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Amore fra due ufficiali francesi in Africa fine XIX secolo
Storia d’amore tra maschi
E smettila!
Lo schiaffo arrivò veloce e secco sul viso del tenente Derrieux. L’ufficiale soppesò per un momento se valesse la pena di fare un duello per lo schiaffo che si era meritato . Ma considerò: Siamo in terra d’Africa e ci sono altri modi per morire. I colleghi fecero finta di niente e io fui grato a Vivaldi per avermi difeso.
In quell’angolo di Marocco vicino alle piste del deserto, eravamo tutti giovani ufficiali appena usciti dall’accademia, ma Vivaldi era tra noi il più anziano e io il più giovane. Fatto che unito alla mia persona sottile, alta e slanciata, poco muscolosa con un incarnato rosa che più si addiceva a una femminuccia e una passione per la letteratura, aveva fatto inarcare più volte le sopracciglia degli altri ufficiali che avevano notato la mia assenza alle regolari visite del bordello. Per colmo di sfortuna sculettavo, non perché lo volessi o mi piacesse, ma perché era il ricordo di un colpo di lancia che durante la spedizione a Timbuctù un cavaliere cafro aveva inflitto alla mia coscia destra. In verità non mi piaceva la vita militare, ma dato che orfano ero stato affidato allo zio generale, questi mi aveva indirizzato alla carriera di ufficiale. “farà di te un vero uomo e ti toglierà quell’aspetto da femminuccia” così aveva detto. “Oprick!”, la voce di Vivaldi interruppe le mie considerazioni richiamandomi alla routine quotidiana. Curioso Vivaldi che come me amava leggere , sbirciò la copertina del libro che tenevo in mano “Une saison en enfer” “Ah Rimbaud e Verlaine” disse sorridendo.
Era mercoledì giorno di visita al bordello di Madame Tissot, una matura prostituta brettone diventata tenutaria del miglior bordello del Marocco meridionale. Quella sera, per evitare ulteriori commenti sulla mia persona e anche per far pace con Derriex lo invitai a gustare la pollastra appena arrivata da Rabat di nome Paulette. Muovendomi col gruppo di ufficiale verso il bordello non mi sentivo particolarmente felice e con una occhiata di traverso notai che anche per Vivaldi era più dovere che piacere. Comunque, per cancellare i segni della nottata, al mattino presto mi recai al Hammam. Con mia sorpresa, trovai già svestito Vivaldi che commentò sorridendo che niente di meglio di una visita al bagno turco per ripulire il corpo dal lerciume del bordello e forse anche rinfrancare l’anima schifata .CI spogliammo per entrare nella vasca di acqua calda profumata e vidi che anche lui era completamente rasato. Occhieggiai il suo pube liscio e lui confermò “ottimo contro pidocchi e piattole.” Annuii anche se per me essere rasato voleva dire essere meno maschio. Non potei fare a meno di fare un confronto forse letterario ma giusto. Il corpo di Viviani era quello di un eroe acheo combattente a Troia mentre il mio era quello di un efebo un poco cresciuto.
Ci accomodammo sui lettini e lasciammo che gli inservienti ci massaggiassero. Osservando suoi muscoli , massa di solida carne impastata dalle mani del massaggiatore, una strana sensazione si impadronì di me . Mi sentivo a disagio e vidi che la mia verga stava cambiando di dimensione. Mi alzai di scatto e corsi alla fontana di acqua fredda. Sorprendendomi, con un sorriso malizioso Vivaldi mi raggiunse e senza soverchio pudore rinfrescò la sua verga che forse a causa del massaggio si era drizzata. Rilassati tornammo al comando. Lungo il percorso parlammo di viaggi e visite di musei, ma arrivati una sgradevole sorpresa ci attendeva. Dovevamo andare in missione e il viaggio non portava a Parigi o Vienna ma una località sperduta sulle montagne dell’Alto Atlante dove sembrava, covasse una rivolta.
