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10 – Come fui iniziato al sesso da mia madre e mia sorella (Parte 2)

By 26 Settembre 2023No Comments

Continuazione del racconto:

09 – Come fui iniziato al sesso da mia madre e mia sorella (Parte 1)

Il giorno seguente mia madre venne a ripetere l’operazione. Ero molto imbarazzato. Mi deterse la cappella dai residui della vecchia pomata facendomi sussultare ogni volta che la garza strusciava contro il glande. Dopo aver rimesso la pomata antibiotica sul glande, iniziò a farmi la sega. Purtroppo o per fortuna il mio cazzo al contatto con la mano si ingrossò immediatamente:
– Guarda un po’,… il leone si è svegliato,… accipicchia che bestia!
Dovette impugnarlo con tutto il palmo per continuare a segarlo. Ero in preda al panico non volevo farmi vedere con il pisello dritto da mamma e mi dava fastidio mostrarle che la cosa mi stava piacendo. Ero diventato tutto rosso e lei con la massima disinvoltura disse:
– Non essere timido, rilassati e goditi quello che sto facendo. Volgarmente si chiama sega ma è il modo con cui voi maschietti vi procurate il piacere. Si chiama masturbazione e diventerai un esperto in questa arte e sicuramente un sacco di ragazzine vorrebbero essere in questo momento al posto mio.
Continuò a massaggiarmi il glande per qualche minuto dicendomi che avrei dovuto farlo da solo e che non avrei dovuto preoccuparmi se, al termine del massaggio avessi visto fuoriuscire dal forellino un liquido biancastro. Visto che la sega aveva tolto del tutto la pomata antibiotica, prese una garza per pulirmi ma la fermai dicendole:
– Mamma ti prego non mi strusciare di nuovo la garza che mi irrita e mi fa saltare.
– Hai ragione la pelle del glande è sensibilissima, specialmente quella di un ragazzino che da quando è nato l’ha sempre tenuta coperta dal prepuzio.
Come se fosse la cosa più naturale del mondo prese in bocca la punta ripulendola con la lingua. Io sussultai,… era una sensazione nuova. Dopo essersi ripulita la lingua con il fazzoletto, mi rimise la pomata e se ne andò via dicendomi.
– Non ti ci abituare a questo trattamento, ci vediamo domani.
Per una settimana fui massaggiato due volte al giorno e spesso Lavinia assisteva alla sega facendo domande imbarazzanti alla quale mia madre non si sottraeva.
– Mamma ma perché diventa così grande e rigido?
– Se non diventasse così rigido non potrebbe mai entrare nella passerina! Per il fatto della grandezza, quello è un fattore genetico. C’è chi è alto, chi è basso, chi biondo, chi moro e anche le misure del pisello dipendono in parte dai geni: c’è chi lo ha piccolo e chi grande! L’importante è che sia rigido disse ridendo!
– Mamma vuoi dire che quel coso dovrebbe entrare nella mia patatina?
– No quel coso no! Ma quello del tuo ipotetico ragazzo, quando ne avrai uno, si. Ma lo farai solo quando avrai capito che quello è il ragazzo a cui vale la pena donare il velo che chiude la tua patatina.
– Mamma ma se anche quello ce l’ha grosso come il suo?
– Credo sia difficile, Stefano è fuori misura, comunque se anche fosse, sappi che la patatina è estremamente elastica e entrerebbe sicuramente. Soffriresti un po’ la prima volta ma poi la tua micetta si adatterebbe perfettamente alle sue dimensioni. Pensa che è sempre dal li che durante il parto escono i bambini!
– Mio Dio non voglio nemmeno pensarci,… sai che dolore!
– Su adesso non pensare a cose che chissà quando ti capiteranno. Piuttosto ringrazia la mamma che parla con te di queste cose e non sta a raccontarti le favole che i bambini li porta la cicogna!
– Come li porta la cicogna? Che vuol dire!
– Lascia perdere Lavinia! Fai finta che non ti abbia detto niente e scordati della cicogna. Queste sono favole che appartengono alla mia generazione!
