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Racconti Erotici

UN MASCHIO PER FIORELLA – 1) FIORELLA, LA DONNA DELLA MIA VITA

By 27 Luglio 2022No Comments

L’età, mi dicevo, è sicuramente l’età. Quella che mi faceva sentire così inadeguato, progressivamente insufficiente nei confronti delle aspettative di mia moglie, di trent’anni più giovane di me. Eppure fino ad ora le cose erano andate benissimo, la mia efficienza sessuale era fuori discussione, bastava soltanto guardare Fiorella mentre si godeva le mie prestazioni, quando, per ore infaticabile, la conducevo a una incredibile serie di orgasmi fino a sfinirla.

Lei non si era mai lamentata, ma io sapevo che il mio corpo stava lentamente ma inesorabilmente fermandosi. Non sarei più stato lo stesso, e questo mi faceva un male da morire.

Fiorella non si era mai lamentata, era felice delle mie attenzioni, partecipava con passione ai miei giochi, li integrava ed aumentava il piacere reciproco con la sua vitalità e soprattutto con quegli sguardi pieni di godimento che tanto mi eccitavano. Non c’era un solo centimetro del suo corpo che io non fossi in grado di stimolare, e che non restituisse – moltiplicato per cento – il fremito del contatto che le imponevo.

Ma ora il tempo giocava contro di me. Certo, le pillole blu mi avevano aiutato, prima dandomi una sferzata di energia incredibile, accompagnata a una nuova consapevolezza che non sarei restato fermo a guardare mia moglie appassire senza più la passione che le avevo regalato. Ora, però, le controindicazioni ben specificate sulle scatole, prendevano il sopravvento sull’utilità, costringendomi a subire effetti collaterali spesso dolorosi.

Ero ancora innamorato follemente di lei, della sua energia straordinaria, non volevo che in nessun modo dovesse rimpiangere i momenti belli della nostra vita insieme. Presi una decisione. Dolorosa ma necessaria. Senza dirle niente, l’avrei condotta per mano verso nuove avventure, che avrebbero coinvolto altre persone. La guardavo vivere, conoscevo i suoi gusti in fatto di uomini, sapevo di chi si sarebbe potuta innamorare e soprattutto con chi avrebbe sognato di fare l’amore per puro piacere.

L’idea di pensarla tra le braccia di un altro, era un dolore sordo, una sofferenza che spesso mi teneva sveglio. Poi pensavo a lei, alla sua vitalità. Perché lasciarla spegnere? Per mio egoismo? Per la stupida mania di possesso? Cosa contava di più? Che lei fosse mia, soltanto mia, oppure che fosse felice e che mi amasse anche se non ero più in grado di donarle ciò che le avevo dato negli ultimi dieci anni? Mi inorridiva l’idea che arrivasse ad essere infastidita da me, che non ero più in grado di soddisfarla, addirittura tremavo all’idea che lei potesse sperare di vedermi sparire, per essere libera di tornare ai suoi momenti di puro piacere. No, questo non sarebbe successo. Io dovevo prendere la situazione in mano e fare in modo che qualcun altro mi sostituisse, in modo indolore, giocando con lei, appassionandola a questa nuova situazione per poi ritirarmi piano piano e lasciarla al suo piacere.

Iniziai a parlarle, dopo qualche serata di particolare coinvolgimento, dicendole che mi sarebbe piaciuto aumentare il nostro reciproco piacere, mentre lei si faceva toccare da un altro uomo, che avrebbe potuto partecipare ai nostri giochi. Ovviamente con le limitazioni che lei voleva imporre, perché i giochi fossero sempre all’altezza delle nostre abituali performances.

Fiorella non ne era entusiasta. Continuava a ripetere che io le bastavo, che era bello fare l’amore con me, che il mio sesso era unico, che non cercava altro. Era vero? Era un dolce modo per mettermi a mio agio? Io sentivo che le cose non erano come erano state e non volevo accontentarmi. Dopo averne parlato più volte, la convinsi che se le fosse capitata un’avventura, sarei stato felice di condividerla con lei, nei suoi racconti che avrebbero arricchito le nostre esperienze.