Furono giorni di noia infinita, alleggeriti dalle conversazioni su arte e letteratura. Una sera vidi due nostri fucilieri berberi allontanarsi silenziosamente e dirigersi verso un boschetto di mandorli. Tornarono a notte fonda riportando alle tende due bellissimi adolescenti. I loro corpi nascosti da uno straccetto intorno ai fianchi che non copriva quasi niente. Avevano corpi come giunchi e uno sguardo compiacente. Quando, avendoci visto si voltarono sorridendoci, non potei non ammirare quelle teste ricciute con occhi azzurri e labbra carnose. Guardai Vivaldi, chiedendo con lo sguardo cosa ne pensasse. “Beh “ mi rispose, “uso locale. Le donne non si toccano così i ragazzini fino alla pubertà sono considerati femminucce e come tali usati. ““Anche in anum “chiesi curioso” Sì e anche in ore” rispose Vivaldi. Guardando meglio gli adolescenti che nel frattempo si erano denudati per lavarsi prima di entrare nella tenda dei fucilieri trovai che era giusto che qualcuno possedesse quei corpi esili e flessuoso come di giovinette vergini. Ne provai quasi invidia. Forse Vivaldi mi lesse il pensiero negli occhi perché mi prese la mano e fece rientrare nella tenda sussurrando “lascia perdere non è roba per te.” Fu così che mi resi conto che alcuni ufficiali contegnosi e spocchiosi che in madrepatria non avrebbero osato di amare dei cinedi, qui avevano come amanti degli adolescenti arabi o berberi.
Vivaldi rispose alla muta domanda che sembrava non voler uscire dalla mia bocca. “ Oprick, non me ne frega niente se amano culetti o fighette. Importante che combattano bene . Poi si divertano come vogliono. Fine del discorso”.
Noi siamo quello che ci sentiamo di essere o quello che gli altri immaginano noi si sia?
Mi aveva preso una profonda tristezza. Sentivo che mi mancava una parte di affetti. Dopo la madre avevo cercato affetto in Clara. Una ragazza per bene che si comportava moto saggiamente, in previsione di essere futura sposa. Mi ero sentito soffocare e grazie al cielo l’ordine di trasferimento del mio reggimento in Marocco mi aveva salvato.
Poi a Rabat e Fez avevo frequentato ragazze di buona famiglia deliziosamente facili e deliziose signore estremamente facili. Sentivo i miei colleghi parlare delle meraviglie del sesso ma a me la cosa lasciava indifferente .Il viaggio con Vivaldi ,deciso perché la temperatura nel deserto era calata, mi offrì la possibilità di uscire dal trantran del servizio di guarigione.
Dovevamo, in abiti civili come usavano gli scienziati, fare un giro di ispezione per le oasi ai piedi del Grande Atlante. La proposta mi stuzzicava anche perché ero curioso di sapere della vita di Vivaldi che sui fatti suoi era molto discreto, e questo giro sembrava l’occasione propizia. Sentivo che avevamo molto in comune e volevo approfondire la conoscenza. Così ci facemmo assegnare una tenda per due, due guide arabe, viveri munizioni, strumenti scientifici e su consiglio di Salomone Sadi il nostro amico israelita, una congrua quantità di monete d’argento intese a facilitarci la vita.
