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La mia mamma porca
*Racconto trovato in rete, senza autore, da me corretto ed allungato da mezza paginetta a 4 pagine, leggetelo e fatemi sapere se Vi piace, in caso positivo, continuerò il racconto, col l’arrivo del babbo.

Mi chiamo Nando, ho 20 anni, Mia mamma, di nome Roberta, è una signora di 44 anni, molto bella, alta 1 m. e 75 cm., capelli neri, occhi azzurri, un seno bello sodo penso una 4′ ed un culo da sballo. Veste sempre con gonne o jeans stretti ed usa sempre il perizoma. Mio padre, Rocco, 48 anni, non c’è mai a casa, visto che è sempre in giro per lavoro. Uno di questi giorni, che il babbo non c’era, dopo cena, mia mamma, un po’ in fregola, inizia a toccarmi in un modo strano, ad un certo punto mi abbraccia e sente il mio cazzo duro, ride e mi fa: “Ti faccio questo effetto?” ed io: “Si!” e lei: “Lo sai che sei un bel ragazzo?” ed io: “Ho preso da te mamma!”

Poi lei mi chiese se avevo la ragazza ed io le risposi di si e mi chiese se ci facevo sesso e se la soddisfacevo ed io le ribattei: “Penso di si!”. Ad un certo punto, mi viene lo schizzo e lo tiro fuori e lei: “Ma sei matto?” ed io: “No!” e mia mamma: “Però sei messo bene!” ed io: “Lo vuoi provare?” e lei, senza darmi risposta, non esita a metterselo in bocca e succhiare, come una pompa idrovora. Ci spogliamo e finiamo a letto, prima le faccio aprire le gambe e le lecco la figa, già piena di succhi, per l’eccitazione del momento incestuoso, che stava proseguendo, con goduria di entrambi. Dopo prendo il cazzo, glielo sbatacchio sul clitoride, più volte, al che lei, inizia a delirare, per lo sfregamento continuo, che le provocavo. Mentre non riusciva, quasi a respirare, la penetro con forza e sento i suoi gemiti che mi fanno impazzire, io continuavo a martellarla col mio grosso pene, oltremodo gonfio di lussuria. Mentre con le mani l’abbracciavo, leccavo i suoi grandi seni, che mi avevano allattato, da piccolo. Nel modo di suggere, i capezzoli si erigevano, come piccole torri a guardia delle 2 colline carnose e rigogliose. Quando le chiedo: “Mamma, mettiti alla pecorina e dammi il tuo bel culo, sempre da me sognato, finalmente te lo voglio sfondare col mio grosso aggeggio!” lei non esita a mettersi a 90° ed esclama: “Guarda che sono ancora vergine, abbi cura, non farmi male, a te, caro figlio, dono la mia ultima verginità, sempre negata al tuo babbo!” Io mi avvicino, da dietro, in ginocchio, inizio una leccata, dalla fica sottostante, ancora tutta sugosa per l’orgasmo, procuratole, passando per il perineo e giungendo sul suo buchetto intonso. Lei inizia a scodellare le sue floride chiappe, come per provocarmi, continuo con la leccata, avvicino 2 dita, della mia mano destra, alla sua bocca e le chiedo di inumidirle. Lei esegue, le ritiro, le avvicino al suo forellino, ancora per poco, vergine, inizio ad accarezzare le sue ragadi. Approfitto di un suo spasmo che allarga, quasi, il suo buchetto, lo lecco con la lingua appuntita, penetrandolo, poi le appunto il dito indice alla rosellina, spingo e sprofondo nel suo canale rettale, molto stretto, iniziando a pomparlo, come un pistoncino, su e giù. Dopo un po’, comincia meglio a scorrere, le appunto, anche il medio ed inizio a pompare e ruotare. Ormai, mamma è pronta per subire lo sfondamento, emette solo dei piccoli gemiti, dovuti più al godimento, che al temuto dolore. Così l’afferro per i fianchi opulenti, avvicino il mio strumento di godimento, al buco, non più buchetto e la penetro nel culo, in un sol colpo, con violenza, (come dice un vecchio proverbio: “Il medico pietoso, fa la piaga verminosa!”) La lunga attesa, le aveva provocato, come uno stato di aspettativa snervante ed alla penetrazione, sbottò, come liberandosi ed iniziò ad urlare dalla goduria, iniziando a decantare le mie virtù: “Figlio adorato, mi stai rendendo la donna, anzi, la mamma più felice a questo mondo, non ti sapevo