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Racconti EroticiSensazioni

Una situazione imbarazzante (racconto erotico-umoristico)

By 1 Maggio 2026No Comments

L’Arch. Elena Maria Rossi sta andando in ufficio, a piedi come tutti i giorni, e cammina con passo deciso lungo il marciapiede. La sua figura snella e aggraziata si staglia contro il caos urbano di una calda giornata estiva. Indossa una camicetta bianca, leggera e scollata, che aderisce delicatamente al suo bellissimo seno sodo, lasciando intravedere la curva sinuosa del suo décolleté. I suoi stupendi capelli biondi sono sciolti, ed ondeggiano ad ogni passo. Il suo stile è solitamente sobrio e professionale, ma oggi la camicetta scollata che indossa aggiunge un tocco di sensualità al suo aspetto. E’ una donna bellissima e per strada non passa certo inosservata.
La strada è affollata, il rumore del traffico e le voci delle persone si mescolano in un brusio costante, come un sottofondo caotico alla sua passeggiata. Ma Elena Maria, 29 anni, procede con il suo solito distacco, gli occhi fissi davanti a sé, totalmente immersa nei suoi pensieri. È una giovane in carriera, lavora sodo ed è abituata a controllare le proprie emozioni ed a mantenere con gli altri una facciata di serietà.
Ma all’improvviso, ecco che ad Elena Maria accade un imprevisto. Dall’alto, getti abbondanti di un liquido caldo e appiccicoso cadono su di lei, prendendola in pieno ed imbrattandole camicetta e capelli. Elena Maria si ferma di scatto, il suo viso si contrae istantaneamente in un’espressione di stupore e fastidio. Porta subito una mano alla camicetta, sentendo il tessuto umido aderire alla pelle. “Ma che cavolo…?” esclama con voce rotta dalla sorpresa, perdendo per una volta il controllo delle proprie emozioni. Si esamina immediatamente con lo sguardo, e vede che la camicetta è tutta schizzata. I suoi occhi si alzano istintivamente verso l’alto in maniera fulminea, cercando la fonte di quel liquido inaspettato.
Il suo sguardo si posa su un balcone al terzo piano dell’edificio sopra di lei. Intravede per un attimo una porta-finestra che si sta richiudendo. Elena Maria sente il proprio cuore accelerare. Riavutasi dalla sorpresa iniziale, sente ora montare una solenne incazzatura. Si è trattato di un brutto scherzo? Istintivamente, porta le dita alla camicetta, raccogliendo una goccia del liquido. Lo annusa, ed il profumo muschiato, inconfondibile, le conferma ciò che già aveva capito: è sborra.
Nonostante il disappunto, un sorriso incredulo si disegna per un attimo sulle sue labbra “ma possibile…?”. Non riesce proprio a crederci. E’ una situazione così assurda… Il contatto però è piacevole. E’ come se qualcosa dentro di lei, donna, si risvegliasse. Un’ossessione per il sapore, l’odore, la consistenza di quel liquido caldo e vischioso.
Si rende conto che la quantità che le bagna la camicetta è sorprendente, ma possibile che possa trattarsi di un solo uomo? Si passa una mano sui capelli, sentendo bagnati anche quelli. Un vero disastro.
Insieme all’incazzatura, che pure è notevole, sta salendo ora anche una irrefrenabile curiosità tutta femminile. La situazione infatti è proprio strana. Vorrebbe chiarire i motivi dell’accaduto, e così Elena Maria si guarda intorno avvistando un vigile poco distante. Nonostante il suo stato, si muove verso di lui con passo sicuro, la camicetta tutta bagnata che aderisce al suo corpo come una seconda pelle, i capelli che luccicano di gocce biancastre. Alcuni passanti si fermano a fissarla a bocca aperta.
“Senta, mi scusi” riesce a dire con voce calma e formale, nonostante la tensione. “E’ successa una cosa incredibile, mi hanno colpita con della sborra.”
Il vigile, che in quel momento è di spalle rivolto verso il traffico di cui si sta occupando, si blocca come paralizzato. Per un attimo, è come se qualcuno avesse premuto sul tasto pausa. In un primo momento il malcapitato pensa proprio di aver udito male. Ma si, dev’essere per forza così. Quando si volta però, i suoi occhi si spalancano vedendo come è conciata Elena Maria. La camicetta sporca, i capelli bagnati, il suo aspetto altrimenti impeccabile ora macchiato dal liquido seminale. “C-come?” balbetta l’uomo, visibilmente scosso, il suo sguardo che oscilla tra la camicetta bagnata e il viso di Elena Maria. Il volto del povero vigile diventa rapidamente e violentemente rosso.