Un giorno mentre Francesca era nel bagno a fare la treccia a Lavinia, entrai di corsa al gabinetto per fare pipì e lei si avvicinò per vedere come urinavo. Si accorse che non avevo scappucciato il pisello e mi fece fermare, prese il pene nella mano e tirandomi indietro la pelle disse.
– Ti ho detto che ogni volta che fai pipì devi far sempre uscire la testa, possibile che te lo sia già dimenticato?
Continuai a pisciare con il pisello tenuto scappucciato dalla mano di mamma. Al termine della minzione, mettendosi alle mie spalle incominciò a segarmi il pisello dicendo.
– Devi sempre scappucciarlo ricordalo! Poi con il tuo primo atto sessuale, quando lo inserirai nella patatina di qualche tua amica, sfregandolo contro le strette pareti della topina, il frenulo che il dottore non ha tagliato completamente ti si romperà del tutto e anche tu perderai la tua verginità! Non so se Alfredo abbia fatto bene a lasciartene ancora un pezzetto attaccato ma in fin dei conti si tratta della tua verginità! Non sarebbe stato corretto regalarla a un chirurgo.
Lavinia che vedeva la mano della mamma segarmi velocemente chiese senza un minimo di vergogna:
– Mamma posso massaggiarlo io?
Io rimasi esterrefatto dalla richiesta. Pensavo che certe cose non si sarebbero potute fare alla presenza di mamma, ma Francesca ancora una volta mi stupì.
– Se solo avessi provato a chiedere una cosa simile a mia madre – disse – mi avrebbe dato uno schiaffo e mi avrebbe messo in castigo. Invece penso che, visto che prima o poi dovrai “prendere in mano la situazione” e meglio che tu sia preparata e sappia come si faccia.
Infastidito dall’essere considerato una cavia un po’ imbarazzato dissi:
– Visto che dovrò sottopormi a questa prova non sarebbe meglio spostarci di la al posto di stare in piedi davanti alla tazza? Inoltre non avete nemmeno preso in considerazione il fatto che potrei non essere d’accordo a farle fare esperienza con il mio pisello.
Mentre ci spostavamo in camera, mamma che aveva preso Lavinia sotto braccio disse:
– Sentitelo il signorino! Avrebbe pure da ridire sul fatto che due belle ragazze come noi vogliano giocare un po’ con i suoi gioielli! Se proprio insiste ce ne andiamo subito!
– No,…no – disse Lavinia – non ce ne andiamo proprio per niente! Voglio imparare!
Mi fecero appoggiare alla spalliera del letto e, dopo avermi spogliato quasi completamente, Lavinia si posizionò alla mia destra mentre mamma che era mancina si mise a sinistra. In tutto ciò il mio cazzo non aveva dato cenno di cedimento, anzi svettava dritto contro la mia pancia. Mamma ammirandolo disse sospirando:
– Ahhh,… beata gioventù!
– Vedi Lavinia, questo obelisco minaccioso è posto proprio sopra al punto più vulnerabile di ogni uomo: le palle. Devi sapere che è li dentro che viene prodotto lo sperma che è il liquido che contiene gli spermatozoi. Sono poste al di fuori del corpo per tenerle a una temperatura leggermente più bassa. Quando giocherai con il pisello devi stare attenta a non colpirle.
Nel mentre parlava aveva impugnato saldamente il pisello e lo segava velocemente.
– Quando scendi con la mano stai attenta a non sbattere contro di esse altrimenti lo farai torcere dal dolore. Quando e se qualche ragazzo ti importuna, speriamo mai, l’unica difesa che hai è quella di sferrargli un calcio proprio li.
Lavinia prese il posto di mamma e cercò di impugnare il pisello come aveva visto fare. Incominciò la sega ma la sensazione era completamente diversa. Andava meccanicamente su e giù senza ritmo, a volte si fermava e non lo stringeva a sufficienza. Mamma rideva e facendola arrabbiare disse:
– Figlia mia se con il tuo ragazzo farai così, quello ti pianta subito!
