Questo racconto risale a degli avvenimenti accaduti un paio di anni fa…
Capitolo 1 – L’arrivo in Abruzzo
Era fine maggio quando Marina partì per l’Abruzzo. Sua zia Maria, la sorella di sua madre, si era rotta il braccio e lei si era offerta di aiutarla per un paio di settimane. Credeva di stare sola con la zia.
Quando però entrò in casa rimase sorpresa vedendo che in casa c’era anche Andrea, suo cugino di 34 anni che non vedeva da almeno 5 o 6 anni,
Era un tipo alto, moro, spalle larghe, fisico potente braccia tatuate e sguardo da uomo che ha visto e vissuto, sicuramente un fisico forgiato dal lavoro di carabiniere, veniva da una convivenza alquanto dolorosa che aveva portato ad una separazione dalla sua compagna, il motivo pareva essere una storia di tradimenti da imputare a lui, in famiglia si diceva che fosse stato sorpreso in auto con una collega, altri millantavano con una vicina, il fatto era che era stato lasciato per colpa sua e del suo uccello.
«C’è anche Andrea…» mi disse al telefono la prima sera, con voce un po’ nervosa, dato che non si aspettava la sua presenza.
«Tranquilla amore, è tuo cugino, che vuoi che sia, capisco che non lo vedi da tanti anni, ma stai serena che andrà tutto bene.»
Nei giorni successivi la convivenza si fece più serena. Andrea era simpatico, scherzava spesso, anche se le sue battute erano a volte un po’ pesanti, con doppi sensi che facevano arrossire Marina.
Lei però rideva e rispondeva a volte a tono.
Andavano d’accordo. Poi arrivò quella sera…
Il telefono squillò verso le 23:30.
Marina aveva la voce agitata, quasi affannata.
«Amore… è successa una cosa stasera.»
Mi raccontò che stava andando in camera quando aveva sentito rumori strani dal bagno.
Dei versi che non riusciva a dare un nome e un rumore ritmico “bom bom bom”. Istintivamente si era abbassata e aveva guardato dal buco della serratura.
«Amore, Andrea era nudo… in piedi davanti al lavandino. Si stava segando. Con una forza… Era… era davvero grosso. Gli usciva un bel po’ del suo affare dal pugno, la cappella era grossa, scura e lucida. Le palle erano pesanti, grosse… penzolavano mentre muoveva la mano.»
Fece una pausa, respirando più veloce.
«Poi è venuto… tanto. Degli spruzzi copiosi, ma erano tanti, sembrava non finisse più, mi sono alzata di scatto e sono corsa in camera, il cuore mi batteva a mille, sono ancora tutta accaldata.»
A sentire Marina raccontare quelle cose, in quella maniera, come se fosse stata la cosa più naturale del mondo, mi eccitai tantissimo, tanto che le chiesi: «Ti è piaciuto guardarlo?»
«Miky… è mio cugino» protestò debolmente. Ma poi, dopo qualche secondo di silenzio, Marina ridacchiò, anche se non troppo convinta, quasi imbarazzata della sua stessa ammissione:«…Adesso ogni volta che lo vedo me lo immaginerò che si sega.»
Quelle parole mi arrivarono dritte al cazzo. «… dici sul serio?»
Lei fece un altro risolino nervoso. «Oddio…credo di sì. Non riesco a togliermi quell’immagine dalla testa. Era così… grosso e virile.»
Quella notte nessuno dei due dormì tanto.
Capitolo 2 – La telefonata di mezzanotte
Era quasi mezzanotte passata quando il mio telefono vibrò. Un messaggio WhatsApp da Marina.
«Amore, dormi?»
«No, sono ancora al computer. Perché?»
«Non riesco a prendere sonno… posso chiamarti?»
Risposi di si e due secondi dopo arrivò la chiamata. La sua voce era bassa, un po’ rauca, come se avesse già la gola secca.
«Ciao…»
«Ciao piccola. Sei ancora sveglia? Non sarà per quello che hai visto prima?»
La sentii fare un sospiro molto profondo.
«Non riesco a togliermelo dalla testa, Miky. Ogni volta che chiudo gli occhi vedo quella scena… lui in piedi, nudo, che si mena quel coso grosso.»
Il discorso tornava sempre lì. Ogni volta che cercavamo di parlare d’altro — della zia, del viaggio, di cosa aveva mangiato — dopo due minuti eravamo di nuovo su Andrea e sulla sua sega nel bagno.
Dal suo respiro capivo tutto. Era affannato e irregolare. Ogni tanto deglutiva, avevo capito che si stava chiaramente toccando mentre parlava con me.