Ma Elena Maria lo incalza, determinatissima nel voler cercare una spiegazione per l’accaduto. Indica il balcone con un gesto della mano. Il suo tono rimane stranamente calmo, ma i suoi occhi sono di fuoco. “Da lassù,” spiega. “Quando ho alzato lo sguardo mi è sembrato di vedere un uomo nudo sul balcone, che subito è rientrato in casa.”
Il vigile ci mette qualche istante per riprendersi, a fatica, dalla sorpresa. Alla fine annuisce cercando, visto il suo ruolo, di prendere in mano la situazione. “La prego, mi aspetti qui” le dice, dirigendosi verso l’edificio con passo deciso. Suona al campanello del portone che dovrebbe corrispondere al balcone. Nessuno risponde al citofono, ma dopo un paio di minuti di tentativi infruttuosi si apre direttamente il portone.
Un uomo sulla quarantina, vestito solo con un accappatoio, appare sulla soglia. Evidentemente ha preferito scendere direttamente al pian terreno piuttosto che parlare al citofono. Il suo viso è arrossato, la sua espressione corrucciata. “Sì?” chiede con la voce esitante.
“Senta, una signorina qui afferma che da quel balcone le avrebbero lanciato addosso della… del…” A quel punto il vigile si ferma, incapace di andare oltre. Ammutolito, indica Elena Maria che li osserva dal marciapiede, con lo sguardo feroce, la camicetta tutta impiastricciata.
L’uomo abbassa lo sguardo, le sue mani si contorcono nervosamente. “Quella signorina purtroppo ha ragione, mi dispiace tantissimo” si scusa, con la voce rotta dall’imbarazzo “è stato un malaugurato incidente. Sa, mia moglie mi stava facendo un… mi stava praticando del sesso orale in soggiorno, e non sapevo dove venire. Siccome la porta del balcone era vicina, alla fine temendo di sporcare il divano e la moquette io… accidenti, adesso che ci ripenso non so proprio come mi sia venuto in mente…”
Il vigile non può credere alle sue orecchie per ciò che ha appena sentito, e fatica per non rispondergli male “ma… io davvero non mi capacito… cioè mi sta dicendo che lei prende e sborra così, a casaccio?”
Elena Maria, che da poco distante ha sentito tutto, si avvicina ai due, con uno sgurardo che trasmette tutta la sua incazzatura. “Guardi come mi ha conciata… ma le pare il modo?” gli dice cercando di mantenere un minimo di contegno. “Dovrei denunciarla per… per…”. Si gira interrogativa verso il vigile. “Esiste un reato per lancio di sborra?”. Il vigile, poveretto, non sa più a che santo votarsi, ed alza gli occhi al cielo. “Ma devono capitare tutte a me?” si domanda fra sé e sé, pensando sconfortato a quanto ancora manca alla pensione.
L’uomo dell’appartamento annuisce, il viso ancora arrossato, mentre gocce di sudore gli scendono ora lungo la tempia. E’ finito in una brutta situazione. Mannaggia a lui e a quella stronza di sua moglie. “Lei ha assolutamente ragione, lo riconosco. E sono mortificato. Sa, il fatto è che a mia moglie non piace ingoiare, purtroppo. Preso dall’eccitazione del momento, ho agito senza pensare…” L’uomo poi aggiunge ancora “oltretutto, una mia caratteristica è che ne schizzo tantissima, ed infatti non solo l’ho sporcata, ma vedo che l’ho proprio inzuppata… che disastro che ho combinato.”
“e infatti me ne sono accorta…” sospira Elena Maria, che in realtà, sotto sotto, è anche un pò intrigata dalle.. quantità di cui si è dimostrato capace quell’uomo. Ora che ha avuto la conferma che si è trattato uno solo, è rimasta a dir poco impressionata!
Intanto si tira con le mani la camicetta bagnata, cercando di farla aderire meno alla pelle ed al suo seno. Sta realizzando che in quello stato, lì per strada, offre uno spettacolo indecente, anzi le pare che pure il vigile le stia lanciando un po’ troppe sbirciatine di sottecchi. L’uomo dell’appartamento invece, continua ad avere l’aria di uno che si sotterrerebbe volentieri per la vergogna. “Naturalmente se me lo permette pagherò io la lavanderia.”.
