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Racconti di Dominazione

La storia di Monica – Cap. 5.1 – Marisa e Patrizio parte seconda

By 6 Marzo 2019Dicembre 16th, 2019No Comments

Marisa mi chiamò per dirmi che era riuscita a portare il marito al King, dove aveva trovato un uomo disposto ad usare Patrizio come una donna, facendogli così avere il primo rapporto completamente omosessuale.

“Perchè non viene a cena da me in ufficio.” le chiesi curiosa di sapere tutti i dettagli “Però prima fai arrivare il cornuto, così ti preparo una sorpresa.”

In realtà era un po’ che aspettavo di portare Patrizio ad un ulteriore livello di sottomissione, e l’occasione era troppo golosa per non essere colta.

“Va bene però io sono al lavoro e dovrei venire direttamente da te senza potermi cambiare.” mi ripose la mia amica, ben felice d’umiliare nuovamente il consorte.

“Non c’è problema, penserò a tutto io, vieni pure per le otto così ho tutto il tempo d’organizzare al meglio la serata.”

Lei accettò e non mi rimase quindi che ordinare una leggera cena d’asporto, per poi uscire e comprare un bel vestito da sera per Marisa.

Patrizio arrivò alle sette senza sapere cos’avevo in mente per lui, e volli chiarire subito il suo ruolo.

“Marisa mi ha detto che ormai sei frocio al cento per cento, quindi non t’aspettare che ti tratti da uomo perchè sei fuori strada. Stasera il tuo unico scopo sarà servire tua moglie e me in base alle nostre fantasie, e non avendo alcun potere decisionale. Adesso inizia ad apparecchiare la tavola lasciando il centro vuoto, poi vai a prendere la cena e spera che ti lasciamo qualcosa.”

Le mie dure parole lo ferirono, ma allo stesso tempo eccitarono il porco che ubbidì senza dire una parola. Il mio ufficio non aveva una vera e propria sala da pranzo, così patrizio Dovette adattare una piccola sala riunioni, riuscendo però a fare un buon lavoro.

Dopo che lui uscì per andare a ritirare la cena, iniziai a prepararmi rifacendomi un po’ il trucco, per poi indossare un abito lungo che avevo ritirato il giorno prima in lavanderia. Quando tornò gli feci sistemare il cibo sulla tavolo per poi ordinargli di denudarsi, ridendo non appena vidi la cintura di castità della quale solo Marisa aveva la chiave.

“Pensa non puoi neanche farti una sega senza il permesso di tua moglie. Ti va bene che ormai godi anche quando t’inculano, ma del resto non sei mai stato un vero uomo, con quel brufolone che hai fra le gambe. Ora sdraiati sul tavolo a pancia sotto perchè ti voglio usare come centrino.”

Lui non comprese, ma fece lo stesso quanto gli avevo ordinato, poi presi due paia di manette e gli legai i polsi alle caviglie, facendo si che stesse un po’ in trazione. Gli misi quindi una pallina in bocca che fissai con la sua cinghiettina, e un piccolo plug che aveva una coda come quella di un maiale nel culo.

“Lo sai che stasera ti faremo male vero pezzo di merda ?” gli dissi dandogli un sonoro ceffone su una chiappa “Voglio che tu torni a casa col culo in fiamme, e credimi non intendo solo scoparti sino a sfinirmi, ma voglio vederlo tutto rosso per le frustate che ti daremo.”

Continuai ad insultarlo picchiandolo non troppo forte sul sedere sino all’arrivo di Marisa, che feci entrare per poi baciarla lungamente in bocca.

“Ho diverse sorprese per te, però adesso vai in quella stanza e indossa il vestito che ti ho comprato.”

Lei tornò da me poco dopo col lungo abito da sera nero, in cui spiccava il profondo spacco lungo la gamba sinistra, felice per il regalo appena ricevuto.

“Ma è magnifico !” mi disse prima di baciarmi “Se questo è l’inizio non so cos’altro aspettarmi.”