Allora decisi di spingere «Dopotutto bisogna capirlo, no?» dissi con tono tranquillo. «È separato da poco, vive qui con la zia e una cuginetta carina… è normale che abbia bisogno di uno sfogo. Un uomo così, con quel fisico, avrà una voglia repressa da morire.»
Marina rimase in silenzio, sentivo solo il suo respiro sempre più pesante.
«Magari domani mattina…» continuai, «prima che lui vada in bagno per la doccia, potresti lasciargli qualcosa di tuo in bella vista. Tipo… le mutandine che hai portato tutto il giorno. Così ha qualcosa di profumato per aiutarsi.»
Ci fu un attimo di silenzio, chiusi gli occhi temendo una sua reazione violenta, poi la sua voce, tra lo scandalizzato e l’eccitato: «Miky ma sei pazzo?!» sussurrò. «Hai capito cosa mi stai chiedendo? Andrea è mio cugino! Non posso lasciargli le mie mutandine… è davvero troppo come cosa. Non se ne parla nemmeno.»
«Lo so amore, lo so. Era solo un’idea per aiutarlo un po’…»
«Tu devi essere davvero fuori di testa» disse lei, ma non aveva riattaccato. Anzi, il suo respiro era ancora più marcato.
«Non se ne parla, non lo faccio e basta.»
Discutemmo per diversi minuti. Io insistevo con calma, lei si difendeva dicendo che era sbagliato, che era suo cugino, che non voleva creare casini. Ma non diceva mai un “no” definitivo e secco. Alla fine, con voce più morbida e arresa, disse:
«…Ci penserò, va bene? Vedremo. Adesso basta però, sono troppo agitata.»
«Ok Mary. Riposati adesso, cerca di dormire.»
Chiudemmo la chiamata, mentre io rimasi lì, con il cazzo durissimo come marmo. Mi abbassai i pantaloni e iniziai a segarmi furiosamente, immaginando la scena: Andrea che trovava le mutandine di Marina sul lavandino, se le portava al naso, poi la mattina dopo la prendeva in cucina mentre la zia dormiva, scopando forte contro il tavolo, venendole dentro con violenza mentre lei cercava di non urlare.
Venni come un animale pensando alla mia amata fidanzatina che si faceva aprire dal cugino carabiniere.
Capitolo 3 – La mattina dopo
La notte per Marina era stata agitata. Aveva dormito poco e male, svegliandosi più volte con quel pensiero fisso: il cugino in piedi, nudo, mentre segava quel grosso cazzo davanti al lavandino. Ogni volta che si rigirava nel letto, sentiva uno strano calore tra le gambe.
Quella mattina arrivò fin troppo presto. Entrò in cucina ancora in canottiera e pantaloncini corti del pigiama, vide la zia che si stava arrabattando con una mano sola per preparare il caffè, imprecando sottovoce.
«Zia, non devi fare certi sforzi!» disse Marina subito, avvicinandosi con un sorriso. «Ci penso io.»
Stava versando l’acqua nella caffettiera quando sentì una voce profonda alle sue spalle: «Buongiorno!»
Andrea era già in divisa da carabiniere, la camicia azzurra tirata sul petto ampio e sulle braccia tatuate, i pantaloni neri che gli fasciavano le cosce potenti.
Sembrava ancora più imponente del solito, diede un bacio sulla guancia alla madre, poi si avvicinò a Marina e senza pensarci due volte le mise una mano sulla vita e le stampò un bacio sulla testa; «Cuginetta!» disse con quel tono mezzo scherzoso mezzo affettuoso.
Marina cercò di rimanere impassibile, ma fallì miseramente. Il suo sguardo scese quasi da solo sulla patta dei pantaloni di Andrea, sembrava più gonfia del normale, il tessuto era teso, si notava chiaramente il volume che premeva contro la stoffa, in un flash le tornò l’immagine della sera prima: quel cazzo grosso che usciva dal pugno, la cappella lucida, le palle pesanti che oscillavano, sentì un calore improvviso salire dal basso ventre. ‘Oddio… smettila Marina’ pensò, scuotendo la testa come per scacciare quel pensiero.
Si sforzò di comportarsi normalmente, servì la colazione, preparò il caffè, mise in tavola biscotti e fette biscottate.
Andrea mangiava parlando con la madre, ma ogni tanto i suoi occhi cadevano su di lei: sulle sue gambe nude, sulla canottiera leggera che lasciava intravedere i capezzoli un po’ turgidi per l’imbarazzo. alla fine Andrea si alzò, diede un altro bacio alla zia e uno sulla fronte a Marina. «Buona giornata, cuginetta. Non combinare guai mentre non ci sono» le disse con un mezzo sorriso, prima di uscire di casa.
