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Cap. 11

“Allora, sei contenta che ti porto qualche cliente? Io quando posso aiutare le amiche non mi tiro certo indietro!” Ha un sorriso cattivo Francesco nello specchietto mentre mi guarda.
Andrea si volta verso di me, mi squadra, mi soppesa “è incredibile – dice senza staccarmi gli occhi di dosso – è identica ad Angela.”
“Puoi chiamarla direttamente Angela, non si offende… vero Michela?” Francesco mi guarda ancora nello specchietto.
“No, certo, potete chiamarmi come volete. Sono qui per questo, no?.” Rido con il cuore gelido, mentre l’auto svolta sullo sterrato, poi si ferma.
“Brava la nostra troia, è così che ti voglio!” Francesco ha uno sguardo trionfante, mentre Andrea resta un attimo interdetto per la rudezza della frase.
“Non ti preoccupare. Michela, anzi, Angela è abituata al mio modo di fare.” strizza l’occhio all’amico e apre la portiera per scendere.
“ I soldi, ragazzi, sono 50 a testa, 70 per uno se volete farlo insieme, 100 senza guanto e venite dove volete.” Devo reggere la commedia, non voglio che Andrea possa avere il minimo dubbio su di me.
Andrea mi allunga le sue banconote, sono 100 euro, come Francesco che mette poi il portafoglio nella tasca della portiera.
Si siedono tutti e due a fianco a me, nel sedile posteriore tenendomi nel mezzo.
Andrea si fionda sul mio seno, mentre la sua mano risale rapida la coscia fino ad infilarsi sotto la gonna.
Francesco mi solleva la gamba appoggiandola sulle sue facendomi scosciare, in un attimo le dita di tutti e due sono nella mia fica.
Inarco la schiena, offrendo il bacino alle loro mani, mentre le mie sono sui loro cazzi.
“Prendimelo in bocca” è la voce di Andrea che risuona nella macchina. Mi giro verso di lui, scendo verso il suo cazzo mettendomi in ginocchio tra loro, le mie labbra si schiudono accogliendo la cappella e scendono lungo il cazzo turgido.
Francesco preme con la mano sulla mia schiena, facendomi ruotare in fuori il bacino, le sue dita sono nella mia fica, mentre mi concentro sul membro di Andrea.
Cerco di non pensare alla situazione, ma non è facile mentre sento Francesco inginocchiarsi dietro di me e il suo cazzo puntare sulla mia fica che si apre morbida per accoglierlo.
Sono prigioniera tra quei due falli che mi scopano, con il rischio che anche Andrea possa capire che sono veramente io. Vorrei urlare, mentre a gridare forte è il mio basso ventre che secerne umori e non mi fa ragionare con fitte di piacere che cerco di respingere.
Mi fanno girare, con Francesco che mi guarda beffardo negli occhi mentre glielo prendo in bocca.
Vorrei staccarglielo con un morso. Andrea si accomoda nella mia fica, cominciando a pompare. Muovo il bacino per cercare di accelerare il suo piacere, ma ogni colpo risveglia anche il mio.
“La zoccola è tutta bagnata” dice Andrea ridendo e dandomi una pacca sul sedere.
“Certo – gli fa eco Francesco tirandomi per i capelli per farmi rivolgere lo sguardo verso di lui – non sei solo una puttana, sei proprio una troia che se li gode i cazzi che piglia. Vero?”
Capisco che vuole una risposta “Si, mi piace farmi scopare.” dico con voce roca sorridendo, mentre la sua mano preme nuovamente sulla mia nuca per farmi ingoiare ancora il suo cazzo.
Andrea abbandona la mia fica, capisco dove sta per entrare, con le due mani allargo le natiche per agevolare l’ingresso. Sento la cappella che si appoggia sull’ano, poi le sue mani mi prendono per i fianchi tirandomi a se.
