Leggi qui tutti i racconti erotici di: Max

Potete immaginare il mio stupore, quando nell’udienza fissata per l’accusa di “oltraggio a pubblico ufficiale”, mi trovai davanti a Lory una mia ex compagna di classe al liceo.
Cinque minuti prima, insieme all’avvocato, avevo consultato le carte dell’accusa ed il nome del Pubblico Ministero mi aveva ricordato la mia ex compagna, ma pensai ad una omonimia.
Comunque, dopo la scuola superiore avevamo perso i contatti, inoltre non conservavo di lei un bel ricordo. Era molto antipatica, occhialuta, brufolosa e bruttina, un mix di caratteristiche che la rendevano “invisibile”.
Che cambiamento !
Davanti a me avevo una splendida creatura, una donna veramente attraente. Non era molto alta, ma questa caratteristica non poteva cambiare dalla quinta superiore. I capelli erano tinti biondo con colpi di sole e legati in una specie di coda di cavallo, sotto la toga si riusciva a vedere il grosso seno che rendeva veramente sexy tutta la figura.
Occhiali e brufoli, spariti !
I dialoghi, a volte anche molto accesi, tra il mio avvocato e Lory che sosteneva l’accusa, erano solo un leggero rumore di sottofondo, io stavo pensando ad altro…
Immaginavo la mia ex compagna di classe, sottomessa ed umiliata nel mio Dungeon. Nella mente si formano le immagini di Lory legata ed imbavagliata, in mille modi diversi. Il solo pensiero delle umiliazioni che le avrei fatto provare mi stavano eccitando a dismisura, ma, dovevo tornare a concentrarmi sul dibattimento fra il mio avvocato Marco e Lory.
Troppo tardi, Il giudice aveva già emesso la sentenza di assoluzione perchè il fatto non sussisteva. In realtà avevo aggredito verbalmente i vigili urbani che mi avevano fermato per un semplice controllo.
Lo so che non è una scusante, ma ero nervoso a causa di un ritardo che avrei peggiorato con il fermo per il controllo. Ma il mio amico ed avvocato, che normalmente segue le vicende delle mie aziende, è troppo bravo ed è riuscito a ribaltare l’accusa.
Incrociai lo sguardo di Lory, anche lei mi aveva riconosciuto, sembrava furente dalla sua espressione si capiva che non le piaceva perdere, le sorrisi, salutai il giudice ed uscii seguito da Marco.
L’esito del procedimento mi forniva l’assist per contattare Lory e cercare di stabilire una relazione anche solo formale. Così chiesi a Marco di farmi avere una relazione dettagliata, un dossier, sulla mia ex compagna di classe. Laurea, carriera ma soprattutto vita privata e sentimentale.
Nel frattempo feci la prima mossa spedendole a casa un mazzo di fiori, che le venne recapitato la sera stessa. Assieme al mazzo di fiori le scrissi due righe:
“Cara Lory, mi dispiace per come sia finito il dibattimento di questa mattina ma purtroppo ti sei scontrata con il più bravo degli avvocati in circolazione e vincere non era facile. Anche il giudice mi sembrava rassegnato, non so se per la mia “influenza” oppure per la pochezza del reato contestatomi, ma tant’è che il caso è stato archiviato con assoluzione. Mi ha fatto molto piacere rivederti, mi ha ricordato i tempi spensierati della scuola. Sotto trovi il mio cellulare, beviamoci un caffè. Ciao Max”.

