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Figlio unico, rampollo di una famiglia molto ricca, ho trascorso la mia infanzia viziato e vezzeggiato, soddisfatto in ogni mio capriccio. Quasi inevitabile che l’adolescenza portasse con sé un “aggravamento della situazione”, con il sorgere continuo ed inarrestabile di bisogni da appagare. Altrettanto inevitabile che con l’inizio della pubertà certi “bisogni” diventassero quantomeno difficili da proporre ai miei seppur amabilissimi parenti con qualche speranza di venire soddisfatto. Fu in quel periodo appunto che il potere del denaro, sino ad allora vissuto solo per riflesso, mi divenne tangibile folgorando la mia giovane mente. Ben presto capii che non solo il denaro poteva donare qualsiasi cosa desiderassi, ma in molti casi poteva consentirmi di ottenere dalle persone ciò che desideravo. Avevo solo 13 anni, ma la mia paghetta settimanale era già più alta del mensile di molte delle persone che prestavano servizio da noi, per non parlare di quello delle giovani ragazze che davano una mano a svolgere i lavori più pesanti. Scoprii così che il denaro, unito alla posizione, poteva essere una nuova fonte di divertimento, a volte maggiore di quanto atteso. Come quella volta che abbordai Milena, una ragazzotta diciottenne, carina e prosperosa che faceva il bucato per noi. La bloccai nel locale lavanderia e sfoderai il mio pene eretto chiedendole di accarezzarlo in cambio di una notevole cifra. Lei, dapprima scandalizzata, quando profferii l’offerta in denaro fu molto colpita e rilanciò con una proposta che lì per lì mi lasciò perplesso ed incredulo ma eccitatissimo: “Se mi dai il doppio” disse “Te lo faccio con la bocca e ti faccio godere dentro” disse avvicinandosi e posandomi una mano sul pene accarezzandolo dolcemente, ma stando ben attenta a non darmi eccessiva soddisfazione. Cercai di contrattare ma in breve tempo mi arresi e le diedi quanto richiesto, lei si chinò ed accolse il mio giovane cazzo tra le sue morbide labbra, iniziò a muovere la lingua e tutto durò solo qualche attimo ed io le scaricai il mio primo giovanile orgasmo con una donna accasciandomi subito dopo come morto. Milena mi dominò completamente per qualche tempo e sfruttando la mia naturale curiosità e l’inarrestabile energia dei miei 13 anni, in breve tempo mi spillò un sacco di soldi, ma fece anche di me un maschio più esperto ed esigente. E solo un paio di mesi dopo io ero già un altro e fu lei a passare da manipolatrice a manipolata, non era più il mio desiderio di piacere e di cose proibite a dominare la mia mente condizionando le azioni, ma il suo bisogno di denaro a condizionare le sue e la poverina fu costretta a darmi sempre di più a sempre minor prezzo. Alcuni anni più tardi, non ancora diciottenne, alto bello ricco e con un gran nome, feci una nuova scoperta, non solo il denaro ma anche i sentimenti ti potevano consentire di manipolare le persone e ovviamente le ragazze divennero il mio bersaglio preferito e da quel giorno lo sarebbero sempre state. Le cercavo, le corteggiavo, si innamoravano di me e da quel momento io iniziavo a manipolarle ottenendo da loro ciò che desideravo, senza nemmeno dover rinunciare ai soldi della mia paghetta settimanale. Ancora una volta Milena diede alla mia crescita un nuovo impulso. Non ero più ormai da tempo la sua gallina dalle uova d’oro, anche se continuavo a frequentarla occasionalmente e le passavo qualche soldo. Ma lei aveva fatto progetti e si era abituata allo stile di vita che la mia generosità ed il mio ardore giovanile le avevano consentito ed ora l’improvviso inaridirsi della sua fonte di guadagni extra, la preoccupava moltissimo. Iniziò a cercare di