Pensavo, nelle lunghe ore insonni, a come poterla aiutare a transitare da un rapporto ormai troppo maturo ad uno fresco, allegro. Lei mi aveva detto più volte che i ragazzi, per quanto potessero essere carini e sempre arrapati, avevano – tutti – un grosso difetto: mancavano di esperienza e cercavano soprattutto il loro piacere. Non si occupavano della partner se non per gratificare sé stessi per le loro prestazioni. Questo ero in grado di capirlo, anni di esperienza, di collaudo delle forme più coinvolgenti, di passione spinta all’estremo con me avevano prodotto un tale affiatamento che nessuno avrebbe potuto eguagliarlo.

Pensai che la cosa non avrebbe dovuto escludere l’altra. Ma vista la riluttanza di mia moglie per le nuove esperienze, mi resi conto che l’operazione sarebbe stata più interessante e forse accettabile per lei se avessi organizzato una trappola sessuale, presentandole una situazione già pronta, al giusto calore, solo da acchiappare al volo. Con me o senza di me.

Cominciai a guardare con occhio diverso gli amici di nostro figlio, quei ragazzi universitari che ormai frequentavano la casa regolarmente e che mostravano un rispetto forse eccessivo nei confronti di Fiorella. Li guardai mentre entravano in casa, mentre parlavano, mangiavano (li invitavamo spesso a pranzo e a cena) e qualche volta, mentre dormivano nel grande letto del figlio, invitati a restare per un fine settimana. Cominciai ad escludere qualcuno che proprio non aveva le caratteristiche. I troppo piccoli, gli imbranati, quelli che sfuggivano allo sguardo. Di loro mi sarei occupato in un secondo tempo, dopo essere riuscito a rompere gli indugi di Fiorella.

Mi serviva un bel ragazzo, alto, moro, con occhi espressivi ed intensi. Simpatico quanto basta, intraprendente quanto necessario. Non c’era nessuno, nel gruppo di Samuele. Ma non intendevo gettare la spugna. Si avvicinava il compleanno del figlio e gli proposi di organizzare una festa, come quelle che tenevamo da ragazzi, con luci soffuse, musica da ballo, i lenti eccitanti…

Samu mi rispose che quelle cose facevano parte delle ridicole abitudini dell’altro secolo. Avrebbe invitato i suoi amici (e le amiche, ovviamente) ma avrebbe giocato con loro delle lunghe partite al computer sfidandosi sui telefonini. Presenti, uno accanto all’altro, ma assenti.

Fiorella era indifferente all’idea della festa, ero io quello che si sarebbe dovuto occupare dell’organizzazione, perché ormai in pensione, mentre lei era così presa dal suo lavoro, che avrebbe -forse- potuto partecipare alle ultime fasi della serata. Accettai anche questo. Mi preoccupai di acquistare le provviste, stabilimmo le date per la festa, un venerdì sera che si sarebbe trasformato in un sabato mattina e poi, a piacere (e si doveva trattare proprio di piacere) anche in un sabato sera.

Il cibo era importante, perché avrebbe accompagnato tutta la serata, mandando su di giri i ragazzi, che l’avrebbero annaffiato abbondantemente con birra e alcool.

Chiesi a Samuele di farmi un elenco dei partecipanti, e mi portò una lista di una ventina di ragazzi e ragazze. Alcuni erano amici e frequentatori abituali della nostra casa, altri perfetti sconosciuti. Chiesi dove li avesse conosciuti e mi rispose che per la maggior parte erano amici con i quali avevano frequentato i corsi di calcio.

Decisi di andare, tanto per dare un’occhiata, a vedere un allenamento. Avrei chiesto a Samuele di indicarmi i ragazzi che sarebbero venuti alla festa. Così accadde. In particolare erano quattro, quelli che non avevo conosciuto. Mi furono presentati, li guardai giocare nel grande campo di erba sintetica. Poi rientrarono, alla fine della partita, e si infilarono negli spogliatoi.