Il giorno dopo ricevetti una telefonata da un numero che non avevo in rubrica, era lei,
Senza salutarmi ed in modo brusco mi disse:
“Come hai fatto ad avere il mio indirizzo di casa ?”
“Lory sei tu, come stai ?” Le risposi con una domanda.
“Rispondi senza sviare la mia domanda !” Il suo tono era aggressivo.
Sapevo che non sarebbe stato facile, durante il dibattimento avevo visto quanta energia poteva sprigionare, dovevo calmarla.
“Dovresti sapere che ho molta influenza, le persone come me, hanno sempre le porte aperte”
Prima che mi aggredisse verbalmente, proseguii
“L’ho fatto perchè volevo in qualche modo scusarmi per come è finito il dibattimento di ieri, sono convinto che se non avessi avuto Marco qualche mese con la condizionale l’avrei anche preso.”
Lory rimase in silenzio, eravamo in stallo.
“Ti sono piaciuti i fiori ?” Le chiesi dopo qualche secondo di silenzio.
“Max, cosa vuoi ?”.
Presi la palla al balzo.
“Mi piacerebbe prendere un caffè insieme a te, per ricordare i vecchi tempi. Dopo la scuola sei sparita”.
Qualche secondo d’attesa.
“Sono passati più di vent’anni, e poi non ho bei ricordi della scuola” questa volta il tono della sua voce era normale.
Ora potevamo avere una conversazione senza dover rispondere a domande imbarazzanti, così cercai di affondare il colpo.
“Lory, non sapevo che eri diventata pm, ti sei realizzata più di chiunque altro della nostra classe al liceo. Ripeto, mi ha fatto molto piacere incontrarti e mi farebbe altrettanto piacere offrirti un caffè”.
La sua risposta impiegò un tempo che a me parve infinito.
“Va bene Max, oggi finisco alle 15, è troppo presto per tè ?”
Centro, avevo ottenuto l’appuntamento per un caffè.

Il vialone fuori dal palazzo di giustizia era trafficatissimo, impossibile parcheggiare senza commettere un’infrazione. Non potevo aspettarla dentro alla macchina così l’attesi in piedi davanti all’ingresso principale.
Pochi minuti passate le 15, Lory uscì dall’ingresso principale. Quando mi vide non accennò nemmeno a un sorriso mantenendo un’espressione neutra.
Invece io le sorrisi cercando di essere il più affabile possibile. Andandole incontro le tesi la mano, per salutarla ma capii subito che non era il caso.
Le dissi un semplice “Ciao”
“Volevi offrirmi un caffè, andiamo, qui vicino c’è un bar carino”. Nemmeno rispose al mio saluto.
“Va bene, andiamo, ti seguo”. Non ero abituato ad essere trattato in quel modo… sbrigativo.
Cercando di mantenere una calma serafica, mi affiancai a lei e durante il breve tragitto cercai di fare un minimo di conversazione.
“Com’è andata la giornata, Lory ?“
Si voltò verso di me, e sempre camminando, mi liquidò subito
“Non credo ti riguardi il mio lavoro di PM, la tua invece com’è andata?”
“Ho la fortuna di avere dei bravi collaboratori che svolgono bene il loro lavoro, così riesco ad avere tanto tempo libero per me”.
La vidi sorridere per la prima volta.
“Quindi non hai fatto niente ?”
Risi anch’io. “Esatto, sono stato nel mio ufficio, ad annoiarmi”.
Attraversammo un incrocio, poco prima che un grosso camion sollevasse uno tsunami d’acqua che ci sfiorò per poco.
Svoltato l’angolo dell’incrocio, Lory si fermò davanti alla porta di un bar. Faceva molto freddo, fui contento di essere arrivato. Dentro al bar, mentre stavamo per raggiungere un tavolino nel fondo della sala, potei osservarla bene. Indossava un cappotto trench corto, poco sopra al ginocchio, una gonna che invece scendeva per un centimetro al di sotto del ginocchio. Scarpe con piccolo tacco non a spillo intonate al cappotto, blu. I capelli erano leggermente mossi e sciolti poco sotto le spalle. Non dimostrava 45 anni, sembrava molto più giovane.