stuzzicarmi e di sedurmi, senza per altro riuscirci, di lei ormai conoscevo tutto e c’erano tante altre cose migliori da scoprire. Un giorno disperata mi affrontò cercando di ricattarmi “Non puoi trattarmi così, quando ti sono servita mi hai usata, ed ora che le tue puttanelle ti danno ciò che desideri non ti ricordi nemmeno di me” sbottò con furia incontrollabile, mi voltai e non le diedi retta “Non credere di cavartela così, andrò da tuo padre e gli dirò che mi hai molestata e violentata e vedremo se sarai ancora così sicuro di te” mi urlò. Per un attimo provai una fitta di terrore, la mia sicurezza mi abbandonò e mi voltai pronto a concederle qualunque cosa. La vista di quella faccia terrorizzata da quanto stava facendo, tanto diversa dalle parole che pronunciava mi sconvolse, ma allo stesso tempo mi ridiede immediatamente sicurezza e sfoderai il mio crudele sorriso iniziando a pensare velocemente. Pochi istanti dopo la situazione era completamente rovesciata “Così avresti intenzione di ricattarmi, ma mia cara ti renderai perfettamente conto di quanto sia assurda la tua idea” feci una pausa ad effetto “Io ero solo un bambino, appena tredicenne quando tu mi corrompesti per rubarmi i pochi soldi della mia paghetta settimanale, iniziandomi agli insani piaceri della carne. Come poteva un bambino resistere ad una donna ormai fatta disposta a succhiargli il cazzo sino a farlo godere nella sua bocca e bere il suo seme?” le domandai calmo e padrone di me “Se vuoi andare a raccontare qualche cosa a mio padre perché non incominci da questo” la incalzai. Milena crollò e cadde ai miei piedi implorante chiedendomi di dimenticare tutto chiedendomi di scusare quell’istante di follia. Con calma io presi a slacciare i pantaloni, estrassi il cazzo e glielo infilai in bocca, lei prese a succhiarlo con passione, masturbandolo anche con la piccola mano, farfugliando frasi di ringraziamento mentre il mio cazzo si tendeva eccitato “Smettila di ringraziare, per farti perdonare una cosa tanto grave come un ricatto devi fare ben altro” le dissi severo “Tutto Claudio, tutto quello che vuoi” disse lei smettendo per un attimo di succhiarmi “Brava, così mi piaci” le dissi accarezzandole i capelli scuri “Allora da brava, alzati ed appoggiati qui che voglio mettertelo nel culo” le dissi alzandomi a mia volta “No Claudio, tutto ma non quello, sai che non le faccio certe cose” balbettò lei ma io senza risponderle le indicai il tavolo. La mia espressione era ferrea mentre la guardavo masturbandomi lentamente, rassegnata si spostò e appoggiò il busto al tavolo lasciandomi fare, io le sollevai la gonna, le abbassai le mutandine, mi leccai un dito e con decisione lo immersi nell’ano di Milena che s’irrigidì, il gioco si protrasse a lungo mentre la stuzzicavo e lubrificavo allo stesso tempo, poi con decisione appuntai il glande al tenero forellino e spinsi incurante dei gemiti sino a ritrovarmi completamente immerso in lei, strettamente fasciato dai suoi giovani muscoli. Mi rialzai, le posi le mani sulle natiche e le dilatai, ammirando estasiato le sue carni che avvolgevano il mio membro, iniziai a farlo scorrere incurante di lei. Il ritmo inizialmente lento crebbe sino a diventare ben presto furioso. Le sue chiappe oscenamente percosse dal mio pube risuonavano sode ed elastiche. Con un ultimo brutale assalto raggiunsi l’orgasmo e rimasi immobile immerso in lei mentre il mio cazzo si contraeva spasmodicamente scaricandole il mio seme nell’intestino. Quando Milena si ricompose e se ne andò dolorante, io rimasi solo, consapevole di aver completato il mio apprendistato. Denaro, sentimenti e paura, le tre leve del potere nel mondo, ora erano tutte e tre al mio servizio.