Si era rabbuiata, non le piaceva essere derisa sulle sue capacità, poi vedendola in difficoltà le passai un braccio dietro la schiena accarezzandole il seno da sopra la maglietta. L’operazione fu notata da Francesca che sorridendo disse:
– Tieni a posto le mani, ricordati che questa è una lezione e Lavinia non è la tua ragazza!
Smisi di palpare il seno con il disappunto di Lavinia che aumentò il ritmo, ma impacciata se lo fece scappare dalla mano andandomi a colpire le palle.
– Ahiaa! stai attenta!
– Scusa non l’ho fatto a posta.
Mamma prese in mano la situazione mostrando a mia sorella qual’era la giusta velocità e come doveva stringerlo senza farmi male. Lavinia riprese la sega con maggior efficacia e proprio quando aveva preso il giusto ritmo, mamma, guardando l’orologio, disse:
– Adesso però andate a lavarvi e smettetela che sta arrivando papà e se ci trova così non sarebbe conveniente.
Dopo un mese di seghe quasi giornaliere, mamma smise di preoccuparsi per la salute del mio pisello. Il tempo passava e noi crescevamo a vista d’occhio. A quell’età pochi mesi trasformano un ragazzo in un uomo e una acerba ragazzetta in una fica galattica. Lavinia era diventata uno schianto! Bionda come la mamma, con il seno più grosso del suo e un culo sodo che riempiva perfettamente i jeans o i leggings che indossava. I suoi occhi blu erano due zaffiri che provocavano scariche di adrenalina se solo ti fissava con quel suo sguardo magnetico. Per me era rimasta sempre la Lavinia di sempre: la sorella che ogni fratello vorrebbe avere, complice, paziente, comprensiva e chiacchierona.
Durante la nostra crescita sessuale tanti episodi sono stati determinanti e in molti di questi e sempre stata presente nostra madre.
Ricordo ancora come avvenne la mia prima eiaculazione. All’incirca un anno dopo l’inizio della mia attività masturbatoria, mamma, venne a sedersi accanto a me sulla panca della palestra e cingendomi da dietro, facendo sentire la presenza del suo seno sulla schiena disse:
– Allora ometto come va? Non devi dirmi niente?
La notte precedente mentre sognavo di scopare una mia compagna, mi trovai a vivere il sogno con una tale realtà che nell’atto di penetrarla fui preso da un calore pazzesco e ebbi la sensazione di fare la pipì. La mattina quando mi sveglia trovai i lenzuoli e il pigiama bagnati. La cameriera rifacendo il letto doveva sicuramente aver riferito qualcosa a mamma.
– Mamma non so cosa possa essere capitato! Ti assicuro che prima di andare a letto ero andato in bagno!
– Sciocchino! – disse lei – Hai avuto la tua prima polluzione! Possibile che durante la masturbazione non sei mai venuto?
– Vedi mamma dopo un po’ che mi masturbo sento che il cuore mi batte forte e avverto un calore che incomincia a avvolgermi e mi fermo!
– Sei proprio un imbranato! Vediamo di risolvere il problema. Tua sorella dov’è?
– E’ andata a giocare a pallavolo – dissi.
– Bene è meglio non averla fra i piedi. Spogliati e vai a farti la doccia. Uscito dalla doccia mi fece sdraiare sul letto con l’accappatoio, prese il pisello in mano che in un attimo raggiunse il suo massimo turgore. Versò su di esso alcune gocce di olio Johnson e cominciò a segarmelo con una determinazione che non avevo mai sperimentato. La sega mi faceva perdere il controllo, ricordo che con la mano andai a cercarle la passera e lei mi lasciò fare, incominciavo a sudare e a tremare come una foglia. Mamma si mise in ginocchio e, mentre mi segava, dolcemente mi accarezzava le palle. Vibravo come una corda di chitarra e mi contorcevo in preda a spasmi di godimento sussurrando frasi sconnesse:
– Bastaaa,… sssiiiiii,… oddio,… fermati,…
– Mamma, dall’alto della sua esperienza, come avvertì che gli spasmi del corpo stavano aumentando annunciando l’imminente venuta, disse:
– Porca miseria,… i lenzuoli appena cambiati! In un lampo prese in bocca il glande un secondo prima che iniziassi a venire. Fu una sensazione meravigliosa, continuò a segarlo sempre tenendolo ben stretto in bocca. Ansimavo in preda alle convulsioni. Aspettò che terminassi la mia prima eiaculazione e si sdraiò accanto a me!
