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11 – Come fui iniziato al sesso da mia madre e mia sorella (Parte 3)

By 27 Settembre 2023No Comments

Continuazione del racconto 10 – Come fui iniziato al sesso da mia madre e mia sorella (Parte 2)

Finalmente anche per Lavinia arrivò il fatidico giorno. Approfittando di una gita scolastica Giacomo l’aveva scopata. Quella sera subito dopo cena, non vedemmo nemmeno la televisione per la frenesia che aveva di raccontarmi quello che era successo. Come al solito vestita solo con i calzini, il perizoma e una canottiera iniziò a raccontarmi come si erano svolti i fatti.
– Ora ti racconto per filo e per segno cosa è successo. Giacomo ha scambiato la camera con Luigi che era l’unico a dormire da solo. Dopo essere stati tutti quanti in camera mia e di Alice a bere vodka, un po’ brilli siamo tornati in camera sua. Quando ha visto che mi stavo spogliando è rimasto a bocca aperta. Prima di allora mi aveva palpato i seni da sotto il maglione e mi aveva toccato la passera ma sempre con la gonna o con i pantaloni calati. Quando mi ha visto in perizoma e reggiseno mi è saltato letteralmente addosso! In un attimo eravamo nudi. Appena il tempo di scambiarci due colpi con la lingua e già avevo fra le mani il suo cazzo. Non lo avevo mai sentito così duro! Per farlo arrapare ancora di più l’ho preso in bocca e ho cominciato a leccarlo,… poi facendomi coraggio ho fatto un bel respiro e ho cercato di ingoiarlo finché potevo. Devo dire che le sue misure sono decisamente normali e sono riuscita a prenderlo in bocca quasi tutto. Poi la cappella mi ha toccato la gola e per poco non rimettevo tutto l’alcool che avevo bevuto. Giacomo è stato alquanto imbranato, mi massaggiava i seni e il clitoride ma non gli è venuto in mente di leccarmi la passera.
– Potevi dirglielo – dissi io -.
– Stefano sono cose che una ragazza non chiede, siete voi imbranati che dovreste farlo spontaneamente , comunque mi ha fatto mettere a pancia all’aria e ha incominciato a strusciarmi il pisello sulle labbra della fica,… che goduria! Se vuoi saperlo avere la fica massaggiata dal cazzo è una sensazione meravigliosa! Con la cappella ha cominciato a divaricare le piccole labbra e, strusciandola avanti e indietro mi ha fatto morire dal piacere, pazzesco! Poi per due o tre volte ha provato a inserirlo dentro andando a spingere sull’imene e ho sentito prima fastidio poi dolore. A quel punto con le mani ho portato le cosce sul busto esponendo per bene la passera alla sua vista e al suo cazzo. Giacomo ha infilato la cappella,… la sentivo premere sull’imene. Devo aver tremato, un po’ per il fatto che avevo le gambe in quella scomoda posizione, un po’ per la paura del dolore. Ha dato una spinta e,… Madonnina che dolore! Mi sono mossa e il suo cazzo è uscito. Lo ha prontamente rinfilato e questa volta da vero stronzo ha dato una spinta molto più forte, quasi con violenza,…
– AAAAAAAAAAIIIIII! PORCA TROIA!
Ho sentito come uno strappo e ho avuto l’impressione che il suo cazzo si fosse incastrato nella mia patatina.
– Ahi,… ahi,… ahi,… fermati un attimo!
