.
‘Che cazzo vuoi schiavo e come cazzo ti permetti di interromperci?’ lo apostrofò Jesse che era quello più vicino a lui. Lottò con se stesso per una manciata di secondi, poi Chris lo strattonò dalla catena togliendogli il respiro:
‘Allora!?’ gli urlo tenendo stretto il suo guinzaglio. Lui dette un paio di colpi di tosse poi iniziò:
‘Io ho un… un fondo fiduciario, sono soldi che i miei hanno messo da parte per me da quando sono nato. Entrerà in vigore da quando compirò 21 anni, tra un mese esatto…’ singhiozzava mentre si liberava l’anima da questo peso ‘…sono oltre 500.000 dollari e sono vostri se mi farete l’immenso onore di accettarli’ cominciò a piangere incontrollatamente, ma di gioia, si era liberato dell’ultimo frammento di coscienza che ancora lo legava al genere umano.
Il boato che seguì fu colossale, i ragazzi si davano il cinque, ma soprattutto ridevano a crepapelle. Jesse pensò bene di ‘carezzargli’ la testa con il piede mentre lui piangeva.
‘Hahahaha!!!! Certo che sono nostri!!! Hahahaha!!! Che gentili i tuoi genitori ad essere così premurosi!!! Hahahaha!!!!’ gli stava calpestando la faccia con cattiveria come si fa per spegnere una sigaretta. L’odore forte che emanava la sua pianta nuda mentre scivolava sulle sue lacrime gli arrivò dritto al cervello.
Intanto gli altri avevano cominciato a lanciarsi pezzi di cibo presi dall’euforia gridando ‘siamo ricchi!!’ Uova, pancetta, biscotti, muffins, tutto finiva sul pavimento.
‘Hahaha!!! Che gran figata!’ urlavano sguaiatamente i ragazzi. Mark intanto si era alzato e ora torreggiava su di lui:
‘Sai, ripensandoci non credo che lavorerò quest’estate checca…’ i suoi lineamenti scandinavi erano perfetti. L’aveva voltato e ora lo teneva schiacciato a terra con un piede sul petto ‘…me la godrò grattandomi le palle e spendendo tutti quei cazzo di soldi, sei contento?’ terminò la frase ridendo come un matto. Francis non riusciva a smettere di piangere.
‘Perché cazzo stai frignando adesso?!’ proseguì il ragazzo con gli occhi azzurrissimi ‘Cos’è, hai fame, merda?’ Guardò la tavola e sghignazzò ‘eccoti servito!’ Prese il piatto con le uova rimanenti e se ne cacciò in bocca una quantità enorme. Poi prese un pezzo di pane e cominciò a masticare anche quello, mugolando per il piacere del gusto. Dopo qualche secondo in cui gli altri ridacchiavano si tese in avanti appoggiando il peso sullo sterno del ragazzo.
‘Apri la bocca!’ gli disse Chris contento e Francis ubbidì ricevendo nella sua la poltiglia intrisa della saliva del bel biondo. Di nuovo inghiottì, grato del cibo che gli regalavano tra le risa dei suoi padroni.
‘Allora? Va meglio?’ gli chiese Mark. Francis non poté che annuire e ringraziare tentando di smettere di piangere. Poi Chris lo tirò per la catena di nuovo zittendo i suoi amici.
‘Sei stato uno schiavo proprio bravo, lo sai? Non potevamo sapere del malloppo, non l’avremmo mai saputo se tu non fossi venuto a dircelo come una brava troietta fedele! Hahaha!!!’ che viso perfidamente perfetto che aveva ‘Meriti una bella ricompensa!’ si alzò dalla sedia e lo strattonò a se, fino a che la sua faccia era a pochi centimetri dal paradiso. I suoi boxer bianchi erano macchiati di urina sul davanti. Si guardarono e Chris sorrise:
‘Ti piacerebbe affondare il naso qua in mezzo, vero?’ gli disse toccandosi il pacco. Risatine e fischi da parte degli altri. Francis non sapeva più trovare le parole, gli batteva il cuore all’impazzata, avrebbe ucciso perché accadesse.
‘Si padrone… ti prego… ti supplico…’ gli disse con tutto l’amore che aveva dentro tra le lacrime che continuavano a scendergli. Il ghigno di Chris si fece più malefico se possibile:
‘Beh! Mi spiace per te ma non te lo meriti ancora! Per oggi il naso me lo infili nel culo, sei contento! Hahaha!!!’ si voltò e si fece passare la catena in mezzo alle gambe in modo da potergli forzare il viso tra le natiche. Grandi risate dagli altri, Jesse e Mark si tenevano la pancia mentre Alex pianto il suo piede sulla nuca dello schiavo per facilitare il compito all’amico. L’odore di merda era forte, misto al sudore stantio, non era preparato ad uno schifo del genere, ma era contento. Anche se per pochi secondi era stato vicino al pene di Chris, questo era un regalo immenso, qualcosa in cui non avrebbe mai sperato.
