Silvia è seduta alla sua scrivania con il viso illuminato dallo schermo del computer, i suoi lineamenti delicati accentuati dalla luce fredda del monitor. È venerdì sera, e l’ufficio è avvolto in un silenzio insolito, quasi irreale. Sono andati ormai a casa quasi tutti, lasciando il vasto open space deserto, con solo il ronzio dei computer e il ticchettio dell’orologio a muro a rompere il silenzio. Lei invece è ancora lì, immersa nel lavoro. La stanchezza si fa sentire, pesante come un macigno sulle sue spalle. Le ultime sono state settimane intense, di progetti da chiudere, scadenze da rispettare, e solo ora se ne vede la fine. Deve finire un’ultima cosa prima di andare a casa, ma prima ha bisogno di una piccola pausa, di un momento per staccare la mente, per respirare.
Intorno a lei non c’è nessuno. Con un gesto quasi meccanico, prende in mano il telefono. Dopo aver scorso un po’ di messaggi, non resiste alla tentazione e torna ai video che, con le amiche, si scambiano nel corso delle serate al “La notte delle stelle”. Li guarda continuamente, per lei sono ormai come una droga. Ogni volta che li vede, vorrebbe trovarsi di nuovo lì, sentire il calore della sborra sulla pelle, assaporarne il gusto salato, lasciarsi travolgere da quell’onda di piacere. Gli ultimi video poi sono particolarmente piccanti, in uno di questi la sua amica Marta gli ha fatto un primo piano mentre lo spogliarellista di turno le eiaculava su tutto il viso. È una sua passione segreta, quella verso il seme maschile, un desiderio che purtroppo può soddisfare solo raramente. Invidia sua sorella Marinella, che pur avendo scoperto quella stessa passione dopo di lei, è riuscita a trovare il modo di realizzarla anche al di fuori del locale “La Notte delle Stelle”… Vorrebbe tanto poterlo fare anche lei, ma è la paura che la blocca: se in qualche modo imprevisto la sua passione segreta dovesse arrivare alla cerchia delle sue conoscenze private e professionali, le conseguenze potrebbero essere devastanti. Anche andare al “La Notte delle Stelle” comporta dei pericoli. Fortunatamente però in quelle serate l’ingresso è consentito solo al pubblico femminile, e questo riduce i rischi. Se pure incontrasse qualche donna che conosce, anche lei avrebbe tutto l’interesse a tacere. Quello che si fa nel locale, insomma, rimane nel locale con beneficio di tutte.
E’ sovrappensiero, con uno dei video aperto sullo schermo del telefono, quando il silenzio viene interrotto dal rumore di passi. Silvia chiude rapidamente il video, e solleva lo sguardo. È Andrea, 26 anni, un giovane neo-assunto che è lì solo da qualche settimana. Tiene una cartellina in mano. I loro sguardi si incrociano, Silvia gli sorride con naturalezza.
“Scusa se ti ho interrotto, ma ho finito quel lavoro e ti ho riportato la cartellina” dice Andrea.
“Ciao Andrea, grazie” dice, prendendo la cartellina dalle sue mani. “Sei stato veloce.”
“Oh, non era difficile” risponde lui, arrossendo come sempre quando lei le rivolge la parola. I suoi occhi scuri la guardano con un’espressione che lei ha imparato a riconoscere: un misto di ammirazione e desiderio. “Se non hai bisogno di altro, io tra poco vado a casa”.
“E’ carino” pensa Silvia. Ha notato gli imbarazzi di Andrea, si capisce che lei deve piacergli molto. I suoi sguardi si posano sulle sue scollature, sulle sue gambe, soprattutto quando indossa gonne come quella di oggi, che lascia scoperte le cosce. Silvia oggi poi si è vestita in modo particolarmente provocante, con la gonna corta aderente che fascia le sue curve e un paio di scarpe con tacco alto e laccetto alla caviglia che accentuano la lunghezza delle sue gambe e la rendono ancora più sexy. La pelle abbronzata dell’estate fa il resto.