Attesi qualche momento, poi entrai anch’io, con la scusa di dire qualcosa a mio figlio. Ero stato dirigente della squadra ed avevo ancora accesso libero in tutti gli ambienti del campo.

Undici ragazzi si voltarono verso di me, guardandomi con aria interrogativa. Mi rivolsi direttamente a Samuele chiedendogli una cosa riguardante le partite successive, e intanto guardavo in giro per scorgere tra quei ragazzi quello al quale avrei insegnato il modo di donare piacere a Fiorella.

Disdetta, erano quasi tutti biondi, uno piccolo, l’altro troppo magro. L’unico con i capelli scuri, era Jamie, chissà come si chiamava veramente. Indifferente alla mia presenza, si era spogliato completamente e si era infilato in una doccia, che non aveva nemmeno una tenda per ripararlo. Il suo corpo era bello, muscoloso, leggermente ambrato. Si era voltato verso il muro, mostrando un culo sodo e perfetto, che sovrastava due gambe possenti. Parlando ancora con Samu, lo sguardo continuava ad andare a quel box doccia, per rubare qualche immagine di Jamie che potesse darmi la sicurezza che proprio lui fosse la persona giusta.

D’un tratto si voltò, con i capelli insaponati e gli occhi chiusi. Potei soffermarmi con lo sguardo senza essere indiscreto. Il suo bel petto era assolutamente liscio e la pancia, piatta e muscolosa, terminava in un pube riccioluto sul quale svettava un lungo sesso scuro, in condizione di riposo. Si, quello sarebbe stato il ragazzo giusto. Mi allontanai prima che potesse riaprire gli occhi e chiedersi perché lo stessi guardando così intensamente.

“Jamie viene alla festa?” chiesi a Samuele quando fummo in macchina.

“Si, deve risolvere un problema con la famiglia, ma in linea di massima verrà.”

“Con la morosa?” Insistetti, curioso.

“No, non ce l’ha più la morosa! L’ha lasciata qualche giorno fa. Ma perché ti interessa?” Chiese mio figlio, curioso.

“Perché è uno degli unici che non conosco, e sai che in casa nostra io desidero che vengano soltanto ragazzi di cui mi posso fidare”.

“Tranquillo, pà. Questo è uno che si fa i fatti suoi. Troverà compagnia alla festa, e se ne starà tutta la sera a pomiciare in un angolo”

Si, decisamente era la persona giusta.

“Come mai non lo inviti mai a casa?” Chiesi ancora, con indifferenza.

“Perché non ne ho avuto l’occasione. Vuoi che lo inviti? Magari domani, visto che non abbiamo allenamento.”

“Ma si, digli di venire, così me lo presenti”.

La sera successiva, quando Fiorella ancora era al lavoro, ebbi l’occasione di parlare con Jamie. Era arrivato a piedi, lo avevo visto salire le scale della nostra casa, suonare il campanello ed entrare, dopo aver abbracciato Samuele. Ero rimasto nascosto, in giardino, per guardarlo bene.

Poco dopo, entrai rumorosamente a casa, portando due borse con la spesa.

“Pà, vieni, ti presento Jamie, è qui con me!” Disse Samu, dalla sua camera.

“Ciao, Jamie! Ci siamo già visti ieri, nello spogliatoio.” Dissi allungando la mano.

“Si, ti ho visto entrare”. Rispose il ragazzo stringendo la mia mano.

“Ti fermi a cena?” Chiesi a bruciapelo.

“Se non ti dispiace, mi fermo. I miei sono andati dai nonni, e si fermano fino a domani sera. Nessuno che mi prepari da mangiare… “Rispose Jamie ridendo.

“Beh, allora sei dei nostri! Magari puoi dormire qui, se Samuele è disposto a condividere il suo lettone!” Dissi ancora più convinto.

“Perché no?” Si intromise Samu. “Però mi prometti che non mi tocchi…sono già fidanzato.” Scoppiarono a ridere.