Giacomo era spiazzato e non sapeva cosa doveva fare, stava per tirarlo fuori quando mi sono ricordata dei consigli che mi aveva dato un’amica. Si era raccomandata di non tirarlo fuori ma di dare il tempo alla passerina di abituarsi all’intruso. Devo dire che Giacomo dopo quel colpo di maglio si è comportato bene. E’ rimasto fermo, ho abbassato le cosce e siamo rimasti per qualche minuto immobili a gustarci la nuova sensazione. Poi lentamente ha continuato a spingere fino a che non ho sentito le palle sbattermi sulla fica. A quel punto si è tirato indietro facendomi male e, con una certa brutalità, lo ha spinto di nuovo dentro. Devo essere sincera, questo dentro e fuori le prime volte mi ha provocato un po’ di dolore, ma niente di insopportabile, poi però ogni volta che entrava e usciva il suo coso mi strusciava sul clitoride e ho incominciato a sentire un calore invadermi il corpo,… un po’ come quello che sento quando mi lecchi la patatina. Sono andata incontro alle sue spinte godendo come una pazza. Stavo andando in orbita e me la sono goduta, purtroppo mi sono ricordata che quel coglione non aveva messo il preservativo e avevo paura di rimanere incinta. Facendogli notare quanto era stato sciocco a non procurarsi i preservativi con una spinta me lo sono scrollato di dosso e gli ho fatto una sega. Il suo cazzo aveva una strisciolina rossa di sangue da una parte. Ero riluttante a prenderlo in bocca perché era tutto imbrattato dei miei umori e non aveva un odore gradevole. Mi sono fatta coraggio e ho imboccato la cappella. Come ha sentito le labbra mi ha riversato in bocca spruzzate di sperma che mi hanno colpito il palato. Ho continuato a segarlo sputando sul cazzo tutto il liquido che mi riversava in bocca. Sono corsa in bagno a lavarmi e mi sono accorta che mi uscivano degli umori leggermente rosati. Caro fratellino tutte le storie del sangue che fuoriesce durante l’atto della deflorazione sono tutte cazzate. Quando ho il ciclo ne esce molto di più rispetto a quando ti si rompe l’imene.
Tornata a letto lui è andato in bagno a lavarsi e, in pochi minuti, aveva di nuovo l’arnese dritto pronto per il secondo round. Gli ho detto che non sarebbe stata una buona idea perché poteva avere nell’uretra ancora tracce di sperma e non volevo rischiare. Abbiamo continuato a masturbarci fino a quando ha provato a infilarmelo nel sederino. Che bastardo! Non lo facevo così intraprendente!
– Lavinia – dissi io – hai un culo che parla! Se non ci avesse provato sarebbe stato un coglione!
– Cazzo mi aveva appena rotto la fica e voleva rompermi anche il sedere?
– Ti avrebbe fatto il servizio completo – dissi ridendo!
– In verità ci ha pure provato,… ha appoggiato la cappella sul forellino e senza delicatezza ha provato a spingere ma il dolore è stato troppo forte e l’ho mandato a quel paese. Bene fratellino adesso che ti ho raccontato come sono stata sverginata che ne diresti di andare a controllare con i tuoi occhi e dirmi che si vede?
Nei nostri giochi Lavinia tante volte mi aveva fatto vedere la sua patatina e insisteva nel saper come era fatto il suo imene,… una volta tenendosi ben divaricate le labbra della vulva ha voluto farsi fare una foto del suo imene con il telefono per tenerla per ricordo. Conoscendola e sapendo che non mi avrebbe lasciato in pace finché non le avessi ispezionato la fica l’accontentai. Mentre stavo per sfilarle il perizoma si accorse che il mio cazzo era duro e mi era uscito dalle mutande.
– Brutto porcello, ti sei eccitato al racconto della mia prima scopata! Guarda qua, è tutto bagnato e,… pronto all’uso!
– Smettila Lavinia, non provocarmi!
– Hai ragione, dimmi com’é si è trasformata la patatina dopo la visita del suo primo cazzo.
– Sei matta da legare – dissi ridendo!
Come una bambina disciplinata aveva divaricato le gambe tenendo con le mani le cosce sul busto. La prima cosa che notai è che sotto era completamente depilata.
– Così hai deciso di dare aria alle passera togliendole la pelliccia e mettendola al fresco!
– Si ma come hai visto non è servito a nulla e non è stata baciata dalla fortuna!
– Più che dalla fortuna direi,… non è stata baciata dalla lingua di Giacomo!
– Su fai il tuo lavoro e dimmi che si vede.
– Lavi ti ricordi che il tuo imene era una membrana completamente attaccata ai lati e nel mezzo aveva due tagli longitudinali? Ora a sinistra non c’è più niente e a destra è rimasta una mezzaluna attaccata alla parete laterale. A sinistra sono rimasti due piccolissimi pezzetti di pelle uno in alto e uno in basso.
– Da bravo, prendi il telefono e fai una bella foto.
– Tu sei proprio matta – le risposi.
