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FEBBRAIO 2022

Ho impiegato mesi per far sembrare naturale tutta una serie di cose che, invece, hanno comportato molta fatica. Soprattutto, ho impiegato molti mesi anche solo per ripensare al mio “evento” con relativo distacco.

Cerco di presentarmi senza indagare su troppe situazioni personali: ho quarantanove anni, sono divorziata e vivo con il mio unico figlio. Non ho mai frequentato assiduamente il sesso, neanche durante il matrimonio. Probabilmente questo è stato uno dei tanti motivi che spinse mio marito due anni fa a lasciarmi. Il divorzio ha comportato per me innanzitutto una fase di profonda depressione e di conseguenza ho scelto un anno fa di farmi assistere da una psicologa.

Perché scelgo di raccontare questa storia? Perché sono finita qua? Perché non ho avuto il coraggio -per adesso- di raccontarlo alla mia psicologa e perché in rete ho provato a cercare situazioni simili alla mia, ma ho trovato solo racconti che presentavano eccessivi abusi di fantasia. Ma appunto, racconti sono. Non nascondo che in alcuni casi, leggendo sempre più frequentemente anche su questo sito, ho avvertito spesso un senso di nausea.

Della mia psicologa, si diceva.

Essendo coetanee ed entrambe donne sole, la nostra amicizia ha superato i confini del suo studio e ben presto abbiamo cominciato a frequentarci -mantenendo sempre una certa riverenza, almeno da parte mia.

Con regolarità, mi ha introdotto nella sua cerchia di amicizie e a poco a poco sembrava che la mia depressione -temporanea- stesse per finire.

Mi propose, durante un colloquio, di iscrivermi con lei ad uno dei corsi che il comune della nostra città di tanto in tanto offre gratuitamente. Nello specifico si trattava di un corso di pittura.

Fin da piccola, infatti, ho avuto due passioni: la pittura e la scrittura, ma non ho mai avuto modo di coltivarle. Frequentare il corso per me poteva essere di grande aiuto.

Fu così, infatti, nel primo periodo. Tra l’altro, la mia psicologa/amica scelse, causa concomitanza tra gli orari di lavoro e quelli del corso, di abbandonare la partecipazione.

Anche da sola e senza una spalla amica, grazie al corso la mia vita era quasi ripresa del tutto e i miei complessi di natura sessuale/relazionale non mi disturbavano. Si poteva sopravvivere come madre e come donna anche senza il sesso, focalizzandomi su me stessa e sui miei interessi.

Ripresi il tocco con i pennelli e il nostro insegnate sembrava molto soddisfatto di me, senza essere necessariamente un’artista.

Cominciammo con soggetti tipici: paesaggi, frutti, animali. Però era arrivato il momento di ritrarre modelli veri e quindi di dipingere qualcosa di più complicato.

Tuttavia, la prima lezione con un modello in carne ed ossa, venne annullata: il modello aveva dato buca al nostro insegnante.

Qui entra in gioco mio figlio. Lui sì, non ha avuto opposizioni da parte mia -come fecero con me i miei genitori, ma erano altri tempi- e frequenta l’Accademia di Belle Arti. Inoltre, si allena regolarmente in palestra. Mi sembrava una giusta idea proporlo come modello per la lezione, sia per aspetto fisico che per interesse – mi aveva raccontato di averlo fatto già una volta.

Non nascondo che mi attraversò anche l’idea di vantarmi davanti alle altre amiche del corso di mio figlio, come ogni madre dopotutto.

Ma ci avevo capito ben poco e non sapevo cosa mi sarebbe arrivato da lì a poco. Innanzitutto, l’insegnante mi chiese esplicitamente di non dire a nessuno che il modello -nel caso avesse accettato- fosse stato mio figlio, per tutta una serie di motivi. Meglio non creare ambiguità, diceva. Quindi avrei dovuto mantenere una sorta di anonimato.

Insomma, proposto mio figlio all’insegnante forse con estrema leggerezza data dal mio stato psico-fisico finalmente sereno, c’era da attendere la risposta di mio figlio, appunto. Che accettò abbastanza convinto.

Arrivò il giorno della lezione. Ci sedemmo come di consueto davanti ai cavalletti e alle tele, pronte per dipingere.

