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Ah però mia cognata: 15 anni dopo

By 29 Maggio 2026No Comments

Questo racconto ha un precedente che trovate qui https://raccontimilu.com/etero/ah-pero-mia-cognata/

Negli anni successivi non mi capitò più l’occasione di restare solo con mia cognata. Lei imperterrita si vestiva sempre più animalier ed anche se aveva ormai superato i 50 le dimensioni dei suoi vestiti, specie d’estate, diventavano sempre più ridotte. Pur essendo un po’ ridicola mi arrapava quel look un po’ da puttanone e mi ero fatto una sega un paio di volte pensando al nostro incontro di anni prima.
Per i suoi 50 anni si era fatta regalare da suo marito (mio cognato) il rifacimento delle tette. La sua terza abbondante che cominciava a subire i segni del tempo, era diventata una quarta soda che stava su da sola.
Anche questo contribuì a rendere il suo look sempre più provocante. Approfittando del fatto che non cadevano, portava spesso d’estate vestiti senza reggiseno. Inoltre i vestiti erano sempre molto ridotti per cui li riempiva bene. I capezzoli spesso dato lo spessore ridotto dei vestiti estivi, erano ben visibili sotto la stoffa e questa cosa mi faceva arrapare.
Io avevo cominciato a fare acquisti su un sito cinese con logo arancione che fa molta pubblicità sui social, avevo comprato un paio di vestitini sexy e delle autoreggenti per mia moglie che li aveva messi una volta durante una scopata per farmi contento e poi fatti sparire.
Sarà per gli acquisti pregressi fatto sta che i suggerimenti del sito si concentravano su vestiti per look puttaneschi. In particolare uscirono vestiti e completini intimi leopardati.
Mia moglie era andata in pensione ad aprile e, con sua sorella e sua madre ormai ultra ottantenne, a giugno si erano trasferite al mare. Io le raggiungevo ogni due weekend.
Quel weekend ero a casa, era luglio e faceva un caldo porco. Incrociai subito fuori di casa mia cognata e ci fermammo a fare due parole. Avevo in precedenza acquistato alcune stupidaggini però utili e le avevo regalate a lei ed a suo marito. Così mi venne un’idea. Mentre parlavamo le buttai lì che avevo visto sul noto sito articoli che forse le sarebbero piaciuti, attirai così la sua attenzione e le mostrai da telefono un po’ di quei vestitini che lei avrebbe apprezzato. Visto il costo (meno di 5 euro) mi chiese se potevo prenderne tre che poi mi avrebbe rimborsato. Poi mi chiese se c’erano anche le scarpe a quei prezzi stracciati. Le trovai un paio con plateau di 4 centimetri e tacco sottilissimo di oltre 16.Erano indicate ideali per la lap dance. Io ridendo le dissi che erano ideali stando sdraiate perché per portarli bisognava avere una certa arte. Lei scoppiò a ridere.
“E’ una sfida? Scommettiamo che le porto senza problemi?”
“Va bene accetto la scommessa ma cosa mettiamo in palio?”
“Vedremo”
L’acquisto da parte sua fu completato da una tutina a rete velata, una a rete, due collant con apertura di cui uno animalier ed anche due completini reggiseno più slip, rigorosamente leopardati n cui le mutandine avevano apertura per consentire di fare pipì o far passare un uccello senza toglierle.
“Hai fatto scorta per tutto l’inverno” le dissi.
“Carmine si è un po’ impigrito e mi scopa solo una volta alla settimana, spero che con questi accessori gli torni un po’ di voglia altrimenti mi sa che dovrò trovare altri fornitori” finì la frase ridendo ed io le andai dietro.
Il pacco arrivò un giovedì sera e lo ritirai il venerdì pomeriggio informando mia cognata che era disponibile e che avevamo una scommessa in ballo.
Carmine, al solito, era via per un mese intero per lavoro, mia moglie era al mare con sorella e madre e quello era il weekend in cui sarei rimasto a casa.
Cominciai a pensare il modo per potermi scopare di nuovo Alessia.
La scommessa era sicuramente una porta che però volevo far diventare un portone.
Avevo comprato, per usarlo l’inverno successivo, un dildo color caffè con batteria che gli consentiva di estendersi simulando una scopata, inoltre poteva anche scaldarsi per essere più realistico. Alla base una ventosa.
Mia moglie era riottosa a partire ma se la scaldavo sufficientemente poi diventava una insaziabile però non era certo l’articolo da portare al mare dove la nostra intimità era molto ridotta così pensai di vedere se mi avrebbe aiutato.
Lo impacchettai per bene e lo infilai fra le cose che dovevo portare da mia cognata.
Era sabato e Alessia mi disse di passare la sera a prenderla per andare a prendere un gelato uscendo a fare una passeggiata quando il caldo mollava un poco.