Fatte le foto Lavinia mi fece notare che il mio cazzo era un obelisco e che non accennava a calmarsi e che era quasi il doppio come circonferenza rispetto a quello di Giacomo.
– Lavinia – risposi – mi hai appena raccontato di come sei stata sverginata e delle porcate che hai fatto insieme al tuo ragazzo, mi hai fatto ispezionare la tua fichetta appena deflorata e non contenta me l’hai fatta fotografare e mi chiedi perché ho il cazzo dritto? Se ci fosse qui Barbara la sverginerei in un attimo!
– Sciocco c’è qui la tua dolce sorellina che adesso si prenderà cura di questo missile che ti ritrovi!
– Lavinia non scherzare!
– Non scherzo affatto! Da quando Giacomo mi ha fatto la festa non sogno altro che scopare con te!
In un attimo ero completamente nudo, Lavinia mi aveva preso in bocca l’uccello e stava facendomi un pompino con i fiocchi. Cercai di farle presente che non avevo i preservativi e lei staccando le sue morbide labbra dalla mia cappella, guardandomi con quegli occhioni blu, disse:
– Sono mesi che sono nel mio comodino e aspettano solo di essere indossati da questo cazzo mostruoso! Rilassati e goditi il pompino! Mise così tanto passione nel pompino che pensai che si doveva essere ben allenata con Giacomo. La sua lingua si dava da fare sul glande ma il suo impegno era quello di inghiottirne il più possibile. Nonostante i suoi sforzi metà del cazzo non voleva proprio saperne di entrarle in bocca.
– Guarda Lavinia che se continui così tra poco ti riempio di sperma…
– Stai tranquillo che è proprio quello che voglio! Ho sentito da Alice che se ti faccio sborrare la scopata successiva dura più a lungo!
– Allora mi confermi che Alice è proprio una troia!
– Troia,… vacci piano con queste affermazioni,… è una a cui piace scopare! Secondo il pensiero maschile anche io sarei una troia…
– Oddio,… le basi ce l’hai,… prometti bene!
– Se non fossi il mio caro fratellino te l’avrei già staccato a morsi!
Continuò a passarmi la lingua sul glande mentre con la mano mi segava. Sicuramente si era allenata con quello di Giacomo perché aveva un buon ritmo e lo stringeva con forza senza farmi male. Tutto questo ebbe l’effetto di farmi venire. Un po’ perché eccitato dal racconto della sua prima scopata, un po’ perché mi accingevo a scopare per la prima volta, venni come mai mi era successo. Non feci lo stronzo e all’acme dell’orgasmo le dissi:
– Lavi,… sto venendo, vengooooo…!
Mia sorella non si fece cogliere impreparata, aumentò il ritmo della sega e accolse il primo spruzzo con naturalezza. Al quarto spruzzo incominciò a tossire senza mai staccare le labbra dalla cappella. Mi aspettavo da un momento all’altro di vedere fuoriuscire dalle labbra il mio liquido biancastro, quando inaspettatamente, vidi il suo gozzo muoversi e inghiottire tutto ciò che aveva in gola. Continuò a leccarmi l’uccello fino all’ultima goccia lasciandolo completamente pulito.
– Stefano per poco non mi fai strozzare! Ma quanta ne fai? Giacomo ne fa molta meno,… devi farti vedere da un medico non sei normale!
– Che cavolo ne so di quanta ne fanno gli altri,… erano tre giorni che non mi masturbavo e poi tu con i tuoi racconti mi hai fatto eccitare…
– Sei un grande comunque, io mi lamento perché gli spruzzi mi colpiscono il palato all’improvviso ma sapessi quanto sono contenta di farti felice e di svuotarti le palle!
– Poi dici che non devo chiamarti troia…
– Si sono la tua troia! Ma solo tua. Adesso vedi di darti da fare e fai il tuo dovere, come al solito non hai capito che se mi sono depilata la passerina, l’ho fatto solo per te,… per far piacere alla tua lingua per farla scorrere beatamente senza l’impiccio dei peli. Segui attentamente quello che ti dico. Adesso mi distendo con la pancia sopra questi due cuscini e tu potrai deliziarti del mio culo e della mia fichetta. Comincia a fare quello che sai e quando te lo dico mi infilzi con il tuo uccello senza indugi.