‘Allora? Com’è?’ gli chiese Chris voltando la testa all’indietro e la sua risposta venne coperta dalla confusione che facevano gli altri. Anche Chris rideva a crepapelle. Si sporse in avanti e tese gli addominali per poi inondargli il viso di una gigantesca, colossale e mefitica scorreggia.
‘Tieni! Hahahaha! E’ da prima che la tengo, cazzo!! Goditela! E’ tutta per te, come ricompensa per tutta quella grana, cesso!!! Hahahahaha!!!!!!’ Nel ridere Jesse urtò un bicchiere di latte che si rovesciò sul pavimento.
Quando Chris ritenne di essere stato abbastanza generoso lasciò la sua catena, si voltò e lo afferrò per i capelli:
‘Come si dice?’
‘Grazie padrone, grazie infinite per il tuo regalo’ Chris continuò a ridere con gli altri e gli buttò via la testa. Lo umiliarono euforici per qualche altro minuto, poi andarono in camera. Tornarono poco dopo vestiti e con ai piedi le scarpe che lui gli aveva amorevolmente pulito. Lo trovarono nella stessa posizione, il volto sfatto, ma una sorta di sorriso ebete sulle labbra.
‘C’è la tua colazione sul pavimento, perché non la mangi?’ gli disse Jesse, indicando i postumi della loro battaglia di cibo.
‘Si padrone’ si affrettò a dirgli il laureando in fisica. Cominciò a leccare le uova strapazzate dal pavimento lurido.
‘Mmmmm! Buono!’ disse loro.
‘Bravo! E se hai sete…’ Alex gli indicò il suo familiare abbeveratoio pieno di piscio.
‘Grazie, padroni, grazie!’ riprese a leccare. I ragazzi uscirono dalla porta d’ingresso uno dopo l’altro ridacchiando felici, dandosi pacche sulle spalle, allegri come non mai a causa dell’inaspettata novità. Poi Chris guardò indietro.
‘Cazzo, certo che fai proprio schifo!’ gli disse ‘Ti rendi conto che hai appena detto addio a mezzo milione di dollari checca? Mezzo…milione…di dollari!’ glielo disse con una lentezza inenarrabile ‘Pouf! Spariti per sempre!’ aggiunse con un risolino.
‘Si padrone’ replicò l’altro.
‘Voglio che tu assapori BENE questo momento, schiavo! Cosa si prova a perdere tutti quei soldi in un colpo?’ gli disse maligno. Francis alzò la testa e lo guardò. Le lacrime che tornarono a rigargli il volto. Era incapace di parlare e Chris continuò a sorridergli.
‘Cos’è, non lo sai?’ continuò ‘Allora te lo dico io cosa provi’ fece una piccola pausa ‘sei felice… felice come mai lo sei stato in vita tua e lo sai perché?’ lo schiavo scosse la testa attento ad ogni parola che la sua bocca ipnotica pronunciava.
‘Perché per un brevissimo istante nella tua esistenza di merda hai potuto contribuire considerevolmente alla felicità dei tuoi padroni! Hai capito?’ Una piccola pausa poi:
‘SI padrone, ho capito…’
‘Non ti ricapiterà mai più un’occasione del genere, cazzo! MAI! Hahaha!!! Anzi, lo sai che ti dico? Probabilmente questo è stato il momento più bello che vivrai in tutta la tua vita! Hahaha!! Devi farne tesoro, da qui in poi il tuo è un viaggio verso l’inferno, hahaha!!!’
‘Si padrone, sono molto felice padrone’ ormai il cervello parlava da solo, come al solito trovava sempre le cose giuste da dire.
‘Dimmi perché fai tutto questo?!’ lo interrogò il ragazzo.
‘Perché sono nato schiavo padrone!’ Chris sorrise.
‘Esatto! Sei una merda, non vali un cazzo di niente’ alzò le spalle ‘Niente!’ ripeté scrollandole ‘e sarà così per tutto il resto della tua stupida…’ gli pestò la faccia ‘inutile…’ ancora pressione sul suo viso ‘…cazzo di vita! Lo capisci?!’ proseguì il ragazzo con la voce sempre più divertita.
‘Si padrone, grazie padrone, il mio solo scopo è di servire voi padrone.’ Il ragazzo sorrise.
‘Ci puoi scommettere cazzo!’ Tirò su col naso e sputò per terra a pochi centimetri dalla faccia di Francis. Il ragazzo si precipitò a leccarlo. Chris gli rivolse un ultimo ghigno disgustato, poi si avviò verso la porta mormorando:
‘Frocio di merda!’