Mio figlio entrò poco dopo con il nostro insegnante. Ma c’era un dettaglio che, in quel momento, mi fece trasalire. Il cuore mi arrivò in gola: sì, mio figlio stava entrando vestito solo di un accappatoio e quindi avrebbe posato nudo.

Avrei dovuto aspettarmi una situazione del genere. Se solo avessi avuto un po’ di malizia avrei immaginato molto prima a cosa andavo incontro. E mio figlio? Si aspettava di posare nudo? È di consuetudine posare completamente nudi per essere ritratti? Fu una cosa decisa quel pomeriggio tra lui e l’insegnante?

C’era un’ultima speranza: cioè che mio figlio, almeno, indossasse un paio di slip. Diversamente, avrei potuto fingere perfino un malore pur di non assistere alla scena e continuare la lezione…

Salito sullo sgabello davanti a tutta la classe, si tolse l’accappatoio e purtroppo per me era completamente nudo, dandoci le spalle.

Il corpo di mio figlio fece sensazione. No, mio figlio non è bellissimo, lo riconosco.

Eppure la sua nudità destò gli animi della classe.

Su cosa si posò istintivamente il mio sguardo? Sul suo pene nascosto dietro le sue gambe, che potevo vedere di sbieco data la mia posizione. Mi lasciò impressionata. Non lo vedevo da tantissimo tempo e constatai che era bello da vedere, direi, ma non “enorme” o mediamente grande – ripeto, il sesso ha avuto pochissima importanza nell’arco della mia vita, ma so pur sempre riconoscere un pene grande.

Tuttavia era il pene di mio figlio. Non poteva lasciarmi indifferente.

Cominciamo a dipingere.

Lui rispondeva ai “comandi” dell’insegnante e il dondolare del suo pene mi ipnotizzava.

Ascoltavo arrabbiata i commenti sottovoce delle compagne di classe. Avrei dovuto reagire diversamente? Che rabbia! Mio figlio, lì, nudo davanti a noi e loro a fare apprezzamenti…

Per fortuna le lezione terminò. Mi sembrò interminabile.

Una volta a casa, per forza di cose, cominciai a guardare con occhi diversi mio figlio. Riconosco che non è un bellissimo tipo, uno di quelli che fa sbavare le ragazze, e soprattutto, per quanto ne sapevo, non aveva mai avuto una fidanzata.

Forse i problemi della sua timidezza sono dovuto al suo essere figlio unico. Ma è intelligentissimo e sensibile.

Quella sera mi addormentai con difficoltà e probabilmente feci dei sogni particolari, perché mi svegliai frastornata il giorno seguente. Ci tengo a sottolineare che non ho mai consumato letteratura erotica né tantomeno video pornografici. Ma la mia vita sarebbe cambiata di lì a poco.

Arrivò il giorno della seconda lezione di pittura con mio figlio nel ruolo del modello da ritrarre.

Ebbene, mentre posava, mio figlio ebbe un’erezione. Questa volta mi sorpresero anche le sue dimensioni. Da quant’è che non vedevo un pene eretto? Tra l’altro l’unico in tutta la mia vita è stato quello di mio marito…

Mio figlio, rosso in viso, si coprì istintivamente con l’accappatoio, ma nonostante il tessuto si poteva intuire la dimensione considerevole che aveva assunto il suo organo.

L’insegnante, comprensivo, lo fece uscire dall’aula e per quella lezione avremmo proseguito i nostri ritratti andando a memoria di quello che avevamo visto.

Quando ritornai a casa, ero sola. Mio figlio era fuggito in palestra. Già durante il tragitto mi invase una strana sensazione di calore agli zigomi. Le mani al volante tremavano.

Era il richiamo del sesso. Indubbiamente.

Arrivata in camera mia, mi tolsi tutto e per la prima volta in vita mia, cominciai a masturbarmi.

Tale era il tremore di tutto il mio corpo, tale era il desiderio di sesso, tale era il piacere dopo anni attorno al mio organo genitale, che cominciai ad ansimare e ad intensificare la masturbazione: stava salendo l’orgasmo. Nei miei occhi, immagini di mio figlio nudo, in erezione.

Non nascondo che una volta terminata quella “follia”, mi venne da vomitare. Non ragionavo. Ero ancora sotto gli effetti dell’orgasmo.

Non ebbi il coraggio di preparare la cena e finsi di stare poco bene. Ma si doveva parlare dell’accaduto, dell’inconveniente a lezione.

