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12 – Come fui iniziato al sesso da mia madre e mia sorella (Parte 4)

By 28 Settembre 2023No Comments

Continuazione del racconto 11 – Come fui iniziato al sesso da mia madre e mia sorella (Parte 3)

Dopo la brutta esperienza avuta con Barbara mi ero convinto di non essere normale. Lavinia mi stette accanto e, per sollevarmi il morale la sera veniva a dormire con me prodigandosi in seghe e pompini. Purtroppo il mio umore era cambiato e mamma ben presto se ne accorse. Continuava a chiedermi se stessi male, se avevo problemi a scuola, se fossi triste per un motivo particolare. Io rispondevo evasivamente e evitavo di restare solo con lei perché mi vergognavo di dirle il motivo della mia amarezza.
– Una sera, mentre ero sulla panca ad allenarmi e Lavinia correva sul tapis roulant, con decisione mi disse:
– Devi smetterla di prenderla in questo modo! Lascia perdere quella stronza di Barbara che ha la fica più chiusa di un ostrica, si merita di rimanere da sola e non di essere scopata da un cazzo come il tuo! Esci dal tuo torpore, buttati nella mischia! Sai quante ragazze mi chiedono di te? Piaci un sacco e non fanno che chiedermi se sei fidanzato, che hobby hai, se ti piace andare al cinema e se sei affidabile o se sei solo un farfallone! Hai un fisico da paura, sei simpatico, anzi eri simpatico prima di cadere in questo stato, hai preso la patente, che cos’altro può volere una ragazza di meglio?
– Essere scopata da un cazzo normale – risposi.
Lavinia s’incazzò come una bestia, incurante del fatto che i nostri genitori stavano per tornare, spense il tapis roulant e mi raggiunse sulla panca. Aveva un completo rosa super aderente composto da un top e da una mutandina sgambata. Con mal garbo si sfilò il top e si mise a cavalcioni sulle mie gambe mettendomi le tette sulla faccia. Guardandomi fisso con i suoi occhi azzurri che sprizzavano decisione mi baciò appassionatamente come non aveva fatto mai. Quando si staccò dalle mie labbra mi disse:
– Adesso la devi finire con questa storia del cazzo!
Si alzò dalla panca solo per sfilarsi il pezzo di sotto rimanendo con le mini mutande con cui si allenava. Mi fece sdraiare sulla panca e con decisione tornò a cavalcioni su di me, questa volta dandomi le spalle. Mi sfilò in un colpo solo pantaloncini e mutande facendomi alzare le gambe. Poi sdraiandosi completamente sul mio corpo mi mise la fica in faccia e impugnando il cazzo con tutte e due le mani iniziò a segarlo.
– Lavinia – dissi – guarda che da un momento all’altro tornano a casa mamma e papà!
– Non me ne frega un cazzo! Stai zitto e usa la lingua in altro modo!
Quando parte per la tangente non la ferma nessuno. E’ come cercare di fermare un Frecciarossa che viaggia a trecento chilometri orari. Mi ritrovavo in faccia il pezzettino di stoffa che era entrato in mezzo alle labbra della fica bagnato fradicio di sudore. Pensai che era inutile farle notare quel piccolo particolare perché in quel preciso momento aveva imboccato la cappella e la stava leccando come se fosse un enorme gelato. Lungi da me l’idea di distoglierla da quella operazione, con le mani spostai la parte centrale delle mutande tirandola di lato su una chiappa e iniziai a leccare la passera. Probabilmente anche lei aveva in bocca qualcosa di sudato, Dopo le prime lappate, immediatamente cominciai a sentire l’inconfondibile sapore della sua fica. Era la prima volta che facevamo queste cose in un posto che non fosse il letto e tutta la situazione non fece altro che eccitarmi. Lavinia aveva la fissazione di spingere il cazzo il più possibile dentro la gola. Chissà questa idea chi gliela aveva messa in testa, probabilmente quella troia di Alice, la sua amica. Non c’era verso di farla desistere, nonostante i conati insisteva nel voler inghiottire tutto il cazzo. Non le dissi niente e lei, vista l’impossibilità di riuscirci, iniziò a segarmelo impugnandolo con tutte e due le mani e tenendo in bocca solo la cappella. Leccavo la sua patatina; ogni tanto le stringevo fra le labbra il clitoride succhiandolo come fosse una mentina. In quei momenti la mandavo in orbita! Approfittando del fatto che eravamo da soli, si lasciava andare a gemiti di godimento che si sarebbero sentiti anche al piano di sotto. Era la prima volta che facevamo il famoso 69 e devo dire che in questa posizione avevo la fica e il culo veramente a mia disposizione. Mentre la leccavo potevo strofinare la punta del naso sul buchino posteriore. Avevo poggiato entrambe le mani sui glutei e dopo aver lubrificato il pollice con i suoi umori lo spinsi nell’ano senza incontrare nessuna resistenza. Lo mandavo avanti e indietro facendola godere. Il buchino era sempre stretto però aveva ceduto subito e lei non si era nemmeno lamentata. Mentre le succhiavo il clitoride stimolandole l’ano con il dito, Lavinia incominciò a vibrare cercando di stringere le cosce, non potendo farlo per via della posizione e della panca si sdraiò completamente su di me toccandomi i piedi con le mani e rimase in catalessi per qualche secondo. Io mi fermai e, poco dopo, mi trovai il volto bagnato dai suoi umori.