“Direi d’iniziare con la cena, vieni con me è già tutto pronto.”

Non appena Marisa vide il marito come centrotavola si mise a ridere, per poi insultarlo come d’abitudine.

“Devo dire che almeno tu gli hai trovato un ruolo in cui va bene, solo potevi mettergli una mela in bocca e una carota nel culo, così sembrava davvero un maiale pronto per essere cucinato.”

“Sai che non c’avevo pensato !” le risposi ridendo come lei “Però adesso siediti e ceniamo, ma soprattutto raccontami di cos’ha fatto il frocio al King.”

“Per farla breve l’ho vestito da troia, poi siamo entrati e lo portavo al guinzaglio, e poco dopo si è presentato Nat, un bel biondino un po’ strano, che voleva sapere se la puttana era in vendita. Gli ho risposto che poteva farci ciò che voleva, ma solo in mia presenza, così siano andati in una stanzetta dove se l’è scopato, prima in bocca e dopo nel culo. Devo dire che nonostante questo tipo abbia un cazzo normale, l’ha fottuto davvero bene, insomma con una forza tale da farlo ben bene gemere di dolore, prima che iniziasse a godere, ma questo era fin troppo scontato. Alla fine Nat m’ha detto che gli piacciono i travestiti sottomessi, e che volendo può portare un suo amico così gli rompono meglio il culo. Non sapendo che rispondergli gli ho detto che c’avrei pensato, però m’è piaciuto vederlo fare la troia e credo che prima o poi chiamerò questo Nat.”

“Fosse per me lo manderei a far marchette come travesta.” le dissi senza pensarci due volte “In fondo è quel che merita, visto che come uomo vale meno di zero.”

Continuammo a parlare di cosa far fare a Patrizio, mangiando con tutta calma la cena, davanti agli occhi a volte increduli dell’uomo, che non aspettava altro che ci scagliassimo su di lui.

Finita la cena presi una bottiglia di champagne, per brindare con Marisa alle sue prossime avventure, per poi baciarla trovando subito la sua lingua che s’attortigliava sulla mia.

“Vuoi fare sesso davanti alla merda ?” mi domandò Marisa non sapendo cos’avessi in mente.

“Per ora no, voglio che tu ti diverta con questo mentre prendo il dolce.” le risposi prendendo un dildo lungo e sottile da un cassetto per poi darglielo in mano.

La donna tolse il plug dal culo del marito, per sodomizzarlo col dildo, infilandoglielo dentro quasi completamente, senza che lui protestasse in alcun modo.

“Dillo che non vedi l’ora di farti inculare da Nat e il suo amico.” disse Marisa mentre scopava l’uomo “Ops non puoi rispondere, ma tanto so che diresti di si, anzi forse due uomini sono anche pochi per un troia come te, quattro sarebbero meglio non è vero ?”

Mentre sentivo la mia amica insultare il coniuge, misi su un vassoio una coppa piena di fragole, e due rigidi frustini da equitazione.

“Ecco il dessert, da dove vuoi incominciare ?” domandai alla mia amica che si mise una fragola in bocca per poi farmi mordere la parte che era rimasta fuori.

Iniziammo a baciarci togliendo le fragole dalla bocca dell’altra, e frustare sulle natiche l’uomo mettendoci anche una certa forza, ma senza mai forzare troppo la mano. Quel semplice giochino ci eccitò in fretta, e ben presto ebbi il desiderio di provare qualcosa di più forte.

“Iniziamo ad usare la schifezza ?” domandai a Marisa sedendomi sul tavolo.

“Perchè no in fondo deve pur servire a qualcosa.”

Tolsi la pallina dalla bocca dell’uomo per sostituirla con un mio piede, mentre la moglie riprendeva in mano il dildo per sodomizzarlo nuovamente. Quando gli misi la passera davanti alla faccia, lui mi leccò il perizoma, che spostai per provare più piacere.

