Leggi qui tutti i racconti erotici di: Lidia

Non ho mai scritto, ma volendomi raccontare ho iniziato con questo episodio. Un episodio della mia situazione di sottomessa.

Il mio padrone &egrave sempre stato molto cerebrale, complicato direi.
Potrei definire le sue umiliazioni delle scatole cinesi, dentro una ce ne sta un’altra, ad arrivare all’ultima non &egrave mai immediato.

Quella sera rientrando a casa consultai la mail come &egrave mia abitudine. Nel vedere che mi aveva scritto subito entrai in ansia. Si perché raramente mi scrive poiché
preferisce telefonarmi o mandarmi messaggi, e quindi la presenza di quella mail aveva un senso di sicuro. E il senso non ero certo per dirmi “ciao, come stai?”.
Quindi la apro in fretta. Inizia tutto con un link, ma non lo clikko, continuo a leggere, come al solito il tono &egrave essenziale, senza troppe spiegazioni, imperioso.
“Ti ho inviato un link di un annuncio, vallo a leggere”.
Naturalmente ci vado subito e un clik mi porta in un sito di annunci e per la precisione nel punto in cui un tale Giacomo faceva la sua richiesta.
“Cerco ragazza di non più di 25 anni che ami essere sculacciata. Anche prima esperienza purché determinata e rigorosamente donna biologica. Ospito e posso spostarmi ma non amo perdere tempo o farlo perdere”.
Perplessa rispondo al mio padrone che ho letto l’annuncio, e la sua risposta non tarda ad arrivare.
“Bene, voglio che entro dieci giorni ti fai sculacciare da lui, non m’interessa come, non m’interessa nulla, basta che sia una sculacciata severa, di quelle che lasciano il sedere viola. Non voglio sentire repliche di sorta, scrivi solo per comunicarmi quando sarà”.
Subito chiudo la mail come se scottasse e con una pietra nella stomaco frugo nella borsa alla ricerca di una sigaretta. Una sigaretta che almeno per qualche minuto mi distolga dal pensiero che mi seguirà nei prossimi giorni.
In effetti i primi tiri della sigaretta mi svuotano la mente, ma solo per pochi minuti poiché subito comincio a pensare.
Si certo, la sculacciata farà male, &egrave quello che vuole il padrone. Ma in fondo chi ha messo l’annuncio sarà il solito disperato che accetterà ogni condizione pur di
sculacciare una donna. Accetterà anche che resti a sedere coperto, pur di farlo. Così magari eviterò di rimanere a sedere nudo davanti ad un disperato segaiolo.

Questi pensieri non mi confortano ma almeno alleviano l’ansia che mi stava attanagliando e quindi decido di rispondergli subito.
“Ciao, mi chiamo Lidia, ho 30 anni, e vorrei provare una sculacciata, una sculacciata forte”.
Controllo la mail tutta la sera ma ricevo una risposta appena il giorno dopo al rientro dal lavoro. Ma non &egrave la risposta che mi aspettavo.
“Ciao Lidia, grazie per la risposta ma, come scritto nell’annuncio, cerco solo ragazze con massimo 25 anni”.
Ma come!? Una donna si propone per essere sculacciata e lui gentilmente la rimbalza come se avesse la fila fuori dalla porta! E ora come faccio? L’ansia esplode alle
stelle e mi appresto a rispondergli, anche se non so cosa dirgli. Dovrò essere la prima donna nella storia a rispondere ad un annuncio umiliandosi nel pregare di
essere sculacciata? Si.
“Ciao, si ho letto il limite dell’età che chiedi, ma il tuo &egrave l’unico annuncio nella mia zona ed io non chiedo una relazione ma solo una sculacciata e poi basta. Una volta solo per provare e poi non mi sentirai più”.
Passano due giorni e non ricevo risposta, ormai dispero. Ma verso sera arriva una sua mail.
“Ciao, non mi attira molto farlo con una donna di 30 anni, ma cmq tu come vorresti che fosse?”.
Non tardo a rispondere.
“Ciao, non ho un idea precisa, basta che sia una sculacciata forte, giusto per provare e poi per me finisce qui”.
Nelle mei successive riesco a fissare un incontro, quando vuole lui e dove vuole lui. Il senso di umiliazione non mi ha abbandonata per tutta la corrispondenza poiché sembrava sempre che mi facesse un favore, ed io sempre a cercare di convincerlo. Comunque alla fine fissiamo un incontro in un bar con l’idea che dopo, eventualmente, la sculacciata sarebbe seguita lo stesso giorno a condizione che, come più volte ribadito da lui “poi tutto finisca li”.
Il giorno prima avviso il padrone del giorno e dell’ora dell’incontro, oltreché il posto. E questo, sia perché lo vuole sapere, sia per questioni di sicurezza, in fin dei conti non so chi sia.

