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UNA SIGNORA PER BENE

Avevo poco più di 17 anni, quando mi è successo una cosa che adesso vi sto per raccontare. La storia
accadde all’incirca 41 anni fa, e vi devo dire che mi ha lasciato un segno. Proprio cosi, mi ha cambiato totalmente la
vita. In un quartiere di palazzine, chiamate case popolare dove eravamo in tutto 24 famiglie, un giorno in un
appartamento di rimpetto al mio balcone, erano venuti ad abitare una famiglia. Una bella coppia sposata che si era appena
trasferita dalla Francia. Questa coppia aveva tre figli. Un figlio di 5 anni e due gemelli di 3 anni e mezzo.
Non ci feci mai caso sinceramente, se non che ogni tanto lei usciva dal balcone del primo piano assieme ai 3
figli per vederci giocare. Io con i miei amici, quasi ogni pomeriggio scendevamo a giocare al pallone, proprio
sotto il suo balcone giù nel cortile, ci veniva comodo perché c’era una rientranza che segnava la forma di
una piccola porta di calcio. Quando ci sentivano giocare, i gemelli dal balcone erano entusiasti di vederci
giocare. Capitava sempre e mi chiamavano in continuazione e facevano il tifo per me. Ero come un idolo
per loro, tanto vero che ogni giorno mi affezionavo di più a vederli entusiasti di me. Per mesi e mesi di
gioco, sempre la stessa storia, e a tal proposito sentendo sempre che mi chiamavano per nome, facendo il
tifo per me, le loro grida si sentivano da lontano, e gridavano come se fossero in uno stadio vero: Riccardo!
Riccardo! tira! tira! Gol! Gol! Che gioia sentirli che mi incitavano il mio nome. La cosa era di continuo ogni
volta che giocavamo o che mi vedevano giù nel cortile. Passarono i mesi, e io giocavo con loro, scherzavo,
gli portavo delle caramelle, dei giocattoli, e così iniziando poi a essere per me una bella e piacevole
abitudine. La cosa bella e che io ero molto burlone, e mi piaceva prenderli in giro, ma sempre scherzando, cosi gli dicevo di prepararsi e
scendere sotto che li porto alle giostre, o alla festa piene di bancarelle. Evidente che non era vero, ma poi trovavo una scusa dicendo che la
loro mamma non voleva, e così se la prendevano sempre con lei. Allora iniziavano a piangere dicendo
voglio andare con Riccardo! Subito lei si affacciava e mi diceva bonariamente: Disgraziato se scendo sotto ti
prendo a legnate lascia stare i bambini in pace, mi implorava e mi pregava di non dire più nulla altrimenti
non li sopportava in casa. Si era creata una c’era sintonia con lei e i figli. Accadde che un giorno mi disse di
salire che i figli mi volevano fare merenda con me. Bene! da quel giorno non ci fu mai una serata che non
sarei passato da casa sua, iniziando a frequentarci, ad avere un rapporto di amicizia con tutta la famiglia,
tanto vero che ci davamo del tu, io la chiamavo Angela, e a lui Michele. Capitava spesso e volentieri
nell’arco della settimana, di stare a pranzo o a cena da loro, questo sempre dettato prima dai gemelli, poi da Angela. Infatti ogni qualvolta ci fosse l’occasione, io ero la con loro, e la cosa mi piaceva tantissimo. Una
famiglia davvero bella in tutto . Intanto passano i mesi, e mi accorgo che la pancia di Angela ingrossa di giorno in giorno. Un bel giorno a tal proposito gli
domandai , ma Angela gli dissi: ma sei incinta? e lei rispose con stupore: Perché? non lo sapevi? non te ne sei accorto? che sono incinta! NO!!! risposi. E cosi andando avanti e passando i mesi, ecco che arriva il giorno tanto atteso. Una mattina di martedì, iniziano subito i primi e veri
dolori, e fortunatamente eravamo in casa sia io che Michele il marito, subito scendo nel cortile e cosi prendemmo la macchina, e di corsa ci recammo all’ospedale. Io guidavo L’auto e lui dietro
con lei. arrivati in ospedale ,saranno passate pochissime ore, ed è subito il parto!!! io ero felicissimo, era come se fossi io il padre, era una grande emozione per me, credo che mi sono sentito partecipe, visto che ho guidato io. Era il 18 Agosto, e
nata !!!arriva una splendida bambina, Il suo nome e Aurora! Che forte emozione, che meraviglia, bella
come il sole. La bambina dopo una settimana viene portata a casa, era una festa per i 3 figli. Erano passati già da diversi mesi e in quella casa, si respirava gioia. Passando mese dopo mese, arrivò il primo compleanno.