– Come cazzo si fa a non stare con uno come te! Barbara e proprio una ragazzina stronza, non sa cosa si perde! Sei buono, bello, bravo e non sei stronzo come la maggior parte dei maschi!
– Cambiamo argomento – le dissi.
– Certamente, cambio subito argomento.
Si alzò, prese dall’armadietto l’olio con cui si imbrattava sempre le gambe e con quello mi unse tutto il pisello. Poi si passò le mani unte d’olio sulla patatina e senza pensarci su, guardandomi in faccia con aria di sfida si mise a cavalcioni sul cazzo così lubrificato e imboccò la punta sull’apertura delle piccole labbra. Avevo il pene duro come il travertino. Spingeva lentamente sulla cappella cercando di farla entrare.
– Au, au, au, mmmmh.
Si lamentava ma non desisteva, la faceva uscire un poco e poi la rimetteva dentro. Ogni volta che si abbassava un pezzetto del mio cazzo entrava dentro di lei .
– Au,… au,…aaaai! – diceva mentre spingeva – vediamo chi la vince!
La cappella era stretta fra le pareti della vagina e, nonostante fosse lubrificata, faceva fatica ad avanzare. Si lamentava e potevo vedere la sofferenza sul suo volto. Doveva amarmi alla follia se stava facendo questo per me. Un po’ alla volta lo spazio che il pene conquistava all’interno della vagina sembrava accoglierlo più facilmente. Era come se lo avessi infilato fra due pagine di un libro incollate. Lentamente si stavano scollando. Lavinia era impegnata nello sforzo e mi domandavo se tutto questo fosse normale. Nei film porno, gli attori infilavano il pene nella fica dell’attrice iniziando subito a scopare facendole godere. Va bene la finzione scenica, però Lavinia non solo non godeva ma stava soffrendo. Come al solito la mia adorata sorella parve leggermi nel pensiero:
– Sciocco non ti preoccupare dei mie lamenti, appena sarò riuscita a farlo entrare il dolore sparirà lasciando il posto al piacere. Fra un sospiro e un gridolino lentamente il cazzo arrivò a toccare l’utero e Lavinia, come se si fosse trattato di un rodeo alzò le braccia al cielo gridando:
– Evvaiiiii! Sei mio bel cazzone,… finalmente ti ho sconfitto!
Feci garbatamente notare che non stavamo a giochi senza frontiere e quella sarebbe dovuta essere una scopata, ma lei presa dall’eccitazione e contenta di aver finalmente dominato l’uccello era al settimo cielo. Lentamente si sfilò il cazzo della fica facendolo uscire e contenta come una Pasqua lestamente se lo rimise dentro. Questa volta in poco tempo arrivò a fine corsa e Lavinia super felice incominciò a scoparmi sempre più velocemente. Non so se godeva di più per la scopata o per il fatto che stava convincendomi che anche io avrei potuto svolgere una vita sessuale normalissima. Continuava a lamentarsi ogni volta che la cappella sbatteva sull’utero ma, poco a poco, prendendo bene le misure e lasciandone fuori un pezzo, scivolava sul mio cazzo come un pistone nel suo cilindro. Continuava a lamentarsi ma questa volta erano lamenti goduriosi. La sua fica incominciava a secernere umori che facilitavano la scopata. Si accorse del bagnato che c’era fra i nostri sessi e come un furetto smise di scopare e corse in camera lasciandomi esterrefatto sulla panca. Non feci neanche in tempo a chiederle che fosse successo che era già tornata. Aveva fra le mani la bustina di un preservativo che ruppe con i denti.
-Se non ci fossi io che penso anche per te chissà che faresti! Questa volta voglio farti venire dentro di me.
Scartato il preservativo me lo infilò; tenendolo fermo sulla cappella con la mano sinistra, con la destra lo srotolò fino al sottile cordoncino di lattice che segna la fine.
– Stefano tu sei proprio speciale, il preservativo è finito e hai quasi due dita di cazzo non coperte! Quando lo metto a Giacomo non riesco a srotolarlo tutto. Questa e la riprova che sei XXXL!
– Lavinia, questo coso mi stringe il pisello come non mai!
