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Suonò il citofono. Era un torrido sabato pomeriggio estivo e io stavo cercando refrigerio dalla calura nella penombra di casa ottenuta avendo appena socchiuso le imposte delle finestre. Mi stavo appisolando nel letto mentre la brezza generata dal ventilatore mi accarezzava il corpo poco vestito. È così che mi ha trovato l’irrompere di quel suono metallico che mi ha riportato alla realtà. Ho guardato nello spioncino della porta e non c’era nessuno lì fuori ad aspettare il mio arrivo. Per scrupolo ho comunque aperto la porta per sincerarmi che non fosse semplicemente lo scherzo di qualche vicino burlone.
Invece per terra c’era un pacchetto regalo con un vistoso fiocco.
Ho pensato immediatamente dovessere essere opera tua. Ho così preso il tutto e sono entrato. Ho esitato un attimo prima di togliere la carta regalo per rivelare il contenuto del pacco. Chissà dove mi avresti condotto questa volta. chissà quali sensazioni mi avresti accompagnato a provare.
Ho aperto il pacchetto con calma e ciò che ne è uscito era del tutto inaspettato. Delle sottili strisce di pelle sorreggevano una molla metallica e un plug. La molla terminava con un anello chiudibile con un lucchetto da una parte e con una piccola gabbietta dall’altra. Chiaramente una cintura di castità maschile con in più una “piccola” aggiunta a non aiutare il fatto di non avere erezioni.
Assieme a questo oggetto c’era un foglio. Su di esso poche, semplici, lapidarie parole. “Preparati e indossala… la dovrai tenere finché non deciderò di darti la chiave”.
In effetti il lucchetto era aperto, ma della chiave nessuna traccia. Questo significava che una volta chiusa la serratura su di me non sarei più stato in grado di liberarmi di quella costrizione.
Dopo un attimo sono tornato con la mente al tuo ordine ed ho lasciato cadere a terra i pochi vestiti che avevo addosso. Solo con la citura di castità in mano mi sono diretto verso il bagno apprezzado quei pochi momenti di libertà che rimanevano al mio membro e al mio ano.
Mi lavai assaporando lo scorrere dell’acqua fresca sulla mia pelle che dopo poco asciugai.
A quel punto non mi rimaneva che indossarla. Fortunatamente avevo un po di lubrificante. Ne misi un po’ sulla punta del plug e poi lo appoggiai all’ingresso del mio ano. Spinsi lentamente dentro il plug… quanto mi piace quella sensazione… a quel punto dovetti infilare in fretta il pene nella gabbietta e chiudere l’anello alla base dello stesso, dietro ai testicoli. Ancora pochi secondi e non ci sarei riuscito. L’erezione stava montando a vista d’occhio.
Chiusi il lucchetto.
E ora? Ero definitivamente assoggettato al tuo volere. Ma quale era il tuo volere?
Come mi stesso leggendo nel pensiero in quel preciso istante arrivò un messaggio. “SEI MIO!”
Un secondo messaggio.
Era una posizione.
Chiaramente dovevo andare là. Era un luogo in un boschetto lì vicino raggiungibile facilmente a piedi.
Infilati in fretta alcuni vestiti e le scarpe da trekking mi dirigo con il mio più bel passo spedito verso il punto indicato. Arrivo in pochi minuti. Ma sembrano eterni. Ogni passo mi provoca scariche di piacere a causa del plug infilato nel culo. Piacere che mi fa partire un’erezione istantanea bloccata immediatamente da fitte dolorose provocare dalla gabbia che mi stringe il membro.
Il luogo è una piccola radura nel bosco che si affaccia su un dirupo. Lo conosco da sempre quel posto e mi è sempre piaciuto soffermarmi a guardare l’orizzonte appoggiato ad un grosso albero.
Faccio così anche quella volta. Perché mi piace e perché devo riprendere fiato a causa di quella camminata inusuale.
“STAI FERMO… e non ti voltare” le prime parole quasi urlate e le altre sussurrate all’orecchio.
Sei tu.
Non posso che obbedire.
Mi spingi contro l’albero e tu sei dietro di me.
Mi infili una mano nei pantaloni per controllare che abbia fatto ciò che volevi.
“Bravo…”
Con l’altra mano mi accarezzi il sedere e la usi per spingermi il plug ancora più dentro.
Adoro quella sensazione…e non posso fare a meno di iniziare ad ansimare.
Ti continui ad aumentare il ritmo… e per me è una tortura con il cazzo che non può svettare al massimo del suo splendore e potenza.
Inizio a pregarti di togliermi tutto e darmi il piacere finale ma ti non mi consideri e continui a stimolarmi con il plug da una parte e massaggiare i testicoli dall’altra.
Quando mi sembra di non pene più ti fermi. Ti stacchi da me e fai cadere qualcosa tra le foglie secche davanti a me.
“Non ti voltare….ma quelle che sono li per terra sono le chiavi. Ciao!”
Io mi chino e cerco le chiavi. Le trovo. In fretta tolgo il lucchetto e poi la cintura. Nel mentre che cerco di togliermi il plug arriva impetuoso l’orgasmo. Bastava così poco… i tremiti mi scuotono il corpo. Resto ansimante li per terra.
Ti sento ridere nel fitto del bosco… eri rimasta a guardare.
“Hai visto che ti è andata meglio puttanella?”
Riesco a pensare ad una sola cosa… GRAZIE MISS

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Autore Pubblicato il: 8 Settembre 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Erotici Etero0 Commenti

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