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Da qualche tempo Renato era divenuto misterioso, si comportava in un modo strano. Alternava momenti di aggressività malamente contenuta, interventi impetuosi, a periodi di mutismo.
Se ne andava in camera sua, dove rimaneva anche per delle ore.
Ogni tanto lo spiavo.
Restava in poltrona, o dietro la finestra, silenzioso, a guardare nel vuoto.
Cominciavo a preoccuparmi.
Forse era la reazione al duro periodo di preparazione agli esami di maturità. Non mi sembrava il tipo, però, Renato, di esaurirsi per lo studio. Era abituato e la sua intelligenza viva, la sua memoria ferrea erano abituate, da anni, a studiare. Del resto, i risultati premiavano la sua abnegazione.
Una maturità lusinghiera.
A volte non rispondeva nemmeno al suo cellulare.
Che avesse rotto con Franca, la sua fidanzatina?
Già, io la chiamavo sempre la ‘fidanzatina’, ma Franca, adesso, era un tocco di ragazza che faceva voltare gli uomini, incantati e attratti dalla sua bellezza, dalle sue misure perfette, distribuite con generosità dalla natura, e curate da lei con lo sport e un equilibrato controllo della dieta.
Lei e Renato erano una di quelle coppie che ti fanno rimanere ammirate.
Perché anche il mio figliolo era splendido.
Ne ero orgogliosa.
Da me, che non sono giunonica, a diciannove anni, era nato quel campione.
Marino, mio marito, che aveva voluto bruciare le tappe e mettere su casa quando stavo per compiere diciotto anni, era giustamente compiaciuto, quanto me, del suo ragazzo. ‘Bello e bravo’, diceva, ‘chissà come se lo contendono le ragazze’. E quasi lo invidiava.
Ma a quanto mi dimostrava ancora non gli ero indifferente, dopo venti anni di matrimonio: lui quarantacinque, io quasi trentotto, e una vita abbastanza serena e regolare.
A letto ci cercavamo con desiderio, ci comportavamo come amanti non sazi e sempre alla ricerca della novità. Tra noi, s’intende.
Cosa capitava a Renato?
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Ero andata, come al solito, a vedere cosa stesse facendo, nella sua camera-studio.
La porta era semiaperta.
Parlava al telefono.
Mi fermai, per non disturbarlo’ e per ascoltare!
‘E’ un macello, Roberto, non mi si rizza più!
Macché, povera Franca, ce l’ha messa tutta, ma non c’&egrave stato niente da fare.
Ha cercato di eccitarmi in tutti i modi, anche facendomelo stringere tra le sue natiche sode e meravigliose’
‘Aho’, Robe?, non &egrave che ti arrapi tu, pensando a Franca’.
Da quando mi &egrave capitato?
Da più di un mese, da quando ho visto mamma e papà che scopavano come conigli in fregola.
Lei stava a pecoroni e lui, da dietro, la stantuffava come una locomotiva. Le tette di mamma, sempre belle e toste, scandivano il tempo.
Lei voltava la testa a destra e sinistra, e sembrava che il suo viso fosse illuminato da dentro.
Io avevo aperto piano la porta perché volevo dir loro che andavo a cinema con Franca, erano tanto presi da quella poderosa scopata che non si sono accorti di niente. Stavo per richiudere, poi ho pensato di lasciare appena uno spiraglio.
Ero arrapato da impazzire.
Una scena che manco un ‘fuck-film’ saprebbe riprodurre.
Io ho sempre considerato mia madre una gran bella donna, con le cose giuste al posto giusto.
In costume da bagno uno spettacolo.
Ma non l’avevo mai vista in quella posizione e intenta a quella funzione.
Spettacolare.
Lei ha cominciato a gemere, in sordina, lui a mugolare.
Mamma sembrava percorsa da una scarica elettrica, lui dette un par di colpi finali e s’abbioccò su lei strizzandole le zizze, poi rimasero così, l’uno sull’altra, nell’altra.
A Robe’, ho l’idea che mo’ te stai ad eccita’ co’ mi madre’
No, non ho più erezioni’ salvo quando sfioro la mia mammina, quando riesco a tastarle una tetta o una chiappa.