Il tre di ottobre partimmo. ”Vivaldi tu sei Socrate e io Platone tuo discepolo. ”dissi “O forse vorresti essere Alcibiade” mi rispose celiando Vivaldi. La frase mi suonò strana. Comunque mi piaceva ascoltare questo collega che pur sapiente come un professore della Sorbona e acuto come un giurista inglese, aveva il fisico asciutto e la maschia ruvidezza del militare. Mi coinvolse anche in lunghe maratone notturne, corse fatte a ritmo sostenuto che ci rinforzavano il fisico. Come ho raccontato, avevo proprio bisogno di irrobustirmi per confrontarmi con quella splendida macchina di muscoli che era Vivaldi. Sì, ero invidioso e se avessi saputo disegnare lo avrei raffigurato nudo con i muscoli tesi allo spasimo come un discobolo alle gare di Olimpia. Quando gli espressi la mia invidia, Vivaldi lasciò che la sua rossa bocca e gli occhi azzurri ridessero di me . “Ma come sei invidioso di un bisteccone? Sapessi quanti alla guarnigione ammirano il tuo fisico asciutto e il tuo portamento elegante per non dire di come invidiano la tua raffinatezza nel parlare.” Si fermò un attimo e aggiunse in un tono fra l’inquisitivo e l’affermativo “ chissà quante signorine hanno spasimato tenendoti fra le braccia. “Non seppi cosa rispondere. Dal profondo del cuore veniva la risposta che essere fra le braccia di una donna mi lasciava indifferente, ma la cautela mi consigliò di non rispondere
Confessai a me stesso che mi piaceva stare in compagnia di Vivaldi. Quello stare noi due soli, lontano dalla guarnigione, liberi di non parlare di scemenze, mi intrigava. Decidemmo di compiere una ulteriore ricognizione per arrivare ad una località fornita di abbondante acqua. Lasciammo le guide arabe al campo base e grazie all’arabo che avevo studiato comprai per cinque monete d’argento la protezione del capo del villaggio. Vivaldi era dubbioso ma lo assicurai che i berberi erano uomini d’onore.
Avevamo una piccola tenda con giusto il posto per dormire e due pioli a cui legare i cavalli. Vivaldi propose di lavarci visto che erano dieci giorni che solo inumidivamo gli occhi. Convenimmo di strofinarci a vicenda. L’acqua scendeva da una fenditura della roccia in quantità giusto bastante a lavarci. Eravamo due sodati ,quindi non avemmo pudore di spogliarci. Ma nudi sotto l’acqua mi prese uno strano sentimento nel guardare i suoi muscoli. Vidi il torace ampio che scendeva sugli addominali scolpiti le gambe muscolose le natiche tonde e un grosso membro che spuntava dal pube rasato. Il tutto mi rese inquieto. Era come sentissi delle farfalle nello stomaco. Cosa avevo da offrire io? Un corpo longilineo depilato con natiche piccole come una femminuccia, un piccolo pene appena discreto e una maledetta ferita che mi faceva sculettare quando camminavo. Vivaldi mi guardo e non rise di me anzi mi sorrise con quella tenerezza che riservi agli amici che ami quando dopo un lungo viaggio si ricongiungono a te.
Il tempo cambiò repentinamente. Un vento gelido proveniente dal lontano oceano ci fece rabbrividire. Il programma era una notte gelida nella piccola tenda e io già avevo iniziato a tremare.” Su vieni”,
Vivaldi mi portò nella tenda. Tra la tenda e gli alberi aveva acceso un piccolo fuoco che non scaldava ma solo arrossa l’aria. Mangiammo un poco di carne secca e biscotto e bevemmo la bottiglia di vino che sino ad allora avevamo nascosto per rispetto degli arabi. Poi andammo a dormire vestiti.
Non so come, nel sonno forse per scaldarsi Vivaldi mi abbracciò e si addormentò. Non ero comodo , ma la situazione mi piaceva. Sentirsi vicino preso da una persona che si stima, che intuisci ti faccia maturare come se tu fossi un discepolo ansioso di imparare e grato al suo maestro. Il mattino ci trovò ancora abbracciati e io che riposavo col mio ventre sul suo ventre, sentii come un pugno che si frapponeva fra noi . Non guardai ma capii che forse aveva fatto un gradevole sogno e che la sua virilità era cresciuta. Ma perplesso mi accorsi che anche il mio pene aveva assunto una rilevante dimensione e non avevo fatto sogni, solo mi ero stretto al mio amico. Al mattino, non osammo guardarci negli occhi e imbarazzati parlammo del viaggio. Decidemmo di fermarci ancora tre giorni all’oasi per riposare e riordinare gli appunti per la relazione finale.