– Bravo il mio ragazzo! Finalmente è diventato un uomo! Come se non fosse successo niente mi spiegò l’accaduto sorvolando sul fatto che aveva bevuto il primo sperma di suo figlio; poi con un bacio sulla guancia, mi sussurro:
– Ricordati di asciugarti i capelli che prendi il raffreddore!
Era proprio una mamma fenomenale! Ovviamente la sera raccontai tutto a Lavinia dicendole che anche io ero diventato un uomo. Volle immediatamente festeggiare. Aspettammo che mamma e papà fossero andati a letto e poi volle a tutti i costi vedere che aspetto avesse lo sperma. Tutti nudi c’infilammo nel letto e iniziammo a masturbarci reciprocamente. Lei era appoggiata con la testa sul mio petto contemplando il cazzo che stava masturbando. Io le accarezzavo il suo splendido culetto, inserendo le dita in mezzo alla passera.
– Cerca di trovare il grilletto alla svelta diceva.
– E’ una parola – risposi – per te e più facile il mio anche un cieco lo troverebbe. Qui non si capisce niente fra il pelo, le grandi e piccole labbra,…
– Non fare lo stupido,… eccoooo,… lo hai trovato, non fartelo scappare. Massaggialo delicatamente in modo circolare. Pianooo! Non essere irruento! Bagna il dito con la saliva.
Mentre mi dava istruzioni continuava la sega che, non osai dirglielo, non era minimamente paragonabile a quella che poche ore prima mi aveva regalato mamma! In compenso la sua fichetta aveva incominciato a secernere umori con i quali lubrificavo il dito che massaggiava il grilletto. Lavinia smise di segarmi perché stava godendo troppo dalla stimolazione del mio dito.
– Sssiiiiii!…Continuaaaa!… Bravoo!…Non ti fermare…
Stavo attento a non spingere perché ogni volta che lo facevo interrompevo l’estasi. Era entrata in trance ripeteva in continuazione:
– Oh mio Diooo!… Oh mio Diooo!… Oh mio Diooo!…Mmmmhhh!
Sembrava un disco rotto. Poi strinse le cosce fortemente imprigionandomi la mano e,…
– Ssssiiiiiiiiiiii,…. cosììììììììììììììì,… vengooooooo!
La lasciai un attimo tranquilla sempre con la mano infilata fra le coscie. Poi con serenità e ridendo la richiamai all’ordine dicendo:
– Ma non volevi vedere come era fatto lo sperma? Intanto che ti riprendi mi fai sentire che si prova a toccare l’imene?
– Fai pure fratellino, però stai attento a non romperlo.
Con il dito entrai nella fichetta completamente bagnata fino a toccare una cosa di una consistenza elastica. Spinsi leggermente e Lavinia inarcò di colpo la schiena sottraendosi al dito.
– Che cazzo fai, vuoi sverginarni con un dito?
– Scusa Lavi, volevo sentire quanto era duro.
Riprese l’opera masturbatoria ma, un po’ per il fatto di essere già venuto, un po’ per la sua scarsa dimestichezza la cosa stava andando per le lunghe. Poi raffermandomi nella convinzione che aveva una marcia in più rispetto a me disse:
– Adesso ti faccio una cosa che ho sentito negli spogliatoi della palestra.