“Allora è fatta! Tra poco arriva la mamma, preparo per andare a tavola.” Dissi lasciando la camera.

Al suo arrivo, Fiorella si liberò subito della giacca e della borsa e venne in cucina a baciarmi.

“C’è un amico di Samu, stasera a cena. Si ferma anche a dormire.” Dissi con indifferenza.

“Chi è? Lo conosco?” Rispose mia moglie mentre assaggiava il sugo nella pentola.

“Non credo, a meno che tu non sia un’assidua frequentatrice del campo di calcio”.

“Vado a salutarli”. Fiorella si allontanò per salire alle camere. La sentii parlare, poi ridere.

Quando scese, mi disse che il ragazzo era un gran figo, e pure simpatico. In quel momento, mi venne un attacco di gelosia che repressi immediatamente. Era quello che stavo architettando, era proprio quello che volevo. E ora cosa era successo?

Mi risposi durante la notte, quando Fiorella era già addormentata accanto a me.

Era normale che mi prendesse un brivido, pensando che quel ragazzo che aveva tutte le caratteristiche che io non avevo più, avrebbe preso il mio posto nel letto di Fiorella. Ma quella era la mia ferma intenzione, quindi era ora di passar sopra alle gelosie e procedere per la fase successiva.

Mi alzai senza far rumore e andai in camera di Samuele, che d’abitudine lasciava la porta aperta. I due ragazzi dormivano profondamente, ben distanti l’uno dall’altro, nel grande letto di mio figlio. Tutti e due indossavano una maglietta leggera, mentre Jamie aveva degli slip bianchi, Samuele non portava biancheria intima. Restai a guardare il ragazzo mentre dormiva. La peluria che era ben distribuita sul suo viso, sulle gambe e sulle braccia, ne davano l’aspetto di un adulto, mentre era poco più che un ragazzo.

Mentre mi allontanavo per tornare a letto, sentii un gemito provenire dalla stanza che avevo appena lasciato. Entrai di nuovo e vidi che Jamie era voltato verso la porta e dormiva profondamente. Dagli slip, usciva qualcosa che nella penombra faticai a riconoscere. Ci arrivai senza troppa fantasia, dal momento che tutto lo slip era tirato e formava una sostanziosa bozza. La testa del suo uccello faceva capolino oltre l’elastico e questo sembrava procurare un godimento al ragazzo.

A tavola, poche ora prima, avevo notato una cosa che mi aveva divertito. Stavamo mangiando un piatto di pasta, quando Fiorella si rivolse a Jamie ponendogli una domanda. “A me piacciono i salsicciotti; piacciono anche a te? In questa casa sembra che piacciano solo a me! Quando ne voglio uno, mi tocca farne una scorpacciata, perché non voglio sprecarli.”

Jamie la guardò con aria interrogativa e poi arrossì violentemente.

“Non particolarmente” rispose il ragazzo abbassando lo sguardo “Lei dice… tu stai dicendo…” Poi si fermò imbarazzato.

“I wurstel, i salsicciotti, come li chiami. Non era una domanda trabocchetto!” Riprese Fiorella scoccandomi uno sguardo divertito. Il ragazzo arrossì ancora di più, se possibile.

Jamie continuò la cena con gli occhi bassi, e quando terminammo, si alzò per aiutare a sparecchiare.

Ora lo guardavo con interesse. In quel letto, le lenzuola candide erano finite ai piedi, il corpo adagiato nel sonno aveva una posa imbarazzante, con quello slip che, stimolato dall’interno, si accorciava e scendeva sempre più, mostrando ora una gran parte di quell’uccello che sotto la doccia mi era sembrato interessante. In un balzo corsi al tavolino dove metto il telefono in carica e staccai lo smartphone. Tornai alla camera dove, nel letto, finalmente gli slip di Jamie erano scivolati fino alle ginocchia, lasciando libero il suo grande guerriero. Scattai alcune foto, da lontano e sempre più vicino, fino a riprendere la testa di quel totem, che sovrastava l’asta gonfia di sangue.