Il tavolino era talmente piccolo e posizionato dentro ad uno spazio molto angusto che dovetti sedermi girato verso la sala e non verso Lory che invece sembra comoda.
“Caspita, un posto più bonsai non c’era ?” Lo dissi ridendo, non volevo provocare Lory. Non ora.
Mentre si tolse il cappotto mi rispose:
“E’ un bar molto rinomato, considerati fortunato ad aver trovato subito un tavolino, senza aspettare un ora”.
Piegò il cappotto, sistemandolo sulla sponda della sedia.
Feci altrettanto, ma fui costretto a spingere la sedia ancora più verso la sala. Il bar era affollatissimo, il vociare di sottofondo non permetteva una conversazione agevole, ma con un pò di pazienza riuscivamo a conversare.
Lory mi raccontò della sua formazione universitaria e della sua esperienza post laurea in giurisprudenza a New York. Di contro le raccontai i miei inizi dopo la laurea in elettronica.
Lory sembrava più sciolta e più a suo agio, dopo mezz’oretta di chiacchierata, di quando entrammo nel bar così pensai fosse arrivato il momento di indagare la sua vita privata.
“E cosa mi dici della tua vita sentimentale, sei sposata, sei mamma…”
Prima di rispondere sorseggiò il tè che aveva ordinato, posò la tazza e mi rivolse uno sguardo penetrante. Come per dire -ma a te che t’importa?-
“Forse sono stato indiscreto e invadente, ti chiedo di perdonarmi, non sono fatti miei”. Ovviamente. stavo mentendo, in attesa del dossier di Marco, mi portavo avanti.
“Non ti preoccupare, Max. Ti rispondo”, riprese dopo una breve pausa.
“In questo momento non ho nessuno e non sono mamma. La mia vita sentimentale è stata molto complicata”
“Allora siamo in due” Intervenni “Anche la mia è un casino.”
Lory sorrise “Sentiamo, avanti, racconta”.
“Quanto tempo ci resta, sono vicende lunghe, intricate e complicate” Lo dissi ridendo
Anche Lory rise “Non ti preoccupare, non ho orari da rispettare fino a domani, quindi raccontami…”
Mentre le raccontavo tutte le mie vicende sentimentali, omettendo ovviamente il mio lato “Master”, lei rideva o sottolineava con parole di circostanza come “mi dispiace”. Cercavo di essere spiritoso raccontando le mie vicende in modo ironico e scanzonato in modo da mettere Lory a suo agio.
Al termine del mio racconto erano già le 18 passate.
Guardando l’orologio esclamai: “Caspita Lory, si è fatto tardi”.
“Come ti dicevo non ho orari e comunque mi sono divertita ad ascoltarti, sei un bravo intrattenitore”
L’indicai col dito, in un gesto accusatorio “Sa tanto di presa in giro, non me l’aveva mai detto nessuno.”
“No, no, credimi, mi sono divertita a sentirti raccontare le tue vicende sentimentali, ma sono poca cosa al confronto delle mie”
Molto sorpreso delle sue parole volli approfondire
“Così mi incuriosisci, sono tutto orecchie… sentiamo.”
Improvvisamente si fece seria “Beh, tanto per incominciare sono bisex. Ho un’identità di genere ma non ho un’identità sessuale.”
Mi scappò un’esclamazione, la donna mi guardò perplessa.
“Ti disturba, questo ?”
“No, no, assolutamente no. Non ho nessun problema”
Lory metabolizzò la mia risposta e prosegui.
“Per questo motivo la mia vita sentimentale è stata tutta un casino, stavo con una donna e poi provavo attrazione per un uomo. Bruciavo partner alla velocità della luce…”
Stupito per quello che mi stava raccontando, pensai a quanto distante fosse la percezione che avevo di Lory, bella PM del tribunale ed ex compagna “invisibile” di scuola, rispetto a quello che la donna era effettivamente. Ed ovviamente pensavo che legarla tesa ad uno dei miei attrezzi da Dungeon fosse una cosa tutt’altro che impossibile.
Sentivo che con lei potevo anche essere sincero, che avrei potuto parlare liberamente della mia “passione” e perchè no farle una proposta.
Le lasciai finire di raccontare la sua storia, volevo proporle una cena a casa mia, un “all in” tutto in un colpo.
Quando terminò erano quasi le 19.
“Lory, mi sono trovato molto bene, trascorrendo un piacevolissimo pomeriggio in tua compagnia. Ti andrebbe di cenare a casa mia ?”
“Anche per me è stato piacevole, Max, ma perchè a casa tua, non possiamo andare a cena in un ristorante ?”
Ormai potevo essere sincero, me lo sentivo.
“Perchè vorrei far colpo su di te, con una delle mie case. Ho capito che sei una donna forte, indipendente e libera da pregiudizi. Devo assolutamente approfondire la tua conoscenza”.
“Va bene Max, ma posso passare da casa per sistemarmi un po ?”
“Affare fatto, andiamo.”
Uscimmo dal bar, ormai la sera aveva ricoperto la città. Alla luce dei lampioni raggiungemmo il parcheggio dove avevo lasciato la macchina.
Rimasi in macchina ad aspettare Lory per più di un ora, poi finalmente uscì dal portone di casa. Apparentemente vestita allo stesso modo, certo non potevo sapere se sotto al cappotto portasse lo stesso vestito indossato al bar.
Quando aprì la portiera venni investito dalla vampata del suo profumo, inebriante.
Parcheggiai nella rimessa del palazzo che ormai erano le 21, l’ascensore ci condusse direttamente nel mio attico.

