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La dominazione della collega: la punizione

By 14 Febbraio 20242 Comments

Dopo il primo “gioco” fatto con la mia collega di cui vi ho già raccontato ho lasciato passare un po’ di tempo senza stuzzicarla o provocarla per vedere la sua reazione. Avevo praticamente già raggiunto il mio obiettivo perché la vedevo molto più agitata del solito ed era lei che spesso mi cercava con lo sguardo o altro.
Un giorno allora ho fatto arrivare un pacco a lei in ufficio e le ho scritto di aprirlo, li davanti a tutti. Ha capito che sarebbe stato pericoloso e ha cambiato subito colore in faccia diventando rossa, anzi forse anche viola quando ha aperto il pacco e ha visto che dentro c’erano un paio di vibratori e altri giochini. Ha richiuso la scatola velocemente guardandomi e tutto è finito lì. Al pomeriggio però avevo voglia di giocare un altro po’ così le ho scritto un altro messaggio: “Come l’altra volta vai in bagno, togli la maglia e le mutandine, tieni la gonna. Prendi dalla scatola il vibratore, mettitelo dentro ed accendilo a metà potenza. Schiena alla porta. Io arrivo fra 3 minuti”. Mi ha risposto con un “No questo non posso farlo” al quale ho contro-risposto con “Non era una richiesta, è un ordine” guardandola con un’espressione dura in faccia.
Mi ha guardato quasi piangendo per la tensione cercando di impietosirmi, ma sapevo che la puttanella in realtà era già bagnata a farsi trattare così. “Ora” è stato il mio ulteriore messaggio che l’ha fatta scattare in piedi, prendere il vibratore dalla scatola facendo attenzione a non farsi vedere dagli altri e andare in bagno. Quando ho sentito chiudersi la porta ho fatto partire il timer. 3 minuti erano lunghi per me che avevo già il cazzo duro nei pantaloni ma sapevo che sarebbero stati molto lunghi anche per lei.

Quando sono arrivato in bagno ho aperto la porta che non aveva chiuso a chiave e lei ha fatto un sussulto. Si sentiva il ronzio del vibratore ma era coperto dalla ventola dell’aerazione e la vedevo leggermente muoversi, era già partita, doveva avere una voglia matta. Ho chiuso a chiave e mi sono avvicinato mettendo la mano sotto la gonna e toccando il vibratore, che l’ha fatta sussultare. Ho alzato la gonna e le ho detto di piegarsi in avanti giocando con le mani con le sue tette. La scena che mi è apparsa era da infarto: il suo bel culetto che si contraeva e la fighetta aperta riempita dal vibratore. Ho aumentato la vibrazione e lei ha iniziato a vacillare, sospirando forte. L’ho fatta rialzare, le ho tolto la gonna, e l’ho fatta voltare verso di me per vederla tutta nuda finalmente. I capezzoli erano piccoli e rosa ma durissimi, il ventre piatto, la figa era coperta da una leggera peluria castano-chiara e la sua faccia era tutta un programma tra la vergogna e la voglia che aveva.

Ho cambiato un po’ il mio piano: inizialmente volevo solo farla venire in modo potente giocando con le intensità del vibratore, ma vederla così nuda davanti a me non mi ha fatto resistere e ho deciso di mostrarle il mio cazzo per la prima volta. Ma volevo fosse lei a chiedermelo. Allora mi sono abbassato i jeans e ho iniziato a toccarmelo da sopra i boxer, era già duro da un pezzo e quindi tendeva già il tessuto. Mi ha guardato e ha iniziato a mordersi il labbro inferiore. Le ho chiesto se lo volesse vedere ma non ha risposto. Gliel’ho richiesto ma questa volta pizzicandole entrambe i capezzoli e mi ha risposto con un “sì” dopo aver emesso un piccolo gridolino. Le ho ricordato che tutti potevano sentirla se urlava e questo deve averla fatta bagnare ancora di più perché ha avvicinato la sua mano al mio cazzo toccandolo sempre da sopra i boxer. Allora io ho preso il vibratore e ho iniziato a farlo entrare e uscire da quella figa sempre più bagnata.
Le ho detto che se lo voleva era suo, ma doveva pregarmi di darmelo. Doveva chiedermi di darglielo dicendomi che era la mia troia. È rimasta interdetta ma poi ha ceduto e ha sussurrato un flebile “sono la tua troia, per favore dammi il tuo cazzo”.

Non me lo sono ovviamente fatto ripetere due volte e così ho abbassato anche il boxer e il cazzo è uscito finalmente libero. Non sono particolarmente dotato, il cazzo è un po’ curvo, ma ero davvero molto eccitato e veramente durissimo, il che le deve aver fatto piacere. Le ho detto di iniziare a farmi una sega. Ha cominciato a fare su e giù con la mano mentre io continuavo a giocare con il vibro e le sue tette. Dopo un po’ sentivo che il mio orgasmo stava per arrivare e ho deciso che quel giorno sarebbe toccato a me venire, allora ho rallentato al minimo la sua vibrazione, cosa che le ha fatto dire “no… ci sono quasi…” e l’ho fatta inginocchiare. Non volevo sporcarla visto che ci aspettavano un altro paio di ore in ufficio ovviamente così le ho ordinato di mettere le mani a coppa pronta a ricevere la mia sborra calda. Ho iniziato a segarmi davanti a lei, le ho ordinato di guardarmi negli occhi e di implorarmi di darle la sborra, ho fatto fatica a resistere, così ho tirato un altro paio di colpi e poi sono capitolato facendo una sborrata notevole con 6 schizzi densi e potenti sulle sue mani.
Le ho detto di pulirmelo con la lingua, immaginavo sarebbe stata reticente ma l’ha fatto ed è stata la prima volta che me l’ha preso in bocca. Quindi l’ho fatta alzare e ho aumentato il ritmo del vibratore, stava per venire, aveva già rovesciato la testa all’indietro pronta a farsi trasportare dall’orgasmo quando ho spento il vibro togliendoglielo dalla figa.
Ha detto solo un “nooo ti pregoooo” e ha quasi iniziato a piangere quando ha capito che non avrei continuato. Le ho detto “oggi niente orgasmo, così impari a disubbidire e farmi ripetere le cose sempre due volte”, si è rivestita ed è tornata in ufficio. Poco dopo l’ho raggiunta, mi guardava con un misto di rabbia e disperazione.
Le ho mandato un messaggio: “Questa è la tua punizione di oggi. Domani i colleghi sono da un cliente, metti un perizoma.” Quando l’ha letto è tornata a sorridere e mi ha soffiato un bacio.

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