– Ci credo, è fatto per cazzi come quello di Giacomo, e il tuo è il doppio di larghezza!
Si rimise a cavalcioni infilandoselo nella fica e, forse per l’olio del preservativo o forse per il fatto che aveva la vagina dilatata entrò senza troppi problemi. Si mise a scoparmi di buona lena mentre mi godevo il calore della fica. Alzando le mani le toccavo i seni massaggiandole i capezzoli: ero in paradiso, sentivo l’avvicinarsi dell’orgasmo. Mentre ero sdraiato sulla panca pronto a venire Lavinia interruppe l’idillio.
– Senti gemello, che ne diresti di finirla di fare lo stronzo e di collaborare?
– In che senso?
– Nel senso che mi fanno male le gambe a forza di fare su e giù adesso cambiamo posizione e ti metti a fare il maschio vero e mi scopi per benino…
Scese da cavallo e si distese a pancia sotto sulla panca, poi, ripensandoci, si alzò, sciolse i capelli e prese l’elastico con il quale li aveva legati. Con estrema naturalezza me lo mise sul cazzo. Prese la misura con le mani e posizionò l’elastico spingendolo fino a quindici centimetri dall’inizio della cappella dicendomi:
– Adesso voglio che mi scopi con tutta la rabbia che hai in corpo! Fai finta che io sia Barbara e non aver pietà di me! Solo una cosa: inseriscilo fino all’elastico altrimenti mi fai male.
– Tu sei proprio matta! Ne sai una più del diavolo! Ma queste stronzate dove le leggi? Hai il manuale della perfetta scopata oppure anche questo te l’ha suggerito quella porca di Alice?
– Lascia stare la mia amichetta che non è porca e scopami. Si rimise a pancia sotto e, come mi aveva chiesto, la inforcai senza troppi riguardi facendola sussultare. Preso da una foga animalesca inizia a scoparla a ritmo sempre più sostenuto facendo attenzione all’elastico. Più andavo veloce e più lei gradiva, sentivo che stava per venire perché dalla fica il cazzo usciva sempre più bagnato, sentivo il suo respiro farsi più affannoso, i suoi gemiti aumentare d’intensità mentre il mio corpo andava aumentando di temperatura preannunciando l’imminente orgasmo. In un attimo, mentre lei urlava tutto il suo piacere venendo incontro al mio cazzo, io detti tre o quattro spinte incredibili, facendola urlare e venendo come un fiume in piena! Eravamo venuti tutti e due all’unisono. Mi accasciai sul suo corpo, sentivo la vagina che continuava a vibrare come se si aprisse e chiudesse ritmicamente. Mentre esausti eravamo uno sopra all’altra, sentimmo dal piano di sotto la voce di nostra madre che ci chiamava. Non so se sia stato più veloce io a chiudermi nella sauna o lei a entrare nella doccia. So soltanto che un secondo più tardi mamma entrò dicendo:
– Ma ancora state così? Io e papà abbiamo preso le pizze, sbrigatevi che vi si freddano!
Passarono i giorni ma il mio umore non migliorava. Pensavo a cosa sarebbe successo se mi fossi trovato un altra volta nella situazione capitata con Roberta. Lei sarebbe stata paziente e determinata come Lavinia o mi avrebbe nuovamente rifiutato? Mia sorella mi voleva troppo bene e per me si sarebbe gettata nel fuoco, ma un’altra ragazza come l’avrebbe presa? Si sarebbe lasciata penetrare? Questi dubbi non facevano altro che peggiorare il morale e mamma si accorse del mio malanimo.
Un pomeriggio io e mamma eravamo soli in casa. Lei stava facendo la sauna quando entrai nella doccia senza accorgermi di lei. Lei uscì dalla sauna e s’infilò di corsa sotto la doccia per rinfrescarsi.
– Scusami Stefano ma non ce la facevo più! Ho esagerato con i tempi! Era di una bellezza mozzafiato, nonostante due figli aveva una pancia piatta e un seno pieno, ero rimasto imbambolato a guardarla. Francesca percepì l’imbarazzo e in un attimo fece una cosa che mi fece trasalire in tutti i sensi. Mi abbracciò stretto stretto facendo aderire il seno al torace e, con un movimento fulmineo, apri tutta l’acqua fredda. Una cascata gelata ci investì in pieno! Stavo per sottrarmi al getto quando Francesca sempre stringendomi con forza mi riportò sotto il getto impedendomi la fuga. L’unica cosa positiva, mentre boccheggiavo per il freddo, era quella che nonostante avessi il corpo di mamma francobollato sul mio, l’acqua gelida impediva al cazzo di tirare su la testa. Cominciò a baciarmi mentre cercavo di evitare l’acqua fredda, poi leccandomi l’orecchio mi sussurrò:
– Finché non mi dirai che ti sta capitando ti lascio qui sotto a morire di freddo insieme a me.