Durante la cena, fatta recapitare con uno dei servizi di “food delivery”, raccontai a Lory quella parte della mia storia omessa in precedenza.
“Per me sei stata una sorpresa, una piacevole sorpresa. Da quando ti ho vista sul banco dell’accusa, il ricordo che avevo di te è scomparso in pochi secondi. Il ricordo di una ragazza timida e poco socievole ha lasciato il posto ad una donna forte ed indipendente in grado di affrontare la vita in tutta la sua complessità. Sono sicuro di non scandalizzarti se ti racconto di come alcune volte mi piace giocare con le mie partner”
Lory si fece molto attenta.
“Conosci il BDSM ?”.
Attesi la sua reazione, prima di proseguire.
Lory si portò il bicchiere di vino alla bocca e ne bevve un sorso.
“So di cosa si tratta, qualche anno fa ne venni in contatto attraverso una partner dell’epoca. Si chiamava Marika, poi la relazione si interruppe e con la relazione finì anche il mio interesse per la sottomissione/dominazione”.
Come pensai, non era scandalizza, si poteva affrontare il discorso serenamente, così ripresi.
“Non si tratta solo di sottomissione o dominazione, c’è molto di più e comunque ciascuno lo vive a modo suo. L’importante è che tutto avvenga con il consenso dei partecipanti e che nessuno si permetta di giudicare cosa è giusto o sbagliato.”
Un attimo di silenzio, gli occhi fissi nei suoi…
“Sono d’accordo Max, per parafrasare qualcuno più importante di noi: ”

Versai del vino nel mio bicchiere ed esclamai: “Ci vuole un brindisi. A due vecchi compagni che la vita ha fatto rincontrare”.
I bicchieri si incontrarono nel mezzo del tavolo, poi, si svuotarono in un lampo.

Mi alzai, la raggiunsi all’altro capo del tavolo e spostandole la sedia le dissi: “Vieni, voglio mostrarti una cosa”.
Quando si alzò fui raggiunto per la seconda volta dall’odore del suo profumo, una fragranza speziata che sapeva d’oriente. Il profumo, la massa dei capelli e la sua figura le davano una carica erotica incredibile. Ma non era solo quello, anche il suo modo di pensare e di vivere la vita, me la facevano desiderare… sempre di più !

Mi prese sotto braccio, il suo corpo appoggiato al mio, mentre salivamo le scale per il piano sopra. Probabilmente aveva già intuito cosa le avrei mostrato.
In cima alle scale dopo un breve corridoio, una porta chiusa. Per aprire usai la sinistra, Lory si era letteralmente aggrappata al mio braccio destro.

La stanza era completamente buia e priva di finestre. Azionai l’interruttore, una luce tenue si diffuse per tutta la stanza. In sottofondo il leggero ronzio dell’impianto di areazione entrato in funzione insieme alle luci.
“Questo è il mio Dungeon, dove mi piace giocare”
Sentii aumentare la stretta al braccio. Lory rimase aggrappata a me, senza muoversi. Non potevo vedere la sua espressione, ma potevo immaginare il suo stupore. Attesi alcuni secondi prima di entrare nella stanza.