Armata di finto coraggio e di finta disinvoltura, lo accolsi con affetto alla porta.

Lo rassicurai, perché la sua reazione era stata perfettamente normale. Sarebbe stato anormale il contrario. Decise di sua spontanea volontà di abbandonare il corso, che tra l’altro era retribuito poco e gli toglieva tempo importante. Non poteva darmi notizia migliore.

Eppure, una volta rientrata in camera, come già assuefatta alla nuova trasgressione -sì, sono all’antica evidentemente-, mi masturbai di nuovo, stavolta con nuove immagini in mente: io e mio figlio, avendo un rapporto sessuale, sul mio letto.

Non mi sentii né meglio né peggio di prima, mi sentivo semplicemente diversa.

Toccarmi mi sembrava la rivoluzione. Stavo scoprendo “nuove” parti del mio corpo, come i capezzoli induriti dall’eccitazione.

La lezione seguente fu un disastro. Per il troppo pudore, nelle lezioni precedenti, avevo passato tutto il tempo a disegnare soltanto la parte superiore del corpo di mio figlio. L’insegnante mi mortificò -eppure conosceva bene la situazione! Ero vittima di una mentalità obsoleta che mi impediva di disegnare il pene di un uomo? Avrei dovuto consegnare il lavoro finito per l’esame finale, ma non avevo intenzione di continuare.

Tornai a casa delusa e impaurita perfino dalla vista della mia camera. Il luogo della perversione.

Fu una giornata tremenda.

Ma a casa mi aspettava mio figlio.

Mi vide giù di morale e gli confessai di quanto accaduto al corso. Volle vedere, a quel punto, i miei ritratti di lui.

Ammisi la mia difficoltà a ritrarre il suo pene… e ovviamente fu comprensivo.

Ecco che in quel momento mi propose l’inaspettato. Fu un tuono.

Voleva che continuassi il suo ritratto nel salotto di casa nostra. Io rifiutai categoricamente.

Mio figlio, come dicevo molto timido, deve aver fatto ricorso a molte dosi di coraggio e affetto per insistere e volersi far ritrarre nudo. Accettai, non senza tremare per la troppa adrenalina.

Cominciò a spogliarsi rapidamente lasciando cadere i vestiti ad uno ad uno sul tappeto. E io cominciai a disegnare…

Non ebbe nessuna erezione, stranamente. Cosa che mi lasciò più serena. A lavoro ultimato, riprese gli slip e si avvicinò a me e il mio cuore sembrava saltare fuori dal petto. Mi abbracciò e io fui enormemente soddisfatta. Che si fossero rotte definitivamente delle barriere, tra me e lui?

Non mi sembrava vero nulla. Cosa era appena accaduto…

Ecco un’altra richiesta come un uragano: voleva che posassi per lui.

Era forse attratto da me? Voleva compensare l’imbarazzo o farmi sentire bella per un’ora?

Presa dall’eccitazione -malcelata- accettai, ma data la mia poca malizia, non mi spogliai completamente. Avevo vergogna per svariati motivi, soprattutto perché non ritengo una donna con un fisico “piacente”.

Fianchi larghi, smagliature sul seno e sulle natiche, pelo eccessivo lì sotto…

Tutte le mie insicurezze riaffiorarono. Decisi infatti di restare quantomeno con la biancheria.

Mio figlio mi tranquillizzò e proseguimmo.

Ero rossa come il fuoco. Non staccavo gli occhi dalla sua tela, ma non appena abbassai lo sguardo, notai l’erezione vistosa di mio figlio dentro gli slip. Sembrava molto più grande rispetto a quella della lezione. Decisamente più grande. Come se il suo pene fosse “lanciato” verso l’alto. Fu il suo glande, infatti, a richiamare la mia attenzione -lui è circonciso fin da piccolo: sbucava al di fuori della molla e potevo intravedere come tremasse.

Ricordo perfettamente le mie sensazioni corporee: palpebre pesanti e occhi lucidi, alito caldo, capezzoli turgidi, le labbra della mia vagina cominciarono a schiudersi e ad inumidirsi.

Se qualcuno fosse entrato dalla porta, ecco, cosa avrebbe pensato?

La testa mi girava a mille e non potevo esimersi da tic nervosi.

Una pensiero mi attraversò la mente con velocità: cosa sarebbe successo, dopo?