– Dai mamma non fare così, non ho niente!
– Va bene, vorrà dire che questa sera nel Campari di tuo padre metterò le tue palle al posto del ghiaccio perche finché non mi dici che ti è successo te le lascio qui sotto a congelare!
– Cazzo mamma ma tu non hai freddo?
– Vuoi provocarmi e vedere chi molla prima? Non ti conviene…
– Va bene, hai vinto tu, chiudi l’acqua per favore!
– Mi dirai quello che ti assilla?
– Si,…siiiiiii,… ma chiudi questa cazzo di acqua fredda!
Mamma chiuse il rubinetto, ero tutto congelato e tremavo dal freddo.
– Che femminuccia che sei! Non lo sai che il freddo tonifica e rassoda la pelle?
– Più che tonificare direi… che congela la pelle!
Mi infilai l’accappatoio mentre Francesca si asciugò con un grande telo che poi, come sanno fare solo le donne bloccò sopra i seni. Mentre mi asciugavo i capelli con il phon, lei avvolse i capelli in un asciugamano facendo un turbante sulla testa. Prese in mano il phon e si mise ad asciugarmi i capelli come faceva quando ero piccolo. Chissà perché non voleva che andassi in giro con i capelli bagnati. Finito di asciugarmi i capelli mi abbracciò da dietro facendomi sentire le tette sulle spalle e con le mani accarezzandomi il torace sussurrò.
– Eccolo qua il mio ometto che da un po’ di tempo sembra un altra persona. Che bel ragazzo che sei diventato,… senti che pettorali che hai fatto!
Poi con l’altra mano mi palpeggiò il sedere dicendo:
– Uuuuummmmm che culetto sodo che hai! Sono sicuro che chissà quante ragazzine vorrebbero essere qui in questo momento a palpartelo!
Poi con una mossa fulminea prese in mano il cazzo dicendo:
– E questo bel pisellone come sta? Lo usiamo o lo teniamo solo in esposizione?
A questo punto non ce la feci più e scoppiai a piangere. Mamma smise di scherzare e mi abbracciò senza dire una parola lasciandomi sfogare. Tenendomi stretto a se mi accompagnò sul letto e quando finalmente mi ripresi disse:
– Che cosa ti è successo da turbarti in questo modo! Ti sei forse messo in qualche brutto pasticcio? Ricorda che la famiglia sarà sempre al tuo fianco! Io, Papà Lavinia e i nonni saremo sempre e comunque dalla tua parte…
– No mamma non mi sono messo in nessun pasticcio,… il fatto è che…
Come un fiume in piena le raccontai cosa era successo con Barbara omettendo ovviamente le esperienze fatte con Lavinia. Le raccontai per filo e per segno come si erano svolti i fatti e come ero stato rifiutato in malo modo e completai il racconto con la frase con cui mi aveva liquidato:
“Se proprio vuoi scopare,… quel coso mettilo nella fica di tua sorella”!
– Mamma riuscirò anche io a scopare come fanno tutti? Nei film porno vedo che gli attori lo infilano con una semplicità disarmante e le loro partner godono e non soffrono!
Francesca rimase un momento in silenzio facendomi stendere sul letto e poggiando la sua testa sul torace. Poi accarezzandomi dolcemente la testa e il torace incominciò a parlare:
– Vedi Stefano tu hai un dono che la maggior parte degli uomini vorrebbe avere! La natura ti ha fornito di un pisello fuori del comune e perfettamente funzionante. Alcune volte si trovano degli uomini che hanno un pisello come il tuo ma che al momento dell’uso non riesce a raggiungere l’erezione e si affloscia. Il tuo è da Oscar e non te lo dice mamma ma Francesca. Tutte quante vorrebbero averlo e vorrebbero essere penetrare da quell’obice!
– Ma che dici mamma!
– Fidati, figlio mio, in questo momento è Francesca che parla e che é strafelice di impugnare un cazzo come il tuo e di stringerlo forte!
Appena il pisello percepì il calore e la stretta della sua mano scattò sull’attenti.