Si mise a cavalcioni e prese a strusciare la fica sopra il cazzo che, in questo modo, si trovava schiacciato fra la mia pancia e la sua fica. Fece in modo di divaricarsi le labbra della passerina e come il clitoride strusciò sul cazzo iniziò a godere in una maniera incredibile! I suoi gemiti si stavano facendo sempre più rumorosi tanto che dovetti tapparle la bocca per paura che svegliasse mamma e papà. Con la promessa di stare zitta le tolsi la mano dalla bocca e quella pazza scatenata incominciò a strusciarsi in maniera forsennata. Intanto, mentre le accarezzavo i seni leccandole i capezzoli, sentivo montare l’orgasmo. Il calore sentito prima incominciò a pervadere il corpo, i muscoli iniziarono a contrarsi e Lavinia si tirò su con il busto pronta a cogliere l’attimo dell’eiaculazione. Fremendo, mentre mia sorella aumentava il ritmo, uno spruzzo di sperma mi centrò sul collo seguito da altri schizzi che fecero la stessa fine. Lavinia smontò da cavallo, strinse il cazzo segandolo velocemente e rimase ad ammirare la fuoriuscita dello sperma. Caddi in catalessi e per un momento mi estraniai da tutto: Lavinia parlava ma io non l’ascoltavo. Quando mi ripresi vidi che aveva le dita impiastrate di sperma e guardandomi con i suoi occhioni blu diceva:
– Chissà che sapore avrà?
– Assaggialo – dissi io.
– Si ma solo se lo fai anche tu.
– Ma tu sei matta, non ho nessuna intenzione di assaggiarlo.
Senza darmi ascolto si leccò le dita e assaporandolo come farebbe un sommelier, sentenziò:
– Ha un sapore strano,… è salato!
Appurato che non si trattava di veleno leccò le gocce che avevo sul collo e poi con naturalezza mi dette un bacio sulla bocca. Io ingenuamente risposi al bacio e in un attimo mi ritrovai lo sperma in bocca.
– Ti ho fregato! Disse ridendo!
Arrabbiato la misi di traverso sulle ginocchia e iniziai a sculacciarla: il suo culetto sodo aveva ancora il segno del costume.
-Schiaff,… schiaff,… schiaff!
– Smettila che li svegli!
Andammo insieme a lavarci e poi mi fermai a dormire nel suo letto. Mentre stavo infilandomi il pigiama disse che voleva dormire abbracciata a me completamente nuda e che avrebbe messo la sveglia in maniera di rivestirci quando mamma sarebbe venuta a svegliarci. Spesso dormivamo insieme ma mai nudi.
Quella notte mi addormentai con le tette appoggiate sul torace e pensai a quanto sarebbe stato fortunato il ragazzo che l’avrebbe presa.
Con il passare del tempo io e mia sorella eravamo diventati complici se non veri e propri amanti. Sperimentavamo sul nostro corpo tutte le fantasie che ci passavano per la testa. Man mano che crescevamo cambiavamo abitudini, modi di vestire, amicizie e fidanzati; ma non passava sera che non stavamo insieme a raccontarci le nostre avventure. Aveva sostituito le mutande bianche sportive con una serie di perizomi con i quali girava per la camera con sopra una canottiera che a stento conteneva le sue morbidissime e grandiose tette. Una volta prese dall’armadio di mamma un paio di calze autoreggenti nere, un completo di pizzo sempre nero e, calzate un paio di decolleté tacco 10, sempre prese dall’armadio di mamma simulò l’outfit con il quale aveva deciso di perdere la verginità.
– Lavinia – dissi – vestita in questo modo sembri un troione! Tu sei bella al naturale! Non hai bisogno ne del rossetto ne del trucco! Così conciata sembri un mascherone. Hai la fortuna di avere dei capelli e degli occhi che da soli ti fanno somigliare a una Dea! Per non parlare dei pochissimi peli che hai sulle gambe. Anche quando non ti fai la ceretta non si notano! Che dire poi del pelo biondo che hai in mezzo alle gambe, sei una bionda integrale. Faresti drizzare il cazzo anche a un omosessuale. Non hai bisogno di queste stronzate!
– Dici davvero Stefano?