“Bravo il mio omuncolo, leccami la fica, almeno mi fai godere in qualche maniera visto che sei senza cazzo.” gli dissi spingendogli ancor di più il pube in faccia.

“Si leccale la fica.” mi fece eco Marisa che lo batteva col frustino sulle natiche “Che poi ti diamo un bel regalino.”

La donna sembrava quasi posseduta da una rabbia incontrollabile, infatti frustava l’uomo senza dargli tempo di rifiatare, e per evitare che gli facesse qualche danno irreparabile, le feci prendere il mio posto, ma solo dopo un lungo scambio di baci che la calmò non di poco.

Mentre Marisa si faceva leccare la passera, insultando senza sosta il coniuge, io gli mettevo un grosso collare, e sostituivo il dildo che aveva ancora nel culo, con un gancio anale, di quelli che finiscono con una grassa pallina, per poi collegarlo al collare stesso con una fune.

“Tira bene quella corda.” mi suggerì la donna poco prima d’alzarsi “Voglio che soffra ad ogni suo piccolo movimento.”

“Ma è quello che voglio anch’io.” le risposi passandole una mano sul collo “Prima però voglio vedere cos’hai sotto il vestito.”

Marisa si tolse l’abito, ed io l’imitai subito dopo, scoprendo che avevamo entrambe un intimo quasi simile, visto era per entrambe tutto in pizzo nero.

“Secondo te perchè ho acceso tutte queste candele ?” le domandai prendendone una in mano.

“Per vedere quanto urla il porco ?” mi rispose prendendone due.

Iniziammo così a far cadere la cera bollente sulla schiena e sul culo di Patrizio, facendo si che gli arrivasse ancora calda sulla pelle, ma senza provocargli ustioni. Lui non seppe trattenersi e prese a piangere, ma le sue supplice erano una dolce musica, soprattutto per le orecchie di Marisa.

“Monica per piacere fai scendere questa merda, perchè lo voglio per terra a prendere frustate finché ho forza.”

Compresi che Marisa stava nuovamente perdendo il controllo, così le dissi che era meglio per lei godersi lo spettacolo senza intervenire.

“Va bene frustalo tu mentre l’impotente mi lecca i piedi !”

Giocando con le manette gli liberai i piedi, per poi prendere un frustino prima farlo sedere sulle mie gambe. Presi a batterlo usando sia le mani che il frustino mentre Marisa, che si era seduta di fronte a lui, gli metteva un piede in bocca, ordinandogli di leccarlo.

Quando finii il culo di Patrizio era rosso acceso, e l’ano ben dilatato dal gancio, ma invece di scoparlo volli usarlo per il mio piacere.

“Marisa che ne dici se il frocio ci scopa ?” le chiesi facendo alzare l’uomo.

“Ma stai scherzando ? Con quel cazzetto che si ritrova ?”

“Donna di poca fede, ora ti faccio vedere io come lo trasformo in uno stallone.”

Liberai Patrizio dalle manette e dal gancio, poi gli fissai uno strap-on sopra il suo insignificante pene, e un altro sulla bocca, per farlo infine sdraiare per terra.

“Io vedo due bei cazzi.” dissi a Marisa sfilandomi il perizoma “Non so cosa tu voglia fare, ma io me ne prendo uno.”

Il fallo che aveva davanti alla bocca scivolò in me con estrema facilità, del resto ero davvero molto eccitata, e il vedere Marisa seguire il mio esempio mi sollevò non poco, anche perchè non avrebbe continuato a torturare il marito. Mi piegai in avanti e trovai subito la sua bocca, poi le mani s’impadronirono dei rispettivi seni, e la cavalcata verso l’orgasmo fu incredibilmente piacevole.

Quando scopava Marisa diventava dolcissima, il che era difficile da credere per chi l’aveva solo vista dominare Patrizio, e non faceva altro che urlare quanto godeva. Il picco del piacere arrivò per entrambe quasi allo stesso momento, ma non appena lei riprese fiato, tornò alla luce il suo lato più oscuro.

