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La cameriera della trattoria dei camionisti – cap. 4

By 1 Aprile 2026No Comments

Ho scritto questo racconto su indicazioni precise di una coppia, di mio ho aggiunto la forma ed in questo capitolo ben poco altro. La mail della coppia, se avrete piacere a scrivere loro, è Soniadalo05@gmail.com
Il capitolo precedente invece lo trovate
https://raccontimilu.com/cuckold/la-cameriera-della-trattoria-dei-camionisti-cap-3/

Il viaggio fu piacevole, chiacchieravamo e facevamo progetti su cosa avremmo trovato e quello che avremmo fatto. Ogni tanto la guardavo e mi arrapavo, la magliettina a coste con i capezzoli ben disegnati la mini risalita che mostrava il perizoma trasparente… Le sarei saltato addosso, allungavo la mano sul ginocchio a carezzarla e risalivo ma lei mi bloccava dicendomi di tenermi la voglia per quando saremmo arrivati al villaggio.
Più di una volta dopo aver superato un camion vedevo che l’autista mi lampeggiava, probabilmente anche lui, guardando in basso, aveva goduto delle grazie di mia moglie. Arrivai anche a pensare che qualcuno di quei camionisti fosse fra quelli che se la erano scopata.
La cosa mi faceva sbarellare ed eccitare al tempo stesso. Pensavo che ero fortunato ad aver sposato una così ragazza che a me pareva molto gnocca oltre ad essere più giovani di quasi 15 anni. Lo dicevo un po’ per consolarmi perché il pensiero dei camionisti che se la erano chiavata sui loro TIR mi procurava una forte gelosia ma poi pensavo che, proprio perché la ritenevo così carina anche gli altri lo pensavano e mi dovevo abituare al fatto che molti uomini le stessero sotto. Pensavo però che ora che eravamo sposati avrebbe smesso di scoparsi altri uomini ma dentro di me una vocina mi diceva che era una pia illusione.
Nel tardo pomeriggio arrivammo all’indirizzo che ci era stato dato. Era una struttura con alte siepi ed una guardiola con sbarra all’ingresso. Ci fermammo con l’auto ed una guardia molto gentile ci chiese chi fossimo. Controllò su una lista che aveva con sé e fece segno al collega dentro la guardiola di aprire. Ci guardò bene, in particolare squadrò Simona e ci diede un benvenuto che era ben molto più preoccupante che invitante. Un ragazzo non in divisa da guardiano ma da inserviente di albergo, salì dietro e ci accompagnò alla struttura principale.
Era giugno e non c’era molta gente ma la cosa che non potemmo evitare di notare fu che gli ospiti erano o completamente nudi o mezzi spogliati. In particolare c’erano diverse donne di mezza età dai 45/50 in su in tanga o completamente nude.
Io e Susanna ci guardammo negli occhi molto stupiti e capimmo che quello forse molto probabilmente un villaggio di nudisti cosa che Roberto aveva accuratamente evitato di dirci. Avremmo potuto tornare indietro ma ormai eravamo lì e sarebbe stato un peccato, essendo tutto offerto, fare dietro front. Ci guardammo negli occhi e poche parole ci autoconvinsero che avremmo gestito la cosa senza problemi.
Entrammo nell’albergo, alla reception c’era un signore con un cartellino che diceva che il suo nome era Marco che ci spiegò che lui era il socio di Roberto, che in quel momento lo zio di Simona era impegnato e che diede ordine di scaricare e portare nella nostra stanza le nostre valige.

Poi ci accompagnò al bar e chi chiese cosa volevamo come aperitivo. Lo osservai attentamente mentre lui si mangiava con gli occhi Simona: era un omone possente, molto più alto di noi con una pancia prominente, completamente pelato. La cosa più impressionante erano le braccia, grandi come tronchi terminavano in due mani che sembravano badili. Una volta concluso l’aperitivo, ci accompagnò nella nostra stanza che risultò, almeno per noi non abituati ad andare in posti sopra le 3 stelle, molto lussuosa con un grande letto. Prima di congedarsi ed uscire ci spiegò velocemente le regole del villaggio. Era un villaggio nudisti, durante il giorno gli indumenti erano proibiti con l’unica eccezione per le donne che potevano indossare un tanga: La sera invece ci si poteva rivestire ma solo parzialmente. Simona chiese spiegazione su cosa significasse parzialmente, lui rispose ridacchiando, cose leggere e trasparenti, molto corte che lasciassero più che intuire quello che c’era sotto. In pratica, guardando Simona disse che la gonna andava bene (in piedi arrivava all’attaccatura delle natiche) mentre la canotta non era abbastanza trasparente ma andava bene per quanto era attillata e rivelatrice delle forme di mia moglie.