La portai davanti al banco appoggiato alla parte di destra, c’erano tutti gli attrezzi. Alcuni appesi alla parete altri appoggiati al banco. Non dissi niente, non c’era bisogno di descrizioni. Dopo il banco, sempre sulla parte di destra c’erano dei ganci e delle carucole che servivano per azionare delle funi posizionate on pò ovunque nella sala.
Proseguendo la visita portai Lory davanti ad un enorme tavolo con una moltitudine di supporti per braccia e gambe, completamente configurabili. Vicino al tavolo, una serie di panche di varie dimensioni con rivestimenti di color porpora o rosso. Lory lasciò il mio braccio, si avvicinò ad una delle panche color porpora e tasto con la mano. L’imbottitura era soffice e calda.
Non era più necessario condurre la donna fra gli oggetti del Dungeon, Lory stava girando per la sala osservando attentamente ogni attrezzo. La seguivo da dietro, senza interferire.
Passò davanti alla gogna e alla croce di sant’Andrea ma l’attrezzo che lasciò per ultimo e che sembrò attirarla di più era il Totem.
Si trattava di una colonna di legno, alta quanto il soffitto, che terminava come i veri Totem Indiani con la raffigurazione di un aquila con le ali aperte.
Si voltò verso di me
“E’ bellissimo, ha delle incisioni e dei colori incredibili”
Mi avvicinai al Totem, felice che le piacesse.
“Questo Totem è un pezzo unico, creato da un falegname di mia fiducia. Mi sono sempre piaciuti, così ho pensato di metterne uno nel mio Dungeon”
Le sorrisi, e fui molto diretto “Ti piacerebbe giocare con me e con il Totem ?”
Non disse niente, era in contemplazione, completamente assorta dall’oggetto tribale.
“A cosa stai pensando, Lory ?”
Si avvicinò all’oggetto tribale sfiorandolo con le dita. Poi appoggiò completamente la mano sulle incisioni che rappresentavano volti di animali stilizzati con enormi occhi.
“Sembrano vive, queste incisioni emanano una forza primordiale, fanno paura”. Lo disse con un tono di voce bassissimo, faticai a capire.
Lory fece scorrere anche l’altra mano, cingendo l’intero Totem. Vi si aggrappò quasi diventando una cosa sola con l’oggetto tribale. Girò il viso nella mia direzione, i suoi occhi dicevano tutto.
Mi avvicinai appoggiandomi a lei. Feci scorrere le mani sulle sue braccia fino a raggiungere le sue dita, il peso del mio corpo contro il suo. Rimasi così per almeno un minuto sovrapponendo le mie mani alle sue. Lory era immobile sembrava in attesa.
Staccandomi da quell’abbraccio cercai la zip del vestito. Iniziai a scorrere la cerniera aprendole il vestito sulla schiena. Lory si staccò dal Totem quel tanto che bastava per far cadere il vestito a terra.
Le presi le mani e la feci girare verso di me. Era rimasta solo con la biancheria intima e le scarpe.
Le sussurrai all’orecchio “Aspettami”
Tornai al tavolo degli attrezzi e presi due polsiere e due cavigliere.
Con movimenti lenti, sistemai ai polsi e sulle caviglie gli oggetti che servivano a fissarle le braccia e le gambe. Le braccia erano agganciate sopra la testa mentre le gambe erano fissate lateralmente sul tronco del Totem.
“Vado a cambiarmi”
Tornai quasi subito. Indossavo pantaloni di pelle nera, scarpe di cuoio anch’esse nere e sopra non portavo niente, mostravo il fisico palestrato.
“Se vuoi smettere devi solo dire , Lory ho bisogno di un tuo oppure di un tuo cenno di assenso”
“Lo voglio Max, lo voglio”
Non saprei dire se fossi più eccitato io oppure lei, ma quel suo mi provocò un erezione.
Presi una frusta, leggerà, ed iniziai a colpire la donna legata al Totem.