– Lavinia volevo dirti che la tua fichetta mi sembra un po’ piccolina, sei sicura che Il mio coso entri in questa fessura?
– Tu attieniti a quello che ti dico. Starò a pancia sotto e non avrò la possibilità di sottrarmi alla penetrazione neanche se volessi. Tu inserisci la cappella fra le labbra e poi affondalo senza indugio. Non farti impietosire se mi senti lamentare o se ti dico di toglierlo, vai fino in fondo e fermati soltanto quando l’avrai infilato tutto. Hai capito bene?
– Speriamo bene – risposi – messa in questo modo sembra più un esercizio che una scopata, contenta tu…
– Smetti di usare la lingua per dire stronzate e mettiti all’opera.
Lavinia con la canottiera e completamente nuda dalla cintola in giù, senza neanche i calzini, si sdraiò con la pancia sui cuscini divaricando le cosce e mettendo in evidenza un culo da favola. Aveva il segno del costume e mi fece tornare duro il cazzo in un attimo. Poi quel ciclone di sorella che ne sa sempre una di più del diavolo vide bene di rialzarsi dicendo:
– La nostra prima scopata voglio farla senza preservativo! Fra due giorni dovrebbero tornarmi le mestruazioni e io sono un orologio. Comunque tu cerca di controllarti e vedi di non combinare casini!
– Grazie per la fiducia – risposi.
– E’ che voi maschi dite…dite… ma poi, alla fine dei fatti, siete una massa di imbranati!
Si distese sui cuscini mettendo in bella vista il suo mappamondo. Incominciai ad accarezzarle le gambe risalendo in alto sulle cosce per arrivare al sedere che in questo momento era l’apice del triangolo formato dal suo corpo. Dai piedi si saliva fino al culo per poi discendere fino alla testa. Mi misi a cavalcioni delle sue gambe distendendomi con il torace sulla sua schiena fino a lambirle il collo con le labbra. La leccavo lentamente dalla schiena fino all’orecchio. Contemporaneamente le mani, infilandosi sotto la canottiera, si erano impossessate dei seni e le dita avevano incominciato a massaggiare i capezzoli. In un secondo si sfilò la canottiera per facilitarmi il compito. Il cazzo si era incuneato fra le cosce e sembrava voler esplodere da un momento all’altro. Il sangue affluiva nel pene facendolo pulsare. Continuavo a titillarle i capezzoli, baciando la schiena fino ad arrivare ai lombi. Qui mi fermavo e con i denti mordevo alternativamente la chiappa destra e la sinistra avvicinandomi sempre di più alla passerina. Quando ormai era convinta che avrei posato le mia labbra sulla vulva, deludendola scendevo in basso e le leccavo le cosce e le gambe fino ai piedi. Una volta arrivato lì, piegando la gamba sulla coscia prendevo l’alluce e cominciavo a succhiarlo prima delicatamente e poi con vigore mordicchiandolo. Lavinia era in estasi, dalla sua bocca non uscivano che sospiri e lamenti di goduria. Mi divertivo a massaggiarle le dita dei piedi tirandole delicatamente come se volessi staccargliele. Fra i sospiri mi sussurrava:
– Stefano ti adorooo,… mi stai mandando in orbita…
Ripresi a baciarle gambe e cosce. Ponendo le mani sul culo le divaricai leggermente le chiappe mettendo in mostra la topina piena di umori. Con le dita cercai il clitoride, una volta scappucciato cominciai a massaggiarlo con movimenti circolari. Un sospiro più forte mi fece capire che stava entrando nella condizione in cui si perde la cognizione del tempo e dello spazio. Divaricò maggiormente le cosce inarcando la schiena e mettendo a mia completa disposizione il suo sesso. Il messaggio mi arrivò chiaro e inequivocabile,… voleva la mia lingua! Non la delusi e la inserii immediatamente nello spacco delle sue labbra cercando di spingerla più a fondo possibile.
– Ssssssiiiiiiiiiii,… così!