Una festa bellissima, foto a ripetizione, e io che la tenevo ore e ore in braccio, tanto che le cambiavo anche
i pannolini, le davo il biberon e la facevo addormentare tra le mie braccia, facendole ascoltare la musica, ma con una canzone
particolare lei si addormentava, era dei Ricchi e Poveri. Purtroppo quando ascolto volentieri, ma con tristezza quella canzone, pare che il tempo si fermi per tutta la durata ,e che i ricordi affiorano salendo a galla. Un giorno di una bella sera, dopo aver cenato tutti insieme,
io di mia consuetudine prendo la piccola Aurora e vado nella sala pranzo per addormentarla, e sempre con
la solita canzone divenuta famosa per noi tutti, vado avanti e indietro per la stanza. Ecco che chiude gli
occhi come un Angioletto, mi avvio verso la camera da letto, e accostato al matrimoniale, si trova la culla di Aurora. Lei Angela, mi
vede e mi dice: Dorme? Io risposi si: La porto nella culla, e lei ribatte: Aspetta vengo a sistemare le copertine.
Adagiandola lentamente nella culla, ci trovammo vicini con le labbra tutti e due, eravamo a sfiorarci labbra contro labbra, ci fermammo qualche secondo, sentivamo
l’aria che usciva dal naso, avendo le labbra attaccate lei apri la bocca iniziando a baciarmi, lo stesso io sentendo un sapore indescrivibile, cosi io infilai dentro la lingua e iniziai a
succhiarla tanto che la tiravo e anche la saliva sua come se volessi dissetarmi. Rientrammo subito nella cucina, e
il marito ci disse sorridendo: Si è addormentata? Insieme abbiamo risposto, si. Intanto io scappai subito in
bagno, il perché : ero molto eccitato ed era duro durissimo. Mi abbassai i pantaloni, e mi feci subito una sega ,la feci chiudendo gli occhi e pensando lei a quel
fantastico bacio. Quella sera finì tutto là. Il mattino seguente appena furono le 8:30 mi alzai dal letto e
andai da lei come facevo spesso per prendere il caffè insieme, era un seguirsi giornaliero. Suonai il citofono
e subito mi aprì la porta, la vidi tutta raggiante, tremolante con mezzo sorriso, e disse: Tutto bene
stamattina? Cosa ci è successo ieri sera? Lo sai che non ho dormito tutta la notte pensando a te? La stessa
cosa io gli risposi, e lei, ma sei pentito? No ma che scherzi? Sono solo rimasto di pietra, non credevo mai
che potessimo arrivare a questo punto, a provare una cosa del genere, io con una donna sposata di 4 figli.
Per me un ragazzo di 17 anni senza mai esperienze del genere, è stato come un sogno, e a dire la verità mi
sei sempre piaciuta ma non mi sai mai permesso di fare un passo del genere. Io l’ho sempre desiderato da
tanto tempo farlo. Lei mi disse poi: Credevo eri imbarazzato, forse visto che sono più grande di te di 15
anni, credevo non ti piacevo. Intanto la casa era vuota, era tutta per noi tranne la piccola che stava nella
sua calda culla a dormire. I figli chi all’asilo chi a scuola, il marito al lavoro che tornava la sera tardi per cena.
L’abbracciai e iniziammo a baciarci, eravamo in cucina in piedi a toccarci, gli presi la mano e la posi sul mio
cazzo duro, mentre gli infilavo le mani sotto la vestaglietta da camera, succhiando la sua saliva, baciando il
collo, succhiandola dove potevo, senza lasciare un segno per timore del marito. Infilai le dita dentro le
mutande, sentivo il suo pelo folto, e mettendo le mani mi bagnai le dita del suo succo divino. La sentivo con
quel lamento di piacere, con le dita andai dentro era un lago, gli presi la mano e andammo in camera da
letto, iniziai a spogliarla e la adagiai nel bel lettone grande matrimoniale, le succhiai il seno e baciando tutto
il suo corpo dal collo all’ombelico, scendendo giù nel pelo leccandogli la figa, la sentivo urlare di piacere,
era tutta bagnata, la sua fighetta era bella e stretta nonostante le quattro gravidanze avute. Era pari a una
ragazzina di 20 anni. Dopo che toccando e che mi sentivo come un vulcano pieno di magma, e ad un tratto
sentiamo la bambina che fa un piccolo lamento, si alza e vede che il ciuccio era caduto dalla bocca. Gli
mette un po’ di miele e si addormenta fortunatamente per noi. Continuai a metterlo dentro e succhiandogli
il seno, fuoriusciva il latte materno, che lei allattando ancora la piccola aveva un seno strepitoso, iniziò a
succhiarmelo tanto che mi fece impazzire, poi cercai di metterlo dietro il culetto a forma di un mandolino, e
mi confessò che non lo aveva mai dato a suo marito, e n effetti ho fatto tanta fatica a farlo entrare
nonostante lo oliato bene con lingua e sperma suo e mio. Mi dispiaceva quando si lamentava di dolore che
