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LA PALESTRA

Ammetto che mi ero un po’ lasciato andare. Dopotutto, avevo un bello stipendio, una posizione nel ramo finanziario di discreto rispetto e una moglie bellissima: cosa potevo desiderare di più? Tuttavia, quest’ultima aveva voluto a tutti i costi iscriverci in palestra per tirare un po’ giù la mia pancetta, attività che io ritengo una pura perdita di tempo. Trovavo tutti quegli omoni palestrati dei mostri che, probabilmente, avevano qualcosa da compensare: un po’ il discorso della macchina grossa per compensare il pene piccolo…

Appena iniziato l’allenamento, o meglio, il test preliminare con l’istruttore, mi sentii preso in giro: costui continuava a fare il brillante e ad ogni atrezzo diceva qualcosa come:

– Bene, a occhio dovresti poter partire con 50Kg… prova un po’ e dimmi come va. –

Immancabilmente io provavo e facevo una fatica tremenda, alché lui interveniva:

– Aspetta, non sforzare così tanto, forse &egrave meglio 40Kg… anzi, dimezziamo che per iniziare &egrave meglio… –

Quando era il turno di mia moglie, invece, le consigliava di iniziare con una quindicina di chili, dopodiché immancabilmente:

– Eh… però… sei in forma eh? Proviamo a raddoppiare… complimenti! –

La cosa mi stava facendo incazzare al punto che mentre attendevamo seduti su un
atrezzo che l’istruttore compilasse alla sua scrivania i programmi d’
allenamento, mi sfogai con Sara usando tutti i più scontati luoghi comuni:

– Eh, fan tanto i fighi ma poi voglio vedere quanto forti sono… sono solo gonfi e sicuramente si gonfiano così perché ce l’hanno piccolo o hanno qualche altro problema del genere… –

Mia moglie invece, essendo tutti con lei molto gentili e dal complimento sempre pronto, li trovava tutti simpatici ed era seccata dai miei commenti. Finimmo quasi per litigare, ovviamente sempre a bassa voce, ma per me era chiaro che questa storia della palestra non andava bene e non ci saremmo più venuti.

LA SAUNA

Finalmente ci stavamo rilassando nella sauna. Era una sauna mista (cosa che già mi dava di per se fastidio) ed io ero seduto su una panchina con l’asciugamano arrotolato alla vita, mentre Sara aveva disteso l’asciugamano ed era quasi sdraiata sulla panchina di fronte: potevo osservare rivoli di sudore che le scendevano dai capelli, scorrevano sul seno e andavano a imperlare i peli pubici. Uno spettacolo che la sua bellezza rendeva mozzafiato. Ciò nonostante, e nonostante fossimo nella sauna per rilassarci, mia moglie continuava a tenermi il muso e a fare l’incazzata. Mi consolai col fatto che comunque di lì a pochi minuti la palestra avrebbe chiuso e ce ne saremmo comunque dovuti andare a casa, volenti o nolenti.

LA RESA DEI CONTI

Stavamo per uscire, giusti giusti per l’orario di chiusura, quando tre tizi
che erano prima ad allenarsi entrarono. Si sedettero di fianco a noi e subito attaccarono:

– Oh ma guarda chi c’&egrave, il simpaticone intelligente che ce l’ha più grosso di tutti! –
– Attento, non fare così, potrebbe picchiarti, non lo sai che i piccolini sono i più tremendi? Haha –

Chiaramente ci avevano sentito. Non sapevo che dire. D’altronde, ero stato più volte molto chiaro su come la pensavo, arrivando a litigare con mia moglie al riguardo. La strada del “non avete capito, intendevo un’altra cosa” non poteva funzionare. Inoltre, essendo davanti a mia moglie, non volevo nemmeno umiliarmi nel chiedere scusa e rimangiarmi quanto detto. Tentai la via della diplomazia:

– Ma vabb&egrave, mica tutti sono così, il mio era un discorso in generale… –

La loro ilarità invece di cessare, crebbe ancor di più finché quello di fianco a me mi ordinò, alzandosi in piedi e con un tono che non lasciava dubbi sulla sua determinazione:

– Togliti l’asciugamano e vediamo cos’hai sotto… Secondo me, oltre che ad essere uno sfigatello di 50Kg, ce l’hai pure piccolo… –

Gli altri risero, io alzandomi dissi:

– Va bene, avete ragione voi, Sara: dai che &egrave ora di andare che non voglio avere grane… –

Per tutta risposta, l’uomo mi mise una mano sotto mento e senza sforzo mi sollevò da terra, ripetendo:

– Ho detto: togliti quell’asciugamano del cazzo. Se non volevi avere grane, dovevi pensarci prima, invece di sparar cazzate. –

Ero in una posizione davvero scomoda e, oltre ad essere chiaro che non avevo nessuna possibilità di farcela contro quei tre energumeni (tutti di almeno 10cm più alti di me e molto, molto grossi), mi stava pure facendo male. Decisi di lasciar cadere l’asciugamano.

Lo scoppio di risate fu immediato, ma per lo meno venni liberato dalla dolorosa presa. Quindi dissi, cercando di limitare i danni:

– Contenti? Posso andare? Ormai staranno chiudendo… –

Uno di loro rispose, con evidente godimento:

– Abbiamo già chiuso, tranquilli, non ci disturberà nessuno. –

A quel punto anche mia moglie iniziò un po’ a preoccuparsi, e chiese:

– Ma cosa ci volete fare? Vi prego, lasciateci andare… vi prego… –
– Non ti preoccupare bella, vogliamo solo spiegare a questo perdente un paio di cose. –

Quello di fianco a mia moglie, vedendo che oltre a piccolo il mio pene era anche circonciso, mi chiese con aria di sfottimento:

– Ma sei circonciso? Non sarai mica…?! –
– No, mi hanno circonciso da piccolo per motivi di salute… –

Mentre ancora parlavo, quello di fronte a me mi mise una mano sulla spalla e spinse costringendomi ad inginocchiarmi dinnanzi a lui. Poi, come se niente fosse, si tolse l’asciugamano mettendo in bella mostra un cazzone enorme: non eccessivamente lungo ma decisamente grosso. Quindi chiese:

– Ora vorrei risentire il discorso di stasera in palestra, che mi sa che ho un vuoto di memoria… sai com’&egrave, oltra al cazzo forse ho piccolo anche il cervello… Haha –

Gli altri si misero a ridere e si tolsero tutti l’asciugamano, sia quello di fianco a dov’ero seduto io, sia quello di fianco a mia moglie. Inutile dire che ce l’avevano tutti di gran lunga più grosso del mio. Se ne stavano lì tutti e tre (più mia moglie) a fissarmi, dall’alto dei loro almeno 1.80m, parevano statue greche. Interruppe il silenzio quello seduto di fianco a mia moglie:

– Allora Pisellino, non ti sento più parlare… –

All’udire la parola “Pisellino”, tutti si misero a ridere. Mi parve, ma non ne sono sicuro, anche mia moglie. Io ero in uno stato simile alla trance, inginocchiato guardai su verso Sara. Lei taceva. Quindi quello di fronte a me, le mani sui fianchi, disse:

– Allora avevi ragione tu o tua moglie, Pisellino? –
– Aveva ragione lei… – risposi, con un filo di voce.
– Allora chiedile scusa no? Cosa stai aspettando?! –
– Scusa… – dissi io, con sempre meno voce.
– Ma ti sembrano delle scuse? Chiedigli scusa e baciale i piedi! –

Ero esterefatto. Baciare i piedi a mia moglie mentre le chiedevo scusa? Io che non ho mai dovuto chiedere scusa in casa mia da quando mi sono sposato! Eppure, non avevo molta scelta. Mi girai e chiesi scusa, mentre le baciavo i piedi. A quel punto Sara, fece un sorrisetto e iniziò ad approfittare di quella che, probabilmente, sarebbe stata per lei un’occasione unica:

– Mah, non so se ti scuso… fammi sentire bene la lingua, leccami i piedi, convincimi che sei pentito e che continueremo a venire in palestra… –

Eseguii. Le leccai con lerizia i piedi mentre le chiedevo scusa del mio
comportamento e le promettevo che saremmo venuti regolarmente in palestra. Sara mi guardò con evidente sddisfazione e disse:

– Ah… che siddisfazione. Finalmente hai smesso di sputare sentenze e sparare a zero su tutto e tutti… –

Ebbi un improvviso moto di orgoglio, mi alzai e dissi:

– Bene, adesso che ho chiesto scusa a tutti andiamo e finiamola qui! –

Quello di fronte a me mi riprese dal collo come prima e mi disse:

– A parte il fatto che non hai ancora chiesto scusa a noi, non mi sembra il caso di parlare in questa maniera ad una signora, soprattutto una bella donna come la qui presente… Mi sa che baciarle i piedi non &egrave servito a niente, baciale il culo! –

Si misero tutti a ridere, mia moglie compresa, la quale si girò ridendo per porgermi il suo culo. L’energumeno mi disse a quel punto:

– Chiedile di nuovo scusa, anche per la tua arroganza, e questa volta sii più convincente! –

Quindi mi lasciò di scatto, quasi buttandomi verso mia moglie, e quasi persi l’equilibrio atterrando. Mia moglie mi attendeva con le ginocchia sulla panchina e i gomiti sullo schienale, senza nemmeno guardarsi indietro. Mentre mi avvicinavo, quello di fianco a mia moglie disse:

– E già che hai dimostrato di avere la lingua lunga, fagliela sentire bene che sarai più convincente… –

E scoppiarono tutti di nuovo a ridere. Io mi avvicinai al culo di mia moglie e, dopo avergli dato qualche timido bacino, lei arretrò un po’ sbattendomi letteralmente il culo in faccia. Iniziai a leccarle il buchetto e potevo sentire come si rilassavano o tendevano i muscoli. Sara dal canto suo iniziò ad eccitarsi e ad emettere sospiri di piacere. Senza poter vedere chiaramente chi parlava, udivo comunque i tre intavolare una discussione con mia moglie, come se niente fosse:

– Ma questo sfigato &egrave sempre stato così? –
– Ma come mai una bella donna come te ha sposato un pirla come questo? –
– Ma con quel pisellino senti qualcosa? Da quant’&egrave che qualcuno non ti scopa come si deve? –

Il tono delle risposte di Sara era:

– Beh, perché l’ho sposato… avete visto con che auto siamo arrivati? –
– In quanto al sesso beh… non &egrave che ne facciamo tanto… devo pensarci da sola… Lui &egrave troppo occupato a leggere il giornale, lavorare e insultare la gente guardando il telegiornale… –

Io feci per replicare ma come staccai la testa dal culo di mia moglie, una mano me la riappiccicò con forza, facendomi dopo qualche istante quasi soffocare. Fu allora che udii:

– Come ti chiami? –
– Sara… –
– Sara… ti piace il mio cazzo? –
– Mmhh… sì… –
– Se vuoi puoi prenderlo in mano… giocaci un po’… –

Io cercavo di protestare ma la mano continuava a quasi soffocarmi fra le chiappe di mia moglie e più cercavo di obiettare, più la mano spingeva, così che desistetti e continuai a leccare. Intanto potevo sentire insieme al sudore, umori vaginali in quantità colare dalla fica di Sara lungo le gambe e a volte sul mio petto. Intanto loro continuavano:

– Ah Sara… Guarda, me lo fai venir duro… –
– &egrave grossisimo, non riesco quasi a tenerlo in mano. E con la pelle, com’&egrave morbido… –
– Sara, vuoi dargli un bacio? –
– Sì… –

A quel punto, pensando che mia moglie stava per succhiare il cazzo di uno di quegli energumeni, feci uno scatto e mi divincolai:

– Adesso basta, cazzo, lasciateci andare o vi denuncio tutti! Conosco personalmente una dozzina di avvocati che mi devono favori e non pensiate che indugerei a contattarli! –

Per tutta risposta, il più vicino a me mi prese per i capelli, mi forzò di nuovo in ginocchio, ma questa volta davanti a lui, e mi disse:

– Hai ragione, adesso basta… leccare il culo a tua moglie. Ora da bravo, come sta facendo tua moglie con Ronnie, succhiami il cazzo. E non interromperci più mentre stiamo discorrendo con Sara, stronzo! –

Il suo cazzo moscio, enorme e con abbondante prepuzio stava li a pochi centimetri dalla mia faccia, madido di sudore. Mi prese il panico, non mi mossi. Lui continuò, con tono normalissimo:

– Succhiamelo, fammelo venir duro per tua moglie… –

Nel frattempo, Sara si era girata, inginocchiata di fianco a me e, con un tono fra il follemente eccitato e l’autoritario mi disse:

– Fallo per me… Faglielo venir duro per me… fai come dice e vedrai che non ti farà del male… –

Io ancora guardavo prima mia moglie, poi quel cazzo, poi ancora in su… ero come smarrito, attendevo come di svegliarmi da un sogno. Fu lui, autoritario, che mi disse:

– Su, dai… in fondo il tuo posto &egrave proprio lì, a succhiare cazzi… –
– &egrave giusto Severino – confermò mia moglie – &egrave giusto così: loro a scoparmi e tu a succhiar loro i cazzi. –

Ero sempre più stordito e allora bastò una leggera pressione dietro il capo da parte di mia moglie per indurmi al contatto con quel grosso cazzo dinnanzi a me. Istintivamente, iniziai col prendere in bocca la cappella, ancora coperta dal prepuzio, e a succhiare come farei con un gelato appena iniziato. Piano piano, sentivo che iniziava a diventare pastoso e, ovviamente, sempre più grosso. L’uomo quindi, con una delicata pressione sulla fronte, mi spinse via la testa e, quando il suo cazzo fu fuori dalla mia bocca, a pochi centimetri dai miei occhi, tirò indietro la pelle, scappellandolo. Me lo reintrodusse quindi dicendo:

– Ma sei davvero bravo… ora fammi sentire la linguetta, fammelo venire duro che ti scopo la moglie… –

Mia moglie nel frattempo guardava la scena. Aveva smesso anche di succhiare il cazzo di Ronnie e si godeva la scena in un estasi che pareva addirittura innaturale. Nel frattempo, il cazzo che stavo succhiando era completamente eretto. Sarà stato non più di 20cm di lunghezza, ma era grosso, molto grosso. A quel punto, di nuovo con un delicato gesto, fui allontanato e mi disse una frase che ricorderò per sempre:

– Ora mettiti lì buono in un angolino che noi ci prendiamo cura di tua moglie. Va tutto bene, rilassati, vedrai che la faremo godere tanto, non vi faremo alcun male… –

Io ero totalmente inebetito. Da una parte c’ero io, che mi rendevo conto sia di aver sparato cazzate contro di loro, sia di essere un ometto insignificante al loro cospetto: loro si scopavano mia moglie e io non potevo fare niente per impedirlo, anzi, ero stato io stesso a succhiare il cazzo che, con ogni probabilità, sarebbe stato il primo a penetrarla. Dall’altro c’erano questi tre che da stronzi prepotenti, ora che mi ero sottomesso, erano diventati così amichevoli. Inoltre, dentro di me dovevo ammettere che erano tre uomini atletici, con membri enormi e che sicuramente avrebbero fatto godere Sara come io mai ho potuto o potrei fare. E quindi c’&egrave mia moglie, che si stava quasi disidratando tanto era bagnata: si vedevano colare umori vaginali quasi fosse bava dalla bocca di un bambino. Evidentemente, non vedeva l’ora di essere presa dai tre uomini. Mi sembrava evidente quindi che lasciare che il tutto avvenisse era la cosa più giusta, ma, ovviamente, una parte di me non riusciva a farsene una ragione.

L’unica cosa che riuscii però a farfugliare fu:

– Sara… io non… ti prego… –

Sara, forse mossa da pietà o forse da amore, non saprei dire, mi si avvicinò, mi prese una mano e disse, con tanta tenerezza:

– Severino, facciamo questa esperienza insieme. Vedrai che se ognuno fa la sua parte, sarà bellissimo per tutti, anche per te… in fondo, guarda… –

E Così dicendo, mi prese teneramente in mano palle e uccello, facendomi notare che, nel mio piccolo, avevo un’erezione vigorosa. Poi aggiunse:

– Da quant’&egrave che con me non ti vien più duro con me? –

Guardai il mio pisellino: era duro! In fondo, la scena a cui stavo assistendo era straordinaria: un insieme di corpi perfetti, un’atmosfera elettrica, e se da una parte pensare che questi tre super-uomini si stavano per scopare mia moglie mi faceva morire di gelosia e di invidia, dall’altra io c’ero, ero partecipe, e la sola idea di vedere mia moglie presa da quei tre mi inondava di adrenalina. Il mio pisellino, eretto come mai negli ultimi anni, ne era testimone!

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Autore Pubblicato il: 29 Dicembre 2007Categorie: Racconti di Dominazione0 Commenti

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