Naturalmente mi sbagliavo e dovevano trascorrere ancora alcuni anni prima che potessi comprendere pienamente come gestire quello straordinario potere. Ma alla fine imparai che non esisteva alcuna possibilità di generalizzare, non esisteva alcuna regola fissa, ma che ogni persona era diversa ed ad ogni persona occorreva adattarsi, individuandone i punti deboli, per poterli poi accuratamente sfruttare al momento opportuno. A 24 anni ero ormai pronto, la fine della mia carriera scolastica mi aprì un nuovo affascinante mondo. Iniziai a “lavorare” nell’azienda di famiglia e decisi che la mia vita sarebbe stata dedicata allo studio delle persone, delle donne in particolare. Pertanto mi feci assegnare un incarico di supervisore alla gestione del personale che mi portava continuamente in giro per il mondo, trascorrendo periodi di tempo abbastanza lunghi nelle varie consociate. Non avevo e non ho alcuna preferenza particolare in fatto di donne, mi piacciono tutte e ciò è perfettamente naturale in quanto ognuna di esse rappresenta non solo un piacere sessuale ma una sfida con me stesso, quindi ciò che più mi attrae in una donna è la sua inaccessibilità. Come dimenticare la mia prima esperienza con una sfida impossibile, l’ultimo anno d’università? Lei si chiamava Giovanna, 45 anni ancora decisamente piacente. Era la direttrice del dipartimento di scienza del comportamento. Una sfida affascinante per un giovane temerario, bella, matura, intelligente. Sposata, con solida posizione finanziaria, madre e moglie felice, apparentemente inattaccabile. Iniziai a frequentare assiduamente l’istituto studiandone le abitudini, cogliendo ogni occasione per parlarle. Divenni uno di casa all’istituto, mi feci amica una delle segretarie, ed in breve divenni molto più che un amico per lei e la sfruttai per carpirle informazioni su Giovanna. Sembrava assolutamente perfetta ed inattaccabile, allora con un’intuizione improvvisa cambiai tattica e incominciai ad indagare sulla famiglia. Il figlio non si prestava allo scopo, troppo giovane, ma il marito appariva interessante. Cinquantenne di bell’aspetto, affermato medico con ambizioni politiche, mi parve subito un possibile obiettivo. Concentrai tutte le mie attenzioni su di lui e mi avvalsi della collaborazione di un investigatore. Dopo un solo mese, la figura che appariva davanti ai miei occhi era ben diversa da quella di partenza. Dopo 3 mesi ero assolutamente raggiante e rimiravo le sue foto in compagnia della giovane amante. Non mi lasciai prendere dall’euforia e continuai il mio lavoro meticoloso, attendendo con pazienza l’arma decisiva. E l’arzillo ed arrapato professore non mi fece attendere troppo. Il mio informatore scoprì che la giovane amante era in realtà solo una delle tante, quasi tutte infermiere degli ospedali nei quali il professore lavorava, stesi la mia rete e poche settimane dopo il professore era in trappola. Poche foto rubate in uno degli sgabuzzini dell’ospedale, ma inequivocabili, una giovane biondina amorevolmente inginocchiata ai piedi dell’augusto professore, intenta a succhiare amorevolmente il suo più che rispettabile uccello, o appoggiata al muro con le gambe avvinghiate alla vita dell’uomo. Ancora non mi accontentai, chiesi al mio informatore più informazioni, gli dissi di concentrarsi sulla lista delle amanti del professore e di controllarne stipendi carriera, ogni cosa. Sei mesi dopo l’inizio della mia offensiva ero pienamente soddisfatto, avevo sottomano un dossier molto ricco, l’elenco completo delle amanti del professore, foto compromettenti ed uno studio comparativo tra le carriere e gli stipendi delle stesse e quelli delle altre infermiere. Ero pronto al passo finale. Mi preparai accuratamente e mi presentai nell’ufficio di