Poi lentamente la tirai fuori dalla passera e la posai sul bottoncino che non aspettava altro. Le papille raspavano il clitoride facendola gemere. Dovetti più volte tapparle la bocca perché i suoi gemiti rischiavano di farci sentire. Visto che ormai non c’era più l’impedimento dell’imene infilai il medio completamente nella vulva fino ad arrivare a toccare l’utero. Era una sensazione bellissima che faceva aumentare il turgore del mio pene. Iniziai a muovere il dito avanti e indietro e dopo un po’ ne infilai anche un altro. Lavinia era una lago, sembrava che avesse preso la scossa perché a un certo punto prese a vibrare tutta e strinse le cosce bloccandomi le dita nella fica.
– Uuuuuhhhhhhmmmmm,… ssiiiiiiiiiiiiiiiiiiii,… cazzo che meraviglia!
– Tutto ok? – chiesi.
– Si,… dammi solo 10 secondi e ricomincia.
Gli umori fuoriusciti dalla fica avevano bagnato il cuscino e la macchia che si era formata era la prova lampante della sua goduria. Ripresi a leccare la topina mentre con la mano mi segavo l’uccello che non vedeva l’ora di farsi la prima scopata. Mi venne l’idea di sperimentare una cosa che avevo visto fare in un porno. Spostandomi verso l’alto, la lingua incominciò a leccare il perineo fino ad arrivare alla rosellina del suo buchetto. Con non poca riluttanza la passai per bene sull’ano. Devo dire che la sensazione non fu spiacevole. La mia gemella odorava di passera anche li e non si sentivano odori strani. In compenso lei gradì la novità spingendo ancora più in alto il culetto. A quel punto inserii due dita nella fica e cominciai a muoverle avanti e indietro. Lavinia cercava di soffocare i gemiti nel cuscino. La leccata del suo buchetto le piaceva assai. Presi coraggio e con la punta della lingua forzai lo sfintere spingendola dentro…
– Siiiiii,… cazzo quanto e bello,… dove hai imparato queste cose brutto porcello? Quanti porno ti sei visto senza di me? Continua,… ti prego non ti fermare!
Il movimento delle dita si fece sempre più veloce e visto che la fica non smetteva di gocciolare, ne inserii un terzo. Era talmente in estasi che non se ne rese conto. Con la punta della lingua entravo e uscivo velocemente dal suo ano mentre con le dita le stavo scopando la fica. A un certo punto incominciò a vibrare e disse:
– Coraggio Stefano scopami, infilami il cazzo dentro e goditi la mia fica!
– Fu come vedere il semaforo verde. In un attimo misi la cappella fra le sue chiappe strusciandola lungo la sua fessura. Con il glande cercavo di divaricare le piccole labbra. Mi aiutai con le mani divaricandole e puntando la cappella sull’ostio. La sproporzione era enorme ma la punta si incuneò dilatando l’entrata. Il liquido del mio uccello e i suoi umori entrarono in contatto rendendo il cazzo estremamente scivoloso. Come il pene fu in posizione detti una spinta vigorosa cercando di far entrare la cappella…
– AAAAAIIII!… Cazzo che doloreeee,… è entrato?
– La cappella è entrata ma,… solo quella!
– Coraggi trafiggimi con la tua spada!
Afferrai saldamente i suoi fianchi e spinsi di nuovo l’uccello dentro.
– AHIAAAAA!… AHI,… AHI,… AHI!
Nel tentativo di far entrare il cazzo avevo sentito un forte dolore al frenulo ma la frenesia della prima scopata fece passare in secondo piano il dolore. Ritirai indietro leggermente l’uccello e spinsi ancora. Lavinia si era messa la canottiera in bocca per non gridare e si agitava convulsamente sotto di me come se il cazzo le procurasse la scossa. Spinta dopo spinta la vagina si stava dilatando e alla fine sentii la cappella sbattere contro l’utero. Lavinia si contorceva come una biscia.
– Lavi, mi sa che sono arrivato,… non posso andare oltre!
– Lo sento mi stai toccando l’utero. Fermati per favore,… non ti muovere, facciamola abituare…. mi hai sventrato con la tua bestia.
Ogni piccolo movimento le procurava dolore.
– Vuoi che lo tolga da dentro?
– Sei matto se lo togli non avrei il coraggio di riprenderlo. Diamole tempo di adattarsi, se è fatta per far uscire i bambini saprà sopportare anche il cazzo che li deve generare, anche se si tratta del tuo obelisco! Comunque adesso ci giriamo, voglio stare sopra per condurre la danza, ho troppa paura di farmi male se spingi troppo!