Francis sentì il loro vociare, poi il motore della Jeep e rimase lì a fare il suo dovere, felice. Davvero felice adesso ripetendosi nella sua mente ormai completamente traviata e succube:
‘Mi ha fatto un regalo, Chris mi vuole bene, che bel regalo, Chris mi vuole bene, sono stato bravo, sono felice…’

Epilogo:

‘Ciao Chris!’ Julie saltò al collo del suo ragazzo baciandolo appassionatamente. Jesse aveva parcheggiato davanti a casa sua per ‘depositare’ Francis.
‘Ciao amore, come stai?’
‘Grazie ancora Chris, non sai che piacere mi hai fatto!!’ Gli disse lei annuendo verso suo fratello. Chris sorrise.
‘Beh, sai una cosa? Tuo fratello ci ha fatto divertire tanto.’ pausa ‘Ti dirò di più, …’ si voltò verso Francis che stava scendendo di macchina e sorrise sornione ‘…questa vacanza non non sarebbe stata la stessa senza di lui!’ Lei alzò un sopracciglio sorpresa. Anche gli altri tre la salutarono, mentre lei si mosse verso suo fratello e lo abbracciò affettuosa. Poi fece una faccia strana e arricciò il naso:
‘Wow! Mi sa che hai bisogno di farti una doccia Fran!’ il ragazzo era un po’ imbarazzato e gli altri cominciarono a ridere.
‘Gliel’abbiamo detto anche noi Julie!’ le disse Mark ‘Ma non ha voluto sentire ragioni, ha detto che preferiva un odore più mascolino! Hahaha!!’ Francis rise, sapeva che doveva, per non rovinare quel perfetto gioco di umiliazione che ai padroni piaceva tanto.
‘Uomini!’ mormorò Julie ‘Beh, comunque ti sei divertito?’ continuò rivolta al fratello. Francis guardò i suoi padroni per una frazione di secondo.
‘E’ stato il viaggio più bello della mia vita!’ dichiarò convinto ‘grazie ragazzi, grazie davvero’ continuò rivolgendosi adesso ai quattro liceali sorridenti:
‘Hehehe! Quando vuoi amico!’ gli disse Jesse ‘Ora che abbiamo legato non ti libererai di noi!’ continuò mascherando con una battuta una verità assoluta, schiacciante e bellissima. Francis gli sorrise a sua volta.
‘Intanto ci vediamo domattina per l’allenamento, ricordi?’ continuò Alex malcelando un ghigno.
‘Si, certo… l’allenamento… a domani allora…’ si fermò prima di dire ‘padroni’, era talmente abituato ormai che non gli sembrava naturale rivolgersi a loro con una tale mancanza di rispetto. Non lo era, avrebbero dovuto punirlo per questo. Ma i suoi padroni lo salutarono. Chris baciò sua sorella dandole appuntamento per la sera stessa. Poi si incamminarono verso la porta di casa e Francis si voltò indietro a cercare quello sguardo indescrivibile che tanto amava. Lo trovò. Chris lo fissava poi gli fece un sorriso. Malefico è vero, ma la sua giornata era già illuminata.

Dopo un paio d’ore in cui aveva raccontato una serie infinita di balle alla sua famiglia entrò in camera sua e chiuse la porta. Si inginocchiò per terra e chiuse gli occhi per un attimo. Gli mancavano già. I suoi aguzzini gli mancavano. Gli mancava la possibilità di servirli e farli divertire. Prese il borsone ed aprì la lampo. Era pieno della loro biancheria sporca. Avevano gettato via tutti i suoi vestiti naturalmente e gli avevano detto di lavare i loro boxer e i loro calzini ma non prima di averli smacchiati con la lingua uno per uno. Prese un paio di mutande grigie, se le strinse al naso e inspirò profondamente. Chissà di chi erano? Chi ci aveva sudato? A chi apparteneva quell’odore? Avevano ragione aveva ancora bisogno di allenamento, tanto allenamento. Guardò i boxer che aveva in mano. C’era una strisciata marrone sul retro e, com’era suo dovere, l’assaggiò, tentando di mandarla via. Poco male, di allenamento ne avrebbe ricevuto a bizzeffe nei prossimi tre anni perlomeno. Gli anni del college, gli anni in cui avrebbe ceduto il proprio appartamento nel campus a Chris e Jesse e dove avrebbe vissuto felice, senza più una preoccupazione al mondo, senza più una decisione da prendere. Loro avrebbero deciso per lui che finalmente aveva capito la totale verità delle loro parole preziose, accettando completamente e di buon grado il giusto posto che l’universo, nella sua infinita saggezza, gli aveva assegnato.

Leave a Reply