Andrea intanto sta tornando al suo tavolo, i suoi passi si allontanano lentamente. Silvia si guarda in giro e si rende conto che sono rimasti solo loro due in ufficio, un sorriso le si disegna sul viso quando le viene in mente un pensiero. “Chissà se Andrea si sta facendo venire qualche fantasia, ora che siamo rimasti da soli io e lui?”
D’impulso Silvia lo richiama al suo tavolo. “Andrea, puoi venire un attimo qui? Se non hai proprio fretta vorrei controllarlo adesso.” La sua voce è autoritaria, ma il tono è gentile.
Lui si avvicina, lei lo invita a prendere la sedia e a sedersi di fianco a lei. Silvia sposta verso di lui i fogli che sono sul tavolo, e mentre lo fa, gli si avvicina, il suo profumo avvolgente che riempie lo spazio tra loro. È un aroma seducente, un mix di fiori e muschio che Andrea ha imparato a riconoscere. Lui cerca di concentrarsi, ma il suo sguardo continua a cadere sulle gambe di Silvia, scoperte e seducenti, la pelle liscia e abbronzata che brilla sotto la luce artificiale.
“Qui, guarda” dice lei, indicando sul foglio. “Questa parte forse dobbiamo scriverla un po’ meglio”. La sua voce è professionale, ma il suo corpo agisce per provocarlo. Si avvicina ancora di più, fino a toccarlo con il fianco e con le gambe, e Andrea può sentire il calore del suo corpo. Ha un brivido, come una scarica elettrica.
Silvia continua a parlare del documento, ma il suo corpo è cosi seducente e caldo che il povero Andrea fa fatica a seguirla. Ad un certo punto Silvia si sporge per prendere un foglio dall’altro lato del tavolo, e nel farlo posa una mano sulla gamba di Andrea, pericolosamente vicino al suo inguine. E quando l’ha preso lascia lì la mano, come dimenticandosene. Lui sente il sangue affluire al suo basso ventre, il suo corpo che reagisce istintivamente. L’erezione è inevitabile, ed è proprio quello che Silvia spera, anche se fa finta di niente. Continua a parlare, come se nulla stesse accadendo, mentre Andrea lotta disperatamente per mantenere il controllo, per non tradire il suo imbarazzo. Il bozzo nei pantaloni però cresce prorompente. Andrea non può farci nulla. Vorrebbe almeno sistemarselo meglio nei pantaloni, ma con lei così attaccata la mossa non potrebbe mai passare inosservata.
Improvvisamente Silvia si interrompe: “Ma… Andrea… che succede? sembra che qui abbiamo un problemone” dice di botto, facendo finta di accorgersi solo in quel momento del bozzo nei suoi pantaloni. Ora lei fissa apertamente il pacco di Andrea, mettendo su un’espressione più divertita che scandalizzata. I suoi occhi marroni brillano di malizia. “Scusami, forse sono stata io a provocare involontariamente questo… incidente, se così possiamo chiamarlo.”
Andrea intanto è arrossito violentemente, per la vergogna, le orecchie che gli bruciano. Vorrebbe sotterrarsi per la figuraccia. “Mi dispiace, non so davvero come scusarmi. Non so cosa mi è preso. Vado un attimo in bagno a… a rinfrescarmi.” La sua voce per la vergogna è un sussurro, quasi impercettibile.
Silvia fa una risatina leggera, divertita, e con tono seducente lo apostrofa: “Io, da quello che sto vedendo, ho paura che una semplice rinfrescata non basterà. Forse dovresti andare in bagno sì, ma a fare altro…” e nel dirlo mima sfacciatamente il movimento di una sega con la mano. L’esplicito riferimento all’atto sessuale, fatto per di più dalla calda voce di Silvia, a momenti fa venire direttamente nei pantaloni il povero ragazzo, senza che ci sia nemmeno il bisogno di toccarsi.