Lentamente stando ben attenti a non farlo uscire rotolammo sul letto e lei si ritrovo con la schiena sul mio torace. Sempre rimanendo immobile le afferrai i seni incominciando a massaggiarli con le dita. Questa stimolazione fu gradita perché la sentii più rilassata. Aveva posato i piedi sulle mie cosce e sentivo che le sue chiappe si stavano rilasciando. Sentendomi in colpa per il dolore procuratole, con la mano destra andai a cercare il clitoride massaggiandolo delicatamente. Improvvisamente si sciolse tutta e il dolore incominciò a diminuire. Mentre procedevo con il ditalino lei aveva incominciato a muoversi. Stando ben attenta a non farlo scappare aveva iniziato a scoparmi. La sensazione era bellissima, quando lo infilava dentro sentivo la pelle del prepuzio tirarmi, ma il calore della passera me lo faceva gonfiare ancora di più. I suoi movimenti erano impacciati e decise di cambiare ancora.
– Stefano non riesco a muovermi bene, mettiamoci sul fianco così staremo più comodi.
Detto e fatto. In questo modo assecondavo i suoi movimenti solo che qualche volta, preso dalla foga andavo a sbattere contro l’utero facendola soffrire. Poi non smentendosi volle fare alcune prove. Mi disse di fermarmi appena toccavo l’utero. Con la mano andò a toccare il cazzo e si accorse che non era entrato tutto.
– Ste, ma quanto cazzo ce l’hai lungo, un pezzo è rimasto fuori e la cappella mi sbatte contro l’utero.
– Lavinia, ma ti pare di metterti a fare queste considerazioni, stiamo scopando non facendo una ricerca per la scuola!
Si mise a ridere e la risata contribuì a sciogliere ancora di più la tensione e finalmente ebbi la netta sensazione che non aveva più ne paura ne dolore. Uscì fuori la Lavinia coraggiosa che cominciò a scoparmi con un buon ritmo. Ogni tanto qualche urletto glielo facevo fare quando, preso dalla foga, spingevo con maggiore energia. Scopare era una cosa fantastica e stavo giusto gustandomi la mia prima scopata quando mi ricordai di stare attento a non venire dentro. Feci giusto in tempo a toglierlo di corsa che lo sperma si depositò sul culo e sulle cosce.
– Oddio Lavinia! – Dissi preoccupato.
– Che è successo? – rispose lei.
Togliendo il cazzo dalla fica mi ero accorto che era tutto sporco di sangue e anche in mezzo alle cosce Lavinia si era sporcata. Andammo di corsa in bagno per capire cosa fosse successo. Una volta lavato mi accorsi che il filetto che ancorava la pelle del prepuzio si era rotto e aveva sanguinato e, mentre lo disinfettavo con l’acqua ossigenata, urlando per il bruciore, Lavinia, seduta sul bidet, mi diceva che anche dalla sua vagina usciva del sangue. Una volta tornati sul letto Lavinia volle che esaminassi per bene la sua vagina come avevo fatto in precedenza.
– Lavinia, la vuoi sapere una cosa?
– Dimmi – rispose -.
– Il tuo imene è sparito completamente. Quella semiluna che era rimasta attaccata su un lato non c’è più. Ci sono rimasti solo due minuscoli pezzettini attaccati.
– Cazzo mi hai arato la fica con il tuo obice! Se penso a quanto mi hai fatto soffrire te lo staccherei a morsi!
– Non dire queste cose, io non ho colpa! Non è colpa mia se sono fatto così! Prenditela con mamma!
Lavinia, vedendo che stavo per rabbuiarmi mi strinse forte appoggiando le sue enormi e morbide tette sul torace e sentenzio:
– Scherzo, anche se mi hai fatto soffrire, lo rifarei anche subito. Alla fine, quando il piacere ha preso il sopravvento, il tuo coso mi ha regalato sensazioni meravigliose che quello di Giacomo non mi ha fatto provare.
La mattina Lavinia, lasciandosi cadere sulla sedia della cucina, emise un urletto che richiamò l’attenzione di nostra madre:
– Che hai fatto gioia mia?
– Niente mamma, non ti preoccupare, ho sbattuto con il ginocchio contro la gamba del tavolo!