Appena la porta si chiuse, Marina tirò un sospiro di sollievo. «Zia, vai a riposarti un po’ sul divano, qui ci penso io a mettere in ordine.»
La zia non se lo fece ripetere due volte e andò in soggiorno, Marina rimase sola in cucina, mentre lavava i piatti, la sua mente continuava a viaggiare. Continuava a rivedere quella patta gonfia, il bacio sulla testa, il modo in cui lui l’aveva guardata, le parole che le avevo detto io la sera prima le rimbombavano in testa:«…lasciagli le tue mutandine in bella vista…»
Si morse il labbro inferiore, sentendo un brivido. Era sola in casa con la zia che riposava, Andrea sarebbe tornato solo per pranzo.
Capitolo 4 – Il segreto di Marina
Erano quasi le undici quando Marina decise di darsi una rinfrescata. Faceva già caldo in Abruzzo e lei si sentiva appiccicosa dopo aver pulito casa, andò in bagno, chiuse la porta e si sciacquò il viso, poi però vide il cesto della biancheria sporca in un angolo e si ricordò che doveva fare la lavatrice. Iniziò a separare i capi: bianchi con bianchi, colorati con colorati, finché non le capitò tra le mani un paio di boxer di Andrea.
Erano neri, di cotone, li tenne per qualche secondo tra le dita, guardandoli, poi, quasi senza rendersene conto, li soppesò. Erano pesanti, pensò che quel tessuto aveva toccato proprio lì… dove lei aveva visto quella cosa grossa la sera prima, si sedette sullo sgabello del bagno. Il cuore le batteva forte, guardò verso la porta, si alzò, girò la chiave nella serratura con un click secco e tornò a sedersi.
Come in trance, portò i boxer del cugino al naso e inspirò profondamente, l’odore era forte, di Maschio, un misto di sudore, sapone e quel profumo virile tipico di un uomo adulto. Quell’odore le diede alla testa all’istante, sentì una fitta di eccitazione tra le gambe.
«Oddio…» sussurrò appena, la sua mano destra scese lentamente lungo il ventre, infilandosi dentro i pantaloncini corti del pigiama e dentro le mutandine, si toccò prima piano, con tocchi leggeri sul clitoride, poi sempre più decisi, più veloci , teneva quei boxer premuti contro il viso, inspirando quell’odore proibito, mentre due dita le entravano dentro.
Le immagini le riempivano la testa: Andrea nudo, il cazzo grosso che usciva dalla mano, la cappella lucida, i fiotti di sperma nel lavandino. Iniziò a immaginare quelle palle pesanti che sbattevano contro di lei, e così le gambe iniziarono a tremare.
L’orgasmo arrivò all’improvviso, violento, Marina soffocò un gemito forte contro i boxer del cugino, con la faccia completamente immersa dentro, mentre le sue dita continuavano a muoversi frenetiche.
Le contrazioni furono così intense che dovette aggrapparsi con l’altra mano al lavandino per non cadere, rimase lì qualche secondo, ansimante, con gli occhi chiusi e i boxer praticamente infilati sulla testa. con la parte proibita all’altezza del suo naso e delle sue labbra.
Quando si riprese, si guardò allo specchio aveva le guance rosse e gli occhi lucidi, e i capelli un po’ scompigliati, sorrise, quasi incredula di quello che aveva appena fatto.
«Marina Marina… sei proprio una porca» sussurrò tra sé, mordendosi il labbro, poi piegò di nuovo i boxer di Andrea e li rimise nel cesto, esattamente come li aveva trovati. Decise in quel momento che non mi avrebbe detto niente di quello che era appena successo, neanche una parola. «Se no quello chissà che pensieri si fa…» pensò, con un sorrisetto colpevole.
Per il resto della mattinata Marina cercò di comportarsi normalmente. Ma dentro di lei qualcosa era cambiato, quello che aveva fatto, quel pensiero le bruciava piacevolmente tra le gambe.
Fateci sapere nei commenti se vi è piaciuto e se volete la seconda parte



Hai ragione, ma la storia è stata presentata così perché è stato soprattutto lui a confidarmi le loro esperienze, con…
È così, alla fine si capisce quanto hanno influito i rapporti incestuosi della famiglia in come è diventata Laura, la…
E mano male che la signora la volta precedente diceva che era il marito che aveva voluto… Che famiglia…
Beh a me non dispiacerebbe invece il racconto da parte di Laura. Ormai da parte di lui è diventato ripetitivo.…
Ti ringrazio per il bel commento. In realtà la storia è basata sulla lunga confidenza di una coppia di sottomessi,…