L’avversario barcolla vistosamente, e Silvia a questo punto lancia il colpo finale scoprendo le carte: “Visto che questa situazione è successa per colpa mia, forse sono in debito… magari potrei farmi perdonare. Se vuoi posso, come dire, prendere la situazione direttamente in mano…” gli sussurra infine, avvicinando la bocca al suo orecchio con voce provocante e lussuriosa.
Andrea è ammutolito, e non riesce più a parlare. Le parole di Silvia gli hanno reso il cazzo d’acciaio. Dopo qualche secondo, nonostante l’imbarazzo, cerca di prendere la parola per non fare proprio la figura dell’idiota. “Io… mi… mi piacerebbe molto si!”. Prova anche ad abbozzare un sorriso. La sua voce è un filo, ma è carica di desiderio. Pende dalle labbra di Silvia mentre aspetta in apnea la sua risposta.
Silvia lo guarda negli occhi, una pausa studiata, il suo sguardo intenso che lo fissa, i suoi capelli neri e ondulati che sfiorano la sua pelle. Ormai è padrona della situazione, il povero Andrea è semplicemente un pupazzo nelle sue mani. E’ inutile mantenere ogni residua parvenza di formalità, ormai ha reso chiare le sue intenzioni e perciò gli parla in maniera diretta: “Pensandoci bene, visto che non c’è nessuno, perché andare in bagno? Rimaniamo qui, almeno stiamo seduti comodi. Penso di poter gestire lo stesso la situazione”.
Poi si alza, dirigendosi verso l’ingresso degli uffici. Nel silenzio assoluto risuona soltanto il rumore dei suoi tacchi sul pavimento. Opportunamente, chiude la porta d’ingresso con le sue chiavi. Tanto ormai a quell’ora non verrà più nessuno. E’ sorpresa lei stessa per la sua audacia, siamo nel posto dove lavora in fondo, ma ormai ha troppa voglia e deve soddisfarsi. L’interruttore si è acceso e lei si è trasformata ancora una volta. “Ecco, ora siamo sicuri che non ci disturberà nessuno” dice poco dopo mentre torna al suo tavolo da Andrea, che sta aspettando col cuore in gola e.. il cazzo all’insù. Andrea tace, incapace di parlare. Anche se è terribilmente arrapato, il comportamento inaspettato di Silvia lo ha completamente annientato. Percepisce di essere completamente in suo potere e di non poterci fare nulla.
Silvia lo guarda ed inizia a provare tenerezza per lui. Mentre gli si avvicina, pensa: “Mio povero Andrea, sei rimasto spiazzato vero? Ma ora mi farò perdonare, vedrai…”. Ha deciso che si impegnerà al massimo per farlo godere.
Senza esitazioni, e con gesto sicuro, apre la zip dei suoi pantaloni e gli afferra con mano esperta il cazzo, già duro e pulsante. Lo stringe avvolgendolo con tutta la mano. Al tocco Andrea si lascia sfuggire un gemito, il suo corpo è teso dall’eccitazione, i muscoli contratti come se fosse pronto a scattare.
Lei inizia subito a muovere la mano su e giù, con un ritmo lento e sensuale, il pollice che sfiora la punta del suo cazzo, raccogliendo il liquido pre-spermatico che stava già uscendo copioso, e spalmandolo lungo l’asta. Il suono umido del suo palmo che scivola lungo il pene lubrificato produce un “ciaf-ciaf-ciaf”, che riempie il silenzio della stanza deserta, una peccaminosa sinfonia di piacere che eccita al massimo entrambi. La mano di Silvia si bagna sempre di più, il liquido pre-spermatico scivola tra le sue dita, creando una miscela scivolosa e calda. Anche Silvia ora si sta eccitando da morire. Vorrebbe leccarsi tutte le dita, ma si costringe a darsi un contegno.
“Mmmh sei così duro…” sussurra in un orecchio ad Andrea, per farlo eccitare ancora di più. “Non sai come mi piace, quando sento un cazzo così duro.”
“Ti piace vero? sei un porcellino…” Silvia continua ad eccitarlo, sussurrandogli parole provocanti.