Credo proprio che andrò dal medico, ma che cavolo gli dico che mi si rizza solo con mia madre?
Ciao, Roberto, ci sentiamo’

Mise il cellulare sul tavolo, rimase seduto in poltrona.
Ero allibita.
Renato mi aveva visto mentre facevo l’amore con Marino.
Da allora non aveva più erezioni’salvo’
Era questo il punto che mi sconvolgeva: mio figlio mi concupiva!
Non sapevo come comportarmi.
Parlarne con Marino?
C’era il pericolo che, malgrado ogni raccomandazione, il padre credesse opportuno fare una chiacchierata col figlio, sottovalutando il fatto che ‘lui’, il padre, era in effetti il rivale di Renato. Ne poteva derivare un conflitto di imprevedibile gravità.
Affrontare io, personalmente, il problema con Renato?
Come? In quali termini?
Cominciare col dirgli che avevo, per caso, ascoltato la sua telefonata?
Mi sembrava un’ingenuità destinata a fallire o, ancor peggio, a creare tensioni e maggior depressione in Renato.
Questo pensiero mi tormentava, tarlava la mia mente.
Ero andata per shopping, anche per distrarmi.
Una grossa targa lucida, sul portone, attrasse la mia attenzione.
Dr. Gerard Wiener, neuropsicologia, sessuologia.
Forse dovevo suggerire a Renato di farsi visitare da quel medico.
Ma come dirglielo? Perché?
Dovevo chiedere consiglio al dottor Wiener.
Appena a casa gli telefonai, parlai con la sua segretaria, presi un appuntamento per il pomeriggio successivo.
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Gerard Wiener era una figura che sembrava uscita da certa oleografia austriaca dell’ottocento.
Molto curato nella persona e nel vestire, brizzolato, un po’ abbronzato, occhiali bordati d’oro, aspetto gradevole, sulla cinquantina.
Non indossava camice perché, mi spiegò dopo, sarebbe stato simbolo di divisione tra lui e il paziente.
Modi gentili, atteggiamento portato all’ascolto.
Mi sentii subito a mio agio, per cui mi fu abbastanza facile esporgli il mio tormento, la ragione per cui chiedevo il suo consiglio, il suo aiuto.
Il dottor Wiener ascoltò attentamente, senza interrompermi, mi fece alcune domande: se in precedenza avessi notato un particolare interesse di Renato verso la mia persona. Interesse erotico, specificò. Se avessi colto Renato a spiarmi nella mia intimità. Se avessi notato baci, abbracci, toccamenti, non propriamente filiali. Se il mio modo di vestire, in casa, potesse considerarsi provocante.
In effetti, anche pensandoci, non ricordavo nulla che fosse possibile collegare alle domande del medico.
Il dottor Wiener strinse le labbra, mi guardò.
‘Vede, signora, da quanto mi ha raccontato sono portato a ritenere che suo figlio sia stato colpito da quello che potremmo definire un ‘blocco’, provocatogli da qualcosa che lo ha improvvisamente e inaspettatamente impressionato e addolorato, un vero e proprio shock.
I figli maschi, molto spesso sono in competizione col padre che sottrae loro la mamma, e anche quando sono grandicelli, diciamo pure adulti, sfuggono e tentano di rimuovere dal loro pensiero la realtà che tra sua madre e suo padre intercorrano rapporti sessuali.
Quando poi, la mamma &egrave giovane e avvenente come &egrave lei, ciò costituisce una aggravante e alimenta una gelosia sorda e soffocata.
Aver ‘sorpreso’ lei e suo marito in quel modo, come dicevo, &egrave stato un colpo per Renato, e gli ha provocato un dolore inenarrabile, lo ha fulminato. Il dolore psichico soffoca la libido, rende il soggetto refrattario all’eccitamento e pregiudica fisicamente la relazione sessuale fisiologica. La libido viene estinta completamente da depressioni gravi o medio-gravi, ma anche una depressione lieve, a volte non manifesta, non individuata subito, può presentare come sintomo precoce una inibizione del funzionamento sessuale.