Il capo del villaggio a nord dell’oasi, ben disposto per il nostro comportamento e sicuramente per le monete d’argento che gli avevo regalato, ci raggiunse e saputo che parlavo arabo e non necessitavo delle guide, si intrattenne con me.
Mi prese da parte e spiegò che se gli umori fossero restati troppo nel corpo si sarebbe potuto impazzire. Perciò mi proponeva di affittare due graziose schiavette nubiane che al momento erano prigioniere nel villaggio . La ringrazia e consultatomii con Viviani decisi cortesemente di rifiutare. Il capo stupito si allontanò a parlare con le guide e dopo poco tornò con due maschietti neppure adolescenti nudi.
Si schiarì la voce e disse che in fondo non importava dove mettessimo il membro purché ci liberassimo dagli umori velenosi. Ero molto imbarazzato anche perché i maschietti erano anche più belli delle femminucce. Sottili e con graziosi membri che si drizzavano puntandoci. Forse avrei potuto accettare, ma Vivaldi intervenne e diplomaticamente ringraziò il capo per la sua saggezza. Fece però rilevare che eravamo scienziati e come i dervisci legati a voti di castità. Tuttavia, se volesse avrebbe preso i ragazzini e portato con noi a Rabat. Naturalmente Vivaldi parlò in francese e io tradussi. “No ” rispose il capo irritato “i puttanelli servono per i viaggiatori e portano a noi guadagno” Così la offerta vene ritirata e dimenticata. Però Vivaldi e io ci eravamo accorti che i corpi dei ragazzini avevano acceso in noi una inquietudine. Decidemmo di smontare la tenda e ripartire subito. A un giorno di viaggio trovammo la collina di Al Madresch.
Salomone Sadi ci aveva dato una lettera di presentazione per un suo socio che ci mise a disposizione una lussuosa villetta dotata di un piccolo bagno turco. La collina fittamente alberata aveva alla sommità una radura con un laghetto dovuto alla zampillante sorgente che lo sovrastava di una ventina di metri.
Il socio era dovuto partire e perciò fummo risparmiati dai doveri di ospitalità e optammo per farci un bagno e poi andare a fare un giro nel bosco. Non avevamo servitù, perciò decidemmo di lavarci a vicenda. I nostri corpi erano illuminati dalla discreta luce lunare che dalla finestra si rifletteva sull’acqua profumata. Ci denudammo per insaponarci ed entrare nella vasca. Ricordai i maschi eroi achei che a Troia nudi si lavavano prima della battaglia. Febbrilmente quasi impazienti, entrammo nell’acqua strofinandoci a vicenda per toglierci la polvere dei giorni passati nel deserto. Eravamo uomini di buona famiglia e sapevamo che il bagno puliva e doveva essere veloce, ma non so come le nostre mani indugiavano passando lentamente sulle spalle, indugiando sui pettorali, si fermavano sugli addominali, sfregavano lentamente le natiche che toccate si indurivano. Non so come le nostre mani si fermarono sui genitali e insaponandoli ci rendemmo conto che la loro virilità cresceva . Lasciammo ancora un momento le mani accarezzare la crescente bellezza della crescita. Poi, quasi dispiaciuti i nostri corpi si separarono.
Disperatamente confuso mi feci coraggio e lo baciai . Su quelle belle labbra rosse che avrei voluto sentire sul mio corpo, su quel viso che mi ispirava fiducia, su quelle mani che sentivo non mi avrebbero mai abbandonato, posai timoroso le labbra. Sorpreso Vivaldi alzò gli occhi alla mia fronte, sorrise e mi baciò. Ma se il mio bacio era quello di un timido liceale, il suo era del maschio militare dominante ,una forte lingua che vinta la debole difesa dei miei denti, prendeva possesso della mia bocca . Mi strinse a sé, facendomi sentire la vastità della sua mascolinità mentre io freneticamente cercavo di toccare ogni piega della sua pelle. E quella notte non più andammo avanti.
Il mattino ci accolse stretti nudi come amanti sprofondati in un sonno divino.