– Certamente – risposi – Piuttosto quand’è che avresti deciso di avviare la torta?
– Veramente è un pezzo che Giacomo, il ragazzo con il quale esco, vuole scoparmi. Sono combattuta perché avevo pensato di farlo con te per la prima volta ma poi ho avuto dei ripensamenti. Il tuo cazzo è quasi il doppio rispetto a quello di Giacomo; se la faccio rompere a lui poi con te sarebbe come essere sverginata un altra volta. Prenderei due piccioni con una fava e soffrirei di meno.
– Veramente, Lavinia, prenderesti due fave con una passera!
Sbottò a ridere e mi saltò in braccio avvinghiando le sue lunghe gambe intorno al corpo. Io non potei fare a meno di sostenerla per il culo e rotolammo insieme sul letto.
– Adesso mettiti comodo perché prima di darla via c’è ancora una cosa che devo perfezionare. In un attimo fummo entrambi nudi e come al solito prese lei l’iniziativa.
– Devi fare una cosa per me, fratellone. Ieri, mentre ero nello spogliatoio sentivo parlottare due ragazze: dicevano che farsi leccare la passera è cento volte più gustoso di farsi scopare. Ora io non so cosa si provi a scopare però questa sera sperimentiamo il sesso orale.
Per convincermi strusciò le sue tette sul torace baciandomi lentamente. Con la mano destra accarezzava il torace, l’addome, la coscia e infine ritornava ad accarezzarmi il torace. Dopo vari giri e carezze di questo tipo decise che era arrivato il momento di impugnare il cazzo.
– Vedi Ste’, non devi avere fretta, quando tu lo farai a me prima di toccarmi la passera con le dita devi far passare come minimo dieci minuti. Devi fare come ho fatto con te, devi farmi morire dalla voglia, solo quando mi agiterò e cercherò di portarmi verso la tua mano allora accarezzerai il mio sesso.
Aveva cominciato a masturbarmi. Ormai era diventata esperta e baciandomi su tutto il corpo mi dette il primo bacio sul glande facendomi fremere dal desiderio. Mi tornava alla mente la volta in cui lo fece mamma con la scusa di non sporcare i lenzuoli e pensai che in fondo l’aveva fatto anche perché probabilmente le piaceva.
– Stefano questo coso è decisamente grande non riesco a prenderlo in bocca…
– E tu prendilo fino a che puoi – risposi.
Lavinia ogni tanto smetteva di tenerlo in bocca e chiedeva se mi piaceva e cosa avrebbe dovuto fare.
– Lavinia, che cazzo ne so cosa devi fare, so soltanto che il calore della tua bocca mi sta facendo impazzire. Me lo chiedi come se Barbara mi prendesse in bocca l’uccello quando stiamo insieme! Tu continua a leccarlo perché quando fai mulinare la lingua sulla cappella mi fai morire.
– A proposito ma la tua ragazza l’ha vista la proboscide che ti ritrovi in mezzo alle gambe?
– No, lo ha soltanto toccato da sopra i pantaloni e spesso ci si struscia con la fica quando pomiciamo.
– E che aspetti a farglielo vedere? Io quello di Giacomo l’ho preso in mano da un pezzo!
Parlare con mia sorella era come parlare con il migliore degli amici! Non la ringrazierò mai abbastanza per il tempo che abbiamo passato insieme. Continuando a leccarmi il pisello decise di misurare con le dita quanto fosse lungo l’attrezzo e vide che stringendolo dalla base e mettendo tutte due le mani una sopra all’altra non riusciva a coprire tutto il pene perché ne usciva fuori un bel pezzo.
– Ste’ quando impugno il cazzo di Giacomo con tutte e due le mani lo faccio sparire, tu hai un bazooka al posto del cazzo.
Fatta la misurazione spalancò la bocca e lentamente cercò di ingoiare quanto più cazzo fosse possibile. Lo fece lentamente e sentivo il suo fiato uscirle dal naso. Poi prese la misura di dove fosse arrivata la sua bocca e misurando la parte restante si accorse che ne aveva ingoiato solo cinque dita!
