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Il Prezzo del Silenzio – Capitolo 6: La Linea di Non Ritorno

By 2 Luglio 2026No Comments

Il quarto giorno, la metamorfosi esteriore di Giulia fece un balzo in avanti che spezzò ogni legame con la sua vecchia vita. Davanti allo specchio, la ragazza acqua e sapone della parrocchia decise di assecondare il ricatto senza opporre più la resistenza dei primi giorni. Indossò una minigonna di ecopelle nera, lucida e cortissima, abbinata a una camicetta di seta che lasciava intravedere le sue forme asciutte . Ai piedi, le decolleté nere accentuavano la linea snella delle sue gambe atletiche . Per la prima volta, si truccò: un filo di mascara per rendere lo sguardo castano più profondo e un rossetto scuro che contrastava violentemente con la purezza ingenua del suo volto.
Inoltre, su ordine preciso di Bledar, Giulia aveva fatto un passaggio drastico da un negozio di acconciature alla periferia: i capelli castano chiaro da scout erano spariti sotto una tinta biondo platino chiarissimo, artificiale e volgare.
Riccardo era seduto sui gradini della scala, la testa tra le mani . Quando sentì il rumore secco dei tacchi e alzò lo sguardo, rimase paralizzato. La sua Giulia, l’animatrice dell’ACR, appariva come una perfetta provocazione vivente, con quel biondo finto e le labbra scure.
“Giulia… te te sei tinta… te te sei truccata…” sussurrò Riccardo, la voce strozzata dal pianto e da un’eccitazione torbida [INDEX]. “Ti stai… trasformando. Lo stai facendo per lui.”
“Lo sto facendo per noi, Riccardo, o forse solo per me stessa,” rispose lei, guardandolo dall’alto con occhi freddi e distaccati . “Inutile che te me guardi così con quella faccia da mona. Se fossi stato un vero uomo in Croazia, oggi non dovrei vestirmi così per un altro. Resta qui e fai il bravo maritino.”
Il clacson della berlina nera risuonò fuori, come un ordine. Giulia si girò, facendo oscillare i fianchi sulla minigonna di pelle, e uscì dalla villetta senza voltarsi indietro.
Quando la porta blindata dell’ufficio all’ultimo piano si chiuse con un clic metallico, Giulia si trovò inchiodata al pavimento lucido, con il cuore che le batteva all’impazzata contro la camicetta di seta. Bledar la squadrò lentamente, stringendo il sigaro tra i denti. Quel biondo platino finto e quel rossetto scuro, su un viso rimasto acqua e sapone, la facevano apparire esattamente come lui voleva: indifesa, esposta e pronta a cedere pur di salvare la propria faccia a Treviso.
“Vieni qua, bionda,” ordinò Bledar, la voce ruvida e l’accento duro dell’Est Europa. “Vedo che tu capito subito come deve vestire mia segretaria. Molto bene. Meno parole e più fatti oggi.”
Giulia avanzò lentamente, il rumore secco dei tacchi che risuonava nel silenzio della stanza. Si fermò davanti alla massiccia scrivania in mogano, stringendo la borsetta con le mani che le tremavano. “Bledar… la prego… io ho fatto tutto quello che mi ha chiesto. Mi sono tinta, ho messo la gonna… mi dica cosa vuole e cancelli quel maledetto video. Se qualcuno in parrocchia mi vede così, sono finita.”
Bledar emise una risata roca, sputando il fumo verso di lei. “Parrocchia? Tu pensa ancora a parrocchia, Giulia? Tu pensa a tuoi schei e a ditta di tuo suocero, che se io parla finite in galera. Tu adesso fa silenzio.”
Con un movimento improvviso, Bledar allungò le braccia massicce, la afferrò per i fianchi stretti e la sollevò di peso, scaraventandola a pancia in giù sopra il legno della scrivania. I fogli e le penne volarono sul pavimento. La minigonna di ecopelle nera si sollevò completamente fino alla vita, lasciando le sue gambe atletiche da ex scout totalmente alla mercé dell’uomo.