Lento, inesorabile, lo sento che mi entra nel culo con una unica spinta. Capisco che è tutto dentro di me quando sento il suo bacino contro le chiappe. Sempre con un movimento maestoso si ritrae fino a lasciare imbucata solo la punta della cappella, poi le mani tirano il mio bacino e sento l’intestino riempirsi di nuovo.
Intanto continuo il lavorio con le labbra e la lingua sulla cappella di Francesco, poi affondo fino alla base dell’uccello. Ogni quattro o cinque colpi mi trattiene la testa muovendomi il cazzo nella gola.
Andrea accelera il ritmo, poi si rivolge all’amico: “Francesco, dammela, che voglio sborrarle in bocca”.
Francesco mi prende per i capelli tirandomi su la testa. Guardandomi negli occhi mi sorride beffardo e mi dice “Su, da brava, fai un bel lavoro al nostro amico Andrea, che ha bisogno di una troia come te”.
Mi volto di nuovo, guardo Andrea, poi abbasso la testa aprendo la bocca al suo cazzo.
Scendo lentamente sull’asta e la cappella scivola sula lingua, sul palato, nella gola, poi indietro con un movimento lento. Poi ancora e ancora.
Intanto Francesco mi prende per il bacino, con una manata mi sposta una gamba facendomi allargare le cosce, un ginocchio sul sedile e uno sul tappetino. La mia fica umida è pronta, sento la cappella che si appoggia tra le sue labbra e si fa spazio dentro di me, comincia a pomparmi dentro le viscere in fiamme per il desiderio.
È una merda, lo vorrei morto, ma intanto la mia testa è piena delle sensazioni di questi due cazzi che mi impalano tra bocca e fica.
Chiudo gli occhi e l’azzurro mi viene incontro. L’azzurro degli occhi di Dasho, in cui mi perdo ancora una volta, accelero con la bocca sull’asta di Andrea e con il bacino spingo su quella di Francesco, mi sto perdendo nell’orgasmo imminente, cerco solo il loro piacere e il primo fiotto mi inonda la gola, mentre le mani di Andrea bloccano la mia testa, sento le pulsazioni, una, due, tre, quattro.
Ingoio tutto, il rantolo di Andrea copre il mugolio del mio orgasmo, mentre le contrazioni della mia vagina danno l’ultima spinta al cazzo di Francesco che si svuota a sua volta dentro di me.
Si accascia stremato sulla mia schiena, mentre la mia bocca è ancora piena del cazzo di Andrea.
Istanti interminabili, segnati dalle contrazioni della mia fica che munge gli ultimi conati di sperma di Francesco.
Poi i due si staccano, tirano il fiato e scherzano su di me.
“Pensa se si potesse fare veramente con Angela” dice Andrea, mentre Francesco mi guarda pensieroso e poi dice “Chissà…” un brivido mi corre lungo la schiena.
Ci rivestiamo, Francesco si avvicina e mi sussurra all’orecchio “Ti chiamo domattina, vedi di rispondere al telefono”.
Poi il rituale si snoda come con ogni cliente, mi riportano al mio posto, scendo e osservo silenziosa l’auto che si allontana.

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Autore Pubblicato il: 27 Aprile 2022Categorie: Racconti di Dominazione, Racconti Erotici1 Commento

Commenti per questo racconto

  1. STE 27 Aprile 2022 at 21:18

    Bentornato Lord Byron, ancora prima di leggere il capitolo 11 ti voglio ringraziare per aver di nuovo scritto un capitolo di questo bellissimo romanzo. Sono davvero contento per due diversi motivi .Il primo e’ che ritrovandoti mi auguro che la pausa intercorsa sia stata causata da una situazione superata con successo, il secondo e’ che questi primi 10, capitoli siano come una introduzione per capire i personoggi , l’ ambiente e la trama del romanzo a cui seguiranno nel tempo 1,10,100 capitoli . Grazie,grazie grazie.

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