Giovanna “Ciao Claudio, cercavi me?” disse lei quando mi vide, con il suo sorriso cordiale. Io rimasi molto serio “Avrei bisogno di parlarle in privato signora Giovanna” le dissi “Adesso non posso, potremmo fare più tardi” rispose lei senza curarsi molto di me “Veramente no, è una questione molto importante e delicata, soprattutto per lei” calcai la mano, “ma anche molto urgente” conclusi. Lei smise di sorridere “Non capisco, comunque in questo momento non posso proprio” rispose infastidita “Debbo insistere, per il suo stesso interesse” insistetti e lei a questo punto cedette. “Va bene entra e chiudi la porta” disse e io lo feci “Spero sia veramente importante, farò tardi ad una riunione importante” disse, io mi ero accomodato sulla poltrona davanti alla sua scrivania “Allora di che cosa si tratta” mi incalzò spazientita “Io ho un amico giornalista, un giovane di grande volontà, di recente ha condotto un’inchiesta sul funzionamento degli ospedali italiani e proprio ieri me ne ha mostrato i risultati” dissi interrompendomi. Lei attese qualche istante che riprendessi, poi impaziente intervenne “Che cosa centro io con tutto questo” disse guardando l’orologio. “Suo marito non è il prof. Lamberti?” dissi e la vidi trasalire “Il professor Lamberti primario del San Patrizio ed assessore alla sanità del comune?” domandai io con fare sicuro “Certo e con ciò?” domandò lei, “Il mio amico ora lo conosce probabilmente molto meglio di lei” dissi e senza attendere la sua risposta, presi dalla borsa il dossier e lo appoggiai sulla scrivania davanti alle sue mani. Lei si sforzò di mantenere un atteggiamento compassato “Che cosa ti fa pensare che sia interessata a questa roba?” disse. Io scossi il capo “Non penso che lei sia interessata, ma sono convinto che lei farebbe meglio ad esserlo, quel dossier può portare un sacco di problemi per lei e suo marito” risposi con calma, lei mi guardò confusa, poi con le mani che tremavano impercettibilmente, aprì il dossier. Per i successivi 5 minuti, non staccò gli occhi dai fogli che lentamente sfogliava. Avevo opportunamente impaginato il dossier, nella prima parte le considerazioni generiche, rubate all’interno dell’ospedale, le voci di corridoio. Poi le foto del marito di lei con l’amichetta e i dati della ragazza. Poi il lungo elenco delle altre amanti del professore e l’analisi comparativa di carriere e stipendi, infine a completare il dossier le foto dell’incontro nello sgabuzzino dell’ospedale. Mentre leggeva il suo viso era lo specchio delle emozioni che provava, ed io potevo leggere il suo volto come se stessi leggendo i fogli stessi. Quando giunse alle foto finali, chiuse di scatto il dossier con un gemito soffocato. Era smarrita,. confusa, arrabbiata, si guardava intorno senza sapere che cosa fare. “Venga, sarà meglio proseguire altrove, lei è troppo sconvolta” le dissi premuroso, ritirai il dossier, la aiutai ad infilarsi la giacca e la condussi fuori dall’ufficio. “Dove mi stai portando?” domandò “In un posto più tranquillo, conosce il bar dall’altra parte della piazza, a quest’ora è abbastanza tranquillo” “No, potremmo incontrare gente che conosco, Oddio, dove possiamo andare?” gemette lei “Se vuole, il mio appartamento non dista molto da qui” buttai lì io e lei subito accettò “Sì, andrà benissimo” disse. Pochi minuti dopo eravamo nel mio appartamento, la feci accomodare e le diedi qualche cosa di forte da bere “È tremendo, tremendo, la mia vita sarà distrutta per colpa di quel porco” disse mentre sorseggiava il liquore, la lasciai sfogare. Lei continuava a pensare ad alta voce “Che cosa posso fare, cosa posso fare?” diceva affranta, poi si riscosse ricordandosi della mia presenza “Claudio, il tuo amico è proprio intenzionato a pubblicare la ricerca?” domandò