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Vortice – 05 – Il risveglio di Cecilia

By 12 Novembre 2023No Comments

La prima luce del mattino entrava attraverso le persiane chiuse, debole, in sottili strisce gialle che regolari tagliavano l’aria e le due figure sul letto.
Due corpi nudi, parzialmente coperti dalle lenzuola.
L’aria calda di una stanza chiusa per troppo tempo, dove odori, ormoni, profumi e sudori si mischiavano in un sabato mattina di aprile che già si preannunciava caldo, completamente fuori stagione, come d’altra parte lo era stata tutta la settimana.
Cecilia si svegliò presto, probabilmente per il caldo, nonostante avesse solo gli slip addosso e avesse già scostato completamente il lenzuolo, sicuramente ancora piena delle emozioni della sera precedente.
Quanto accaduto sul divano, il bacio della buonanotte della figlia, il sesso sfrenato con Luigi: tutto ancora ballava nella sua testa e la faceva vagare con i pensieri, non permettendole di dormire.
Nella penombra della camera da letto guardava il marito dormire. Era rimasto nudo dopo averla fatta godere, e dopo aver goduto anche lui.
L’immagine di quel corpo nudo le dava ancora i brividi, nonostante tutti quegli anni passati insieme, nonostante i segni del tempo cominciassero a farsi spazio sulla pelle e nel corpo, nonostante anche le occasioni in cui aveva rischiato di perderlo.
Come aveva detto il giorno prima alla figlia, “Ho accettato tante cose in questi anni, ma siamo ancora qui, ognuno che desidera l’altro, ognuno che ama l’altro”. Ed era vero, Cecilia ci credeva e ci avrebbe sempre creduto.
Luigi non le aveva mai fatto mancare nulla, dalla sicurezza famigliare alla solidità di un matrimonio mai in dubbio.
Ora lo guardava dormire e sentiva dentro di sé ancora tutto l’amore della prima volta.
Sentiva ancora la curiosità dei tabù che insieme avevano infranto, come il proprio rifiuto per l’esibizionismo, che Luigi riuscì un poco alla volta a rompere e farne diventare, per un certo periodo, una delle sue cose preferite, o come il rifiuto di Luigi nel sentirsi toccare l’ano, fino ad arrivare a farsi penetrare un po’ alla volta anche lui.
A questo pensiero si associò subito l’immagine del pomeriggio precedente di lei che mostrava alla figlia il loro giocattolo.
“Ma come mi sarà venuto mai in mente di fare una cosa del genere”, penso fra sé, sorridendo nel rivivere la scena.
Anna aveva strabuzzato gli occhi.
“Povera piccola. Domani magari le dovrò chiedere scusa. E temo anche per stanotte, non dobbiamo essere stati troppo discreti.”
Fu immediato ripensare alla nottata trascorsa.
Riviveva il cazzo duro del marito che la scopava da dietro. Entrando ed uscendo, lasciandola senza fiato.
Riviveva la sua figa fradicia che colava sul letto, lungo le cosce.
Riviveva Luigi che la riempiva di sperma sul culo, per poi riprendere a scoparla ancora.
Riviveva lei che gli puliva il cazzo con la bocca acida, riportandolo in erezione per farsi di nuovo scopare, questa volta più dolcemente ma fino a farle avere un nuovo intenso orgasmo.
Riviveva Luigi sdraiato su di lei che le sussurrava all’orecchio frasi oscene.
Riviveva una di queste frasi che l’aveva fatta fremere, tanto da doversi aggrappare ai glutei del marito per averlo ancora più in profondità: “Chissà se Anna si starà godendo questo spettacolo sublime di te che godi senza sosta”.
Riviveva i colpi più profondi e decisi di Luigi mentre la pronunciava.
Riviveva tutto.
Intensamente.
Di nuovo.
Con la figa che nuovamente si stava bagnando e lo sguardo verso il marito girato supino, con il cazzo nuovamente in un inizio di erezione per chissà quale sogno.
“Che porco di marito ho trovato.” si ritrovò a pensare facendosi forza per alzarsi dal letto. Il caldo stava iniziando a darle fastidio (“Si si, Ceci, si chiama proprio caldo…”) e voleva aprire la finestra e scendere a bere un po’ d’acqua.