Quando Marco fu uscito Simona ed io ci guardammo negli occhi poi iniziai a parlare. Io ero perplesso e volevo andarmene, non mi andava di girare nudo e di vedere Simona mangiata con gli occhi come era capitato durante l’aperitivo. Inoltre pensavo che partendo dalla base nudista non era prevedibile quello che sarebbe potuto accadere. Lei invece molto tranquillamente disse che andarsene via con una struttura così bella ed un posto incantevole, sarebbe stato un errore, si c’era l’inconveniente di girare nudo ma secondo lei ci saremmo abituati alla svelta. Inoltre anche io avrei potuto “mangiare” con gli occhi tante donne dato che lo avevo fatto con una ragazza che era passata mentre prendevamo l’aperitivo. Alla fine mi convinse. Inoltre aggiunse che essendo tanto lontani da casa sarebbe stato improbabile trovare qualcuno che ci conoscesse e se anche fosse capitato sarebbe stato nuda una eventuale conoscenza quindi senza interesse a sputtanarci una volta a casa.
Iniziò a disfare la valigia ed ebbe la conferma che di vestiti come descritti da Marco non ne aveva ma che le sembrava di aver visto passando che c’era un negozio e forse li avrebbe potuti comprare lì.
Ci demmo una rinfrescata, io mi lambiccavo su cosa potevo indossare ma Simona semplicemente mi disse che dovevamo girare nudi per cui non c’era problema per decidere cosa mettere. Rimasi nudo lei invece indossò un piccolo tanga bianco da cui spuntavano in parte le grandi labbra e sopra drappeggiò un pareo trasparente. Uscimmo dalla stanza ed arrivati all’entrata incontrammo Roberto che subito abbracciò Simona baciandola sulle guance ma soprattutto dandole una robusta palpeggiata al sedere. Poi ci disse che era molto contento che fossimo arrivati e che sapeva che Marco ci aveva spiegato le regole. Roberto allora afferrò il pareo di Simona e con un colpo solo la spogliò del capo e lo gettò su di una poltrona lasciando Simona con il solo tanga bianco.
Ora sei in regola, disse sorridendo sornione, ci chiese inoltre dove volessimo andare perché lui ci avrebbe accompagnato per spiegarci eventuali cose che non fossero state chiare poi si voltò verso di me e mi degnò finalmente di uno sguardo, quando i suoi occhi arrivarono al mio uccello timidamente rattrappito rise di gusto e disse “povero maritino cosa ne vuoi fare di quel vasetto”.
Le sue parole mi fecero vergognare e diventai rosso, lui invece non era nudo perché doveva girare anche all’esterno ed indossava un paio di pantaloncini attillati sotto cui si intuiva già un bel bozzo.
Quindi rivolse di nuovo la parola a Simona: “dato che ho un paio di ore di tempo in cui non devo uscire, per non imbarazzarvi durante il giro mi spoglierò anche io”. In due secondi fu nudo e, quello che sembrava un bozzo sotto i pantaloncini, risultò essere un cazzo di dimensioni molto generose. Vidi lo stupore e l’ammirazione negli occhi di Simona. Il cazzo di Roberto da moscio era abbondantemente più grosso e lungo del mio in erezione. Diventai ancora più rosso mentre Simona non riusciva a staccare gli occhi da quell’arnese.
Roberto prese Simona sotto braccio e nel farlo la strinse a sé se e strofinando la verga sulla pancia di lei che divenne rossa paonazza. Si incamminarono come se io non esistessi, li raggiunsi mettendomi al fianco di mia moglie che era impegnata in una fitta conversazione con Roberto. In realtà era più un monologo, Roberto, con voce stentorea, diceva cose e sembrava desse ordini alla mia signora. Nel farlo lasciò il braccio e la cinse di lato piazzando la mano aperta sul culo si Simona che non accennò nemmeno per un attimo a ribellarsi. Dopo pochi secondi la mano iniziò a stringere ed accarezzare le chiappe di Simona che non solo lasciò fare ma iniziò leggermente ad ansimare. Il tono deciso ed autoritario di Roberto sembrava aver completamente plagiato mia moglie che si lasciava fare qualsiasi cosa senza opporsi minimamente ma anzi apprezzando il trattamento a cui era sottoposta.
Roberto, sempre parlando, scese infatti ulteriormente, infilò un dito nell’elastico del tanga e quindi si insinuò fra le grandi labbra della passera di Simona ed iniziò a sgrillettarla. Il tutto mentre camminavano come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Vedendo la sua remissività nemmeno io ebbi il coraggio di intervenire provando uno strano piacere ebbi un’erezione inaspettata il cazzo mi venne duro come il marmo. Roberto girandosi mi vide e scoppiò in una sonora risata quindi si rivolse a Simona dicendole: “guarda il tuo maritino ha il pisellino duro sembra un ragazzino, non so proprio come possa farti godere con quella specie di vasetto che si ritrova in mezzo alle gambe”. Simona mi guardava come se fosse in trance, le parole di Roberto facevano breccia nella sua testolina ed il suo modo di fare autoritario la colpiva molto.