ed io annuì “Non esiste un modo per convincerlo a non farlo, possiamo pagare, pagare bene” disse Giovanna disperata “Non fornisca al mio amico altri elementi a supporto della sua ricerca, credo ne abbia già a sufficienza” “Già, hai ragione, ma deve essere possibile fare qualche cosa, non è possibile che la mia vita e quella di mio figlio vengano spazzate via così” gemette disperata “Forse qualche cosa si può fare” dissi io e lei immediatamente reagì. “Cosa hai detto, si può fare qualche cosa” domandò lei ansiosa “Dimmi ti prego, spiegami” “Sì, forse qualche cosa si può fare, o meglio, posso fare qualche cosa”, dissi con calma “Che cosa per carità dimmi tutto” “Il mio amico ha con me un grosso debito, infatti come vedi sono riuscito a farmi dare copia del dossier, io posso impedirgli di pubblicarlo” dissi con calma, lei parve dapprima sollevata, poi divenne improvvisamente seria “Tu puoi impedire la pubblicazione di questa roba, ma non l’hai fatto, allora dimmi che cosa vuoi tu per non pubblicare il dossier” disse dura. Era veramente intelligente, non vi era ombra di dubbio, di lì a pochi minuti avrei saputo se i miei calcoli erano esatti “Non denaro, stai tranquilla, io ne ho sin troppo. Ma tu sei una donna splendida, intelligente bella, inaccessibile, ed a me le cose inaccessibili piacciono, piacciono moltissimo.” Feci una pausa, lei resto immobile “Adesso io mi alzerò e me ne andrò in camera, se non vuoi veder pubblicata quell’inchiesta, spogliati e raggiungimi di là, altrimenti conosci la strada” dissi e mi alzai sorridendole “Bastardo” sibilò lei io annuì “Questo è certo, come è certo che tu verrai di là e ti comporterai come la più perfetta delle puttane e farai di tutto perché la cosa mi piaccia, dal momento che da questo dipende la tua vita futura” le dissi gelido e senza attendere risposta mi allontanai iniziando a spogliarmi. Entrai in camera lasciando la porta aperta, accesi la luce e mi spogliai lentamente e mi stesi nudo sul letto. Ero eccitato, tremendamente eccitato e non rimasi deluso. Passarono alcuni minuti in cui lei rimase in assoluto silenzio, poi incominciai a sentire l’eccitante rumore dei vestiti che lei si stava togliendo e poco dopo lei comparve sulla porta nuda, con le braccia tentava di coprirsi pudicamente. “Spegni la luce per favore” disse umilmente “No, voglio vedere tutto, anzi smetti di coprirti” le dissi autoritario e lei con rassegnazione tolse la braccia mostrandosi a me. Era bella, veramente bella, snella, ma con seni pieni ed ancora sodi per i suoi 45 anni, le feci cenno di raggiungermi e lei obbedì inginocchiandosi sul letto al mio fianco. Le mie mani presero a scorrere sul suo corpo, mentre lei si irrigidiva “Rilassati, vedrai che sarà meglio di quanto immagini” le dissi, mentre la mia mano le accarezzava le sode chiappe. Si rilassò, ma s’irrigidì quando le presi una mano e la portai al cazzo eccitato. “Coraggio, sembri una ragazzina alle prime armi, una signora come te, deve saper fare molto meglio” le dissi e lei si scosse, le sue carezze diventarono più piacevoli, la accarezzai tra le gambe e risalii verso il pube, questa volta non s’irrigidì nemmeno quando presi ad accarezzarle il clitoride. La mano scorreva esperta lungo la mia asta, le sue dita solleticavano piacevolmente il glande eccitato. “Hai una mano deliziosa Giovanna, ma sono convinto che la tua bocca sarà ancora meglio” dissi. Lei rassegnata si chinò e le sue labbra raggiunsero il glande. Le dischiuse e lasciò timidamente affondare il glande nella sua bocca iniziando a leccarlo con la lingua, poi la sua testa iniziò a muoversi avanti ed indietro “Se lo succhi così capisco perché tuo marito si fa spompinare negli sgabuzzini. Dovresti guardare quelle foto per imparare, quella ragazza