E’ logico che io posso interessarmi del problema, incontrare suo figlio, studiarlo.
In genere, lo studio si articola nel modo seguente:
– il primo incontro consiste in un colloquio clinico (esame psichico);
– il secondo ed il terzo incontro prevedono una valutazione psicodiagnostica per indagare la struttura di personalità (profilo di personalità) ed il profilo sessuo-relazionale. Questa seconda fase si articola in due incontri in cui vengono somministrati due diversi tipi di tests: il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (M.M.P.I.) in forma ridotta ed il Sexuality Evaluation Schedule Assessment Monitoring (SESAMO).
– nel quarto incontro &egrave prevista la consegna al paziente della diagnosi e gli si propone una terapia combinata di tipo farmacologico e psicoterapeutico. I pazienti vengono seguiti settimanalmente con un approccio psicoterapeutico ad orientamento analitico e mensilmente per il controllo della farmaco-terapia.
E’ una cosa abbastanza lunga che richiede, ovviamente, la piena collaborazione del soggetto. Inoltre, in un ragazzo giovane e sano, come lei descrive Renato, la terapia farmacologia deve essere evitata al massimo.
Bisogna rimuovere il blocco.
Come?
Alcuni colleghi ed io riteniamo che spesso rivivere l’episodio scatenante può provocare la rimozione del blocco.
Si dice che chi rimane senza parola per uno spavento possa riacquistare l’uso della parola a seguito di spavento analogo.’

Credevo di aver compreso, ma volevo una conferma.
‘Sicché, dottore, dovremmo far assistere Renato alla stessa scena che lui ha visto?’
‘Questa &egrave una ipotesi, signora, ma vi &egrave qualcosa di diverso e forse di più determinante.’
‘Cio&egrave?’
‘Renato &egrave in preda a una mania assillante, potremmo dire ossessiva. Un’idea fissa che si riferisce alla sfera sessuale e ne paralizza la funzionalità. Nulla di organico, ma &egrave così.’
‘Quindi?’
‘Vede, l’ossessione di Renato &egrave :’io non potrò mai”.
Se, invece, si dimostra che quel ‘mai’ non esiste, tutto potrebbe tornare regolare.’
‘Scusi, ma lei vuol intendere che io dovrei accoppiarmi con mio figlio?’
Wiener assentì.
Ero gelata, non credevo ai miei orecchi. Cercavo perfino di essere ironica.
‘Un coito sacrificale.’
Il medico scosse la testa.
‘Io non lo chiamerei ‘sacrificale’, ma terapeutico.
E soprattutto non bisognerebbe far percepire, nel modo più assoluto, a Renato, che si affronta tale tentativo con lo spirito di offrirsi in sacrificio.
Ci vuole amore, signora, non solo nel risvolto erotico, sessuale, della parola, ma amore come dolcezza, tenerezza, trasporto. E mettiamoci anche reciproco desiderio di trarne piacere, voluttà.’
‘Lei ha parlato di tentativo”
‘In questo campo ci sono probabilità, non certezze.’
‘E un’ una terapia’ del genere, quante probabilità avrebbe?’
‘Per mia esperienza professionale, e anche nelle statistiche che si riferiscono a casi simili, siamo nell’ordine del 90%.’
‘E una rimozione, diciamo così, attraverso colloqui e psicoterapie?’
‘Dopo un anno, siamo intorno al 60%.’
‘Non ha pensato, dottore, alle implicazioni che tale coitoterapia comporta? Verso mio marito, la morale, la religione”
‘E lei, ha mai sentito parlare di madri che poste di fronte al dilemma ‘o la mia vita o quella del nascituro’, scelgono di salvare il figlio?
Tra l’altro, non &egrave detto che suo marito debba saperlo.
Io non glielo direi, per nessun motivo.
In quanto a morale e religione’ per me sono invenzioni di uomini inibiti.
Si ricordi, inoltre, che, almeno la prima volta, la posizione deve essere la stessa di quando Renato l’ha sorpresa mentre si accoppiava con suo marito.
Del resto, ci pensi.
Io sono qui.’