Arrivata al luogo fissato per l’incontro, trovo l’inserzionista, Giacomo, appunto. Ancora una volta rimango sorpresa. E’ un ragazzo giovane, circa 24 anni di aspetto anonimo. Il fatto che sarà questo, poco più che ragazzino, a sculacciarmi mi fa aumentare la tensione, già abbastanza alta. Anche di persona, come per mail, si
dimostra gentile e allo stesso tempo poco entusiasta, quasi mi facesse un favore, e forse dal suo punto di vista &egrave così. E la tensione a questo punto si mischia all’imbarazzo.
Dopo i convenevoli la discussione verte quasi esclusivamente sulle mie motivazioni. Io rimango sul vago arroccandomi sul fatto che si tratta di una mia curiosità. Benché sembri poco convinto delle motivazioni per cui lo faccio, mi da appuntamento da li ad un ora a casa sua.
Avverto con un sms il padrone del luogo del mio prossimo incontro e quindi mi dirigo all’appartamento di Giacomo.
E’ al secondo piano di una palazzina anni ’70, poco distante dal bar del primo incontro. Non c’&egrave ascensore ma ad accogliermi sull’uscio c’&egrave Giacomo, che con un gesto della mano m’invita ad entrare. L’appartamento sembra grande, con mobilio di fortuna e abbastanza disordinato, sono quasi certa si tratti di un locale affittato a studenti.
Giacomo posizionandosi su una sedia senza braccioli, con un tono molto meno gentile di quello usato fino a questo momento, mi dice di abbassarmi i pantaloni e gli slip, scoprendomi così il sedere. Io immediatamente replico che cercavo si una sculacciata ma tenendomi coperta dagli indumenti. E lui… “senti, mi hai cercato tu e non io. Ora la sculacciata la do come voglio, altrimenti non c’&egrave problema, quella &egrave la porta e tanti saluti. Anzi sai cosa facciamo? Se vuoi che continuiamo ti togli tutto, nuda!”. Sono furente, furente con il mio padrone che mi ha messo in questa situazione, furente con giacomo, furente con me stessa. Sono combattuta, combattuta tra l’andarmene e il denudarmi, tra lo stare zitta e rispondergli per le rime. Afferro i bordi del maglioncino per sfilarmelo. Lui mi blocca e nuovamente con tono gentile, quasi pentito del suo atteggiamento mi indica il bagno, dicendo se voglio posso andare li a spogliarmi. Accetto l’invito.
In bagno mi denudo, riponendo i vestiti ben ripiegati su uno sgabello, ne approfitto anche per rinfrescarmi la faccia con un po’ di acqua fredda, poiché mi sento le guance divampare dalla rabbia e dalla vergogna. Faccio un profondo respiro prima di ritornare da Giacomo, non senza coprirmi il sesso e il seno con le mani. Mi sento
ridicola a camminare coprendomi, ma la nudità &egrave un tabù che non ho mai superato, soprattutto davanti ad un ragazzino che non ho mai visto prima. Sento inoltre
l’inutilità di quel gesto, visto che fra un po’ la stesso persona da cui adesso mi copro mi percuoterà le natiche e probabilmente riuscirà comunque a vedere bene o male le mie nudità, ma non posso farci nulla e non riesco a non coprirmi.
Giacomo &egrave accomodato su una sedia senza braccioli e appena rientrata nella stanza mi dice, con ritrovata cortesia, di posizionarmi a pancia in giù, sulle sue ginocchia. Io eseguo. Riesco ad appoggiare i palmi delle mani sul parquet del pavimento per cercare di essere più stabile possibile. Lui abbassa una gamba lasciandomi
così, con le spalle e la testa in posizione più bassa rispetto al sedere.
Difronte a mi c’&egrave uno specchio e così non posso non vedermi nuda, con il sedere sollevato sulle ginocchia di un ragazzo molto più giovane di me, nella posizione inequivocabile di chi sta per essere sculacciata. Penso all’imbarazzo di chi mi vuol bene se mi vedesse adesso, e alla soddisfazione di chi proprio bene non mi vuole.

E cominciano i primi colpi, rumorosi sulle mie natiche. Riesco a sentire la mano ben aperta che mi percuote, ma sono lievi, poco più di un contatto pesante. Proseguono così per alcuni minuti, ma se provo sollievo nel pensare che non &egrave doloroso ne provo di meno nella certezza che il mio padrone non ne sarà per nulla soddisfatto.

Giacomo s’interrompe.
“Ok, hai soddisfatto la tua curiosità? Basta così?”
“Dovrebbero essere più forti”.
“Ah…vuoi le chiappe viola?”
“S…si”.
“Da brava, chiedimi per favore, come vuoi che ti faccia le chiappe”.
“Per…per favore, fammi le chiappe viola”.
Appena terminata la frase una sculacciata mi fa sobbalzare in avanti, quasi perdendo la stabilità con le mani. A questa ne seguono altre di uguale intensità e il dolore caldo e bruciante non tarda a venire.
Quando si ferma sento il dolore che già credevo intenso divampare, divampare come la vergogna quando avverto la sua mano insinuarsi tra le gambe, che prontamente
stringo, manifestando così il mio diniego.
“Divarica le gambe Lidia!”
Vorrei oppormi, questo contatto non era nei patti, come non era nei patti la mia nudità, e come per essa so che non posso ed eseguo l’ordine, non voglio umiliarmi ulteriormente cedendo al suo ricatto…”o fai così o te ne vai”.
Cercando di mantenere la stabilità goffamente divarico le gambe. Sento le sue dita farsi largo tra la mia vulva. Poiché sono tesa, tutt’altro che eccitata quel contatto
&egrave ruvido, fastidioso, quasi doloroso. Lui si accorge di questo ed esordisce con un “proprio non ti capisco, proprio non so cosa ti spinge a questo”. Vorrei dirgli che
la mia sottomissione &egrave atipica, che non sono spinta dal desiderio ma da un’incomprensibile pulsione. Ma poiché &egrave incomprensibile anche per me, taccio.
La sculacciata continua, dolorosa. Ai primi lamenti e allo sbucare delle prime lacrime Giacomo si ferma, e anch’io ritengo che sia abbastanza.

Il resto lascia poche parole, quasi un silenzio. Mio per la vergogna, suo per l’incomprensione.
Me ne vado.

Amo confrontarmi e amo discutere con tutti, quindi chi volesse commentare questo mio primo scritto piò farlo contattandomi su 80lidiale@gmail.com oppure sul blog che ho appena creato ( http://lidiaesposta.blogspot.it ).

Autore Pubblicato il: 11 Dicembre 2014Categorie: Racconti di Dominazione0 Commenti

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