Andrea ansima ad occhi chiusi, in estasi. La sua bocca è secca, il suo corpo trema dall’eccitazione. I suoi gemiti riempiono la stanza, uniti al “ciaf-ciaf-ciaf” prodotto dalla meravigliosa sega di Silvia. Silvia sorride guardando il suo volto, accelera leggermente il ritmo. Sa che il poveraccio resisterà ancora pochissimo. Andrea si abbandona al piacere, il suo corpo trema mentre si avvicina inesorabilmente l’orgasmo, ogni suo nervo è teso come una corda di violino. Silvia a sua volta si sta eccitando sempre di più, vuole vedere schizzare più sborra possibile, e l’idea di farlo lì nell’ufficio, di solito animato di colleghi, la fa ribollire di un piacere perverso. Sente che si sta bagnando, lì sotto…
Con grande dispiacere di Andrea, deve interrompere per un momento la sega e si alza dalla sedia. E’ costretta a farlo, deve sfilarsi le mutandine. Si gira dando le spalle ad Andrea, poi se le sfila chinandosi in avanti. La sua gonna si alza per un momento, quel tanto che basta per mostrare all’estasiato Andrea il suo culetto e le labbra della sua figa. Silvia si risiede e ricomincia subito a lavorarlo con la mano destra, mentre si infila la sinistra tra le gambe, iniziando a masturbarsi anche lei… per Andrea tutto questo è troppo, il povero ragazzo non può più resistere. E’ stato sin troppo eroico.
“Silvia… ah… attenta potrei sporcar…” La sua voce si strozza, non riesce nemmeno a finire la frase.
“Si si si si… vieni schizza tutto dai!” grida Silvia in piena estasi anche lei. Non teme l’onda in arrivo, ma anzi, la vuole.
E Andrea lo fa. Il suo corpo si arcua, i muscoli che si contraggono, e un grido soffocato gli sfugge dalle labbra. La sua eiaculazione è potente, gli schizzi di sperma che la mano veloce di Silvia fa volare in tutte le direzioni, una pioggia calda e densa. Alcuni schizzi arrivano sul tavolo, altri finiscono sulla sua gonna, altri ancora atterrano sulle sue cosce nude. Un rivolo caldo scivola lungo la gamba più vicina ad Andrea, la più colpita, lasciando una scia umida e appiccicosa che arriva fino al laccetto della scarpa sulla caviglia. Il contatto dello sperma caldo ed appiccicoso con la sua pelle è lo stimolo che porta anche Silvia a godere: fuori di sé dal piacere, viene travolta da un orgasmo sconvolgente mentre continua a sgrillettarsi furiosamente. I suoi umori fuoriescono copiosi, bagnandole anche la gonna.
Dopo l’orgasmo, Silvia si riprende lentamente, normalizzando a poco a poco il suo respiro. Osserva il copioso prodotto della sua opera, con soddisfazione, il viso illuminato da un sorriso compiaciuto, gli occhi che brillano di contentezza.
“Uaaao… sei stato fantastico” commenta, mentre sente il cazzo di Andrea iniziare ad ammorbidirsi nella sua mano. Lo spreme un po’. Le ultime gocce escono lentamente, come un ultimo saluto. Lei ci gioca con il pollice, spalmandole sulla cappella. “Guarda quanta sborra hai fatto per me. Complimenti”. Vuole gratificare Andrea con qualche complimento, quasi come una forma di ringraziamento per ciò che gli ha donato, mentre lo guarda negli occhi sorridendogli.
Anche Andrea la guarda con gratitudine, il viso arrossato e ancora sconvolto. Non può fare a meno di fissare la liscia pelle delle stupende cosce di Silvia, prima così candida ed ora invece insudiciata del suo liquido seminale. E’ una visione così erotica che gli resterà impressa nella mente per sempre. “Mi dispiace, Silvia, che casino che ho combinato… ho sporcato dappertutto. Scusami ma non credevo…”
“Ma non c’è nulla di cui scusarsi” lo interrompe con dolcezza Silvia. “Sono io che devo scusarmi, la colpa è mia… ho fatto tutto io” gli dice mentre gli rivolge un caldo sorriso.