Mi presentai da lei alle 21 con il pacco. Lei lo aprì e prese la scatola delle scarpe.
Al. “Abbiamo una scommessa in ballo, ti ricordi?”
Em. “Certo ma dobbiamo stabilire la posta”
Al. “Io stasera mi metterò le scarpe che mi hai portato per andare a prendere il gelato, non sono scarpe con cui fare chilometri, questo te lo concedo per cui andremo in auto da Gianni che ha parcheggio vicino e poi da lì mi vedrai sculettare per bene”.
Em. “Ok questo è il piano ma cosa ci giochiamo?”
Al. “Se le reggo senza cadere poi sali da me, apriamo il pacco con il resto delle cose, faccio un defilé e mi dici cosa mi sta meglio quindi ho due bagni da pulire che è una cosa che non mi piace proprio. Infine se vinco, tutti gli articoli del pacchetto me li regali”.
Non era una gran spesa, tutto insieme arrivavamo a meno di 60€ e la possibilità di scoparla non mi fece pensare nemmeno per un momento al costo.
Em. “Aggiudicato, ma se vinco io farai la sfilata comprensivo dell’abbigliamento intimo e mi pagherai il contenuto del pacco. Io non ho bagni da pulire per cui quelli te li abbuono”.
Al. “Ci sto!”
Alessia indossò le scarpe, quando mi aveva aperto aveva indosso uno striminzito abito leopardato stretch senza spalline che la fasciava, sicuramente non indossava il reggiseno e per quello che riguarda le mutande non capivo se le avesse o meno.
Appena messe le scarpe mi venne vicino
Al. “sono alta quasi come te adesso”
Em. “Attenta a non cascare che non ho intenzione di portarti al PS”
Alessia si aggrappò al mio braccio e pian piano prese confidenza. Arrivammo ai garage di casa sua e mi disse che era meglio se avessi guidato io.
Partimmo in direzione della nota gelateria. Mi cascava l’occhio continuamente, il vestito sedendosi era risalito ed in effetti indossava qualcosa ma era molto ridotto.
Al. “Guarda la strada che non voglio fare un incidente con la mia macchina”, mentre cambiavo provavo a lasciar cadere la mano sulla sua gamba ma subito la toglieva.
Al. “La smetti di provarci? Abbiamo già dato 15 anni fa cosa ti fa pensare che voglia fare il bis?”
E, “Va bene la smesso” ma in cuor mio mi sembrava che i segnali che mi stava mandando andassero in direzione opposta a quello che mi aveva detto.
Arrivammo al parcheggio ed Alessia scese.
Al. “Emilio da qui inizia la scommessa, non mi devi aiutare fino a che non sarò salita di nuovo in auto”.
Ci avviammo, lei inizialmente un po’ traballante poi sempre più sicura. L’andatura, unita al look, fece si che quando arrivammo alla gelateria tutti gli uomini etero, non e togliessero gli occhi di dosso.
Il cameriere rosso paonazzo ci indicò il tavolo dove potevamo sederci. Alessia accavallò le gambe facendo andare di traverso una bevanda adun signore anziano che era posizionato favorevolmente. Lei rise un poco.
Al. “Perché lo stesso effetto non lo faccio a Carmine?”
Em. “Probabilmente perché è assuefatto alla tua mercanzia, sai anche mangiare caviale tutti i giorni alla lunga stufa”.
Al. “E tu lo mangeresti volentieri il caviale?” disse strizzandomi l’occhio.
Non le risposi, avevo già dimostrato abbondantemente che ne avrei fatto volentieri una scorpacciata.
Il gelato fu molto piacevole, passarono alcuni amici sia di Alessia che miei e sono sicuro che pensarono male ma avevamo avvertito i nostri coniugi che saremmo andati a mangiare un gelato fuori.
Mi arrivò un messaggio con una fotografia da parte di mia moglie. Il messaggio recitava “buono il gelato?” e la fotografia ritraeva Alessia e me seduti al tavolino della gelateria. In fondo al messaggio delle emoticons di una faccia scura.
Risposi subito a mia moglie: “lo sai come è Alessia ama i look estremi ma ti garantisco che abbiamo preso solo un gelato. Certo che di gente che non si fa i cazzi propri ce ne è in giro tanta!”.
Sapevo chi aveva mandato la foto, ad un tavolo vicino al nostro c’erano tre amiche di mia moglie che evidentemente avevano voglia di spettegolare.
Finito il gelato, erano quasi le 23, Alessia fece uno sbadiglio.
Al. “Mi riporti a casa che ho una scommessa da riscuotere?”
Em. “Aspetta devi ancora camminare fino alla macchina”.
Al. “Tiè” e scoppiò a ridere.