Wiener aveva anche detto, ‘almeno la prima volta’.
Pagai la visita alla segretaria, uscii. Camminavo come un automa.
Adesso la shock l’avevo subìto io.
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Non fu facile quella sera, a cena, nascondere la perplessità che occupava la mia mente, né distogliere lo sguardo da Renato che, immusonito, com’era da un po’ di tempo, mangiucchiava svogliatamente e interveniva nella nostra conversazione (le solite cose) senza alcun interesse.
Marino era allegro, alquanto su di giri.
Sapevo bene cosa preannunciasse quella specie di euforia, e in genere non mi dispiaceva.
Andammo a sedere in tinello, di fronte alla TV.
Renato disse che preferiva navigare in internet, chattare con qualcuno.
Marino non stava fermo un momento con le mani, mi carezzava, mi palpeggiava’
D’un tratto, spense la TV, mi prese per mano e s’avviò in camera da letto.
Si spogliò in un attimo e non indossò il pigiama, mostrandomi in tutta evidenza, che la sua allegrezza era il pregustare quello che aveva animo di fare. La cosa non mi dispiaceva, tutt’altro, anzi sarebbe servita a scacciare dalla testa il pensiero fisso che vi aveva insinuato Wiener.
‘Non mettere niente addosso, bimba, mi sento un leone stasera”
E io accettai con entusiasmo di essere la sua leonessa.
Ero carponi, sulla sponda del letto, nella posizione che lui preferiva.
Mi allargò dolcemente le natiche, le grandi labbra, poggiò il glande con la consueta perizia, appena un po’, per eccitarmi, e mi penetrò, dandomi le meravigliose sensazioni di sempre.
Mi piaceva sculettare, accompagnare il suo ritmo incalzante, e mi stava facendo deliziosamente ascendere la china del piacere.
Ad un tratto, ricordai che Renato ci aveva visto proprio così’ poi mi vennero in mente le parole di Wiener’la posizione deve essere la stessa’ mi sembrò che dietro me ci fosse Renato, dentro me il suo sesso che mi percorreva freneticamente’
Ebbi un brivido involontario, sentii che mi irrigidivo’ il godimento cadde inaspettatamente’ ero tesa, rigida, frigida’
Marino si fermò.
‘Nellina, cosa ti capita? Ti ho fatto male?’
La sua voce mi scosse, la voce di mio marito.
‘Niente, amore, scusa, un piccolo crampo’ &egrave bellissimo’ seguita”
‘Vuoi che mi allontani?’
Allungai la mano per attirarlo a me, mi spinsi verso lui, ripresi a dimenarmi’
Mi misi a gemere’ finsi di godere’ simulai un orgasmo’ non vedevo l’ora che raggiungesse il suo piacere che, finalmente, si sfilasse da me, mi liberasse dalla sua intrusione!
Lo baciai con tenerezza, andai nel bagno, vi restai più a lungo del solito, indossai il pigiama ‘non la solita leggera camiciola- tornai a letto.
Per fortuna s’era addormentato.
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Non chiusi occhio tutta la notte.
La mattina dopo decisi di telefonare al dottor Wiener.
‘Dottore, sono’ ho deciso di tentare l’esperimento”
‘Brava, signora, sono sicuro che andrà tutto bene.
Faccia tutto con dolcezza, tenerezza, garbo, rilassatezza.
Si abbandoni.
Mi raccomando, non sia tesa, e si assicuri che la vagina sia ben lubrificata. Naturalmente, mi raccomando, non usi creme od altro.
Se proprio &egrave indispensabile cerchi di eccitarsi toccandosi’
Buona fortuna.’
Pazzesco, adesso dovevo anche accertare quei particolari.
Tirai un lungo respiro.
Ora si trattava di stabilire quando e come.
Ero seduta alla scrivania di Marino, c’era la sua agenda. L’aprii, cominciai a sfogliarla.
Sul foglio della domenica c’era un appunto: ore 16.- aereo per Algeri, collaudo a Gardaià.
Dopodomani, quindi, Marino sarebbe partito.
Era l’occasione.
Come dovevo comportarmi con Renato?