Perché mio figlio, consapevole della sua erezione, non la nascondeva?

Mi sarei masturbata? Il mio nuovo vizio.

E anche lui, pensando forse a me? Stavo fantasticando troppo.

Una volta terminato il lavoro si avvicinò a me. Non avevo parole.

Imbarazzati e arrossati, ci limitammo a sorridere. Non potevamo, ovviamente, abbracciarci, date le sue condizioni.

Dopo quest’altra piccola follia, ognuno nel suo bagno per la doccia. Sotto l’acqua, mi scoppiava la testa. Non sapevo cosa pensare ormai. Ero circondata da una tempesta di pensieri che decisi di interrompere con forza. Uscii dalla doccia in fretta e furia e infilatomi l’accappatoio mi diressi, dimenticandomi della presenza di mio figlio, nell’altro bagno per l’asciugacapelli.

Trovai la porta aperta e mio figlio in piena masturbazione…

Quella vista mi sconvolse e anche lui fu colto da imbarazzo. Eppure ero stata a contatto con la sua “erezione” in due giorni più che in tutta la sua vita.

A quel punto mi incolpai di tutto quello che stava accadendo. Non era difficile immaginare chi fosse l’oggetto della sua masturbazione – o mi piaceva pensare così.

Ma nessuno parlò.

Corsi in salotto e sul divano scoppiai a piangere. Mi raggiunse mio figlio -cinto da asciugamano- e mi abbracciò.

Mi confessò con molta onestà cosa stava provando e cosa aveva provato “mostrando” la sua erezione per la prima volta addirittura a più di una donna nello stesso posto: sì, mio figlio era ancora vergine nonostante i suoi vent’anni sorpassati.

Me lo stava comunicando.

La verità è che non mi sorprese più di tanto, ma mi commosse.

Ci abbracciamo per un tempo lunghissimo per i nostri standard di madre-figlio e poi ognuno ritornò alle sue cose -notai che nel frattempo a mio figlio era ritornato flaccido.

A letto, non riuscivo a prendere sonno. Mi giravo e mi rigiravo. Di masturbarmi neanche lontanamente. Però, dentro di me, si muoveva qualcosa.

Come in trance, mi alzai dal letto e mi diressi in camera di mio figlio: avevo la sensazione che qualcosa non era stato chiarito del tutto. Dovevo fargli capire per bene che quello che era accaduto mai e mai più sarebbe capitato.

Ora che mio figlio aveva acquistato “autostima”, ero sufficientemente appagata, eppure qualcosa non andava. Lo sentivo.

Lo trovai sul suo letto a leggere disteso.

Mi avvicinai e gli baciai il capo e senza neanche ascoltare quello che dicevo, gli proposi di “aiutarlo”. Ma ci rendiamo conto?!

Sì, aiutarlo in un “finto” rapporto sessuale.

Lui accettò come se non aspettasse altro. Non connettevo più. Gli diedi del tempo da solo per eccitarsi e uscii dalla sua stanza.

Fu lui stesso a richiamarmi.

Io ero appoggiata alla porta, già ansimante e avevo mentalmente deciso di mettere da parte ogni morale.

L’istinto, una volta entrata, mi fece chiudere la porta a chiave.

Mi aspettavo di trovarlo nudo, ma aveva ancora il pigiama. E come se dopo i ritratti avesse avuto più paura o timidezza nel farsi vedere nudo. Quindi lo invitai senza paura a spogliarsi. Già dagli slip si poteva osservare il suo pene. Glieli abbassai io personalmente e gli sorrisi….

Gli chiesi che posizione preferiva, come se fosse la cosa più normale del mondo -l’avremmo fatto “vestiti”.

Lui era a centro letto, alzato sulle ginocchia con la sua erezione potente. Ci pensò su per un po’, io nel frattempo cominciai a togliermi i miei di pantaloni del pigiama.

Avvertivo una sensazione di bagnato lì sotto, come mai prima di quel momento.

Prima mi disse semplicemente “girati”, con voce flebile e timida. Però, alla vista del mio fondoschiena, si disse da solo -nel nostro dialetto- che sarebbe durato pochissimo.

A quella frase così innocente e in dialetto, scoppiai a ridere, lo ammetto.

A quanto pare anche se fossi andata “io sopra” sarebbe stato lo stesso. Optammo quindi per la classica posizione.