La colazione fu di uomini che si vergognavano. Due militari abbastanza rudi, abbastanza vissuti, che erano caduti nella trappola delle passioni carnali.
Volevo chiarirmi e iniziai a raccontargli di me. Pensavo che aprendomi e spiegando il mio essere, non mi sarei più vergognato della mia debolezza. Raccontai della infanzia senza affetto, degli amici scomparsi quando per la morte di pio padre eravamo diventati poveri, della mia solitudine e del desiderio di avere un amico a cui appoggiarmi. Del soffrire per avere una natura sensibile e un corpo femmineo che avevo cercato di migliorare facendo il militare. Ma forse dissi, in me vive una anima di donna.
Questo era l’invito perché anche Vivaldi raccontasse.
“ Vedi Oprick, tu sei sceso dall’alto in basso ma sei restato un signore, io figlio di bottegai poveri ho dovuto faticosamente salire gradino dopo gradino le scale dei ricchi per diventarlo. Se per te l’esercito è servito a farti uomo, a me è servito per farmi gentiluomo.” “Come mai sei finito in Marocco ”chiesi .”Io ci sono finito per evitare un matrimonio e tu Viviani?” In attesa della risposta mi stavo perdendo in quegli occhi chiari circondati da piccole rughe. ”Ah Oprick, ero sposato . Matrimonio per soldi naturalmente, suoi ovviamente. M non funzionò. Lei voleva un maschio brutale che, come fanno i veri uomini, la sbattesse più volte al giorno lasciandola senza fiato. Io mi sentivo capace al massimo di un gentile rapporto amoroso. Poco sesso, molto e parole, un pizzico di umorismo e grande amore per la cultura. Eravamo i due opposti e lei si fece un amante nerboruto e brutale. Poco male perché, avrai capito non mi sentivo particolarmente attratto dalle donne specie se erano come mia moglie.
Divorziammo elegantemente, io a causa dell’impegno militare che mi portava lontano, lei a causa di una eccessiva sensibilità nervosa.”
Ci guardammo come se ci vedessimo per la prima volta. Ci sentivamo come due naufraghi che approdati alla stessa isola trovano il compagno ideale.
La tristezza di Vivaldi mi intenerì. Dunque, era una noce, dura all’esterno ma con un gheriglio tenero e saporito.
Lo presi per un braccio, ma lui si liberò e mi abbracciò in vita. Così ci nascondemmo nel giardinetto alberato creato con cura sul retro della villa. Parlammo delle nostre vite facendo con le parole cerchi larghi che a poco a poco si restringevano come fosse la visione al contrario di un sasso gettato in acqua . Il desiderio e la vicinanza di quel bel corpo che mi portava a tremare di piacere e rendeva le gambe molli, facendomi desiderare di stringerlo ancor di più a me, mi spinse ad osare. “Senza amare non si vive” dissi” Vivaldi cosa cerchi allora?” “cerco in una persona non una storia come tante altre. Non un racconto inviato ai sensi, ma al cuore. Da non dimenticare. Non gesti e parole che finito l’incanto disturbano, non l’urlo del sesso, né la brutalità dei corpi sazi e stanchi di piacere. Voglio essere parte, non della carne, non dell’ovvio del quotidiano, ma dell’impalpabile materia dei sogni da condividere. “
Stupii , parlava dei miei sentimenti, dunque eravamo uguali. Gli sorrisi, passai tremante la punta delle dita sulle labbra e dissi “anche io così.” Senza vergogna per la nostra nudità, senza pudore, come una femmina svergognata lo accarezzai e accarezzai la sua virilità poi lo trascinai sotto la palma da dattero maschia e mi inginocchiai di fronte a lui abbracciandogli le ginocchia.
“Vivaldi, non volevo, ho combattuto e ho perso. Ti prego voglio essere il tuo amante, anche solo il tuo ragazzo di piacere, essere la tua donna, darmi a te sottomesso perché tu svergini la femmina che è in me. Prendimi sono senza dignità.” I miei occhi pieni di lacrime si volsero in alto a guardare quell’uomo che ora con tutte le mie forze desideravo che mi prendesse e facesse suo.