ci sa davvero fare con il cazzo” le dissi malignamente, lei s’irrigidii ma non smise di succhiare, anzi dopo pochi istanti, la sua lingua divenne più veloce, la testa accentuò i movimenti ed il mio cazzo incominciò ad affondarle sempre più nella bocca. Le mani presero a giocare con l’asta e con i coglioni regalandomi fitte di piacere. Iniziai a muovere il mio bacino spingendole profondamente il cazzo in gola e lei mi lasciò fare assecondandomi “Sì, così mi piaci, così sei deliziosamente puttana, mangiamelo tutto” la incitai, mentre la mia mano continuava a strofinarle dolcemente il clitoride. Lei si fermò e scese con la lingua lungo l’asta, mentre la sua mano prendeva a masturbarmi, poi prese a baciarmi i coglioni e infine prese a succhiarmeli dolcemente. La lasciai fare, mentre spostavo la mano ad accarezzare le belle tette iniziando a stuzzicarle i capezzoli, dopo qualche minuto si erano irrigiditi e lei cominciava ad eccitarsi. La feci stendere “Adesso apri le cosce” le dissi mentre le accarezzavo le tette e lei obbedì, con una mano la raggiunsi e presi ad accarezzarla “Ora dimmi che vuoi che ti lecchi” le dissi senza smettere di accarezzarla, involontariamente stava bagnandosi. “Leccamela” disse lei di fretta “No, devi dirmelo da vera puttana” le risposi io “Leccamela, leccamela tutta, voglio sentire la tua lingua sulla mia fica” disse lei, questa volta con voce rotta dall’eccitazione che suo malgrado provava. Mi chinai e le baciai i seni, poi con la lingua scesi sul suo ventre e giù sino alla vagina. Presi a lavorare attentamente sul clitoride, mentre le mie mani dilatavano le grandi labbra. Dapprima giocai con la lingua, poi le mie labbra circondarono la clitoride e presi a succhiarla dolcemente, lei fremette, le mie dita la penetrarono dolcemente, era bagnata ed iniziai a scoparla con le dita mentre non smettevo di leccare e succhiare il clitoride. Lei cercava di resistere, ma io continuai sino a sentirla fremere in preda ad un orgasmo “Allora ti piace, brutta puttana, dimmi che vuoi il mio cazzo” dissi sollevandomi mentre non smettevo di lavorare con le dita sulla sua vagina ormai madida d’umori “Bastardo” sibilò lei “Sì, mi piace e voglio sentire tutto il tuo cazzo in me, scopami, scopami subito” disse lei rabbiosamente. Le salii sopra ed affondai il cazzo nel ventre iniziando a scoparla con foga. I colpi potenti del mio pube che sbatteva contro di lei ad ogni affondo la facevano sobbalzare ed i seni si muovevano elastici, mi gettai su di loro baciandoli, succhiando i grossi e scuri capezzoli, mordicchiandoli sadicamente, lei mi passò le belle cosce intorno alla vita attirandomi ancor di più dentro di sé. Iniziai a preparare la successiva mossa, mentre continuavo a scoparla con abilità. “Cazzo come sei calda, che troia, non riesco proprio a capire tuo marito, scoparti è fantastico” gemetti riaffondando poi il volto tra le sue tette. Continuai in silenzio e la portai alle soglie dell’orgasmo “Eppure vi deve essere una spiegazione, loro gli faranno delle cose che tu ti rifiuti di fare” dissi “Sta’ zitto e scopami” si lamentò lei ma io continuai “Sarai una di quelle schizzinose che si rifiutano di farsi sborrare in bocca” dissi fissandola “E così?” le domandai scuotendola “No” rispose lei “Cosa vuol dire no, non mi dirai che ti fai sborrare in bocca da lui e che magari bevi anche il suo sperma” la incalzai, accelerando il ritmo dell’amplesso, trattenendomi qualche istante con il cazzo completamente affondato in lei strusciando il mio pube contro il suo solleticandole il clitoride con il mio vello. “Sì, sì glielo faccio e se vuoi lo farò anche a te e berrò tutta la tua sborra davanti ai tuoi occhi” rispose lei esasperata, mi attirò a se e mi baciò furiosamente e la sentì venire