– Vedi Stefano non tutti i piselli sono pronti come il tuo, a volte per farli drizzare occorre perdere tempo e stimolarli con la bocca, il tuo risponde ai comandi più velocemente di un aereo da caccia! Credimi, per noi donne, dar piacere all’uomo è una cosa che ci riempie di orgoglio! Ci fa sentire desiderate, importanti. Se un uomo si eccita al solo contatto della nostra pelle vuol dire che ci desidera e brama possederci. Pensa solo a come potrei sentirmi se te lo toccassi e lui restasse immobile nel suo letargo. Vorrebbe dire che il mio fascino non ha nessun potere su di te, che il mio corpo ti lascia indifferente! Questa è la peggiore cosa che possa capitare a una donna! Quanto alle dimensioni sentirai spesso dire che non contano, che basta saperlo usare, che in definitiva la vagina e profonda solo pochi centimetri e corbellerie varie. Devi sapere che noi donne siamo delle bugiarde matricolate ma lo facciamo per il vostro bene! Che penserebbe un marito se la propria donna gli dicesse “però che peccato che lo hai lungo solo sedici centimetri, se fosse 21 sarebbe meglio”. Ogni uomo vuole sentirsi dire che ha il cazzo più grosso del mondo e che lo sa usare alla perfezione. Purtroppo molto spesso non solo ce l’hanno piccolino ma non lo sanno nemmeno usare! Credimi se ti dico che tu sei speciale, purtroppo però devo essere sincera dicendoti che stai passando un periodo brutto. Ti confronti con coetanee che non hanno esperienza e, per di più sono ancora vergini! Il tuo coso non è adatto per iniziare alle gioie del sesso le verginelle. Quando avevo la tua età con le mie amiche i cazzi fuori norma li etichettavamo “sventrapapere”. Per il momento evita di fare esperienze con ragazzine alle prime armi, oppure metti subito in chiaro le cose. Se decideranno di continuare la relazione non avranno sorprese e se vorranno provarlo sapranno cosa le aspetta! Vedrai che con il tempo sarai ricercato da tutte, anche da signore più grandi di me! Credimi se ti dico che il solo massaggiare un cazzo come il tuo manderà fuori di testa qualsiasi donna! Se non ci credi controlla tu stesso.
Con naturalezza aveva allargato le gambe e aveva portato la mia mano a contatto con il suo ventre. La lasciò riprendendo a masturbarmi. Lentamente cercavo di raggiungere l’oggetto del desiderio e mi accorsi che lungo il cammino non avevo incontrato nessun cespuglio. Solo una piccola strisciolina ben curata. Come misi la mano in mezzo alle gambe mi resi conto che diceva la verità: era piena di umori, molto più bagnata di quanto fosse Lavinia. Concentrandomi trovai il grilletto, era almeno il doppio rispetto a quello di Lavinia ed era più cicciotto. Il dito prese a accarezzarlo circolarmente stando bene attento a non spingere. Lavinia si lamentava sempre quando mi facevo prendere dalla foga e spingevo più del dovuto. Lo massaggiavo con delicatezza sfiorandolo come si sfiora un oggetto bollente per paura di scottarsi. Mamma apprezzava il ditalino e con naturalezza disse:
– Però per essere un verginello alla prima esperienza ti stai comportando benissimo,… sembra come se lo avessi fatto chissà quante volte,… bravo!
Ovviamente omisi il fatto che Lavinia mi aveva insegnato tutti i trucchi per far godere una donna e le lasciai credere che avessi delle doti naturali. Francesca ansimava sempre di più e mi accorsi che la sua fica secerneva una quantità incredibile di umori rispetto a Lavinia. Ad un tratto anche lei strinse le cosce bloccandomi la mano gemendo senza alcun ritegno. Avevo finalmente capito che nel momento dell’orgasmo bisogna lasciare stare ogni cosa per qualche secondo per riprenderla subito dopo. Ringraziai mentalmente la mia sorellina che mi aveva addestrato alla perfezione.
– Vedi Stefano mi hai fatto venire solamente con un dito e con il pensiero di quello che proverò fra poco! Adesso voglio fare una cosa che è da quando ti masturbavo che volevo fare.
Tolse l’asciugamano dal corpo e inginocchiandosi al mio fianco presi in bocca il mio uccello, ma, prima di imboccarlo disse:
– Questo non è un cazzo è un anaconda!
Mamma doveva aver fatto una miriade di pompini a mio padre perché era bravissima. La lingua vellutata lo leccava iniziando dal basso fino ad arrivare al glande, per poi ridiscendere umettandolo fino alla base. Lentamente si spostava in su e in giù senza mai ripetere la stessa via, poi come faceva Lavinia cercava di spingerlo il più possibile dentro la gola. Era sconvolgente vederlo sparire quasi completamente nelle sue fauci. Si era fermata con il pisello nella gola ed era rimasta immobile, poi aveva esteso la testa e ne aveva ingoiato un altro centimetro per poi sputarlo di corsa in preda ad un conato. Stavo per dirle che era un vizio di famiglia quello di imitare i fachiri che ingoiano le spade ma ovviamente me lo tenni per me! Mi fece un pompino che neanche Alice, l’amica porca di Lavinia, avrebbe immaginato! La lingua leccava la cappella volteggiando come un auto in perenne testacoda.
– Penso che sia finalmente arrivato il momento di farti conoscere la fica.
Si mise a pancia sotto portandomi sopra di se, poi divaricò le gambe portando i talloni a contatto con il suo culo e mi sussurrò,… “sono tua”.