– Ma come fanno le puttane ha infilarselo tutto in bocca? La testa del tuo pisello mi è arrivata al palato provocandomi il vomito. O io ho la bocca piccola o tu hai un cazzo enorme!
– Lavinia che vuoi che ti dica io non lo so. Quando mi faccio la doccia ho notato che i miei compagni sono più piccoli di me ma non è che sto li a misurarli. Probabilmente hai la bocca piccola!
– Sei uno stronzo, adesso ti faccio vedere se ho la bocca piccola!
Si rituffò sul pisello ma nonostante l’impegno e gli sforzi, la cappella urtando contro il palato le procurava lo stimolo del vomito facendola desistere.
– Lavinia smettila, se proprio vuoi saperlo mi piace di più quando giochi con la lingua sulla cappella che quando te lo infili tutto in bocca.
– Davvero? Allora ti accontento subito.
Prese a strusciarmi la lingua sul glande aumentando il ritmo della sega e smise di parlare. Ne approfittai per mettere le mani in mezzo alle sue cosce toccandole la fica e il buchino posteriore. Con il dito bagnato dai suoi umori presi a massaggiarle l’ano e lentamente cercai di penetrare lo sfintere. Questa mossa non fece che aumentare il mio piacere. Mi lasciai andare dicendole che stavo per venire. Lavinia aumentò la velocità della sega chiedendomi cosa dovesse fare e io, ricordandomi quello che aveva fatto mamma, dissi in preda all’orgasmo,…
– Ingoiaaaaa!
Fece appena in tempo a posare le labbra sul pene che le riempii la bocca. Un po’ ne scivolò fuori andando a finirei sulla pancia ma la maggior parte era finita in bocca a Lavinia. Si alzò per andare in bagno a sputare quando la fermai dicendole di ingoiare. Al suo diniego la bloccai distendendola a pancia sopra. Non potendo parlare mi fece capire che non aveva intenzione di ingoiare, e io, prendendola in contropiede dissi:
– Adesso cara sorellina devo renderti il favore. Allargando le cosce iniziai a baciarle la passera. Era la prima volta che lo facevo, dapprima incontrai difficoltà per via dei peli, poi, passato il primo momento di sbandamento, le divaricai le labbra e cominciai a leccare.
– Mmmmmhhhh,… mmmmmhhhhh,… – mugugnava-.
Inserivo la lingua all’interno fino a toccare l’imene. Con la bocca piena di sperma continuava a mugugnare, ma la voglia di alzarsi per andare a sputare era passata. Anzi, per facilitarmi il compito, divaricò per bene le cosce posando i piedi sulle mie spalle. Ricordandomi che la zona più sensibile era il clitoride, con la lingua lo scappucciai e inizia a succhiarlo come se fosse un nocciolo di ciliegia. Lavinia vibrò come se fosse stata attraversata dalla corrente e finalmente parlò:
– Aaaaaaahhh,… bastardo che non sei altro, mi hai fatto ingoiare tutto,… mmmmmmmhhhhhhh,… adesso guai a te se stacchi la lingua da dove l’hai messa.
Si contorceva come un biscia stringendomi con le cosce la faccia e il collo, dalla sua fichetta incominciarono a uscire umori che raccolsi con l’indice della mano. Continuando a succhiare il clitoride inserii il dito nella fica fino a sentire la membrana dell’imene; lei non disse niente, era come in trance. Approfittai per inserirle dolcemente l’indice nel suo buchetto posteriore. Ricordandomi di come la fece strillare il ginecologo lo feci lentamente e appena la falange superò lo sfintere emise un flebile “aio” senza smettere di godere, anzi mi esortò a continuare:
– Siiiii,… continua,… se ti fermi ti uccido,… mi fai morireee…!
Il culetto sembrava spingere contro il mio dito, mi prodigai in un avanti e indietro che sembrava apprezzare molto. Urlando come un ossessa ebbe un orgasmo travolgente e mi staccò dalla sua fica.