Giulia sussultò, affondando le mani nel mogano per non cadere, colta da un misto di terrore e da un’eccitazione selvaggia che le incendiò lo stomaco. Bledar le andò dietro, premendole il corpo massiccio contro la schiena. Le afferrò con forza i capelli biondo platino corti, tirandoglieli all’indietro per costringerla a inarcare il collo e a fissare lo schermo appeso alla parete, dove il video del Black Velvet continuava a girare in loop.
Con la mano libera, Bledar colpì ripetutamente e con forza il fondoschiena nudo di lei. Il rumore degli schiaffi sonori risuonò secco e violento tra le mura dell’ufficio, lasciando vistosi marchi rossi sulla carne. Giulia emise un gemito soffocato, stringendo i denti, mentre gli ultimi residui della sua morale borghese venivano spazzati via dalla foga dello straniero.
“Guarda lo schermo, cagna!” sibilò Bledar al suo orecchio, stantuffandola con veemenza da dietro, imponendo la sua fisicità colossale sul corpo asciutto della ragazza. “Guarda tuo marito come sta fermo. Tuo Riccardo è un mona, un castrato che non sa toccare donna. Chi comanda adesso ? Di’ mio nome!”
Giulia affondò il viso sul legno, ansimando violentemente, completamente sottomessa al volere del malavitoso, muovendo il bacino all’indietro per assecondare ogni spinta con disperata lussuria.
Giulia: “oddio oddio ….. Sì… sì, Bledar… lei comanda… ughhh…… ahhh!”
Bledar: “Tu sei mia troia personale, Giulia! Tua bocca a Treviso fa preghiere, ma qui tu impara a servire vero maschio! Senti questo cazzo come ti spacca fra poco! Tuo marito sa solo piangere a casa!”
Giulia nel frattempo asseconda i movimenti pelvici di Bledar.
Giulia: “oddio … ma cosa vuol fare …. odddioooo oddioooooo !”
Bledar: “Molto brava, bionda! Tu muove questo culo come piace a me!”
E detto ciò Bledar estare il suo cazzo di dimensioni asinine (per larghezza e lunghezza), scosta le mutandine di Giulia e la penetra senza troppi preamboli in maniera rude.
Bledar: “Ora gudagna tuo stipendio vacca ….. senti che figa fradicia che hai … ora questo cazzo ti spacca troietta!”
Giulia: “Oddio nooo nooooo nooooo!”
Bledar: “Ma cosa no troia, tu sei solo troia di Albanese ora … tu vivi per grande cazzo di Albanese puttana … dillo puttana …. dillo o vi rovino tutti! dillo che sei troia che gode e che tuo marito è un mona cornuto dillo”
Giulia: “Ah Ah Ah oddioooo ah dioooo … siiiiii siiiiiii … godooooooo godooooo cazzo siiiiiiii”
Bledar: “dillo troia dillo chi sei!”
Giulia: ” siii siiii cazzo sono una troiaaaaaaaaaaaaaaaaaa siiiiiiiii”
Fu un grido liberatorio, il tappo aperto di una bottiglia di lussuria repressa da anni di acr, moralismo e catechismo.
Giulia: “Siiii cazzo siiiii Fanculo siiiiii come godoooooo mi scopi capo … siii sono una puttana siiiiii , la sua puattanaaaa …. Riccardo è un monaaaa … oddio come godo …. godo da morire…”
Detto ciò Bledar prese a scoparla con ancora più forza prendendola per i capelli e facendole inarcare la schiena, senza disdegnare qualche limonata fuoriosa e schiaffengiandole il culo.
Giulia: ” Siii … sono la sua serva… ahhh… più forte … siiii”
L’atto fisico terminò con Giulai in ginocchio ai piedi di Bledar che le sborrò una quantità inaudita di sperma in faccia andandole a colpire anche gli occhi, senza alcuna pietà, cancellando per sempre il passato da animatrice dell’ACR della ragazza e marchiandola come sua proprietà assoluta.
Bledar: “Ora sì che sei troia felice di mia proprietà …”
Quando ebbe finito, si ricompose con calma olimpica, lasciando Giulia accasciata sul tavolo, spettinata, con il rossetto scuro sbavato e il biondo platino stravolto, completamente dipendente dall’approvazione del suo aguzzino.
Bledar “Stasera sono tuo ospite d’onore a casa … va prepara buona cene che ci divertiremo con cornuto”.
Giulia sorrise, un sorriso malevolo di compiacimento e di depravazione.