Arrivati davanti al negozio entrammo e il commesso, un uomo di una certa età anche lui nudo con il cazzo moscio penzolante, salutò Roberto e poi guardo Susanna con il tanga tutto storto per la precedente manipolazione e chiese, ironicamente, a cosa dovuto l’onore di averci lì.
Simona, con un filo di voce gli disse che voleva prendere qualche vestitino adatto alle serate che si svolgevano in quel posto.
L’uomo rispose ridacchiando, che definire vestitini in quel posto era una parola grossa, a quel punto intervenne Roberto che ci raccomandò a lui ed in risposta ebbe un saluto cordiale e deferente.
Quindi Roberto, dandomi una pacca sulla spalla mi invitò ad uscire con lui in modo che potessimo parlare.
Lo seguii e ci sedemmo in una panchina poco lontana e lui mi chiese: “ti piace come si comporta Simona?” Lo guardai rispondendogli, che ero molto stupito del suo modo di fare, conoscevo il suo lato esibizionistico ma non mi aspettavo che potesse arrivare a tanto. Allora Roberto, sempre con il suo fare autoritario, mi rispose: “se non lo hai ancora capito Simona è veramente molto portata, sto solo tirando fuori la sua natura. Il giorno del vostro matrimonio al taglio della giarrettiera, le ho palpato per bene il culetto senza che lei si muovesse. Prima hai visto come le ho abbassato il tanga e la ho sgrillettata e lei non si è minimamente opposta mentre tu, cornutone, ti sei eccitato ed hai lasciato fare perché ti piace guardare tua moglie che fa la porca”.
Non potei fare altro che assentire, il mio cazzo duro anche in quel momento mentre Roberto ricostruiva la cosa, parlava per me. Roberto allora mi chiarì il significato della cavigliera che aveva messo a Simona il giorno del matrimonio.
“Al contrario di quanto voi potete pensare, la S non sta per Simona ma per schiava ed è il segno di sottomissione. Chiunque al villaggio abbia voglie da master, vedendola, saprà che lei è disponibile ad essere comandata in tutto e per tutto. Ora dimmi cosa pensi di questa cosa, ti sta bene vedere che chiunque possa fare di lei quello che vuole?”.
Rimasi un momento in silenzio poi, in un attimo di follia, gli risposi affermativamente.
Roberto dopo la mia risposta e con un ghigno perverso mi disse allora “molto bene se lei uscirà dal negozio con un collarino nero con la scritta dorata Slav vora dire che anche lei, come te, vuole essere sottomessa. Tu non dovrai mai intrometterti qualsiasi cosa accada”. Rimasi un po’ intontito dalle sue parole ma quasi senza accorgermi sentii uno strano formicolio al ventre, avevo sborrato senza toccarmi al solo pensiero che Simona potesse essere usata come un oggetto.
Ovviamente Roberto se ne accorse e, ridendo a squarciagola, mi disse: “che come uomo valevo meno di zero, il tuo cazzo non può certo soddisfare una mezza ninfomane come Simona e quindi come maschio è inutile averti. Molto meglio per lei essere libera di farsi dominare scopare e servire uomini che la possano soddisfare veramente”.
Triste ma conscio che le cose stavano proprio così gli risposi sì accettando il fatto che se fosse uscita con il collare mi sarei fatto da parte limitandomi a godere delle sue performances con chiunque la volesse dominare.
“Vatti a dare una ripulita nei bagni”, mi alzai dirigendomi ai servizi e mi feci una doccia veloce poi corsi al negozio e vidi uscire Roberto con una grande borsa, lo raggiunsi e poco dopo uscì anche Simona tutta nuda con un collare al collo sottile di color nero con una piccola scritta Slav, lui mi guardò ridendo.
La cosa era fatta, dopo un sol giorno di matrimonio avevo lasciato Simona nelle mani di un altro uomo.
Simona, senza fiatare mi diede la borsa, Roberto la cinse per il fianco iniziando subito a palarle con lussuria il culo, senza alcun ritegno iniziando anche ad insinuare un dito nel buchino posteriore.
Arrivati all’albergo era quasi ora di cena e faceva ancora molto caldo, lui diede un bacio sulla guancia a Simona dicendole che eravamo suoi ospiti per cena ci avrebbe aspettato al bar dopo un’ora.

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