Poi guardandomi e strizzandomi l’occhio, mentre mamma era intenta a preparare la colazione mi sussurrò:
– Ieri mi hai sfasciato la passera con quella bestia che ti ritrovi! E’ tutta arrossata e ho la sensazione di averlo ancora dentro. Chissà quando tornerà normale!
La prima scopata della vita, per me come per tutti, decretò il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Però dentro di me avevo la sensazione che ancora mancava qualcosa. Averlo fatto con la propria sorella era come non averlo fatto. Dovevo buttarmi e farlo anche con Barbara. Più facile a dirsi che a farsi. Fino a quel momento ero riuscito a farglielo toccare una sola volta. L’occasione capitò durante la settimana bianca. Il mio compagno mi lasciò la camera libera e le amiche di Lavinia, da lei imbeccate, fecero bere più del dovuto Barbara. Giunti in camera incominciammo a pomiciare e con pazienza la spogliai. Prima la felpa, poi la maglietta lasciandola con il reggiseno di tipo sportivo. Toglierle i jeans fu più difficoltoso perché non era molto convinta di quello che stava per fare. Con pazienza, dopo aver preso possesso del suo seno, averlo massaggiato e dopo aver ricoperto di baci ogni centimetro della sua pelle, finalmente la zip dei pantaloni si aprì mettendo in evidenza un paio di caste mutandine bianche. Approfittai del fatto che per sfilarli stava togliendosi le scarpe e mi spogliai rimanendo in maglietta e boxer. Barbara, rimasta con le sole mutande, si infilò insieme a me nel letto. Avevo posizionato una camicia sulla lampada del comodino per tenere la stanza nella penombra. Mi adagiai sul suo corpo facendole sentire il pisello sul ventre.
– Stefano ma quanto è grande il tuo coso? E’ durissimo!
– Non ti preoccupare e pensa a godere. Ricordandomi quanto sperimentato con mia sorella, lai baciai su tutto il corpo, in particolare sui capezzoli. La mano si infilò nelle mutande ed ebbi la conferma che stavo comportandomi bene. Aveva tutto il pelo bagnato. Con il dito cercai il bottoncino e iniziai a giocarci mandandola in paradiso. Appena capii che non si sarebbe opposta mi fermai per sfilarle completamente le mutandine e con un rapido movimento tolsi anche le mie. Tornai a baciarla sulla bocca mentre con la mano continuavo a giocare con il clitoride. Senza fretta portai la sua mano sul cazzo suscitando un sospiro di meraviglia. Mentre lo stringeva fra le dita disse:
– Ste, ma che bestia hai?
– Vuoi vederlo per bene?
Mentre pronunciavo queste parole alzai il piumone facendoglielo ammirare per la prima volta in piena erezione!
– Madonnina mia che sberla! Tu sei matto se pensi di infilarlo nella mia fessura! Sono vergine, non voglio finire all’ospedale…
Mentendo le risposi:
– Anche io sono vergine e sarà bellissimo farlo insieme, tutte le persone che si amano lo fanno, vedrai sarà bellissimo.
Mentre i dubbi la tormentavano, le spiegai come farmi una sega e, nonostante l’inesperienza, iniziò subito con un buon ritmo e una giusta stretta. La lasciai fare mentre si era posizionata per vederlo meglio. Lo rimirava da tutte le parti, affascinata dal prepuzio e dalla cappella che si era ingrossata a dismisura. Sembrava una massaia che al mercato guarda la merce da comprare, toccandola per vedere se vale la pena comprarla. Sicuramente era il primo che prendeva in mano ed era curiosa, così come lo era stata Lavinia, di conoscere l’oggetto del desiderio di ogni donna. La sua attenzione si spostò sui testicoli e con l’altra mano li palpeggiò saggiandone la consistenza.
– Li fai attenzione perché le palline sono molto delicate, non schiacciarle!
– Proprio palline non direi! – Rispose.