“Grazie, Silvia” gli dice Andrea, ora finalmente rilassato, con la voce piena di sincera gratitudine. “E’ che… è che sei troppo bella. Mi hai fatto impazzire” I suoi occhi la guardano con un’ammirazione che va oltre il desiderio fisico. Silvia lo guarda, le parole di Andrea le scaldano il cuore. “È stato bello farlo. Grazie per aver sborrato per me..”. Silvia si china, dandogli un bacio delicato sulla cappella ancora bagnata di bianca crema. La forma di ringraziamento più intima che possa esserci. Quando si solleva, si lecca via la sborra dalle labbra, golosa.
Poi Silvia inizia a ricomporsi, e si rivolge a lui con gentilezza e complicità. “Mi raccomando, non dire mai a nessuno quello che è successo oggi. Questo piccolo “incidente”, se possiamo chiamarlo così, resterà il nostro piccolo segreto, ok?” Andrea annuisce convinto “non ti preoccupare, non lo saprà mai nessuno.” “Ora per favore, torna al tuo posto. Devo assolutamente finire alcune cose. Prima però sarà meglio pulire” scherza osservando divertita il disastro sul suo tavolo. “Ah, e Andrea… questi magari più tardi ristampameli, non credo che sia il caso di archiviarli così” gli dice ridacchiando, mentre gli riconsegna i fogli che aveva portato prima. Sono tutti inzuppati di sborra. Il ragazzo li prende perplesso tenendoli con due dita. Si sta chiedendo se sia il caso di usare il cestino… e se li trovano quelli delle pulizie? Ma non vuole fare un’altra figura da idiota. Annuisce, risistemandosi il cazzo dentro i pantaloni con un po’ di imbarazzo, il viso ancora arrossato. “Certo. E… grazie ancora di tutto”. Le rivolge un ultimo sorriso.
Silvia lo guarda con rinnovato affetto “Prego… è stato un vero piacere”.
Prima di tornare al suo posto, Andrea si dirige verso il bagno, uscendo dalla stanza. Rimasta sola, Silvia si guarda la mano, ancora tutta impiastricciata, ed inizia a leccarsi via golosamente la sborra dalle dita. Osserva la sua gonna, gli schizzi di sperma che ci sono finiti sopra… dovrà pulirla almeno un po’, prima di andare, non può certo uscire così.
Un sorriso soddisfatto le illumina il viso, i suoi occhi che brillano. Torna a dedicarsi al lavoro. Anche se non riesce a concentrarsi come si deve. I segni tangibili di quello che è appena successo sono ancora lì.
Pulirà la scrivania si, ma solo prima di andare a casa. Le va di sentire ancora il profumo della sborra di Andrea, mentre scrive al computer. Tanto, la porta è chiusa e nessun’altro entrerà in ufficio a disturbarla, per oggi. Andrea è ormai andato a casa. Ogni tanto, passa un dito sulla coscia e raccoglie un altro po’ di sperma per portarlo alle labbra, assaporandone il gusto, il suo sapore salato e un po’ amaro che le piace da morire. È stato un momento perfetto, un lampo di trasgressione che ha spezzato la monotonia della sua vita. Ora anche lei ha saputo trasgredire al di fuori del locale. E mentre continua a lavorare, Silvia sa che porterà con sé quel ricordo per parecchio tempo. Un ricordo che la farà sorridere ogni volta che ci ripenserà.





Cara Agave, sono contento del tuo commento, hai individuato diversi punti critici che dovrò prendere in considerazione. adesso ho in…
quando pubblichi i prossimi capitoli?
Affascinante. Mi piace la musica e il flashback come meccanismo narrativo.
Ciao, mi permetto di darti il “giudizio”, solo perché l'hai chiesto. Parto da quello che funziona: hai una buona capacità…
questo è il mio primo racconto sul tema erotismo, mi piacerebbe avere qualche giudizio, così capisco se posso continuare o…