Io sotto di lui a gambe aperte. Tremavano e non ci guardavamo. Sentivo il suo cuore impazzare e la sua gola deglutire nervosamente.

Così si inserì tra le mie gambe e cominciò “strusciare” il suo pene sui miei slip. Tale era la mia eccitazione che anche il semplice contatto del suo pene sulla mia vagina, mi portò ad ansimare sottovoce dopo poco, più per l’idea della situazione che per altro.

Sottovoce ma non per lui che ovviamente poteva ascoltare molto bene: si staccò subito da me. Mi avvertì dicendomi che se avessi continuato così, ansimando anche se sottovoce, avrebbe “terminato” subito. Tra l’altro mi resi conto, forse in ritardo, che il tessuto dei miei slip a contatto con il suo glande poteva creargli dei fastidi.

Mi dissi tra me e me che ormai molto era stato superato e non ci sarebbero stati problemi “morali” se ci fosse stato un contatto “esterno” tra i nostri organi.

Glielo proposi e sgranò gli occhi come impaurito. Ci riavvicinammo e lui stesso -chiedendomi perfino il permesso- scostò di lato i miei slip. Il suo pene era caldo e duro, che tenerezza.

A contatto per la prima volta con una vagina, il suo viso diceva tutto. Prima con calma, data la soggezione, poi cominciò forsennatamente il finto movimento della penetrazione, scivolando sulle labbra. Ero preoccupata che l’eccitazione l’avrebbe portato dentro -le mie labbra erano comunque aperte.

Il contatto c’era e si sentiva. Sensazione indimenticabile da troppo tempo assoptita. Ma mi ricordai di non ansimare. “Piano”, gli dicevo, ma prevalse l’istinto animale.

Infatti dopo poche altre folate, afferrò il suo pene ed eiaculò sul mio pigiama, come forse ci si doveva aspettare data la foga. Non lo guardai in volto, per tutta la durata del “rapporto”.

Mi sono detta, a posteriori, che ha avuto grande fermezza e bravura nel controllarsi e a non penetrarmi… ripeto, l’asta del suo pene, dopotutto, era perfettamente inserita tra le mie labbra dilatate. In quel momento ero una donna per lui. Niente di più niente di meno.

Una cosa che mi ha fatto riflettere e commuovere.

Anch’io mantenni compostezza e trattenni il mio quasi orgasmo attraverso qualche smorfia, ma senza emettere suoni.

Ero attonita. In un altro mondo. Dentro di me, ancora quel senso di colpa. Anche lui sembrava sconvolto: si distese al mio fianco ed entrambi guardammo il soffitto in silenzio.

Ci vollero giorni per acquisire normalità anche nella vita quotidiana.

È da considerarsi incesto? Fu una scelta sbagliata? Dopotutto non avevo insegnato niente a mio figlio, semmai gli avevo fatto prendere confidenza con l’altro sesso. Era sufficiente così. Nei successivi mesi è nata una curiosità morbosa dentro di me che mi spingeva a sospettare dei suoi silenzi che io associavo automaticamente ai suoi momenti di intimità. Salvo poi “sorprenderlo” e sbagliarmi sistematicamente, magari trovandolo ad ascoltare musica o a leggere.