Appoggiai il mio coso che sembrava scoppiare da un momento all’altro e lei lo posizionò all’ingresso della sua tana. Spinsi delicatamente divaricando le sue labbra. Francesca inarcò la schiena nel momento dell’ingresso ma non si spostò di un centimetro. Soltanto la sua bocca disse:
– Ssssssssssiiii,… cosiii! Che mostro che hai,… mi sta dilatando la fica!
Il pisello trovava resistenza ma avanzava.
– Tiralo un po’ indietro e ricomincia disse Francesca.
Facendo questa operazione vidi che le labbra della fica seguivano il pisello mentre lo ritraevo, erano stirate in fuori, La cappella uscì del tutto ma quando la rinfilai mi accorsi che scivolava meglio. Ricordandomi dell’elastico che mi aveva messo Lavinia non cercai di inserirlo tutto ma continuai a andare dentro e fuori aumentando il ritmo. Mamma era in pieno godimento e io ero al settimo cielo. Il mio desiderio più grande si stava realizzando. Stavo facendo l’amore con la donna che mi amava più di ogni cosa e che io amavo altrettanto incondizionatamente. Mi sentivo al sicuro e godevo di quella sensazione di possesso. Appartenevo completamente a lei. Il ritmo della scopata si fece più veloce e Francesca tirò ancora più in alto le gambe incrociandole sopra la mia schiena. In questo modo non potevo vedere quanto uccello infilavo nella passera ma sentivo che dovevo possederla completamente. Spinsi con violenza e sentii più volte la cappella urtare l’utero. Mamma al contrario di Lavinia non si lamentava anzi con il sedere andava incontro ai miei colpi. Capii da chi aveva ripreso Lavinia perché cominciò a manifestare il suo piacere, non con dei gemiti, ma con delle vere e proprie grida di godimento. Non ci stavo capendo più niente, lei godeva in continuazione e io stavo per essere preso da quel calore che precede l’orgasmo. Per non fare la figura dell’imbranato chiesi come dovessi comportarmi e lei, tra un sospiro e l’altro, mi rispose:
– Fai quello che vuoi e vieni dove ti pare, ho la spirale, concedimi solo un altro minuto.
Rallentai il ritmo della scopata e quando sentii che la vagina si stava bagnando e le sue grida stavano aumentando di intensità, cominciai a darle dei colpi velocissimi e profondi provocandole anche alcune grida di dolore. In un attimo fui avvolto da un gran calore e iniziò il mio godimento,… detti ancora qualche spinta e poi lasciai che il cazzo le riversasse dentro il suo contenuto. Esausto caddi sul corpo di mamma; lei baciandomi teneramente, disse:
-Tu sarai l’uomo più corteggiato della capitale!
Rimanemmo abbracciati per circa dieci minuti ascoltando reciprocamente il battito del cuore e il respiro dei nostri polmoni. Poi sfilò il mio pisello dalla vagina dicendo:
– Meno male che avevo l’asciugamano sotto il sedere! Ha raccolto tutto il nostro piacere evitando di sporcare il letto. Forza andiamo a farci la doccia! Vado di sotto a farmela perché si è fatto tardi e se torna quella curiosa di Lavinia vorrebbe sapere perché ho fatto la sauna a quest’ora. Prima di lasciarmi dette l’ultimo bacio al mio pisello e ridendo disse:
– Spero ti sia passato il malumore e che tu abbia capito il piacere che puoi procurare. Non so se abbiamo fatto qualcosa di sbagliato, ma posso assicurarti che è stata una cosa fantastica. Per te è stata la prima volta; per me è stata la prima volta che l’ho fatto con la persona che amo alla follia e che mi ha fatto sentire desiderata e amata come nessuno aveva fatto mai finora! Evita di scoparti le verginelle e vedrai che fra qualche tempo saranno loro che verranno a cercarti!
Quella sera a tavola ero sereno, ridevo alle battute di mamma che prendeva in giro Lavinia. Mia sorella notò il cambiamento e, scherzando, disse se per caso qualcuno avesse messo sulla mia cotoletta la coca al posto del sale. Anche papà scoppiò a ridere dandomi la conferma che in quel periodo ero stato veramente un musone.
Dopo cena ci mettemmo tutti e quattro a vedere la televisione. Lavinia era sul divano intenta a farsi massaggiare la schiena da papà e io ero seduto sul tappeto con la schiena fra le gambe di mamma che amorevolmente mi accarezzava la testa. Lavinia sembrava una gatta, si muoveva per farsi grattare dove voleva. Prima sulla schiena poi sul collo, poi con la scusa dei crampi si fece massaggiare i polpacci. Come una gatta stava dando il tormento a papà. Senza un minimo di ritegno si sedeva sulle sue ginocchia, non contenta si metteva a cavalluccio infine gli metteva i piedi sul torace per farseli massaggiare. Alla fine papà esasperato disse:
-Ma questa sera come mai non andate a chiacchierare di sopra?