La preparazione della cena all’interno della villetta a schiera si consumò in un’atmosfera spettrale, scandita dal rumore secco dei tacchi che Giulia non si era più tolta dal pomeriggio. Su ordine perentorio di Bledar, la metamorfosi del suo look doveva fare un altro passo visibile, un segno inequivocabile del fatto che la vecchia animatrice dell’ACR era morta.
Giulia si muoveva tra i fornelli indossando un abito di maglia grigio, aderentissimo, che le fasciava il corpo magro e atletico, lasciando scoperte le gambe snelle. I capelli, ormai tinti di quel biondo platino artificiale e corto, le ricadevano disordinati sul viso acqua e sapone, privo di trucco, creando un contrasto torbido che accentuava la sua aria di sottomissione.
Riccardo era seduto sul bordo della sedia in cucina, le mani che tremavano vistosamente mentre puliva le verdure. Il suo sguardo era spento, fisso sulle stoviglie.
“Sei… sei diversa, Giulia,” sussurrò Riccardo, con la voce strozzata . “Questo abito… questo biondo. Non sembri nemmeno più la ragazza che ho sposato. Perché continui ad assecondarlo in questo modo?”
Giulia si voltò lentamente, sistemandosi i capelli corti davanti allo specchio dell’ingresso con un sorriso freddo, tagliente.
“Al signor Bledar piacciono le bionde, Riccardo. E tu faresti meglio a sbrigarti con quel filetto. Tra dieci minuti lui sarà qui, e tutto deve essere perfetto. Ricordati come devi comportarti stasera: tu mi aiuterai come cameriere. Se vuoi salvare la nostra apaprenza, l’azienda di tuo padre e i nostri schei, devi stare muto e far come digo mì.”
Il clacson della berlina nera risuonò puntuale nel vialetto. Riccardo sentì una morsa d’acciaio stringergli lo stomaco. Andò ad aprire la porta con la testa china, mentre Giulia lo sorpassò a passo svelto, facendo oscillare i fianchi sui tacchi neri .
Bledar entrò, portando con sei il solito odore pesante di tabacco e dopobarba. Non appena vide il biondo platino di Giulia, il suo sorriso si allargò . Afferrò la ragazza per la nuca con la sua mano massiccia e tatuata, tirandola a sé con forza. “Guarda qua che bella sorpresa. Mia piccola catechista ha capito subito come far felice suo uomo. Molto meglio così. Molto più… adatta per mio ufficio.”
“Grazie, signor Bledar… spero che le piaccia,” ansimò Giulia, le labbra con il rossetto scuro che si piegarono in una smorfia di pura sottomissione, mentre le sue mani si appoggiavano sul petto di lui, ignorando del tutto il marito.
Bledar si girò verso Riccardo, fermo vicino all’ingresso a testa bassa. “E tu, sposino? Che fai lì impalato? Porta mia giacca in guardaroba e vai in cucina a versare vino. Muoviti, cameriere.”
La cena si trasformò in un lunghissimo rito di sottomissione verbale e psicologica. Bledar sedeva a capotavola, occupando la sedia che di solito spettava a Riccardo, mentre Giulia era seduta alla sua destra, completamente protesa verso di lui. Riccardo, con un tovagliolo bianco sul braccio e le lacrime che gli offuscavano la vista, doveva fare avanti e indietro dalla cucina per servire i piatti e riempire i calici di cristallo.
Sotto gli occhi del ragazzo, l’albanese infilò la mano sinistra sotto il vestito di Giulia, palpandole con forza la coscia nuda, mentre con la destra riempiva il proprio calice. La ragazza emetteva gemiti rochi, ignorando del tutto la presenza del marito [INDEX].
“Questo vino è buono, Riccardo,” disse Bledar, masticando con calma mentre la sua pressione sulla carne di Giulia aumentava “Tua ditta ha tanti schei, eh? Di’ a tuo marito come tu lavora bene con me a Padova, Giulia. Racconta a questo mona mentre ci serve dolce.”