Avevo il sentore che la volta scorsa l’alcool avesse avuto un ruolo più importante di quello che gli avevo attribuito ed anche il fatto che non ero più una novità e che quindi lo sfizio se lo era tolto.
Squillò ancora il mio telefono, era arrivato un nuovo messaggio da mia moglie: “Accompagna Alessia e poi a casa dritto, ti telefono sul fisso fra 20 minuti”.
Alessia prese il telefono e lesse il messaggio a voce alta.
Al. ”Tua moglie teme che tu mi voglia scopare evidentemente” disse sogghignando.
Em. “Vorrà dire che pagherò pegno domani visto che evidentemente la scommessa la hai vinta tu”.
Arrivammo a casa di Alessia senza proferire verbo.
Parcheggiai la sua auto nel box quindi, senza nemmeno passare da casa, me ne andai a prendere la mia auto e mi avviai verso casa.
Passati 5 minuti che ero entrato suonò il telefono per una videochiamata. Era mia moglie che mi fece fare ispezione completa di casa per assicurarsi che fossi solo quindi partì in tromba dicendomi che le sue amiche le avevano dato della cornuta perché ero uscito con un “puttanone”. Lei spiegò che era tua cognata, che si vestiva sempre così e che era un gelato innocente ma qualche dubbio lo avevano. Poi mi disse, vero che quel vestito lo usa normalmente ma le scarpe assomigliano tanto a quelle che volevi prendermi su internet. Le feci notare che internet era un mare magnum e che chiunque poteva comprarsele anche nostra cognata che seppure non avvezza con l’informatica faceva acquisti senza problemi. Insomma mia moglie non voleva mollare il punto. Ci salutammo abbastanza incazzati l’un l’altro anche se non esplicitamente.
Avevo il cazzo duro che mi faceva male, Alessia lo aveva messo a dura prova con il suo look da zoccolona, mia moglie che mi conosce non aveva torto a pensare ma alla fine non avevo fatto nulla.
A mezzanotte suonò il videocitofono, era Alessia con il pacco in mano. Ovviamente le aprii.
Em. ”Che ci fai qui a quest’ora? Se ti vede un vicino sono rovinato mia moglie mi ha fatto un culo come una casa perché sono uscito a mangiare un gelato con te!”.
Al. “Ed avrebbe avuto ragione” aprì il pacco e la prima cosa che saltò fuori fu il dildo riscaldante e con il moviemento.
Al. “E questo? Sei un gran maiale” disse mettendomelo in mano.
Il dildo era scivoloso ed aveva un delizioso profumo di passera.
Em. “Ma lo hai usato!”
Al. “Certo che lo ho usato ho detto che sei un porco non che questo cazzo non mi è piaciuto, sei un gran porco, lo ripeto ma volevo ringraziarti”.
Lasciò cadere il pacco per terra e si slacciò il vestito che cadde al suolo. Non avevo ancora visto le sue tette rifatte, chi le aveva ritoccate aveva fatto uno splendido lavoro, erano appena più grosse, stavano su una meraviglia ma la forma era naturale. I capezzoli erano bruni e grandi ed i bottoncini dritti. Le saltai addosso tuffandomi su quelle mntagnole abbracciandola e facendole sentire la mia erezione.
Mi fermò.
“Em. “Fermo, ora comando io altrimenti sei sputtanato. L’ordine lo hai fatto tu e ci metto un minuto a dire a tua moglie e suo fratello che in mezzo a cose che ti avevo chiesto di prendere hai ficcato questo per cercare di portarmi a letto. Quindi ora farai tutto quello che dico io”.
Non avevo scelta. Mi fece spogliare nudo e dal pacco uscirono anche cose che non avevo preso io. In primis una gabbietta contenitiva.
Al. “Vedi di fartelo ammosciare poi mettiti questa, se non ci riesci entro 5 minuti ti riempio di calci nei coglioni fino a quando non ti si sarà ammosciato”.
Pensai a qualcosa di triste ed il mio amichetto sotto, anche temendo i calci di Alessia, si ritirò abbastanza da consentirmi di ingabbiarlo. Alessia prese subito la chiave
Al. “Questa la tengo io” e la mise nella sua borsetta.
Poi prese il cazzone color caffè e lo attaccò ad una porta ad una altezza giusta perché potesse penetrarmi.
Prese del gel che si era portata e mi disse
Al. “Mettiti a 90° davanti al dildo”. Mi spalmò abbondante gel infilando prima una poi due ed infine tre dita nell’ano facendo dei veloci avanti ed indietro. Poi mi fece girare ed inginocchiare.
Al. “Fagli un bel pompino, fai tutto quello che ti piacerebbe che ti facessi io”.