Non potevo certo dirgli ‘andiamo, dobbiamo fare un esperimento’!
Wiener aveva raccomandato dolcezza, tenerezza.
Pensai di mettermi subito all’opera.
Andai nella camera-studio di Renato. Lui era seduto al PC. Mi misi dietro di lui, gli carezzai i capelli. La spalliera della sedia era molto bassa, ne profittai per poggiargli il seno sulle spalle, sfacciatamente, chinandomi sul monitor, facendo finta di interessarmi a cosa c’era scritto. Intanto, il mio volto era vicino al suo. Lo baciai sfiorandogli il viso, e mi soffermai sull’orecchio.
Renato si volse verso me, guardandomi sorpreso.
‘Cosa stai facendo, caro?’
‘Sto cercando delle notizie sulla facoltà di psicologia”
‘Ti interessa?’
‘Più che interesse, curiosità. Vorrei conoscere le materie obbligatorie.’
‘Ottima idea. Se non ti do fastidio le leggerò anche io.’
Così dicendo, con naturalezza, andai a sedere sulle sue ginocchia.
Renato deglutì.
Le sue gambe s’erano irrigidite, sembravano di pietra.
Mossi sapientemente le natiche, sentii che la sua patta s’era gonfiata.
Quindi, la teoria di Wiener poteva essere giusta.
Altro che deficit erettile, quello era chiaramente un fallo irrequieto.
Ora stava tra i miei glutei.
‘Allora, Renato, non cerchi gli esami?’
Sembrò tornare i sé stesso.
‘Si, mamma, scusa’ mi hai sorpreso”
‘Ti dispiace?’
‘Figurati, ma &egrave la prima volta, credo, che siedi il braccio a me.’
‘Peso?’
‘Per niente, ma mi sono sentito un po’ confuso”
Il mio dimenarmi era lento, continuo, esperto’ sapevo bene come fare e sapevo anche che una volta andata via Renato avrebbe sfogato da solo il suo desiderio.
Avevo anche accertato un particolare importante.
Non c’era alcun pericolo che la mia vagina restasse arida.
Quel contatto e quello strofinio aveva abbondantemente inumidito le mie mutandine.
Finalmente apparvero gli esami.
Feci finta di leggere.
Poi, lentamente, mi alzai, baciai Renato.
‘Grazie, tesoro, &egrave stato interessante, ma ora devo andare al bagno.’
Fu spontanea la risposta di Renato, e immediata, precipitosa.
‘Anche io.’
Si alzò, corse verso il suo bagno.
A ben pensarci, il famoso ‘esperimento’ presentava meno ostacoli di quanto avessi immaginato.
Quella sera, a tavola, Renato mi guardava continuamente e, cosa che non faceva più da tempo, si preoccupò che il mio bicchiere non fosse mai vuoto.
Quando, prima della solita sosta dinanzi alla TV, Marino andò a telefonare, mi misi ad aiutare Rosetta, la colf, per sparecchiare e per esporre sotto il naso di Renato, in bella mostra, le tette che debordavano dalla scollatura troppo sbottonata.
Il sabato andammo tutti al Club, a giocare a tennis, e non accostai completamente la porta della doccia. Nel box di fronte c’era Renato, che fece altrettanto.

Ed eccoci alla domenica.
Accompagnammo Marino a Fiumicino, attendemmo che si avviasse all’imbarco. Riprendemmo la strada di casa.
Renato guidava attentamente.
‘Hai un programma per il pomeriggio?’
‘No, perché?’
‘Niente, stavo pensando di passarlo insieme, se vuoi.’
‘Certo, con immenso piacere. Hai un programma speciale?’
‘Forse.’
Tornammo a casa.
Renato rimise l’auto nella rimessa.
Salimmo nel nostro appartamento. Non c’era nessuno. Rosetta era col fidanzato.
‘Allora, mamma?’
‘Scusa, ma desidero cambiarmi.’
Lui andò di fronte alla TV, si mise a guardare lo sport.
Io andai nella mia camera, mi spogliai, mi guardai allo specchio. Dalla toletta presi un flacone di profumo, ne misi qualche goccia sul collo, dietro le orecchie, sotto al seno, alle ascelle. Indossai una specie di kimono sulla pelle nuda.