AGOSTO 2022

Arriva l’estate.
Non c’è stato giorno durante l’anno in cui non ho pensato a quella manciata di minuti con lui, al cuore che batteva e a cosa ho provato prima di raccontarlo e mentre lo raccontavo.
Dunque io e mio figlio, dopo un anno intenso, decidiamo di ritornare alla nostra casa al mare – dove mancavamo da quasi due anni. Lì ci sono i nostri amici di vacanza e ci sembrava una giusta soluzione partire per qualche settimana, scappare dello stress lavorativo e universitario. Il tempo trascorso da soli, in vacanza, però è poco: lui con i suoi amici, io con i miei – tutti sposati tra l’altro e io unica divorziata.
Gli unici momenti che condividiamo sono pranzo e cena praticamente. I costumi, la pelle scoperta, le sue docce spiate, la finta tranquillità. L’erotismo è dovunque. Ma lui se ne rendeva conto? Cosa aveva lui per la testa dopo quella notte tra me e lui? Io confesso di avere avuto da quella notte sia un’ossessione che una paura: dopo aver scoperto la masturbazione in età tarda, ho continuato -ogni volta che avevo la possibilità- a farlo. Nella mia mente immagini di me, accovacciata a praticare del sesso orale a mio figlio. Forse perché è una pratica che non ho mai avuto il piacere di provare con nessuno. Alla mia psicologa non ho accennato niente di tutto questo.
Di cosa ho parlato con la mia terapista e amica, invece, è della mia paura di restare sola e di non avere più un uomo al mio fianco. Molti mi trovano una bella donna, poche forme, non altissima, ma una bella donna. Io invece non mi ritengo attraente. Eppure dopo quella “prova di rapporto” con mio figlio, quante volte in questi mesi mi sono trovata davanti allo specchio, nuda, cercando di trovare qualcosa di buono…ero ancora sessualmente appetibile?
Neanche l’abbronzatura riuscivo a prendere con tranquillità in spiaggia, ma ripensando a mio figlio, cresceva la mia autostima.
Sicché, la vacanza -tutto sommato tranquilla, dove le ossessioni riguardavano soltanto me- volgeva al termine, e quasi tutti i miei amici con i rispettivi figli, in sostanza gli amici di mio figlio, erano in procinto di tornare a casa. Per gli ultimi pochi giorni saremmo quindi rimasti soli: io e lui, io e mio figlio. La cosa mi rendeva nervosa.
Si intensificarono gli appostamenti alla doccia, alla sua camera, si alzava la mia temperatura corporea. Che cosa volevo dalla vita? Che cosa volevo da lui?
Un giorno, approfittando della sua assenza, decisi di portarmi avanti con le faccende per il rientro: pulizie, valigie, pagamenti.
Fu allora che in camera sua trovai un pacco di profilattici, inutilizzati ovviamente.
La vista di quegli involucri di plastica blu mi mandò fuori di testa: mio figlio ne aveva utilizzati degli altri? Si era “sbloccato”? Ero sia gelosa che eccitata. Il pensiero di mio figlio finalmente libero dai complessi…
Dovevo calmarmi e soprattutto dovevo indagare dentro di me per capire cosa volevo: ero davvero desiderosa soltanto di essere aggiornata? O pretendevo dell’altro da lui?

Dopo qualche ora arrivò il momento della cena. Dopo aver studiato per bene cosa dirgli, mi feci avanti con un tono giocoso che mi costò tanto in quel momento, lo ricordo bene. Ero nervosissima. Gli dissi di aver trovato dei profilattici in camera sua e che ero contentissima che finalmente si fosse sbloccato.
Mio figlio, in difficoltà evidentemente, non riuscì a parlare. Soltanto dopo aver insistito per un po’, mi confessò di non averli mai usati. Aveva certo in programma di usarli con qualche ragazza, ma la sua timidezza l’aveva ancora bloccato.
La mia eccitazione si spense all’istante e prevalse la compassione, forse anche un po’ di tristezza. Mi sentivo uno schifo soltanto all’idea di aver pensato certe cose con mio figlio, mentre lui soffriva davvero.