Giulia guardò Riccardo, che stava versando l’acqua con la mano che tremava vistosamente, facendo tintinnare la bottiglia contro il bicchiere. Sul viso della ragazza passò una scintilla di sadica crudeltà. “Vedi, Riccardo? Il signor capo mi ha spiegato qual’è il mio vero posto. Mi ha tenuta sulla sua scrivania di mogano e mi ha fatto capire quanto sono diversa da te. Tu sei così freddo, così spaventato… mentre il signor Bledar sa come prendere una donna. Sono diventata la sua segretaria personale, e io… io ho ringraziato.”
“Sì… sì, lo so… ti prego, basta…” mormorò Riccardo, le lacrime che cominciavano a rigargli il volto mentre posava la bottiglia.
“Non interrompere tua moglie quando parla con cameriere, Riccardo,” sibilò Bledar, stringendo con forza la carne della coscia di Giulia, facendola ansimare apertamente davanti al marito. “Guarda come trema, Giulia. Tuo sposino ha soldi, bella casa… ma non ha sangue in vene. Da oggi in questa provincia comando io.”
Bledar non attese nemmeno che Riccardo finisse di sparecchiare. Con un movimento brutale, si alzò da tavola trascinando Giulia per i capelli biondo platino, scaraventandola a pancia in giù sul divano di pelle bianca del soggiorno, lo stesso divano che i due sposini avevano scelto con cura per la loro casa. L’abito grigio si sollevò completamente fino alla vita, esponendo le sue gambe atletiche da ex scout alla luce del lampadario.
Riccardo si immobilizzò a pochi passi, con il vassoio dei piatti sporchi tra le mani, costretto a fare da testimone oculare.
“Guarda qua, cornuto,” ringhiò Bledar, slacciandosi la cintura con un rumore metallico. “Guarda come tua santarellina di parrocchia aspetta vero maschio. Di’ a tuo maritino cosa vuole adesso, Giulia! Urla nome di tuo signor capo!”
Giulia affondò il viso nei cuscini di pelle, ansimando violentemente, completamente persa nella lussuria del degrado. “Sì… signor Bledar… sì! Dica a Riccardo che sono la sua cagna… sono la bionda dell’albanese… mi usi tutta davanti a lui… ahhh!”
Bledar le afferrò i fianchi stretti, sollevandole il bacino con forza, e la penetrò con spinte violente, prendendola da dietro sul divano . Con la mano libera, continuò a colpirla ripetutamente sul retro delle cosce con schiaffi sonori che lasciavano vistosi segni rossi sulla carne nuda.
Giulia: “Più forte… signor capo… più forte! fanculo l’ACR, la chiesa… voglio essere solo la sua serva… Riccardo guarda… guarda come godo con un vero uomo! guarda come sono troia”
Bledar: “Sei cagna più vogliosa di Veneto, Giulia! Guarda Riccardo in angolo che piange! Fagli vedere come tu muove culo per tuo Padrone!”
Giulia: “Sì… sono la sua troia personale… Riccardo sei una cazzo di cornuto impotente… lei è il mio unico maschio… mi prenda ancora, signor Bledar… ughhh!”
Bledar: “Tuo marito pagherà tutto, Giulia! Pagherà labbra finte, tette gonfie… ti trasformerò in donna più costosa di Triveneto e lui sta muto a pulire! Vero, Riccardo?”
Riccardo: “Sì… sì, signor Bledar… pagherò tutto… guardo e sto muto…” singhiozzò Riccardo, le ginocchia che cedettero improvvisamente, facendolo crollare sul pavimento in mezzo ai piatti che si frantumarono in mille pezzi sul marmo, mentre la vergogna si fondeva con l’accettazione passiva del suo declino.
Bledar continuò a possedere Giulia sul divano con foga spietata, finché l’atto non si consumò con un’altra colossale sborrata questa volta sul culo perfetto di Giulia. Giulia rimase accasciata sulla pelle del divano, spettinata, con lo sguardo vitreo della dipendenza assoluta, mentre Bledar si ricompose con calma.
“E adesso, Riccardo, raccogli pezzi di ceramica e vai fuori in giardino,” ordinò il malavitoso, accendendosi una sigaretta. “Io e mia segretaria dobbiamo riposare. E domattina voglio colazione a letto preparata da mio cameriere preferito”
Riccardo, strisciando sul pavimento tra i detriti e le lacrime, si trascinò verso la porta sul retro, abbandonando il soggiorno della sua villetta perfetta

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