Em. “Ma io non ho mai fatto pompini, non ci stò” feci per alzarmi ma lei mi mise una mano sulla testa e mi disse
Al. “Emilio se ti alzi ti sputtano, qualsiasi cosa dirai non ti crederanno, l’unica prova è che il cazzone è stato comprato a nome tuo”.
Smisi di cercare di alzarmi ed inizia a fare quello che mi aveva chiesto. Il fallo era molto realistico e Alessia innescò la funzione scaldante, la temperatura era quella di un corpo umano, il materiale ricordava quello della pelle umana mi lasciai guidare dalla mano di Alessia e dalle sue parole. Me lo cacciò in gola e con la funzione movimento lo sentivo che andava avanti ed indietro come se un uomo mi stesse scopando in bocca quindi Alessia quando vide che stavo quasi per soffocare lo tirò fuori ed iniziò a schiaffeggiarmi sempre con il cazzo appeso alla porta. Con una mano mi spingeva verso di lui e con l’altra lo usava perdarmi i colpi”.
Al. “Ti piace? Voi uomini quando fate sesso amate farci questo trattamento, a volte ci piace ma a volte no tu di che partito sei? Dimmelo frocetto che il bello deva ancora venire”.
Mi lasciò andare, mi mise il tubetto di gel in mano.
Al. “Ora il tuo culo verrà stimolato così potrai provare anche tu cosa si prova, mettici il gel”.
Spalmai una abbondante dose quindi, obbedendo ad Alessia mi avvicinai ed indietreggiai dopo che lei aveva guidato la cappella sul mio buco. Anche grazie al trattamento che mi aveva fatto in precedenza scivolò dentro senza problemi. Entrò tutto e quando fui con le chiappe a contatto con la porta non indietreggiai più.
Al. “Allora cosa ne pensi? Ti piace prenderlo? Dimmelo”.
Em. “Si mi piace essere dominato e sbattuto da te, fai funzionare questo coso e sfondami del tutto il culo”
Al.”Oh bene era questo che ti volevo sentir dire, sei bisex e ti piace”.
Quindi con il telecomando in mano andò alla borsetta, prese la chiave della gabbietta dentro la quale l’uccello mi faceva malissimo cercando di entrare in erezione, e mi liberò. Poi iniziò con la velocità minima. Stavo attaccato alla porta per non perdere nemmeno un centimetro di quel cazzone che mi stava trapanando e la sensazione più psicologica che fisica era piacevole. Ero dominato da mia cognata che mi stava sfondando. Non esattamente la serata che mi ero immaginato ma qualcosa di molto più trasgressivo.
Alessia si accovacciò davanti a me ed iniziò a leccarmi il cazzo che una volta libero era cresciuto ad una dimensione che raramente aveva raggiunto in precedenza.
Al. “Vedo che il trattamento ti ha fatto bene e sei super eccitato”
Quindi si posizionò davanti a me e guidò il mio uccello nella sua passera che era fradicia di umori.
Al. “Datti da fare adesso”
Seguendo la velocità dei movimenti che Alessia aveva incrementato aggiungendo anche una vibrazione che mi faceva un massaggio prostatico, iniziai a pomparla attaccandomi alle sue enormi tettone pizziacandole i capezzoli dritti come chiodi ed a baciarla sul collo. Ogni tanto si girava e mi dava la bocca e pomiciavamo. Era una sensazione nuova ed un livello di piacere che non avevo mai raggiunto.
Lei cominciò a godere ed andò avanti per trenta quaranta secondi contraendo le pareti vaginali ed io esplosi dentro di lei. Essere in mezzo fra quell’aggeggio ed il corpo sinuoso di mia cognata mi aveva trasmesso sensazioni mai avute prima.
Lei si sfilò e si sedette sul divano a gambe larghe.
Al. “Vieni qua e completa l’opera”
Si fece leccare godendo ancora una volta spingendo la testa e mandando fuori la mia sborrata. Quando ebbe finito di venire si alzò e mi baciò in bocca facendosi passare parte della sborrata.
Ci mettemmo diversi minuti prima di riprenderci stravaccati sul divano.
Il culo mi bruciava per il trattamento ma non me ne fregava nulla, sarebbe passato mentre la sensazione che avevo provato sarebbe restata.
Alessia si fece una doccia e si asciugò, erano ormai le 3 del mattino. Prese il suo pacco, staccò il dildo dalla parete e lo mise nel pacco insieme al telecomando.
Al. “Grazie per il regalo, è splendido come anche tu hai potuto apprezzare, quando mio marito non ci sarà credo che mi terrà molta compagnia. Per la pulizia dei bagni ti aspetto fra qualche ora, devo anche fare il defilé e mi devi dire quali sono i capi che preferisci”
Uscì lasciandomi basito, ma speranzoso di un secondo round.

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