Skip to main content
Racconti di DominazioneRacconti Gay

Manuale per trasformare un maschio attivo 5

By 3 Giugno 2026No Comments

Manuel era ormai una corda tesa, incapace di pensare ad altro che non fosse quel letto. Il sabato sera successivo si catapultò da Christian con il fiatone di chi ha corso per chilometri, anche se aveva fatto solo le scale di corsa. Manuel entrò in camera con gli occhi lucidi, quasi febbrili, e senza dire una parola si buttò sul letto, mettendosi subito a quattro zampe, offrendo il culo alto e sodo verso la porta. I pantaloni e le mutande erano già finiti sul pavimento con un gesto rabbioso.
«Muoviti,» ansimò Manuel, nascondendo la faccia tra le braccia incrociate sul cuscino. «Muoviti, Christian. Non ce la faccio più.»
Christian entrò nella stanza richiudendo la porta con calma, prendendosi tutto il tempo del mondo per gustarsi quella vista. Il ragazzo che due settimane prima faceva il bullo spavaldo a gambe larghe ora se ne stava lì, tremante, con le chiappe spalancate a comando, in attesa del suo padrone.
Christian si avvicinò al letto senza fretta. Si mise in ginocchio proprio dietro di lui, afferrò le cosce massicce di Manuel per piantargli le ginocchia sul materasso e si chinò. La sua lingua bollente colò dritta sulla spaccatura del culo di Manuel, che reagì con un sussulto violento, un grugnito di puro sollievo che gli uscì profondo dal petto. Christian lo leccò forte, inzuppando l’anello rosa che pulsava già da solo, cercandone il contatto. Manuel cominciò a dondolare il bacino all’indietro, spingendo il culo contro la faccia di Christian, implorando silenziosamente per avere di più.
Christian tese la mano verso il comodino, afferrò il flacone del lubrificante e ne versò una colata generosa direttamente tra le chiappe di Manuel. Il liquido freddo fece venire la pelle d’oca all’ex attivo, ma Christian non gli diede il tempo di respirare. Infilò la prima dito, subito seguita dalla seconda, muovendole dentro con decisione. Manuel emise un gemito soffocato, aprendosi subito per accoglierle, abituato a quella misura.
Ma Christian non si fermò. Con una spinta decisa, inserì anche il dito anulare.
Tre dita.
Manuel cacciò un urlo strozzato nel cuscino, inarcando la schiena in modo sconsiderato. Il buco si tese al limite, le pareti interne costrette a dilatarsi per ospitare quella massa di carne che gli riempiva le viscere. «Ah! Cazzo… no… tre… Christian, fa male… fermati…» farfugliò Manuel, provando a spingere con le mani per sottrarsi a quella morsa. Lo shock di sentirsi così pieno, così violentato nella sua virilità, gli fece fare un ultimo, disperato tentativo di ribellione.
«Stai ferma, puttana,» ringhiò Christian, piantandogli una mano pesante sulla parte bassa della schiena per schiacciargli il bacino contro il materasso, impedendogli di muoversi di un millimetro. «L’hai voluto tu. Adesso te le prendi tutte e tre.»
Christian tenne la mano ferma dentro di lui, profonda, lasciando che il buco di Manuel si abituasse a quello spessore. Con l’altra mano ricominciò a sculacciarlo forte, assestando tre, quattro schiaffi secchi sulla natica sinistra che divenne subito rossa e bollente. Quegli schiaffi, uniti al dolore sordo della dilatazione, incendiarono i nervi di Manuel.
Lentamente, la morsa del culo di Manuel cedette di schianto. Il dolore si trasformò in un piacere viscerale, spaventoso, un calore liquido che gli invase lo stomaco. Christian sentì le pareti interne rilassarsi e iniziò a muovere le tre dita avanti e indietro, ruotando leggermente il polso. A ogni spinta profonda, la massa delle tre dita andava a schiacciare in pieno la prostata di Manuel, massaggiandola senza pietà.
Il crollo fu totale. Manuel perse completamente l’uso della parola. Dalla sua bocca aperta sul cuscino iniziarono a uscire solo gemiti acuti, pianti di puro godimento, lamenti continui e bagnati. Il suo cazzo, teso fino a fare male, spruzzava gocce di liquido pre-eiaculatorio sul lenzuolo a ogni spinta delle dita là dietro, senza che nessuno lo toccasse davanti.
«Oh Dio… sì… sì… sfondami… ti prego… spingi…» delirava Manuel, con la bava che gli colava sul cuscino e gli occhi sbarrati nel vuoto. Il ragazzo palestrato del cantiere era morto e sepolto. Ora c’era solo un corpo totalmente sottomesso, con il culo viscido di gel e bava, spalancato da tre dita che lo muovevano come una marionetta, ridotto a supplicare per avere ancora più carne dentro di sé.

Leave a Reply