Ricordai la raccomandazione di Wiener: ‘una vagina arida &egrave un disastro’.
Per quanto si riferiva a quel particolare, nessun disastro in vista.
Tirai un lungo sospiro, aprii la porta, chiamai Renato, gli dissi di venire da me.
Entrò, mi guardò con un lampo negli occhi.
‘Perdio, mamma, come sei bella!’
‘Ti piaccio?’
‘Ma che domanda, a chi potresti non piacere. Sei splendida, affascinante.’
‘Attraente?’
‘Seducente!’
‘Stuzzicante?’
‘Appetitosa!’
‘Mi mangeresti?’
Gli occhi di Renato erano sbarrati, era rosso in volto, respirava a fatica.
‘Ti divorerei’ ti consumerei”
‘Voglio proprio vedere”
Feci cadere il kimono, mi avvicinai al letto, assunsi la posizione raccomandatami dal medico.
Renato non si mosse, sembrava fulminato.
‘Allora, Renatino?’
Rimase nudo in un attimo, col suo grosso fallo svettante.
Poi si avvicinò, incredulo, tremante.
Sfiorò con una mano le mie natiche, le carezzò.
Io le divaricai.
Sentivo che deglutiva, ripetutamente.
Ora percepivo il suo glande vicino le grandi labbra, le dilatai, mi spinsi verso lui.
Entrò decisamente, con un grido soffocato, di liberazione.
Sostò un attimo, cominciò un andirivieni sempre più frenetico, e mi stringeva le tette, mi frugava tra le gambe, sempre seguitando uno stantuffamento che mi stava facendo conoscere sensazioni inimmaginabili.
Non avrei voluto, ma non riuscivo a soffocare i gemiti di piacere che andavano sempre più crescendo.
Mi dimenavo voluttuosamente e nel momento in cui conobbi il più travolgente orgasmo della mia vita, sentii invadermi dal seme di mio figlio, il più delizioso balsamo mai conosciuto.
‘Oh, mamma!’
E vibrava il suo fallo, spruzzando soddisfatto la testimonianza del suo piacere.
Avevo completamente sbagliato quando avevo parlato di ‘coito sacrificale’.
Inaspettatamente, era stato un amplesso da segnare sul diario.
Era stato così appagante che avevo quasi dimenticato la ragione di quell’esperimento.
Capii anche perché Wiener aveva detto: ‘almeno la prima volta’.
Ce ne sarebbero state altre?
Devo confessare che in quel momento lo speravo disperatamente.
E anche dopo.
Era riuscito l’esperimento?
Questo lo si sarebbe saputo solo quando Renato avrebbe potuto avere rapporti sessuali anche con altre donne.
Era necessario, ma mi dava un po’ di fastidio.
Incredibile, ero gelosa di mio figlio.
Io ero soddisfatta, placata, distesa.
Renato era più arzillo di prima. Ed era divenuto anche intrepido.
Prese a baciarmi i capezzoli, a carezzarmi, a lambirmi con la lingua. Dappertutto.
Sentivo i brividi, la pelle d’oca.
Inutile, non potevo lasciarlo ancora con quella prepotente erezione.
Era supino, in quel momento.
Mi misi a cavalcioni a lui, mi impalai lentamente sul suo maestoso pisellone che m’invase voluttuosamente, mi massaggiava le pareti della vagina, batteva in fondo, sembrava voler uscire, e mi penetrava di nuovo.
Ed ero io a condurre la cavalcata.
Meravigliosa.
Che mio figlio mi vedesse in preda a quella eccitazione, a quella foia sfrenata non mi interessava nulla.
Stavo godendo pazzamente.
Ad un certo momento afferrò una tetta e cominciò a succhiarla avidamente.
Le pareti della vagina si contrassero, lo stavo mungendo.
Glielo avrei strappato per conservarlo in me.
Per sempre.
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Era mattino.
Rosetta stava per tornare, dovevo disfare il letto di Renato per non farle comprendere che aveva dormito con me.