Elena Maria pensa scocciata che solamente una pazza si presenterebbe in lavanderia con i vestiti imbrattati di sborra. Le voci corrono, sono nate leggende metropolitane con molto meno, e lei non ci tiene proprio a diventare lo zimbello dell’intera città.
Comunque, arrivati a questo punto ad Elena Maria il pover’uomo fa anche un pò pena. L’incazzatura iniziale è completamente sbollita, ed anche la sua curiosità ormai ha avuto soddisfazione. “Mah… in fondo però, poverino” riflette “certo che se la moglie non ingoia…”.
Conciliante, concede ora all’uomo un piccolo sorriso. Poveraccio, adesso che si è calmata prova una certa tenerezza… se fossero soli, quasi quasi gli farebbe lì per lì un pompino con ingoio di consolazione. Quando li fa al suo fidanzato, lui le dice sempre che è tanto brava…
Chissà quanta sborra le butterebbe in gola il tipo, pensa la bella Elena Maria. “Ma che pensieri mi vengono?” si domanda poi la donna, stupita di sé stessa.
“E va bene” dice infine “considerata la situazione, per stavolta vedrò di passarci sopra”. “In fondo non è successo niente di irreparabile, anche se adesso mi tocca per forza tornare a casa a lavarmi e cambiarmi. Non posso certo andare in ufficio conciata così. Chissà cosa penserebbero vedendomi arrivare coperta di sperma…”
Il vigile alza di nuovo gli occhi al cielo… in realtà se lo immagina benissimo cosa penserebbero, anche perché certi pensieri peccaminosi stanno venendo pure lui mentre si trova in servizio, mannaggia alla miseria… “Sarebbe effettivamente meglio se andasse a cambiarsi, signorina” la esorta “non vorrei infatti che qualche mio collega, vedendola conciata così, la conducesse in caserma per atti osceni in luogo pubblico”. A lui, in realtà, piacerebbe molto continuare a vederla andare in giro così… con quella camicetta bagnata e trasparente.
L’uomo dell’appartamento si scusa ancora, ma è visibilmente sollevato dal fatto che Elena Maria sembra decisa a perdonarlo. Il vigile capisce, contento, che la situazione sembra risolversi senza ulteriori seccature. “Beh… visto che mi pare vi siate chiariti, se non c’è altro io andrei, arrivederci” saluta infine, non vedendo l’ora di scappare per togliersi immediatamente da quella situazione assurda e levarsi certi pensieri pericolosi dalla testa.
Elena Maria lo saluta con educazione, continuando a sistemarsi la camicetta, che è ancora bagnata e appiccicosa. “Beh, ora devo andare anch’io” dice all’uomo rimasto sulla soglia “vorrei dirle che è stato un piacere, ma mi pare evidente che qui il piacere è stato tutto suo. E infatti sta tutto sulla mia camicetta e sui miei capelli…”
Nonostante la situazione e l’imbarazzo, l’uomo non riesce a non farsi scappare un sorriso, divertito dall’inaspettata battuta di spirito Elena Maria. Dopo averla salutata e ringraziata, il suo sguardo segue la ragazza mentre si allontana. Che bella giovane donna, oltretutto buona e gentile con il prossimo. Sa di essere stato fortunato in quella brutta situazione ad incontrare una persona comprensiva. Pensa con amarezza a quella stronza di sua moglie. Ogni volta deve supplicare per avere almeno un pompino. E di scopare poi manco se ne parla. Se solo potesse tornare indietro di diec… no di vent… vabbè, lasciamo stare. Chiude la porta e si ritira in casa, sconfitto. Che inizio di giornata proprio di merda però.
Elena Maria intanto cammina, ora diretta verso casa, la camicetta e i capelli ancora pieni di sborra, mentre la sua mente è di nuovo piena di pensieri.
Il brusio della città continua intorno a lei, ma Elena Maria è immersa nel suo mondo, con i suoi desideri più intimi. Oggi, il profumo dello sperma che ha addosso le ha risvegliato qualcosa.
E mentre cammina, il vento le scompiglia i capelli, portando con sé il profumo di quel momento, il profumo della sborra che porterà con sé fino a casa, dove dovrà purtroppo liberarsi di quella camicetta e di quei pensieri, almeno per un po’. Ah, se solo si potessero vivere liberamente i propri desideri, senza doversi preoccupare del giudizio altrui…
(Chissà, magari tra un pò di tempo Elena Maria ed il signore del balcone si incontreranno di nuovo…).

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