Guardare il bel sedere di quel ragazzo mi aveva eccitato, sarei volentieri saltato sul letto per fargli assaggiare ciò che intendevo per “piacere sessuale” e ciò che chiedevo a lui di far provare a Fiorella. Ovviamente rinunciai, proponendomi, però, di entrare nel gioco, se mi fosse stato possibile, per prendermi quel piacere al quale stavo rinunciando.

Al mattino, Fiorella fu la prima a svegliarsi. La sentii mentre si sfilava il pigiama e lo abbandonava sul letto. Si allontanò dalla camera per raggiungere il bagno, senza indossare alcun indumento.

Dovendo passare davanti alla porta della camera dove dormivano i ragazzi, gettò uno sguardo all’interno e si accorse della completa nudità dei due. Vidi una leggera esitazione prima che proseguisse il suo cammino. Guardò bene quel letto e i suoi occupanti. Uno, in particolar modo.

Quando tornò dalla doccia, diede un altro sguardo ma questa volta si affrettò, correndo in camera e chiudendo la porta.

“Cosa succede?” Le chiesi incuriosito.

“Il ragazzo è sveglio, mi ha vista passare.” Rispose mia moglie.

“E allora? Cosa ha fatto di strano? Sei tu che sei passata nuda…”

“All’andata, era lui quello nudo. L’ho visto bene!” Mi disse Fiorella fingendo indifferenza.

“Lo hai guardato bene? Come ti pare?”

“Ho visto poco, sono in penombra. Ma sembra ben messo!” Rispose mia moglie iniziando a vestirsi. Si allontanò qualche minuto per andare a rifinire il trucco in bagno, poi tornò in camera.

“Stanotte sono andato in bagno e quando sono passato davanti alla loro camera, ho sentito un gemito. Sono entrato per vedere cosa stesse succedendo e ho visto Jamie che si muoveva sul letto, come in preda a un grande piacere.”

“Forse sognava” disse lei.

“Forse sognava te” Aggiunsi io.

“Ma figurati! Potrei essere sua madre!” Sostenne mia moglie.

“Beh, il risultato di quel sogno è molto interessante!” Proseguii senza curarmi di ciò che aveva detto. “Guarda come era combinato!” E le mostrai le foto con l’uccello in erezione e la testa bene in evidenza.

Fiorella guardò il telefonino fingendo indifferenza. Poi tornò a guardare.

“Un bel coso! Speriamo che lo sappia usare bene!” Concluse la donna, infilandosi un maglioncino leggero.

È giovane, avrà bisogno di una donna esperta che gli faccia conoscere i piaceri del letto…” Aggiunsi senza guardare.

Fiorella non disse più niente. In pochi istanti fu pronta ed uscì dalla camera. Percorrendo il corridoio, incrociò Jamie che stava tornando dal bagno. Indossava soltanto un asciugamano in vita, lasciando tutto il resto al vento.

“Buongiorno!” Disse il ragazzo stringendo un po’ l’asciugamano sulla pancia, ma lasciando che si aprisse a livello del pube.

“Ciao! Dormito bene?” Chiese cortesemente Fiorella. Non voleva che lui notasse il suo sguardo che si posava con troppa frequenza su quell’apertura.

“Benissimo, grazie! Dormirei sempre qui, se mi fosse possibile!” Disse il ragazzo raggiungendo la camera.

Seguii quella conversazione da lontano, poi raggiunsi Fiorella e insieme scendemmo a fare colazione.

“Vuoi un salsicciotto?” Chiesi sorridendo.

“Scemo! Mica lo dicevo con malizia!”

“Ma ora lo vuoi?”

“Ma smettila!” rispose ancora Fiorella alzandosi e allontanandosi dal tavolo.

“Pensi che dormirà qui anche stasera?” Chiesi con indifferenza

“Cosa vuoi che ne sappia? Non ha detto che i suoi genitori sarebbero tornati oggi? Allora andrà a casa sua, non ti pare?” Rispose mia moglie.

“Ma se vuole restare, cosa gli dico?”