Vivaldi non sembro stupito, un velo di tenerezza addolci il suo viso e mi guardò come se avesse sempre saputo cosa volessi e avesse atteso paziente che mi rivelassi. Mi rialzò e mi strinse in un abbraccio divino lasciando che i nostri corpi nudi si conoscessero ed i sessi si desiderassero. Dopo attimi celestiali in cui mi sentivo soffuso di amore e desiderio, mi parlò. Dapprima come maestro a discepolo sgridandomi per aver troppo atteso ad aprirmi quando tutto, dalle occhiate ai movimenti del corpo parlava del suo amore. Poi si fece serio.
“ Sciocco pensi veramente che senza te non saprei dove infilare il mio cazzo, che il tuo culetto è meglio di una figa, che la tua bocca è il giusto posto per essere amato? Non hai capito le mie parole ! Ma già, non avevi capito che ti corteggiavo sino dal nostro arrivo in Marocco.
Non voglio che tu sia il mio puttanello o il mio femmino o la mia donna, o altro.
Ti voglio come l’amico che amo e stimo. Ti voglio per amarti come fanno i maschi valorosi che cacciano il leone e sempre in compagnia combattono.
Ti voglio mio amato, per condividere il piacere che ci daranno i corpi e le fantasie che ci regalerà la mente.”
Le parole dette saziarono le nostre anime, ma i corpi eccitati chiesero di non essere dimenticati.
Così nella erba fresca mentre il sole si alzava, ci prendemmo uno dell’altro . Ci demmo piacere in ogni modo e luogo del nostro corpo. Con amore lasciai che lui prendesse la mia bocca, il fiore fra le natiche, che le sue mani accarezzassero il mio pene sino farmi godere. Poi gli chiesi di penetrare con forza in me, di essere maschio brutale e inondarmi le viscere del suo sperma. Soddisfatto come il puttanello che mi sentivo di essere malgrado il suo rimprovero, mi accasciai nell’erba sazio di amore e mi addormentai.
Al risveglio Vivaldi disse ”Amore ore sei tu che devi possedermi. La mia bocca, il mio culo sono tuoi. Amami come ti piacerà. Ero senza esperienza e perciò impacciato , ma lo presi. Infine, quando inondai di sperma il suo culetto dalle sode natiche, lo sentii soddisfatto gemere di piacere.
La nostra storia d’amore venne celata agli estranei .Consegnammo la relazione non giustificando il ritardo nel ritorno.
Ritorno che ci aveva visto eroi.
Attraversando l’ultimo tratto di deserto, sentimmo delle urla in lontananza. Abbandonati gli asinelli e armati i fucili corremmo a vedere cosa stesse accadendo.
Una torma urlante di predoni a cavallo aveva assalito una carovana rapinandola mentre le donne ed i fucilieri marocchini si preparavano a fuggire.
LI raggiungemmo e indicammo una sperduta moschea in cui rifugiarsi. Sapevo che l’ospitalità data a donne e bambini è sacra per gli arabi. così chiedemmo all’imam protezione.
Noi, io e Vivaldi e i fucilieri restammo fuori dalla porta pronti a difenderci dai predoni.
Con mia sorpresa i fucilieri gettarono le armi e alzate le mani fuggirono.” Vigliacchi” gridai e mi misi spalla contro spalla con Vivaldi per proteggerci. Vivaldi un poco melodrammaticamente disse in greco “Erastis filos! Bene mio amante amico è un buon giorno per morire”. Non risposi perché dopo aver consumato le cartucce cercavo di tenere a bada i cavalieri minacciandoli con la baionetta innestata sul fucile.