così bravo ed esperto, dai parecchi punti a tuo padre, sempre, poco propenso a carezze e baci, subito dedito alla penetrazione, senza prepararmi, 2 colpetti e via, 4 o 5 pompate e viene, subito, lasciandomi per strada, insoddisfatta. Io non l’ho mai tradito, anche se questo, che stiamo facendo, non è un tradimento, perché, mi stai incutendo amore e non sesso, sei tanto dolce, quanto amorevole, ti voglio un bene profondo. Quando, all’inizio, lo hai tirato fuori, per farmelo vedere, mi ero quasi arrabbiata, ma col tuo dolce ed esperto fare, mi hai portato a questo stato di goduria infinita, figlio mio, luce dei miei occhi, continua a spingere il tuo bello strumento di goduria, nel mio canale rettale, allargamelo per benino, così sarò meno stitica, grazie a te!” Durante il mio lungo stantuffare, per più di mezzora, lei mi fa: “Prima di venire, tiralo fuori che voglio la tua sborra in faccia!” Ed io: “No, prima te ne scarico un po’ nel profondo del tuo bel culo, lo voglio irrorare del mio profondo amore per te, dopo ti dirò di girarti ed allora sarà questo il segnale, ti girerai, mettendoti in ginocchio, davanti a me!” Intanto continuavo a stantuffare il mio pistone, nel suo cilindro, ben unto per gli umori miei e suoi, del troppo godere. Iniziai a sfregarle le mie dita sul clitoride, spostando le sue, la porcellina, si stava masturbando, di nascosto, allora le gridai: “Non ti basta il mio grosso uccello, che ti trapana il culo!” E lei: “Figlio mio, voglio godere, come non l’ho mai fatto, sia col culo che con la mia figa, resa affamata dal lungo digiuno, provocato dalla mancanza di tuo padre. Ora che mi stai facendo provare la penetrazione rettale, senza alcun dolore e che mi piace troppo, anche per un senso di sicurezza contro gravidanze non desiderate, lo vorrò fare tutti i giorni, è troppa goduria, ti dispiace se me lo faccio fare anche dal tuo babbo, sei geloso?” Ed io, in risposta: “No, finché resta in famiglia, anzi, visto che ti piace godere in simultanea col culo e con la fica, so che anche il babbo non è tanto geloso, allora ci faremo scoprire mentre copuliamo e lo inviteremo ad unirsi a Noi, in una doppia penetrazione e tu sarai la Nostra Regina, alla quale daremo tutto il nostro amore ed il nostro succo per la vita!” Ormai, ero quasi al capolinea, stavo per godere, le diedi altre 4 o 5 botte in penetrazione, arrivando al fondo, facendo combaciare le mie palle piene alle sue dolci chiappe e le scaricai 2, 3 schizzi caldi. Diedi il segnale a mia madre, lei si girò, come le avevo detto di fare, durante il coito anale e l’accontentai, continuando a sborrarle, maneggiando il mio tubo come un idrante, sui seni, sulla faccia, le coprii gli occhi con la mia crema e lei, con gli occhi chiusi, spalancò la bocca per far ricoverare il mio ed ormai suo, di proprietà, pene, lo pulì con amore, quasi lucidandolo, quando lo estrassi, era bello e luccicante. Finito tutto, tergendosi il volto con un panno, estratto da un comodino, mi fa: “Questa non sarà la prima e neanche l’ultima scopata con te, ce ne saranno, sicuramente altre, gorillone della tua mamma porca!”
Mentre riposavamo, per ritemprarci dalle fatiche, trastullandoci reciprocamente, ormai il mio Lui, si stava risvegliando, alzando la testa, era pronto per un’altra battaglia.
Nel frattempo, avvertiamo il rumore di una chiave girare nella toppa della porta di casa, sicuramente era lui, il mio babbo. Memore di quanto esposto a mia madre, durante la masturbazione, in contemporanea alla sfondata anale, avverto la mamma dell’evento e mi sdraio supino, facendola mettere a cavallo su di me, voltando le spalle alla porta della stanza da letto…

*Il seguito al volere Vostro, se vorrete, se Vi piacerà questo primo capitolo.

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Autore Pubblicato il: 12 Agosto 2022Categorie: Racconti erotici sull'Incesto0 Commenti

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