I tre giorni successivi furono un inferno per la testa di Manuel. Al lavoro non riusciva a stare fermo un attimo: saliva sulle impalcature, stringeva i bulloni, caricava pesi, ma la sua mente era rimasta bloccata su quel materasso. Ogni volta che si sedeva per la pausa pranzo, o che sentiva i pantaloni da lavoro stringere contro il sedere, una scossa di calore violenta gli partiva dalla base della schiena e gli arrivava dritta al cervello.
Si sentiva sporco, confuso, incazzato. Lui era Manuel, quello che scopava e se ne andava, quello che non si faceva toccare da nessuno. Eppure, se chiudeva gli occhi, riusciva ancora a sentire la sensazione esatta di quella lingua umida e calda che gli frugava tra le chiappe, il modo viscido e perfetto in cui Christian lo aveva ridotto a un vegetale bavoso che implorava per avere ancora un po’ di quel piacere. Più cercava di darsi del coglione, più il suo cazzo si sbatteva contro l’elastico delle mutande, duro come il marmo solo al pensiero.
Al terzo giorno, non ce la fece più. Tirò fuori il telefono con le mani che gli tremavano leggermente per la rabbia e per la voglia, e scrisse un messaggio secco a Christian: «Stasera ci sei? Passo da te alle nove. Ma facciamo le cose a modo mio». Voleva riprendersi il controllo, voleva dimostrare a sé stesso che era ancora lui il maschio alfa della situazione.
Christian rispose dopo due minuti con un semplice: «Vieni pure».
Quando Christian aprì la porta della camera, Manuel non lo salutò nemmeno. Entrò come una furia, sbattendo la porta dietro di sé. Lo prese per la maglietta e lo spinse contro la parete, bloccandolo con il peso del suo corpo palestrato.
«Senti qua,» ringhiò Manuel, con la voce bassa e gli occhi lucidi di un’eccitazione che cercava di mascherare da rabbia. «Stasera comando io. Ti sfondo come l’altra volta, ma prima… prima mi rifai quella roba con la lingua. Mi hai capito? Muoviti.»
Christian lo guardò dal basso, con quell’aria calma e sfrontata che faceva imbestialire Manuel. Non disse una parola. Si limitò a inginocchiarsi davanti a lui, sbottonandogli i jeans con movimenti lenti, quasi teatrali. Manuel ansimava dal naso, con le mani piantate sui fianchi, mentre i pantaloni gli cadevano alle caviglie insieme ai boxer. Il suo cazzo scattò fuori, già completamente dritto, gonfio e venoso, ma Manuel non stava guardando quello. Aspettava solo l’altra cosa.
Christian non lo fece attendere. Afferrò Manuel per i fianchi e lo girò di spalle, spingendolo leggermente in avanti. Manuel appoggiò le mani contro il muro, piegando la schiena e allargando i piedi per darsi stabilità. Il suo culo sodo, teso dallo sforzo della palestra, era lì in mostra, completamente esposto.
Quando la lingua bagnata di Christian si appoggiò di colpo sulla spaccatura del suo culo, Manuel cacciò un grugnito rauco, piegando le ginocchia. Christian ricominciò a lavorarlo nello stesso modo divino dell’altra volta: colpiva l’anello stretto con la punta della lingua, spingeva, succhiava la carne sensibile, inzuppando tutta la zona di bava calda. Manuel teneva la fronte appoggiata al muro, emettendo respiri spezzati, sentendo le sue difese mentali che si sbriciolavano una dopo l’altra. Era troppo bello, un piacere così denso che lo svuotava di ogni forza.
Ma mentre Manuel era completamente perso, a occhi chiusi, a godersi quel calore implacabile, Christian decise di alzare la posta.
Senza smettere di leccare, Christian allargò le chiappe di Manuel con la mano sinistra, mentre con la destra prese un tubetto di gel che aveva in tasca. Ne spremette una goccia sul suo dito indice e, mentre la lingua continuava a tormentare l’esterno del buco, Christian spinse la punta del dito dentro Manuel.
Manuel ebbe un sobbalzo violento, come se gli avessero infilato un ferro rovente nella schiena. I suoi muscoli si contrassero di colpo, stringendo il dito in una morsa di ferro.
«Ah! Cazzo… no! Che fai! Toglilo!» urlò Manuel, provando a staccarsi dal muro e a girarsi di scatto. La sorpresa e l’orgoglio ferito avevano riacceso per un attimo il suo istinto di fuga. Un dito dentro di lui era una linea che non aveva mai pensato di superare.
Ma Christian fu più rapido. Gli piantò l’altra mano sulla schiena, spingendolo con forza contro il muro e bloccandogli il bacino. Nel frattempo, non tolse il dito: lo tenne fermo dentro di lui, profondo fino alla prima nocca, aspettando che la morsa iniziale si allentasse. Con la bocca si incollò di nuovo alla carne del culo di Manuel, riprendendo a leccare e a succhiare intorno al dito infilato, usando la saliva per calmare i muscoli contratti.
«Rilassati, Manuel… guarda come tremi… lasciati andare,» sussurrò Christian contro la sua pelle, la voce calda che gli solleticava il sedere.
«Cazzo… Christian… toglilo, ti giuro che ti spacco la faccia…» mugugnò Manuel, ma la minaccia non aveva nessuna forza. Era un lamento debole, perché nel frattempo il suo corpo lo stava tradendo di nuovo.
Il dito di Christian all’interno si muoveva pochissimo, ma quel minimo sfregamento, unito al calore bagnato della lingua che continuava a girargli intorno all’entrata, creava un corto circuito devastante. Manuel sentiva il proprio cazzo pulsare da solo, bagnando il muro di liquido trasparente. Lentamente, contro la sua stessa volontà, il buco di Manuel smise di lottare. I muscoli si rilassarono, accettando la presenza di quel dito che adesso Christian iniziò a muovere dentro e fuori, lentamente, con un ritmo regolare e micidiale, andando a toccare una punta nodosa e sensibilissima che fece cedere definitivamente le ginocchia a Manuel.
«Oh Dio… cazzo… ahh…» Manuel abbandonò la testa contro il muro, lasciando che la saliva gli colasse dalle labbra aperte.
La rabbia era sparita, sostituita da una sottomissione fisica totale. Il ragazzo duro che voleva “comandare” si era ridotto a stare piegato in due contro la parete, con le chiappe spalancate dalle mani di Christian, mentre gemeva come una cagna a ogni spinta di quel singolo dito che gli frugava dentro le viscere, facendolo impazzire di un piacere che non poteva più controllare.



Hai ragione, ma la storia è stata presentata così perché è stato soprattutto lui a confidarmi le loro esperienze, con…
È così, alla fine si capisce quanto hanno influito i rapporti incestuosi della famiglia in come è diventata Laura, la…
E mano male che la signora la volta precedente diceva che era il marito che aveva voluto… Che famiglia…
Beh a me non dispiacerebbe invece il racconto da parte di Laura. Ormai da parte di lui è diventato ripetitivo.…
Ti ringrazio per il bel commento. In realtà la storia è basata sulla lunga confidenza di una coppia di sottomessi,…