La lotta durò paco. I fucilieri marocchini fuggiti vennero fatti prigionieri e noi ufficiali fummo presi con una rete lanciata che permise di catturarci come fossimo quaglie. I maledetti predoni avevano steso dei tappeti sulle dune e stavano preparando il caffè. Venimmo portati di fronte al loro capo che scoperto il viso, si fece riconoscere come Aucktar el Rjul Hakim capo tribù che più volte avevamo incontrato.
Ci fece slegare e mettere insieme ai fucilieri. Poi dette un secco ordine che tradussi a Victor.
“I cani traditori vigliacchi che sono fuggiti senza proteggere le donne non sono uomini. Castrateli. I frengi ufficiali sono uomini d’onore.” Ci porse la tazza di caffè per confermarci la sua protezione.
Felice di essere vivo, lo ringraziai e secondo l’uso gli augurai una grande discendenza e il possesso di splendidi destrieri. Certamente il mio arabo, che era quello muthaqaf cioè colto ci aiutò.
Ci accompagnarono sino alla vicina guarnigione di Farum . Alle porte del fortino ci presero le armi tutte le vettovaglie gli asinelli e anche gli strumenti ottici. Solo, su mia richiesta il kitab cioè il libro ovvero la relazione che avevo scritto ci fu lasciato.
Il mattino dopo arrivarono le donne scortate dai predoni mentre i fucilieri castrati furono venduti come schiavi.
Chiesi al comandante di lasciarmi gestire la situazione e Viviani ebbe l’intuizione di offrire caffè, sigarette e grossi grani di zucchero cristallizzato. Lo sceicco sorrise perché così eravamo legati dalle leggi dell’ospitalità.
“Ben fatto” disse” tu e il tuo amante siete uomini onesti e valorosi guerrieri andate in pace, salaam aleikum.”
Come avesse capito del nostro amore non seppi mai.
A Rabat venimmo accolti come eroi e decorati e anche premiati per la relazione che avrebbe fatto da guida alla penetrazione francese nelle montagne dell’Atlante.

Ma qualche voce su me e Vivaldi incominciava a circolare, così il generale Villard, massone, uomo cdi cultura e puttaniere riconosciuto, buon amico della mia famiglia, escogitò una soluzione diplomatica per allontanarci dal nido di vipere marocchino. Senza danno per l’esercito.
Con la scusa del nostro alto livello culturale, fummo trasferiti a Parigi dove Vivaldi divenne professore di tattica militare nei conflitti coloniali alla scuola di perfezionamento degli ufficiali di cavalleria ed io, direttore alla biblioteca del ministero della guerra. settore quattro Arabi del Nord Africa.
Nei restanti anni di servizio nell’esercito, non ritornammo più in Marocco e venimmo dignitosamente messi da parte anche se la nostra scapolaggine e il rifiuto di sposarci fecero correre qualche sospetto di omofilia che contrastammo con un comportamento di basso profilo e visite al bordello di Madame Sissy, lesbica comprensiva che ci offriva copertura lodando la nostra “ars amandi” discreta e rispettosa delle femmine. Benestanti ci permettevamo viaggi in Oriente specie Turchia e Persia dove potevamo con maggiore facilità essere noi stessi.
Victor era un amante gentile. Avevamo iniziato con una relazione da Maestro a discepolo che col tempo si era trasformata in una amicizia di maschi che si rispettavano. Solo una volta a Istanbul la nostra relazione fu messa in crisi da un bellissimo efebo rumeno che si offri come puttanello ad entrambi. I parlammo e Victor disse “ non fa per noi”
Per punire questo adolescente sfacciato, lo facemmo brutalmente possedere dal baffuto curdo capo portabagagli del nostro albergo a Prinkipos l’isola dove passavamo le vacanze quando Istanbul faceva troppo caldo.
Dopo 27 anni di servizio ci ritirammo in pensione.
Io avevo 52 anni e Vivaldi (continuavamo a chiamarci per cognome) quasi 58.
Il mio fisico cominciava a cedere. non più sottile, con qualche rotolino di grasso, le natiche meno sode e qualche difficoltà di erezione , temevo di non piacere più a Vivaldi.