“Ma che faccia come vuole, non mi interessa proprio!” Concluse Fiorella, dandomi un bacio prima di varcare la porta per uscire.

Il primo esperimento aveva dato esito positivo. Il ragazzo le piaceva, ora bisognava superare quegli indugi che normalmente si frappongono in una conoscenza appena accennata.

“Papà, Jamie mi chiede se può restare anche stasera. Ha sentito i suoi genitori e arrivano molto tardi.”

“Certo che può. Fate come credete, ma fatemi sapere se sarete a cena con noi.” Risposi.

Dalle scale, apparve il viso di Jamie, sorridente. “Grazie!” Disse mentre scendeva gli ultimi scalini.

Uscii presto, avevo delle cose da fare e lasciai i ragazzi in casa. Non sapevo cosa avrebbero fatto, né se sarebbero restati. Quando rientrai, era già pomeriggio. La casa era silenziosa ed entrai senza fare alcun rumore. Salii le scale e già nel corridoio sentii dei rumori che mi incuriosirono.

I ragazzi parlavano a voce alta, spesso scoppiavano a ridere, poi improvvisamente ci fu silenzio. Si udiva soltanto un suono proveniente da un altoparlante, probabilmente del computer in camera.

Passai lentamente stando attento a non far rumore e dalla porta aperta, vidi che i ragazzi stavano guardando lo schermo del portatile che trasmetteva un film inequivocabile. Un primo piano del viso di una ragazza che stava baciando due grossi uccelli che si alternavano sulle sue labbra.

I ragazzi indossavano ancora le magliette della notte, ma erano seduti sul letto, senza slip. Le loro mani lavoravano e si stavano divertendo con i loro sessi eretti.

“Dici che lo farebbe anche a noi due insieme?” Disse Samuele, rivolto all’amico.

“Ma certo! Serena è una bella porcellina, so che ha fatto sesso con due ragazzi contemporaneamente! E noi non siamo da buttare!” Rispose Jamie, accelerando il ritmo del movimento della sua mano.

Passando oltre la porta, l’ultimo sguardo mi permise di guardare quello che svettava tra le gambe del ragazzo. Era un bel pezzo di carne, rossa e grossa, che avrebbe fatto felice qualunque donna.

Ormai non avevo più dubbi. Si trattava soltanto di trovare un modo di fare incontrare i due, magari da soli.

I ragazzi mi avvisarono che sarebbero usciti per cena e che sarebbero andati a finire la serata in una birreria. Quindi non sarebbero restati con noi, ma probabilmente sarebbero tornati tardi.

Cenai con Fiorella e le raccontai quello che avevo visto. Rise, sostenendo che quelli erano tipici atteggiamenti da ragazzini che ancora non avevano provato i piaceri dell’amore. Convenni che, una volta conosciuta una donna nel suo intimo, niente avrebbe potuto calamitare l’attenzione di un ragazzo più di un sesso femminile caldo e profumato.

“Secondo te, quindi, non hanno mai fatto l’amore? Neanche Samuele?” Mi chiese Fiorella con curiosità.

“Mah, chi lo sa. Sono tutti molto precoci, ma da quando il computer regala immagini di ogni genere, i ragazzi si accontentano di quelle, e non cercano avventure.”

Andammo presto a letto, perché mia moglie aveva in programma una sveglia di primo mattino, per raggiungere un posto di lavoro lontano.

Prima di dormire stuzzicai Fiorella, ci baciammo dolcemente, la accarezzai per tutto il corpo. Lei era stanca, ma il massaggio che mi accingevo a farle, sarebbe stato sicuramente molto gradito.

La spogliai lentamente, mentre il suo corpo si rilassava sotto le mie esperte dita.

“Potrei addormentarmi, tesoro. Non te la prendere, sono proprio stanca. Ma tu vai pure avanti. Anche dormendo, i tuoi massaggi raggiungono il loro scopo. Mi piacciono per addormentarmi, mi piacciono per svegliarmi, mi piacciono mentre dormo…

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