Le giornate tornano normali, a casa Caterina non si è accorta di nulla, le ho fatto trovare le cose esattamente come erano state lasciate, stanza e cucina perfette. E comunque una minima cosa non precisa l’avrebbe considerata come il solito disordine che mi attribuisce; solo perché è super maniaca della casa e anche un bicchiere pulito, ma rimesso 2 centimetri fuori posto sono un sacrilegio.
Con Elisa ogni tanto ci si sente, riusciamo a scambiarci tenere parole, ricordi focosi, ma sempre di sfuggita e molto velocemente, di solito in orario di lavoro sfruttando la sua pausa caffè o l’orario del pranzo così da non poter essere scoperti. La cosa però non mi basta, non ci basta, il non potere stare vicini, il contatto pelle con pelle.
Così prendo lo smartphone e la chiamo.
E- “ Per fortuna mi hanno mandata in posta, non dovresti chiamarmi a quest’ora!”
M- “ Elisa, non ce la faccio più! Devo assolutamente vederti, non mi basta sentire la tua voce. Mi mancano i tuoi occhi, la tua bocca, le tue mani. Il tuo profumo delicato.”
E- “Anch’io stavo cercando di resistere, ma è un supplizio.”
M- “Allora cosa aspettiamo. Non riesci a liberarti una mattina? Così potrei trovare la scusa che mi occorrono delle sementi e venire in città senza destare sospetti?”
E- “A pensarci bene giovedì dovrei accompagnare Alessandro (figlio) in stazione per le 8,00, se prendo la mattinata anziché solo 2 ore, potremmo incontrarci. Tanto al lavoro mi chiedono sempre di consumare delle ore di permesso.”
M- “Giovedì va benissimo! Caterina sta finendo di preparare il copione della recita di Pasqua e in questi giorni non si muove da casa.”
E- “Ottimo! Direi di incontrarci alle 8,15 – 8,30 al bar della stazione, poi decidiamo dove andare.”
M- “Sono carichissimo. A giovedì mattina…”
E- “Ciao amore mio”
M_ “Ciao diavoletta”
Giovedì ore 8,00 ho appena posteggiato l’auto e mi reco al bar della stazione, voglio arrivare per primo, la mia adorata amante non deve attendere. Ordino un caffè e mi siedo ad un tavolino un po’ defilato a leggere il giornale, in attesa del desiderato incontro. I minuti passano, ma sembrano ore, non la vedo ancora arrivare ma sono appena le 8,20. Eccola! Lei non mi vede subito, si avvicina al bancone, intanto scruta il locale…i nostri sguardi si incrociano. Un sorriso ci unisce. Arriva al tavolino, si siede, ci salutiamo con un abbraccio formale per non destare sospetti.
M- “Posso offrirti qualcosa da bere?”
E- “Sono a posto, grazie. Poi sarà meglio sbrigarci, il tempo corre. Ma hai pensato dove possiamo andare per fare l’amore?”
M- “Ho un amico che ha un’agenzia assicurativa qui vicino e in questi giorni è a Milano per un convegno, così mi sono fatto lasciare una copia delle chiavi della porta di sevizio. Nessuno vede e nessuno può sentire… Unico inconveniente dovremo accontentarci di un divanetto o di una scrivania.”
M- “Zio le pensi proprio tutte!”
Così usciamo dal locale, consegno un biglietto con l’indirizzo e separatamente ci avviamo verso l’ufficio dell’agenzia che si trova al pian terreno di una palazzina con al piano di sopra una palestra.
E- “Zio è perfetto! Da fuori sembra non ci sia nessuno e con i rumori della palestra nessuno ci potrà sentire.”
Le faccio l’occhiolino come per rimarcare la mia furbizia e in un attimo mi tolgo i vestiti e rimango in boxer. Lei più ordinata sta appendendo al portabiti i suoi vestiti quando da dietro la giro e la spingo tenendole in alto le mani contro il muro. La bacio appassionatamente, la mangio, le bacio il collo, il mio cazzo è duro e tiene il boxer bello teso in avanti, con una mano afferro un seno che inizio a stringere dolcemente tra le dita, mentre la mia bocca è ancora sulle sue labbra. Lei con la mano libera decide di estrarre dai boxer il membro , lo accarezza in punta e con un dito si sofferma sul foro quasi a volerci entrare.
Allora con le mani le afferro le chiappe e sollevandola la tiro a me facendo aderire il cazzo alla sua figa, lei mi mette le braccia al collo stringendomi le sue mani sulla schiena e con le gambe mi attanaglia i fianchi, io mi struscio contro il suo ventre e il suo pelo ormai umido. Ho la sensazione che le labbra vogliano agguantare il mio sesso per cui all’ennesimo struscio glielo faccio scivolare dentro così da scaturire in lei un gridolino di piacere.
E- “ Lo voglio tutto dentro. Voglio sentirmi riempita fino alla pancia. Aprimi come sai fare!”
