La pioggia d’estate. Quella che non smette mai. Quella che non rinfresca quasi niente. Quella che ti costringe a restare in casa.
La pioggia d’estate. Quella che fuori non c’è nessuno. Quella che da fuori non ti vede nessuno.
La pioggia d’estate. Tua complice. Che ti consente di startene nuda alla finestra, a guardare la strada, le auto, gli alberi, le poche persone sotto gli ombrelli. Tanto nessuno ti vede. Tanto nessuno lo sa.
Così, nuda, scalza, appoggiata alla finestra, ti accarezzi, ti tocchi, dolcemente, piano piano, su e giù, su e giù… dentro e fuori, dentro e fuori… Le tue dita sgusciano tra le labbra umide, quasi con nonchalance, mentre ti godi quel momento di estasi, guardando nel vuoto, fissando l’infinito.
Oggi c’è il sole, ma tu lo stai facendo lo stesso. Nuda, appoggiata dolcemente al vetro, incurante degli sguardi altrui, ti mostri al mondo senza alcuna inibizione, senza alcun pudore. Continui ad accarezzare dolcemente ogni centimetro del tuo corpo. Continui a toccarti come niente fosse. Assorta ed estasiata. Come quando fuori piove.
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