Dopo cena, ero sola davanti al televisore, con un occhio a uno stupido film e l’altro al cellulare. Stavo cercando di mettermi alle spalle qualsiasi cattivo pensiero e ammetto di aver pensato in quei momenti di far confidare mio figlio con la mia stessa psicologa-amica.
Ma ecco che mio figlio mi raggiunge in salotto. Ha l’aria che sta per dirmi qualcosa di importante.
Ebbene, in quel momento, ve lo giuro, dentro di me avevo già intuito tutto quello che si sarebbe poi verificato. Sarà l’istinto.
Siamo partiti da un corso di pittura e siamo arrivati fino a qui. La vita è strana.
Mio figlio confessa finalmente il suo problema interiore: la timidezza è un grande ostacolo, ma il suo complesso più grande riguarda le dimensioni del suo pene.
Sento il mio cuore battere a queste frasi.
Io ricordo perfettamente – come scordarla – la sua erezione e non è certamente un pene molto grande il suo. Ma sicuramente nella media.
Gli spiego, anche se può sembrare un luogo comune, che le dimensioni contano poco. Ma a cosa gli serve sentirsi una cosa del genere?
Tira avanti con fermezza la richiesta che mi aspettavo: vuole avere un rapporto completo con me. Me lo chiede come un favore. Fingo stupore e soprattutto tranquillità. Ma dentro di me c’è un vulcano, il corpo comincia a reagire. Mi dico finalmente! Non penso a nessuna morale.
Gli chiedo se davvero se la sente di intraprendere questo “viaggio” proprio con me e lui, con molto imbarazzo ammette di essersi masturbato molte volte ripensando a quella notte. Sono ancora attraente allora…
A questa frase, con le guance rosse, non opposi più resistenze, non formulo domande.
Acconsento, ma ad una condizione: avremmo avuto il nostro rapporto soltanto con il preservativo.
Non so se nel tragitto dal salotto alla mia camera lui era già eccitato, ma io sì. Ricordo che miei piedi scalzi e bollenti a contatto con il pavimento mi fecero provare un brivido di freddo. Talmente ero calda. Le nostre direzioni si separarono per pochi secondi, mentre lui si diresse in camera sua per prendere i profilattici, io l’aspettai piena di adrenalina seduta sul mio letto. So che è esagerato ma avevo tutta la vita scorrere davanti agli occhi.
Una volta arrivato gli chiesi giustamente cosa preferiva: se fossi vestita, quale posizione.
Lui con assoluta sicurezza voleva che fossi svestita e che voleva riprovare la posizione di febbraio…
Sciolsi i capelli, tolsi un po’ impacciata il mio vestitino da notte e i miei slip, lui fece lo stesso con i suoi. Rimasta nuda, mi coprii istintivamente il seno. Lui era già in erezione, cosa che mi soddisfò e mi spinse a togliere lentamente le braccia dal seno.
Lo rassicurai e gli dissi che con un po’ di calma da parte di entrambi, avrei potuto perfino raggiungere l’orgasmo e che quindi mi avrebbe dato piacere anche con un pene che lui non riteneva grande. Non ci soffermammo su inutili preliminari, troppo nervosismo. Lo vedevo nel frattempo guardare ripetutamente il mio seno.
A complicare le cose fu il profilattico. Lui trovò difficoltà con il primo – che ruppe – e fummo obbligati ad usare l’altro – che per fortuna fu infilato senza problemi. Le nostre risate nervose, due imbranati che non avevano mai maneggiato un preservativo, tutto questo sciolse almeno per un po’ la tensione. Quello fu il primo momento che toccai con mano con il suo pene eretto. Lo guardavo, fissavo in continuazione il suo pene, forse anche per non guardare troppo negli occhi mio figlio.
Eravamo pronti, mi distesi, lui venne sopra di me.
Ma prima gli dissi di fare con più calma rispetto alla prima volta, di non correre, oppure tutto sarebbe finito veramente presto stavolta. Era già tanto durare un paio di minuti, immaginavo.
Guidai il suo pene dentro di me ed ecco! Un corpo nuovo dentro di me, dopo anni e anni.
Gli dissi “vai, piano e senza preoccupazioni”.
Cominciò il movimento della penetrazione non senza qualche filo di dolore da parte mia. Avevo le mani timidamente appoggiate ai suoi fianchi, per guidarlo correttamente.
Dentro e fuori, dentro e fuori, lentamente. Ci ripenso ed è un sogno.
Ci muovevamo scoordinati, ma era la sua prima volta e la mia dopo tanto tempo. Infatti capitò che uscisse da dentro di me – cosa che allungò un po’ la sua durata. Tuttavia, tra un sorriso e una smorfia, cominciai a godere di poco. Gli chiesi se volesse cambiare posizione. Disse no, voleva continuare così, aveva il terrore di altre posizioni.
Eravamo così da un paio di minuti, complimenti!
Al mio primo gemito, osservai una sua indecisione. Gli spiegai che era inevitabile per me… ma poteva anche scegliere di “forzare” e terminare se ne avvertiva il bisogno, non ero io la priorità.
Dopo poco, i miei gemiti si intensificarono e prevalse la forza dei suoi colpi, data la foga dell’inesperienza. Fu magico. Potevo ascoltare perfino il rumore della penetrazione a un certo punto. Eiaculò poco dopo accasciandosi su di me.
Non riesco a descrivere quello che accadde in quella stanza. Ero un po’ sudata e frastornata. Mi girava la testa perché era accaduto l’impensabile. Se per un po’ avevo anche pensato di continuare, mi dissi che era meglio così. Era abbastanza.

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Autore Pubblicato il: 2 Dicembre 2022Categorie: Racconti erotici sull'Incesto0 Commenti

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