Si alzò lentamente per non svegliare Luigi, aprì la finestra, fece profondi respiri mentre indossava la vestaglia. Lo sguardo le finì verso lo specchio.
Una bella quarantenne le sorrideva soddisfatta nella vestaglia che stringeva un seno florido e un corpo che, nonostante i fianchi larghi, faceva ancora la sua figura: “Sei bella Cecilia, lo sai anche tu”, la sua vocina non mentiva mai.
Un’ultima occhiata al marito prima di uscire dalla stanza. Non si era mosso, ancora supino. Solo il sesso pareva aver preso ancora più vigore, o forse era solo la sua immaginazione, e il suo amore, a vederlo più splendido del solito.
Si mosse piano sul pianerottolo.
La stanza di Anna aveva la porta socchiusa e non voleva rischiare di disturbare anche lei.
“Come se stanotte non l’avessi già fat…basta!!! Smettila di pensare a queste cose!!”
Una rapida sosta in bagno e poi giù in cucina a dissetarsi.
Il buio.
Il silenzio.
I numeri rossi del microonde che segnavano le 6:55.
“Per una volta che potevo dormire senza sveglia…”, pensò mentre portava alla bocca il bicchiere colmo d’acqua.
Il caldo era eccessivo anche qui.
Posò il bicchiere, si allungò sul lavandino per aprire la finestra e nel farlo la vestaglia si aprì quasi del tutto. Istintivamente mosse la mano per tenerla chiusa, ma urtò il bicchiere, rovesciando l’acqua sul lavandino e in parte bagnandosi lei stessa.
– Cazzo…
Fece un passo indietro per controllarsi meglio alla luce che entrava da fuori.
Si spaventò nell’urtare qualcosa. Qualcuno.
– Ah!!
– Mamma, sono io, tranquilla!
– Anna. Che ci fai qui?
– Direi lo stesso che fai tu: fa caldo e ho sete.
– Si, decisamente. L’intenzione era quella. Poi ho combinato questo guaio.
– Vabbè, ma è un po’ d’acqua, non succede nulla. Me l’hai insegnato tu, no? – e nel dirlo Anna si allungò per prendere un pezzo di carta assorbente e così aiutare la madre.
Cecilia si ritrovò ad ammirarla. La trovava bellissima, semplice, senza trucco, in maglietta con disegnato un manga giapponese dai caratteri impronunciabili e le gambe nude. Si muoveva con tranquillità sul lavandino.
– Tutto bene mamma? Mi guardi in un modo…
– S…si, amore, tutto bene. È…è che…è che sei bellissima…
– Lo so. – e le fece l’occhiolino – Tutta la mamma. – aggiunse avvicinandosi di un passo per accarezzarle il viso.
– Ah…ma è bagnato anche qui per terra…aspetta che asciughiamo anche qui. Passami dell’altra carta.
– Si, ho fatto un piccolo disastro.
– Capita quando non si dorme abbastanza…
L’aveva detto con naturalezza, mentre si piegava di fronte alla madre per asciugare il pavimento.
– Ecco fatto. Non ci è voluto molto. Se mi dai dell’altra carta ti asciugo anche la vestaglia.
Cecilia era imbabolata.
La figlia ai suoi piedi, la vestaglia aperta, gli occhi neri di Anna che la fissavano.
I pensieri volavano nella sua testa ed era più che sicura che il sesso fosse sempre più bagnato, e non per colpa dell’acqua caduta prima.
Come un’automa passò dell’altra carta alla figlia.
Anna delicatamente asciugava la stoffa. Quando poi passò alla gamba Cecilia fece un piccolo grido di sorpresa.
– Non…non è il caso Annina, tranquilla…ci penso io…
– Ormai sono qui, non mi costa nulla…
Piccoli tamponamenti lungo la coscia, alcuni più in alto, altri più in basso.
Cecilia si trovò a fare un lungo sospiro per provare a calmarsi: il silenzio, l’aria fresca che finalmente arrivava dalla finestra aperta, un suo seno che era stato scoperto dalle manovre di Anna con la vestaglia, l’odore del suo sesso che era sempre più convinta di sentire nell’aria, tutto pareva farla sprofondare in un vortice di cui aveva paura ma di cui sentiva fortissima l’attrazione.