La frusta lasciava leggere strisce rosa sulla sua pelle nei punti dove colpiva. Il viso contratto, era l’unico segnale che Lory stava soffrendo per le frustate. Era impossibile evitarle perchè non poteva muoversi, in nessun modo. Era assicurata in modo molto stretto al Totem, il corpo teso quasi in punta di piedi.
Smisi di frustarla.
“Sei stata brava, non hai piagnucolato” Lory si rilassò non stava più in punta di piedi.
Raggiunsi il tavolo degli attrezzi, presi un paio di morsetti per capezzoli, una catenella e dei pesi.
Tornai dalla donna ed avvicinandomi le slacciai il reggiseno, lasciandolo cadere.
Mostrando i nuovi oggetti a Lory le chiesi
“Sai cosa sono questi ?”
Fece cenno di con la testa, ma non aprì bocca.
Prima di applicarle i morsetti le presi i capezzoli fra le dita iniziando a strizzarli. Volevo sentirla piagnucolare.
Aumentai l’intensità della mia azione, era una sfida tra me e lei. Io carnefice lei vittima.
Gli occhi si inumidirono, stava iniziando a lacrimare anche se ancora resisteva. Poi la vidi aprire la bocca in un gesto di sofferenza, avevo trovato il suo limite.
Mi fermai, presi i morsetti e li applicai ai suoi capezzoli con la giusta intensità. poco al di sotto del suo limite. Li agganciai entrambi alla catenella e vi applicai dei pesi.
Mi allontanai solo il tempo di prendere lo specchio, montato su rotelle ed alto quanto una persona. Lo sistema davanti a Lory in modo che potesse vedere la sua immagine specchiata.
Portandomi ancora davanti a Lory, immobilizzata al Totem, presi a schiaffeggiarle il seno. Questa volta sentii Lory gemere, segno che il limite veniva superato.
Ripresi la frusta, ricominciando a colpire la donna. Proseguii per circa dieci minuti nei quali sentii il lamento di Lory farsi sempre più forte, colpo dopo colpo.
Passai una mano sotto le mutandine di Lory, era umida, potevo fermarmi.
Sostituii la frusta con un “magic wand” al quale applicai un preservativo. Lory mi guardò completare l’operazione, chissà se aveva capito.
Le abbassai le mutandine, era depilata di fresco, adesso caspico tutto il tempo atteso sotto casa sua. Con le dita le allargai le labbra, umidissime. Solleticai il clitoride applicando il “magic wand” al massimo della vibrazione.
Il corpo di Lory sussultò e si tese mentre tenevo schiacciata la testa del “magic wand” al suo clitoride. Il piacere stava sovrastando il dolore ai capezzoli trasformando i gemiti di sofferenza in gemiti di piacere. Mentre la testa del “Magic Wand” vibrava al massimo della sua potenza, afferrai la gola di Lory senza schiacciare ma solo come atto di forza.
Era completamente annientata ma prossima ad un orgasmo, forse il migliore della sua vita, che arrivò potentissimo e con un impeto tale da scuotere tutto il suo corpo.
Mi tolsi i pantaloni, ero eccitatissimo il cazzo al massimo dell’erezione, lo puntati fra le sue grandi labbra, lo feci scorrere e poi lo affondai. Era più bassa di me, non feci fatica. Lo spinsi con furore dentro le sue parti intime, mi aiutai afferrandole i fianchi. Lo spingevo ad ogni colpo sempre più in fondo accompagnando la mia azione con sfoghi di piacere. Lory prese ad assecondare i miei movimenti, stavamo godendo insieme. Alcuni minuti ed anche io esplosi sulla sua pancia schizzandole quasi in faccia tanta era la mia eccitazione.
La baciai subito, senza aspettare che gli spasmi dell’orgasmo di acquietassero. Eravamo sudati, umidi e sporchi ma ci stavamo baciando senza pensare al resto.
Mentre la slegavo dal Totem, mi sussurrò all’orecchio:
“E’ stato bellissimo, grazie Max”.

Per insulti, recensioni e critiche varie scrivete a stemmy75@gmail.com

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Autore Pubblicato il: 13 Settembre 2022Categorie: Racconti di Dominazione0 Commenti

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