In quel momento preso dall’euforia non riesco a dire nulla, riesco solo ad ansimare e stantuffare con più foga, mi piace sentirla godere, gemere. Lei in preda al suo piacere sincronizza una contro spinta che rende ogni colpo sempre più intenso e profondo.
Sento che mi sta salendo al massimo l’eccitazione, ma è ancora troppo presto per venire; lascio la presa del suo sedere e le stacco le gambe, al che fa una smorfia di dispiacere. Non le lascio nemmeno il tempo che la prendo e la porto dietro una poltrona al centro dell’ufficio, afferro i suoi fianchi e tirandola leggermente indietro le punto la cappella nuovamente sull’apertura vaginale.
Sembra leggermi nel pensiero, allarga le gambe e si protende verso lo schienale della poltrona.
M- “Brava! Proprio quello che volevo!”
Afferro il cazzo e appoggiato alla figa inizio a fare girare la cappella strusciandola sulle grandi labbra, poi sulle piccole labbra, percuoto il clitoride, lo inserisco nella vulva, poi continuo a torturare le labbra ed il clito fino a sentirla emettere dei suoni animaleschi per poi venire in un insieme di spasmi e grida goderecci.
Mi fermo un attimo, la prendo in braccio, mi giro mettendomi a sedere sulla poltrona e facendo in modo che Elisa si impali nuovamente.
M- “ Adesso voglio sentire come ti impadronisci del mio cazzo! Forza voglio sentire come godi impalandoti da sola!”
E- “ Matteo, oahh! L’ho tutto dentro, mi sento aprire in due. Aaah! Aaahh!”
Il suo saliscendi è deciso; me lo sento avvolto e “sbucciato” dalla sua carne, dalle sue pareti vaginali. Io le stringo le tette con vigore. Le sue mani sulle mie cosce aiutano il movimento… la salita è lenta, la discesa quasi a caduta libera fermandosi sul mio pube, ogni volta mi sembra di sfondarla, ma lei gode come non l’avevo ancora sentita. Il fatto che conduca lei “le danze” la porta a essere all’apice del piacere, la sento colare, si contrae come a volermelo schiacciare, urla, si lascia andare stremata.
Approfitto anche io per recuperare le energie e concedermi una pausa.
Vado in cerca del frigobar per vedere se trovo all’interno qualche bevanda energetica.
M- “Amo! Vuoi una toro rosso o un succo d’ananas?”
E- “ Un succo, grazie! Ne ho proprio bisogno. Sono sfiancata. Ma è bellissimo!”
Giusto il tempo di bere e i nostri occhi esprimevano nuovamente desiderio, voglia dell’altro, fame di sesso. Lei si volta e appoggia una gamba sul bracciolo, si afferra le chiappe aprendole e mostrandomi una figa rossa e slabbrata esclama:
E- “Guarda come l’hai conciata! La sento bollente e zuppa di umore. Non ti vergogni!” Con un sorriso più che soddisfatto.
M- “Credo che adesso tocchi al mio salsicciotto avere la giusta ricompensa!”
Le mie dita si appoggiano sul buco del culo e complice la lingua molto ricca di saliva trovano il modo di giocare con lo sfintere, farlo allargare, intrufolarsi e perlustrare le pareti interne che seppur perfettamente pulite, lasciano un leggero muco sulle dita che mi porto alla bocca curioso di conoscerne il gusto. Non è assolutamente disgustoso, anzi!
Preso dal proibito infilo il mio cazzo nel suo culo, entra senza difficoltà e inizio a pompare, una mano sulla spalla e l’altra che afferra i capelli. Dopo alcuni minuti di inculata poderosa sento che Elisa è come posseduta dal demonio, geme, impreca, gode, io ormai sono pronto, estraggo il cazzo, la giro e abbassandola le spruzzo 4 o 5 spruzzi di sborra sul suo magnifico seno, che si adorna della cremina calda e colante.
Lei lo afferra rabbiosamente e portandoselo alla bocca prima gli da una leccata poi lo ingoia per pulirlo del mix di suoi umori e della mia sborra.
Le afferro la testa e avvicinandomi la bacio appassionatamente, tanto da assaporare anch’io quel mix di sapori.
Ci scambiamo comprensibili parole d’amore e di compiacimento e ci ricomponiamo sfruttando il bagno dell’ufficio, per poi sistemare tutto.
La mattinata è ormai finita, giusto il tempo di passare a ritirare le sementi prima di tornare a casa, senza insospettire Caterina..
Elisa torna al lavoro dopo aver fatto un quick lunch.
Chissà quando e dove avremo occasione per un nuovo incontro.



Mi piacerebbe leggerli, a che nome? Qui non si trova nulla nemmeno inserendo l'autore.
Gran racconto! Spero vorrai pubblicarne ancora.
Scritto benissimo, complimenti
Mi accodo a STE, il migliore assolutamente. Tanto che non sono riuscita a rinunciarci. Non trovo più la tua mail,…
... e la seconda puntata dov'è? questa è la terza, ieri hai pubblicato la prima...