Rimasto con il dito piantato nel suo sederino non sapevo che fare. Lei era immobile sul letto. Una volta rientrata in se disse:
– Me lo togli quel dito dal sedere per favore?
– Guarda che pochi istanti fa ho avuto la netta sensazione che godessi a averlo infilato in quel posto!
– Si, è vero! Sei stato fantastico, stronzo, ma fantastico! Che bisogno c’era di farmi bere tutto lo sperma, ne hai fatto un secchio!
– Lavinia guarda che per me è stata una novità e se escludi la prima volta con mamma questo è il primo vero pompino che ricevo!
– Caro gemello oggi hai avuto la dimostrazione che se riesci ha far godere una donna come hai fatto con me puoi farle di tutto. Quando mi hai infilato il dito nel sedere ero in preda all’estasi e ho solo provato piacere! Quando Barbara deciderà di darti la fica ricordati di usare la lingua come hai fatto con me prima di distruggerle l’imene con la tua proboscide. Sei stato super! Quelle due ragazze avevano proprio ragione,… penso che da questa notte la tua lingua non servirà più solo per parlare.
– A proposito, sorellina, non ho niente in contrario a ripetere l’esperienza, solo che ho un pelo attaccato sul palato che mi da un fastidio micidiale, vedi un po’ se riesci a toglierlo?
Con pazienza e facendomi quasi vomitare riuscì a togliermi il pelo e, come se avesse risolto un equazione di secondo grado disse:
– Adesso capisco perché quelle due troie che giocano a pallavolo con me hanno la fica depilata! Hanno soltanto una striscetta sopra il pube. Bisogna provvedere!
– Si, e che dici a mamma,… che te la sei pelata per fartela leccare?
– Non essere sciocco posso sempre dire che mi escono i peli dal costume e che non voglio farmi prendere in giro! In fin dei conti anche lei ce la depilata.
– Non me lo dire,… mamma per me è un incubo! Ogni volta che entro in camera sua e la trovo in accappatoio a spalmarsi la crema sulle gambe mi si drizza il pisello. E bionda come te ma decisamente più curata. Ha una triangolino appena visibile che mi fa uscire di testa!
– Porcello che non sei altro vorresti scoparti mamma?
– Non posso scordarmi di quando mi masturbava,… senza offesa Lavi, rispetto a te è come paragonare Maradona con un giocatore di serie C.
– Grazie del complimento, la prossima volta fatti massaggiare l’uccello da Maradona!
– Non te la prendere, non volevo offenderti, tu per me non sei la sorella ma l’amico con il quale confidarsi. Sei bellissima, il mio compagno di banco non fa altro che chiedermi che mutande porti, se dormi con il pigiama come hai le tette,… è entrato in fissa con te, non lo sopporto più. A scuola sei senza dubbio la più bella! Barbara si è messa con me perché pensava che tu fossi la mia ragazza e se una topa come te stava con uno come me voleva dire che valevo qualcosa. Eppure l’effetto che mamma ha su di me è qualcosa che esula da ogni logica! Tu non hai mai pensato di fare l’more con papà?
– Si ci ho pensato, ma papà è troppo serio e vecchieggiante! L’abbiamo sempre visto poco, soltanto di sera e durante le vacanze; non abbiamo la stessa confidenza che abbiamo con mamma.
– Lavinia quando esco con mamma, mi accorgo che la gente la guarda con lussuria! Si girano a guardarle il sedere, se entra in un posto affollato la gente smette di parlare per guardarla. Quando cammina sembra sfilare. Ogni movimento che fa sembra fatto da una ballerina di danza classica. Quando mi viene a prendere in palestra i miei compagni fanno apprezzamenti su di lei e non su le altre mamme! Tu sei bellissima hai un culo che parla, due tette da sballo, i capelli simili ai suoi e gli stessi occhi blu; quando usciamo insieme, però, non vedo negli sguardi della gente quella carica erotica che è presente quando guardano mamma! Mi piacerebbe tanto se fosse lei a farmi conoscere l’amore.

Continua…

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