Sapendo che era più carnale di me, gli proposi di prendersi un maschietto per il sesso. Non mi sarei offeso sapendo che mi amava, aggiunsi.
Dopo trenta anni dalla prima volta, ricevetti una sberla. “ Stupido e ancora stupido “ mi urlo Vivaldi “Pensi se avessi voluto un altro culetto da sfondare o una bocca per farmi ciucciare non lo avrei fatto con o senza tuo permesso? Non hai, dopo così tanti anni capito che tu sei il mio uomo e io il tuo uomo ?Che tu sei la mia amante e io la tua amante?” Umiliato piansi come quella lontana sera sotto la palma quando lui mi aveva posseduto per la prima volta.
Di nuovi mi asciugò le lacrime come allora e mi portò nella nostra camera da letto. Mi mise di fronte al grande specchio che avevamo fatto installare.
“Cosa vedi?” chiese. Temevo la verità, ma tra le lacrime mi vidi come allora con lui al mio fianco. Belli, radiosi, giovani. I nostri membri eretti pronti ad amare ed essere amati. “Vedi quanto ti amo e desidero” disse Vivaldi e lì in piedi come due finocchietti adolescenti ci amammo . Lo sentii entrare in me e fecondarmi. Poi lo feci appoggiale con le mani sullo specchio e a mia volta feci scivolare il mio membro dentro lui. Goloso spiai con gioia il suo viso sullo specchio. Vedevo riflesso nel sorriso e negli occhi azzurri, il piacere che gli stavo dando.
Poi come stupidi giovani amante ci rifugiammo nel letto e per tutta la notte facemmo l’amore.
Per curare qualche acciacco comprammo una villetta con spiaggia e giardino sulla Costa Azzurra vicino a Cagnes.
Li passavamo l’inverno e invecchiando ci trasferimmo definitivamente. Grazie alla spiaggia privata potevamo fare il bagno nudi e qualche volta steso un grande asciugamano sulla sabbia ritornavamo a fare gli amanti prendendoci l’un l’altro senza ritegno.
Per mantenere agile il cervello Vivaldi scrisse una opera in tre volumi sulle tecniche di combattimento in uso nelle guerre coloniali e io scrissi le memorie del nostro felice amore che corrette riponevo in un cofanetto di teck, regalo di Vivaldi quando molti anni prima dopo una notte d’amore a Saigon avevo celiato.
“Signor ufficiale ora che avete sbattuto per bene il puttanello Oprick rompendogli il culetto e gonfiandogli le labbra, non sarebbe il caso di fargli un regalo? Vivaldi aveva preso il cofanetto portagioie dall’armadio e me lo aveva messo in mano. ”Ecco troietto sfrontato, puoi metterci la descrizione di tutte le volte che ti ho inculato” ridemmo entrambi per quel nostro linguaggio da caserma e sulle lenzuola di seta facemmo l’amore molto molto dolcemente e lentamente prendendoci e dandoci passione, affetto e amicizia.

Gentile Dottor Sautiel,
Sono Lisette Garlà governante nella villa dei signori Oprick e Vivaldi presso Cagnes.
I signori stavano godendo una serena vecchiaia e mi avevano confidato la gestione della casa con anche le istruzioni per cosa fare in caso di loro decesso.
Domenica li ho trovati, senza vita, nel loro letto. Nudi abbracciati come fossero due amanti.
Le rimetto anche il cofanetto contenente le memorie del Colonnello Oprick che secondo le istruzioni dello stesso dovrà essere aperto cento anni dopo la sua morte.

Non so per quali strani eventi il cofanetto sia rimasto nella bottega antiquaria di
Vartan l’antiquario armeno zio di Lisa.
Lo ho acquistato. Lo ho aperto e letto le memorie.
Per rispetto di questo amore felice, le ho trascritte e poi originale e trascrizione sono stati inseriti in un dossier che ho chiuso in una cassaforte

Autore Pubblicato il: 23 Giugno 2022Categorie: Racconti Gay0 Commenti

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