nuovamente. Continuai a scoparla, ma cambiai posizione, la feci stendere su di un fianco e la presi da dietro, stendendomi lungo il suo corpo e gustando il contatto con le sue chiappe generose. Le mie mani vagavano sul suo corpo, le accarezzavano i seni, le stropicciavano i capezzoli, tormentavano il clitoride gonfio di piacere “Che bel culo, hai veramente un bel culo” dissi. Continuando il gioco. “Tuo marito è un appassionato di culi del resto, avresti dovuto guardare meglio quelle foto e vedere come sfondava il culetto di quella giovane infermiera” dissi, lei non rispose, ma la senti irrigidirsi “Ora ci sono, non ti sei mai fatta fare il culo vero?” dissi, lei non rispose “Rispondi” le dissi duro, accentuando i colpi contro le sue chiappe. “Non sono cose che si fanno” gemette lei “Ti sbagli mia cara, le vere puttane lo fanno e tu vuoi essere per me una vera puttana vero?” le dissi facendole voltare la testa e fissandola. Lei dopo un lungo silenzio rispose “Sì, per te tutto” rispose con la voce tremante. Mi staccai da lei e scesi con il viso lungo la sua schiena, le baciai le chiappe, con le mani le divaricai e la mia lingua raggiunse il piccolo e tenero buchetto. Presi a leccarlo dolcemente. Lei era rigida e contratta. Iniziai a spingere con la lingua, lo sfintere si contrasse cercando di impedire la penetrazione. Dopo un po’ mi insalivai un dito ed inizia nuovamente a giocare con lei, dapprima leggermente poi con sempre maggiore decisione, violando lo sfintere ed affondando in lei a lubrificarla internamente. Il gioco si protrasse a lungo, poi mi insalivai anche il glande e stesomi alle sue spalle le appoggiai il cazzo allo sfintere “Rilassati e non ti opporre” le dissi ed iniziai a spingere, lei gemette, ma rimase rilassata e dopo alcune spinte il glande superò lo sfintere affondandole nel retto. Mi arrestai e presi ad accarezzarla, poi dopo molto ripresi a spingere affondandole lentamente ma inesorabilmente nel culo sino a che non giunsi a contatto con le sue belle chiappe ed inizia a strofinarle con il pube, poi quando lei smise di gemere inizia lentamente a scorrere in lei “Sei una vera troia, una stupenda troia” inizia a sussurrarle nell’orecchio “Il tuo culo è veramente meraviglioso, così stretto e caldo, mi fai impazzire” le sussurravo mentre il cazzo le scorreva sempre più profondamente e velocemente nel culo. Ormai il mio pube sbatteva sonoramente le potenti chiappe, mentre io le palpavo impazzito i seni “Cristo, non posso resistere, tra poco sborro” dissi “Dove vuoi che venga, nel tuo culo o nella tua bocca” le dissi eccitato “Saresti abbastanza troia da bere lo sperma che esce dal mio cazzo appena tolto dal tuo stupendo culo?” le domandai, lei tacque, poi all’improvviso si staccò da me ed accucciatasi tra le mie gambe si immerse il cazzo eccitato nella capace bocca. Mi fissava negli occhi e mi masturbava, con foga, le sue belle tette sobbalzavano sfiorando le mie cosce ed i coglioni, non fui in grado di resistere a lungo “Sì puttana, adesso sborro, bevimi tutto” ruggii e poco dopo iniziai a scaricare copiosi getti di sperma nella sua bocca. Lei non smise un attimo e continuò a masturbarmi mentre ingoiava le bordate di sperma che le scaricavo in bocca. Fu un orgasmo interminabile che mi lasciò completamente esausto mentre lei continuava a succhiare il cazzo che andava ammosciandosi. Poi anche lei esausta si stese sul letto. Se fosse dipeso da Giovanna, io e lei saremmo ancora amanti, ma dopo qualche mese io persi ogni interesse in lei ed il tutto finì rapidamente.

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Autore Pubblicato il: 12 Giugno 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Erotici0 Commenti

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