Volevo rispondergli che stavo godendo nel sentire le mani di mamma fra i capelli ma Lavinia non mi dette tempo. Mi fece alzare e, dopo aver baciato affettuosamente il suo “papino”, lanciò un bacio con la mano a mamma dicendole con aria seria come se fosse un dottore:
– Signora Francesca le consiglio di cucinare anche domani le cotolette, perché per Stefano sono state meglio del Prozac!
Tutti scoppiarono a ridere e spingendomi su per le scale disse:
– E’ inutile che lo neghi, in questo periodo sei stato uno strazio, non so che cosa ti sia successo ma spero tanto che tu sia tornato quello di una volta!
Giunto in camera indossai i boxer e la maglietta che usavo per dormire e andai a lavarmi i denti. Lavinia era già davanti al lavandino con le sue mutande brasiliane e la canottiera bianca intenta a spalmarsi la crema sulle gambe. Finite le abluzioni andammo in camera sua a chiacchierare. Per un po’ parlammo della sua partita di pallavolo ma intuivo che Lavinia aveva capito che doveva essere successo qualcosa di straordinario per farmi ritrovare il sorriso. Da brava sorella non volle saperlo. Come al solito era più in gamba di me. Avrebbe aspettato che glielo dicessi io quando e se avessi voluto!
Poi cambiando discorso mi confessò che l’allenatore della squadra le aveva messo gli occhi addosso e che anche lei aveva fatto un pensierino su di lui.
– Pensa, Stefano, ogni volta che dobbiamo fare gli esercizi in coppia e siamo dispare lui li fa con me e non perde occasione per strusciare la sua mano sulle cosce o sul sedere o per sfiorarmi il seno. Ti confesso che quando mi sfiora i capezzoli me li fa indurire immediatamente. Alice dice che si vede lontano un miglio che gli piaccio e che vorrebbe scoparmi.
– E ti pareva che quando si tratta di fare porcate non c’è di mezzo lo zampino di Alice?
– Ma con Giacomo come la metti?
– Lascia stare Giacomo, l’allenatore ha 29 anni, se dovessi farlo sarebbe una prova, un esperimento. Mica me lo devo sposare era solo per sapere cosa si prova a farlo con uno grande e esperto! Anche Alice al mare si è fatta scopare da iun bagnino di 32 anni!
– Poi ti incazzi quando dico che è una troia!
– E va bene sarà un po’ zoccoletta però non fa niente di male!
– Senti lasciamo perdere questi discorsi perché mi è venuta voglia di scopare.
– Cazzo Ste’, ma che c’era in quelle cotolette, non ti ho mai visto così determinato!
Ovviamente non poteva sapere da cosa era dovuto quel cambiamento. In un attimo le avevo sfilato gli slip e mi ero dedicato a leccare la sua passera.
– Lavinia la depilazione della topa dovrebbe essere obbligatoria per legge! La lingua scorre che è una meraviglia e non ha l’impiccio dei peli,…
– Siii? Allora avevo ragione quando lo dicevo?
– Sorellina tu hai sempre ragione! E mi devo ricredere anche su Alice,… in fin dei conti se hai un’amica troia che ti imputtanisce un po’ a me va benissimo! Chissà potresti convincerla a fare sesso in tre!
– Però lo sai che non ci avevo pensato? Alice dice sempre che vorrebbe farlo con uno di colore per vedere se è vero che hanno il cazzo grosso, se sapesse che pitone che hai tra le gambe,… l’idea non è male!
– Lavinia guarda che io scherzavo! Lo dicevo così per dire…
– E io invece dicevo,… così per fare! Al massimo te la scopi!
Continuavo a leccare la passera preparandola alla scopata. Iniziai a inserirle un dito dentro e, come sentii che il dito scivolava senza attrito, ne inserii un altro. La scopavo con le dita facendola godere come una pazza.
-Sssssssiii,… mmmmmmhhh,… ssssiiiiiiiii,… daiiiii,… continua cosi!
Dalla fica uscivano le mie dita bagnate, le pareti si erano dilatate e pensai bene di inserire anche un terzo dito.
– Cazzo Stefano, piano,… ahioo!
– Zitta che tra poco devi prendere il mio uccello, ringraziami che ti sto allargando con le dita!
– Non ti riconosco più, dov’è finito quell’imbranato di fratello che avevo?
– Lo rivuoi?
– No! Assolutamente no! Voglio te! Voglio un uomo che sappia quello che sta facendo!
Facevo scorrere, non senza difficoltà, tre dita dentro la vagina e lei continuava a secernere umori come un rubinetto spanato.