Era ad occhi chiusi e nemmeno si accorse che la figlia era nuovamente in piedi di fronte a lei.
– Sei bellissima anche tu, mamma.
Sentì quel sussurro all’orecchio.
L’abbraccio della figlia la sorprese, ma le diede l’opportunità di sentire ancora di più la bellezza del corpo della figlia. Con un movimento rapido Anna l’aveva stretta a sé. Erano ormai quasi alte uguali e venne facile per entrambe appoggiarsi una alla spalla dell’altra. Cecilia avvertì i capezzoli della figlia puntare contro i propri, avvertì distintamente i respiri intensi e profondi dei loro corpi, quasi allo stesso ritmo, le parve addirittura di avvertire il cuore della figlia battere all’unisono del suo, accelerando sempre più il ritmo per l’emozione del momento.
Tremava di paura.
O era Anna a tremare.
O tremavano entrambe.
Ancora il sussurro della figlia a riportarla alla realtà.
– Siete bellissimi entrambi.
– Anna…
La figlia iniziò ad accarezzarle i capelli, sempre stringendola forte al proprio corpo.
– Tu e papà. Siete bellissimi. E io vi amo. Vi invidio, ma vi amo così tanto. Invidio il vostro rapporto, i vostri segreti, i vostri tabù infranti. Tutto il vostro essere così. Ma, forse, senza questo tutto, non sarei così nemmeno io e quindi forse non vi amerei nemmeno così tanto.
Si allontanarono una dall’altra e si guardarono negli occhi per la prima volta.
– Anna…io…
– Non dire nulla mamma, il tuo corpo mi ha già detto tutto.
Sempre più confusa, Cecilia sorrise alla figlia, accarezzandola a sua volta.
– Siamo fortunati ad averti come figlia.
– Mmm, non lo so…-, con le mani risistemò la vestaglia della mamma, insistendo sulla curva dei seni – Non lo so mica…ma smettiamola di parlare di me: vai su che credo ci sia un bell’uomo che deve sfogare quanto accumulato in sogno. Io prometto che non vi disturberò…come ho fatto ieri sera.
Cecilia guardò la figlia con gli occhi sbarrati dalla sorpresa: solo allora si ricordò di non aver richiuso la porta della camera da letto e Anna, uscendo dalla sua stanza, doveva essersi affacciata e aver visto il padre dormire nudo.
– Tranquilla mamma, è tutto ok. Io resto qui a leggere e a farmi un caffè.
La figlia le diede un bacio dolce su un guancia e andò verso il salotto a prendere una rivista, prima di tornare in cucina e sedersi a tavola.
– Ci vediamo più tardi, mamma. – e le mandò un bacio.
Dentro Cecilia continuavano a moltiplicarsi i dubbi su quanto appena successo.
“È stato solo un sogno? Anna è sempre stata a quel tavolo? Io ho solo bevuto dell’acqua e aperto una finestra? Oppure è stato tutto reale?”, pensò. E subito si rispose: “È successo tutto davvero”. E la sua vocina non mentiva mai.
Si toccò la vestaglia ancora umida, come anche la gamba; allo stesso tempo si accorse dei capezzoli duri e dritti che premevano sulla stoffa e del sesso eccitato.
“È tutto successo davvero”, sospirò dentro di sé. La figlia era davvero stata lì, ai suoi piedi, l’aveva accarezzata, l’aveva abbracciata e soprattutto le aveva sussurrato Amore (“…e desiderio”, la maledetta vocina non si placava a mai!).
Ora, uscendo dalla cucina si girò ultima volta e la ammirò intenta a prepararsi un caffè come se nulla fosse. Un’ultima immagine di una figura giovane, bella, slanciata, piena di vita.
“La mia piccola…”
Si mosse lentamente verso le scale.
– Ah, mamma.
Anna era tornata a sedersi. Sorseggiava un caffè e sfogliava la rivista davanti a lei. Aveva parlato senza nemmeno alzare lo sguardo.
– Si?
Gli occhi neri fissarono la madre.
– Un giorno di questi mi fai rivedere il vostro giocattolino?

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