La sera prima c’eravamo alzati, e sommariamente vestiti, solo per una rapida cenetta rimediata coi cibi freddi del frigo.
Poi, di nuovo a letto.
Renato s’era scatenato.
Era insaziabile.
Mai quanto me, però.
Mi aveva tenuto abbracciata tutta la notte, col suo ‘sempreverde’ ben inserito tra le mie natiche.
Era andato tutto benissimo, al di là di ogni più rosea previsione.
Il punto era se la ‘rimozione’ fosse avvenuta o meno.
Lui lo aveva detto anche al suo amico, per telefono, che quando riusciva a tastarmi una tetta o una chiappa aveva la sua brava erezione. Quindi bisognava accertarsi che ciò avvenisse anche con le altre. Come prima.
Riflettei che se seguitavo a consumarlo in quel modo, le difficoltà di erezione sarebbero state più che giustificate.
Lo carezzai, insistentemente, lo svegliai.
‘Renato, va in camera tua, nel tuo letto, tra poco rientra Rosetta.’
Mi abbracciò.
‘Dopo, ma’.. adesso”
‘No, tesoro, subito. Dobbiamo essere prudenti.’
Mezzo insonnolito, si alzò e, nudo com’era, si avviò in camera sua.
‘Renato, il pigiama, i vestiti!’
Raccolse tutto, pigramente, e se ne andò.
Dopo poco giunse Rosetta, allegra, canticchiando. Evidentemente aveva fatto il suo bel pieno erotico, ed era contenta e soddisfatta.
Mi guardai allo specchio, mi aspettavo di vedere un volto stanco, disfatto, assonnato.
Non avevo mai trascorso una nottata del genere, neppure agli inizi del mio incontro con Marino, l’eterno assatanato. Dio lo benedica!
Tutt’altro. Avevo un viso sereno, liscio, uno sguardo un po’ languido.
Quando andai per la colazione, che Rosetta aveva preparato, mi guardò fissa, sorpresa.
‘Com’&egrave bella signora, oggi.
Sono certa che avrà sognato il suo sposo.
Sembra quasi incantata.’
‘Si, mi sento come se stessi vivendo una fiaba bellissima. O forse &egrave solo un sogno”
Entrò Renato, mi baciò, dette una cordiale pacca sul bel sedere di Rosetta.
Era allegro, come non lo vedevo da tempo.
‘Allora, Rosetta, stanca?’
‘Ma &egrave appena mattino.’
‘Va là, che mi capisci.’
‘No, non capisco.’
Facemmo colazione.
Dissi a Renato che volevo parlargli.
Andammo nello studio di Marino.
Sedei dietro la scrivania, lui di fronte.
‘Renato, non hai più ragione di stare col muso, taciturno, torturarti e torturami. Vero?’
‘Dipende da te, mamma, solo da te.’
‘Ascolta, nessuno deve sospettare quello che c’&egrave stato tra noi”
‘Stato? Tutto finito?’
Pensai che se gli avessi risposto di si poteva precipitare di nuovo nel suo stato depressivo.’
‘No, bambino mio, non intendo questo, ma voglio dirti che tutto deve sembrare naturale, più che naturale. Non dobbiamo cambiare le abitudini di sempre. Ad esempio, tu la domenica mattina vai a portare le brioches a Franca e’ ti trattieni un po’ con lei, profittando dell’assenza dei genitori che vanno a trascorrere il week end nella loro villetta al mare.
Non devi trascurarla. Anzi, devi dimostrarti più premuroso e affettuoso, mi comprendi bene, del solito.
Se farai il bravo, ti darò modo di poter confrontare il diverso modo di amarti.’
Sapevo bene che stavo facendo un discorso degno di una prostituta e incredibile in una madre, ma quello che contava era di sapere se tutto era tornato come prima.
‘Mamma, mi stai dicendo che’?’
‘Si, bambino mio. Proprio quello.
Non ci devono essere segreti tra noi.
Lo fate col profilattico?’
Renato era divenuto rosso fuoco.
‘No, prende la pillola.’
‘Meglio così, più spontaneo, più naturale, senza barriere.’
Renato scuoteva la testa, ma io insistei.