– Cazzo che meraviglia! Mordimi le labbra, stracciami il grilletto!
Dopo averla fatta godere non so per quante volte, aprii il cassetto del comodino, presi un preservativo e con una botta di culo riuscii a infilarlo senza fare casino. Con decisione la feci scendere dal letto e la misi in ginocchio sul tappeto facendole appoggiare la pancia al materasso. Lei scherzando disse:
– Ma oggi pomeriggio hai ripassato per caso tutta la filmografia di Rocco?
– Adesso te lo faccio vedere io Rocco,… continua a prendermi in giro e poi faccio come lui e uso l’altro buco!
– Non dirlo nemmeno per scherzo! Mi uccideresti.
Intanto avevo preso a massaggiarle la fica con la cappella mandandola in estasi e proprio mentre stava nel pieno del godimento glielo spinsi dentro con decisione.
– AHIAAAAA PORCA TROIA CHE DOLORE!
Questa volta non era entrata sola la cappella ma anche un pezzo del cazzo. Lo sfilai completamente per ripetere la procedura.
– Cazzo che dolore, ahiaaaa!
– Su sorellina pensa solo che tra poco sentirai solo piacere.
– Va bene però adesso mi stai massacrando!
Un altra spinta, seguita da un altro urlo. Questa volta però avevo raggiunto il fondo. Presi nota di quanto ne era rimasto fuori e incominciai a scoparla cercando di non spingerlo fino in fondo.
– Au,…au,…au,… piano Ste’, fai piano che ancora mi fai male.
Ripensando a quello che mi aveva detto mamma durante la scopata del pomeriggio dissi:
– Su sorellina pensa che sei una privilegiata a prendere nella tua giovane fichetta un cazzo del mio calibro. Sono convinto che neanche la tua amica troia riuscirebbe a prenderlo!
– Ssssssi sono una privilegiataaaaa,… scopamiiiiii!
Continuavo a pomparla come avevo fatto con mamma solo che qualche volta, preso dalla foga, lo spingevo più dentro facendola urlare.
– Toccami il grilletto, toccami il grilletto!
Ubbidiente cominciai a stimolarle il clitoride e dovetti tapparle la bocca con la mano per non farla gridare. Dalla fica stava uscendo liquido,…
– Lavinia ma non è che per caso te la stai facendo sotto?
– Lascia perdere e continua a scopare te lo spiego dopo,…
Facendo un po’ lo stronzo ogni tanto glielo ficcavo un po’ più dentro facendola saltare. A poco a poco sembrava abituarsi anche a questi colpi dati a tradimento. Poi avvertii le avvisaglie dell’orgasmo e preso dalla foga non riuscii a trattenermi pistonandola fino in fondo facendola urlare.
– AHIA!…. ARGHHHHH!… AAAAAAAI!… URCA! Porco cazzo sbrigati a venire! Me la rompiii!
Rimasi con il cazzo infilato nella fica finché non finii di sborrare, poi lo sfilai e caddi a pancia all’aria sopra il letto lasciandola in ginocchio a lamentarsi.
– Ma che ti sei impazzito? Mi hai rotto al fica, mi brucia sento l’aria che entra dentro. Vai subito a controllare il suo stato. Con il preservativo ancora infilato e pieno di sperma, la divaricai le natiche e rimasi sorpreso dalla visione. Siccome non parlavo volle sapere cosa era successo. Le labbra era rimaste dilatate e si poteva vedere la mucosa della vagina. Sembrava il calco del mio cazzo e stentava a richiudersi. Presi dal comodino il cellulare e la fotografai facendogliela vedere.
– Cazzo Stefano me l’hai rotta! Chissà se si richiude. Mi fa un male cane. Si era alzata in piedi e stava guardandosela con uno specchio. Poi si recò in bagno camminando con le gambe divaricate in modo innaturale.
Mi sentivo una merda, mi ero lasciato trasportare dalla foga. Non avevo dato retta a mamma che mi aveva consigliato di lasciar perdere le verginelle. Lei dopo la scopata si era alzata tranquillamente e aveva il sorriso sulle labbra, Lavinia per poco non l’avevo fatta piangere costringendola sul bidet a raffreddarla con l’acqua fredda. Mi avvicinai a lei accarezzandole i capelli…
– Scusa Lavi non volevo farti male, a un certo punto non sono stato più in grado di controllarmi. Mi perdoni?
– Certo che ti perdono, cazzone che non sei altro! Anche Giacomo quando sta per venire perde il controllo, solo che lui non si ritrova il mostro che hai tu!
– Hai ragione è uno “sventrapapere”
– Buona questa -disse ridendo – chi te l’ha detta?
Ovviamente mi guardai bene dal dirle che era il soprannome che le amiche della mamma davano ai cazzi fuori misura!

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