“Ora però ce lo scopiamo noi.” mi disse indicando l’uomo a terra “tanto non aspetta altro non è vero frocio del cazzo ?”

Lui non rispose, ma del resto non ce n’era neanche bisogno, così gli tolsi i due strap-on per prenderne poi un altro da far indossare a Marisa.

“Mettiti a pecora e tieniti aperto il culo, voglio mettertelo dentro senza fare alcuna fatica.” gli dissi indicando il pavimento.

Lui ubbidì e subito dopo la moglie iniziò a scoparlo in bocca, ed io nel culo, senza che dalla sua bocca uscisse un fiato.

“Cazzo ma come sei sfondato !” esclamai notando che lo strap-on era entrato senza trovare alcuna resistenza “Non è che te lo fai mettere nel culo da qualcuno e non dici niente a tua moglie.”

“Veramente l’inculo io quasi tutte le sere.” mi rispose Marisa che gli teneva il naso chiuso per farlo sbavare ancora di più “I cazzi normali ormai li prende con fin troppa facilità, quindi penso che prima o poi ne userò un paio alla volta per vedere se così dice qualcosa.”

“Potremmo farlo adesso così vediamo se gliene entrano più di due.” proposi alla donna che accettò con entusiasmo.

Presi allora quattro dildo di dimensioni quasi simili e ne diedi due a Marisa, poi feci piegare sul tavolo Patrizio per dare il via alla penetrazione multipla. All’inizio ero convinta che avevo preso troppi toys, ma i quattro dildo ben lubrificati col gel sparirono dentro il suo culo uno dopo l’altro, quasi senza fatica alcuna, se non per l’ultimo che entrò facendolo gemere di dolore.

“Guarda che razza di frocio che ho sposato.” disse schifata Marisa guardando il culo del marito.

“In effetti è peggio d’una troia da pochi soldi.” le risposi disgustata quanto lei. “A questo punto direi di sfondarlo il più possibile solo per vedere se prova ancora qualcosa.”

Patrizio provò a protestare, ma per tutta risposta lo colpii diverse volte col frustino facendogli piegare le ginocchia dal dolore.

Diedi quindi del lubrificante alla mia amica, che si unse la mano prima d’infilargliela nel retto che aveva anche lui ricevuto una buona dose di gel, facendolo urlare per la prima volta in tutta la serata.

“Taci frocio che non sei altro, tanto lo so che fra un attimo inizierai a godere, quindi non rompere le palle che non hai, o t’inculo anche coll’altra mano.” disse Marisa in un misto d’odio ed eccitazione.

“Si sfondagli il culo che non merita altro questa merda.” le risposi mentre m’ungevo anch’io la mano “Credo che da domani possa andare a battere lungo la consolare, insieme alle troie come lui.”

Con Marisa c’alternammo più volte in quell’estrema sodomizzazione, facendo sempre gemere Patrizio e non sempre per il piacere. Effettivamente godeva si, ma allo stesso tempo doveva provare anche un gran dolore, e del resto una mano che ti scorre nel retto non dev’essere molto piacevole.

Ci fermammo solo quando fummo realmente stanche d’abusare di lui, poi Marisa gli tolse la cintura di castità, e lui si segò venendo più volte in meno d’un minuto.

“Che ti dicevo, non solo gli piace il cazzo, ma il suo non lo sa neanche usare.” mi fece notare la mia amica mentre ridava lo strumento di costrizione all’uomo.

“Lasciamolo perdere, che ne dici di chiuderlo nel cesso e divertirci un po’ fra noi ?”

La mia proposta fu subito accolta da Marisa, che chiuse il marito nel bagno, per poi raggiungermi in quella che era una camera, se non altro per la presenza di un letto anche se a scomparsa.

Passammo un paio d’ore a donarci reciproco piacere, e non ebbi mai la tentazione di fare qualche giochino un po’ forte con lei, pur sapendo che non si sarebbe tirata indietro, ma del resto il mio animo dominante era stato ben nutrito in quella folle serata.

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