non entrava, ma piano piano cercavo di farlo entrare, e arrivando al nostro obbiettivo, la sentì’ che
raggiunse il godimento estremo, che la riempì di sperma. Si fece male, ma tuttavia per la prima volta gli è
piaciuto un poco. Finito tutto, siamo rimasti abbracciati, e confidandomi che i pompini non li ha mai fatti al
marito e neanche il culo gli aveva permesso l’accesso, questo il mio culo lo dato a te come donarti la mia
verginità mi ha risposto, anche se non tanto gli piaceva, ma con me visto che io adoravo e volevo metterlo
dietro, è stato un atto d’amore per noi due. Era tutto verità quello che mi raccontava, e come se la
conoscevo da una vita, come che stavamo insieme da anni. Il seguire del nostro amore purtroppo fu
sfortunato, davvero molto sfortunato. Dopo un anno purtroppo la bambina morì di leucemia fulminante
che ci segnò la vita a tutti e due, e nonostante tutto, andammo avanti per altri due anni, ma il dolore era
troppo forte, tanto per loro che per me, in quella camera da letto appena facevamo l’amore, rimanevamo imprigionati con la mente vedendo la culla, nonostante non era più la, ma i nostri occhi la vedevano. Abbiamo cambiato stanza ,dalla cameretta dei bambini, alla sala da pranzo sul divano, ma non era più quell’amore di prima. Non è che era finito tutto tra di noi, ma per il dolore di entrambi che sentivamo, ci aveva bloccati. E a loro due genitori quel dolore li aveva chiuso in tutto, anche mentalmente erano persone diverse. Io mi senti anche in imbarazzo e decisi che non era giusto continuare. E cosi un giorno ecco Il fatto, ci siamo parlati e che alla fine decidemmo di lasciarci come amanti, ma rimanere per
sempre amici per tutta la vita, e con la promessa di entrambi tenere il nostro grandissimo amore come un
segreto, portandolo con noi nella tomba. Oggi io quando ci penso mi domando come ho fatto, come è
successo, non avrei mai immaginato di vivere questa storia d’amore. Purtroppo dopo circa 5 anni e morto il
marito, mi fece tanta pena per queste due meravigliose persone, che davvero si amavano, dove ce stata
quella parentesi nella loro vita, dico sempre a voce piena e testa alta, che lei, era veramente una signora
per bene, che nessuno crederebbe mai a quello che ha fatto, neanche se le persone la vedessero con i
propri occhi ci crederebbero. Certe volte mi sento in colpa, ma poi rifletto e dico, lo meritato così, come lei
meritava anche me. Non ho mai conosciuta una donna così, nessuno deve giudicare ciò che ha fatto con
me. Comunque la cosa sconvolgente, e che un anno fa, appresi prima da mia sorella che mi informa di
tutto, poi dai figli, che ancora oggi ci sentiamo e vediamo quando scendo giù, che lei stava molto
male, con un tumore allo stomaco pieno di metastasi, e così visto che vivo da 15 anni a Milano, presi la mia
auto e corsi subito in Calabria per andare a trovarla. Arrivato a casa sua, I suoi figli mi prepararono, mi
raccomandarono di non dire nulla, che non sa del tumore, e personalmente a me di non rimanere male se
non mi avrebbe riconosciuto, da diverse settimane non era più lucida. Appena entrai nella sua camera da
letto, la vidi sdraiata nel posto dove ci siamo amati, dove facemmo l’amore per anni, le foto del marito e
della figlia. Foto scattate quasi tutte da me. Mi manca il respiro, vedendola cosi, la donna che ho amato come mai nessuno, ridotta in quelle condizioni a soffrire ancora. Quando mi vide sussurrò il mio nome: Riccardo, con voce
sottile, che ci fai qua, non sei a Milano? i suoi occhi le brillavano ancora, mi ha riconosciuto all’istante, poi sinceramente mi ha fatto venire un po’ di paura
nel timore che gli sfuggisse qualcosa di noi due, perché tutti dicono che in punto di morte affiorano ricordi passati. Risposi subito alla sua domanda del perché ero
sceso. E che sono sceso a vedere i miei parenti, e sono passato da te come faccio sempre, non sei contenta? mi disse : Si
tantissimo, e allora perché mi fai queste domande stupide, e con un sorrisetto mi tocca la mano. Non immaginava nulla di cosa le stava aspettando. Il dolce amore mio e che lei non sapeva il male che aveva dentro giorno dopo giorno la stava
spegnendo. Rimasi 10 giorni accanto a lei e i suoi figli, ma poi dovetti ripartire per il mio lavoro, e dopo una
settimana circa, mi giunge la notizia dai figli che la mamma era morta. Il mio grande amore era volato in
cielo come una stella, andando a raggiungere il suo dolce marito e la piccola Aurora. Una parte di me e
volata via con lei. Posso solo dire che il nostro amore fortemente voluto, non finirà mai !!!!!!!!!!!!

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