Manuel non era uno che perdeva tempo a parlare. Ventott’anni, il fisico spaccato da ore di palestra e la mentalità di chi a letto non ha mai dovuto chiedere niente a nessuno. Nella sua testa la geografia del sesso era una linea retta: lui arrivava, sbatteva l’altro contro il muro o sul letto, tirava fuori il cazzo, faceva il suo dovere e se ne andava a fumare una sigaretta. Era un attivo puro, convinto, di quelli che guardano il buco degli altri come un pezzo di carne da conquistare e basta. L’idea che là dietro potesse esserci del piacere anche per lui non l’aveva sfiorato nemmeno per sbaglio. Per lui, farsi toccare il culo era una roba da froci rammolliti. Lui era quello che sfondava.
Christian, ventisette anni, lo guardava muoversi per la stanza con un sorriso che nascondeva tutto. Aveva notato subito come Manuel fosse entrato in casa a gambe larghe, toccandosi il pacco sopra i jeans e guardandolo dall’alto in basso, con la spocchia del maschio alfa che pensa di fare un favore al mondo ogni volta che sbottona i pantaloni.
«Allora? Dobbiamo stare a guardarci o ti spogli?» disse Manuel, con quella voce ruvida, sbrigativa, da alfa dominante.
Non aspettò nemmeno che Christian rispondesse. Fece due passi, gli piantò una mano grossa dietro la nuca e lo tirò a sé con violenza. Il bacio fu un urto di denti, pesante, sporco, con la lingua di Manuel che entrò dritta in bocca a Christian come se volesse prendersi tutto lo spazio. Christian aprì le labbra, lo assecondò, lasciando che l’altro sfogasse subito quella foga da animale. Intanto, le mani di Manuel erano già scese sui jeans di Christian, artigliandogli le chiappe con una forza bestiale, strizzando la carne sotto il tessuto fino a fargli male.
Manuel lo spinse all’indietro sul letto, buttandosi sopra di lui e incastrandosi subito tra le sue gambe. Si sbottonò i pantaloni con gesti rapidi, nervosi, quasi incazzati per l’eccitazione. Quando tirò fuori il cazzo, era completamente dritto: un pezzo di carne grosso, venoso, violaceo per il sangue, con la cappella già lucida che pulsava verso l’alto. Manuel se lo prese tra le dita, dandosi due scrollate rapide davanti agli occhi di Christian, fiero di quella roba dura che aveva tra le gambe.
«Guarda che cazzo che ti prendi stasera. Mettiti giù che ti spacco il culo» ordinò Manuel, col fiato corto.
Prese Christian per le caviglie e gli tirò su le gambe, piegandogliele contro il petto senza troppi complimenti. Christian rimase nudo sotto di lui, lo sguardo lucido, mentre Manuel afferrava il tubetto del lubrificante sul comodino. Manuel ne versò una riga fredda direttamente sulla spaccatura del culo di Christian, poi ci passò sopra il pollice, spingendo forte per spargerlo. Subito dopo ci infilò dentro due dita di colpo.
Christian emise un gemito rauco, stringendo le lenzuola tra le dita, mentre le nocche di Manuel sbattevano contro la sua pelle a ogni spinta delle dita che entravano e uscivano per allargarlo. Manuel guardava quel buco rosa che si dilatava sotto la pressione della sua mano, bagnato di gel, convinto come sempre di essere l’unico padrone del gioco. Per lui era solo manutenzione: allargare quanto bastava per far entrare il suo pezzo grosso.
«Cazzo, come sei stretto. Adesso ti sfondo per bene,» ringhiò Manuel, viscido di bava e sudore.
Tolse le dita, agguantò la base del suo cazzo e appoggiò la cappella bollente contro l’entrata di Christian. Fece un respiro profondo, puntò i piedi sul materasso e diede una spinta secca, decisa. Entrò per metà, spaccando in due la resistenza del buco di Christian. Christian inarcò la schiena, cacciando un grugnito di dolore ed eccitazione mischiati insieme, mentre Manuel si bloccava un istante, godendosi la morsa bollente delle pareti di Christian che si stringevano intorno alla sua carne.
«Cazzo, quanto stringi… mi viene da venire subito,» imprecò Manuel con la bava alla bocca.
Poi diede un altro colpo di reni e affondò tutto, fino alle palle. Iniziò a pompare con un ritmo pesante, violento, senza nessuna grazia. Lo sculacciò forte sul culo con la mano sinistra, mentre il rumore umido, uno schiaffo continuo delle sue palle che sbattevano contro le cosce di Christian, riempiva la stanza. Manuel era concentrato solo sull’uccello, sulla sensazione della sua carne che scorreva dentro quel canale stretto. Dominava da sopra, spingeva la testa di Christian contro il cuscino, prendendogli i polsi per inchiodarglieli sopra la testa per scaricare tutto il suo peso a ogni spinta. Era il suo solito sesso da animale: dritto, sporco, egoista.
Christian incassava ogni colpo, ansimando forte sotto di lui, stringendo il cazzo di Manuel con le pareti interne ogni volta che entrava. Lo guardava dritto negli occhi, studiava le gocce di sudore che gli imperlavano la fronte e i muscoli del collo tesi per lo sforzo di quel ritmo brutale. Christian lo lasciava fare, assecondando ogni spinta violenta, stringendo il culo a comando per farlo impazzire.



Hai ragione, ma la storia è stata presentata così perché è stato soprattutto lui a confidarmi le loro esperienze, con…
È così, alla fine si capisce quanto hanno influito i rapporti incestuosi della famiglia in come è diventata Laura, la…
E mano male che la signora la volta precedente diceva che era il marito che aveva voluto… Che famiglia…
Beh a me non dispiacerebbe invece il racconto da parte di Laura. Ormai da parte di lui è diventato ripetitivo.…
Ti ringrazio per il bel commento. In realtà la storia è basata sulla lunga confidenza di una coppia di sottomessi,…