Ricordandomi che se volevo scopare mi dovevo dar da fare, a malincuore fermai la sega e mi dedicai a darle piacere. La feci stendere a pancia sopra e, concentrandomi, come mi aveva insegnato Lavinia, cominciai a leccarla dal collo alle caviglie sempre passando dai seni. Aveva dei piedini microscopici rispetto a quelli di mia sorella e mi accorsi che le piaceva da matti quando con la bocca le succhiavo l’alluce. Alla fine venne il momento di assaggiare la sua piccola fica. Era veramente piccina! Anche lei, come Lavinia, sotto era depilata e cominciai a leccarla come se fosse il coperchio di un cornetto Algida. Vibrò come un diapason e la sua topina si bagnò come le foglie di mangrovia nella foresta pluviale. Le divaricai le piccole labbra e spinsi la lingua a cercare l’imene. Anche io, come lei, esploravo il mio oggetto del desiderio. La lingua però non trovò nessuno ostacolo e dentro di me, con la mentalità di un uomo dell’altro secolo, pensai subito che mi avesse detto una bugia e che non fosse vergine! Spinsi un dito dentro e non trovai niente sentii le strette pareti della sua vagina ma niente di più. Approfittando del fatto che Barbara era entrata in trance e i suoi gemiti fra poco si sarebbero sentiti anche in corridoio, le divaricai per bene le labbra della fica e, come Lavinia mi aveva fatto fare tante volte, vidi che il suo imene altro non era che un cercine concentrico con un buco in mezzo più largo del mio dito che aveva due piccoli tagli alle ore due e alle ore nove. Barbara si accorse di queste manovre e in preda al godimento mi sussurrò:
– Che fai vuoi sverginarmi con le dita?
Mentendo, risposi che non avevo mai visto una vagina dal vivo e volevo vedere come era fatto l’imene. Un dubbio però mi assaliva: Barbara aveva una fica veramente piccola, ancora più piccina di quella di Lavinia che nonostante fosse stata visitata dall’uccello di Giacomo patì le pene dell’inferno per accogliere il mio pene. Barbara però tutte queste cose non le sapeva e decisi di fare tutto con naturalezza. In fin dei conti la vagina è fatta apposta per accettare il pene dell’uomo. Imbrogliando la mia coscienza ritenni che era arrivato il momento di scopare per la prima volta con una donna che non fosse mia sorella. Barbara, per impietosirmi, disse che se volevo mi avrebbe fatto un pompino; ma io, con fare di chi la sa lunga, misi un cuscino sotto il suo culo facendole poggiare i piedi sulle mie spalle. In questo modo però le gambe erano troppo strette e non riuscivo a vedere bene l’apertura della topina. Optai per divaricarne una soltanto e appoggiai la cappella sullo spaccheto. Ricordandomi delle parole di Lavinia strusciai diverse volte con la cappella sul clitoride facendo impazzire di piacere Barbara. Fu proprio nel momento in cui era in preda al godimento che, approfittando del fatto che la cappella si era impuntata proprio sull’apertura, detti una spinta forte cercando di entrare.
– Ahiaaaaa! Porca troia! Che cazzo di dolore! Sfilalo immediatamente.
Le presi con entrambe le mani le cosce tirandole verso l’alto e impedendole ogni movimento spingendo ancora di più l’uccello all’interno.
-AAAAAAAAAAIIII! STRONZO HO DETTO TOGLILO!
Con un guizzo felino si sottrasse alla penetrazione sferrandomi un pugno sul torace. Ero riuscito a inserirle dentro solo la punta e le avevo procurato tutto quel dolore. Ero sgomento in preda al panico. Non sapevo cosa fare e cosa dire.
– Sei un testa di cazzo! Mi volevi sventrare con quel coso? Non potrà entrare mai, tu sei anormale, stupida io che ci ho provato. Stavo per mettermi a piangere, sapevo che la seconda volta l’avevo spinto apposta con la speranza che se fossi riuscito a infilarlo, dopo si sarebbe abituata, ma mi resi conto che avevo fatto una bastardata. Mi riempì di insulti e quando si accorse che le cosce si erano sporcate di sangue si incazzò ancora di più. Mi disse che ero uno scherzo della natura! Nemmeno nei film porno aveva visto attrezzi simili. Ciliegina sulla torta, una volta lavata e rivestita, prima di sbattere la porta per tornare in camera sua disse:
– Se proprio vuoi scopare, sai dove lo devi ficcare il tuo cazzo? Nella fica di tua sorella!
Il morale era già a pezzi ma queste parole finirono per metterlo sotto terra.

Continua…

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