Gli dissi che lo attendevo per il pranzo e per il riposino pomeridiano.
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Stavo vivendo qualcosa di irreale.
Un film, una allucinazione’
Non mi riconoscevo neppure nel linguaggio.
Dissi a Rosetta che desideravo un pranzo leggero e che lei poteva considerarsi libera fino all’indomani mattina.
Fece un salto di gioia.
Renato tornò poco prima delle tredici, con uno splendido mazzo di rose rosse.
Era allegro e contento.
Non gli chiesi nulla, subito, mi riservavo di parlarne in seguito, al caff&egrave, come se fosse una semplice curiosità.
Ringraziai per i bellissimi fiori, lo baciai più che affettuosamente, sentii le sue mani sul mio sedere che mi stringevano a lui, e sentii anche il suo desiderio. Ancora!
Eravamo sul divano, avevamo sorbito il caff&egrave, avevamo acceso la TV.
‘Come sta Franca?’
‘Bene, grazie, ti saluta caramente.’
‘E’ stata contenta delle brioches?’
‘Moltissimo, anche perché erano diverse settimane che avevo trascurato di portargliene.’
‘Avevate litigato?’
‘Non proprio, ma c’era qualcosa che non andava, tra noi.’
‘Avete fatto pace?’
‘Si!’
‘Ora vanno bene le cose, tra voi?’
‘Benissimo.’
‘Come prima?’
‘Più di prima.’
Andai diritta allo scopo.
‘Era da molto che non facevate l’amore?’
Sobbalzò, rimase un istante in silenzio.
‘Si, da parecchio.’
‘Perché?’
‘Così’ non ero del mio solito umore.’
‘Ora tutto &egrave a posto?’
‘E’ un terzo grado, ma’. Non ti sei mai impicciata della mia vita sentimentale, sessuale, dei miei rapporti con Franca’!
‘Non ti alterare, tesoro, voglio solo accertarmi che stai bene.’
‘Sto benissimo!’
Rosetta venne a salutarci, disse che aveva messo tutto in ordine e che sarebbe rientrata l’indomani, alle otto, come al solito. Udimmo chiudersi la porta.
Renato mi guardò fissamente.
‘Ti sei impegnata, ma’, devo scoprire chi mi ama di più, tu o Franca.’
‘Bambino mio, nessuno può amarti più di me, si tratta solo di stabilire una preferenza nella manifestazione fisica di questo amore: una matusa con ritorno di fiamma, o una splendida giovane appassionata?’
Renato mi guardava con cupidigia, le nari tremanti, gli occhi sfavillanti.
Aveva qualcosa di magnetico, che mi stregava.
Inutile dire che dopo qualche minuto eravamo nel letto dal quale ci eravamo alzati solo poche ore prima.
Mi baciò il collo, la schiena, le natiche, tra le natiche. Insistentemente.
Poi il seno, i capezzoli, la sua lingua visitò l’ombelico, scese sul pube, frugò tra i miei riccioli che s’increspavano, titillò il clitoride che vibrò come un’ancia, s’intrufolò in me, aveva un movimento circolare che mi faceva impazzire, raccolse gli umori del mio indescrivibile godimento, aveva un tempismo meraviglioso, sapeva il momento esatto in cui la lingua doveva essere sostituita da ben altro!
Ero, ormai, in un turbine che m’avvolgeva, e non sapevo quando e come questo vortice si sarebbe fermato.
Gaudeamus igitur, godiamo dunque.
E qui, almeno per me, non andavo oltre nel detto latino, perché lo sapevo che io non sono più giovane: sono la mamma, la mamma, del mio splendido amante.
L’indomani telefonai al dottore Wiener.
‘Dottore, ho motivo di ritenere che, come da lei previsto, l’esperimento sia perfettamente riuscito.’
‘Brava signora, complimenti. Ha visto che abbiamo trovato il rimedio?!
Mi raccomando, non sospenda improvvisamente tale terapia!’
Raccomandazione superflua!
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Autore Pubblicato il: 6 Maggio 2004Categorie: Racconti erotici sull'Incesto0 Commenti

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